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mar, 01 dic 2020
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Scienza & Tecnologia
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Genetica: migliaia di geni in comune tra vermi marini ed uomini

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Un nostro cugino nei fondali oceanici. Si tratta di un verme che, secondo gli studi, avrebbe molti elementi genetici in comune con l'uomo. A rivelarlo è l'Università giapponese di Okinawa che ha studiato l'eredità genetica degli invertebrati scoprendo una somiglianza davvero "scomoda". Sono migliaia i geni in comune tra gli uomini e i vermi oceanici; un'eredità di un antichissimo antenato che viveva sul nostro pianeta in un'epoca risalente ad oltre 500 milioni di anni fa.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha spiegato come i geni in comune siano quelli interessati nello sviluppo della faringe. Se i geni, nei vermi, sono impegnati nello sviluppo di questa particolare area del corpo, negli uomini vengono coinvolti, invece, anche nella tiroide. Proprio il funzionamento di quest'ultima potrebbe avere delle vaghe somiglianze. Nei vermi, infatti, la faringe serve a filtrare l'acqua del mare; un sistema che permette agli invertebrati di trovare sostanze nutritive all'interno dei liquidi.

Fonte: Dailymail.co

Mars

Anomalie nel Sistema Solare: Phobos, luna di Marte, sta per essere distrutta!

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Intorno al pianeta Marte ruotano due satelliti naturali, Phobos e Deimos. Circa le loro origini vi sono ancora molte discussioni aperte e teorie contrastanti. Secondo alcuni scienziati la loro formazione potrebbe risalire al periodo di formazione dello stesso Marte. Per alcuni cosmologi e planetologi, questi due satelliti potrebbero essere stati attratti dalla gravità marziana. Phobos è il satellite naturale, nel Sistema Solare, più vicino al proprio pianeta rispetto a tutti gli altri. Altro non è che un enorme masso piuttosto irregolare, che presto secondo la NASA della sezione Goddard Space Flight Center di Greenbelt, in Maryland sarà distrutto dalla forte attrazione gravitazionale del Pianeta Rosso.

PHOBOS STA CAMBIANDO FORMA

Secondo Science News, uno studio condotto da Terry Hurford, uno scienziato planetario della NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, sembra indicare che Phobos è squarciato dalla forza di gravità di Marte. Egli ha aggiunto che la piccola luna sta anche gradualmente cambiando la sua forma assumendo quella di un pallone da calcio. Le sue scoperte sono state rivelate nel corso della riunione della divisione dell'American Astronomical Society per le Scienze Planetarie, dove ha spiegato che quando la forza di gravità marziana raggiungerà un certo punto, la luna si spaccherà in piccoli pezzi di roccia. Hurford ha aggiunto che le scanalature osservate sulla superficie di Phobos sono molto probabilmente causate dallo stress che la luna sta subendo a causa della forza gravitazionale di Marte.

Windsock

L'eolico galleggiante potrebbe rivoluzionare il mercato delle energie rinnovabili

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© blueplanetheart.it
Da quando nel 2009 a Stavanger, in Norvegia, venne varata la prima pala eolica galleggiante, questa tecnologia è progredita enormemente: ora si stanno rapidamente attuando. Al largo delle coste dei Paesi con acque profonde, progetti di eolico galleggiante e per sfruttare l'energia delle maree. Ma intanto si stilano bilanci e si indicano prospettive per la dozzina e più di progetti per lo sviluppo di campi eolici offshore galleggianti in Giappone e Stati Uniti e nei Paesi europei che si affacciano sul Nord Atlantico e sul Mediterraneo, ma ance le isole, che hanno un territorio limitato per l'elico onshore, ma grandi spazi marini per quello offshore, potrebbero trarre grandi benefici energetici dalle pale eoliche galleggianti.

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© blueplanetheart.it
Secondo il rapporto "Sea change in renewables market forces" pubblicato da Paul Brown su Climate News Network, gli impianti pilota realizzati in Norvegia e Portogallo dimostrano che la tecnologia funziona, ora bisogna solo abbattere i costi per fare in modo che l'eolico offshore galleggiante sia in grado di competere con le altre fonti rinnovabili.

L'ultimo progetto innovatvo viene dal Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell'Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) che ha progettato e brevettato una piattaforma galleggiante per le turbine eoliche off-shore che potrebbe ridurre i costi energetici a 0,12 euro per chilowattora (kWh), meno del costo dell'energia elettrica prodotta da una nuova centrale nucleare. I ricercatori catalani dicono che la riduzione dei costi del 60% è stata ottenuta grazie ad un design più efficiente ed all'utilizzo del cemento al posto del metallo, riducendo i costi del 60%.

Blue Planet

Quando la "Blue Marble" era arancione

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© NASA/IFLScience
Il "pallido puntino azzurro" caro all'astronomo Carl Sagan era più simile, 2,5 miliardi di anni fa, a una biglia arancione. Nell'era Archeana, il nostro pianeta brillava di un bagliore aranciato dato dal metano prodotto dai processi biologici in atto su di esso. Con l'aumentare dell'ossigeno in atmosfera, l'arancio sarebbe stato gradualmente sostituito dal blu.

È la conclusione di uno studio dell'università di Washington presentato al meeting annuale dell'American Astronomical Society's Division for Planetary Sciences.
Caccia all'arancione. All'epoca, le molecole di metano presenti in atmosfera, demolite dalla luce solare, dovevano dare origine a complessi idrocarburi che a loro volta formavano una nebbiolina arancione attorno al nostro pianeta. Una caratteristica che potrebbe risultare importante nella nostra ricerca di esopianeti abitabili. Questi mondi inesplorati potrebbero essere circondati da un bagliore dello stesso colore, derivante o da processi biologici come sulla Terra delle origini, o da fenomeni geologici simili a quelli osservati su Titano.

Il colore non basta. Un'eventuale luce aranciata individuata attorno a un esopianeta da un telescopio di ultima generazione (come il futuro James Webb Space Telescope) non sarebbe però necessariamente garanzia della presenza di vita. Per capire se il bagliore abbia origini biologiche o geologiche bisogna analizzare la concentrazione di anidride carbonica. Se questa è massiccia, dicono gli scienziati, allora potrebbero esserci processi biologici in corso.

Articolo originariamente pubblicato su focus.it

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Qwant, la nuova alternativa a Google su cui la Banca europea investimenti ha puntato 25 milioni di euro

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© ilfattoquotidiano.it
Nato nel 2011 e lanciato ufficialmente nel 2013. Rispetto al colosso americano ha una diversa presentazione dei risultati delle ricerche. Nella colonna di sinistra compaiono i risultati del Web, al centro le notizie e a destra i link che arrivano dal mondo dei social
E' la risposta europea a Google. O almeno cerca di esserlo. E' Qwant, un motore di ricerca franco-tedesco che un paio di giorni fa ha ricevuto un finanziamento di 25 milioni dalla Banca europea degli investimenti (Bei) nell'ambito del programma comunitario per l'innovazione Horizon 2020. Il finanziamento erogato in più tranche prevede il rispetto del business plan e alla fine vedrà la Bei diventare azionista della società. In più già si parla di altri 25 milioni in arrivo per la fine dell'anno.

I soldi servono per finanziare lo sviluppo in altre lingue rispetto al francese di un search engine "altamente performante, rispettoso della privacy degli utenti come della neutralità dei risultati delle ricerche". Un motore un po' diverso da Google che nasce nel 2011 e viene lanciato ufficialmente nel 2013 e che prende il nome da una combinazione di idee. La Q sta per "Quantità" ed evoca la quantità di dati processati dal motore di ricerca, mentre "want" è la contrazione del termine inglese "wanted". La sua particolarità consiste anche in una diversa presentazione dei risultati delle ricerche. Nella colonna di sinistra compaiono i risultati del Web, al centro le notizie e a destra i link che arrivano dal mondo dei social.

Jean Manuel Rozan, assieme a Eric Leandri fondatore di Qwant, spiega di non avere mai pensato di fare concorrenza al colosso di Mountain View, ma di voler introdurre qualcosa di nuovo nel mondo dei search engine. "Siamo così abituati all'egemonia di un attore che tutti credono ci sia solo un modo di fare queste cose e guadagnare del denaro". Ci sono altre strade che nel caso di Qwant si traducono in partnership commerciali con Trip Advisor e le ferrovie francesi per l'e-commerce, la vendita della propria tecnologia per soluzioni ad hoc oppure la vendita di dati (non riconducibili ai singoli utenti) che rappresentano materiale utile per le aziende.

Sun

Marocco, a Ouarzazate si costruisce il più grande impianto solare del mondo

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© ilfattoquotidiano.it
Con un costo totale di 9 miliardi di dollari produrrà fino a 580 Megawatt di energia elettrica. Numeri che non solo permetterebbero al Paese nordafricano di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno ma lo collocherebbero anche tra i principali Stati esportatori, con un occhio di riguardo all'Arabia Saudita. La zona individuata in una delle aree più conosciute per il turismo e il settore cinematografico
Un complesso di impianti grande quanto la capitale del Paese, Rabat, per una produzione di energia elettrica da 580 Megawatt, sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di un milione di abitazioni. Nel deserto a sud della città marocchina di Ouarzazate, là dove alloggiano i turisti pronti a visitare le splendide dune dell'Erg Chigaga in groppa ai cammelli del Sahara, è quasi conclusa la prima delle quattro fasi di costruzione del più grande impianto solare del mondo.

Con un costo totale di nove miliardi di dollari, le quattro sezioni del complesso Noor dovrebbero permettere al Marocco di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno energetico utilizzando le energie rinnovabili. "Non siamo produttori di petrolio - ha dichiarato al Guardian il ministro dell'Ambiente marocchino, Hakima el-Haite -. Importiamo il 94% della nostra energia, come i combustibili fossili provenienti dall'estero. E questo influisce molto sul nostro bilancio statale".

Per questo motivo il governo di Rabat, non potendo sfruttare il gas o l'oro nero come molti altri Paesi dell'area, ha deciso di fare tesoro di una risorsa che al Marocco non manca: il sole. "Quando si è parlato della possibilità di usufruire dell'energia solare - ha continuato il ministro - abbiamo detto 'perché no?'". Quale posto più indicato, quindi, del deserto del Sahara, dove in estate le temperature superano anche i cinquanta gradi, come area da sfruttare per costruire il più grande impianto termico a concentrazione del mondo.

Comet 2

Asteroidi, esplosioni solari e meteore nel cielo di Halloween

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© 2015 Sascha Mikloweit
Installazione artistica ispirata al relitto della sonda europea Cluster
Un asteroide si prepara a 'sfiorare' la Terra, accompagnato da uno sciame di stelle cadenti e dal paesaggio di inquietanti relitti di vecchi velivoli spaziali, mentre una gigantesca esplosione fa sussultare la superficie del Sole: così il cielo si prepara a festeggiare Halloween.

Ad 'aprire le danze' in vista della notte magica è stato il Sole, con una potente eruzione avvenuta sul lato che in quel momento non era rivolto verso la Terra. I satelliti della Nasa sono però riusciti a catturare delle immagini suggestive, con un'imponente nube di particelle scagliata nello spazio. La macchia che ha prodotto l'eruzionedovrebbe essere visibile dalla Terra fra circa 10 giorni e potrebbe riservare altre sorprese.

A movimentare il cielo di Halloween è in arrivo anche uno sciame di di stelle cadenti che difficilmente si potrà fare a meno di notare. Sono le Tauridi e sono molto più imponenti e brillanti rispetto alle stelle cadenti cui siamo abituati per i grani della cometa Encke, che le generano bruciando nell'impatto con l'atmosfera, sono grandi come ciottoli.

Gold Coins

Super-microscopio a raggi X trova un tesoro nascosto

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© ansa.it
La vista ai raggi X del più potente dei microscopi ha potuto vedere il tesoro nascosto in una scatola del '600 impossibile da aprire senza fare danni irreparabili. A penetrare all'interno della scatola senza rovinarla è stata la radiazione prodotta dalla struttura europea per la Luce di sincrotrone di Grenoble (Esrf), che ha svelato anche i minimi dettagli delle medaglie racchiuse nella scatola, irrimediabilmente ossidata.

La luce di sincrotrone ha permesso di ricostruire le incisioni su ognuna delle tre medaglie e di identificare anche le due perle che le accompagnavano all'interno della scatola. Il successo ottenuto apre ora le porte a un nuove possibilità nel mondo dell'archeologia.

Gli scavi condotti nel sito archeologico della chiesa di Siant-Laurent, ora diventata il museo archeologico di Grenoble, avevano riportato alla luce un gran numero di tombe e oggetti posti vicino ai corpi. Tra questi era stata ritrovata anche una enigmatica scatola, di 4 centimetri di lato, risalente al XVII secolo e fortemente danneggiata dal tempo.

Laptop

Kaspersky Lab: "Così difendiamo l'Italia dai criminali informatici"

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© seedesigngroup.com
Un tempo erano solo i computer ad essere a rischio hacker. E nemmeno tutti, ma solo quelli delle grandi aziende o istituti bancari, dove il gioco dell'intrusione valeva la candela delle informazioni da sottrarre. Oggi non è più così. I dati che fanno gola agli hacker e ai criminali informatici, in gergo cracker, siamo noi, le nostre identità digitali, le storie che raccontiamo ogni giorno in rete. Il motivo è semplice: le trasposizioni in bit di ciò che siamo svelano tanto delle abitudini che ci portiamo dietro.

Postare su Facebook l'ora in cui si va e si torna da lavoro, pubblicare troppe foto da un posto lontano da casa o far capire quanto si tiene al proprio gatto sono degli elementi che possono facilitare la vita ai ladri, virtuali e reali, che sfruttando il potere dei social possono studiare il momento giusto per violare un appartamento e scoprire la combinazione di cassette di sicurezza e casseforti. Insomma condividere le proprie esperienze è sempre bello ma sarebbe meglio farlo con parsimonia e misura, per evitare che il libro aperto diventi un passe-partout per gli estranei.

C'è paura ma poca cautela


La digitalizzazione della sfera personale non ha di certo aiutato, ponendo in essere nuove sfide di sicurezza che riguardano non solo chi dovrebbe preoccuparsi di proteggere il dato ma anche il legittimo possessore, l'utente, che non sempre è attento a ciò che compie su internet e ai modi con cui mette a rischio la propria incolumità.

La sicurezza delle persone sul web dipende da diversi fattori.

Prima di tutto dalla capacità di prendere decisioni corrette. Le abitudini online possono aiutare a proteggere vita digitale, denaro e informazioni personali, oppure possono trasformare chiunque in una preda facile per i cybercriminali. Secondo una recente indagine di Kaspersky Lab, leader nel settore della sicurezza informatica, i navigatori sono sempre più preoccupati dalle minacce telematiche ma nonostante ciò conservano con maggiore semplicità le informazioni personali sui dispositivi mobili. Ciò rende necessario una completa rieducazione nell'utilizzo degli strumenti informatici, soprattutto gli smartphone, che rappresentano oramai un tesoro inestimabile per i ladri virtuali.

Nebula

Espulsione coronale da un buco nero

Gazie ad una serie di osservazioni realizzate dai satelliti Swift e NuSTAR gli astronomi hanno potuto studiare in dettaglio un buco nero supermassiccio durante le fasi di una gigantesca emissione di radiazione di alta energia. I risultati, pubblicati su MNRAR, suggeriscono che l'enorme brillamento X rivelato dai telescopi spaziali è stato causato dall'espulsione della corona.

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© www.media.inaf.it
La figura illustra tre momenti durante i quali avviene l’espulsione della corona. La sfera di luce color violastro al di sopra del buco nero, la corona, contiene particelle estremamente energetiche che generano raggi X. A sinistra, la corona si raccoglie verso l’interno, diventa luminosa (al centro) prima di essere espulsa dal buco nero (a destra). Credit: NASA/JPL-Caltech
Gli enigmatici e strani comportamenti mostrati dai buchi neri sono diventati in qualche modo meno misteriosi grazie alle recenti osservazioni realizzate dai satelliti della NASA Swift e NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array). I due telescopi spaziali hanno catturato un buco nero supermassiccio in mezzo ad una gigantesca emissione di radiazione X che sta permettendo agli astronomi di ricavare preziosi indizi sulle modalità che stanno alla base di questa fenomenologia. I risultati, pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), suggeriscono che i buchi neri supermassicci esibiscono fasci di radiazione X quando la loro corona che li circonda, costituita da particelle estremamente energetiche, viene espulsa dal buco nero.
«È la prima volta che siamo stati in grado di correlare questo fenomeno di espulsione coronale con un brillamento»
spiega Dan Wilkins della Saint Mary's University a Halifax, in Canada, e autore principale dello studio.
«Ciò ci permetterà di comprendere come i buchi neri supermassicci alimentano alcuni tra gli oggetti più luminosi dell'Universo».
È noto che i buchi neri supermassicci non emettono luce ma sappiamo che spesso sono circondati da dischi di accrescimento composti di materia calda e incandescente. La gravità di un buco nero attira il gas che si muove a spirale attorno all'oggetto che riscaldandosi emette radiazione sotto forma di diversi tipi di luce. Una particolare sorgente di radiazione che si trova in prossimità del buco nero è la corona. Queste strutture sono fatte di particelle estremamente energetiche che producono raggi X, anche se i dettagli su come esse si formano non sono ancora chiari.