Il percorso di studio e ricerca incentrato su iCub, si inquadra nel progetto CHRIS fondato dal Programma dei sistemi cognitivi e della robotica della Commissione Europea.
"La prima abilità che il robot deve imparare - afferma il Prof. Sandini - è come controllare il suo corpo, esplorando le sue mani, il suo mondo. La parte più difficile per lui è riconoscere la propria mano, distinguerla dal movimento che ha attorno. Una volta che capisce dove iniziano e dove finiscono le proprie membra, allora iCub può iniziare a usarle"
Finora sono stati costruiti venti di questi esemplari, molti dei quali sono inviati in altri centri di ricerca dislocati in tutto il mondo, per imparare compiti diversi, un po' come si farebbe con un adolescente a cui si vuole impartire un'educazione multi-culturale.
Giorgio Metta, mentore dell'iCub originale (l'esemplare rimasto in Italia) e ricercatore Senior dell'IIT oltre che professore associato all'Università di Genova, racconta che il suo modello è da poco entrato in una fase nuova di sviluppo, reagendo alle voci e costruendo al suo interno una memoria delle cose e degli oggetti che incontra. In pratica osserva ciò che viene sottoposto alla sua attenzione, ne fotografa i particolari, la forma, il colore e impara a riconoscere gli oggetti fra gli altri in un secondo momento.
"E quando l'iCub commette un errore, è in grado di cambiare istantaneamente la sua programmazione nel tentativo di rimediare. Ciò che lo differenzia da un umano in fase di apprendistato, è la capacità di ripetere la stessa azione senza mai stancarsi o annoiarsi, fino a quando non avrà ottenuto il risultato desiderato"commenta Metta.















Commenta: Resta da chiedersi perché non ci siano più andati e perché ad oggi è così difficile tornarci. Cos'è cambiato? Prova a leggere Earth Changes and the Human-Cosmic Connection (The Secret History of the World Book 3)