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Better Earth

Il Meglio del Web: L'idea imperiale di Putin

Putin su nave
Non è facile comprendere una Nazione geograficamente ampia e storicamente ricca come la Russia. Paolo Borgognone, giovane studioso di soli trentacinque anni, sembra avercela fatta. Nel suo Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell'Ucraina postsovietiche(Zambon Editore), Borgognone ripercorre la storia del pensiero filosofico e politico di questo Paese. Dal titolo si comprende già come i destini della Russia e quelli dell'Ucraina siano legati a doppio filo (e non può essere altrimenti dato che la Rus' - la forma embrionale della Russia - nasce a Kiev).

Il 1989 è l'anno zero della Russia. Perché? Cosa cambia nel Paese?

Il 1989 è l'anno di quella che l'insigne filosofo Costanzo Preve (1943-2013) definì, assai appropriatamente, "maestosa controrivoluzione dei ceti medi sovietici" che condusse allo smantellamento dell'Urss e alla frammentazione geopolitica dell'immenso (e millenario) impero bicontinentale (eurasiatico) chiamato Russia.

Tra il 1989 e il 1991 non si verificò soltanto il tracollo ideologico del comunismo storico novecentesco, vilmente e autonomamente levatosi dai piedi in quanto incapace di egemonizzare i ceti medi autoctoni alla propria causa di proletarizzazione forzata dell'intera società, ma ebbe luogo quella che, giustamente peraltro, Vladimir Putin ha definito "la più grande catastrofe geopolitica della storia del XX secolo". Le riforme semi-liberali di Gorbaciov, un politico di estrazione culturale e sociale piccolo-borghese che tentò, fallendo miseramente, di "modernizzare" l'Urss de facto adeguando la "struttura nazionale" (tradizionalista ed eurasiatica) dello sterminato Continente-Impero alla forma mentis eurocentrica, hanno aperto la strada al "caos costruttivo" caratteristico degli anni Novanta, il cosiddetto "decennio eltsiniano", un periodo storico tragico, sotto ogni punto di vista, per il 95 per cento dei russi, che furono, dopo il 1991 (a fronte dell'arricchimento oltre ogni limite di un pugno di speculatori filoccidentali, i cosiddetti oligarchi), privati di ogni sostentamento e umiliati nel proprio, comprensibile quanto giustificato, orgoglio patriottico. Soltanto confrontandoci, rinunciando a ogni velleità eurocentrica, con quella che è la summenzionata "struttura nazionale" del popolo russo (un popolo culturalmente tradizionalista, politicamente conservatore ed economicamente socialista), possiamo capire fino in fondo l'attuale "fenomeno Putin".

Con il nuovo millennio, Vladimir Putin sale al potere. La Russia ha bisogno di facce nuove. Eltsin e le sue figuracce in mondovisione hanno fatto il loro tempo. Perché la scelta cade proprio sull'ex membro del Kgb?

Perché dai servizi di sicurezza proviene la migliore tradizione politica del Paese. Vladimir Putin fu tenente-colonnello del Kgb (Primo Direttorato, servizio di controspionaggio, Pgu) e servì in tale apparato dal 1975 al 1991. Fu anche un membro del Pcus e solo poche settimane or sono ha ribadito che le sue scelte politiche non furono dettate da mera necessità o da opportunismo, nonostante non potesse definirsi, già all'epoca, un "comunista modello". Vladimir Putin muove le proprie linee politico-programmatiche sulla scorta di quella che fu l'esperienza di azione politica e operativa del Kgb di Jurij Andropov e del Svr (il servizio di informazioni per l'estero dopo il 1991) presieduto da Evgenij Primakov. Credo che per comprendere realmente il ruolo giocato dagli "uomini degli apparati di sicurezza" (siloviki) all'interno dell'attuale governo russo occorra leggere le memorie di Evgenij Primakov, dal titolo Dall'Urss alla Russia. In questo libro, Primakov, che fu ministro degli Esteri (1996-1998) e premier federale (1998-1999), parlò apertamente di "stabilizzazione" politica della Russia a seguito dell'ascesa di Putin al Cremlino dopo gli anni bui di Eltsin e del governo indiretto degli oligarchi filoccidentali. Arrivati a questo punto, è comunque d'uopo ricordare che quegli stessi leader "democratici" occidentali, Famiglia Clinton in testa, che oggi accusano Putin di essere una sorta di "dittatore", tra il 1991 e il 1999, in nome del primato della transizione al "libero mercato globalizzato" della Russia postsovietica, perdonarono al fiduciario e garante di tale transizione, Boris Eltsin (e al suo entourage di privilegiati, per censo ed estrazione politico-sociale, Chicago Boys provenienti dalle seconde linee del Pcus), la corruzione generalizzata, l'alcolismo istituzionalizzato e il bombardamento del Parlamento (4 ottobre 1993).

Bad Guys

Il Meglio del Web: Mogherini contro Putin - e Renzi (glielo chiede la UE. Ossia Nuland)

mogherini
© AP Photo/ Burhan Ozbilici
"Sottolineo che abbiamo l'unanimità, fra i 28, su cinque principi-guida della Unione Europea nella politica verso la Russia": così Federica Mogherini, alta rappresentante eccetera e vicepresidente della commissione, all'uscita dal Consiglio Affari Esteri.

La data della raggiunta "unanimità": 14 marzo. Siccome il 17 marzo è fissato il vertice dei capi di governo europei, e si sapeva che Renzi e Orban avevano intenzione di opporsi alla proroga automatica delle sanzioni a Mosca, la Mogherini ha prevenuto la mossa dei due governanti e li ha legati alla "Unanimità" espressa in sede segreta da ministri degli esteri. E' un esempio del golpe quotidiano che è l'esercizio del potere commissariale. Adesso sappiamo a cosa serve la Mogherini.

I "cinque principi" mogheriniani, suppostamente cogenti per gli europei nei rapporti con Mosca sono, una volta tradotti dalla neolingua orwelliana. Prima di sperare nel perdono della Commissione, Putin deve: abbandonare il Donbass al 'governo' di Kiev; restituire al detto governo la Crimea con tutti i suoi cittadini russi; accettare di buon grado di perdere il mercato europeo per il suo gas e greggio, mentre la UE cerca fornitori alternativi; chiudere i suoi media come RT e Sputnik che tanto male fanno alle menti europee, bisognose di iniezioni di verità somministrate in forti dosi da Euronews..

Il quinto principio-guida è ineffabile: l'Europa di Mogherini esprime la potente "volontà di sostenere sempre più la società civile russa e di investire nei contatti personali, scambi e politiche", con particolare riguardo ai "giovani": ossia sempre più soldi e mezzi alla corpuscolare "opposizione democratica" russa, in vista di una primavera colorata e di un cambio di regime a Mosca. Sperando in una Maidan di sangue e di fuoco anche là; la politica che ha tanto avuto un così vistoso successo in Ucraina per Yushenko, in Siria per Assad, in Libia per Gheddfi, proposta pari per Vladimir Putin.

I cinque principi appena varati "equivalgono alla distruzione di quel che rimane di relazioni civilizzate con la Russia" da parte dell'Europa, commenta G. Doctorow, coordinatore europeo dello American Committee for East West Accord, Ltd. : "sono basati sulla premessa della superiorità morale, politica, economica dell'Europa sul suo rozzo vicino dell'Est e la credenza che, se agisce unita, può portare la bestia ad ammettere la sua inferiorità e strisciare in ginocchio".

Gold Seal

Il Meglio del Web: Non c'è unità della comunità internazionale nella lotta contro il terrorismo

jihadisti
© AP Photo/ Edlib News Network ENN

Uno dei motivi per cui è impossibile risolvere il problema del terrorismo nel mondo è che alcuni paesi utilizzano i guerriglieri per i propri interessi politici.


La comunità mondiale finora non si è coalizzata nella lotta contro il terrorismo internazionale, sostiene il vice direttore del Dipartimento nuove sfide e minacce del ministero degli Esteri russo, Vladimir Andreev.
"Il principale diretto danno del processo geopolitico sfavorevole consiste nel fatto che la comunità mondiale finora non si è degnata di coalizzarsi di fronte quel serio e comune nemico che è il terrorismo internazionale. Non c'è alcuna unione, coalizione, fronte", ha dichiarato Andreev, intervenendo al seminario interministeriale sulla sicurezza al Consiglio della Federazione.
Secondo Andreev, ciò si spiega anche con il fatto che alcuni paesi utilizzano i gruppi terroristici per i propri interessi politici.
"Il terrorismo moderno è stato creato e rafforzato grazie alla linea consapevole di stati concreti, eleggendolo a strumento per il raggiungimento di interessi politici e geopolitici. Non dico che tutti creano terroristi, direttamente collegati con la politica di uno stato concreto. Ma sostenere le tendenze aiuta la politica e la propaganda ad ogni tappa", ha spiegato Andreev.
Il diplomatico ha aggiunto che tutti i meccanismi di diritto internazionale per l'effettiva lotta al terrorismo ci sono, e se la comunità mondiale l'avesse realizzato, nonostante ci fosse la metà di questo potenziale, allora il problema sarebbe stato risolto.
"Tutto questo c'è negli accordi, nelle convenzioni, semplicemente non è messo in pratica, oppure le decisioni geopolitiche portano gli stati verso compiti completamente diversi, e non alla collaborazione antiterroristica".
Perciò la Russia deve, innanzitutto, combattere il terrorismo con le sue risorse interne, "lavorare duramente, senza turbamenti, sotto il perfezionamento e l'incremento dell'efficienza della nostra legislazione, senza prendere l'andamento dell'esperienza europea". A livello internazionale bisogna contiuare sviluppare una base di diritto, insistendo "affinché si realizzi senza l'interferenza negli affari interni dello stato" ha sottolineato il diplomatico.

Commenta: Sig. Vladimir Andreev ha messo il dito nella piaga con le sue dichiarazioni, se davvero fosse esistita una vera coalizione internazionale che combatte il terrorismo (come sostengono gli Stati Uniti e i suoi "alleati") si sarebbero visti dei risultati, invece dei risultati non ne abbiamo visti fino a quando non è intervenuta la Russia per richiesta del presidente legittimo della Siria lo scorso Settembre, e nel giro di sei mesi (quasi sei mesi) i russi a fianco dell'esercito siriano, iracheno, iraniano e di Hezbollah hanno inflitto danni così gravi a Daesh che questi adesso scappano con la coda tra le gambe, grazie ai russi and Co. i cittadini siriani per la prima volta in cinque anni (dall'inizio della guerra per procura contro Assad da parte dell'Occidente) possono godersi un po' di pace e tranquillità.


Vader

Il Meglio del Web: Una cultura della crudeltà: l'era del neoliberalismo autoritario

criminal record

Henry Giroux, lo studioso americano padre della pedagogia critica, fa un quadro drammatico, completo e coerente sulla crudeltà e la violenza della società americana (di cui non possiamo non notare l'ombra cupa che si estende in Europa), toccando molteplici aspetti, dal violento attacco allo stato sociale, ai sindacati, all'università, ai lavoratori, agli studenti, e ai giovani in generale. Nella parte finale una proposta di azione per un cambiamento che è innanzitutto culturale, in chiave pedagogica e formativa.
Da Counterpunch.


di Henry Giroux, 23 ottobre 2015


Traduzione di @Rododak

L'incubo della società totalitaria prefigurata da George Orwell avanza come un'ombra oscura sugli Stati Uniti.

Mentre la società americana si è trasformata da Stato incentrato sui cittadini a Stato incentrato sulla guerra, le istituzioni un tempo create per limitare la sofferenza e le conseguenze delle avversità e proteggere i cittadini dallo strapotere del mercato sono state indebolite o cancellate (1). Lasciando avvizzire - se non svuotando completamente - il contratto sociale, dai principi della democrazia è stato rimosso ogni discorso sulla responsabilità sociale.

Ridotta a oggetto di disprezzo dagli estremisti della destra, l'eredità dei princìpi democratici oggi si sta spegnendo a causa di un ordine sociale segnato dall'indurimento della cultura e da un'etica del "vinca il più forte" senza precedenti. Un'etica gretta, che va contro qualsiasi idea di solidarietà e compassione che implichi il rispetto degli altri. Le conseguenze di questa forma di autoritarismo emergente ci parlano di una esperienza nuova di terrore globale nel ventunesimo secolo.

Gli elementi di base di questo nuovo autoritarismo si possono distinguere chiaramente nell'attuale e violento attacco allo stato sociale, ai sindacati, all'università, ai lavoratori, agli studenti, ai giovani delle minoranze povere e a qualsiasi resto del contratto sociale. L'ideologia politica e la pratica del libero mercato, con la loro enfasi sulla privatizzazione dei beni pubblici, sull'abolizione delle protezioni sociali e sulla deregolamentazione delle attività economiche ora modellano praticamente ogni istituzione regolatoria politica ed economica.

I mercati oggi usano le loro risorse economiche ed ideologiche per militarizzare e armare ogni aspetto della vita di tutti i giorni: sostenuti da una cultura della paura, da una pedagogia della repressione, dall'esaltazione della celebrità banale, dall'estetica dei giochi televisivi e da politiche di precarietà, controllo e sorveglianza di massa.

Un mondo di oscurità, segretezza e assenza di regole ora caratterizza un movimento profondo, privo di scrupoli nel suo assalto alla ricchezza e al potere e indifferente al saccheggio dell'umanità e del pianeta. Il terrore circonda tutto, nascosto dietro lo sdoganamento dell'avidità, l'esaltazione degli spettacoli violenti, una macchina aziendale di controllo dei consumatori, che inietta nella collettività l'assuefazione alle gratificazioni momentanee.

Oggi non si vedono i campi di lavoro o di concentramento che hanno caratterizzato le tragedie dei regimi totalitari del '900. Eppure, come può testimoniare una generazione di giovani di colore, non c'è bisogno di essere in carcere per sentirsi imprigionati. Soprattutto quando è sempre più difficile controllare la propria vita e i propri mezzi in modo che abbiano un significato.

Oggi la politica è gestita a livello nazionale mentre il potere è globale (2). I mercati globali oggi surclassano il livello nazionale, rendendo obsolete la cultura politica e le istituzioni che hanno caratterizzato l'era moderna. L'élite finanziaria oggi naviga al di sopra dei confini nazionali e non si occupa minimamente dello stato sociale, del bene comune e in generale di qualsiasi istituzione non subordinata ai dettami del capitalismo finanziario. Le élite al potere non fanno alcuna concessione nella loro corsa al potere e al profitto.

[...]

Il mantra della deregolamentazione, privatizzazione, mercificazione e il flusso incontrollato di capitali ora controllano la politica e concentrano il potere nelle mani dell'un per cento. La lotta di classe si è fusa con le politiche neo-conservatrici e attiva una continua guerra, in casa e all'estero. Non ci sono più spazi di salvezza al riparo dagli accumulatori compulsivi di ricchezza e dai tentacoli di uno stato che sorveglia e punisce. L'imperativo di base del capitalismo-roulette è ormai diventato il nuovo pensiero comune: dall'eliminare la tassazione aziendale al trasferire la ricchezza dal pubblico al privato; dallo smantellare ogni regola per le imprese all'abbandonare al mercato l'intera regolamentazione della vita sociale.

Qualsiasi nozione praticabile dei valori di società, di solidarietà e di democrazia condivisa oggi è vista come una patologia, sostituita dall' etica della sopravvivenza del più forte, dalla celebrazione dell'interesse personale e da una nozione del bene della vita interamente legata a una insulsa etica consumistica (3).

[...]

Alle radici della nascita dello stato autoritario e delle forze che si nascondono nell'ombra c'è una politica che deve molto alla incentivazione dell'amnesia storica e sociale. Il nuovo autoritarismo deve moltissimo a ciò che Orwell una volta definì "una stupidità protettiva", che impedisce la vita politica e spoglia il linguaggio del suo contenuto critico (4).

MIB

Il Meglio del Web: Esplosiva! Sicurezza cambiata prima dell'attacco al Bataclan, frontman degli Eagles of Death Metals racconta

eagles of death metal
© Alex Matthews Jesse Hughes of the rock band Eagles of Death Metal performs with drummer Joey Castillo (R)
Le guardie della sicurezza al Bataclan furono 'avvertite degli attacchi ISIS a Parigi' in anticipo, dichiara il frontman degli Eagles of Death Metals

Il frontman degli Eagles of Death Metal ha dichiarato che le guardie al teatro Bataclan di Parigi sapevano che l'ISIS avrebbe lanciato il suo spregevole attacco terroristico.

Jesse Hughes ha dichiarato che sei guardie non si presentarono al lavoro la notte del concerto al teatro di Parigi.

Ha detto inoltre di aver chiesto di sostituire una guardia dalla sicurezza del backstage perché si comportava in modo strano.

Commenta: Ma certo, perché erano ovviamente parte dell'operazione.

Chi avrebbe avuto accesso e i mezzi per modificare le direttive di sicurezza? Un manipolo di insignificanti criminali dai bassifondi d'Europa... o operativi di sicurezza di alto livello statale?

Vedi anche: The Paris Attacks, the War on Syria, and the West's Collaboration with Terrorism


Eye 2

Il Meglio del Web: Hilary Clinton, la candidata della " lobby sionista" per frenareTrump: "Permetterò che Israele uccida fino a 200.000 palestinesi abitanti di Gaza

hillary clinton crazy face
© anonimo

Hilary Clinton, la candidata democratica alla presidenza degli USA ha inviato una lettera ad un importante società ebraica finanziatrice della sua campagna, impegnandosi ad offrire il suo appoggio incondizionato ad Israele per la sua prossima guerrra contro i palestinesi della Striscia di Gaza
. Con la lettera, rivelata, che era stata inviata la scorsa settimana al magnate imprenditore di nazionalità statunitense Haim Saban, la Clinton si impegna a che Israele possa tenere carta bianca in qualsiasi guerra futura contro Hamas, incluso fornirebbe luce verde presidenziale per uccidere quasi al 10% della popolazione dell'enclave palestinese.
"Francamente Israele non ha fornito ad Hamas una lezione sufficientemente dura, l'anno scorso. Come era da aspettarsi, Obama si era mostrato troppo duro con il nostro alleato democratico e troppo blando con il nostro nemico islamo fascista", spiega nella lettera ottenuta dal The Guardian. "Come Presidente, io un domani assicurerei allo stato sionista tutti gli appoggi militari, diplomatici, economici e morali necessari per vincere davvero Hamas - e se questo significa uccidere 200.000 abitanti di Gaza, che sia così". Vedi: The Mideastbeast
"Noi, che siamo democratici realisti, comprendiamo che i danni collaterali sono un subprodotto inevitabile della guerra contro il terrorismo",scrive la Clinton, "io, anche se sono una madre, una nonna e instancabile nella difesa dei diritti umani dei bambini, non significa che andrei a retrocedere neanche di un police nel permettere ad Israele di bombardare le scuole della Striscia di Gaza da dove lanciano i razzi contro Israele. Quelli che permettono che i loro figli siano utilizzati come scudi umani per i terroristi meritano di vederli sepolti sotto una tonnellata di bombe".

Wolf

Il Meglio del Web: Il Sultano raddoppia: 6 miliardi per contenere l'esodo

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© REUTERS/ Bulent Kilic/Pool
Princìpi e valori sbandierati come assoluti, egoismi nazionali esaltati dalla crisi, e un prezzo da pagare che a sopresa cresce del 100%. L'Unione Europea è una bestia senza legami che vadano al di là di trattati economici, e dunque - di fronte ad ogni problema che sfugga alla semplice contabilità di bilancio - si spappola come una torta "sbrisolona", all'apparenza robusta ma pronta a trasfromarsi in una nuvola di molliche.

Il vertice tra i 28 e la Turchia del dittatore Erdogan ha squadernato tutti i contrasti di interesse, convincendo il rappresentante di Ankara, Ahmet Davutoglu, che si poteva massimizzare il guadagno: 6 miliardi invece dei 3 inizialmente promessi dalla Ue perché la Turchia "trattenga", in qualsiasi modo ritenga opportuno, il flusso costante dei migranti in fuga dal Siraq.

Purché quei disperati inseguiti dalle bombe e dai tagliagole non sbarchino nelle belle strade di Vienna, Parigi e Berlino la "civilissima Europa", il tempio della "libertà d'opinione", è stata pronta ad evitare qualsiasi critica riguardo alla chiusura del principale quotidiano d'opposizione - occupato dalla polizia - oltre che, come sempre, sul genocidio dei curdi che pure combattono, sia in Siria che in Iraq, contro quello che ufficialmente è il "nemico assoluto", l'Isis.

Uno scambio infame, che stimola il ricatto. Sia quando Ankara decide di lasciar partire più gommoni verso le isole greche, sia quando - al tavolo dei vertici - c'è da tirare sul prezzo. E se a un assassino si lascia il coltello in mano, quello prima o poi affonda la lama.

Il "grande vertice" si è chiuso con un nulla di fatto, ma si è cercato in ogni modo di mascherarlo. Nessuna decisione operativa, ma una "intesa di principio", con l'appuntamento decisivo - in teoria - spostato al prossimo vertice, convocato per il 17 e 18 marzo.

Ma non c'è una sola riga scritta nero su bianco, nessun impegno da parte di nessuno. Facile prevedere che i giorni da qui al 17 registreranno un incremento fenomenale del flusso verso la Grecia, trasformata ormai in discarica dei problemi finanziari europei e delle masse di migranti che nessuno vuole. Quei 6 miliardi sono il riscatto da ottenere, la marea dei corpi sul mare l'arma di pressione.

Non è stato uno spettacolo per cuori teneri neanche sotto il profilo diplomatico. Il presidente del Consiglio Europea, il polacco Donald Tusk (esemplare rappresentante di un paese indisponibile ad accogliere anche un solo profugo ma che ha la pretesa di condizionare la politica del continente in proposito) si è sentito "scavalcato" dal minivertice notturno tra la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il premier olandese Mark Rutte con il pari grado turco. Una soluzione sponsorizzata anche da Jean-Claude Juncker (residente della Commissione, dunque del "governo" europeo), pur di evitare una chiusura senza neanche l'impegno a rivedersi.

Che Guevara

Il Meglio del Web: Libia, mobilitiamoci il 12 marzo in tutto il paese

stop alla guerra della nato in libia
© l'antidiplomatico.it

Il nostro paese è in guerra. Questo è il primo fatto chiaro che va denunciato e su cui vogliamo chiamare alla mobilitazione per rompere il muro di bugie della propaganda del circo mediatico di regime.


Siamo in guerra, assieme alla NATO e a tutto il cosiddetto Occidente, da 25 anni. Nonostante i milioni di morti, le devastazioni e le migrazioni bibliche provocate da questi interventi, il nostro come gli altri governi progettano e organizzano nuove imprese militari. Queste nuove imprese sono però inserite in un quadro diverso, nella Grande Crisi che attraversa il mondo da quasi dieci anni, nelle crescenti frizioni che questa crisi sta determinando tra poli e blocchi mondiali. Non sono più semplicemente guerre neocoloniali di espansione e stabilizzazione, ma si stanno trasformando in guerre di egemonia e sopravvivenza. In questo contesto, in questa competizione tra potenze, si determinano le guerre per procura successive alle primavere arabe: il massacro siriano, l'espansione dell'IS, la frammentazione della Libia, con i suoi fronti confusi e sempre in cambiamento.

La loro guerra, come dimostrano i fatti di Parigi, torna anche nelle nostre città, nelle nostre strade, nei nostri luoghi di ritrovo. Le loro guerre non solo producono miseria, morte e sconvolgimenti sociali che sono la causa dell'esodo migratorio, ma stanno rendendo l'Europa e il nostro paese una caserma autoritaria, dove gli spazi di libertà e di agibilità democratica vengono drasticamente ridotti. La Francia ha costituzionalizzato uno stato d'emergenza che colpisce libertà fondamentali, nate in quel paese. Paese ove ora per legge si toglie la cittadinanza a chi è accusato di terrorismo e ha origini etniche e religione diverse da quelle dei cittadini "puri". Torna in Europa così il razzismo di stato, mentre in Danimarca per legge si rapinano i profughi scesi dai barconi e la Svezia si prepara a espellere, cioè a deportare verso fame e morte, 80000 Migranti.

L'Unione Europea in guerra produce orrore e lo usa per giustificare sia la distruzione della democrazia sia le politiche di austerità. Si possono sforare i criminali vincoli del fiscal compact per comprare armi, ma non per costruire ospedali o scuole. UE e Nato, austerità e guerra sono oramai la stessa cosa.

Noi esprimiamo solidarietà e sostegno a tutti i popoli oppressi in lotta, a partire da quello curdo e palestinese, ma rifiutiamo la guerra e il coinvolgimento del nostro paese in essa.

Invece la decisione del governo Renzi di preparare e prima o poi fare la guerra in Libia ci espone a tutti i rischi terribili che abbiamo visto realizzarsi in altri paesi. Sempre più pesanti e costose sono le nostre missioni militari all'estero, da ultima quella di 1000 militari in Iraq, anche a protezione di affari privati. Intanto il nostro territorio viene militarizzato e avvelenato dagli strumenti di guerra. Si installano nuove terribili bombe termonucleari, si installano radar nocivi, si inquinano intere aree, si organizzano esercitazioni che mettono in prima linea intere città. Si comprano bombardieri e altre armi di distruzioni di massa mentre le si commercia in tutto il mondo.

Tutto il nostro paese è sempre più coinvolto nei danni, nei costi e nei nuovi crescenti rischi della guerra. Per questo bisogna mobilitarsi prima che sia troppo tardi, per fermare la guerra e le politiche di distruzione della democrazia e dei diritti sociali che l'accompagnano. Bisogna farlo con tutta la forza e la determinazione possibile nel caso in cui l'Italia fosse per la quinta volta nella sua storia trascinata in una sciagurata guerra in Libia. Ma in ogni caso bisogna costruire una resistenza che risponda all'assuefazione alla guerra che ci stanno somministrando.

È necessaria una mobilitazione diffusa e permanente contro la guerra esterna e contro la guerra sociale interna che banche, multinazionali, interessi industrial militari vogliono imporci. Bisogna che l'Italia esca dalla NATO, alleanza che oggi non ha più alcuna giustificazione politica e morale.


Manifestiamo per
:

  • La fine immediata di ogni partecipazione italiana alle guerre in corso, con il ritiro delle truppe da esse e il ripristino dell'articolo 11 della Costituzione.
  • Lo smantellamento delle basi e delle servitù militari, il rispetto del trattato di non proliferazione nucleare, la fine del commercio delle armi.
  • L'uscita dell'Italia dalla Nato e da ogni alleanza di guerra. L'Italia deve diventare un paese neutrale per contribuire alla pace.
  • La fine delle politiche persecutorie e xenofobe contro i migranti.
  • La fine delle politiche di austerità e del sistema di potere UE che le impone.
  • La cancellazione delle leggi securitarie che in tutta Europa nel nome della guerra al terrorismo stanno costruendo uno stato di polizia.

IL 12 MARZO IN TUTTA ITALIA MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA DI FRONTE ALLE BASI E ALLE SEDI DELLA GUERRA.

COORDINAMENTO CONTRO LA GUERRA, LE LEGGI DI GUERRA, LA NATO.



PROMOTORI


Aldo Silvano Giai, Nicoletta Dosio, Fulvio Perini, Alberto Perino, Bianca Riva, Cellerina Cometto, Mira Mondo, Eugenio Cantore, Eleonora Cane, Claudio Cancelli, Valentina Cancelli, Domenico Bruno, Franco Olivero Fugera, Italo Di Sabato, Valentina Colletta, Emanuele D'Amico, Danilo Ruggieri, Manuela Palermi, Ernesto Screpanti, Nella Ginatempo, Fabio Frati, Fabrizio Tomaselli, Stefano Zai, Giorgio Cremaschi, Gianpietro Simonetto, Emiddia Papi, Mauro Casadio, Aldo Romaro, Paola Palmieri, Francesco Olivo, Michele Franco, Sergio Cararo, Luigi Marinelli, Franco Russo, Ugo Boghetta, Sandro Targetti, Leonardo Mazzei, Francesco Piccioni, Marco Santopadre, Selena Difrancescoantonio, Marco Tangocci, Giovanni Bacciardi, Vasapollo Luciano, Valter Lorenzi, Antonio Allegra, Dino Greco, Beppe Corioni, Moreno Pasquinelli, Guido Lutrario, Loretta Napoleoni, Gualtiero Alunni, Anastasi Dafne, Nico Vox, Carlo Formenti, Dario Filippini, Antonella Stirati, Maria Pia Zanni, Lorenzo Giustolisi, Sabino Derazza, Enzo Miccoli, Loredana Signorile, Mara Manzari, Roberto Vallocchia, Monica Natali, Luca Massimo Climati, Laura Scappaticci, Patrick Boylan, Sergio Bellavita, Ezio Gallori,

Movimento NO TAV, Piattaforma Sociale Eurostop, Unione sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Ross@, Campagna Noi Restiamo, Fronte Popolare, Noi Saremo Tutto, City Strike Genova NST, Collettivo Putilov Firenze, Rete NoWar, Economia per i Cittadini, Contropiano, Partito Comunista d'Italia, Rifondazione comunista Molfetta, Programma 101, Rete dei Comunisti, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, NO MUOS Milano, Comitato Difesa Sociale Cesena, Circolo agorà di Pisa, Comitato No Guerra No NATO Brescia, Area Opposizione Cgil, Sinistra Anticapitalista, Carc,


Alcune organizzazioni hanno aderito alla giornata di mobilitazione sulla base di proprie piattaforme che verranno comunicate nei prossimi giorni assieme ad ulteriori adesioni.



Le iniziative in via di preparazione sono
:

  • Manifestazione davanti al cantiere TAV della Val Clarea (Chiomonte) - Sabato 12 marzo, ore 14.30. Partenza da Giaglione (Campo Sportivo).
  • Novara Presidio contro la guerra dalle ore 10.30 in Piazza della Repubblica (piazza Duomo)
  • Presidio alla base militare di Ghedi in via Castenedolo dalle ore 14
  • In Veneto l'iniziativa si terrà alle 10.30 a Vicenza alla caserma Ederle, Viale della Pace.
  • A Bologna corteo regionale da Piazza San Francesco ore 15.00.
  • La Toscana si mobilita di fronte alla base di Camp Derby Pisa ore 11.00.
  • A Roma corteo cittadino alle ore 16.00 davanti alla base del Comando Operativo Interforze a Cinecittà in via Scribonio Curione.
  • Napoli manifestazione ore 10.00 alla base NATO di lago Patria, Giugliano.
  • Bari Comando Terza Regione Aerea Lungomare Nazzario Sauro ore 10.00.

Originariamente pubblicato su sito
l'antidiplomatico.it

War Whore

Il Meglio del Web: Usa ha spedito 5 mila tonnellate di munizioni in Germania. UE approva

bandiera russa e americana
© Fotolia/ KLimAx Foto

Sono stati necessari 415 containers per portare il carico. Sbarcato a Bremnhaven, è stato trasportato ai depositi militari che gli americani hanno a Miesau, a circa 15 km a ovest di Kaiserslautern.


E' la più grossa fornitura di munizioni da sempre, per quel che se ne sa: di solito simili trasporti non vengono reclamizzati. Stavolta invece è stato il sito della Us Army, Stars and Stripes, a pubblicare foto dei containers mentre vengono scaricati, e didascalie che spiegano che è quel che serve "a rafforzare le missioni nel continente" di fronte alle "nuove sfide": I nostri alleati sanno fino a che punto gli Stati Uniti continuano a stare al loro fianco.

Il 20 gennaio la CNN ha dato notizia del fatto che i Marines hanno accumulato materiale militare pesante, specie cari armati, artiglieria, apparati logistici, all'interno di caverne della Norvegia che risalgono alla guerra fredda. Ed ha intervistato un colonnello William Bentley che ha spiegato: questo immagazzinamento di armi avviene nelle vicinanze della frontiera russa, per "accelerare la risposta in caso di crisi". Parte di questo materiale sarà tirato fuori in occasione della esercitazione NATO "Cold Response" (risposta fredda) che prevede lo spiegamento in Norvegia di 6500 veicoli militari, ufficialmente per osservare il comportamento di uomini e mezzi in climi di freddo estremo. Una parte delle 5 mila tonnellate di munizioni immagazzinate in Germnia, invece, sarà utilizzata in Polonia nelll'annunciata esercitazione denominata Anaconda, che impiegherà 25 mila soldati di 24 paesi.

Il 2 febbraio il segretario della NATO, lo svedese Jens Stoltenberg, ha dichiarato la sua approvazione alla decisione del Pentagono di quadruplicare armi, truppe e finanziamento (da 785 milioni a 3,4 miliardi dal 2017) in Europa. Annunciate dal capo del Pentagono Ashton Carter con queste parole:
"Noi rafforziamo la nostra postura in Europa per sostenere i nostri alleati della NATO di fronte all'aggressione della Russia".
Gli Stati Uniti, come ha ricordato Ron Paul, hanno all'estero 900 basi, la Russia 10.

"L'Europa rimetta Putin al suo posto!", ha scritto su Les Echos Guy Verhofstadt, ex premier belga, oggi al parlamento europeo come presidente della ALDE (Alleanza Liberali e Democratici d'Europa). Un proclama che bisogna leggere, perché non ci si crede.

Stormtrooper

Il Meglio del Web: I pretoriani di Washington "ringhiano" contro la Russia per spaventare l'Europa

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Si sono registrate nella giornata di ieri le "deliranti" dichiarazioni di uno dei massimi esponenti militari USA in Europa: "In caso di conflitto le forze armate statunitensi in Europa sono pronte a combattere e sconfiggere la Russia, se necessario", ha dichiarato il comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa, il generale statunitense Philip Breedlove.
"Siamo pronti, se necessario, a combattere e vincere," — ha detto Breedlove durante un'udienza della commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti
Circa le misure stabilite dalla NATO per "fronteggiare l'aggressione russa" in Europa, Breedlove ha detto che la Russia "ha scelto di diventare nemico" degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica e quindi minaccia l'Europa.

Intervenendo nella commissione delle Forze Armate degli Stati Uniti della Camera dei Rappresentanti, il generale ha accusato la Russia di aver cercato di "riscrivere le regole" delle relazioni sulla scena internazionale. La Russia considera gli Stati Uniti e la NATO "ostacoli alle sue aspirazioni egemoniche", ritiene Breedlove, che comanda le forze armate americane in Europa.

Tuttavia il militare ha rifiutato le informazioni che danno l'impressione dell'inizio di una Guerra Fredda tra le sue parti ed ha aggiunto che gli Stati Uniti non hanno in programma di aumentare le loro truppe in Europa ai livelli di quella epoca. "Non torneremo mai indietro, non sarà una "Guerra Fredda", ha sottolineato. L'espansione della NATO verso est, dai paesi baltici alla Georgia, non è considerata da Breedlove come un fatto significativo. Mosca tuttavia non è dello stesso parere ed ha ricordato in più occasioni che gli accordi precedenti (negli anni '90) con Washington escludevano questa espansione della NATO verso i propri confini.

Da considerare che le relazioni tra la Russia e l'Occidente hanno toccato il punto più basso nelle ultime settimane, ad un livello senza precedenti rispetto al periodo della Guerra Fredda, per effetto della crisi Ucraina, di cui entrambi i paesi (Russia e USA) si addossano le colpe.