Il grafene può essere utilizzato anche per produrre e immagazzinare l'idrogeno a partire dall'acqua in modo: efficiente, economico e green. A rilevarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista ACS Nano coordinata da Antonio Politano dell'Università della Calabria. Vi hanno collaborato le universita' di Hanyang, degli Urali e di Madrid; per l'Italia, le universita' di Padova e Milano-Bicocca, con Elettra Sincrotrone Trieste e Istituto per i sismi complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). "L'idrogeno - ha detto Politano all'ANSA- e' un'alternativa pulita alle comuni fonti di energia non rinnovabili ed e' il candidato ideale come combustibile per i dispositivi energetici del futuro, come le celle a combustibile". In futuro, ha aggiunto, ''l'economia basata sull'idrogeno avra' bisogno sia di produrre sia di stoccare l'idrogeno e le proprieta' del grafene permettono di farlo con un unico dispositivo".

I ricercatori hanno costruito il dispositivo utilizzando una superficie di nichel rivestita di grafene. "Combinando le proprieta' dei due materiali - ha spiega Politano - il dispositivo funziona da catalizzatore che rompe le molecole di acqua e le divide in atomi di idrogeno e molecole di idrogeno e ossigeno''. L'idrogeno separato dall'acqua, inoltre, "viene assorbito dallo strato di grafene, senza il bisogno di ricorrere a un serbatoio esterno per immagazzinare il gas". L'idrogeno era stato prodotto dal gas naturale attraverso processi di degradazione. Questi processi richiedono un enorme consumo energetico da fonti di energia non rinnovabili. "Il nostro metodo - ha concluso - invece permette di partire dall'acqua, consentendo di ottenere energia pulita e sicura da fonti totalmente rinnovabili".