
Sui giornali e sui media di questo nostro mondo che si crede libero e democratico è calato il sipario dell'informazione sulla Grecia. Non si parla più del dramma umanitario in corso nel paese, topo da laboratorio della Troika per tutta l'Europa del sud. Eppure i dati sono sempre più drammatici e al governo c'è chi ha tradito tutti gli impegni assunti con la popolazione dal 2011 ad oggi.
L'AntiDiplomatico ha intervistato l'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, colui che, nel primo governo Tsipras, divenne il simbolo del duro negoziato contro la Troika e colui che non si piegò mai ad un nuovo Memorandum, fino alla decisione ultima di dimettersi quando Alexis Tsipras, svilendo il senso di un grande referendum popolare, decise per la resa. Syriza, il partito che dal 2011 aveva incarnato la volontà di cambiamento contro l'occupazione di Berlino, Bruxelles e Francoforte, ha dunque fallito ed è ormai un nuovo strumento della Troika ad Atene, come ci ricorda chiaramente anche Varoufakis.
L'intervista a Yanis Varoufakis per l'AntiDiplomatico
Sono passati cinque mesi dall'ultima elezione di Syriza. Qual è la sua opinione sulle politiche intraprese dal governo di Tsipras?
A questo governo non è permesso di avere una sua politica. Il Memorandum firmato con la Troika è stato votato in Parlamento lo scorso aogsto ed è molto esplicito su questo: le autorità greche si sono impegnate a discutere ogni atto legislativo con le "istituzioni" prima di poterle varare dall'organo sovrano del paese. In altre parole, è la Troika che legifera e il governo greco esegue. Mentre non ho alcun dubbio sui miei ex colleghi, che sono ancora al governo, sono in profondo disaccorsdo con praticamente quasi tutti gli atti legislativi che hanno attuato. Ma, ripeto, si sono impegnati a varare queste politiche ad agosto.
La Grecia ha, ad esempio, approvato un piano per riformare il sistema pensionistico con tagli che vanno dal 15 al 30% per i benefici acquisiti. Non c'è, dunque, alternativa all'austerità in Grecia?
Naturalmente che c'è. Ma per attuare quest'alternativa, il governo deve scontrarsi con la Troika. Quello che è successo è che la notte del referendum del 5 luglio, il nostro governo ha deciso di capitolare per sempre con le "istituzioni". Prendiamo a riferimento proprio il caso delle pensioni a cui fate riferimento. Una volta che il governo ha concordato con la Troika di ottenere un imediato taglio alla spesa dell'1,5% del Pil, due erano le opzioni possibili.
La prima opzione era quella di aumentare sostanzialmente i contributi dei datori di lavoro ai lavoratori. Ma data l'impossibilità dei datori di lavoro di pagare i maggiori costi non salariali, senza ridurre ulteriormente l'occupazione, e la retribuzione terribilmente bassa dei dipendenti, questa mossa si sarebbe rivelata disastrosa per il mercato del lavoro, i redditi e l'attività economica.
La seconda opzione era quella di tagliare le pensioni. (Nb. Il primo grande taglio è dal 2010 e da allora l'hanno tagliata 12 volte). In un paese dove una famiglia su due sopravvive sulla misera pensione di un nonno o una nonna, questo taglio selvaggio ridurrà immediatamente la domanda aggregata, aumenterà la disoccupazione, spingendo in alto la povertà.













Commenta: Per saperne di più su caso Litvinenko consigliamo al lettore di leggere i seguenti articoli (in inglese) scritti da Joe Quinn, editore di Sott.net:
Litvinenko - By Way Of Deception
Litvinenko And The Apartheid State Of Israel
Guardate anche il seguente reportage di RT sulle ultime rivelazioni sul Caso Litvinenko:
Dove il padre di Alexander Litvinenko, che ora vive in Italia, ha chiesto pubblicamente scusa a Putin per aver creduto alla propaganda creata dall'intelligence britannica, l'MI6 e agli stessi oligarchi che hanno costruito la falsa storia che Putin fosse il mandante dell'assassinio di suo figlio.