Maestri BurattinaiS


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Boris Johnson mostra l'appoggio britannico ai crimini dell'Arabia Saudita

Yemen bombardamenti sauditi
Yemen bombardamenti sauditi
Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson ha cercato di ridimensionare le critiche internazionali contro il Regno Unito per le vendite di armi all'Arabia Saudita, colpevole per il massacro di migliaia di civili nello Yemen per causa degli attacchi aerei ed ha insistito nell'affermare che il Regno Unito deve continuare a sostenere l'Arabia Saudita nella sua campagna di bombardamenti.

Il Regno Unito e' il secondo maggiore fornitore di armi all'Arabia Saudita e in particolare fornisce i missili (di fabbricazione britannica) Brimstone e Tyiphoon che vengono utilizzati dall'aviazione saudita nei bombardamenti sullo Yemen.

Sorprendentemente Johnson ha affermato, in una intervista alla BBC, di non credere che l'Arabia Saudita abbia varcato il limite nella realizzazione di crimini, nonostante che le organizzazioni internazionali per i diritti umani abbiano sostenuto in modo unanime una opinione contraria ed hanno denunciato che il regime saudita si e' reso responsabile di attacchi indiscriminati contfo i civili nello Yemen.

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Il Meglio del Web: Anti-russi più pericolosi dei russi

the mighty russian bear
© tumblr

di Fulvio Scaglione.


Un giorno capiremo, forse, com'è nata, e con quali scopi, l'alleanza guerrafondaia che in Europa affianca la sinistra benpensante e benintenzionata alla destra neocon più cinica e disinvolta. Un'alleanza che nel 2003 abbiamo visto in azione nel disastro dell'invasione anglo-americana dell'Iraq, non a caso gestita in coppia dal progressista Tony Blair e dal conservatore George Bush. Che nel 2011 si è rinnovata nell'altrettanto disastrosa spedizione contro la Libia del colonnello Gheddafi (con il trio Obama-Cameron-Sarkozy). E che oggi si rinnova con le ricorrenti manifestazioni dell'ossessione anti-russa.

Basta notare quant'è successo nel giro di pochi giorni. Prima il Parlamento europeo ha approvato (a scarsa maggioranza, ma l'ha approvato) una delirante risoluzione scritta dall'ex ministro degli Esteri (incredibile ma vero) della Polonia, Anna Elzbieta Fotyga, in cui si mettono l'ISIS e la Russia sullo stesso livello come i due nemici principali dell'Europa. Poi è arrivato su Le Monde, tempio della borghesia illuminata, un altrettanto delirante editoriale di Françoise Thom, docente della Sorbona, che se la tira da "russista" ma non teme di scrivere tra l'altro che il Cremlino influenza l'opinione pubblica occidentale con "lo sviluppo di una coscienza apocalittica intorno al mito della fine dell'Occidente, che spinge i popoli ad accettare l'abbandono delle libertà e a desiderare l'avvento del pugno di ferro".

Infine, il ministro degli Esteri del Regno Unito, Boris Johnson, ci spiega in una fantastica intervista che "la NATO è principalmente un'organizzazione difensiva" che si limita "a respingere l'aggressione" della Russia.

Come si vede, il fritto misto di sinistre e destre è completo. La stessa mistura che ha seminato disastri in tutto il Medio Oriente e adesso si affanna in ogni modo per provocare uno scontro diretto con la Russia. È ovvio che il Cremlino di Vladimir Putin non è il vaso di ogni perfezione, né in casa né fuori. Però proviamo ad analizzare un po' nello specifico che cosa ci dicono questi signori.

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Esclusiva SOTT: Una rivoluzione Viola negli USA? Impara i simboli delle rivoluzioni colorate

Hillary Clinton Purple 01
E' possiblie che i Clinton abbiano dato il segnale di inzio per la rivoluzione color viola?
E' in corso una rivoluzione colorata negli Stati Uniti? Alcuni articoli argomentano che sia proprio così. La maggioranza delle persone negli USA può non aver sentito parlare molto delle rivoluzioni colorate, visto che solitamente prendono forma al di fuori dei confini statunitensi e in molti quindi non hanno i mezzi per leggerne i segnali quando è in corso una rivoluzione del genere. Molti paesi nel mondo hanno subito rivoluzioni come queste, molti dei quali vedevano lo psicopatico degli psicopatici George Soros come organizzatore supremo.

"Chi è avvertito è armato", dunque esserne a conoscenza è una buona idea per evitare di venir trascinati e trovarsi a fornire supporto ad una tale 'rivoluzione', che contrariamente a quello che proclama, non è mai un qualcosa che fa bene alla democrazia o alla giustizia. Il pastore cinese Leung ha descritto i 12 passi per un cambio di regime.

La differenza chiave è che questa volta non si tratta degli USA che pianificano cambiamenti di regime oltreoceano, ma sul suolo americano come servizio ai poteri forti. I 12 passi sono:
  1. Spedire ufficiali della CIA e dell'MI6 come studenti, turisti, volontari, imprenditori e reporter verso il paese obiettivo
  2. Mettere in piedi una Organizzazione Non Governativa (ONG) con vesti umanitarie che combatta per la "democrazia" e i "diritti umani", che attragga gli avvocati della libertà e degli ideali
  3. Attrarre traditori locali, nello specifico accademici, politici, reporter, soldati, ecc. a suon di mazzette o minacciare tutti quelli con qualche scheletro nell'armadio da nascondere
  4. Se la nazione obiettivo ha dei sindacati, fare uso di tangenti
  5. Scegliere un intrigante tema o colore per la rivoluzione. Esempi includono la primavera di Praga (1968), la rivoluzione di Velluto (Europa dell'Est, 1989), la Rivoluzione delle Rose (Georgia, 2003), la Rivoluzione dei Cedri (Libano, 2005), la Rivoluzione Arancione (Ucraina 2004), la Rivoluzione Verde (Iran), la Rivoluzione dei Gelsomini, la Primavera Araba ed anche la Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong
  6. Cominciare a protestare per qualsiasi cosa per far partire la rivoluzione. Potrebbe essere per i diritti umani, per la democrazia, la corruzione nel governo o la frode elettorale. Le prove non sono necessarie; una scusa sarà sufficiente.
  7. Scrivere parole di protesta e striscioni in inglese per farli riconoscere agli americani e fare in modo che i politici ed i civili americani vengano coinvolti
  8. Lasciare che i politici corrotti, gli intellettuali e i segretari dei sindacati si uniscano alle proteste e che chiamino a raccolta tutta la gente che ha qualcosa da reclamare
  9. I media mainstream statunitensi ed europei ci aiutano ricordandoci di continuo che la rivoluzione è causata da un'ingiustizia e che di conseguenza raggiunge il consenso della maggioranza
  10. Quando il mondo intero assiste ad un'azione di falsa-bandiera. Il governo preso di mira verrà presto destabilizzato e perderà il supporto del suo popolo
  11. Aggiungete violenti agenti provocatori che costringono la polizia all'utilizzo della forza. Questo porterà anche il governo preso di mira a perdere il supporto da parte di altre nazioni e ad essere di conseguenza "delegittimato" dalla comunità internazionale
  12. Mandare politici negli USA, EU, all'ONU, per firmare la petizione in modo tale che il governo preso di mira debba vedersela con la minaccia delle sanzioni economiche, no-fly zones ed infine bombardamenti aerei assieme a scontri con ribelli armati

Cult

Renzi e l'UE: storia di uno yesman

Renzi il pupazzetto
© AP Photo
Negli ultimi giorni di convulsa campagna referendaria abbiamo assistito a funamboliche capriole elettorali da parte degli esponenti del governo Renzi, ma l'uscita più ardita rimane quella del premier, che ha tentato di sdoganarsi quale nemico dell'establishment che comanda in Europa.
"Сredo che Dijsselbloem (presidente dell'Eurogruppo) non abbia grande consapevolezza di come vanno le cose in Italia. Ma il giorno dopo il referendum, se le cose andranno bene, chiederò al Parlamento di essere autorizzato a mettere il veto sul bilancio Ue se l'Europa non cambia politiche sui migranti".
Il politico olandese, contrario ad allargare i cordoni della borsa comunitaria in favore dell'Italia, aveva infatti attaccato affermando che
"in nome della credibilità congiunta dobbiamo essere coerenti tra quello che facciamo e quello che diciamo. E' importante che gli stati membri rispettino quel che è stato concordato sul raggiungimento dell'equilibrio strutturale. Non vi è spazio per dare maggiore spazio di manovra alle politiche di bilancio nell'ottica di sostenere la crescita".
Forse è proprio perché sa come vanno le cose in Italia, che il presidente dell'Eurogruppo vorrebbe bloccare sul nascere l'ennesima esplosione di spesa pubblica incontrollata. Un'opinione condivisa da diversi altri politici, come il tedesco Schaeuble e il lussemburghese Juncker, già entrati peraltro in conflitto acceso con il premier italiano. Il Presidente della Commissione Europea aveva replicato piccando alle sortite scomposte del baldo fiorentino: L'Italia non cessa di attaccare la Commissione, a torto, ma questo non sortisce i risultati sperati.
"L'Italia oggi può spendere 19 miliardi di euro in più di quelli che avrebbe potuto spendere se io non avessi riformato il patto di stabilità nel senso della flessibilità. Non si deve più dire, o se si vuole dirlo si può farlo, ma di fatto me ne frego (je m'en fous, NdR), che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza".

Commenta: Per una lettura approfondita sul tema del Referendum Costituzionale, consigliamo la lettura dei seguenti articoli:


War Whore

I nuovi guai della Clinton Foundation

Clinton
© La Presse
Tempi bui per la famiglia Clinton. Dopo la cocente sconfitta alle elezioni presidenziali, alcuni importanti finanziatori della Clinton Foundation, delusi dall'insuccesso dell'Ex Segretario di Stato Hillary Clinton, hanno deciso di rivedere il loro contributo alla discussa organizzazione no-profit. È il caso dell'Australia e della Norvegia, due dei primi tre Paesi che sponsorizzano la fondazione, secondi soltanto all'Arabia Saudita.

Come riporta il quotidiano norvegese Hegnar, la Norvegia ha tagliato il proprio contributo alla Clinton Foundation dell'87% a seguito della disfatta elettorale di Hillary Clinton. Dopo aver stanziato una somma di denaro di circa 5 milioni di dollari l'anno tra il 2007 e il 2013, il governo norvegese aveva deciso di far lievitare il finanziamento a 15 e 21 milioni di dollari rispettivamente nel 2014 e nel 2015, proprio quando le ipotesi di una candidatura dell'Ex First Lady si facevano sempre più concrete, così come la possibilità che diventasse Presidente degli Stati Uniti. Una coincidenza? Difficile crederlo. Anche perché a pochi giorni dalla vittoria di Donald Trump, la Norvegia ha immediatamente ridimensionato il contributo dell'87% per il 2017, e questo ragionevolmente non può essere soltanto un caso. E dato che il governo di Oslo ha sinora stanziato - dal 2007 in poi - circa 174 milioni di dollari di contributo, per la fondazione si tratta di una perdita grave e assai rilevante.

Commenta: Sotto la leadership di Hillary Clinton, tra il 2009 e il 2013, il dipartimento di Stato americano ha approvato $165 miliardi in commercio di armi con 20 paesi i cui governi avevano inviato soldi alla fondazione Clinton. Ma la Clinton ha anche assistito alla vendita di armamenti per $151 miliardi tramite accordi mediati dal Pentagono a 16 paesi che avevano donato alla fondazione.


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Germania, arrestato 007 islamista sospettato di preparare un attentato

BfV servizio segreto tedesco
BfV, il servizio segreto tedesco
Secondo Der Spiegel il sospetto avrebbe confessato. Si tratta un agente 51enne che faceva il doppio gioco. Avrebbe preparato un attentato e passato documenti segreti ad una organizzazione islamista.

Un agente del controspionaggio tedesco, il BfV, di 51 anni è stato arrestato perché sospettato di preparare un attentato di matrice islamica al quartier generale dell'intelligence a Colonia.

Lo riferisce il settimanale Der Spiegel secondo il quale il sospetto avrebbe parzialmente confessato. Le indagini sono condotte dalla procure di Duesseldorf.

L'uomo è anche accusato di aver passato ad un organizzazione islamista documenti segreti del controspionaggio. Gli inquirenti avevano individuato l'agente doppiogiochista 4 settimane fa. L'uomo era stato assegnato dal controspionaggio BfV (Bundesamt fuer Verfassungsschutz, l'equivalente dell'italiano Aisi) solo recentemente alla sorveglianza delle l'attività delle cellule islamiste in Germania.

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L'Esercito siriano riprende il controllo dei quartieri di Aleppo e la popolazione civile viene liberata

Aleppo
L'Esercito siriano ha ripreso il controllo di quasi la metà dei quartieri est di Aleppo, quelli che erano ancora occupati dai terroristi appoggiati dagli USA (Amministrazione Obama) ed Arabia Saudita e che tenevano in ostaggio la popolazione civile. Sono stati riconquistati e liberati dai terroristi ben 12 quartieri di Aleppo est, si tratta in particolare dei quartieri de Bayadin, Sheij Fares, Qadisiya, Haydariya, Sheij Qasr, Sheij Hodr, Yabal al-Badru, Sheij Nayyar, Bustan al-Basha e Al-Sajur. Dette aree, secondo la nota, rappresentano oltre un 40 % dell' est di Aleppo.

I miliziani hanno subito la maggiore sconfitta dal 2012, anno in cui conquistarono parte della città di Aleppo grazie alle armi fornite da USA, Arabia Saudita e Turchia. Centinaia di terroristi si sono arresi ed hanno deposto le armi approfittando dell'offerta fatta dal Centro di Riconciliazione per la Siria.

Nel frattempo migliaia di civili sono riusciti a fuggire dalle zone occupate, grazie alla liberazione dei quartieri e si rifugiano sotto la protezione dell'Esercito siriano. Le persone sfollate sono state accolte ed alloggiate in appositi centri di accoglienza predisposti dalle autorità siriane dove ricevono cibi caldi, alimenti per i bambini, medicinali, vestiario ed altri alimenti di necessità.

Commenta: L'avanzata dell'esercito Siriano contro le forze dell'ISIS, sostenute finanziariamente e militarmente dall'Arabia Saudita e dalla Nato, sta procedendo a passo veloce, liberando migliaia di civili nei quartieri est di Aleppo privati di beni di prima necessita dai terroristi.


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Referendum, il Financial Times evoca l'apocalisse: "Se vince il No, 8 banche a rischio fallimento"

Financial Times
A sette giorni dal referendum costituzionale, il Financial Times evoca l'apocalisse. Se il 4 dicembre vincerà il No, scrive il quotidiano finanziario, "fino a otto banche italiane in difficoltà saranno a rischio fallimento", in quanto l'incertezza sui mercati allontanerà eventuali investitori per ricapitalizzarle. Secondo Ft, che cita fonti ufficiali e bancarie di alto livello, gli istituto a rischio sono otto: il Monte dei Paschi di Siena, la terza banca italiana per asset; tre banche di medie dimensioni (Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige), quattro piccole banche salvate l'anno scorso: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e Cariferrara.

Lo scenario da incubo prefigurato dal Ft sarebbe il seguente: fallisce il salvataggio di Montepaschi e crolla la fiducia in generale "mettendo in pericolo una soluzione di mercato per le banche in difficoltà" italiane, soprattutto se il premier Matteo Renzi si dimetterà causando il protrarsi dell'incertezza durante la creazione di un governo tecnico". Un altro dei timori è che le eventuali difficoltà delle otto banche possano "minacciare l'aumento di capitale di 13 miliardi di euro di Unicredit, la prima banca italiana per asset e la sua unica istituzione finanziaria di rilievo, in calendario all'inizio del 2017″.

Commenta: I media internazionali tornano all'attacco, minacciando l'Italia con una crisi delle banche e la creazione di un nuovo governo tecnico nel caso vincesse il No al Referendum.


Flashlight

ESCLUSIVA - Donbass, Rangeloni: "Sono qui per un'operazione di verità"

Doni News - Vittorio Nicola Rangeloni
© Doni NewsVittorio Nicola Rangeloni
Il reporter di Doni News è in Donbass oramai da oltre un anno per narrare sul posto, fra i pochi se non l'unico per quanto riguarda il nostro paese, il disastro umanitario della guerra civile in Ucraina: "Soltanto una testata in Italia ha voluto pubblicare i miei report", ha raccontato il giornalista lecchese.

Ciao Nicola, da quanto tempo stai lavorando a supporto della Repubblica di Donetsk e quali sono le motivazioni che ti hanno portato in Donbass?

Sono arrivato nella Repubblica di Donetsk per collaborare con Doninews ad agosto del 2015 ma ero arrivato in Donbass nel maggio 2015 e precisamente nella Repubblica di Lugansk dove avevo iniziato la mia attività di report. Tuttora pur lavorando per la Repubblica di Donetsk continuo a supportare con la mia attività anche quella di Lugansk. Sono stato quasi ininterrottamente in queste zone con pochi intervalli di qualche settimana in Italia.

Le motivazioni che mi hanno portato in questo paese è fondamentalmente una operazione di verità. Mi rendevo conto che c'era una assenza d'informazione od una sua distorsione perché i media italiani ed occidentali erano assoggettati ad un formato predefinito atto a veicolare una globalizzazione del messaggio mediatico presupposto per una globalizzazione politica. In questo caso il fulcro della leva di questa operazione era la divisione della Russia e dell'Ucraina, realtà che storicamente e politicamente hanno sempre vissuto in simbiosi.

Il popolo del Donbass ha mostrato di voler resistere a questo messaggio/imposizione globalista, i cittadini delle due repubbliche combattono per impedire che passi questa operazione politica, combattono per rimanere liberi dall'imposizione di un messaggio che invece nel nostro caso (parlo dell'Italia) ci ha già assoggettato e resi schiavi. La mia operazione di riportare i fatti che avvengono qui, ha il duplice scopo di una operazione di verità e tramite essa di risveglio delle coscienze degli italiani, per renderli consapevoli della condizione di schiavitù morale e politica in cui si trova il paese.

Better Earth

Ora Trump fa sul serio: gli accordi segreti sulla Siria

Donald Trump
© La Presse
Un centinaio di militari dell'UNDOF (La Forza di Disimpegno di Osservatori dell'Onu) ha ripreso possesso della base di Camp Faouar nel Golan, da dove, il 28 Agosto del 2014, dovettero ritirarsi dopo che i ribelli di Al-Nusra (legati ad Al Qaeda e appoggiati dall'Occidente) rapirono 40 soldati delle isole Fiji in forza al contingente.

Era il tempo in cui nelle Cancellerie occidentali si contavano le ore e i giorni alla caduta di Assad. Un mese prima, il 29 giugno, l'Isis aveva proclamato il Califfato sui territori occupati di Iraq e Siria; il 10 agosto, con la vittoria nella battaglia di Tabqa, lo Stato Islamico arrivava ad occupare la regione di Raqqa e le orde islamiste sembrano dilagare da est; mentre l'avanzata dei ribelli a nord ovest e soprattutto a sud (dove Al-Nusra sembrava essere irresistibile) chiudeva in una morsa il regime.

La priorità di Washington e degli alleati europei e sauditi non era quella di combattere l'Isis (che al contrario veniva favorito) ma di generare la caduta di Assad.

La notizia del ritorno dei Caschi Blu dell'Onu nella zona cuscinetto tra Israele e Siria è di fondamentale importanza per capire come sta evolvendo la guerra siriana e qual è il nuovo atteggiamento di Usa e Israele per la soluzione del conflitto.

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