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gio, 23 nov 2017
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USA

Ricordando l'assassinio di JFK, sponsorizzato dallo stato

© Sofa King Podcast
Non dimenticherò mai il giorno quando sentii la notizia - lavoravo a Pittsburgh come analista di marketing, tornavo da pranzo con i colleghi quando è stato fatto l'annuncio.

Il 22 novembre 1963, era un Venerdì. Il giorno lavorativo si è concluso una volta che le notizie si diffusero, tutti nel mio dipartimento sono rimasti storditi, incapaci di concentrarsi su qualsiasi altra cosa.

Era troppo presto per sapere ciò che le prove rivelarono più tardi. Lee Harvey Oswald fu un capro espiatorio conveniente, non implicato in quello che è successo, un assassinio sponsorizzato dal governo, le mani sporche della CIA e degli servizi segreti furono probabilmente le vere responsabili.

Ucciderlo è stato importante. Le cose avrebbero potuto essere diverse se fosse vissuto ancora, almeno per un certo periodo. Il 22 novembre 1963 è uno dei giorni più bui della storia americana.

Il corpo di JFK è stato trasferito a Washington da Dallas. Domenica, il 24 novembre un cassone trainato da cavalli ha portato la sua bara drappeggiata dalla bandiera a stelle e strisce a Capitol Hill per essere esposta al pubblico.

Il 25 novembre, funzionari provenienti da oltre 90 paesi hanno partecipato al suo funerale di stato. Dopo una messa requiem di San Matteo, è stato sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

Gli eventi di quel tempo rimarranno sempre con me. JFK è stato assassinato per aver osato trasformarsi da guerriero a portatore di pace.

Rifiutando la Pax Americana, volendo il disarmo nucleare, il riavvicinamento con la Russia sovietica, ritirare tutte le forze degli Stati Uniti dal Vietnam entro dicembre del 1965, e altre politiche anti-establishment hanno segnato la sua fine.

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Rivoluzione d'Ottobre e Supercapitalismo


Premessa


Tutto, forse, è già stato scritto sulla Rivoluzione russa, ma una domanda inquietante non ha avuto ancora esauriente risposta. Chi finanziò la Rivoluzione? Quali furono, cioè, gli uomini o i gruppi che offrirono alla Rivoluzione il supporto economico necessario per il suo successo e per il suo consolidamento? 2. Si tratta di una domanda non retorica e non secondaria, che viene stimolata dal recente libro di Aleksandr Solženicyn (1918-2008) Lenin a Zurigo 3: un volume che, al di là dei suoi pregi letterari, ha il merito di offrire al grande pubblico uno squarcio di storia contemporanea, che fino a oggi aveva attirato l'interesse solo dei «sovietologi» o di qualche cultore di quel genere particolare di storia che va sotto il nome di «guerra occulta». Il lettore estraneo a tale tematica rimarrà certamente sconcertato nel vedere emergere, come reale protagonista delle pagine di Solženicyn, un personaggio fin qui ignoto ai libri di storia: Aleksander Israel Helphand (1867-1924), detto Parvus 4, la cui figura sanguigna e ributtante giganteggia accanto a quella di Lenin (1870-1924), «l'unico al mondo che potesse veramente competere con lui e il più delle volte vittoriosamente, sempre avanti di qualche passo» 5.

Parvus-Helphand non fu infatti solo l'uomo in casa del quale nacque l'Iskra, il giornale di Lenin, e che suggerì a Leon Bronstein Trotskij (1879-1940) la teoria della «Rivoluzione permanente» 6, tirando le fila del primo Soviet di San Pietroburgo, nel 1905; ma fu anche il veicolo del massiccio aiuto finanziario che Lenin ottenne dagli ambienti politici e militari tedeschi. «Fanatico rivoluzionario, non gli tremava la mano nel distruggere gli imperi; mercante fino al midollo, gli tremava la mano quando doveva contare i soldi» 7. «Non c'era socialdemocratico al mondo - scrive ancora Solženicyn - del quale Lenin non sapesse con che chiave aprirlo e su che ripiano sistemarlo: il solo Parvus non si lasciava aprire e incasellare, e restava a sbarrargli la strada» 8.


Aleksandr Solženicyn, Parvus, Trotskij

Flashlight

Trump: "Divulgherò documenti segreti sulla morte di Kennedy"

Donald Trump ha intenzione di rivelare al mondo migliaia di documenti tenuti per decenni top secret sulla morte di John Fitzgerald Kennedy. "Pur essendo soggetto a ricevere ulteriori informazioni - ha twittato oggi il tycoon -, consentirò, come presidente, la divulgazione dei documenti su JFK a lungo bloccati e classificati". Mancano pochi giorni dalla scadenza che obbliga Trump a decidere sul mantenimento o meno della segretezza degli atti. Gli Archivi nazionali hanno tempo fino a giovedì 26 ottobre per decidere quali dei 3.100 documenti classificati in merito possano essere divulgati e quali invece debbano rimanere segreti; ma Trump ha l'autorità finale per decidere la pubblicazione dei documenti o stabilire che restino segreti per altri 25 anni. Poche ore fa il sito Politico citava fonti ufficiali secondo cui Trump aveva in programma di bloccare la pubblicazione, ma il tweet del presidente Usa smentisce questa versione.



L'annuncio scuote l'opinione pubblica: il presidente Usa vuole alzare il velo su uno dei più grandi misteri d'America. John Fitzgerald Kennedy fu ucciso il 22 novembre del 1963 a Dallas, quando era Presidente degli Stati Uniti. JFK fu ferito mortalmente da colpi di fucile mentre viaggiava sulla limousine presidenziale con la moglie Jacqueline, con il governatore John Connally (ferito gravemente) e la moglie di quest'ultimo, Nellie.

Sherlock

Perché la Russia dette l'Alaska agli USA


150 anni fa a Washington venne firmato l'accordo sulla vendita dell'Alaska dalla Russia all'America.
Ormai da molti anni vi sono delle feroci dispute sul perchè questo sia avvenuto e sul come bisogna rapportarsi verso tale evento. Durante una discussione organizzata dalla Fondazione Igor Gajdar e dalla società storica Volnoe, i dottori di scienze storiche Aleksandr Petrov e Jurij Bulatov hanno provato a rispondere alle domande che sono sorte riguardo a questo evento. "Lenta.ru" pubblica alcuni estratti dei loro interventi.

Aleksandr Petrov: 150 Anni fa l'Alaska venne concessa (è proprio questa la parola usata: concessa, non venduta) agli USA. In questi anni abbiamo a lungo ripensato a quanto avvenuto e sono stati espressi punti di vista diversi, talvolta diametralmente opposti, da entrambe le parti dell'oceano. Ciononostante gli eventi di quegli anni continuano ad agitare la coscienza pubblica.

Perché? Ci sono diversi elementi. Prima di tutto: venne venduto un territorio enorme che oggigiorno occupa una posizione chiave nella regione Asiatico-Pacifica principalmente grazie allo sviluppo delle estrazioni di petrolio e di altre materie prime. E' importante però notare come l'accordo non riguardò solo gli Stati Uniti e la Russia. In esso furono coinvolti a diverso titolo anche giocatori quali l'Inghilterra, la Francia, la Spagna.
La procedura di vendita dell'Alaska iniziò nel dicembre 1866 per terminare nel Marzo 1867 anche se i soldi furono trasferiti solo in un secondo momento. Con queste risorse venne costruita la direttrice ferroviaria verso Rjazan. I dividendi delle azioni della Compagnia russo-americana, la quale gestiva questi territori, vennero continuati ad essere pagati fino al 1880.

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Quando i governi imbrogliano: l'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale

Benito Mussolini, leader italiano per più di 20 anni, ha avuto una fine ignominiosa nel 1945. È una storia che può illustrare quello che ho chiamato il Dilemma del Campeggiatore, o come l'inganno può essere una strategia operativa per Governi ed Élite.

La vostra reazione verso una minaccia dipende da quanto la considerate seria.

Minacce piccole o moderate non meritano una risposta forte, mentre le minacce estreme "esistenziali" generano misure di emergenza. Nel mezzo, esiste una zona di minaccia intermedia dove potete pensare che sia una buona idea salvarvi con l'inganno. Questo è quello che ho chiamato il "dilemma del campeggiatore". Immaginate due campeggiatori in una foresta abitata da orsi affamati. Una possibile strategia di sopravvivenza per ognuno di loro è di imbrogliare, di convincere l'altro che non ci sono orsi e poi a scomparire discretamente, lasciandolo farsi divorare.

Quando disponete di un modello che vi conviene, il rischio è di considerarlo come un martello e vedere tutto il resto come un chiodo. Ma penso che il "dilemma del campeggiatore" ci possa dire qualcosa su quello che sta succedendo nel mondo. Sappiamo tutti che siamo ingannati dai nostri governi, ma forse la portata dell'inganno in corso sfugge ancora alla maggior parte di noi. Così, ad esempio, torniamo a quello che è successo in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, quando le élite militari abbandonarono l'esercito e il paese per salvarsi.

Sappiamo tutti come il governo di Mussolini abbia commesso una serie di errori strategici veramente giganteschi, coinvolgendo il paese contemporaneamente contro tre delle maggiori potenze militari del tempo: la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Come si è potuto pensare che fosse una buona idea?

È sconcertante per noi, ma evidentemente Mussolini ha sottovalutato la minaccia che il paese doveva affrontare. Sembra aver pensato che l'alto spirito di combattimento dei soldati italiani avrebbe dato la vittoria all'Italia, nonostante la sua inferiorità in termini di risorse.

La realtà ha prestato poca attenzione a questa illusione quando l'Armata Rossa ha sconfitto e distrutto il corpo di spedizione italiano in Russia, circa 250.000 uomini, in una campagna durata alcuni mesi, dalla fine del 1942 all'inizio del 1943. Fu un colpo terribile per l'Italia. Ha dimostrato che, qualunque sia stato lo spirito combattivo dei soldati italiani, l'esercito italiano non poteva affrontare dei nemici più numerosi e meglio equipaggiati.

Newspaper

12 giugno 1992: quando la Russia si consegnava a corruzione e oligarchia neo-liberista


di Fabrizio Poggi - Contropiano


E' entrato ieri ufficialmente in vigore il regime di ingresso senza visti per i cittadini ucraini nei paesi UE. Il presidente Petro Porošenko ha dichiarato di vedere "qualcosa di simbolico" nel fatto che ciò sia avvenuto alla vigilia del 12 giugno, giornata in cui, da poco meno di trent'anni, la Russia celebra la Festa dell'indipendenza: "Finalmente siamo indipendenti l'uno dall'altro politicamente, economicamente e anche spiritualmente", ha urlato Petro con la mano sul cuore - "all'altezza del portafoglio", avrebbe detto il ragionier Fantozzi.

Alla sua citazione da Mikhail Lermontov - "Addio Russia sciatta, paese di schiavi, paese di signori, e voi, uniformi azzurre, e tu, popolo a loro fedele" - ha risposto il pronipote, omonimo del grande poeta russo: " Porošenko avrebbe dovuto guardarsi allo specchio, dato che l'Ucraina è divenuta davvero schiava dei suoi signori d'oltreoceano". "L'Ucraina non tornerà mai più nell'Unione Sovietica" ha sentenziato Petro, "perché noi, libera e orgogliosa nazione democratica, torniamo nella famiglia dei popoli europei", per indicar loro, ha evitato di aggiungere, il futuro che attende la democratica Europa. E per addomesticare le giovanissime generazioni a transitare senza visti verso l'Europa e sentirsi "finalmente indipendenti", come ogni estate le formazioni "civili" dei battaglioni neonazisti organizzano lager in cui i piccoli "patrioti" imparano a odiare "i nemici della nazione". Quest'anno, il "Corpo nazionale" del battaglione Azov ha aperto uno di quei lager nella parte occupata della regione di Donetsk.

Ma quale indipendenza celebra oggi la Russia? Il 12 giugno è ufficialmente la Festa della Russia: in quella data, nel 1990, il primo Congresso dei deputati del popolo della Federazione russa proclamò la sovranità della RSFSR rispetto all'URSS. Sempre il 12 giugno, un anno dopo, Boris Eltsin diventava il primo presidente della RSFSR. Ma, dato che larga parte dei russi aveva un atteggiamento negativo verso la dichiarazione di "sovranità" che, secondo loro, era alla base della liquidazione dell'URSS, il 12 giugno 1998 Eltsin decise di ridenominare la giornata in Festa della Russia.

Indipendenza, sovranità, Presidenza di una Repubblica sovietica rappresentavano i punti della strategia occidentale di "lavoro ai fianchi" dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Tant'è che l'accademico Jusef Kovalchuk, titola uno sterminato servizio su Sovetskaja Rossija con "Grazie agli USA per questa festa".

La denominazione della festa non è in fondo così importante, scrive: dell'Indipendenza, della Sovranità, della Russia.

Top Secret

La vera storia di Noriega


I necrologi dei media tradizionali per il Generale Manuel Noriega non hanno raccontato la vera storia: l'ipocrisia del governo statunitense nel giustificare un'invasione sanguinosa che ha approfondito il ruolo di Panama nel traffico di droga, spiega Jonathan Marshall.


La morte dell'ex uomo forte panamense Manuel Noriega il 29 maggio ha suscitato poche lacrime, se non nessuna. Ma avrebbe dovuto innescare più riflessioni negli Stati Uniti sul suo brutto stato di servizio per la CIA, sull'ipocrisia dell'improvvisa scoperta di Washington dei suoi abusi [in Inglese] una volta che Noriega divenne un alleato non affidabile contro i Sandinisti nicaraguensi, e sull'invasione sanguinosa e illegale [in Inglese] di Panama nel dicembre 1989 ad opera dell'amministrazione George H.W. Bush.

In tutta onestà, molti giornalisti progressisti e mainstream hanno richiamato l'attenzione su questa storia inquietante nel corso degli anni. Ma pochi hanno osato mettere in dubbio il biasimo quasi universale di Noriega come protettore di trafficanti internazionali di droga. Questa accusa incendiaria - fatta per la prima volta in pubblico dall'improbabile trio composto dal senatore di destra Jesse Helms, Repubblicano del North Carolina; dal senatore Liberale John Kerry, Democratico del Massachusetts; e dal giornalista investigativo Seymour Hersh [in Inglese] - incitò il pubblico americano a sostenere la sua cacciata.


Il Vicepresidente George H.W. Bush incontra il generale panamense Manuel Noriega a metà anni ’80, quando Noriega veniva considerato un alleato chiave per aiutare i Contras nicaraguensi a muovere una brutale guerriglia per rovesciare il governo Sandinista
Dopo l'invasione americana, che provocò la morte di centinaia di Panamensi e 23 soldati USA, Noriega venne arrestato il 3 gennaio 1990 da agenti dell'antidroga statunitense. Il Presidente George H.W. Bush dichiarò che
"l'arresto e il ritorno negli Stati Uniti di Noriega dovrebbero inviare un segnale chiaro che gli Stati Uniti sono seri nella loro determinazione che coloro che sono accusati di promuovere la distribuzione delle droghe non possono sfuggire alla giustizia".
L'Ambasciatore degli Stati Uniti Deane Hinton definì l'invasione "la più grande retata antidroga della storia". Dichiarato colpevole nel 1992 per otto capi d'accusa, dopo quello che i funzionari hanno definito "il processo del secolo", Noriega è stato condannato a 40 anni di carcere. Anche se rilasciato in anticipo dalle carceri statunitensi, ha trascorso il resto della sua vita nelle prigioni francesi e panamensi.

La pubblicità risultante ha creato miti duraturi su Noriega e sulle droghe. I giornalisti in teoria più informati hanno descritto Noriega come "uno dei più grandi signori della droga del mondo", per citare Time Magazine [in Inglese]. In realtà, Louis Kellner, avvocato americano che ha seguito la sua accusa e il processo di Miami, ha ammesso: "Noriega non è mai stato un attore importante nelle guerra di droga".

Infatti, nel peggiore dei casi, era un pesce piccolo rispetto ai dittatori militari dell'Honduras, la cui epica protezione del traffico di cocaina è stata tollerata da Washington in cambio dell'utilizzo del paese come base per le operazioni dei Contras contro il governo Sandinista del Nicaragua negli anni '80.

MIB

Mafia Esercito della CIA, Spuntano le Prove


di Giuseppe Barcellona


Nel 1942 la guerra pendeva dalla parte dei nazifascisti, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt non dormiva sogni tranquilli; i sottomarini di Hitler erano appostati poco fuori la baia di Hudson pronti a silurare qualunque convoglio che dall'America partisse a sostegno degli alleati d'oltreoceano, i cittadini della grande mela osservavano preoccupati l'ammasso di ferraglia e residui oleosi che si estendeva lungo tutta la baia, testimonianza dell'efficacia militare dei nazisti probabilmente supportati da un'efficace rete di spionaggio di immigrati tedeschi e soprattutto italiani, specie quelli di origine siciliana che avevano in mano la flottiglia di pescatori del porto.

Quando venne appiccato un incendio all'interno della baia al transatlantico Normandie, il presidente andò su tutte le furie, convocò il comandante della Marina Militare Haffenden e fu categorico: "A qualunque costo dobbiamo cambiare il corso della guerra".

Haffenden convocò gli informatori dei servizi segreti i quali all'unisono gli indicarono i mangia spaghetti quali responsabili dei recenti eventi bellici, erano loro a rifornire gli U-Boot nazisti appostati poco fuori le acque territoriali americane ed i pescatori quasi tutti siciliani a fornire indicazioni sulla data di partenza dei vari convogli.

Il porto di New York era tutto in mano alla mafia siciliana, Lucky Luciano, il capo dei mammasantissima, era stato arrestato ed erano stati presi provvedimenti durissimi verso l'organizzazione criminale che poteva vantare centinaia di migliaia di affiliati e fiancheggiatori in tutto il Nord America; questa era la vendetta dei siculo americani verso il governo degli Stati Uniti.

Sherlock

Come ha perso la Russia un intero continente

© Foto: Vlad Minin

Pochi sanno che circa trecento anni fa, la Russia, aveva la possibilità di diventare l'unica potenza del mondo, estendendosi su due continenti.


Diverse spedizioni lungo tutto l'Impero avevano portato a conquistare vari possedimenti in un altro continente: erano l'Alaska, le isole Aleutine, l'arcipelago Alexander, la fortezza di Elisabetta alle Hawaii ed il famoso Fort Ross della California. Perché la Russia ha perso queste ricchezze?

Nel 1648 Semen Dedznev organizzò una spedizione per l'esplorazione di nuove rotte marittime. Un gruppo di coraggiosi marinai, che presero il largo dalle coste della Siberia, dopo breve tempo, incapparono letteralmente nelle coste americane. A causa della costa rocciosa, una delle scialuppe naufragò, ma fu proprio lì che Dedznev decise di fondare il primo insediamento russo, Kingovej.

Dopo un secolo, il mercante di Irkutsk Gregorij Shelichov decise di ritentare l'impresa di Dedznev, ponendo come obiettivo finale della spedizione, la creazione di un saldo fortino, da cui sarebbe stato possibile partire per esplorare tutta la zona circostante. Il 14 agosto 1784 la flotta delle tre navi, chiamate "i Tre santi", "San Simeone" e "San Michael", raggiunse l'Alaska. Dopo quattro anni di insediamento sull'isola Kodiak, il luogo ricevette ufficialmente il nome di Porto Pavlovskij.

Nel 1799 lì fu fondata la prima città destinata a diventare la Capitale russa d'America. Il primo gruppo di coloni era costituito da 200 russi e 1000 aleuti, che dopo poco si abituarono a chiamare Novo Archangelsk casa.

Bad Guys

Assassinio di John F. Kennedy: la Cia di Allen Dulles, e Lee Oswald come capro espiatorio



Assassinio di John F. Kennedy: la Cia di Allen Dulles, e Lee Oswald come capro espiatorio


Di Cristiano Arienti
"Ancora oggi ho seri problemi a credere che Lee Harvey Oswald abbia agito da solo. Di sicuro nutro dubbi sul fatto che si fosse motivato da sé. Voglio dire, non so se qualcun'altro fosse coinvolto, non mi spingo a discutere della teoria (dello sparo) dalla Grassy Knoll; ma mi domando se siano andati davvero in fondo sul periodo trascorso da Oswald in Russia, e l'influenza che su di lui ebbe Cuba."
Sono parole dell'attuale Segretario di Stato John Kerry, dette alla Nbc nel cinquantenario della morte del Presidente Usa John F. Kennedy, ucciso a Dallas il 22/11/1963.

Dichiarazioni simili a quelle del successore di Kennedy, il Presidente Usa Lyndon B. Johnson, rilasciate a Walter Cronkite nel settembre 1969:
"Non sono completamente convinto che non ci siano state connessioni internazionali; non mi sento di escluderle. [...] Non credo che la Commissione Warren o chiunque altro, possa essere completamente sicuro su ciò che abbia motivato Oswald, e altri che potrebbero essere coinvolti".
La teoria che Kennedy sia stato assassinato sullo sfondo di un complotto comunista è sempre stata nell'aria, sin dal pomeriggio di quel fatidico 22/11/1963; essa ha ricevuto un ulteriore impulso con A cruel and shocking act, best-seller di Philip Shenon, autorevole reporter del New York Times e di Newsweek. Nel suo libro, Shenon spiega perchè ci siano ancora così tanti dubbi sull'attentato di Dallas, e soprattutto perchè la verità non è uscita dalla Commissione Warren: istituita una settimana dopo l'assassinio di Kennedy, l'indagine era difettosa sin dall'inizio, con uno staff non all'altezza e scadenze ravvicinate da rispettare; in più, molte prove furono distrutte o manipolate a scopi politici dalle agenzie di Intelligence; in particolare, il Direttore Cia al Contro-Terrorismo James J. Angleton occultò documenti delicati per celare negligenze dei suoi agenti. Shenon si riferisce in particolare al viaggio di Oswald a Città del Messico, tra settembre e ottobre 1963.

Secondo il giornalista è proprio durante il soggiorno a Città del Messico che Oswald entrò in contatto con ambienti governativi castristi, e trovò le motivazioni che lo avrebbero spinto, un mese e mezzo dopo, a uccidere Kennedy. Una "verità" già nota alla Commissione Warren, ma ignorata per evitare un confronto con l'Unione Sovietica, ad appena un anno dalla "crisi dei missili" di Cuba.

Quindi, nel suo libro, Shenon finisce per elogiare Lyndon Johnson, perché "nascose" quei fatti: gli americani, venendo a sapere che Oswald aveva complottato con i comunisti, avrebbero invocato una ritorsione. La "verità" poteva scatenare una guerra nucleare.