Maestri BurattinaiS


Better Earth

Il generale iraniano Qassem Soleimani si è recato a Mosca per riunirsi con Putin

General Solemani
Il comandante della Forza di "Al Quds", del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana (CGRI), generale Qassem Soleimani, si è recato la scorsa settimana a Mosca per riunirsi con il prsidente russo, Vladimir Putin, ed alti ufficiali russi, ha indicato l'agenzia Fars News. "Il generale Soleimani è stato protagonista di un incontro al vertice con il presidente Vladimir Putin ed alti ufficiali dell'Esercito e delle forze di sicurezza russe, in una visita di tre giorni portata a termine la scorsa settimana con il fine di realizzare una verifica dgli accordi raggiunti nella riunione dello scorso mese di Novembre tra Putin e il leader supremo della Rivoluzione Islamica dell'Iran, l' "Ayatolá Sayyed Ali Jamenei", hanno indicato fonti bene informate alla Fars News".

Le stesse fonti hanno informato che il generale Soleimani ed anche il presidente Putin hanno discusso sugli ultimi avvenimenti in Siria, in Iraq, nello Yemen e nel Libano.

Secondo dette fonti, nel corso dell'incontro tra Putin ed i suoi generali di alto rango con il generale iraniano Soleimani, il presidente russo ha chiamato quest'ultimo "il mio amico Qassem". Pochi giorni dopo che la Russia aveva iniziato la sua campagna aerea contro i gruppi terroristi in Siria, vari media occidentali hanno affermato che il generale Soleimani aveva visitato Mosca per animare la Russia ad entrare nella guerra.

Il generale Soleimani aveva visitato Mosca il 24 di Luglio per riunirsi con il ministro della difesa russo, Serguei Shoigu e con il presidente Putin, avevano informato i media occidentali in Agosto.

Il riscatto del pilota russo dell'aereo Su-24 abbattuto dai caccia turchi sulla Siria, sembra certo che sia stato organizzato dal generale Soleimani, secondo diversi media.

Stock Down

L'Italia di Renzi è in guerra: stuprato l'art'11 della Costituzione per ragioni privatistiche

soldati italiani
La decisione del governo Renzi di inviare 450 soldati in Iraq sulla diga di Mossul è un atto di guerra in violazione brutale dell'articolo 11 della Costituzione, aggravato dalle ragioni privatistiche che lo motivano.

La società Trevi ha vinto l'appalto per la ristrutturazione della grande diga sull'Eufrate. E qui c'è già la prima menzogna della propaganda governativa, simile a quelle che si usano per giustificare le grandi opere in Italia. La diga infatti non è sull'orlo del crollo; tale affermazione, fatta per dare più valore morale all'invio di truppe, è stata smentita dallo stesso direttore dell'impianto che ha dichiarato che l'impianto opera in assoluta normalità. L'investimento di miliardi di euro serve ad un potenziamento dell'opera e la vittoria all'asta dell'azienda di Cesena fa parte della normale giostra dei grandi affari. All'interno dei quali rientrano anche le spese sulla sicurezza.

Sappiamo infatti che da tempo in Iraq, in tutto il Medio Oriente e in Afghanistan una delle attività più diffuse e ben remunerate è quella dei "contractors". Con questo termine si definisce l'evoluzione tecnologica ed organizzativa dei vecchi mercenari del secolo scorso. In questi paesi in guerra permanente i governi occidentali a partire dagli USA , che quella guerra hanno scatenato 25 anni fa, hanno scoperto di non avere truppe sufficienti a coprire tutti i punti di intervento. Così una parte delle attività militari e di sicurezza è stata privatizzata e affidata a multinazionali della sicurezza che impiegano decine di migliaia di persone e realizzano profitti miliardari. Ora Trevi potrà risparmiare per quella quota di spese, cosa che forse ha influito anche nel suo successo nel conseguire l'appalto, visto che esse saranno a carico dello stato italiano che invierà le proprie truppe con la funzione di contractors.

War Whore

L'Arabia Saudita ha appena spianato la strada per l'invasione della Siria e l'Iraq?

Arabia Saudita
Mentre il pubblico occidentale non ha ancora preso confidenza con il fatto che i più stretti alleati di Washington in Medio Oriente stanno finanziando, armando e consentendo agli estremisti sunniti (compreso l'ISIS) di lottare per il controllo della Siria e lavorare per destabilizzare l'Iraq, il massacro di San Bernardino è riuscito a richiamare l'attenzione dei più sul ruolo dell'Arabia Saudita nel promuovere l'estremismo.

Il fatto che Tashfeen Malik ha trascorso 25 anni in Arabia Saudita vivendo con un padre che, secondo i membri della famiglia che hanno parlato con Reuters, ha adottato una ideologia sempre più intransigente col passare del tempo, sottolinea il fatto che il sistema di credenze promosso dai sauditi è velenoso. Questo non è una critica dell'Islam. Si tratta di una critica del wahabismo e l'effetto che ha sulle menti di coloro che sono plagiati dalla cultura saudita.

Come scrive Charles Kenny per Politico, "per anni dall'11 settembre, Stati Uniti e funzionari occidentali hanno volutamente ignorato tutto questo sostegno ideologico dell'estremismo: il petrolio saudita era semplicemente troppo importante per l'economia globale, anche se molti di questi petrodollari sauditi sono stati spesi per promuovere la repressione interna e la crescita del fondamentalismo salafita all'estero. Lo Stato Islamico è un cugino ideologico dell'estremismo wahabita promosso dall'Arabia Saudita. Il paese ha speso più di 10 miliardi di dollari per promuoverlo in tutto il mondo attraverso organizzazioni caritative, come l'Assemblea Mondiale della Gioventù musulmana. Il paese continuerà ad esportare l'estremismo fintanto che praticherà le stesse politiche a casa".

E ancora dal New York Times, "Daesh nero, Daesh bianco. Il primo taglia gole, uccide, lapida, taglia le mani, distrugge il patrimonio comune dell'umanità e disprezza l'archeologia, le donne e i non musulmani. Il secondo è meglio vestito e più ordinato, ma fa le stesse cose. Lo Stato islamico; l'Arabia Saudita. Nella sua lotta contro il terrorismo, l'Occidente fa la guerra contro l'uno ma stringe la mano all'altro. Questo è un meccanismo di negazione, e la negazione ha un prezzo: preservare la famosa alleanza strategica con l' Arabia Saudita con il rischio di dimenticare che il regno si basa anche su un'alleanza con un clero religioso che produce, legittima, diffonde, predica e difende il Wahhabismo, la forma ultra-puritana dell'Islam di cui si nutre Daesh"

Stock Down

Il governo ucraino nel caos: Yatsenyuk ha i giorni contati

Yats
Raccontano che l'altra sera, durante una riunione del Consiglio nazionale delle Riforme, proprio davanti al presidente Poroshenko in persona, ad un certo punto sia scoppiata una lite furibonda tra Arsen Avakov, ministro dell'Interno di Kiev, e Mikheil Saakashvili, ex presidente georgiano e attuale governatore della regione di Odessa. "Via dal mio paese!", ha gridato Avakov a Saakashvili, lanciandogli successivamente un bicchiere d'acqua, peraltro pieno fino all'orlo, diretto addosso. La scena surreale è stata immortala da un video postato stamani sulla pagina Facebook di Avakov e testimonia il nervosismo che si respira in queste ore nei palazzi del potere di Kiev.

La discussione è nata da un'accusa lanciata da Avakov secondo il quale l'ex presidente georgiano è in contatto con un oligarca russo per la privatizzazione di un importante impianto chimico a Odessa. E' a quel punto che Saakashvili ha contrattaccato, affermando che Avakov finanzia gruppi paramilitari illegali. Così la situazione è degenerata, sfociando in una rissa che ha costretto un Poroshenko sbigottito a chiudere la seduta.

Per il presidente ucraino i prossimi sette giorni saranno cruciali. Sul tavolo non c'è solo la questione legata al debito di tre miliardi nei confronti della Russia, che Kiev non pare intenzionata a restituire, andando incontro al default (si saprà tutto il 20 dicembre), ma pure la questione di un cambio della guardia al governo del paese. Oggi una nota congiunta firmata proprio da Poroshenko, Yatsenyuk e Groisman (lo speaker della Rada) ha smentito tale ipotesi, anche se molti fattori fanno pensare che il leader del Fronte Popolare ha i giorni contati.

2 + 2 = 4

Spiegel Online: Ecco come Daesh riesce ad ottenere l'accesso a internet

satellite antena
Il quotidiano tedesco Spiegel Online ha pubblicato un'inchiesta su come Daesh e altri gruppi islamisti armati riescano a utilizzare internet pur operando in aree come in Siria e in Iraq dove le infrastrutture legate alle telecomunicazioni sono state distrutte. Secondo l'inchiesta sarebbe la Turchia a fornire le reti satellitari assieme ad alcune aziende europee.

Gran parte dell'efficacia dello Stato Islamico e della sua propaganda deriva quasi integralmente dall'utilizzo pervasivo ed efficace di internet. Daesh infatti utilizza in modo molto efficiente il web per fare reclutamento attivo in tutto il mondo e ottenere finanziamenti, ma anche per documentare sul campo le proprie azioni militari. Spiegel si è giustamente chiesto come facciano i guerriglieri dell'Isis a utilizzare internet operando in zone dove le infrastrutture legate alle telecomunicazioni sono state largamente distrutte, e la risposta che da a questa domanda dovrebbe far riflettere in quanto gli analisti tedeschi indicano anche in compagnie di telecomunicazioni europee i responsabili che danno accesso ai terroristi alla rete web. Rimane poco chiaro in che modo questo avvenga ma Spiegel Online ha dichiarato di aver ottenuto dei documenti che mostrano come le compagnie interessate potrebbero, se solo lo volessero, tagliare fuori dall'oggi al domani la rete internet a tutti i membri dello Stato Islamico. Questo evidentemente non accade in quanto manca la reale volontà politica di farlo. Secondo l'articolo tutti coloro che hanno bisogno di collegarsi a internet in Siria e Iraq possono recarsi nella provincia di Hatay, un angolo di Turchia tra il confine siriano e il Mar Mediterraneo. Qui, nella città di Antakya, è possibile acquistare tutto il necessario per collegarsi alla rete. Sarebbero infatti stati installati migliaia di sistemi per garantire agli utenti di collegarsi a internet utilizzando il satellite, non a caso il settore dell'Internet satellitare ha fatto affari d'oro negli ultimi anni. Per collegarsi al satellite basta avere a disposizione un disco con trasmissione e ricezione, un antenna e un modem, poi si potrà navigare a grande velocità (22 Megabits al secondo). Per acquistare un kit di connessione bastano 500 dollari e molti li utilizzano per non rimanere isolati dal mondo in zone di guerra.

Jet4

Yemen: i ribelli Houthi hanno distrutto il quartier generale della coalizione filo-saudita

missile lunch
Nella giornata di domenica un missile di fabbricazione russa OTR-21 'Tochka' (SS-21 in parlance 'atlantica') lanciato dalle forze armate yemenite che si sono dichiarate per la Rivoluzione dei Comitati Popolari e contro l'ex-presidente fuggiasco Mansour Hadi -riportato ad Aden dalle baionette delle tirannie petrolifere del Golfo Persico- ha completamente distrutto il Quartier Generale degli invasori situato nell'area di Bab el Mandeb (Provincia di Taizz) eliminando un numero di uomini variabile tra i 146 e i 150, 2 batterie di missili intercettori 'Patriot', 3 elicotteri Hughes AH-64 e un parco di veicoli pari a circa 50 unità.

Tra le vittime dell'attacco balistico si contano anche il Colonnello Abdullah al-Sahayan, capo delle Forze Speciali saudite, e il suo collega emiratino Sultan al-Kitbi, ma anche 42 mercenari ('contractor' in neolingua imperialista) dell'infame compagnia un tempo nota come Blackwater e responsabile di numerosi crimini in Irak e Afghanistan.

La massiccia presenza di mercenari stranieri non deve sorprendere visto che gli stessi ranghi degli eserciti 'regolari' di Arabia Saudita, UAE, Bahrein, Qatar e altri simili potentati sono pieni zeppi di Somali, Sudanesi, Marocchini, Pachistani e altri disperati disposti "per piccol prezzo" (come avrebbe detto Machiavelli) a esercitare il mestiere delle armi sotto la bandiera dei 're fannulloni' del petrolio.

Ma, visti i tragici (o tragicomici, a seconda dei punti di vista) risultati dell'aggressione (a cui é seguita l'invasione) dello Yemen da parte delle forze del GCC, ormai l'Ex-Arabia Felix é percorsa da bande di professionisti della guerra con passaporti colombiani, inglesi, australiani e di numerose altre nazionalità.

Per oltre trent'anni, fin dai tempi della guerra Iran-Irak, i sovrani dell'Arabia Saudita, del Kuwait e degli altri emirati sunniti del Golfo hanno gettato miliardi e miliardi di petrodollari nelle tasche dei mercanti d'armi americani ed europei pensando che fosse possibile a suon di contratti multimilionari "comprarsi" delle forze armate efficienti.

Megaphone

Il Meglio del Web: "La Causa": Resistenze mediorientali contro il «caos creativo» di chi vuole un "grande Medioriente ogm, con la frantumazione di Iraq, Siria, Iran"

La Causa
Sabato a Roma convegno con relatori da Libano, Palestina, Bahrein, Siria. "Il terrorismo di Daesh/Isis, prodotto dell’imperialismo statunitense ed europeo. Davanti alla tragedia in Yemen, una parte del mondo, comprata dai petrodollari sauditi, ha chiuso gli occhi e si è mangiato la lingua »
di Marinella Correggia

«Nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi potenti, lo Yemen subisce da nove mesi un'aggressione guidata dalla monarchia wahabita, con intensi bombardamenti e un blocco navale, aereo e terrestre. La falsa paura dell'Iran è una scusa per uccidere la popolazione e distruggere le nostre infrastrutture...Chiediamo alle persone vive di aiutarci a fermare subito l'aggressione e l'assedio perpetrato da sauditi e alleati; e di cooperare affinché le parti politiche yemenite si trovino a un tavolo di dialogo senza ingerenze esterne»: per mancanza di visto da parte dell'Italia, due politici yemeniti dell'Alto Comitato rivoluzionario preso di mira dall'Arabia saudita hanno potuto mandare solo un messaggio scritto al convegno La causa - Il Medioriente fra resistenza alla guerra imperialista, caos e migrazioni, organizzato a Roma il 12 dicembre dall'associazione Amici del Libano in Italia e da diversi gruppi di movimento italiani, con relatori da Libano, Palestina, Bahrein, Siria. Il messaggio degli yemeniti Sameer al Abdaly e Tawfiq Ameen Almairi precisava anche: «I paesi arabi sono entrati in una sorta di caos creativo che ha l'obiettivo di smembrare l'area in staterelli etnici e oltranzisti, secondo i piani messi in atto da Daesh e al Qaeda che sono il contrario dell'islam. E davanti a questa tragedia, una parte del mondo, comprata dai petrodollari sauditi, ha chiuso gli occhi e si è mangiato la lingua».

Partendo dalla «bussola», la «causa madre», la causa palestinese, gli interventi degli ospiti hanno analizzato e condannato , come si legge anche nel comunicato finale, «il terrorismo di Daesh/Isis, prodotto dell'imperialismo statunitense ed europeo» e il parallelo «processo neocoloniale che viene messo in campo violentemente in Medioriente», invitando tutti a schierarsi «contro la guerra imperialista contro la Siria; contro il regime di apartheid israeliano e per il sostegno alla campagna Bds; per il sostegno alla lotta del popolo palestinese contro il colonialismo di insediamento sionista nella Palestina storica e la giudeizzazione di Gerusalemme, e per la riaffermazione piena del diritto al ritorno; per il sostegno alle forze di resistenza che combattono il sionismo e i terroristi di Daesh/Isis in Libano, Siria ed Iraq; per il sostegno alla pacifica opposizione del popolo del Bahrein; contro l'ingerenza straniera nello Yemen, per fermare il massacro quotidiano del popolo yemenita e l'aggressione al suo territorio da parte della coalizione saudita con l'appoggio logistico statunitense e sionista».

Nella sua introduzione, Hassane Hassi dell'associazione Amici del Libano in Italia ha richiamato la destabilizzazione in atto da tempo in tutta l'area a opera di forze esterne e dei loro alleati interni, in particolare le petro-monarchie del Golfo. In questi tempi di «califfato», mentre si sa bene «chi ha reclutato, chi ha fatto entrare, chi ha armato i terroristi, chi li paga», è più che mai attuale il piano «di un Grande Medioriente ogm, con la frantumazione di Iraq, Siria, Iran, Stati recalcitranti». Quanto alla Repubblica araba siriana, è un «baluardo contro l'entità sionista...se crolla la Siria, dimentichiamoci anche la Palestina».

Alarm Clock

I gruppi terroristi in Africa: lo strano caso dell'imbattibilità dell'Esercito di Resistenza del Signore (LRA)

LRA soldier child
© Photo: EPA
La stabilità in Africa è minata da molti gruppi militanti: Boko Haram in Nigeria, al-Shabaab in Somalia e Al Qaeda nel Maghreb islamico che espande le attività terroristiche al Mali, al Niger e altri paesi. L'Esercito di Resistenza del Signore, o LRA, merita un'attenzione particolare, spiega Alexander Mezyaev sul giornale online della Strategic Culture Foundation. Il gruppo è attivo in Uganda dal 1987 quando ha iniziato a combattere il governo di Yoweri Museveni, che è salito al potere nel 1986. Il gruppo attacca civili, uccide e rapisce persone, tra cui donne e bambini. Una delle principali accuse contro i leader del LRA è quella di reclutare bambini soldato.

mappa dell'Africa Centrale
Il LRA è responsabile della morte di decine di migliaia di persone nei cinque paesi vicini. Nei primi sei mesi del 2015 ha attaccato le aree urbane più di 130 volte, uccidendo decine di persone e sequestrandone trecento. I leader del mondo contemporaneo stanno guardando gli eventi senza molta preoccupazione. Non è Parigi, dopo tutto.

Il LRA si unisce ad altri gruppi militanti nel commercio illegale di avorio, diamanti e oro. Come molti altri gruppi terroristici africani di oggi, il LRA estende le proprie attività oltre i confini nazionali, tra cui l'est della Repubblica Centrafricana, la parte nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo, così come i territori del Sud Sudan e la Repubblica del Ciad.

Al LRA si oppongono gli eserciti di alcuni stati, le missioni delle Nazioni Unite (la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana e la missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan), così come l'Iniziativa Regionale lanciata dall'Unione africana. L'obiettivo dell'Iniziativa Regionale africana è "l'eliminazione del LRA, che porti alla creazione di un ambiente sicuro e stabile" nei quattro paesi colpiti dal LRA: Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, e il Sud Sudan.

La partecipazione dello US Army nelle operazioni anti-LRA è un fatto degno di nota. Il LRA e il suo leader Joseph Kony sono stati messi nella lista del «terrorismo globale» dopo l'11 settembre. Centinaia di istruttori militari statunitensi sono stati inviati in Uganda. Questo è un altro buon esempio per illustrare il fatto poco noto che l'11 settembre è stato utilizzato come pretesto per l'invio di militari statunitensi in tutti gli angoli del mondo. Non importa, il LRA si confronta con una potente «coalizione anti-terrorismo»; le sue formazioni, da 300 a1000 uomini rimangono imbattute. O le forze delle Nazioni Unite non hanno alcuna autorità per combattere i terroristi, o i militanti vengono avvistati in anticipo da avere abbastanza tempo per fuggire dalla zona prima del lancio delle operazioni.

Eye 1

"La sorveglianza di massa non impedirà il prossimo attacco terrorista ma ci ruberà la libertà" Ron Paul

Big Brother
A giudicare dal suo discorso in prima serata della scorsa settimana, l'ultimo anno di presidenza di Barack Obama sarà caratterizzato da un aumento del militarismo all'estero e dell'autoritarismo a casa, scrive Ron Paul sul sito del suo Istituto. Il cuore del discorso del presidente è stato la sua richiesta di una nuova legge che vieti a chiunque sia sulla lista di sospetti terroristi del governo federale di acquistare un'arma da fuoco. Non c'è mai stato un omicida di massa che era sulla lista dei terroristi, quindi questa proposta non aumenterà la sicurezza. Tuttavia, ridurrà la libertà.

I funzionari federali possono inserire un cittadino americano nella lista dei terroristi esclusivamente sulla base di loro sospetti che l'individuo possa essere coinvolto in attività terroristiche. Gli individui iscritti nell'elenco non sono informati di essere stati etichettati come sospetti terroristi, tanto meno è data loro la possibilità di contestare tale denominazione, fino a quando un agente della Transportation Security Administration impedirà loro di salire a bordo di un aereo.

Gli individui possono essere iscritti nell'elenco se i loro post su Facebook o Twitter sembrano "sospetti" ad un agente federale. Possono anche essere inseriti nella lista se il loro comportamento in qualche modo suggerisce che sono "rappresentanti" di un gruppo terroristico (anche se non hanno associazioni con nessuna organizzazione terroristica). Gli individui possono anche essere messi nella lista perché l'FBI vuole interrogare loro di amici o familiari!

Migliaia di americani, tra cui diversi membri del Congresso e molti dipendenti del Department of Homeland Security, sono stati erroneamente inseriti nell'elenco dei terroristi. Alcuni americani sono iscritti nell'elenco, perché capita di avere lo stesso nome di sospetti terroristi. Coloro che erroneamente sono inseriti nella lista dei terroristi devono passare attraverso un lungo processo per cancellare i loro nomi.

Eiffel Tower

Parigi, un mese dopo: chi ci governa continua ad alimentare la spirale senza fine della violenza

strage a Parigi 13 Novembre 2015
di Patrick Boylan, PeaceLink

Ad un mese dagli attentati a Parigi, l'elettorato francese ha punito il governo Hollande per le falle nella sicurezza nazionale - ma solo relativamente. Ha concesso il 27% dei voti alla destra securitaria di Marie Le Pen alla prima tornata (un record), ma non abbastanza voti alla seconda per vincere in nessuna delle 12 regioni in ballo. Il partito di Hollande ha vinto in cinque, quello di Sarkozy in sette.

Eppure il tandem Sarkozy/Hollande è direttamente responsabile per le orrendi uccisioni compiute al Club Bataclan e in altri quattro luoghi a Parigi il 13 novembre 2015.

Infatti, i due Presidenti francesi, insieme agli USA, alla Turchia e ai paesi del Golfo, hanno creato e armato i jihadisti operanti prima in Libia e poi in Siria, i quali poi hanno addestrato e foraggiato gli attentatori di Parigi. Non solo, ma hanno importato in Libia e in Siria questi loro orrendi mercenari per rovesciare con la violenza i governi dei due paesi, seviziando o tagliando la testa a chiunque - militare o civile - sostenesse Gheddafi o Assad. Il che vuol dire gran parte della popolazione: infatti, malgrado quanto asseriscono i mass media occidentali, nel 2011 gli anti-Gheddafi risultavano maggioritari solo nelle piazze delle grandi città; e oggi gli anti-Assad non sono più maggioritari nemmeno lì.

Le azioni di Sarkozy e di Hollande, dunque, sono un crimine secondo tutte le norme internazionali. Non si coltivano la democrazia e il rispetto per i diritti umani in una società giudicata oppressa, importando tagliagole e fomentando la guerra.

Quindi gli orrori che i parigini hanno provato la notte del 13 novembre, Sarkozy e Hollande li avevano già fatti provare a gran parte delle popolazioni civili della Libia e della Siria continuamente dal 2011 - pur sapendo che queste loro azioni illegali rischiavano di provocare rappresaglie contro le popolazioni della Francia e dell'Europa.

Una parentesi:

L'affermazione appena fatta - sugli orrori che Sarkozy e Hollande hanno fatto provare - potrebbe turbare molti lettori. I telegiornali, infatti, ci presentano le atrocità delle milizie jihadiste come se noi non c'entrassimo per niente, come se noi non avessimo nessuna responsabilità nell'addestrare quelle milizie e nell'incitarle alla violenza. Peggio, come se noi non avessimo nessuna responsabilità nel praticare il terrorismo noi - per primi - nei paesi di quei jihadisti.

Prendiamo il caso della "guerra civile" in Libia nel 2011. I telegiornali dell'epoca ci hanno fatto vedere la brutale uccisione dell'allora Capo di Stato Gheddafi come se fosse il popolo, "sollevatosi contro il tiranno", a farlo. Mentre si trattava di milizie jihadiste, da noi reclutate e importate con la complicità del Qatar, e guidate nella ricerca della macchina di Gheddafi dai droni NATO controllati dalla base italiana di Sigonella in Sicilia. E non solo. Queste nostre milizie, poi, durante i combattimenti per rovesciare il governo, sono stati responsabili di inenarrabili orrori: hanno mutilato, decapitato e bruciato vivi i loro prigionieri pro-governativi; hanno massacrato intere famiglie libiche soltanto perché di pelle nera o perché il capo famiglia risultava un impiegato governativo, quindi probabilmente filo-Gheddafi.

E non finisce qui. Noi Occidentali abbiamo commesso delle atrocità anche in prima persona, e non soltanto attraverso le milizie jihadiste da noi create.

Pochi ne sono consapevoli perché, nel 2011, i TG ci hanno convinto che i nostri bombardamenti in Libia fossero soltanto "chirurgici". Mentre la realtà è stata ben diversa: i filmati girati dai libici stessi con i loro cellulari hanno mostrato quanti orrori e devastazioni hanno causato le nostre bombe lanciate anche su case civili e su infrastrutture vitali. Idem per la Siria oggi, da oltre un anno. Sono video che i libici e i siriani hanno postato in Internet e che i giovani attentatori del 13 novembre, davanti ai loro computer in Belgio, sicuramente hanno visto - giurando vendetta mentre guardavano.

Ma di tutto questo siamo stati lasciati all'oscuro. Se la TV manda in onda ogni tanto dei video amatoriali siriani, sono quelli realizzati dai ribelli da noi sponsorizzati e che mostrano soltanto le devastazioni causate dal regime. Non vediamo mai il terrorismo nostro, ingiusto e criminale, che provoca il terrorismo loro, l'ingiusta e criminale risposta.