Benvenuto su Sott.net
mer, 25 nov 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

Dollars

Simon Black: "La fine del contante arriverà, presto"

la guerra al contante

Non dubitate, questa è una forma di controllo del capitale e tra poco arriverà anche nel sistema bancario a voi più vicino.


DI TYLER DURDEN (postato da Simon Black via sovereginman.com)
zerohedge.com

La situazione si sta facendo molto preoccupante. Il momento di "far fuori il contante" ed in particolare i tagli da 500€ e 100$ si sta avvicinando. Lunedì il Presidente della BCE ha affermato che sta seriamente pensando di mettere fuori corso la banconota da 500€. Ieri l'ex Segretario del Tesoro Larry Summers ha pubblicato un editoriale sul Washington Post dicendo di sbarazzarsi della banconota da 100$. Eminenti economisti e banche si sono uniti al coro negli ultimi mesi, acclamando la scomparsa del denaro contante.

Il ragionamento è sempre lo stesso: che il contante viene usato solo da criminali, terroristi ed evasori fiscali. In questo editoriale Summers fa riferimento ad una ricerca di Harvard intitolata "Rendere il lavoro più difficile ai cattivi: caso di studio sull'eliminazione delle banconote di taglio alto". Il titolo riassume bene il pensiero comune. All'interno si suggerisce l'eliminazione dei tagli 500e e 100$.

Gli autori sostengono che senza la possibilità di utilizzare quelle banconote, le persone coinvolte in attività illegali - "i cattivi" del titolo - affronterebbero costi maggiori e maggiori rischi di detenzione. L'eliminazione del contante distruggerebbe il loro "modello di business". Personalmente lo trovo comico. Riesco solo ad immaginarmi un mucchio di burocrati e politicanti chiusi in una stanza che fingono di sapere qualcosa di attività illegali. Non ha senso. Da quando esiste la civiltà è esistito il crimine. Il crimine esiste da prima del denaro contante e continuerà ad esistere comunque, anche se questo verrà eliminato.

Forse ancora più esilarante è che molti di questi governi in bancarotta sono così disperatamente alla ricerca della crescita economica da contare le attività illegali di narcotraffico e prostituzione nel calcolo del PIL. Ovviamente entrambe le attività sono gestite in contanti. Paradossalmente, eliminando il contante contrarrebbero il proprio PIL.

Cosa c'è davvero dietro? Perchè eliminare una cosa che solo una minima parte della popolazione usa per attività illegali? Il contante è il tallone d'Achille del sistema finanziario. Le Banche Centrali di tutto il mondo hanno mantenuto tassi di interesse prossimi allo zero per quasi otto anni. Nonostante abbiano creato enormi bolle e un gigantesco ammontare di debito le loro strategie non stanno funzionando. Specialmente in Europa, il tentativo di innescare la ripresa (insieme al velenoso obiettivo dell'inflazione) è fallito. Naturalmente, visto che ciò che hanno tentato non ha funzionato, la loro soluzione è di continuare...sempre di più. I tassi di interesse in Europa ora sono negativi. I tassi giapponesi sono anch'essi negativi. Persino negli USA, la FED ha ammesso di aver preso in considerazione tassi di interesse negativi.

Bell

Deputata tedesca accede ai documenti del TTIP. "Per me ha solo il sapore del totalitarismo"

Katja Kipping

"Se Sigmar Gabriel e i negoziatori sono davvero convinti dei benefici del TTIP, perché non rendono il testo pubblicamente disponibile su Internet?
".

Katja Kipping, è una delle poche deputate tedesche a cui è stato dato il permesso di vedere le carte del TTIP, dopo le grandi proteste sorte a Berlino contro il famigerato trattato segreto che Usa e Ue stanno negoziando a porte chiuse.

La deputata di Die Linke ha manifestato forti preoccupazioni sulla trasparenza dell'accordo. I parlamentari prescelti alla consultazione hanno due ore di tempo, non possono essere accompagnati da nessun esperto, sono colegati ad un computer senza internet. I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico deve essere depositato in una cassetta di sicurezza.
"La stessa procedura di registrazione per entrare nella stanza la dice lunga. Dopo essermi registrata mi sono state fornite le istruzioni su come avrei dovuto utilizzare la stanza", scrive la Kipping in un resoconto su questa esperienza ripresa da Sputnik. "La prima cosa che ho notato è che i termini e le condizioni erano già state oggetto di trattative tra la Commissione Europea e gli Stati Uniti. Fateci caso, il TTIP non è ancora formalmente ratificato, e già i singoli paesi coinvolti hanno perso il diritto di decidere chi possa leggere il testo e a quali condizioni".
E ancora:
"Ho sempre pensato che i parlamentari eletti abbiano diritto all'informazione. Eppure i negoziatori del TTIP (chi mai gli ha dato legittimità?) si comportano come se ci stessero CONCEDENDO l'accesso ai testi solo per il loro buon cuore. L'accesso come segno di eccezionale fiducia. Chiunque l'abbia scritto — pensano davvero che un parlamentare debba sentirsi lusingato? Per me ha solo il sapore del totalitarismo. 'Permettere l'accesso' e 'estendere la fiducia' non è il tipo di linguaggio che usi se credi davvero nella democrazia".
"Non ci viene consentito di portare con noi alcuno specialista, ad alcuna condizione di sicurezza, nella stanza di lettura. Così come per i cittadini comuni, che alla fine dovranno sopportare il peso maggiore del TTIP, anche gli specialisti non hanno alcuna possibilità di accedere a questi testi segreti. A casa mia questa non è trasparenza", ha detto.
Infine:
"Le due ore che ho passato nella stanza di lettura erano ovviamente insufficienti per leggere tutti i documenti. Eppure, dopo, mi sono resa conto che nulla di ciò che ho letto mi avrebbe potuto far ripensare le mie critiche iniziali sul TTIP. È già di per sé rivelatorio che il Ministero per gli Affari Economici adotti tutte queste misure per impedire che il testo del TTIP venga divulgato. E hanno ogni ragione per farlo. Chiunque voglia entrare in questi negoziati avendo in mente di migliorare la protezione dell'ambiente, dei consumatori, e le condizioni di lavoro, non avrebbe alcuna paura della trasparenza. Chi invece è attivamente impegnato a svendere la democrazia, è ovvio che non voglia finire sotto esame da parte dell'opinione pubblica. Se Sigmar Gabriel e i negoziatori sono davvero convinti dei benefici del TTIP, perché non rendono il testo pubblicamente disponibile su Internet?".
Per la traduzione completa dell'articolo di Sputnik si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

Quenelle

Marinella Correggia: «Volevo soltanto mostrare i nostri cartelli a Kerry"

Marinella Correggia
© Foto: teleaut - YouTube

Negli ultimi istanti della conferenza stampa alla Farnesina, c'è stata una protesta di una donna che ha cercato di lanciare dei cartelli ma è stata sbrigativamente bloccata e allontanata dai carabinieri e dalla sicurezza. La donna sarebbe una giornalista free-lance italiana Marinella Correggia.
"Avete creato voi Daesh", — ha urlato lei rivolgendosi al ministro Gentiloni e al Segretario di Stato Usa Kerry che stavano terminando la conferenza stampa sui resultati della riunione ministeriale in formato «small group» della coalizione internazionale anti-Daesh.


Giornalista Marinella Correggia ha raccontato a Sputnik Italia cosa le ha spinto a fare questo gesto disperato.



- Perché hai deciso di andare a quella conferenza stampa e dire quello che hai detto?


- Purtroppo non sono riuscita a dire tutto quello volevo dire. L'idea era di mostrare tre cartelli con delle scritte in inglese molto precise che abbiamo fatto per Kerry e a tempo stesso per la stampa internazionale.

Un cartello diceva: "Daesh è figlio delle vostre guerre, del vostro denaro e delle vostri armi" e lì volevamo sintetizzare la guerra della NATO in Libia, l'appoggio ai gruppi terroristi in Siria e la guerra di Bush in Iraq nel 2003. L'atro cartello invece diceva: "Arabia Saudita, Stati Uniti, Turchia, Qatar — stati-sponsor del terrorismo". E l'ultimo cartello era sulle vittime perché giornalismo della pace di cui mi occupo si focalizza sulle vittime. Questo cartello diceva: "Libia, Siria, Iraq e Yemen — le vostre vittime".

Non ho pensato che la polizia sarebbe stata così rapida, più rapida di noi. Nel momento in cui ci hanno bloccati, siamo stati fisicamente circondate e non è stato possibile esporre i cartelli. Sono rimasta stupita e all'ultimo momento disperata, uscendo, trascinata via, ho deciso di sintetizzare il loro contenuto e ho urlato "Daesh, l'avete creato voi!". Io non volevo esprimere un concetto complottista ma volevo soltanto sintetizzare le politiche da Frankenstein che i paesi della NATO e del Golfo portano avanti da molti anni.


— Non avevi paura di pronunciare queste parole?

Commenta:



Crusader

"Documentario tv francese primo documento veritiero in Occidente su Maidan

maidan
© Sputnik. Andrei Stenin

Se l'autore del film "Ucraina. La maschera della rivoluzione", il giornalista francese Paul Moreira, avesse mostrato le immagini della carneficina in centro a Kiev, gli organizzatori del colpo di stato sarebbero stati completamente smascherati.


Il documentario del giornalista francese Paul Moreira "Maschera della rivoluzione", dedicata agli eventi avvenuti in Ucraina nel 2014, è il primo racconto veritiero sul colpo di stato che è stato mostrato in Occidente, ritiene l'ex primo ministro ucraino Mykola Azarov, a capo del governo durante i fatti di Maidan.

Tuttavia ha sottolineato che a sensazione nel filmato è rimasto qualcosa di non svelato. Azarov è convinto che non tutti i materiali a disposizione dei giornalisti obiettivi siano stati utilizzati.

Quindi non si è riusciti a trasmettere il "quadro completo e convincente di come la gente venisse usata come scudo, dove i militanti neonazisti che hanno effettuato la presa del potere trovavano riparo."
"Ora ci sono tutte le prove che ad aprire il fuoco per primi contro i loro stessi sostenitori siano stati i militanti su ordine diretto degli organizzatori del golpe" - scrive l'ex premier.
L'ex capo del governo ucraino insiste sul fatto che se Moreira avesse mostrato le immagini della carneficina in corso nel centro di Kiev, i veri organizzatori del colpo di stato sarebbero stati completamente smascherati.

Inoltre il giornalista francese non ha parlato del ruolo dei ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia sull'accordo del 21 febbraio per una soluzione politica della crisi, ha aggiunto il politico.

Questi 2 eventi, è convinto Azarov, sono diventati il catalizzatore del sanguinoso colpo di stato.

Tuttavia osserva che dal documentario si sono autorivelate da sole le personalità criminali, che hanno avuto un ruolo importante verso "l'integrazione europea".

Commenta: Qui sotto, riportiamo il documentario "Maschera della rivoluzione" del giornalista francese Paul Moreira, il documentario è in francese(con sottotitoli in italiano):





Vader

Il senatore MCCain senza vergogna: saranno gli USA a decidere se la UE potrà togliere le sanzioni contro la Russia

senatore mccain

Il senatore repubblicano, membro del Congresso, assicura che numerosi paesi europei "stanno cercando in questo momento una via d'uscita", in riferimento alla possibilità di togliere le sanzioni contro Mosca
, che discuteranno nella conferenza di Monaco. Nel corso di una intervista all'agenzia Sputnik, il senatore repubblicano McCain ha assicurato che gli Stati Uniti decideranno il momento in cui l'Unione Europea potrà levare le sanzioni economiche contro la Russia, nonostante che questa misura sia costata perdite miliardarie al blocco comunitario.
"Ovviamente c'è molto dibattito tra gli europei per abolire le sanzioni. Molti paesi (della UE) stanno cercando una via d'uscita", ha detto McCain. "Da mesi, in molti paesi, soprattutto in Germania, si nota una enorme pressione per l'annullamento delle sanzioni", ha aggiunto.
Tuttavia, "la decisione finale dei paesi europei su questo tema dipende in qualche misura dal governo degli Stati Uniti", ha detto il senatore repubblicano, aggiungendo che gli Stati membri dell'UE intendono discutere la revoca delle sanzioni contro la Russia alla Conferenza internazionale sulla Sicurezza di Monaco di Baviera che si svolgerà la prossima settimana.
"Questo non è ufficialmente un tema ammesso nelle trattative dichiarate della conferenza, ma ci saranno molte discussioni tra i rappresentanti europei", ha detto McCain.

Alarm Clock

L'Europa e gli spettri del passato che ritornano

rifugiati siriani a budapest
© wikimedia.org

Il filosofo George Santayana aveva detto "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo". Quanto sta accedendo in Germania e in Europa con attacchi in aumento ai migranti, campi che somigliano sempre di più a dei luoghi d'ombra (vedi quello di Calais in Francia), sembra suggerire che non si sia riflettuto adeguatamente sul passato, e che proprio per questo sembra che siamo condannati a riviverlo.


Siamo esagerati? Probabilmente sì, o comunque almeno lo speriamo. Eh sì perchè a leggere le notizie che provengono dall'Europa in queste ultime settimane si sente qualcosa di simile a un brivido correre lungo la schiena, come se in qualche modo andasse in scena un film che purtroppo gli europei hanno dovuto già mandare giù. Capita infatti di leggere di morti quotidiane di migranti tra le acque del Mediterraneo, di milioni di profughi, di bambini che scompaiono in Europa (sarebbero migliaia solo in Italia) nella più totale indifferenza. "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo" scriveva il filosofo spagnolo George Santayana, e verrebbe quasi da dargli ragione osservando come la maggioranza dell'opinione pubblica europea sia sostanzialmente indifferente ai drammi umani dei nostri tempi.

Forse perchè imbruttita dalla crisi economica e dalla guerra tra poveri la popolazione europea sembra essere ormai assuefatta alla visione della morte e della sofferenza, ed esattamente come ottanta anni fa si lascia sedurre dalle sirene di chi offre soluzioni semplici a problemi complessi, magari scaricando la frustrazione del popolino contro le minoranze, da sempre una valvola di sfogo utilissima al potere costituito per dividere i propri sudditi. Così episodi di vere e proprie aggressioni a sfondo razzista vengono derubricate quasi a problemi di ordinaria amministrazione, come se venissero considerati come episodi tutto sommato comprensibili anche nella "civilissima" Germania, dove evidentemente la memoria non è stata adeguatamente rielaborata, altrimenti non si spiegherebbe come mai episodi di xenofobia vengano minimizzati come sta accadendo. A Stoccolma un centinaio di neonazisti hanno assaltato la stazione picchiando e minacciando gli stranieri, eppure questa notizia ha avuto il risalto adeguato nei media europei? A nostro giudizio no. E' come se l'Europa si sia dimenticata del passato e ripercorra, simile a un cane di Pavlov, esattamente gli stessi sentieri che ottanta anni fa hanno portato al fascismo e alla guerra.

Poi certo, magari potrebbe anche essere che i nostri timori siano completamente infondati, e non resta che sperarlo, ma intanto di fronte agli spostamenti immani di popoli i governi del cosiddetto "mondo libero" non sanno opporre altro che politiche di piccolo cabotaggio e continuano a utilizzare l'ipocrisia per giustificare una inazione di fondo vergognosa. Chissà come i posteri parleranno di questo periodo buio della storia umana, chissà se saranno indulgenti con quei paesi che vogliono chiudere le frontiere per fingere che i problemi non ci siano mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Chissà se assolveranno anche molti semplici cittadini che per via di una vita insoddisfacente si sentono autorizzati a non provare pietà per altri esseri umani in difficoltà. Noi crediamo e speriamo di no.

Quenelle

Grecia: i calciatori si siedono a terra per i rifugiati

calciatori seduti a terra x protesta

ll sit-in degli atleti di Ael Larissa e Acharnaikos pochi secondi dopo il fischio d'inizio

Calciatori seduti a terra sul campo da gioco in segno di protesta dopo la morte di migliaia di migranti in mare
. È l'immagine che nel giro di poche ore ha fatto il giro del mondo ed è stata iper-condivisa dagli utenti sui social network. Il sit-in è stato inscenato in Grecia, nei primi istanti della partita di serie B tra Ael Larissa ed Acharnaikos, disputata a Larissa. Appena l'arbitro ha fischiato l'inizio dell'incontro, tutti gli atleti, comprese le riserve, gli allenatori e i tecnici si sono seduti a terra per due minuti a favore dei rifugiati. È stato letto poi un comunicato: «L'amministrazione dell'Ael, gli allenatori e giocatori osserveranno due minuti di silenzio per ricordare le centinaia di bambini che continuano a perdere la vita nell'Egeo a causa della brutale indifferenza di Ue e Turchia». Il pubblico, inizialmente perplesso, ha approvato l'iniziativa.


Bad Guys

L'AD intervista Yanis Varoufakis: "Tsipras esegue quello che ordina la Troika"

varoufakis

L'AntiDiplomatico torna ad intervistare l'ex ministro delle finanze ellenico: "E' la Troika che legifera e il governo greco esegue. Sono in profondo disaccordo con praticamente quasi tutti gli atti legislativi che hanno attuato"

Sui giornali e sui media di questo nostro mondo che si crede libero e democratico è calato il sipario dell'informazione sulla Grecia. Non si parla più del dramma umanitario in corso nel paese, topo da laboratorio della Troika per tutta l'Europa del sud. Eppure i dati sono sempre più drammatici e al governo c'è chi ha tradito tutti gli impegni assunti con la popolazione dal 2011 ad oggi.

L'AntiDiplomatico ha intervistato l'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, colui che, nel primo governo Tsipras, divenne il simbolo del duro negoziato contro la Troika e colui che non si piegò mai ad un nuovo Memorandum, fino alla decisione ultima di dimettersi quando Alexis Tsipras, svilendo il senso di un grande referendum popolare, decise per la resa. Syriza, il partito che dal 2011 aveva incarnato la volontà di cambiamento contro l'occupazione di Berlino, Bruxelles e Francoforte, ha dunque fallito ed è ormai un nuovo strumento della Troika ad Atene, come ci ricorda chiaramente anche Varoufakis.



L'intervista a Yanis Varoufakis per l'AntiDiplomatico


Sono passati cinque mesi dall'ultima elezione di Syriza. Qual è la sua opinione sulle politiche intraprese dal governo di Tsipras?

A questo governo non è permesso di avere una sua politica. Il Memorandum firmato con la Troika è stato votato in Parlamento lo scorso aogsto ed è molto esplicito su questo: le autorità greche si sono impegnate a discutere ogni atto legislativo con le "istituzioni" prima di poterle varare dall'organo sovrano del paese. In altre parole, è la Troika che legifera e il governo greco esegue. Mentre non ho alcun dubbio sui miei ex colleghi, che sono ancora al governo, sono in profondo disaccorsdo con praticamente quasi tutti gli atti legislativi che hanno attuato. Ma, ripeto, si sono impegnati a varare queste politiche ad agosto.

La Grecia ha, ad esempio, approvato un piano per riformare il sistema pensionistico con tagli che vanno dal 15 al 30% per i benefici acquisiti. Non c'è, dunque, alternativa all'austerità in Grecia?

Naturalmente che c'è. Ma per attuare quest'alternativa, il governo deve scontrarsi con la Troika. Quello che è successo è che la notte del referendum del 5 luglio, il nostro governo ha deciso di capitolare per sempre con le "istituzioni". Prendiamo a riferimento proprio il caso delle pensioni a cui fate riferimento. Una volta che il governo ha concordato con la Troika di ottenere un imediato taglio alla spesa dell'1,5% del Pil, due erano le opzioni possibili.
La prima opzione era quella di aumentare sostanzialmente i contributi dei datori di lavoro ai lavoratori. Ma data l'impossibilità dei datori di lavoro di pagare i maggiori costi non salariali, senza ridurre ulteriormente l'occupazione, e la retribuzione terribilmente bassa dei dipendenti, questa mossa si sarebbe rivelata disastrosa per il mercato del lavoro, i redditi e l'attività economica.

La seconda opzione era quella di tagliare le pensioni. (Nb. Il primo grande taglio è dal 2010 e da allora l'hanno tagliata 12 volte). In un paese dove una famiglia su due sopravvive sulla misera pensione di un nonno o una nonna, questo taglio selvaggio ridurrà immediatamente la domanda aggregata, aumenterà la disoccupazione, spingendo in alto la povertà.

Dollars

L'economia delle diseguaglianze

wealth inequality
© money.cnn.com

Sessantadue persone sono più ricche di 3,6 miliardi di esseri umani. Sessantadue persone che in cinque anni hanno visto la propria ricchezza crescere del 44%, oltre 500miliardi, mentre la metà più povera del pianeta si impoveriva del 41%. I dati divulgati da Oxfam sono un affronto e una vergogna dal punto di vista della giustizia [...]


Quando il movimento Occupy Wall Street lanciò lo slogan "siamo il 99%" probabilmente non immaginava che solamente pochi anni dopo quel 99% sarebbe realmente stato la parte più povera del pianeta. Eppure oggi l'1% più ricco della popolazione ha un patrimonio superiore a quello del rimanente 99%. Sono alcuni dati contenuti nell'ultimo rapporto di Oxfam sulle diseguaglianze, presentato in vista del Forum di Davos dei prossimi giorni.

Sempre secondo il rapporto "An economy for the 1%", non solo le diseguaglianze stanno aumentando, ma stanno addirittura accelerando. Nel 2010 bisognava prendere i 388 miliardari più ricchi per arrivare al patrimonio della metà più povera del pianeta. Nel 2014 bastava fermarsi all'ottantesimo. Oggi sono 62. Sessantadue persone sono più ricche di 3,6 miliardi di esseri umani. Sessantadue persone che in cinque anni hanno visto la propria ricchezza crescere del 44%, oltre 500miliardi, mentre la metà più povera del pianeta si impoveriva del 41%.

Ancora, dall'inizio del secolo alla metà più povera del mondo è andato l'1% dell'aumento di ricchezza, mentre l'1% più ricco se ne accaparrava la metà. E' un fenomeno particolarmente drammatico nei Paesi più poveri, ma che accomuna tutto il mondo. Nel Sud, il 10% più povero ha visto il proprio salario aumentare di meno di 3$ l'anno nell'ultimo quarto di secolo. Se le diseguaglianze non fossero cresciute durante questo periodo, 200 milioni di persone sarebbero uscite dalla povertà estrema. Nello stesso arco di tempo, negli USA lo stipendio medio è cresciuto del 10,9%, quello di un amministratore delegato del 997%.

Bad Guys

La Germania e l'ONU contro la Siria

Merkel e PM turco


di Thierry Meyssan


I neoconservatori e i falchi liberal che hanno a lungo preparato - a partire dal 2001 - la guerra contro la Siria, si sono appoggiati a partire dal 2005 su svariati stati della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Se si conosce il ruolo giocato dal generale David Petraeus nel lanciare e proseguire la guerra fino ad oggi, due personalità -Jeffrey Feltman (numero 2 dell'ONU) e Volker Perthes (direttore del principale think tank tedesco) - sono rimaste nell'ombra. Insieme con il sostegno di Berlino, hanno usato e continuano a manipolare le Nazioni Unite a per distruggere la Siria.

Nel 2005, quando Jeffrey Feltman, allora ambasciatore americano a Beirut, sovrintese all'assassinio di Hariri, si appoggiò alla Germania, sia per l'omicidio in sé (Berlino fornì l'arma) [1] sia per la Commissione dell'ONU incaricata di accusare i presidenti Assad e Lahoud (il procuratore Detlev Mehlis, il commissario di polizia Gerhard Lehmann e la loro squadra). La campagna internazionale contro i due presidenti fu in particolare animata dal politlogo tedesco Volker Perthes [2].

Volker Perthes ha studiato la Siria nel quadro di una borsa di ricerca tedesca, a Damasco, nel 1986-87. Poi ha condotto una carriera di professore di scienze politiche in Germania, tranne che nel periodo 1991-93, durante il quale ha insegnato presso l'Università americana di Beirut. Dal 2005 è il direttore del Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), il principale think tank pubblico tedesco, che impiega più di 130 specialisti, di cui metà sono universitari. Con contro, quando Feltman organizzò l'attacco israeliano contro il Libano nel 2006, coinvolse soltanto gli Stati Uniti, mentre sperava nella sconfitta di Hezbollah e nel fatto che la Siria sarebbe venuta in aiuto di Beirut, offrendo con ciò un pretesto per un intervento USA. In definitiva Berlino si accontentò di inviare la sua marina militare a partecipare alla forza delle Nazioni Unite (UNIFIL).

Volker Perthes CIA dude

L’accademico tedesco Volker Perthes, uomo della CIA
È stato durante la riunione annuale, che si è tenuta dal 5 all'8 giugno 2008 - cinque anni prima della dalla guerra - che il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha presentato al Gruppo Bilderberg la necessità di rovesciare il governo siriano. Per far questo, era accompagnata dalla direttrice dell'Arab Reform Initiative [3], Bassma Kodmani (futura fondatrice del Consiglio nazionale siriano), e del direttore del pensatoio SWP, Volker Perthes. Il Gruppo Bilderberg è un'iniziativa della NATO che ne assicura direttamente la sicurezza [4]. Secondo un cablogramma rivelato da Wikileaks, Volker Perthes consigliava la Rice contro l'Iran. Secondo lui, era pericoloso lanciare un'operazione militare, con conseguenze regionali imprevedibili. Era invece più efficace sabotare la sua economia. I consigli di Volker Perthes furono seguiti, nel 2010, con l'operazione di distruzione del software degli impianti nucleari iraniani tramite il virus Stuxnet. [5] Nel marzo 2011, Volker Perthes pubblicò un editoriale libero sul New York Times per deridere il discorso del Presidente Assad alla Camera del Popolo, nel corso del quale aveva denunciato una "cospirazione" contro la Siria [6]. A suo avviso, la "rivoluzione" era in marcia in Siria e il presidente doveva andarsene.

A metà del 2011, il governo tedesco ha realizzato l'ascesa al potere della Fratellanza Musulmana in Tunisia e in Egitto. Si rammenta che ospitava, su richiesta della CIA, il coordinamento internazionale della Fratellanza ad Aquisgrana. Berlino decise quindi di sostenere i Fratelli ovunque essi fossero arrivati al potere, con l'eccezione di Hamas in Palestina in modo da non ostacolare Israele. Sotto l'influenza di Volker Perthes, il ministero degli Esteri tedesco - all'epoca retto da Guido Westerwelle - si persuase che i Fratelli non fossero «islamisti», bensì «orientati dall'Islam». Creò una cellula per il dialogo con i movimenti «islamisti moderati» (sic) e una Task Force per la Siria. Perthes, nel frattempo, a luglio organizzò presso il ministero il ricevimento di una delegazione dell'opposizione siriana, guidata dal Fratello Radwan Ziadeh.