Maestri BurattinaiS


USA

Il Meglio del Web: Un Marine: "Lo Stato-mostro, siamo noi"

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"Penso alle centinaia di prigionieri che abbiamo catturato e torturato in centri di detenzione improvvisati guidati da minorenni venuti dal Tennessee , New York e Oregon . Mi ricordo le storie . Ricordo vividamente i marines dirmi dei pugni , schiaffi , calci , gomitate , ginocchiate e testate agli iracheni. Ricordo i racconti di torture sessuali : costringere gli uomini iracheni a compiere atti sessuali su reciprocamente mentre marines gli tenevano i coltelli contro i testicoli , a volte li sodomizzavano con i manganelli".

Vince Emanuele
Vince Emanuele, ex Marine
Vincent Emanuele è stato in Irak fra il 2003 e il 2005, nel primo battaglione del Settimo Marines. Adesso, ossessionato dai ricordi, ha preso coscienza di una realtà intollerabile: noi americani abbiamo commesso "il peggior crimine di guerra del 21 secolo". Siamo noi la potenza mostruosa nemica dell'umanità e della civiltà, siamo noi quei "nazisti" contro cui ci avevano insegnato a vigilare - e non abbiamo vigilato, perché a farlo siamo Noi.

Ci vuole coraggio a leggere quel che l'ex Marine rievoca.

"Quelli di noi in unità di fanteria avuto il piacere di fare retate di iracheni durante raid notturni, legando le mani con lo zip d plastica, mettendogli il sacco nero sulla testa e scaraventandoli nel posteriore dello Humvees e camion mentre le loro mogli e bambini cadevano in ginocchio e piangevano. A volte, li prendevamo di giorno. Il più delle volte non opponevano resistenza. Alcuni tendevano le mani quando i Marines gli spegnevano le cicche in faccia. Li portavamo ai centri di detenzione, dove sarebbero tenuti per giorni, settimane e anche mesi. Le loro famiglie non sono mai state informate di dove li tenevamo.

E quando li rilasciavamo, li portavamo sul camion lontano dalla base operativa avanzata nel mezzo del deserto, a miglia e miglia dalle loro case. Gli tagliavamo le fascette che li legavano, il sacco nero dalla testa, e li facevamo andare. Qualcuno dei più disturbati dei nostri Marines gli sparavano colpi del mitragliatore in aria e vicino ai piedi - così per ridere - così loro scappavano, ancora piangenti per il calvario subito nel centro di detenzione, sperando di essere stati liberati. Per quanto tempo saranno sopravvissuti, là nel deserto? Dopotutto, non importava a nessuno di noi
".

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L'Iran elogia l'Italia: sulla Siria ha una visione più realistica degli altri paesi

Italia-Iran
In merito alla crisi siriana e quelle regionali «l'Italia ha una visione più vicina alla realtà» rispetto alle «politiche illusorie» di altri Paesi e dunque, nel nuovo clima creato dall'accordo sul nucleare, «ci attendiamo segua la propria interpretazione della realtà della regione e aiuti a facilitare gli accordi tra le parti coinvolte, per una soluzione immediata dell'attuale situazione in Siria». Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Jaber Ansari, rispondendo ad una domanda in conferenza stampa. Ansari ha anche sottolineato che, in questi ultimi anni di difficili rapporti tra l'Iran e l'Europa a causa delle sanzioni, l'Italia ha seguito una propria linea nelle sue relazioni con Teheran, che saranno conseguentemente rafforzate nella fase di attuazione dell'accordo di luglio.

RAPPORTI ECONOMICI - L'Italia è stato il primo partner commerciale dell'Iran in seno all'Unione europea all'inizio del 2006. Gli scambi commerciali ammontavano a 6 miliardi di euro nel 2008. Per l'Italia prima delle sanzioni in Iran erano particolarmente attive Eni, Danieli, Ansaldo, Pirelli, Tecnimont, Technip, Snam Progetti. Il famoso porto di Bandar Abbas fu realizzato dall'Italcontractors, il consorzio guidato da Condotte (Iri-Italstat). Malgrado le sanzioni, Roma ha continuato a mantenere rapporti economici con Teheran ma non commerciali. L'Ice ha invitato gli imprenditori iraniani nelle maggiori fiere. La Confindustria ha sempre monitorato la situazione.

Secondo un rapporto della Sace, tra il 2000 e il 2013 il nostro Paese aveva in Iran una quota di mercato media del 4,6% e il nostro export verso il Paese cresceva a due cifre finché non sono arrivate le sanzioni. Con la prima ondata del 2006 le nostre esportazioni sono calate del 19%, nel 2012-2013 del 25%: il risultato per l'Italia è stata una perdita, a partire dal 2006, di oltre 15 miliardi. Gli iraniani, per tradizione pagatori affidabili, con il divieto Ue del 2012 di trasferimento di fondi tra banche europee e iraniane, sono diventati insolventi e Sace dall'avvio delle sanzioni ha liquidato 600 milioni di euro di sinistri a imprese italiane per esportazioni assicurate in Iran. I settori principali che ne hanno risentito sono, oltre a quello petrolifero, la meccanica strumentale, le apparecchiature elettriche, la chimica, mobili e gioielli.

Stormtrooper

Viaggio nell'Africa in guerra col terrore di ISIS, al Qaeda e Boko Haram

Al-Qaeda/Boko Haram
Ennesimo attentato a Mogadiscio, capitale della Somalia: un'autobomba ha ucciso tre persone e provocato otto feriti. Al momento l'attentato non è stato ancora rivendicato da nessuna sigla in particolare, anche se molti indizi portano a sospettare degli al Shabaab legati ad al Qaeda. E' però notizia degli ultimi mesi che in Somalia abbia sempre più guadagnato terreno anche l'ISIS, che certamente in uno Stato tanto destabilizzato ed evanescente non poteva non individuare un'ottima preda per le sue ambizioni espansionistiche.

Che la Somalia fosse una potenziale ed appetibile preda per il terrorismo lo si sapeva già dai tempi di Bin Laden, il "Califfo del Terrore". Oggi, però, c'è un nuovo Califfo, al Baghdadi, che in fatto di terrorismo ha dimostrato d'essere il tipico allievo in grado di superare il maestro.

Al Qaeda, come ebbi già modo di descrivere in un mio libro, "ISIS - Una minaccia all'Islam", è stata l'apripista del movimento-Stato di al Baghdadi. Da al Qaeda l'ISIS ha appreso le tattiche d'organizzazione di una rete terroristica, il concetto di "franchising del terrore" (il mettere cioè liberamente e virtualmente a disposizione di chiunque il proprio logo per rivendicare i suoi attentati, che vengono così "nobilitati" da un marchio di grido anzichè restare episodi isolati, collegati magari ad una sigla anonima ed improvvisati, e pertanto anche destinati ad essere facilmente dimenticati) e via dicendo. Del resto, per molto tempo, prima ancora d'assumere il nome di ISIS, l'organizzazione oggi guidata da al Baghdadi è stata proprio una branca di al Qaeda.

Proprio per il fatto che al Qaeda sia stata l'apripista dell'ISIS, dall'Iraq in avanti, non possiamo stupirci di vedere la seconda in azione in tutti quei teatri dove in passato ha furoreggiato la prima. Pertanto, se al Qaeda ha agito con successo in paesi come l'Afghanistan, l'Iraq, la Siria, lo Yemen, il Sudan, oltre a regioni strategiche come il Maghreb ed il Corno d'Africa, l'ultima cosa di cui dovremmo meravigliarci è di vedere l'ISIS apparire ugualmente in quei territori, proseguendone il sogno d'erigere un Califfato sanguinario.

Ecco perchè la Somalia, e tutta la regione del Corno d'Africa in genere, può costituire un interessante e sicuramente inevitabile approdo per l'organizzazione-Stato capeggiata da al Baghdadi. Il discorso vale ovviamente anche per il Maghreb, dove da tempo fa parlare di sè l'organizzazione AQMI (al Qaeda nel Maghreb), insieme ad altre che soprattutto in Libia ed in Mali hanno fatto tristemente parlare di sè. Infine vi è Boko Haram, nell'Africa Nera, che è notoriamente affiliato all'ISIS avendo fondato un proprio emirato che ha giurato fedeltà ad al Baghdadi. Il Camerun, la Nigeria, il Ciad, sono tutti paesi che devono dolorosamente fare i conti con questa terribile piaga.

Eye 2

Raid vs leader di Hezbollah a Damasco, vittime tra civili: sospetti su Israele

la città di Damasco distrutta
© Sputnik. Mikhail Voskresensky
A seguito di un raid aereo nei sobborghi di Damasco è rimasto ucciso il leader delle milizie libanesi sciite Samir Kuntar, fino al 2008 detenuto in una prigione israeliana. Secondo i media siriani, nell'attacco ci sono state vittime tra i civili.

Il leader dei miliziani libanesi sciiti Samir Kuntar, che nel 2008 era stato rimesso in libertà da una prigione israeliana nell'ambito di un accordo sullo scambio di prigionieri tra Israele ed "Hezbollah", è rimasto ucciso a seguito di un attacco missilistico contro un edificio a Jaramana, nei sobborghi di Damasco, riferisce l'agenzia "Reuters".

Secondo l'agenzia di stampa, il fratello Bassam Kuntar ha segnalato la morte di Samir con un post sulla sua pagina Facebook, dove lo ha definito un "martire".

Secondo una delle versioni, l'attacco missilistico sarebbe stato compiuto dalle forze aeree israeliane. Diversi media siriani hanno riferito che il raid ha provocato vittime tra i civili.

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Esercito di Assad conquista diversi centri a sud di Aleppo

soldati siriani
© Sputnik. Mikhail Voskresenskiy
L'esercito siriano ha ripreso il pieno controllo del villaggio di Karasu, situato nei pressi di una zona ricca di depositi d'armi. I terroristi jihadisti del "Fronte Al-Nusra", che si trovavano nella zona, hanno subito pesanti perdite.

L'esercito siriano con il sostegno delle milizie di volontari ha liberato dai terroristi il centro di Khan Tuman e i suoi dintorni; i fondamentalisti hanno subito perdite pesanti, ha riferito l'agenzia di stampa nazionale "Sana".

Secondo l'agenzia, la piccola città è situata nella periferia meridionale di Aleppo ed anche i terreni agricoli circostanti sono stati strappati ai jihadisti.

"Nell'ambito dell'operazione l'esercito ha ristabilito il pieno controllo sul villaggio di Karasu situato in una zona con molti depositi d'armi... Dopodichè è stata lanciata un'offensiva sulla città di Khan Tuman," — ha riferito una fonte militare all'agenzia.

Secondo la fonte, i terroristi del "Fronte Al-Nusra", che occupavano l'area, hanno subito pesanti perdite ed hanno perso molte armi.

Jet3

Iraq. Attacco Usa porta alla morte di più di trenta soldati di Baghdad

carri armati iracheni durante una parata
© wikipedia.org
Gravissimo episodio in Iraq dove, sulla base da quanto riferito da RT.com e Sputnik, più di 30 soldati iracheni sarebbero rimasti uccisi a causa di un attacco aereo dell'esercito americano. Aumenta il malcontento nel Paese nei confronti della presunta guerra all'Isis portata avanti dalla coalizione a guida Usa.

Secondo quanto riferito in bella mostra da tutti i principali media russi, come Sputnik e RT.com, che peraltro hanno citato fonti locali, più di trenta soldati iracheni sarebbero rimasti uccisi e una ventina feriti a seguiti di un attacco aereo portato avanti dall'esercito americano. Hakim al-Zamili, leader del Comitato parlamentare per la Sicurezza e la Difesa dell'Iraq, ha rilasciato una dichiarazione riportata da Sputnik secondo cui "trenta soldati iracheni della 55esima brigata dell'esercito iracheno sono stati uccisi e almeno 20 feriti dopo un attacco aereo dell'aviazione americana nella cittadina di Al-Naimiya, nella provincia di Fallujah".

Al-Zamili ha anche promesso che verrà portata avanti una immediata indagine sull'attacco subito dall'esercito iracheno, che peraltro avrebbe appena ottenuto un importante vittoria sul campo proprio contro l'Isis prima di essere colpita. Peraltro il Ministero della Difesa russo ha anche ricordato come ben quattro aerei della Coalizione a guida Usa anti-Isis siano stati individuati sopra i cieli di Deir az-Zor, in Siria, nella giornata del 6 dicembre, quando un edificio sotto controllo dell'esercito siriano è stato colpito da un attacco aereo che ha portato alla morte di quattro soldati. Come se non bastasse in Iraq fonti locali parlano di un crescente malcontento nei confronti degli Stati Uniti che in teoria hanno cominciato a bombardare le posizioni dell'Isis sin dall'agosto del 2014, ma senza ottenere nessun successo importante.

Lo stesso premier iracheno Nouri al-Maliki ha definito tale campagna come "incredibilmente" inefficiente nel combattere i terroristi. Del resto proprio nelle scorse ore a Riad si sono radunati tutti gli alleati sunniti dell'Arabia Saudita per una chiamata alle armi contro Assad-Hezbollah e i loro alleati russi e iraniani, indicativamaente non è stato invitato l'Iraq, evidentemente perchè viene considerato come ostile agli interessi sunniti nell'area.

Stormtrooper

Turchia. Ankara sfida ancora la Russia

Davutoglu
© Wikipedia.org
La Turchia sembra somigliare sempre più a una mina impazzita che rischia di infiammare lo scenario mediorientale anche perchè gli Usa e la Nato non sembrano nemmeno volerne mitigare i comportamenti aggressivi. Anzi sembra quasi che Ankara serva per provocare Mosca, ruolo che il governo di Erdogan svolge con perizia. Il governo turco ha infatti definito "offensivo e poco diplomatico" il linguaggio di Putin, e ha letteralmente preso in giro il Cremlino dicendo che il "Kgb è morto da tempo".

Il governo turco sembra essere sempre più una mina vagante nello scenario internazionale. Ankara infatti sembra quasi comportarsi come un soggetto fuori controllo all'interno dello scenario geopolitico. L'abbattimento del Su-24 ha mostrato al mondo il reale volto di Erdogan, un volto che peraltro analisti e addetti ai lavori conoscevano già dato che ha impresso una svolta autoritaria alla Turchia di fronte al silenzio complice del "mondo libero". L'atteggiamento turco nei confronti dell'Isis può definirsi perlomeno come ambiguo, e soprattutto nessuno alla Casa Bianca o a Bruxelles ha fatto nulla per imporre al governo turco maggiore prudenza, anzi sembra quasi che Ankara sia stata in qualche modo premiata, al punto che verrebbe da chiedersi se non abbia ragione proprio Vladimir Putin che ha dichiarato nella conferenza stampa di fine anno che Ankara avrebbe abbattuto il Su-24 per fare bella figura nei confronti degli Usa.

Non solo, evidentemente la Turchia ha anche ottenuto garanzie di supporto da parte di Nato e Occidente in quanto Erdogan e soci sono tornati a provocare la Russia. Il premier Davutoglu ha infatti definito come "offensivo e poco diplomatico" il linguaggio di Putin. Non solo, Davutoglu ha detto che il presidente russo starebbe "ricordando i suoi vecchi tempi al Kgb. Ma il Kgb è morto da tanto tempo. L'era della propaganda in stile sovietico è storia. Tutte le dichiarazioni che fa, il mondo le schernisce con sarcasmo. Non possiamo prenderle sul serio" (Fonte Hurriyet). E poi ancora: "Le dichiarazioni di Putin non si adattano alla natura del mondo moderno o alle relazioni turco-russe. Per questo, invece di rispondere alle sue affermazioni nello stesso modo, sorrido e basta. Prendere le sue dichiarazioni sul serio sarebbe un insulto". Si adatta forse al mondo moderno appoggiare il Califfato dei tagliagole? Evidentemente ad Ankara sembrano pensarla in questo modo, e la cosa va benissimo alla Nato e all'Ue. Non a caso l'Unione Europea invierà 3 miliardi di euro per tenere chiusi i suoi confini, sin qui tenuti volutamente aperti per permettere un continuo transito di armi, persone, petrolio e denaro.

Blackbox

Aperta scatola nera del bombardiere russo abbattuto in Siria da caccia turco

scatola nera dell bombardiere russo abbattuto dallaTurchia
© Sputnik. Anton Denisov
La Russia ha tutte le prove necessarie che dimostrano che il bombardiere russo Su-24 non ha violato lo spazio aereo turco, ha dichiarato oggi il vice comandante dell'Aviazione russa Sergey Dronov.

"Al momento abbiamo tutte le prove basilari e necessarie che confermano l'assenza di violazioni dello spazio aereo della Turchia da parte del velivolo russo", — ha detto Dronov in una conferenza stampa al ministero della Difesa russo.

Secondo Dronov, "il bombardiere russo Su-24 in ogni caso non costituiva un pericolo per la Turchia e i suoi cittadini."

Ha inoltre sottolineato che la Russia ha presentato i dati sulla situazione nei cieli nella zona dell'attacco del caccia turco F-16 contro il bombardiere russo Su-24 e finora la ricostruzione non è stata confutata da nessun Paese, compresa la Turchia.

Sabato 19 dicembre inizierà l'analisi e l'elaborazione dei dati dei registratori di volo. Secondo il ministero della Difesa, la Russia ha invitato a partecipare alla decodifica dei dati della "scatola nera" dell'aereo abbattuto dall'Aviazione turca gli esperti di 14 Paesi, ma hanno risposto affermativamente solo i rappresentanti di Cina, Regno Unito e Stati Uniti.

I dati decodificati saranno resi pubblici il 21 dicembre. L'apertura del registratore di volo è avvenuta oggi davanti ai giornalisti. Ogni fase dell'estrazione e della lettura dei dati del dispositivo viene registrata da videocamere e fotografata.


Eagle

Washington sta spingendo il mondo verso l'Armageddon. Paul Craig Roberts

statue of liberty
di Paul Craig Roberts

Una delle lezioni della storia militare è che una volta che la mobilitazione bellica ha avuto inizio assume una dinamica propria ed incontrollabile, scrive Paul Craig Roberts sul suo sito. Questo potrebbe essere proprio quello che si sta verificando sotto i nostri occhi.

Nel suo discorso del 28 settembre per il settantesimo anniversario delle Nazioni Unite, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia non può più tollerare l'attuale situazione nel mondo. Due giorni dopo, su invito del governo siriano, la Russia ha iniziato la [sua] guerra contro l'ISIS.

La Russia ha avuto rapidamente fortuna nel distruggere i depositi d'armi dell'ISIS e nell'aiutare l'esercito siriano a disfarne i successi. La Russia ha distrutto anche migliaia di autobotti, il contenuto delle quali stava finanziando l'ISIS trasportando in Turchia il petrolio siriano rubato, dove viene venduto dalla famiglia dell'attuale presidente Erddogan.

Washington è stata colta di sorpresa dalla fermezza della Russia. Temendo che il rapido successo di tale decisiva azione russa avrebbe scoraggiato i vassalli NATO di Washington dal continuare a sostenere la sua guerra contro Assad e dall'usare il suo governo fantoccio a Kiev per tenere sotto pressione la Russia, Washington ha organizzato con la Turchia l'abbattimento di un cacciabombardiere russo, nonostante l'accordo tra Russia e NATO che non ci sarebbero stati incontri aria-aria nella zona delle operazioni aeree russe in Siria.

Anche se nega ogni responsabilità, Washington ha usato la bassa intensità della risposta Russia all'attacco, per il quale la Turchia non si è scusata, per rassicurare l'Europa che la Russia è una tigre di carta. I presstitute occidentali hanno strombazzato: La Russia è una tigre di carta.

La bassa intensità nella risposta del governo russo alla provocazione è stata usata da Washington per rassicurare l'Europa che non vi è alcun rischio nel continuare la pressione sulla Russia in Medio Oriente, Ucraina, Georgia, Montenegro ed altrove. L'attacco di Washington ai soldati di Assad viene utilizzato per rafforzare la convinzione che si sta inculcato nei governi europei che il comportamento responsabile della Russia per evitare la guerra è [invece] un segno di paura e di debolezza.

Non è chiaro fino a che punto i governi russo e cinese capiscano che le loro politiche indipendenti, ribadite dai presidenti di Russia e Cina il 28 settembre, siano considerate da Washington come "minacce esistenziali" per l'egemonia statunitense. La base della politica estera degli Stati Uniti è l'impegno ad evitare il sorgere di poteri in grado di condizionare l'azione unilaterale di Washington. La capacità di Russia e Cina di fare proprio questo li rende entrambi un obbiettivo.

2 + 2 = 4

Se governassero i "ribelli moderati" sostenuti dall'occidente, la Siria sarebbe così

ISIS militants
Fulvio Scaglione: "Pensiamoci bene, prima di decidere a tavolino che cosa è bene o male per milioni di persone, in Siria come in Iraq o in Libia"

Come sarebbe la Siria se a prevalere dovessero essere i "ribelli moderati" che sono il punto di riferimento in Siria della cosiddetta coalizione internazionale a guida Stati Uniti, finanziati, supportati e armati dall'occidente e perlopiù finiti nelle file dell'Al-Qaeda locale se non proprio in quelle dell'Isis?

In pochi si fanno questa domanda nel circo mediatico di quel mondo che si crede libero. Questa foto ci anticipa molto e vi fornisce una risposta chiara:

Afganistan Siria prima e dopo l'intervento militare dell'Occidente
....

A testimonianza di questo Fulvio Scaglione sul suo blog su Famiglia Cristiana scrive di Ahmoud Mohamed al-Mousa, giornalista assassinato da un gruppo di uomini mascherati a Idlib, feudo dei cosiddetti "ribelli moderati" della Siria.

E scrive:
L'hanno ammazzato perché raccontava quello che succede nelle aree occupata dai jihadisti, così come avevano ammazzato altri tre suoi compagni nei mesi scorsi. Al-Mousa, infatti, faceva parte di un gruppo di giornalisti identificati dall'acronimo RBSS (che sta per Raqqa is Being Slaughtered Silently, ovvero: Raqqa viene massacrata silenziosamente), che opera appunto nelle zone occupate dall'Isis e compagnia.

Eroi veri, colleghi a cui noi dobbiamo quel residuo di credibilità e prestigio che ancora si riconosce a questa professione. Il loro sito fornisce informazione puntuali e credibili sulla situazione e lo fa grazie a persone che, come Al-Mousa, rischiano la vita ogni giorno. I dati relativi al Nord della Siria e all'area di Mosul, in Iraq, sono terrificanti: in un anno e mezzo, l'ultimo, 50 giornalisti sono stati eliminati, altri sono dovuti scappare per salvarsi. L'identica sorte che tocca agli insegnanti e a tutte le categorie che possono essere anche solo sospettate di portare un pensiero diverso dal totalitarismo di Isis e compagni.

Pensiamoci bene, prima di decidere a tavolino che cosa è bene o male per milioni di persone, in Siria come in Iraq o in Libia. Molte volte il male minore è il meglio che c'è. A meno di non essere pronti a rispondere dei nostri errori, cosa che non pare la specialità dell'Occidente.
......

Pensiamoci bene e lottiamo in tutti i modi affinché il futuro della Siria sia deciso dal popolo siriano e non da un governo di transizione fantoccio dell'occidente.