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mar, 25 lug 2017
Il Mondo per Coloro che Pensano


Boat

Migranti, non facciamoci illusioni, l'Italia è sempre più sola


Massì, facciamoci quattro risate con i Pandur, i mezzi corazzati che il Governo austriaco ha schierato al confine del Brennero
per bloccare i migranti in arrivo dall'Italia. Perché non c'è niente da ridere, nonostante Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, li abbia definiti "ridicoli", con quei pochi deputati del Parlamento europeo (il 5% del totale) che si sono presentati a discutere del semestre gestito da Malta e di politiche migratorie, cioè del tema più caldo del momento.

L'aria che tira in Europa è questa: di fronte al problema dei flussi migratori l'Italia è e resterà politicamente sola. Abbiamo tutto contro: la posizione geografica (siamo un ponte naturale tra Europa e Africa e Medio Oriente), il confine di mare (che ci impedisce di tirar su muri come hanno fatto Spagna, Ungheria, Bulgaria, Macedonia, Austria e Francia) e i regolamenti comunitari, primo fra tutti quello di Dublino che impone al Paese di sbarco tutti gli oneri dell'accoglienza e che infatti nessuno vuole cambiare. Ogni incontro internazionale, summit bi o trilaterale e persino le assemblee di condominio lo confermano. Il piano per ricollocare 160 mila migranti arrivati in Italia e in Grecia nel resto della Ue? Un grottesco fallimento. La proposta di far arrivare anche nei porti di Francia e Spagna le navi cariche di migranti sottratti al mare? Strangolata alla nascita. E così via, di rassicurazione in rassicurazione, da una promessa all'altra, di fregatura in fregatura. Fa comodo a molti che si ripeta quanto è successo in questo 2017, quando l'85% dei migranti arrivati in Europa via mare è sbarcato in Italia. Una pacchia per 27 Paesi, peccato che il ventottesimo siamo noi.

Bad Guys

Washington in Siria di fronte ad una scelta: estendere il conflitto con l'Iran e la Russia o cambiare strategia

Da vari segnali si può intendere che il gruppo di potere di Washington, dominato dai neocons, sta sospingendo la macchina militare statunitense (e della NATO) verso una nuova aggressione contro la Siria con l'obiettivo di attaccare l'Iran, situazione che inevitabilmente porterà ad uno scontro con la Russia.

I tentativi della Russia trattare una pace in Siria e far accettare anche agli USA una situazione di zone "deconflittualizzate", hanno cozzato contro il muro dell'intransigenza di Washington e questi hanno ceduto il posto alla abituale retorica di guerra pompata dai vari personaggi del nuovo establishment USA.
Di conseguenza sono arrivati gli "avvertimenti " alla Siria di "far pagare un prezzo" per nuovi attacchi con armi chimiche, minacce dirette anche alla Russia ed all'Iran per il sostegno ad Assad, un modo scoperto di alludere ad una nuova prossima "false flag" , come quella ochestrata in Aprile che diede luogo all'attatto con i missili sulla base aerea siriana.

Il gruppo di potere di Washington, di cui il presidente Donald Trump è ostaggio, non ha accettato la sconfitta delle forze mercenarie sponsorizzate da Washington in Siria e non si rassegna alla estromissione degli Stati Uniti dal paese arabo. Tanto meno gli USA si rassegnano ad assistere all'aumento dell'influenza iraniana nella regione, visto che l'Iran (asieme alla Russia) è il paese che ha sostenuto la lotta delle forze siriane contro i gruppi terroristi sponsorizzati dagli USA e dall'Arabia Saudita e che l'Iran fornisce aiuti sostanziali ed assistenza militare ad Hezbollah in Libano, così come alle forze sciite in Iraq e occasionalmente procura aiuti anche allo Yemen nel resistere all'aggressione saudita.

D'altra parte i rapporti trapelati dalla CIA indicano che gli USA sono fortemente preoccupati per la crescita dell'influenza di Teheran nell'area e temono che la sconfitta definitiva dell'ISIS e degli altri gruppi terroristi sponsorizzati dall'Occidente nella regione, fra Siria ed Iraq, determini una sostanziale presa di potere dell'Iran come potenza regionale dominante nell'area medio orientale. Questo è inaccettabile sia per Washington che per Israele ma quest'ultima ha riconosciuto ultimamente (per bocca del suo ministro della Difesa) che da sola Israele non potrebbe affrontare l'Iran.

MIB

L'orrore! L'orrore!


DI JIM QUINN

theburningplatform.com


Sono costantemente stupefatto dalla capacità di coloro che detengono il potere di creare una narrazione, alla quale fa affidamento una popolazione credulona non dotata di pensiero critico. Fare appello alle emozioni, quando si hanno milioni di analfabeti funzionali, intrappolati dalla faziosità della normalità, distratti dagli iGadget, discepoli dello status quo, è stata la strategia dello Stato Profondo nel corso del secolo scorso. Gli Americani non vogliono pensare, perché il pensiero è qualcosa di arduo. Piuttosto preferiscono percepire. Per decenni il governo ha controllato il sistema dell'istruzione pubblica, ha eseguito una lobotomia di massa sulle loro matricole sfigate, rimuovendo la loro capacità di pensare e sostituendola con emozioni, dogmi fabbricati e indottrinamento sociale. Le loro menti ridotte a poltiglia sono state modellate per accettare la narrazione propagandata dai loro custodi statali.
"Il problema non è che Johnny non è in grado di leggere. Il problema non è nemmeno che Johnny non è in grado di pensare. Il problema è che Johnny non sa cosa sia il pensiero; lo confonde con l'emozione." - Thomas Sowell
Con una maggioranza confusa, distratta, malleabile, intenzionalmente ignorante e facilmente manipolata da narrazioni false, immagini che strappano il cuore e fake news, i seguaci dello Stato Profondo sono stati in grado di controllare le masse con relativa facilità. L'inaspettata affermazione di Donald Trump nel ruolo di più potente al mondo ha dato a molti il pensiero critico, un governo schierato contro i grandi poteri, i musoni scettici sperano che possa prosciugare la palude e cominciare a decostruire la massiccia burocrazia federale fuori controllo.

La sua retorica durante la campagna presidenziale per abrogare il disastroso fallimento dell'Obamacare, il taglio delle tasse, lo smantellamento della burocrazia normativa federale, far pagare il muro al Messico, scaricare Yellen, il favorire tassi di interesse più elevati e non interferire militarmente in Paesi che non minacciano gli Stati Uniti, ha fatto appello a molte persone di mentalità libertaria.

Ho osservato con disgusto, nel corso dell'ultimo mese, poiché le promesse di non interventismo da parte di un candidato alla presidenza sono state infrante dal terzo Presidente di fila. George W. ha promesso una modesta politica estera senza perseguire il "Nation building". Aveva criticato l'Amministrazione Clinton-Gore perché troppo interventista:
"Se non smettiamo di estendere le nostre truppe in tutto il mondo in missioni di "Nation building", allora più in avanti avremo un problema serio. E io voglio impedirlo".
Con l'11 settembre come scusa di comodo, ha invaso Paesi sovrani in base a dati viziati, ha approvato il 4° Emendamento che distrugge il Patriot Act, ha permesso ai neo-con di creare uno Stato di sorveglianza orwelliano e ha consentito al complesso industriale militare di riconquistare il potere e il controllo sull'apparato politico di Washington DC. Senza una guerra fredda che riempia le loro casse, i neo-con del Congresso, i co-cospiratori guerrafondai del think tank, la sfrontatezza militare e per i loro amici commercianti di armi era necessario creare una nuova guerra per continuare la truffa.

Syringe

L'obbligo vaccinale, ovvero: chi decide della salute dei bambini? [Parte 1]


di Patrizia Scanu.



Sulla questione dell'obbligo vaccinale appena imposto per decreto a tutti i bambini italiani per ben 12 diverse malattie si sta consumando una battaglia emotiva e poco trasparente. Come in tutte le questioni controverse, sulle quali non si esercitano liberamente le ragioni della scienza e la saggezza della riflessione ponderata, per via degli enormi interessi economici e delle pressioni ideologiche, la tendenza del conflitto è verso la polarizzazione delle posizioni e verso la contrapposizione radicale vaccinisti/antivaccinisti, che in nessun modo consente di sviscerare la complessità del problema.


I piani sui quali l'obbligo vaccinale - e non l'utilità o meno delle vaccinazioni, sia chiaro - può e deve essere considerato sono molteplici: uno filosofico-giuridico, uno politico-economico, uno storico-sociologico, uno medico-scientifico. Considerarne uno a scapito degli altri tre rende impossibile comprendere che cosa è in gioco veramente in questo scontro.

Cominciamo dal primo, che è anche a mio parere il più rilevante. Considerato dal punto di vista filosofico-giuridico, e più precisamente etico-giuridico, l'obbligo vaccinale ci pone di fronte ad una questione di vitale importanza per tutti noi: può lo Stato imporre ai cittadini un intervento sanitario universalmente obbligatorio contro la loro volontà? Può violare il principio dell'inviolabilità del corpo? E può fare questo sui bambini, per definizione soggetti deboli, sostituendosi alla volontà dei naturali tutori dei loro interessi, i genitori? E può irrogare una sanzione grave come la discriminazione dei bambini rispetto all'accesso di servizi essenziali quali l'asilo nido o la scuola per l'infanzia o la penalizzazione economica non progressiva ai genitori o addirittura la revoca della patria potestà?

È ovvio che il "può" va inteso nel senso di "ha il diritto". Nel comune sentire, lo Stato ha il diritto di costringere quando è in gioco un bene maggiore, in questo caso la salute pubblica, in altri casi la sicurezza o l'interesse generale. Ma in uno Stato di diritto e soprattutto in uno Stato democratico il potere dello Stato è soggetto a pesanti limitazioni. Se così non fosse, il naturale squilibrio di forze fra Stato e cittadini trasformerebbe questi ultimi in sudditi senza diritti. In uno Stato democratico, la sovranità è dei cittadini, che la esercitano sulla base della Costituzione, la quale a sua volta è frutto di un patto, di un contratto bilaterale fra i cittadini e lo Stato. Lo Stato è al servizio dei cittadini, non viceversa; di per sé, lo Stato non è altro che l'espressione della comune appartenenza dei cittadini ad un unico corpo sociale.

Gold Seal

Dal Nürburgring a Londra, passando per Torino: prove tecniche di paura permanente e di regime


C'è un filo rosso che unisce quanto accaduto a Londra l'altra notte con gli avvenimenti di Piazza San Carlo a Torino: la paura.
Uno stato mentale, prima che un allarme concreto. Se infatti nella capitale britannica la paura aveva il volto reale di un furgone bianco sulla folla del London Bridge e di tre uomini vestiti di nero - "Sembravano drogati, colpivano a caso e dicevano che era per Allah", racconta un superstite - che menavano fendenti con coltellacci da cucina, nel capoluogo torinese la paura prendeva le sembianze di cumuli di scarpe e zainetti dimenticati sul selciato per la fretta di scappare da una minaccia che esisteva solo nella mente di chi era lì, in piazza per vedere la finale della Champions League. La dinamica di quanto accaduto a Torino è ancora sconosciuta e le versioni sono nebulose, come sempre avviene in momenti di panico collettivo simili.


Stormtrooper

Jihad 2.0: Come nasce il prossimo incubo


di Pepe Escobar

Counterpunch.org


Cominciamo con i 28 leader europei che discutono sui Balcani occidentali durante uno degli ultimi summit e si lamentano di una "aggressione russa" - e non poteva essere altro - subita nel giardinetto della UE.

Tanto per dare una mano a un procuratore del Montenegro che sospetta che "certi organismi statali russi", durante le elezioni del 2016, abbiano tentato di fermare il paese che voleva aderire alla NATO: Questo è stato anche un segnale per il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, per ricordare che la retorica anti-UE di Donald Trump potrebbe portare ad una guerra nei Balcani.

Juncker, disponibile come al solito, ha affermato che "se lasciamo da soli - Bosnia-Erzegovina, Repubblica Serba, Macedonia, Albania - tutti questi paesi, ci ritroveremo di nuovo in mezzo ad una guerra ".

E possibile che i Balcani siano vicini ad un'altra esplosione. Ancora uno sconvolgimento, ma a differenza del 1999, la NATO non riuscirà a bombardare per altri 78-giorni una Belgrado indifesa. Una nuova generazione di missili russi potrebbe facilmente prevenirla. La tragedia del 1999 nei Balcani è stata provocata sostanzialmente da falsi massacri in Kosovo preparati dalla intelligence tedesca della BND - infiltrando provocatori della BND tra gli albanesi del posto e sparando da tutte e due le parti per far scoppiare una guerra e distruggere la Jugoslavia.

Tutti gli occhi sull'Albania

Quello che si sta muovendo in questo momento nella geopolitica è qualcosa di ancora più oscuro. I soliti noti fanno quello che hanno sempre fatto; danno la colpa alla Russia, e non vogliono vedere l'evidenza. Perciò lasciamoci guidare da qualcuno che conosce le cose dall'interno, il dr. Olsi Jazexhi, Direttore del Free Media Institute di Tirana, Albania.

A dicembre del 2016, John Brennan della CIA è andato in Albania ed ha lanciato una fatwa "contro la Russia", specialmente in Macedonia. Come spiega il dr. Jazexhi, "dopo che Brennan si congedò da Edi Rama - il Primo Ministro dell'Albania e amico stretto di George Soros, riunì tutti i partiti politici albanesi in Macedonia e ordinò di sostenere Zoran Zaev contro Nikola Gruevski. Gruevski è visto come un politico filo-russo e contrario-alla-NATO, mentre Zaev è uno dei tanti barboncini da compagnia di Soros.

MIB

Attentato a chi e per chi?

© Daily Mirror
Volevo assolutamente evitare di parlare di Manchester, ma il coro dei media maistream che ripropongono il medesimo copione di sempre come prefiche un tanto a lacrima, l'incapacità di porsi domande sensate, il rituale incrocio delle stesse e ambigue fonti, l'evidente ignoranza della storia sono ancora più insopportabili che in altre occasioni. Insomma ti strappano le parole di bocca. Già perché l'attentato che Rita Katz ha attribuito all'Isis con marchio Dop, scocca cronometricamente dopo il viaggio di Trump in Medio Oriente con il quale cambiano le priorità operative del caos made in Usa, focalizzandosi sull'Iran e lasciando che siano la Russia e Assad ad occuparsi del terrorismo importato nell'area siriana a simulazione della guerra civile.

Questa nuova alleanza liberal - saudito- sionista non mancherà certo di finanziare e rifornire i cosiddetti ribelli, ma si concentrerà nel fomentare lo scontro fra i sunniti (Isis) e gli sciiti: far fuori Teheran prezioso alleato strategico della Russia e della Cina è divenuto l'obiettivo principe degli Usa. Un cambiamento di linea che era stato già propiziato qualche settimana fa dal New York Times e da una delle sue penne più note, Thomas Friedman: nell'articolo ci si chiedeva per quale motivo si dovrebbe sconfiggere l'Isis in Siria, visto che quest'ultimo è la minaccia più grande per l' Iran, per la Russia, per Hezbollah e per tutte le milizie sciite. Perché dunque combattere lo stato islamico? "Non gratuitamente, non adesso" conclude l'editoriale che ha anticipato la nuova linea trumpiana. Questo naturalmente mette in crisi le strategie basate sul jiahdismo di cui Londra è uno dei maggiori snodi, oltre a raggelare le mire inglesi sulla Siria. A me viene da ridere quando i giornali nostrani si chiedono allarmati come mai ci siano a Manchester tante persone magari di seconda o terza generazione legate alla Jihad. Forse non sanno che sono stati proprio i britannici a rifondare nel 1951 i Fratelli mussulmani, in precedenza disciolti, incarcerati e impiccati, per poter avere un retroterra con il quale combattere i regimi laici, anticolonialisti e socialisti che si annunciavano nel mondo islamico, in primis Nagib e Nasser.

Cult

Kadima ! En Marche! Avanti, March!


«Sotto i nostri occhi» - Cronaca di politica internazionale n°239


di Thierry Meyssan.

Dopo aver eletto come Presidente della Repubblica in successione un agente della CIA e un impiegato degli emiri del Golfo, i francesi si son fatti truffare una terza volta, ora da un prodotto israeliano. Credono di avere allontanato lo spettro del fascismo votando per un candidato sostenuto dalla NATO, dai Rothschild, da tutte le società quotate dell'indice CAC40 e dalla stampa unanime. Lungi dal misurare il loro errore, sono ancora sotto ipnosi e non dovrebbero svegliarsi prima della fine delle elezioni legislative.


In occasione della sua vittoria annunciata, il presidente democraticamente eletto Emmanuel Macron instaura una distanza tra lui e il popolo. Rifiutando qualsiasi bagno di folla, attraversa a lungo, da solo, il cortile del Louvre, dove i suoi sostenitori si sono riuniti.


BEIRUT (Libano)
- La squadra del presidente francese eletto, Emmanuel Macron, è riuscita a mettere i francesi sotto ipnosi. Ha eletto il suo virgulto con i due terzi dei voti espressi; un giovane di appena 39 anni, il cui partito è stato creato su Internet, solo un anno fa, e che in precedenza non si era mai presentato ad alcuna elezione.

Steele & Holt

Questa impresa è stata ottenuta dalla squadra di Steele & Holt, una misteriosa società, il cui nome si riferisce alla serie televisiva Remington Steele, un giallo in cui il direttore di un'agenzia investigativa chiede a un ladro (Pierce Brosnan) di interpretare il ruolo del suo capo per servirgli da copertura. Non cercate chi mai stia dietro quest'azienda. Non troverete nulla. Se non che i suoi due principali clienti sono AXA e la famiglia Rothschild. Che Emmanuel Macron abbia lavorato per i Rothschild, lo sanno tutti; che abbiano organizzato il suo partito, è invece un segreto ben custodito. Per quanto riguarda l'assicurazione AXA, è presieduta da Henri La Croix quinto duca di Castries, peraltro presidente del think tank della NATO (il Gruppo Bilderberg), dell'Istituto del Bosforo (il think tank della Turchia ) e, in Francia, dell'Institut Montaigne (un think tank di destra).

Henry Kissinger aveva d'altronde invitato Macron in occasione della riunione annuale del Bilderberg nel 2014 al fianco di François Baroin e Christine Lagarde.
L'Istituto del Bosforo ha consentito di identificare e di corrompere varie personalità di destra e di sinistra che hanno apportato il loro sostegno a Macron.
È all'interno dei locali dell'Institut Montaigne che si sono tenute le prime riunioni del nuovo partito, la cui sede sociale è stata dichiarata presso l'indirizzo di casa del direttore dell'Istituto.

Kadima!

Il nome del nuovo partito, En Marche!, è stato scelto per avere le stesse iniziali del suo candidato. Altrimenti, si sarebbe chiamato Avanti!. In ebraico: Kadima!. Quando fu fatto notare al vecchio generale Ariel Sharon che il nome del suo nuovo partito evocava il giornale diretto da Mussolini (Avanti!), rispose niente affatto. Avanti! era l'ordine che dava a ciascuna delle sue squadre solitarie, ad esempio quando invase Beirut contro il parere del suo stato maggiore militare.

Kadima! e En Marche! sono dei partiti centristi che riuniscono personalità di destra e di sinistra - è noto, Ariel Sharon era un "centrista" -. Aveva creato il suo partito per rompere con Benjamin Netanyahu: Sharon era un colonialista che desiderava creare uno Stato palestinese sul modello dei bantustan sudafricani. L'apartheid era, secondo lui, l'unico modo per preservare Israele. Invece, Netanyahu è uno studioso del Talmud. Si rifiuta di ammettere l'idea di condividere la Palestina con i goyim. Per lui, è necessario espellerli se non li si può sterminare. Si apprenderà sicuramente in seguito il motivo per cui Macron volesse rompere con il primo ministro socialista, Manuel Valls. Basta osservare per il momento l'insistenza con cui costui cerca di unirsi a En Marche! e la disinvoltura con cui Macron lo respinge per notare che esiste un grave conflitto tra loro.

Bad Guys

Gentiloni riceve la visita di George Soros a Palazzo Chigi. Un atto di "cortesia"?


di Luciano Lago


Molti osservatori si sono chiesti quale sia stato il motivo della visita effettuata "riservatamente" da George Soros al premier Gentiloni lo scorso 3 di Maggio a Palazzo Chigi, proprio in un momento di polemiche e sospetti che coinvolgono, guarda caso, alcune delle ONG da "trasporto express" migranti, che sono finanziate da Soros attraverso la sua Open Society Foundations (OSF), capofila delle iniziative "filantropiche" del magnate.

Le visite fatte di Maggio potrebbero avere lo scopo di "fare coraggio", come recita un vecchio adagio e soprattutto, quando sono fatte dai grandi pluri miliardari (e Soros è uno di questi) ad un paese indebitato, privo ormai di sovranità e quasi in bancarotta come l'Italia.

Dopo il segnale di "dominio", vistosamente dato della mano di Trump sulla spalla di Gentiloni, in occasione della visita di questi a Washington, poteva mancare al conte Gentiloni, primo ministro (nominato) del Governo Italiano, una visita "di cortesia" di George Soros? No, certo che no. Puntualmente questa visita è avvenuta e non ci è dato sapere se dovuta ad un moto spontaneo del magnate di origine ungherese o se fosse un appuntamento prefissato nell'agenda del primo ministro italiano.

Bisogna sapere che George Soros, nonostante la sua veneranda età di 87 anni, è ancora molto attivo e, tra le sue attività, oltre ad aver cofinanziato (in perdita) la campagna di Hillary Clinton negli States, assieme ai sauditi ed alle banche di Wall Street, è da anni un personaggio centrale nella campagna di finanziamento dell'immigrazione clandestina in Europa, come da lui stesso ammesso pubblicamente, tanto che il premier ungherese Viktor Orban gli ha dichiarato apertamente guerra, trovando il sistema di imbrigliare le sue ONG che operano in Ungheria e mettendo sotto inchiesta l'Università di Soros, una Università privata da cui escono i "globe trotter" del globalismo radicale formati dai guru di Soros.

Possiamo immaginare che Soros, disponendo di un patrimonio valutato in circa 25,2 miliardi di dollari (ufficialmente), sia alla ricerca di buoni affari di investimento da realizzare in Italia, visto che risulta avere già in mano uno studio approfondito sull'Italia fatto dal suo advisor Shanin Vallèe, che riguarda non soltanto gli aspetti finanziari ma anche quelli economici, industriali e di assetto politico del paese.

Eye 2

Fake News: alcuni consigli a Boldrini e i suoi futuri balilla digitali


di Glauco Benigni *


Il 26 aprile a Montecitorio il Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, ha convocato quattro tavoli di lavoro sulle cosiddette fake news. Dispiace, ma viene subito in mente la citazione orwelliana sul Ministero della Verità che «ha il compito di produrre tutto ciò che ha a che fare con l'informazione: propaganda di partito, editoria, programmi radiotelevisivi, ma anche la letteratura. Oltre che di realizzarlo, questo ente si occupa di rettificarlo ...» Fortunatamente la scena non è proprio così drammatica.

L'operazione si colloca infatti all'interno della Campagna "Basta Bufale". Nel sito si definiscono bufale: «quelle a scopo commerciale e di propaganda politica e il giornalismo acchiappaclick» più altri esempi quali «il caso dei vaccini pediatrici, le terapie mediche improvvisate, le truffe online.»

«È necessario mobilitarsi» - si legge ancora - «fare qualcosa per contrastare la disinformazione ... tutelare la libertà nel web» (magari! ndr) ... «a chi vi opera chiediamo uno sforzo aggiuntivo.»

Ma nel Web operano forze diversamente schierate sul fronte Vero/Falso. A chi è rivolto l'appello? Vediamo. L'appello è rivolto a Scuola e Università per insegnare a usare gli strumenti digitali e distinguere tra fonti affidabili o meno. Affidabili secondo chi? Poi è rivolto a giornalisti e operatori dell'informazione affinché si aumenti il fact checking e il debunking e si dotino di un garante della qualità. Evidentemente chi ha scritto l'appello non ha chiaro che i Media Mainstream prendono ormai ordini dagli inserzionisti pubblicitari, non possono più permettersi una alta etica e sono troppo indaffarati a fare titoli acchiappaclick visto che in edicola vendono sempre meno.