Il reporter di Doni News è in Donbass oramai da oltre un anno per narrare sul posto, fra i pochi se non l'unico per quanto riguarda il nostro paese, il disastro umanitario della guerra civile in Ucraina: "Soltanto una testata in Italia ha voluto pubblicare i miei report", ha raccontato il giornalista lecchese.
Ciao Nicola, da quanto tempo stai lavorando a supporto della Repubblica di Donetsk e quali sono le motivazioni che ti hanno portato in Donbass?
Sono arrivato nella Repubblica di Donetsk per collaborare con Doninews ad agosto del 2015 ma ero arrivato in Donbass nel maggio 2015 e precisamente nella Repubblica di Lugansk dove avevo iniziato la mia attività di report. Tuttora pur lavorando per la Repubblica di Donetsk continuo a supportare con la mia attività anche quella di Lugansk. Sono stato quasi ininterrottamente in queste zone con pochi intervalli di qualche settimana in Italia.
Le motivazioni che mi hanno portato in questo paese è fondamentalmente una operazione di verità. Mi rendevo conto che c'era una assenza d'informazione od una sua distorsione perché i media italiani ed occidentali erano assoggettati ad un formato predefinito atto a veicolare una globalizzazione del messaggio mediatico presupposto per una globalizzazione politica. In questo caso il fulcro della leva di questa operazione era la divisione della Russia e dell'Ucraina, realtà che storicamente e politicamente hanno sempre vissuto in simbiosi.
Il popolo del Donbass ha mostrato di voler resistere a questo messaggio/imposizione globalista, i cittadini delle due repubbliche combattono per impedire che passi questa operazione politica, combattono per rimanere liberi dall'imposizione di un messaggio che invece nel nostro caso (parlo dell'Italia) ci ha già assoggettato e resi schiavi. La mia operazione di riportare i fatti che avvengono qui, ha il duplice scopo di una operazione di verità e tramite essa di risveglio delle coscienze degli italiani, per renderli consapevoli della condizione di schiavitù morale e politica in cui si trova il paese.
Due parole sulla tua giornata tipo in Donbass?
La mia giornata tipo in realtà non esiste, varia da una giornata in ufficio a scrivere articoli, oppure andare in zona di guerra per far vedere agli italiani piccoli video realtà, oppure intervistare soldati della Repubblica o piuttosto semplici cittadini per far sentire la loro voce tramite i miei report in occidente. Faccio quello che dovrebbero fare i membri dell'OSCE che spesso invece evitano zone pericolose e preferiscono vivere la vita del centro di Donetsk che tutto sommato è tranquilla pur essendo a 15 minuti di macchina dalla linea di fronte.
Ecco uno dei report di Vittorio Nicola Rangeloni sul fronte di guerra:
Hai provato ad inviare i tuoi reports a testate giornalistiche italiane?
Pur non essendo un giornalista, di fatto mancando inviati delle grandi testate espleto questa funzione. Ho provato a mandare ai maggiori nomi editoriali le mie interviste, filmati, ma con l'eccezione del Giornale, ho incontrato un muro di gomma che adducendo varie ragioni hanno preferito negare lo spazio a fatti gravi che avvengono praticamente al centro dell'Europa. Bombardamenti che mietono vittime tra i civili in maniera quotidiana taciuti per non sembrare filo russi.
Il grosso dei miei servizi è andato a media alternativi, blog di vario tipo e gruppi interessati a questo conflitto presenti sui social.
Le ultime 2 settimane c'è stato, a giudicare dai bollettini, un aggravamento della situazione militare. Sembra più una guerra di posizione che una tregua: qual è il tuo punto di vista?
In un anno e mezzo di esperienza, praticamente non c'è mai stato un vero periodo di tregua. A settembre si erano firmati nuovi accordi di tregua ma dopo qualche giorno di relativa calma gli scontri si sono riaccesi. Adesso gli scontri sono particolarmente virulenti sul fronte sud tra Mariupoli e Novoazosk. Un altro fronte caldo è quello a semi arco che si estende dal sud ovest di Donetsk alla sua periferia nordovest fino ad Avdievka. Per finire a Nord della repubblica si combatte a Gorloka.
Le violazioni giornaliere viaggiano sulle 800-900 violazioni al giorno con uso di calibri da 155 e122mm. I morti settimanali si aggirano sulla decina a settimana tra civili e militari. La settimana scorsa hanno bombardato Makievka che si trova a dieci km dal fronte, quindi è stato un bombardamento squisitamente terroristico che ha mietuto morti e feriti solo tra i civili. Il tutto senza che sia stato riportato dai media italiani.
Il governo di Kiev sembra molto preoccupato per l'elezione di Trump, la Savchenko addirittura ha fatto un appello al nuovo presidente per non abbandonare l'Ucraina. Quali saranno secondo te le conseguenze per la crisi in Est Ucraina dell'ascesa al potere di Trump?
Bisognerà attendere gennaio per vedere dei concreti cambiamenti, visto che si insedierà a gennaio. Quello che posso dire è che il governo di Kiev sembra preoccupato, Lyashko ha dichiarato che questo risultato elettorale è un risultato tragico per l'Ucraina. Senza il sostegno economico degli USA l'Ucraina non ce la farà mai a proseguire questo conflitto con le sue forze.
La vera speranza politica è che mantenga l'intenzione espressa di riconoscere la Crimea come russa ed in questo caso cadrebbero i presupposti per le sanzioni alla Russia.
Le dimissioni di Saakashvili e le sue dichiarazioni anti-Poroshenko danno una indicazione della crisi politica ucraina e soprattutto di quanto ad Odessa le tensioni siano alte.
La repubblica di Donetsk oltre a combattere ricostruisce e sembra addirittura che nel campo alimentare sorgono più imprese che prima della guerra, si ha notizie anche di altri settori imprenditoriali che iniziano nuove realtà. Sai dirmi di più su questo aspetto?
C'è una contralto sul campo economico rispetto all'Ucraina nella repubblica di Donetsk. Oggi ci sono 224 aziende in campo agricolo e della trasformazione dei prodotti agricoli, ancora più sorprendente se si pensa che prima della guerra il Donbass non era autosufficente dal punto di vista alimentare. Oggi questa autosufficienza alimentare è vicina. Inoltre è un segnale che gli investitori credono nel governo della repubblica e quindi investono e rischiano grazie a questo clima di fiducia che si è instaurato.
Di fatto il blocco delle merci da parte dell' Ucraina non ha fatto altro che stimolare una nuova realtà produttiva, importare da Kiev significa avere prezzi esorbitanti perché la Gryvnia è in caduta libera e vi è una speculazione inflattiva che fa lievitare i prezzi.
Apriranno 3 nuove fabbriche nel settore dei cavi di acciaio e degli elettrodi ed un altra nel campo alimentare entro la fine dell'anno. Una dimostrazione che se un governo ha sovranità e fiducia della gente anche in situazioni difficili riesce a dare risposte concrete. Se facciamo un paragone con la situazione di stagnazione della economia italiana, capiamo immediatamente che il nostro problema è politico.
Cosa ne pensi di quegli italiani che si sono offerti volontari per entrare nelle file delle milizie del Donbass?
Sicuramente con la Russia avremmo tanti valori in comune e qui la gente si è sollevata perché voleva decidere in maniera autonoma se avere o meno legami, economici, culturali con la Russia. Questo ha attirato tanti italiani che sotto varie forme si offrono volontari non solo per combattere ma soprattutto per aiutare nel campo degli aiuti umanitari, culturali. Gli italiani che vengono qui vengono per cercare qui un riscatto contro questa schiavitù politica filo-americana a cui siamo sottoposti. Questo attira i volontari italiani che in tanti modi cercano di aiutare in varie forme.
"Se l'incapacità elimina la responsabilità morale, dobbiamo dedurre che i nostri politici sono fondamentalmente incapaci. Ciò deve farci riflettere a lungo, perché in genere li eleggiamo noi."
- Carl William Brown
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Pelestine, ti consiglio di leegere bene i comenti. Dove c'è scrito che io dico che non si puo mangiare la carne? Io solo ho avvertito che la CARNE...
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