Palmira
© Rafael Medina - Flickr
Sito archeologico di Palmira, Siria
Che, comunque, non ci fanno dimenticare che anno duro sia stato il 2015 per la cultura e per il patrimonio archeologico mondiale.

Il 2015 è stato un annus horribilis per l'archeologia. Impotenti e sconvolti, tutti abbiamo assistito alle distruzioni sistematiche di tesori inestimabili, testimonianze di antiche civiltà contro le quali nulla aveva potuto l'usura del tempo; fino a quando non è intervenuta la furia distruttrice della stupidità che questa volta si chiama ISIS.

Abbiamo visto l'idiozia distruggere le statue e i bassorilievi (alcuni risalivano ad oltre 3000 anni fa) nel museo di Mossul e le mura di Ninive, in Iraq. Poco tempo dopo, un altro sito archeologico assiro, nel nord dell'Iraq, veniva completamente raso al suolo: lo scorso aprile è stato proprio il sedicente stato islamico a diffondere il video della distruzione di Nimrud.

Poi la ferita più grande, d'estate, con la distruzione di Palmira, in Siria, la sposa del deserto: quello che non hanno potuto le esplosioni con le quali i templi sono saltati in aria, lo hanno fatto i saccheggi, con i reperti che - c'è da scommetterci - sono finiti immediatamente sul mercato nero. Le vestigia del magnifico passato del Medio Oriente sono morte così, assieme all'ultraottantenne Khaled al Assad, l'archeologo che per oltre quarant'anni è stato direttore del sito archeologico della città di Palmira: ucciso da un gruppo di jihadisti per non aver voluto rivelare dove si trovavano alcune antiche opere d'arte, il corpo decapitato esposto al pubblico.

D'altronde è la barbarie della guerra, la stessa che brucia i libri; non è la prima volta che accade, anche se non è vietato sognare che sia l'ultima. Troppo facile pescare qualche episodio del passato, anche recente e anche europeo, per ricordarci che la guerra non rispetta gli esseri umani, figuriamoci la cultura e le culture.

A dispetto di questa mesta premessa iniziale, comunque, l'annus horribilis ci ha regalato anche qualche sorpresa, a conferma del fatto che c'è ancora molto da conoscere ed esplorare non soltanto nello spazio e nel futuro ma anche nel nostro passato, tra le rughe della vecchia Terra. Ecco alcune tra le scoperte più interessanti del 2015 e, probabilmente, del tutto inattese.

Un ominide che non conoscevano

Homo Naledi - mani
© Elife
Homo Naledi
Anche se gli studi su Homo Naledi sono soltanto all'inizio, non c'è dubbio sul fatto che il primo posto lo meriti lui: questa specie sconosciuta appartenente al genere Homo promette di obbligarci a ridisegnare l'albero genealogico dei nostri "antenati". I suoi resti, consistenti in oltre 1.500 frammenti attribuibili ad una quindicina di individui di età varie, sono stati ritrovati in un ambiente a circa 90 metri di profondità, dall'accesso decisamente proibitivo, in un sito archeologico sudafricano. Per il momento, gli scienziati che hanno rinvenuto i resti hanno spiegato che l'Homo naledi doveva presentare un insolito mix di caratteristiche tra il moderno e il primitivo: ma saranno necessarie ulteriori indagini per stabilire l'età precisa dei reperti.

La civiltà perduta dell'Honduras

Cosa c'è di più affascinante di scoprire una specie di ominide sconosciuta? Sicuramente scoprire una civiltà sconosciuta! Esattamente come è accaduto agli archeologi americani che, nel cuore della foresta equatoriale honduregna, hanno individuato i resti di una città perduta riconducibile a delle genti di cui non esiste traccia nella storia. D'altronde, la magia dell'archeologia sta proprio nel riuscire a dar voce a fatti e persone che non hanno lasciato testimonianze scritte di sé.

Prima grazie alla tecnologia per il telerilevamento LiDAR, poi con ricognizioni sul posto, sta tornando alla luce una città fiorita verosimilmente tra il 1000 e il 1400 d. C. e successivamente abbandonata per ragioni ignote, nascosta dalla vegetazione più lussureggiante per oltre 600 anni, in un'area dove probabilmente nessun uomo ha più messo piede da allora. Tra i manufatti più interessanti sono stati ritrovati seggi cerimoniali in pietra, coppe con decorazioni zoomorfe e un "giaguaro mannaro", una figura combinante le fattezze umane con quelle animali, probabilmente il segnale di culti religiosi riconducibili all'ambito dello sciamanesimo.

Ancora segreti tra le Piramidi

Sarcofago Tutankhamon
© Wikimedia Commons
Stanza del sarcofago di Tutankhamon
Un universo che non smetterà mai di stupirci è quello dell'Antico Egitto: quest'anno ci siamo resi conto che di misteri da svelare ce ne sono ancora tantissimi, anche nei siti che maggiormente ci sembrava di conoscere. Tra le piramidi di Giza, ad esempio, una scansione termica ha recentemente rivelato un'anomalia nella piramide di Cheope: potrebbe trattarsi di una stanza che fino ad oggi era sfuggita agli archeologi.

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