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mar, 01 dic 2020
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Spettacolare allineamento di pianeti: la danza di 5 corpi celesti visibile a occhio nudo

allineamento 20 gennaio

Ancora spettacolo in cielo. Dal 20 gennaio e fino al 20 febbraio potremmo ammirare un suggestivo allineamento di pianeti visibili a occhio nudo. Mercurio, Venere, Saturno, Marte, Giove e si troveranno sulla stessa linea immaginaria.


Un evento raro ma non unico. L'ultima volta risale al 2005. Di certo sarà uno spettacolo da non perdere, visto che non occorreranno particolari strumenti ma basterà trovarsi in un luogo buio, al riparo da fonti di inquinamento luminoso.

Secondo Alan Duffy, ricercarore della Swinburne University di Melbourne, ha detto questo allineamento è "essenzialmente un capriccio" dell'universo. Tutti i pianeti siedono su una superficie piana, ma hanno cicli annuali differenti. Per questo è un evento a cui vale la pena assistere.

Cosa vedremo dal 20 gennaio? Mercurio, Venere, Saturno, Marte, Giove appariranno in quest'ordine da sinistra a destra. Il primo a sorgere sarà Giove, seguito in successione dagli altri pianeti.

La mappa mostra il cielo del 20 gennaio alle ore 6 del mattino:

pianeti 6

Galaxy

Nuovo pianeta nel Sistema Solare, tutto quello che c'è da sapere

Pianeta Nove
© Caltech/R. Hurt (IPAC)
E' situato al confine del nostro Sistema Solare e siamo sicuri che da qui in avanti farà molto parlare di se. Stiamo ovviamente parlando del nuovo pianeta scoperto dal California Institute of Technology dopo ricerche andate avanti per anni. Si trova ad una distanza di circa 600 volte quella che ci separa dal Sole e per ora è stato battezzato con il nome di Pianeta Nove. Intanto iniziano ad arrivare le prime indiscrezioni circa la scoperta del pianeta misterioso; data la sua ragguardevole distanza è stato infatti scoperto studiando le perturbazioni gravitazionali prodotte dai pianeti immediatamente vicini, di più piccole dimensioni (come ad esempio Nettuno), ma non è chiara, al momento, la dinamica di questa situzione.

C'è da dire, tuttavia, che se confermata questa scoperta sarà il coronamento di una straordinaria impresa che gli astromonomi stanno inseguendo con caparbietà da secoli, ovvero la scoperta del misterioso pianeta X. "Per la prima volta in 150 anni abbiamo una testimonianza reale che il senso planetario del Sistema Solare è incompleto", rivela Konstantin Batygin, fautore della scoperta. Per scoprire questo nuovo pianeta gli scienziati hanno studiato il movimento di alcuni oggetti presenti nel Sistema Solare, seppur situati a distanze siderevoli da quest'ultimo. Pianeta Nove ha una massa 5.000 volte più grande di quella di Plutone, anche se ad ora è un mistero il luogo di provenienza e soprattutto come è nato. Dovrebbe però trattarsi di un pianeta gigante così come lo sono Giove, Saturno, Urano e Nettuno, ma occorreranno nuove ricerche per rispondere alle tante, innumerevoli domande.

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Rose

Il primo fiore sbocciato nello Spazio saluta il sole, è una le zinnia arancione

zinnia arancione
© twitter

Sulla Stazione Spaziale Internazionale, gli scienziati hanno deciso di dar vita ad un progetto che consentisse di studiare la capacità delle piante di vivere in condizioni di microgravità. Il progetto offre agli astronauti anche la possibilità di potersi dedicare ad un hobby molto comune sulla Terra: il giardinaggio.


L'impianto di coltivazione Veggie è stato installato ai primi di maggio ed ha permesso di coltivare sia la lattuga romana che le zinnie. Questa ricerca è fondamentale per i futuri viaggi su Marte, per poter così comprendere quali prodotti possono essere coltivati e consumati sul Pianeta Rosso. Scott Kelly lo sa molto bene, che dalla Stazione Spaziale Internazionale twitta, l'immagine dei fiori appena sbocciati. L'astronauta, che sta ottenendo diversi successi nella coltivazione di queste piante, ha preso il posto di Kjell Lindgren nella sperimentazione, che è tornato sulla Terra lo scorso dicembre.

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I bellissimi fiori spaziali. Le zinnie non sono state scelte per la loro bellezza, ma per la loro somiglianza ai pomodori rossi. Questo particolare fiore però necessità di caratteristiche ambientali molto diverse da quelle della lattuga. Non solo, ma le zinnie hanno tempi di fioritura molto più lunghi. Infatti, la loro crescita varia dai 60 agli 80 giorni.

Nonostante alcuni insuccessi iniziali che hanno portato alla creazione di muffe sulle foglie, le zinnie sono finalmente fiorite. La Nasa punta a studiare anche la coltivazione di altri tipi di piante nelle prossime missioni, tra queste: il cavolo cinese, i pomodori nani e un altro gruppo di lattuga rossa romana. Gli scienziati stanno anche studiando le proprietà della luce e come questa possa influenzare i processi di crescita delle piante. Le fasi di crescita della pianta sono riportate passo dopo passo su Twitter da Scott Kelly.

Satellite

Lanciato il satellite Jason-3: nello Spazio un nuovo "occhio" sugli oceani per misurare i cambiamenti climatici

satellite jason
Dallo spazio un nuovo 'guardiano' degli oceani sta per aprire i suoi occhi sulla Terra per monitorare il cambiamento climatico: è il satellite della missione oceanografica Jason-3, coordinata dall'Agenzia statunitense per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) in collaborazione con la Nasa, l'Agenzia spaziale francese (Cnes) e l'Organizzazione europea per lo sfruttamento dei satelliti meteorologici (Eumetsat).

Quando sarà pienamente operativo, il nuovo satellite sarà capace di misurare con estrema precisione l'innalzamento del livello dei mari, coprendo il 95% delle acque mondiali libere da ghiaccio in appena 10 giorni. In questo modo sarà più facile monitorare il cambiamento climatico indotto dall'uomo e sarà possibile avere previsioni più accurate sia per quanto riguarda gli oceani che il meteo. Lo strumento chiave per questa missione è l'altimetro a doppia frequenza Poseidon-3B, sviluppato nel sito Thales Alenia Space di Tolosa, in Francia.

Il satellite Jason-3, realizzato da Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica) in qualità di primo contraente, è stato lanciato con successo domenica alle 19:42 (ora italiana) dalla base californiana di Vandenberg, con un razzo Falcon 9 della Space X. Il satellite è dapprima entrato in orbita 25 chilometri sotto il suo 'gemello' Jason-2, poi si è lentamente spostato per raggiungerlo a quota 1.300 chilometri: qui i due satelliti voleranno in formazione, a due minuti di distanza l'uno dall'altro, per dare vita ad una serie di misurazioni che permetteranno nei prossimi sei mesi di calibrare gli strumenti di Jason-3.

Galaxy

Scoperto nuovo buco nero al centro della Via Lattea

black hole
© nasa
Oltre a Sagittarius A*, con una massa 4 milioni di volte quella del Sole, esiste un altro buco nero al centro della nostra galassia. Il nuovo buco nero è stato scoperto per caso da Tomoharu Oka, della Keio University, ed è stato descritto su "Astrophysical Journal Letters".

E' noto da tempo che al centro della Via Lattea esiste un enorme buco nero supermassiccio attorno al quale ruotano tutte le stelle della galassia. La forza di gravità di questo buco nero attira a sé stelle e nubi di polveri e gas: analizzando una di queste nubi (CO-0.40-0.22) i ricercatori giapponesi hanno casualmente scoperto che i gas seguono traiettorie insolite e sembrano essere accelerati da una qualche forza.

Dalle simulazioni è successivamente emerso che l'unica spiegazione per questa anomalia sarebbe la presenza di un altro buco nero, con una massa 100.000 volte quella del Sole: apparterrebbe quindi a una tipologia "intermedia", compresa tra 100 e 100.000 volte la massa del Sole, da lungo tempo ipotizzata.

Rocket

La Russia riceverà una navicella spaziale a propulsione nucleare entro il 2025

ROSATOM
© Twitter

Nell'ambito del progetto è già stato creato un design unico dell'elemento combustibile in grado di lavorare a temperature elevate, con un grande gradiente di temperatura e ad alte concentrazioni di radiazioni.


Secondo quanto pianificato, la navicella spaziale a propulsione nucleare deve essere costruita e preparata per il test di volo entro il 2025; i corrispondenti lavori sono stati inclusi nella bozza del programma federale spaziale per gli anni dal 2016 al 2025, scrive il quotidiano "Izvestia".

Nell'ambito del programma sull'esplorazione spaziale è prevista la costruzione di un veicolo spaziale entro il 2025, scrivere "Izvestia". Tuttavia il programma federale spaziale non prevede operazioni di lancio fino a quella data.
"Tutti i lavori per la creazione dei propulsori nucleari vanno secondo il calendario. Possiamo con certezza dire che i lavori saranno completati entro i termini fissati nel programma," — il giornale riporta le parole del direttore del progetto del dipartimento Comunicazioni della società statale "Rosatom" Andrey Ivanov.
Ha chiarito che è già stato creato un design unico dell'elemento combustibile in grado di lavorare a temperature elevate, con un grande gradiente di temperatura e ad alte concentrazioni di radiazioni. Inoltre sono stati completati con successo i test tecnologici sul reattore della navicella. In queste prove il reattore è stato sottoposto ad una pressione elevata e sono state eseguite misurazioni in 3D delle parti metalliche e delle saldature, Ivanov ha raccontato al giornale.

Gear

Progettati PALLONI FOTOVOLTAICI da costruire sopra le nuvole.

palloni fotovoltaici
In campo fotovoltaico si sta lavorando a speciali palloni aerostatici che possano catturare i raggi del Sole sopra le nuvole, producendo energia pulita giorno e notte grazie anche all'ausilio di una cella a combustibile. L'idea consiste nel montare i moduli fotovoltaici su palloni fluttuanti a circa 6 chilometri di altitudine, dove le radiazioni solari sono più dirette e le formazioni nuvolose quasi totalmente assenti.

In questo modo i ricercatori stimano che sia possibile generare una quantità di corrente elettrica tre volte superiore a quella ottenibile con i pannelli posizionati al suolo. Per garantire la produzione di elettricità 24 ore al giorno si è ha pensato di utilizzare l'idrogeno come vettore energetico: una cella a combustibile sfrutta l'energia in eccesso durante il giorno per scindere l'acqua (contenuta al suo interno) in idrogeno e ossigeno (elettrolisi).

L'idrogeno viene poi immagazzinato nel pallone fino all'arrivo dell'oscurità, quando reagisce nuovamente con l'ossigeno atmosferico e con un processo inverso genera acqua ed elettricità. L'energia in eccesso viene immagazzinata soffiando idrogeno nel pallone. Durante la notte l'idrogeno rientra nel circolo per produrre corrente elettrica. I palloni fotovoltaici sono ancora in fase di progettazione, ma si prevede di costruire i primi prototipi funzionanti entro i prossimi due anni. Il problema da risolvere sarà costituito dalla necessità di costruire speciali cavi di collegamento, molto lunghi e capaci di convogliare l'energia prodotta in quota fino a terra.



Stock Up

Scienziati sicuri, entro il 2030 Russia può produrre energia pulita al 100%

pannello solare
© Fotolia/ svitekd


L'introduzione di un sistema energetico funzionante esclusivamente con fonti rinnovabili permetterà alla Russia di ridurre del 20% il costo dell'energia elettrica di diventare uno dei Paesi leader nella competitività industriale, ritengono alcuni ricercatori finlandesi.


I ricercatori dell'Università di Tecnologie di Lappeenranta (Finlandia) hanno elaborato un modello per il sistema energetico della Russia e dei Paesi dell'Asia centrale funzionante esclusivamente su fonti rinnovabili, riferisce la rivista "International Business Times".

I ricercatori universitari finlandesi suggeriscono che tale sistema possa funzionare con energia solare, geotermica ed eolica (60% dell'energia totale), idrica e biomasse. La capacità complessiva del sistema ammonta a 550 gigawatts che, secondo il modello, è un valore superiore di 162 gigawatt rispetto a quello prodotto dall'attuale sistema energetico.

"Crediamo che questo sia il primo modello nella storia basato al 100% su fonti rinnovabili, sviluppato per la Russia e l'Asia centrale. Dimostra che la Russia potrebbe diventare una delle regioni più competitive al mondo a livello energetico", — la rivista cita uno degli autori della ricerca, lo scienziato Christian Breyer.

Secondo gli esperti, la conversione al 100% del sistema in energia pulita entro il 2030 è un obiettivo più che abbordabile. Inoltre, il sistema è meno costoso degli analoghi basati sul nucleare o sui combustibili fossili: la sua attuazione ridurrà i costi del 20%.

Newspaper

Il ponte di ghiaccio più lungo del mondo

pontye ghiaccio


Tra il 28 dicembre e il 13 febbraio un gruppo 150 persone tra studenti e volontari costruirà a Juuka, in Finlandia, il ponte di ghiaccio più ampio del mondo: lungo 65 metri e largo 16, sarà in grado di reggere il passaggio di veicoli di due tonnellate.


Un "da Vinci" in scala ridotta. Il progetto Da Vinci's Bridge in Ice è coordinato dall'Eindhoven University of Technology (Paesi Bassi): per edificarlo verranno utilizzate 816 tonnellate di pykrete, un materiale composito costituito da una miscela di ghiaccio (86%) e fibre di legno (14%). La combinazione verrà spruzzata su un gigantesco ponte gonfiabile del peso di 1600 chili, che fungerà da stampo e che verrà successivamente rimosso.

Il design dell'opera si ispira a un progetto (mai realizzato) di Leonardo da Vinci, che nel 1502, su richiesta del sultano dell'Impero ottomano Bayezid II, disegnò un ponte destinato a congiungere le due sponde del Bosforo tra la Punta del Serraglio e Pera, nei pressi di Istanbul.

Attrazione turistica, ma non solo. Oltre a sciogliersi più lentamente del ghiaccio puro, il pykrete presenta resistenza e tenacità simili al calcestruzzo. Ecco perché, una volta terminato, il ponte di Juuka riuscirà a sostenere il via vai di turisti e, a fini dimostrativi, il transito di qualche automezzo. La costruzione si scioglierà con l'arrivo della primavera e la fibra di cellulosa sarà riciclata.

Per l'università olandese è la terza impresa di questo genere, che fa seguito alla realizzazione in scala ridotta della Sagrada Familia e di una cupola gigante, il Pykrete Dome. Gli esperimenti hanno lo scopo di studiare le potenzialità del ghiaccio come materiale edilizio.

Gear

Emula il sonar dei delfini per sentire oggetti in acqua

guanto sonar
IrukaTact è un guanto che fornisce un feedback tattile permettendo di "sentire" a distanza oggetti sott'acqua. Il prototipo è stato sviluppato dalla "scanzonata" art technologist Aisen Carolina Chacin e Takeshi Ozu, ricercatori della Tsukuba University, che si sono ispirati ai delfini (iruka è la parola giapponese per delfino) e al sistema di ecolocalizzazione che utilizzano per orientarsi nel loro habitat naturale.


Il sonar dei delfini


Una volta indossato, il guanto offre la percezione tattile di oggetti poco distanti dalle mani (per ora solo circa 60 cm), semplicemente muovendole. La pressione dell'acqua causata dal movimento ritorna verso le dita comunicando la forma dell'oggetto, che poi può anche essere raccolto, dato che il guanto non è particolarmente ingombrante.

Realizzato in silicone, il guanto (nel video sopra, in inglese, si vede la dimostrazione) è composto da un sensore sonar MaxBotix MB7066 chiuso in un contenitore bloccato sul polso e da un processore Arduino Pro Mini, programmato per inviare segnali alle capsule in silicone in cui si infilano le dita. Su indice, medio e anulare sono montati tre piccoli motori che pompano l'acqua, determinandone la pressione in base al movimento.


Le applicazioni


«Il nostro obiettivo era quello di espandere le sensazioni tattili», spiega Chacin, «cioè come riuscire a percepire diverse superfici senza toccarle.» Il guanto può rivelarsi utile in occasioni di scarsa visibilità, come in situazioni di emergenza su terreni alluvionati, quando si deve cercare sott'acqua, e si pensa anche ad applicazioni nella realtà virtuale.