Storia SegretaS


Jupiter

Gli astronomi babilonesi erano in anticipo di 1400 anni

Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver
© Trustees of the British Museum/Mathieu Ossendrijver

Gli scienziati dell'antichità riescono ancora a stupirci. Una recente scoperta dimostra che gli astronomi babilonesi sapevano fare un uso avanzato della geometria.

Gli appassionati di storia sanno che spesso gli scienziati, e in particolare gli astronomi dell'antichità erano in grado di fare cose impensabili con strumenti rudimentali. In particolare gli astronomi babilonesi riuscirono a tracciare il moto dei pianeti nel cielo notturno usando solo lo spirito d'osservazione, l'aritmetica e una volontà di granito. Il che sarebbe già ammirevole, se non fosse che la traduzione di una tavoletta ha dimostrato che erano in grado di usare strumenti così avanzati da essere in anticipo di più di un millennio.

I babilonesi sono celebri, grazie anche ai libri di scuola, per le loro tavolette di argilla, molte delle quali sono arrivate fino a noi. Grazie a loro abbiamo imparato che questo popolo aveva conoscenze matematiche avanzate, e in particolare gli astronomi babilonesi erano in grado di effettuare osservazioni molto dettagliate. L'archeologo astronomico Matthieu Ossedrijver dell'Università di Berlino ha scoperto che c'è molto di più. Un testo babilonese su Giove, infatti, ha dimostrato che gli studiosi usarono una tecnica avanzatissima, chiamata procedura trapezioidale. per tracciare i movimenti del pianeta gigante nei cieli.


La matematica del futuro


L'aspetto impressionante è che la tecnica usata dagli astronomi babilonesi è considerata uno dei cardini della matematica moderna, in particolare di quel ramo chiamato Calcolo. Fino a oggi si credeva che il metodo descritto nella tavoletta fosse stato scoperto in Europa nel medioevo, 1.400 anni più tardi. La tavoletta, che fa parte di una collezione di testi scoperti in Iraq nel 19° secolo. La scoperta, fra l'altro, è stata quasi casuale: nel 2014, mentre Ossedrijver lavorava a un altro studio, questa tavoletta è scivolata fuori dagli scaffali e lo ha incuriosito. Si trovava nella collezione del British Museum dal 1881 e nessuno prima l'aveva studiata.

Star of David

Sugihara Chiune, un eroe silenzioso

sugihara
"Chi salva una vita salva il mondo intero"
(Talmud)
"Neanche un cacciatore può uccidere un uccello se questi
viene da lui a cercare rifugio
"
(detto samurai)

G
razie al regista americano Steven Spielberg, tutti conoscono l'eroismo dell'industriale tedesco Oskar Schindler che, durante la Seconda Guerra Mondiale, salvò migliaia di ebrei assumendoli nelle sue fabbriche e strappandoli così dall'Olocausto. Il suo splendido esempio non fu l'unico: in quegli anni in cui l'umanità toccò il fondo in fatto di bestialità e abominio: ci furono alcuni uomini che, mettendo in pericolo la loro vita e la loro carriera, si adoperarono per salvare altri essere umani strappandoli dalla morte certa. Oltre a Schindler, non si possono certo dimenticare, per esempio, il diplomatico italiano Giorgio Perlasca, l'uomo d'affari tedesco John Rabe, il diplomatico giapponese Sugihara Chiune e il diplomatico svedese Raoul Wallenberg.

Il 1 settembre del 1939 la Germania nazista diede il via all'invasione della Polonia dando inizio al devastante conflitto mondiale che sarebbe durato ben sei anni. La Polonia fu invasa senza quasi incontrare resistenza anche perchè le grandi democrazie europee si rifiutarono di aiutare militarmente la Polonia. Qualche giorno prima il 23 agosto venne firmato, tra Von Ribbentrop e Molotov, il "Patto di non Aggressione tra la Germania e l'Unione Sovietica". Questo patto diede via libera alle truppe sovietiche per l'invasione della parte orientale della Polonia, dei paesi baltici e della Finlandia. Prime vittime di questo scellerato patto furono gli ebrei polacchi che si trovarono stretti tra due fuochi: i tedeschi ad ovest e i sovietici ad est; nè l'uno e nè l'altro rappresentavano la salvezza per gli ebrei; in migliaia decisero di andare a nord, in Lituania che ancora era indipendente.

La situazione si fece drammatica quando, nel giugno del '40, l'Unione Sovietica invase ed occupò il paese baltico. Migliaia di ebrei si radunarono davanti ai cancelli dei vari consolati nella speranza di ottenere un visto per poter lasciare il paese. Ce la fecero in pochi - molti paesi avevano leggi severe in fatto di immigrazione e, quindi, per il rilascio dei visti - e la maggioranza di questi disgraziati dovette bussare alla porta di vari consolati nella speranza di ottenere un lasciapassare che avrebbe significato la salvezza. In quei giorni si sparse, tra i disperati, la voce che in due piccoli territori olandesi - Curacao e la Guiana Olandese - era possibile entrare senza alcun tipo di visto; oltretutto il console olandese, Jan Zwartendijk, si disse disposto a concedere loro un visto olandese per raggiungere quelle isole. Il problema principale era però ottenere il permesso sovietico ad attraversare il suo territorio. Il permesso venne concesso, ma a patto che i viaggiatori si dotassero anche di un visto per il Giappone. In pratica tutte le loro speranze di salvezza erano ora riposte nel console giapponese Sugihara Chiune.

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Scoperta una "Pompei dell'età del Bronzo" in Inghilterra

pompei cambridge

di Nadia Vitali

scienze.fanpage.it

Gli archeologi della Cambridge University hanno riportato alla luce i resti di alcune abitazioni risalenti all'Età del Bronzo eccezionalmente ben conservati: il sito, localizzato nella contea del Cambridgeshire, in Inghilterra orientale, fornisce una straordinaria visione di quella che doveva essere la vita domestica circa 3000 anni fa.

In questo antichissimo insediamento vissero, tra il 1.200 e l'800 a. C., ebbero la propria dimora diverse famiglie che vivevano in palafitte lignee. Fu il fuoco a portare la distruzione che avrebbe causato il collasso delle abitazioni nell'acqua e, di conseguenza, la loro conservazione in situ: il risultato è stata la creazione di una vera e propria capsula del tempo contenente materiali dell'epoca: fibre vegetali lavorate ed intessute, piccoli recipienti come tazze, recipienti e giare con, addirittura, i resti dei pasti ancora al loro interno. Alcune perline in vetro dall'aspetto esotico, parte di un'elaborata collana, suggerendo un gusto sofisticato che normalmente non viene associato all'Età del Bronzo.

cambridge
Le strutture sono, relativamente a questo periodo storico, tra le migliori per stato di conservazione mai rinvenute in Gran Bretagna; esse forniscono un quadro preciso della vita preistorica che mai, prima di oggi, era stato così nitido. Prova ne è la sorpresa dinanzi ad oggetti particolarmente raffinati come le perline in questione.


Il drammatico incendio


Chiaramente visibile è il tetto carbonizzato di una delle abitazioni rotonde, le travi con ancora impressi i segni degli strumenti che sono serviti a realizzarle, i perimetri dei pali di legno che formavano la palizzata che circondava il sito.

Verosimilmente, gli abitanti dell'insediamento furono costretti ad abbandonare tutto precipitosamente a causa dell'incendio che stava distruggendo le loro case: di essi, però, ci sono rimaste le loro impronte, impresse nel terreno acquitrinoso e fangoso sul quale sorgevano le palafitte. Un successivo allagamento è stato il definitivo sigillo su questo scenario che, in tal modo, si è conservato quasi immutato ai nostri occhi.


Uno scavo ancora a metà


La campagna di scavo sul sito, portata avanti dalla Cambridge Archaeological Unit, è appena a metà: ulteriori lavori saranno necessari per recuperare un'area che, in totale, misura circa 1.100 metri quadri e che si trova circa 2 metri al di sotto della superficie attuale. In generale appare chiaro che c'è ancora molto da scoprire, ragion per cui è previsto che nei prossimi mesi i lavori di scavo continuino.

L'occasione è rara e va sfruttata: è difficile, infatti, trovarsi dinanzi ad un sito risalente all'Età del Bronzo che mostri una tale ricchezza di reperti non limitata a fossati, buche per i pali e un paio di oggetti in metallo realmente interessanti. La possibilità di vedere realmente come poteva essere la vita in quel periodo, sia grazie alla quantità sia alla qualità degli oggetti ritrovati, ha fatto guadagnare a questo umido sito della fredda Inghilterra l'appellativo di "Pompei dell'Età del Bronzo".

Question

Il mistero della grotta di Margate Shell

margate shell
© DeadManJones
Nel 1835, un lavoratore nel Kent, Inghilterra, stava facendo il suo lavoro come solitamente accade. Mentre lavorava con la sua vanga si è accorto che quest'ultima aveva uno strano effetto sulla terra sottostante. A quanto pare, si trovava sopra una superficie costruita, ma da sopra, non vedeva nulla.

Si sparse la voce, e un maestro di una scuola locale, ben presto offrì il suo giovane figlio, Joshua, per scendere giù nel foro con una candela. Cavolo, rischiare la vita del proprio figlio per vedere una caverna inesplorata sarebbe da pazzi. Per fortuna, Joshua se l'è cavata, e ciò che vide in quel sotterraneo era qualcosa di mozzafiato.

Quando Joshua è stato tirato fuori, ha descritto delle stanze piene di centinaia di migliaia di conchiglie accuratamente sistemate.

margate shell
© kotomi
Inutile dire che gli adulti erano un po' scettici, ma quando il foro è stato ampliato e videro il tutti, rimasero storditi. C'era un passaggio, una rotonda, ed una camera con un altare, e tutte le stanze erano decorate da un mosaico di conchiglie.

Il padre di Joshua, il maestro di scuola, ha subito pensato al beneficio finanziario che questo posto avrebbe potuto avere. Ha subito comprato la terra e ha cominciato a rinnovare la grotta, rendendola adatta per i visitatori. Due anni più tardi, nel 1837, la Shell Grotto Margate è stata aperta al pubblico per la prima volta. E aveva ragione, la grotta è una meta molto gradita ai visitatori ancora oggi. Attualmente c'è anche un museo, un negozio di souvenir ed una caffetteria per ristorarsi.

Ma c'è ancora una questione importante da risolvere: chi ha costruito questo, e perché?

Con tutte queste conchiglie così disposte con cura, è chiaro che qualcuno ha speso un sacco di tempo - e denaro - in questa creazione. I gusci hanno disegni a forma di sole e stelle, i soffitti sono a volta e c'è un altare, sicuramente si tratterà di qualcosa di religioso. Ma non si sa per certo, e nessuno ha la certezza di quando il tutto sia stato edificato.

Alcune teorie affermano che potrebbe essere nata 3.000 anni fa. Alcuni pensano che è stato creato nel 1700 da un aristrocratico. Altri pensano che potrebbe essere stato usato come un calendario astrologico, oppure un qualcosa collegata alla massoneria o ai Cavalieri Templari. Ancora, altri sostengono che potrebbe collegarsi ad una cultura messicana che ha vissuto circa 12.000 anni fa.

Le Grotte Shell erano in realtà molto popolare in Europa nel 1700 tra i ricchi.

C'è solo un problema: la posizione della grotta era su terreni agricoli, e che la terra non ha mai fatto parte di una grande tenuta. Le persone erano sempre pensierose su questo punto tanto che nel 1930, la gente ha tenuto sedute spiritiche, nella speranza di contattare gli spiriti di chi ha costruito il tutto.

Top Secret

Flashback Caso Moro - morire di Gladio

Aldo Moro


Quella del gladiatore G.71 è una storia scomoda, per anni tenuta sotto silenzio. Una storia tipicamente italiana, fatta di spie, imprevedibili retroscena, rivelazioni importanti e supportate da documenti. Una vicenda talmente scomoda che anche quando, per frammenti, è arrivata sulle pagine di alcuni giornali nazionali, non ha causato alcun sommovimento politico: il solito muro di gomma l'ha fatta tornare nell'ombra.

E' la storia di Antonino Arconte, 47 anni di Cabras, che fin dal 1997 ha affidato al web il racconto della sua vita all'interno dell'organizzazione Gladio. Agente di una struttura militare segreta facente capo al Sid, Arconte è stato protagonista di operazioni che si sono svolte in mezzo mondo: dal Vietnam alla Russia, dalla Cecoslovacchia al Libano, dagli Stati Uniti all'Africa. Dalla sua testimonianza è emersa una struttura profondamente diversa da quella svelata in Parlamento da Giulio Andreotti il 2 agosto del 1990: non una rete ideata per fronteggiare una possibile invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia (la "Stay Behind"), ma una struttura informativa e operativa che agiva esclusivamente all'estero. La storia ha cominciato a emergere dall'ombra lentamente e a fatica. L'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella, rispondendo a un'interrogazione del senatore di Rifondazione Giovanni Russo Spena sulla struttura supersegreta alla quale apparteneva Arconte, si è limitato a rispondere burocraticamente: «Dagli atti del Servizio non sono emerse evidenze in ordine a...». Risposta assolutamente insoddisfacente.

Ma il racconto di Arconte non si ferma qui e qualche mese più avanti infittisce di nuovi particolari alcuni dei misteri italiani. Il "caso Moro" in particolare. G.71 ha infatti svelato che, nel marzo del 1978, venne inviato in missione in Libano per consegnare un documento al gladiatore G.219. Si trattava del colonnello Mario Ferraro, passato poi al Sismi, morto misteriosamente nel luglio del 1995, «suicidato», come si dice in gergo militare, visto che è stato ritrovato impiccato alla maniglia della porta del bagno benché fosse alto 1 metro e 90. Nel documento "a distruzione immediata" (Arconte non ha mai distrutto il documento e lo ha esibito alla magistratura inquirente, dalla quale attendiamo ancora un giudizio certo sull'autenticità) viene ordinato di «cercare contatti con gruppi del terrorismo mediorientale, al fine di ottenere collaborazione e informazioni utili alla liberazione dell'onorevole Aldo Moro». L'aspetto inquietante di questa missione è che il documento è datato 2 marzo 1978. Cioé 14 giorni prima del rapimento del presidente della Dc. Qualcuno, quindi, sapeva che Moro sarebbe stato rapito.



Gladio & Centurie


Facciamo qualche passo indietro. Gladio è il nome dato in Italia ad una struttura segreta, collegata con la Nato e istituita nel dopoguerra con la denominazione "Stay Behind" (stare indietro), che aveva il compito di attivare una resistenza armata in caso di invasione sovietica. L'esistenza di questa struttura segreta venne scoperta nel 1990 e successivamente confermata pubblicamente, nel febbraio del 1991, dall'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

Secondo quanto riferito in quell'anno dall'ex primo ministro italiano, la Gladio "Stay Behind" sarebbe stata composta da 622 membri civili i quali avevano il compito di svolgere operazioni dentro il territorio nazionale riguardanti attività informative a carattere difensivo e sotto le direttive della Nato. Quella che racconta Antonino Arconte nel suo memoriale, invece, è tutta un'altra storia. Accanto alla cosiddetta Gladio "civile", infatti, sarebbe stata istituita nel nostro Paese una struttura armata dei servizi segreti militari, tenuta per 50 anni nascosta, che avrebbe operato al di là dei confini italiani attraverso un'attività regolata da direttive nazionali e non dalla Nato. Nel memoriale, Arconte spiega che Gladio era in realtà divisa in tre centurie.
«La Prima Centuria era chiamata Aquile, erano cioé aviatori, alcuni paracadutisti della Folgore - scrive Arconte - la Seconda Centuria era chiamata Lupi, io appartenevo a questa, composta da quelli provenienti dalla Marina e dall'Esercito. Poi c'era la Terza Centuria detta Colombe. Non era composta da militari ma da civili, anche donne, che dovevano fare da supporto per le informazioni».
Per conto dello Stato italiano, il "gladiatore" G-71 avrebbe partecipato a diverse operazioni estere: dalle repubbliche dell'Est comunista al Nord Africa, dal Sahara spagnolo al Vietnam. Arconte rivela, tra l'altro, del ruolo svolto dai nostri agenti segreti armati in Maghreb per la destituzione del presidente Burghiba. G-71 racconta anche di aver ricevuto un riconoscimento formale da parte di Bettino Craxi il quale lo avrebbe invitato, come si evincerebbe da documenti, a tacere per il bene del Paese. L'attività di questa Gladio si svolgeva presso il ministero della Difesa, direzione generale Stay Behind-personale militare della Marina e la mobilitazione dei gladiatori avveniva tramite Consubin (comando subaquei incursori di La Spezia). Un'attività segreta così come quella degli Ossi (operatori speciali servizio informazioni, alle dipendenze di Gladio) che operavano armati e i cui compiti sono stati ritenuti "eversivi dell'ordine costituzionale" da due pronunciamenti della magistratura.

Commenta: SOTT Talk Radio #91: Gli Eserciti Segreti della NATO in Europa - Intervista con Daniele Ganser


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Cinque scoperte archeologiche che ci ha regalato il 2015

Palmira
© Rafael Medina - FlickrSito archeologico di Palmira, Siria
Che, comunque, non ci fanno dimenticare che anno duro sia stato il 2015 per la cultura e per il patrimonio archeologico mondiale.

Il 2015 è stato un annus horribilis per l'archeologia. Impotenti e sconvolti, tutti abbiamo assistito alle distruzioni sistematiche di tesori inestimabili, testimonianze di antiche civiltà contro le quali nulla aveva potuto l'usura del tempo; fino a quando non è intervenuta la furia distruttrice della stupidità che questa volta si chiama ISIS.

Abbiamo visto l'idiozia distruggere le statue e i bassorilievi (alcuni risalivano ad oltre 3000 anni fa) nel museo di Mossul e le mura di Ninive, in Iraq. Poco tempo dopo, un altro sito archeologico assiro, nel nord dell'Iraq, veniva completamente raso al suolo: lo scorso aprile è stato proprio il sedicente stato islamico a diffondere il video della distruzione di Nimrud.

Poi la ferita più grande, d'estate, con la distruzione di Palmira, in Siria, la sposa del deserto: quello che non hanno potuto le esplosioni con le quali i templi sono saltati in aria, lo hanno fatto i saccheggi, con i reperti che - c'è da scommetterci - sono finiti immediatamente sul mercato nero. Le vestigia del magnifico passato del Medio Oriente sono morte così, assieme all'ultraottantenne Khaled al Assad, l'archeologo che per oltre quarant'anni è stato direttore del sito archeologico della città di Palmira: ucciso da un gruppo di jihadisti per non aver voluto rivelare dove si trovavano alcune antiche opere d'arte, il corpo decapitato esposto al pubblico.

D'altronde è la barbarie della guerra, la stessa che brucia i libri; non è la prima volta che accade, anche se non è vietato sognare che sia l'ultima. Troppo facile pescare qualche episodio del passato, anche recente e anche europeo, per ricordarci che la guerra non rispetta gli esseri umani, figuriamoci la cultura e le culture.

A dispetto di questa mesta premessa iniziale, comunque, l'annus horribilis ci ha regalato anche qualche sorpresa, a conferma del fatto che c'è ancora molto da conoscere ed esplorare non soltanto nello spazio e nel futuro ma anche nel nostro passato, tra le rughe della vecchia Terra. Ecco alcune tra le scoperte più interessanti del 2015 e, probabilmente, del tutto inattese.

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Nelle profondità dell' Iraq sono nascosti i segreti del maestoso passato dei Sumeri e dell'umanità

Iraq
Da quando si è cominciato a scavare nel territorio dell'Iraq, gli archeologi hanno scoperto sempre più elementi sull'antica civiltà dei Sumeri, portando numerosi elementi che potrebbero offrire indizi sul passato dell'umanità. Eppure, meno del 1% è stato finora portato alla luce. Una prossima campagna di scavi potrebbe portare nuovi importanti elementi per aiutare a ricostruire il passato remoto della civiltà umana. L'odierno Iraq si trova nel territorio dove tutto è cominciato, nella cosiddetta 'culla della civiltà'. Tanto basta per immaginare la ricchezza di storia conservata tra le rovine che non sono state ancora scavate e che potrebbero offrire elementi preziosi sul passato dell'umanità.

"Meno dell'1 per cento in Iraq è stato scavato e studiato", rivela il dottor Robert Killick, archeologo britannico che ha lavorato in Iraq per oltre un decennio e poi nel resto della regione per altri due decenni. "Le informazioni principali sulla verità del passato del genere umano sono ancora nascoste sotto il paesaggio dell'Iraq, specialmente nei resti di antiche città, borghi e cascine".

"Contrariamente a quanto la gente crede sullo stato attuale dell'Iraq, la maggior parte dei siti antichi non è stato affatto distrutto dalla recente guerra", continua Killick.

Ed è per questo che l'archeologo britannico farà tappa in Iraq l'inverno prossimo per dare inizio ad una campagna di scavi composta da un team di archeologi inglesi e iracheni, come rivela The National. La nuova missione riprende un lavoro durato quasi due decenni, interrotto poi a causa della guerra, delle sanzioni internazionali e dalla instabilità politica. Uno dei siti individuati più interessanti è quello di Tell Khaibar, a circa 20 km dall'antica città di Ur, nei pressi di Nassiriya, nella provincia di Thi Qar. E qui, nel sud dell'Iraq, che la civiltà ha avuto inizio più di 5 mila anni fa.

i summeri in Iraq
Ur è uno dei più importanti siti archeologi dell'Iraq. Si trova nella regione dove i Sumeri hanno vissuto, inaugurando la vita urbana e l'utilizzo della scrittura cuneiforme per far fronte a tutte le esigenze amministrative e pratiche del tempo. Secondo la Bibbia, Ur sarebbe stato anche il luogo di origine di Abramo, il capostipite delle tre religioni del libro, Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Dalle ceramiche raccolte in superficie, i ricercatori ritengono che la gente ha vissuto a Tell Khaibar per più di 3 mila anni, dal 5000 al 2000 a.C. Si pensa che la città conobbe un così lungo periodo di prosperità grazie alla sua posizione geografica, vicino a quello che era la riva occidentale del fiume Eufrate.

"Abbiamo scelto Tell Khaibar perché i resti archeologi sembrano intatti e non sono stati manomessi dai saccheggiatori", spiega Killick. "Le immagini satellitari mostrano la presenza di grandi edifici pubblici rettangolari sui due tumuli principali dell'insediamento, forse palazzi reali ed edifici amministrativi della città. La loro presenza conferma l'importanza di Tell Khaibar nell'antichità".

Question

L'Enigma della 'Piana delle Giare'

plain of jars
Migliaia di enormi giare giganti di pietra sono sparse per la pianura di Khouang Xien, nel Laos, formando una delle collezioni archeologiche più bizzarre ed enigmatiche del pianeta, con formazioni che vanno dal singolo vaso a raggruppamenti di diverse centinaia.
Spesso definita come la versione Sud-Est asiatica di Stonehenge, la Piana delle Giare non smette di affascinare e interrogare archeologi e scienziati fin dalla sua scoperta nel 1930. «La Piana delle Giare è uno dei più grandi misteri archeologici del mondo», spiega il dottor Dougald O'Reilly della School of Archaeology and Anthropology, Australia. «Sorprendentemente è stata condotta poca ricerca sul posto, a causa di conflitti nella regione. La zona dei vasi megalitici è ancora disseminata di ordigni inesplosi».

Tra il 1953 e il 1973, infatti, nel Laos è stato combattuto un conflitto che coinvolse diverse fazioni dell'aristocrazia del Laos, che già dalla fine del XVII secolo si contendevano il controllo del potere. Fu conosciuta anche come Guerra Segreta, per il ruolo che vi ebbero gli Stati Uniti, costretti ad agire nell'ombra nel Laos dopo che la Conferenza di Ginevra del 1954 ne sancì l'indipendenza e ne dichiarò la neutralità nel vicino conflitto vietnamita.

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Il mistero dell'isola del tesoro di Oak Island si infittisce: ritrovata un'antica spada romana

oak island
L'Isola di Oak Island, è un'isola della contea di Lunenberg nel sud della regione della Nuova Scozia in Canada. Ha le dimensioni di 140 acri (57 ha) e si eleva per 11 m sopra il livello del mare. E' una delle 360 isole della baia di Mahone. L'isola è di proprietà privata e richiede un permesso per essere visitata.

L'isola è famosa per la fossa molto profonda che fu trovata sull'isola e che ha dato luogo ad una lunga e infruttuosa caccia al tesoro.Si ritiene che il fosso sia un condotto a delle caverne sotterranee e che esso contenga un tesoro, per alcuni quello dei templari o una misteriosa tomba oppure uno scrigno di piombo contenente l'Arca dell'alleanza. Il fosso sembra caratterizzato da piani, disposti ogni tre metri, costituiti da tronchi e pietre.

La storia del pozzo affonda le radici in racconti che riconducono al 1795 i primi tentativi di scavo, quando il giovane Daniel McGinnis (1777-1862), mentre passeggiava, viene incuriosito da una depressione del terreno situata vicino ad una vecchia quercia, tra i rami della quale spiccava un palanco, una sorta di carrucola usata anche sulle navi.


Comet 2

Batterio antenato della peste bubbonica trovato in una pulce di 20 milioni di anni fa

pulce fossile peste 20 milioni anni
© George Poinar Jr/Oregon State Univ.
Un gruppo di scienziati americani ha scoperto una pulce fossile che contiene un batterio che potrebbe rappresentare un antico ceppo di peste bubbonica.

La pulce, intrappolata nell'ambra, è stata rinvenuta nella Repubblica Dominicana. I paleontologi non sono stati ancora in grado di identificare con certezza l'identità del batterio, risalente a 20 milioni di anni fa, che si trovava sulla proboscide della pulce. Tuttavia, le dimensioni, la forma e la sua posizione suggeriscono che potrebbe trattarsi effettivamente di un parente dello Yersinia pestis. Le analisi hanno infatti rivelato che il coccobacillus fossilizzato ha una forma che, tra i batteri patogeni trasportati dalle pulci moderne, hanno solo quelli della peste bubbonica.

"Oltre alle caratteristiche fisiche - aggiunge George Poinar della Oregon State University, prima firma dello studio comparso sul Journal of Medical Entomology - la localizzazione, anche nel retto della pulce, è caratteristica dei moderni batteri della peste". La posizione particolare del batterio fa pensare che questo sia passato alla pulce dopo che questa si era nutrita di un animale infetto, probabilmente un'antica specie di roditori.