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dom, 15 set 2019
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Comet 2

Arriva "Catalina", la cometa di Natale

cometa Catalina
Non sarebbe Natale senza una cometa e in effetti il mese di Dicembre da' appuntamento alla cometa Catalina. Molti astronomi e appassionati si stanno preparando al passaggio della cometa C/2013 denominata appunto Catalina, che secondo le proiezioni della NASA avrà un diametro di circa 20km e che probabilmente in condizioni ottimali sarà persino visibile ad occhio nudo ( sicuramente meglio con un binocolo ).

comet catalina
Il nome di questa cometa ha origine dal Catalina Sky Survey, che scoprì questo corpo celeste la mattina di Halloween del 2013 dall'astronomo Richard Kowalsky. Questo corpo celeste viene dalla lontana Nube di Oort, nota e fredda regione attorno al Sistema Solare, da cui provengono molte comete di lunga orbita, attratte dalla gravità della nostra stella.

C/2013 US10 Catalina è già visibile nei nostri cieli anche ad occhio nudo (anche se molto debolmente) e proseguirà fino a metà gennaio a impreziosire le notti invernali. Al momento è possibile osservarla solo nelle ore che precedono l'alba ma, rileva l'astrofisico Gianluca Masi, del Virtual Telescope, tra poche settimane apparirà anche nelle ore serali.

Question

Astronomi scoprono una Nana bruna e un mega-pianeta ai margini del Sistema Solare. Forse si tratta di Planet X?

our sun
Secondo quanto riferito da due squadre separate di ricercatori provenienti da Svezia e Messico, due oggetti spaziali sono stati trovati ai bordi esterni del nostro sistema solare. Uno degli oggetti, come dicono gli scienziati, potrebbe essere una "super-Terra", un mega-pianeta con un'orbita sei volte maggiore di quella di Plutone. Di questi due oggetti, quindi, uno potrebbe essere un grande pianeta, ma che orbiterebbe intorno ad una stella Nana Bruna.

DUE OGGETTI MISTERIOSI OLTRE PLUTONE

Entrambe le squadre di scienziati, hanno presentato le loro osservazioni dopo aver esaminato i dati che avevano raccolto da ALMA (Atacama Large Millimeter / submillimeter Array).

Il team di ricercatori stava esaminando il sistema stellare Alpha Centauri e W Aquilae, quando hanno notato oggetti misteriosi in movimento in tutta il loro campo visivo. Anche se non erano in grado di determinare la distanza esatta, la velocità e la luminosità, è molto improbabile che si fosse trattato della scoperta di una nuova stella, ma piuttosto erano pianeti. Con sorpresa dei ricercatori, gli oggetti avvistati sembrano muoversi rispetto alle stelle viste in background, che suggerisce che questi sono relativamente vicini e orbitano intorno al Sole.

planet x
binary solar system

Gear

Gli scienziati russi hanno creato il costume da supereroe

sputniknews
© sputniknews
Un gruppo di giovani professionisti del National University of Science and Technology "MISiS" ha sviluppato una nuova generazione di materiali per l'abbigliamento di protezione dei soccorritori. Il tessuto non brucia nelle fiamme, non congela a basse temperature e protegge dalle radiazioni elettromagnetiche nocive.

Il segreto risiede nel tessuto di fibre aramidiche rivestite con una speciale lega magnetica. Il costume combina due aspetti apparentemente molto diversi: una maggiore resistenza al fuoco e al gelo. La temperatura di una fiamma libera è di 600 gradi Celsius, ma la tuta è in grado di proteggere il soccorritore dal calore fino a 1200 gradi. L'esposizione prolungata ad una tale temperatura puo' restringere e rompere il tessuto, ma non lo incendia. Per quanto riguarda il freddo estremo, la tuta è in grado di resistere fino a meno 120 gradi. Naturalmente il colore del tessuto è arancione brillante, particolare molto importante per i soccorritori in condizioni artiche poiche' rende la tuta visibile da lontano.

Inoltre, il materiale ha una elevata resistenza (per sviluppare apparecchiature soccorritore molto difficile), e crea un campo magnetico protettivo che stimola l'attività della vita umana. Così, chi indossa il costume non è solo protetto dal fuoco, gelo e radiazioni elettromagnetiche, ma sarà anche di buon umore.

"In questo momento si sta completando il processo di brevettazione del materiale. Ci auguriamo che alla fine dell'anno, dopo il collaudo, sarà adottato dai nostri soccorritori nella regione artica", ha detto il professore Vadim Tarasov, capo del Dipartimento metalli non ferrosi e oro del "MISiS". Il team di sviluppo ha lavorato sul materiale per circa 5 anni, e nel 2015 è stato insignito del premio del governo della Federazione Russa nel campo della scienza e della tecnologia per i giovani scienziati.

Rocket

Nasa: lancio riuscito al quarto tentativo per Atlas V, il razzo con a bordo la capsula Cygnus

Lancio Atlas V Cygnus
© NASA
Atlas V con modulo Cygnus sulla rampa di lancio
Cape Canaveral, ore 22:44 in Italia - Cygnus in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale, grazie al lanciatore Atlas V, dal Kennedy Space Center della NASA, in Florida. Dopo tre rinvii causati dalle condizioni meteo sfavorevoli, è finalmente cominciato anche il viaggio della 'CRS4' - la navetta numero quattro della classe Cygnus.

CRS-4, la missione di Cygnus è la quarta per il rifornimento degli astronauti nell'ambito del contratto NASA con la società Orbital ATK ed è la prima ad utilizzare il sistema di lancio Atlas V. L'ultimo rifornimento dell'anno che arriverà all'equipaggio a bordo della Stazione spaziale internazionale consta di oltre tre tonnellate di rifornimenti, esperimenti scientifici e materiali utili per le passeggiate spaziali.
3 dicembre - lancio sospeso per cumuli di nuvole sul cielo della Florida.
4 dicembre - lancio sospeso per forti raffiche di vento a terra.
5 dicembre - dallo Space Kenney Center di Cape Canaveral fanno sapere che è tutto pronto per il lancio che dovrebbe essere effettuato alle 23:10 ora italiana anche se, il 30% di condizioni meteo considerate accettabili dalla Nasa, rischia di far slittare ancora la partenza di Cygnus.

Bulb

Genetica: migliaia di geni in comune tra vermi marini ed uomini

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Un nostro cugino nei fondali oceanici. Si tratta di un verme che, secondo gli studi, avrebbe molti elementi genetici in comune con l'uomo. A rivelarlo è l'Università giapponese di Okinawa che ha studiato l'eredità genetica degli invertebrati scoprendo una somiglianza davvero "scomoda". Sono migliaia i geni in comune tra gli uomini e i vermi oceanici; un'eredità di un antichissimo antenato che viveva sul nostro pianeta in un'epoca risalente ad oltre 500 milioni di anni fa.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha spiegato come i geni in comune siano quelli interessati nello sviluppo della faringe. Se i geni, nei vermi, sono impegnati nello sviluppo di questa particolare area del corpo, negli uomini vengono coinvolti, invece, anche nella tiroide. Proprio il funzionamento di quest'ultima potrebbe avere delle vaghe somiglianze. Nei vermi, infatti, la faringe serve a filtrare l'acqua del mare; un sistema che permette agli invertebrati di trovare sostanze nutritive all'interno dei liquidi.

Fonte: Dailymail.co

Mars

Anomalie nel Sistema Solare: Phobos, luna di Marte, sta per essere distrutta!

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Intorno al pianeta Marte ruotano due satelliti naturali, Phobos e Deimos. Circa le loro origini vi sono ancora molte discussioni aperte e teorie contrastanti. Secondo alcuni scienziati la loro formazione potrebbe risalire al periodo di formazione dello stesso Marte. Per alcuni cosmologi e planetologi, questi due satelliti potrebbero essere stati attratti dalla gravità marziana. Phobos è il satellite naturale, nel Sistema Solare, più vicino al proprio pianeta rispetto a tutti gli altri. Altro non è che un enorme masso piuttosto irregolare, che presto secondo la NASA della sezione Goddard Space Flight Center di Greenbelt, in Maryland sarà distrutto dalla forte attrazione gravitazionale del Pianeta Rosso.

PHOBOS STA CAMBIANDO FORMA

Secondo Science News, uno studio condotto da Terry Hurford, uno scienziato planetario della NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, sembra indicare che Phobos è squarciato dalla forza di gravità di Marte. Egli ha aggiunto che la piccola luna sta anche gradualmente cambiando la sua forma assumendo quella di un pallone da calcio. Le sue scoperte sono state rivelate nel corso della riunione della divisione dell'American Astronomical Society per le Scienze Planetarie, dove ha spiegato che quando la forza di gravità marziana raggiungerà un certo punto, la luna si spaccherà in piccoli pezzi di roccia. Hurford ha aggiunto che le scanalature osservate sulla superficie di Phobos sono molto probabilmente causate dallo stress che la luna sta subendo a causa della forza gravitazionale di Marte.

Windsock

L'eolico galleggiante potrebbe rivoluzionare il mercato delle energie rinnovabili

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© blueplanetheart.it
Da quando nel 2009 a Stavanger, in Norvegia, venne varata la prima pala eolica galleggiante, questa tecnologia è progredita enormemente: ora si stanno rapidamente attuando. Al largo delle coste dei Paesi con acque profonde, progetti di eolico galleggiante e per sfruttare l'energia delle maree. Ma intanto si stilano bilanci e si indicano prospettive per la dozzina e più di progetti per lo sviluppo di campi eolici offshore galleggianti in Giappone e Stati Uniti e nei Paesi europei che si affacciano sul Nord Atlantico e sul Mediterraneo, ma ance le isole, che hanno un territorio limitato per l'elico onshore, ma grandi spazi marini per quello offshore, potrebbero trarre grandi benefici energetici dalle pale eoliche galleggianti.

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© blueplanetheart.it
Secondo il rapporto "Sea change in renewables market forces" pubblicato da Paul Brown su Climate News Network, gli impianti pilota realizzati in Norvegia e Portogallo dimostrano che la tecnologia funziona, ora bisogna solo abbattere i costi per fare in modo che l'eolico offshore galleggiante sia in grado di competere con le altre fonti rinnovabili.

L'ultimo progetto innovatvo viene dal Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell'Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) che ha progettato e brevettato una piattaforma galleggiante per le turbine eoliche off-shore che potrebbe ridurre i costi energetici a 0,12 euro per chilowattora (kWh), meno del costo dell'energia elettrica prodotta da una nuova centrale nucleare. I ricercatori catalani dicono che la riduzione dei costi del 60% è stata ottenuta grazie ad un design più efficiente ed all'utilizzo del cemento al posto del metallo, riducendo i costi del 60%.

Blue Planet

Quando la "Blue Marble" era arancione

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© NASA/IFLScience
Il "pallido puntino azzurro" caro all'astronomo Carl Sagan era più simile, 2,5 miliardi di anni fa, a una biglia arancione. Nell'era Archeana, il nostro pianeta brillava di un bagliore aranciato dato dal metano prodotto dai processi biologici in atto su di esso. Con l'aumentare dell'ossigeno in atmosfera, l'arancio sarebbe stato gradualmente sostituito dal blu.

È la conclusione di uno studio dell'università di Washington presentato al meeting annuale dell'American Astronomical Society's Division for Planetary Sciences.
Caccia all'arancione. All'epoca, le molecole di metano presenti in atmosfera, demolite dalla luce solare, dovevano dare origine a complessi idrocarburi che a loro volta formavano una nebbiolina arancione attorno al nostro pianeta. Una caratteristica che potrebbe risultare importante nella nostra ricerca di esopianeti abitabili. Questi mondi inesplorati potrebbero essere circondati da un bagliore dello stesso colore, derivante o da processi biologici come sulla Terra delle origini, o da fenomeni geologici simili a quelli osservati su Titano.

Il colore non basta. Un'eventuale luce aranciata individuata attorno a un esopianeta da un telescopio di ultima generazione (come il futuro James Webb Space Telescope) non sarebbe però necessariamente garanzia della presenza di vita. Per capire se il bagliore abbia origini biologiche o geologiche bisogna analizzare la concentrazione di anidride carbonica. Se questa è massiccia, dicono gli scienziati, allora potrebbero esserci processi biologici in corso.

Articolo originariamente pubblicato su focus.it

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Qwant, la nuova alternativa a Google su cui la Banca europea investimenti ha puntato 25 milioni di euro

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© ilfattoquotidiano.it
Nato nel 2011 e lanciato ufficialmente nel 2013. Rispetto al colosso americano ha una diversa presentazione dei risultati delle ricerche. Nella colonna di sinistra compaiono i risultati del Web, al centro le notizie e a destra i link che arrivano dal mondo dei social
E' la risposta europea a Google. O almeno cerca di esserlo. E' Qwant, un motore di ricerca franco-tedesco che un paio di giorni fa ha ricevuto un finanziamento di 25 milioni dalla Banca europea degli investimenti (Bei) nell'ambito del programma comunitario per l'innovazione Horizon 2020. Il finanziamento erogato in più tranche prevede il rispetto del business plan e alla fine vedrà la Bei diventare azionista della società. In più già si parla di altri 25 milioni in arrivo per la fine dell'anno.

I soldi servono per finanziare lo sviluppo in altre lingue rispetto al francese di un search engine "altamente performante, rispettoso della privacy degli utenti come della neutralità dei risultati delle ricerche". Un motore un po' diverso da Google che nasce nel 2011 e viene lanciato ufficialmente nel 2013 e che prende il nome da una combinazione di idee. La Q sta per "Quantità" ed evoca la quantità di dati processati dal motore di ricerca, mentre "want" è la contrazione del termine inglese "wanted". La sua particolarità consiste anche in una diversa presentazione dei risultati delle ricerche. Nella colonna di sinistra compaiono i risultati del Web, al centro le notizie e a destra i link che arrivano dal mondo dei social.

Jean Manuel Rozan, assieme a Eric Leandri fondatore di Qwant, spiega di non avere mai pensato di fare concorrenza al colosso di Mountain View, ma di voler introdurre qualcosa di nuovo nel mondo dei search engine. "Siamo così abituati all'egemonia di un attore che tutti credono ci sia solo un modo di fare queste cose e guadagnare del denaro". Ci sono altre strade che nel caso di Qwant si traducono in partnership commerciali con Trip Advisor e le ferrovie francesi per l'e-commerce, la vendita della propria tecnologia per soluzioni ad hoc oppure la vendita di dati (non riconducibili ai singoli utenti) che rappresentano materiale utile per le aziende.

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Marocco, a Ouarzazate si costruisce il più grande impianto solare del mondo

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© ilfattoquotidiano.it
Con un costo totale di 9 miliardi di dollari produrrà fino a 580 Megawatt di energia elettrica. Numeri che non solo permetterebbero al Paese nordafricano di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno ma lo collocherebbero anche tra i principali Stati esportatori, con un occhio di riguardo all'Arabia Saudita. La zona individuata in una delle aree più conosciute per il turismo e il settore cinematografico
Un complesso di impianti grande quanto la capitale del Paese, Rabat, per una produzione di energia elettrica da 580 Megawatt, sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di un milione di abitazioni. Nel deserto a sud della città marocchina di Ouarzazate, là dove alloggiano i turisti pronti a visitare le splendide dune dell'Erg Chigaga in groppa ai cammelli del Sahara, è quasi conclusa la prima delle quattro fasi di costruzione del più grande impianto solare del mondo.

Con un costo totale di nove miliardi di dollari, le quattro sezioni del complesso Noor dovrebbero permettere al Marocco di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno energetico utilizzando le energie rinnovabili. "Non siamo produttori di petrolio - ha dichiarato al Guardian il ministro dell'Ambiente marocchino, Hakima el-Haite -. Importiamo il 94% della nostra energia, come i combustibili fossili provenienti dall'estero. E questo influisce molto sul nostro bilancio statale".

Per questo motivo il governo di Rabat, non potendo sfruttare il gas o l'oro nero come molti altri Paesi dell'area, ha deciso di fare tesoro di una risorsa che al Marocco non manca: il sole. "Quando si è parlato della possibilità di usufruire dell'energia solare - ha continuato il ministro - abbiamo detto 'perché no?'". Quale posto più indicato, quindi, del deserto del Sahara, dove in estate le temperature superano anche i cinquanta gradi, come area da sfruttare per costruire il più grande impianto termico a concentrazione del mondo.