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lun, 21 set 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

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Esplosione gasdotto in Austria, circa 60 feriti e 1 morto

Austria esplosione gasdotto
© Sputnik. Vitaliy Anko
L'esplosione del gasdotto è avvenuta nello stato federale della Bassa Austria, 60 persone sono rimaste ferite, riporta il portale oe24 citando la polizia.

L'incidente è avvenuto martedì mattina nel comune di Weiden an der March in uno dei più grandi hub di gas dell'Austria. Come specifica la testata Standard la stazione appartiene alla compagnia di idrocarburi OMV.

La compagnia OMV riporta che a causa dell'esplosione c'è stato un morto.


Commenta: Altri giornali titolano:
L'incidente nel hub austriaco da cui transita il gas russo destinato al nostro Paese. Snam: sistema energetico garantito da scorte. Calenda: "Ecco perché serve il Tap". De Scalzi (Eni): "Nessun allarmismo, ma serve diversificazione"
Il che la dice lunga sulla reale strategia di diversificazione a cui stiamo assistendo...


Bad Guys

Quelle verità nascoste sui cecchini di Maidan

Maidan Ucraina cecchini
Chi ha massacrato oltre ottanta fra dimostranti e poliziotti riuniti a Maidan Nezalezhnosti, la Piazza dell'indipendenza di Kiev cuore e simbolo - fino a quel fatidico 20 febbraio 2014 - delle manifestazioni a favore dell'accordo di associazione all'Unione europea? L'opposizione anti russa fattasi governo dopo la cacciata del presidente filo russo Viktor Yanukovych ha sempre puntato il dito contro le forze speciali del deposto presidente accusandole di aver mandato una squadra di cecchini a sparare sui manifestanti per affogare la protesta in un bagno di sangue. Già allora però molti sollevavano dubbi e perplessità.


Il primo a contestare quella versione è stato il ministro degli esteri estone Urmas Paet. Rientrato da un viaggio a Kiev compiuto solo 5 giorni dopo il massacro riferisce in una telefonata alla commissaria agli esteri dell'Unione Europea Catherine Ashton, le rivelazioni ottenute da una dottoressa ucraina che ha esaminato i cadaveri di Piazza Maidan. La telefonata intercetta e diffusa dai media russi è sconcertante.

Commenta: Leggi anche:

Italian TV documentary confirms: Maidan snipers worked for Ukrainian "opposition" - goal was to create chaos


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Confessione: Il Verdetto della Giuria? E' Stata la CIA ad Assassinare JFK

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Mentre si avvicina il 50° anniversario dell'assassinio di John F. Kennedy (JFK), il popolo americano e i media americani vivono in due mondi diversi.

I media mainstream stanno ancora alimentando il mito che JFK fu ucciso da un pazzo solitario comunista di nome Lee Harvey Oswald. Ma la maggior parte degli americani non se la bevono. Fin dai primi anni '90, una forte maggioranza degli americani credeva che JFK fosse stato ucciso da una cospirazione, e che la CIA fosse la protagonista.

Il popolo americano ha ragione.

Prove schiaccianti confermano che l'assassinio di JFK, come l'assassinio e il rovesciamento di molti dei migliori leader del mondo, fu un'operazione della CIA. Ma i media americani - inclusi i media pseudo-alternativi finanziati - sono riluttanti a riferire le prove.

Ho incontrato "il disgusto" dei media per la verità sull'assassinio di JFK quando ero uno studente di giornalismo presso l'Università del Wisconsin nel 1980. Poco prima del 17° anniversario dell'assassinio, ho scritto un articolo raccogliendo le prove che dimostravano il coinvolgimento della CIA nell'assassinio di JFK, e l'ho presentato a diverse agenzie di stampa. L'unico che ha risposto è stato The Progressive, un importante giornale americano di sinistra, diretto dal coraggioso Erwin Knoll. Erwin mi ha detto che gli piaceva il mio articolo, e che se avesse trattato un qualsiasi altro argomento lo avrebbe pubblicato. Ma aveva promesso a sé stesso di non pubblicare mai un articolo complottista sull'assassinio di JFK a meno che non rispondesse a più domande di quante ne avesse sollevate. Il mio articolo, ha detto, sollevava troppe domande senza alcuna risposta.

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ESCLUSIVO AD. Gershon Peres (fratello dell'ex Presidente israeliano) è stato membro del CMC, il centro occulto della CIA legato all'omicidio Kennedy

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Nel Centro Mondiale Commerciale, dal 1967 al 1970, sedette Gershon Peres.

Questo 22 novembre 2017, nell'anno del centenario della nascita di JFK e nel giorno dell'anniversario della sua morte, l'AntiDiplomatico è in grado di pubblicare uno scoop di portata storica di Michele Metta, già autore di diverse rivelazioni per la nostra testata sul Centro Mondiale Commerciale.
A.B.

di Michele Metta


Avvertenza: questo mio articolo sarà, per me, il più difficile. Sarà anche il più importante. È, prima di tutto, il mio omaggio al centenario della nascita di John Fitzgerald Kennedy, e all'anniversario del suo assassinio. Conterrà, talora, accenti personali. Ciò, in nessun modo significa che mancherà d'obiettività. Tutt'altro. Prego, come mai prima, di leggerlo fino in fondo. Bene, partiamo. Non ho mai dubitato che un giorno avrei narrato anche quanto sto per dire. Cercavo solo il canale giusto, e credo d'averlo trovato: ne L'Antidiplomatico che - sappiatelo - di quel che scrivo non ha mai censurato né un punto né una virgola.

A leggere il titolo, immagino sobbalzare chi ha seguito le precedenti puntate della mia inchiesta sul CMC. Puntate che hanno, ogni volta, discusso circa la presenza, in tale struttura, di nomi di chiarissima connotazione fascista. Chiamare adesso in causa Israele, potrebbe sembrare una contraddizione. Rispondo che - e sottolineo purtroppo - non lo è. E, prima d'arrivare all'enorme rivelazione sul CMC che sto per fare, mi spiego tramite un esempio concreto.

LEGGI: GRAZIE A DOCUMENTI CIA, NUOVA LUCE SUL GOLPE BORGHESE E SUL FILO TRA ASSASSINIO KENNEDY E STRATEGIA DELLA TENSIONE

È un esempio tratto da un altro argomento che conosco assai bene: la Storia del Cile, un Paese che - questa volta, non è una frase fatta - tutti, almeno una volta, dovrebbero visitare. Quando lì, attraverso colpo di Stato appoggiato in pieno dagli USA, giunse al potere Pinochet, fu sequestrata, durante una delle terribili azioni repressive della DINA, l'Organo di tortura di regime, una ragazza. Aveva soli 23 anni, si chiamava Diana Frida Arón Svigilsky, ed era di famiglia ebraica. Una ragazza davvero molto bella. A descriverla, alla bocca sale il linguaggio della poesia: il volto cosparso dalla primavera d'un convegno di lentiggini; la chioma percorsa d'ossidiana; la statura svettante come lo slanciarsi d'un inno; l'andatura con qualcosa dell'aereo procedere dei sogni. E, come suo padre Elias, di mestiere giornalista. Una giornalista dalla parte d'Allende, il legittimo Presidente del Cile da Pinochet diroccato. Perché Diana, per la sensibilità tutta speciale che, tra i suoi amici, le aveva regalato la scherzosa definizione d'Aliviol, la più nota marca cilena d'antidolorifici, il proprio dovere, malgrado la propria profonda agiatezza economica, l'aveva avuto chiaro fin da subito: schierarsi con quel socialista la cui priorità di governo era che i poveri potessero smettere d'esser poveri.

Ecco come mai la DINA, il 18 novembre 1974, tesale un'imboscata in cui, pur di catturarla, le avevano persino sparato, l'aveva condotta con la forza a Villa Grimaldi, il principale tra i centri di detenzione della dittatura. Centro dove Diana, come poi raccontato da testimoni, aveva subìto le torture di Miguel Krassnoff Martechenko, famigerato aguzzino. Torture impartite incurante del fatto che Diana, appunto per le ferite da proiettile al momento del sequestro, si stesse già copiosamente dissanguando. Torture impartite irridendone lurido - attenzione - la religione di Diana; gridandole un agghiacciante infame: "Non solo giudia, zoccola di tua madre! No! Anche comunista!". Torture impartite non ostante Diana fosse al terzo mese e mezzo di gravidanza. Torture impartite fino a sfasciarle il cuore.

Blackbox

Chi uccise JFK? Gli strani indizi su 'Poppy' Bush

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© politico.it
Giulietto Chiesa divulga i risultati clamorosi di alcune inchieste mai tradotte in Italia, che scoprono il ruolo della famiglia Bush in alcuni passaggi dell'attentato a Kennedy.

Uscirà a ottobre, negli Stati Uniti (come annuncia The Daily Caller, che indica anche la casa editrice, Skyhorse Publishing), un libro con un titolo provvisorio che potremmo tradurre così: "L'uomo che uccise Kennedy: Lyndon Johnson".

Di libri sull'argomento, dentro e fuori gli Stati Uniti, ne sono stati pubblicati centinaia. Non tutti, però, avevano in copertina il nome di un autore come questo. Roger Stone oggi non è più repubblicano come allora, quando, giovanissimo, fu aiutante di campo del presidente Richard Nixon nel corso della campagna elettorale vittoriosa del 1972, al termine della quale entrò nell'Amministrazione presidenziale.

Le sue memorie, firmate insieme a Mike Colapietro, riguardano informazioni che egli raccolse stando all'interno della squadra che portò al potere Nixon, nove anni dopo l'assassinio di Kennedy, che avvenne a Dallas, Texas, il 22 novembre 1963. Ma sono ricordi esplosivi, nei quali anche Nixon è coinvolto come uno dei partecipanti al complotto. Per lo meno alle prime fasi dell'operazione, e poi alla sua copertura. Risulterebbe infatti - stando alle dichiarazioni di Stone - che Jack Ruby (alias Jacob Leon Rubinstein), colui che assassinò Lee Harvey Oswald, poche ore dopo il suo rapidissimo arresto, aveva lavorato alle dipendenze di Nixon (allora deputato al Congresso) fin dal 1947.


La stranezza, una delle tante, è che Nixon assunse Jack Ruby su diretta raccomandazione di Lyndon Johnson.
Dunque, prima circostanza: sia Johnson, sia Nixon, conoscevano colui che, molti anni dopo, avrebbe chiuso la bocca, tra mille e una stranezza, all'unico "colpevole" ufficiale.

Tutto qui? Roger Stone vorrebbe far credere che l'assassinio di Kennedy fu progettato con tanto anticipo? Per giunta da due uomini che, in quel momento, non potevano immaginare che le loro carriere li portassero ad essere entrambi, uno dietro l'altro, presidenti degli Stati Uniti d'America?

A quanto pare le cose che Stone ha scritto vanno oltre queste che, anche se provate, non possono dire nulla sui fatti del 1963. Leggeremo il libro alla ricerca delle fonti. Sarebbe stato - anticipa Stone - Lyndon Johnson in persona, a insistere perché il viaggio di Kennedy a Dallas non venisse rinviato, nonostante le preoccupazioni dell'entourage presidenziale circa un possibile attentato. Sarebbe stato Johnson, nella sua qualità di vice-presidente, per esempio, a prendere la definitiva decisione circa il percorso del corteo presidenziale nel centro di Dallas. E il democratico Lyndon Johnson avrebbe favorito la successiva vittoria del repubblicano Richard Nixon in cambio dell'impegno dello stesso Nixon di non rimettere in discussione, in nessun caso, il risultato della "Commissione Warren", quella che concluse rapidamente e perentoriamene l'indagine affermando che l'assassino era stato "un uomo solo", cioè che non era esistito nessun complotto. Oswald, nel frattempo era già stato liquidato (via Jack Ruby) e non potè mai chiarire ai giudici il significato della frase - l'unica frase che fu raccolta dai cronisti mentre veniva arrestato - "io sono soltanto un capro espiatorio".

Brain

Il Discorso di Greenbaum

The Manchurian Candidate
© Paramount Pictures
Il Candidato Manciuriano (2004)
Questa è la lettura fatta da D.C. Hammond originalmente intitolata "Ipnosi nei casi di MPD: Abuso Rituale", ma ora conosciuta come il "Discorso di Greenbaum", rilasciato alla Fourth Annual Eastern Regional Conference sull'Abuso e Personalità Multipla, Giovedì 25 Giugno, 1992, al Radisson Plaza Hotel, al Mark Center di Alessandria, in Virginia.

Sponsorizzato dal Center for Abuse Recovery & Empowerment, Istituto Psichiatrico di Washington D.C. Una audio cassetta e una trascrizione erano disponibili dagli archivi della Audio Trascript di Alessandria, Virginia (800-338-2111). Cassette e trascrizioni di altre sessioni prese dalla conferenza vengono tutt'ora vendute al pubblico, ma - com'è comprensibile — ad eccezione della presente. La trascrizione presente venne estratta da una cassetta della lettura originale registrata privatamente.

La caratteristica più rimarchevole di questo discorso è quanto poco sia conosciuta sin dalla sua iniziale presentazione. Si raccomanda di leggere il testo almeno fino ad arrivare al punto dove viene spiegato perché viene chiamato "il discorso di Greenbaum".

Nell'introduzione viene fornito il seguente curriculum vitae di D. Corydon Hammond:
B.S. M.S. Ph.D (Counseling Psychology) from the University of Utah
Diplomate in Clinical Hypnosis, the American Board of Psychological Hypnosis
Diplomate in Sex Therapy, the American Board of Sexology
Clinical Supervisor and Board Examiner, American Board of Sexology
Diplomate in Marital and Sex Therapy, American Board of Family Psychology
Licensed Psychologist, Licensed Marital Therapist, Licensed Family Therapist, State of Utah
Research Associate Professor of Physical Medicine an Rehabilitation, Utah School of Medicine
Director and Founder of the Sex and Marital Therapy Clinic, University of Utah.
Adjunct Associate Professor of Educational Psychology, University of Utah Abstract
Editor, The American Journal of Clinical Hypnosis
Advising Editor and Founding Member, Editorial Board, The Ericsonian Monograph
Referee, The Journal of Abnormal Psychology
1989 Presidential Award of Merit, American Society of Clinical Hypnosis
1990 Urban Sector Award, American Society of Clinical Hypnosis
Current President, American Society of Clinical Hypnosis

Newspaper

La storia dietro la Notte dei Lunghi Coltelli saudita

ASUSA

Principi, ministri e un miliardario sono "imprigionati" nel Ritz-Carlton di Riyad, e sembra che l'Esercito dell'Arabia Saudita sia in tumulto


Re Salman della Dinastia Saudita ha creato una commissione "anti-corruzione" con ampi poteri, e ne ha nominato presidente suo figlio, il Principe Ereditario Mohammad Bin Salman, alias MBS.

Poco dopo, la Commissione ha incarcerato 11 principi della Dinastia Saudita, quattro ministri in carica e decine di ex principi/segretari di gabinetto - tutti accusati di corruzione. Grossi conti bancari sono stati congelati, jet privati ​​sono stati bloccati a terra. Il luogo di "detenzione" per questi personaggi di alto profilo è il Ritz-Carlton di Riyad.

È scoppiata la guerra all'interno della Dinastia Saudita, come aveva previsto [in inglese] Asia Times lo scorso luglio. Nel frattempo sono circolate per mesi voci di un colpo di Stato contro MBS. Invece, è avvenuto un colpo di Stato preventivo di MBS.

Un'importante fonte mediorientale che lavora nel campo degli affari/investimenti, che lavora da decenni con la poco trasparente Dinastia Saudita, offre una prospettiva davvero necessaria: "È più grave di quanto sembra. L'arresto dei due figli del precedente re Abd Allah, i principi Mut'ib e Turki, è stato un errore fatale. Ora è lo stesso re ad essere in pericolo. Era solo il rispetto per il re che proteggeva MBS. Molti nell'esercito sono ostili a MBS e sono arrabbiati per l'arresto dei loro comandanti".

Dire che l'Esercito dell'Arabia Saudita è in tumulto è un eufemismo. "Avrebbe dovuto arrestare l'intero esercito prima di potersi sentire al sicuro".

Il principe Mut'ib fino a poco tempo fa era un serio pretendente al trono saudita. Ma il più alto profilo tra i detenuti appartiene al miliardario Principe al-Walid bin Talal, proprietario di Kingdom Holding, principale azionista di Twitter, Citibank, Four Seasons, Lyft e, fino a poco tempo fa, della News Corp di Rupert Murdoch.

L'arresto di al-Walid si lega con un fatto fondamentale; il controllo totale dell'informazione. Non c'è nessuna libertà di informazione in Arabia Saudita. MBS controlla già tutti i media interni (e ne nomina anche i dirigenti). Ma poi ci sono i media sauditi all'estero. MBS mira a "possedere le chiavi di tutti i grandi imperi mediatici e trasferirli in Arabia Saudita".

Come siamo arrivati ​​a questo punto?

Eye 1

In Germania entra in vigore la legge contro l'hate speech e le fake news

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© Imola Oggi

Dal 1° ottobre in Germania è entrata in vigore la legge contro l'incitamento all'odio e le notizie false sui social network, ampiamente criticata da più parti. Facendo infatti riferimento ad un'ampia gamma di reati elencati nel Codice penale tedesco, alcuni molto vaghi, ed attribuendo l'onere dell'interpretazione alle società che gestiscono i social network, con multe molto salate in caso di inadempienza, la legge rischia infatti di forzare società come Facebook alla censura eccessiva, mettendo a rischio la libertà di espressione. E' un anticipo di quello che si sta preparando in Italia?

di Evelyn Douek, 31 ottobre 2017


La Legge tedesca per Migliorare l'Applicazione del Diritto nei Social Networks (conosciuta come Legge di Applicazione del Diritto nella Rete o NetzDG), che è rivolta ai crimini di odio online e alle notizie false, è entrata in vigore il 1 ottobre 2017. Sia il ministero della giustizia che le società dei social media sono alle prese con le disposizioni del provvedimento, prima che la legge assuma piena efficacia il 1° gennaio 2018. Il NetzDG ha una notevole importanza perché si tratta di una mossa audace da parte di uno dei numerosi legislatori che in tutto il mondo stanno cercando di mitigare i problemi creati dalle nuove reti di comunicazione online. La legge minaccia pesanti sanzioni, tra cui 50 milioni di euro di multa ai social network che non riescano a rimuovere i contenuti offensivi entro le 24 ore.

Molto criticata fin dall'inizio, la NetzDG comporta il rischio che, per evitare le multe, le aziende eccedano nella censura dei propri utenti . Questo articolo descrive l'architettura di base della legge ed esamina le preoccupazioni principali su come potrebbe funzionare in pratica.

A chi si applica la legge?

La Sezione 1 della legge definisce in generale le "reti sociali". La legge si applica a qualsiasi fornitore di servizi che gestisca "piattaforme internet che sono progettate per consentire agli utenti di condividere qualsiasi contenuto con altri utenti o di rendere disponibili al pubblico tali contenuti". Tuttavia, esistono deroghe per alcune piattaforme: imprese non profit, editoriali e giornalistiche, e piattaforme progettate per consentire la comunicazione individuale (ad esempio le applicazioni di messaggistica) o la diffusione di contenuti specifici (ad esempio siti di incontri).

La legge esonera anche le reti con meno di due milioni di utenti tedeschi registrati. L'onere dell'applicazione della legge di conseguenza ricadrà principalmente sulle reti sociali più conosciute. Tuttavia, gli elevati costi per assicurare la conformità ai requisiti della legge e l'applicabilità della stessa sulla base del più ampio criterio degli utenti tedeschi registrati, e non degli attivi, potrebbero soffocare la competizione da parte dei social network più piccoli, poiché rendono la crescita un peso da sostenere.

Eye 2

Soros e il Mito della "Democrazia Europea": Una Rivelazione Shock

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DI ALEX GORKA


Ormai è un segreto di pulcinella che la "rete di Soros" abbia un'ampia sfera d'influenza sul Parlamento europeo e su altre istituzioni dell'Unione europea.

La lista di Soros è stata resa pubblica recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei provenienti da tutto lo spettro politico, tra cui l'ex Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l'ex presidente del Belgio Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e un numero di commissari, coordinatori e questuanti vari.

Queste persone portano avanti le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni dello stesso sesso, integrazione dell'Ucraina nella UE e contrasto alla Russia. I membri del Parlamento Europeo sono 751 e questo significa che gli amici di Soros occupano più di un terzo dei seggi.

George Soros, investitore ungaro-americano e fondatore e proprietario della ONG Open Society Foundations , ha potuto incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un "incontro a porte chiuse e senza nessuna agenda ufficiale" , cosa che ha sottolineato come le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti tra i vari paesi siano molto vicine ai programmi studiati da Soros per affrontare la crisi.

Il finanziere miliardario crede che l'Unione europea debba accogliere milioni di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa settentrionale, fornendo a ciascuno di essi un aiuto annuale di 15.000 euro e collocare questi migranti in un qualsiasi Stato membro dove i migranti non vogliono andare e dove non sono necessariamente benvenuti.

Hourglass

Autodistruzione di Trump, Hillary, Hollywood, e Tutto il Resto...

hollywood
Come vi spiega la Botteri molte sere, un procuratore speciale di nome Robert Mueller sta raccogliendo le "prove" che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, e che Trump è colluso con Putin e gli interessi della Russia, nemica degli Stati Uniti. Ha già incriminato un faccendiere, Manafort, e da questo sta allargando le indagini, che lambiscono sempre più decisivamente il presidente in carica.

Ebbene: esistono e si moltiplicano prove patenti che, invece, è stata Hillary Clinton a favorire gli interessi russi; insomma che è a lei che dovrebbero essere rivolte le accuse e le indagini di un procuratore speciale. Ci sono documenti che vengono fuori, e testimoni che stanno parlando, come la capessa del Comitato Elettorale Democratico Donna Brasile - ma niente scalfisce la narrativa: è Trump il complice di Putin.

Non so se riesco a comunicare al lettore il terrore che prende un vecchio giornalista quando vede una così invincibile spudorata menzogna ufficiale, il contrario esatto della verità. E' lo stesso terrore di chi ha visto il totalitarismo sovietico all'opera.

E' stata Hillary a vendere uranio a Mosca

Ricapitoliamo i fatti. Nel 2009, mentre Hillary era ministra degli Esteri, una società canadese, controllata da un amico e donatore dei Clinton - Uranium One - riesce a prendere il controllo del 20% delle miniere d'uranio statunitensi; una commissione speciale, che ha il compito di verificare la liceità delle vendite di attivi strategici nazionali a stranieri, dà tutte le autorizzazioni richieste. Fanno parte di tale comitato (Committee on Foreign Investment in the United States) il ministro degli esteri o un suo rappresentante, il ministro della giustizia di Obama, un delegato della Casa Bianca, esperti e tecnici; essi hanno dato l'autorizzazione alla vendita dell'uranio ai canadesi, dopo la raccomandazione del capo dell'FBI, che era allora chi? Ma nient'altri che Robert Mueller! Ossia lo stesso procuratore speciale che oggi cerca di incastrare Trump con l'accusa di collusioni con Mosca.