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mar, 25 feb 2020
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Arriva Arc Bicycle, la bici stampata in 3D

acr bicycle
© wired.it
Una novità recente nel 'regno delle due ruote cittadine', i Paesi Bassi, che ci hanno deliziato con un prototipo di bici stampata in 3D, come se fosse una cover per il nostro cellulare, con la tecnologia si arriva a fare questo ed altro. Il progetto è stato ideato dall'Università di Delft grazie ad una partnership speciale con l'azienda MX3D. La curiosità che vogliamo sottolinearvi è che questa Arc Bicycle è un test, poiché è stata stampata con quella che sarà la modalità di stampa e costruzione di un ponte ad Amsterdam.

Il telaio di Arc Bicycle è in metallo e viene creato da un robot strato su strato fino a realizzare un reticolo resistente che piacerà agli amanti delle cromature, anche noi siamo d'accordo sul fatto che sia molto particolare e gradevole alla vista.

Siamo nel campo di una sperimentazione, difficilmente la vedremo sul mercato, infatti, per ora il team di sviluppo ha come obiettivo realizzare il ponte entro il 2017, per la bicicletta c'è tempo!


Snowflake

La 'Memoria-Informazione' dell'acqua

Acqua Memoria Cristalli

La memoria dei Cristalli - L'acqua memorizza informazioni
Sulla scia delle scoperte di Benveniste sulla memoria dell'acqua (pubblicati su Nature) e quasi in contemporanea con i lavori di Montagnier, Nobel della Medicina 2008, che conferma le intuizioni dello scienziato francese con uno studio sul sequenziamento del DNA in una soluzione idrica, nel 2011 Stagnaro intraprende degli esperimenti che non solo confermano l'impianto teorico-pratico di Benveniste, ma vanno oltre. L'acqua non è solo in grado di memorizzare, ma può addirittura ricevere e trasmettere radiazioni, ossia onde-frequenze intrise di informazione.

Argomento di grandi discussioni, la memoria dell'acqua è stata sempre considerata solo una congettura. Infatti, nessuno ha mai dimostrato che l'acqua è in grado di mantenere una 'memoria - informazione' di sostanze disciolte e diluite in modo arbitrario. Il concetto è stato notoriamente proposto da Jacques Beneviste (Davenas et al. 1988) per spiegare il presunto potere terapeutico dei rimedi omeopatici, che sono preparati di soluzioni diluite in grado così elevato che nemmeno una singola molecola della sostanza originale rimane nelle preparazioni finali. Questo argomento ha affascinato gli scienziati per decenni (Boulanger et al. 1998, Zhadin et al. 1998).

A parte i pensieri degli scienziati del computer, che hanno cercato di capire in che modo l'acqua possa agire analogamente ai chip per computer, un tema così controverso può essere risolto soprattutto in un raffinato ed affidabile modo clinico, facilmente riproducibile. Tutte le cellule viventi sono composte per il 70%-90% di acqua ed emettono bio-fotoni che non possono essere visti ad occhio nudo, ma possono essere misurati con apparecchiature speciali, o valutati nelle modifiche apportate sulle funzioni dei sistemi biologici.

Le cellule comunicano attraverso esplosioni di energia nella banda elettromagnetica ultravioletta sopra lo spettro della luce visibile, così come via neuro-peptidi, presenti in ogni parte del corpo. Queste emissioni di energia controllano i processi vitali del corpo. Per esempio, le cellule sane e cancerose emettono fotoni di energia abbastanza diversi tra loro, in parallelo con il loro differente comportamento micro circolatorio. Possiamo ora raccogliere le frequenze cellulari e ritrasmetterle attraverso dispositivi quantistici. Secondo precedenti ricerche cliniche sul mit-DNA e n-DNA antenna, nei sistemi biologici, molecole, come i neuro-peptidi, compresi quelli funzionanti come neurotrasmettitori, e gli ormoni, agiscono mediante Energia-Informazione, almeno nella prima delle due fasi (Stagnaro et al., 2007a).

Commenta: Altre informazioni su:

Che cos'è la memoria dell'acqua
http://www.sisbq.org/memoriadellacqua.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_dell'acqua
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/13380-l-acqua-ha-memoria-montagnier-cosi-si-diagnosticano-le-malattie
http://it.wikipedia.org/wiki/Masaru_Emoto


Telescope

Passo importante per la realizzazione del più grande telescopio ottico del mondo

telescope
Il Finance Committee dell'European Southern Observatory (ESO), nel corso di una riunione straordinaria tenutasi il 3 febbraio 2016, ha autorizzato l'avvio della negoziazione finale con i vincitori del bando di gara per il processo di progettazione, costruzione, trasporto, costruzione, assemblaggio sul sito finale e verifica della cupola e della struttura principale del telescopio E-ELT (European Extremely Large Telescope), il più grande telescopio ottico del mondo.

La discussione tra ESO ed ACe, il consorzio vincitore composto dalle società italiane Astaldi, Cimolai ed European Industrial Engineering, quest'ultima nominata come sub-contractor, verrà avviata a breve, con l'obiettivo di giungere alla firma del contratto nel maggio del 2016.

Questa tappa fondamentale per il progetto E-ELT è il frutto di un esteso ed intenso lavoro di molte persone. Questo contratto sarà il più cospicuo mai approvato da ESO e il più grande in assoluto per un telescopio terrestre.

"E' una grande soddisfazione vedere la nostra Industria alla guida di quest'impresa" dice Nicolò D'Amico, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e delegato nel Council di ESO. "Un risultato che parte da lontano, costruito nel tempo anche con il contributo determinante dell'INAF. Lo sviluppo delle tecnologie d'avanguardia, necessarie per svelare i segreti dell'Universo, configura importanti ritorni industriali per il Paese".

Satellite

Arriva in orbita EDRS-A, il satellite che rivoluzionerà le telecomunicazioni

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© esa.int

Il primo terminale laser dell'EDRS - European Data Relay System, Sistema Europeo di Trasmissione Dati - è arrivato in orbita a bordo del satellite ospitante ed è ora in viaggio verso la posizione operativa finale
. EDRS-A è stato lanciato il 29 gennaio alle 23:20 (22:20 GMT, 04:20 ora locale del 30 gennaio) come parte del satellite di telecomunicazioni Eutelsat-9B, a bordo di un razzo Proton partito da Baikonur, Kazakistan. Il satellite è stato rilasciato alle 08:32 (07:32 GMT) del giorno seguente, a circa 36.000 km sopra l'equatore, e si sta muovendo verso la posizione finale in orbita geostazionaria a 9 gradi est sopra l'Europa, dove sarà operato da Eutelsat. EDRS è il più ambizioso programma ESA di telecomunicazioni ad oggi, sotto forma di una collaborazione pubblico-privata tra ESA ed Airbus Defence and Space, nella quale Airbus opera il servizio e il Centro Aerospaziale Tedesco DLR finanzia lo sviluppo del terminale laser.

Soprannominato "SpaceDataHighway" (autostrada spaziale dei dati), EDRS rivoluzionerà le comunicazioni satellitari europee come prima rete di comunicazione ottica, in grado di ritrasmettere i dati all'utente in quasi tempo reale con una velocità mai raggiunta prima di 1.8Gbit/s. Normalmente, i satelliti in orbita bassa devono arrivare in vista della stazione di terra prima di poter inviare le informazioni a Terra. EDRS invece raccoglierà le informazioni dai satelliti dalla sua posizione geostazionaria, più alta, via laser, e le ritrasmetterà immediatamente al suolo, migliorando in maniera significativa l'accesso a dati critici per tempestività e potenzialmente salva-vita. Tra pochi giorni, ESA, Airbus e DLR cominceranno a testare le condizioni generali di salute e di prestazioni di EDRS-A, lavorando insieme alle stazioni di terra EDRS in Germania, in Belgio e nel Regno Unito.

Alcuni test di collegamento con i propri clienti, i satelliti Sentinel del programma della Commissione Europea Copernicus, saranno effettuati nell'arco di parecchie settimane fino all'inizio del servizio questa estate. La trasmissione dei dati dalla Stazione Spaziale Internazionale comincerà nel 2018. Il secondo modulo EDRS, il satellite dedicato EDRS-C, sarà lanciato il prossimo anno per aggiungersi ad EDRS-A come copertura per l'Europa. Un terzo è pianificato per il 2020 sulla regione dell'Asia Pacifica, raddoppiando il sistema di copertura.

Attention

Cliccare su questo link manderà in crash qualunque dispositivo

system failure
Recentemente, sui Social Network, vi sarete accorti della presenza di un link che, se aperto, è in grado di mandare totalmente in tilt i vostri dispositivi. Magari ad un occhio non troppo esperto questa cosa è sfuggita, ma grazie a quattro semplici linee di codice (in foto) è infatti possibile mandare in crisi qualsiasi browser, tanto da mandarlo in crash, mentre a seconda della RAM e della CPU di cui disponete, potrebbe riavviarsi anche lo smartphone.

Addirittura, anche qualche PC meno recente, a causa della poca RAM e della CPU datata, è andato in crash. Il link non è dannoso, è una sorta di scherzo, infatti, sfruttando una funzione di HTML5, non fa altro che scrivere qualche migliaio di caratteri al secondo nella barra degli indirizzi, provocando inevitabilmente un esaurimento della memoria ed un conseguente crash del sistema.

smartcrash
Anche se conosciamo 'crashsafari' (che non vi linkiamo per evitarvi problemi), sul web girano degli URL abbreviati che non permettono di identificare rapidamente il link e in molti vengono raggirati, se così vogliamo dire.

Fate attenzione se non volete incappare in qualche riavvio indesiderato!

Gear

Trivelle in Italia: ecco perchè attivarle non porterebbe benefici energetici

trivelle

di Pietro Dommarco

www.wired.it

A fine dicembre dello scorso anno, Assorinnovabili ha tracciato un bilancio tra i costi e i benefici delle energie rinnovabili. Che merita di essere tenuto a mente. Partendo da un assunto: "Il costo dell'energia rinnovabile è già più basso del costo dell'energia prodotta con combustibili fossili se, come correttamente si dovrebbe, si considerassero anche le esternalità negative [...]".

Per esternalità negative l'Associazione italiana dei produttori, dell'industria e dei servizi per le energie rinnovabili intende i "cambiamenti climatici, costi sanitari e ambientali". Il bilancio tra i costi e i benefici da fonti rinnovabili, attualizzato al 2015, ammonta invece ad oltre 29 miliardi di euro, con potenzialità di crescita fino a 104 miliardi di euro. Una prospettiva, questa, che dovrebbe far riflettere sulla politica adottata dagli ultimi governi del Paese. Sbilanciata verso l'incentivazione delle fonti fossili, la modifica di norme del settore upstream in nome della semplificazione delle autorizzazioni, gli investimenti su riserve esauribili in breve tempo e non in grandissime quantità.

Su questo punto è intervenuto, con un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, Leonardo Maugeri (già direttore Strategie e Sviluppo di Eni). Considerato tra i massimi esperti mondiali di energia, l'ex manager di Eni sostiene che il nostro Paese "ha una dotazione molto modesta di idrocarburi", che "le uniche riserve di una certa consistenza si trovano nell'Alto Adriatico (gas naturale) e Basilicata (petrolio). Per il resto parliamo di piccoli giacimenti che in nessun modo potrebbero contribuire a rendere l'Italia meno dipendente dal petrolio e dal gas importanti".

Nebula

La memoria umana è 10 volte più capiente del previsto

sinapsi

La ricostruzione 3D di una minuscola parte di tessuto ippocampale di ratto: in giallo vediamo il dendrite di un neurone; la striscia nera trasparente è l’assone di un secondo neurone. Come si vede, le due diramazioni si toccano in due diversi punti: le dimensioni delle due sinapsi (in rosso) sono molto simili.|Salk Institute
Le sinapsi, ossia i punti di contatto tra neuroni, sarebbero molto più variegate di quanto ipotizzato finora: uno studio suggerisce che le nostre capacità mnemoniche siano superiori di un fattore di 10.

www.focus.it

La capacità di ritenzione della memoria umana potrebbe essere 10 volte maggiore di quanto ipotizzato finora: è la rassicurante conclusione di uno studio che fornisce nuovi particolari su quantità e dimensioni delle connessioni tra cellule cerebrali.

Circuiti elettrici

La nostra capacità di ricordare è legata all'attività elettrica e chimica dei neuroni, e in particolare ai punti in cui le loro diramazioni - assoni e dendriti - entrano in contatto e consentono, attraverso l'azione chimica dei neurotrasmettitori, il passaggio di segnali elettrici da un neurone all'altro. Ogni neurone può instaurare migliaia di sinapsi con migliaia di altri neuroni.

Doppioni

Un gruppo di ricercatori del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, California, impegnato nella ricostruzione 3D del tessuto dell'ippocampo (una parte del cervello che svolge un ruolo chiave nel consolidamento della memoria) di un ratto, ha notato qualcosa di strano. In circa il 10% dei casi, un singolo assone di un neurone formava una doppia sinapsi con un singolo dendrite di un altro neurone. In pratica, le sinapsi risultavano quasi identiche. Per misurare le differenze tra queste sinapsi "doppie" gli scienziati hanno impiegato avanzate tecniche microscopiche e complessi algoritmi computazionali, arrivando così a ricostruire il tessuto cerebrale del ratto a livello nanomolecolare. È stato così possibile calcolare le dimensioni dei "doppioni" sinaptici: i ricercatori si aspettavano fossero simili, ma non fino a questo punto. Tra le coppie di sinapsi gemelle analizzate c'erano infatti differenze di "taglia" molto piccole, in media soltanto dell'8%.

Diverse e mutevoli

Questo ha portato ad ampliare notevolmente le tipologie di sinapsi conosciute. Il catalogo descritto finora comprendeva soltanto tre categorie, piccole, medie e grandi; il nuovo studio ne identifica 26 diverse categorie, in base alle lievissime differenze osservate nelle dimensioni. Non solo: a seconda del segnale ricevuto, le sinapsi continuano a passare da una dimensione all'altra, aggiustandosi in continuazione per veicolare il messaggio nel modo più efficiente.

Meglio del previsto

Questa complessità di dimensioni sinaptiche si traduce in un aumentato potenziale delle capacità di "immagazzinamento dati" della nostra memoria, fino a oggi in parte sottostimate. «Le nostre misurazioni fanno aumentare le stime più conservative di un fattore di 10 e ci portano nel campo dei petabyte (1 petabyte equivale a un biliardo di byte)» dice Terry Sejnowski, tra gli autori. Una precisione con un ordine di grandezza che nessuno, finora, aveva immaginato. Lo studio potrebbe avere implicazioni importanti nel campo dei modelli computazionali avanzati sul funzionamento del cervello umano.

Galaxy

Spettacolare allineamento di pianeti: la danza di 5 corpi celesti visibile a occhio nudo

allineamento 20 gennaio

Ancora spettacolo in cielo. Dal 20 gennaio e fino al 20 febbraio potremmo ammirare un suggestivo allineamento di pianeti visibili a occhio nudo. Mercurio, Venere, Saturno, Marte, Giove e si troveranno sulla stessa linea immaginaria.


Un evento raro ma non unico. L'ultima volta risale al 2005. Di certo sarà uno spettacolo da non perdere, visto che non occorreranno particolari strumenti ma basterà trovarsi in un luogo buio, al riparo da fonti di inquinamento luminoso.

Secondo Alan Duffy, ricercarore della Swinburne University di Melbourne, ha detto questo allineamento è "essenzialmente un capriccio" dell'universo. Tutti i pianeti siedono su una superficie piana, ma hanno cicli annuali differenti. Per questo è un evento a cui vale la pena assistere.

Cosa vedremo dal 20 gennaio? Mercurio, Venere, Saturno, Marte, Giove appariranno in quest'ordine da sinistra a destra. Il primo a sorgere sarà Giove, seguito in successione dagli altri pianeti.

La mappa mostra il cielo del 20 gennaio alle ore 6 del mattino:

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Galaxy

Nuovo pianeta nel Sistema Solare, tutto quello che c'è da sapere

Pianeta Nove
© Caltech/R. Hurt (IPAC)
E' situato al confine del nostro Sistema Solare e siamo sicuri che da qui in avanti farà molto parlare di se. Stiamo ovviamente parlando del nuovo pianeta scoperto dal California Institute of Technology dopo ricerche andate avanti per anni. Si trova ad una distanza di circa 600 volte quella che ci separa dal Sole e per ora è stato battezzato con il nome di Pianeta Nove. Intanto iniziano ad arrivare le prime indiscrezioni circa la scoperta del pianeta misterioso; data la sua ragguardevole distanza è stato infatti scoperto studiando le perturbazioni gravitazionali prodotte dai pianeti immediatamente vicini, di più piccole dimensioni (come ad esempio Nettuno), ma non è chiara, al momento, la dinamica di questa situzione.

C'è da dire, tuttavia, che se confermata questa scoperta sarà il coronamento di una straordinaria impresa che gli astromonomi stanno inseguendo con caparbietà da secoli, ovvero la scoperta del misterioso pianeta X. "Per la prima volta in 150 anni abbiamo una testimonianza reale che il senso planetario del Sistema Solare è incompleto", rivela Konstantin Batygin, fautore della scoperta. Per scoprire questo nuovo pianeta gli scienziati hanno studiato il movimento di alcuni oggetti presenti nel Sistema Solare, seppur situati a distanze siderevoli da quest'ultimo. Pianeta Nove ha una massa 5.000 volte più grande di quella di Plutone, anche se ad ora è un mistero il luogo di provenienza e soprattutto come è nato. Dovrebbe però trattarsi di un pianeta gigante così come lo sono Giove, Saturno, Urano e Nettuno, ma occorreranno nuove ricerche per rispondere alle tante, innumerevoli domande.

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Rose

Il primo fiore sbocciato nello Spazio saluta il sole, è una le zinnia arancione

zinnia arancione
© twitter

Sulla Stazione Spaziale Internazionale, gli scienziati hanno deciso di dar vita ad un progetto che consentisse di studiare la capacità delle piante di vivere in condizioni di microgravità. Il progetto offre agli astronauti anche la possibilità di potersi dedicare ad un hobby molto comune sulla Terra: il giardinaggio.


L'impianto di coltivazione Veggie è stato installato ai primi di maggio ed ha permesso di coltivare sia la lattuga romana che le zinnie. Questa ricerca è fondamentale per i futuri viaggi su Marte, per poter così comprendere quali prodotti possono essere coltivati e consumati sul Pianeta Rosso. Scott Kelly lo sa molto bene, che dalla Stazione Spaziale Internazionale twitta, l'immagine dei fiori appena sbocciati. L'astronauta, che sta ottenendo diversi successi nella coltivazione di queste piante, ha preso il posto di Kjell Lindgren nella sperimentazione, che è tornato sulla Terra lo scorso dicembre.

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I bellissimi fiori spaziali. Le zinnie non sono state scelte per la loro bellezza, ma per la loro somiglianza ai pomodori rossi. Questo particolare fiore però necessità di caratteristiche ambientali molto diverse da quelle della lattuga. Non solo, ma le zinnie hanno tempi di fioritura molto più lunghi. Infatti, la loro crescita varia dai 60 agli 80 giorni.

Nonostante alcuni insuccessi iniziali che hanno portato alla creazione di muffe sulle foglie, le zinnie sono finalmente fiorite. La Nasa punta a studiare anche la coltivazione di altri tipi di piante nelle prossime missioni, tra queste: il cavolo cinese, i pomodori nani e un altro gruppo di lattuga rossa romana. Gli scienziati stanno anche studiando le proprietà della luce e come questa possa influenzare i processi di crescita delle piante. Le fasi di crescita della pianta sono riportate passo dopo passo su Twitter da Scott Kelly.