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mer, 25 nov 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

Cult

George Soros: uno psicopatico per psicopatici

george soros
© Charles Platiau / Reuters
di Sam Gerrans

"L'11 febbraio un articolo di George Soros sul giornale "The Guardian" si intitolava 'Putin è una minaccia più grande per l' Europa dell'ISIS.' Prima che io dessi un'occhiata all'intreccio delle bugie che formavano l'articolo di Soros, ecco alcune parole in generale riguardo gli psicopatici. Ne ho incontrati alcuni nella mia vita, ma il vero problema non è che fanno cose cattive, ma noi, non-psicopatici, siamo mal preparati ad affrontare il problema fondamentale tra noi e loro. Noi, persone con coscienze che funzionano, siamo incatenati alla convinzione che non faremmo mai azioni malvagie o saremmo capaci di vivere con queste colpe, pensando che gli altre persone funzionino allo stesso modo. Invece no. E non importa cosa uno psicopatico abbia pianificato o fatto contro di te, per lui, tutto quello che accade è colpa tua. Sempre.

Ed è qui che ritorno a Soros. Nel suo articolo lui afferma che l'UE e USA stanno commettendo un grave errore nel pensare che Putin sia un potente alleato nella lotta contro l'ISIS.Tutte queste considerazioni sono basate su falsità. In un'intervista con Russia Today il mio collega giornalista e scrittore Gearoid O Colmain disse:
"Non vi è nessuna Guerra del Terrore. C'è una guerra condotta utilizzando gruppi terroristici contro gli stati che resistono l'egemonia degli Santi Uniti e di Israele. In un periodo di massiccia disoccupazione e austerità, ora avete attacchi terroristici compiuti da terroristi finanziati, armati e addestrati dai servizi segreti occidentali. Non esiste una cosa come l'ISIS. Essa è una creazione degli USA."
Soros nell'articolo continua a sostenere accuse contro la Russia, fallendo ogni volta a notare che soltanto essa ha un mandato dal governo legittimo della Siria, o che la Russia è seriamente impegnata nella ''pulizia'' in Siria, un compito che gli Stati Uniti stavano solo simulando. Il punto successivo di Soros è che secondo lui, l'obiettivo di Putin è di alimentare il disintegro dell'UE attraverso il riempimento dell'Europa di rifugiati siriani. La verità è che l'alleato naturale della Russia è la Germania - e prevenire questa alleanza, è l'obiettivo principale del governo statunitense-almeno secondo Stratfor, un'agenzia di intelligence degli USA.

Yoda

Il consigliere di Putin spiega nel dettaglio il piano della Russia contro l'Impero

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Possiamo aspettarci l'annullamento delle sanzioni americane?


Le sanzioni sono un elemento della guerra ibrida che gli Stati Uniti conducono contro di noi. Non lo stanno facendo perché disdegnano "l'annessione" russa della Crimea, piuttosto lo fanno perché si tratta di interessi oggettivi e soggettivi dell'establishment americano.

Gli Stati Uniti perdono la loro egemonia: stanno già producendo meno prodotti e esportando meno tecnologie della Cina. La Cina sta raggiungendo gli Stati Uniti in quanto a scienziati e ingegneri, molte tecnologie innovative cinesi stanno catturando i mercati mondiali. Il tasso di sviluppo della Cina è cinque volte quello degli Stati Uniti. Il sistema internazionale di entità economiche recentemente creato in Cina è un esempio del nuovo ordine economico mondiale.

Le entità economiche che dominano gli Stati Uniti, servendo un'oligarchia finanziaria, hanno destabilizzato il sistema monetario e finanziario americano che è in default circa due volte l'anno. Le cause della crisi globale finanziaria del 2008 non sono scomparse e la bolla del debito americano - piramidi finanziarie composte da derivati e dal debito nazionale - sta ancora crescendo.

Secondo la teoria dei sistemi, questo processo non può continuare all'infinito. L'oligarchia americana vuole disperatamente liberarsi del peso del debito, ecco la ragione per la quale conducono guerre ibride, non solo contro la Russia, ma contro l'Europa e il Medio Oriente.

Come succede sempre in un ordine mondiale economico che cambia, il paese che sta perdendo il controllo cerca di scatenare una guerra mondiale per il controllo della periferia. Visto che gli americani considerano i paesi dell'ex blocco sovietico come la loro periferia finanziaria ed economica, cercano dunque di ottenerne il controllo.

L'establishment politico americano è stato allevato tra le chimere dei geopolitici del XIX secolo. Gli studenti americani studiano l'inglese base e le idee geopolitiche tedesche di quell'epoca, nei corsi di scienze politiche. La domanda principale a quel tempo era come mandare in rovina l'Impero Russo, e stanno ancora guardando il mondo attraverso gli stessi occhi "d'aquila" del secolo XIX, quando la Gran Bretagna tentava di salvare la sua egemonia cominciando la Prima Guerra Mondiale, per poi perdere il loro impero coloniale dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Questo è ciò che i geopolitici americani studiano al Dipartimento di Stato e alla Casa Bianca, continuando a guardare il mondo attraverso il prisma sia della Guerra Fredda che dei conflitti britannici contro la russia e la Germania durante il XIX secolo, e ora gli Stati Uniti stanno scatenando un'altra guerra mondiale.

L'insieme dei problemi oggettivi dell'oligarchia finanziaria e lo strano modo di pensare dei geopolitici americani minaccia un conflitto mondiale. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la Crimea. Qualsiasi ragione potrebbe andare bene.

Dobbiamo agire in termini di contraddizioni che possano portare gli Stati Uniti ad un atteggiamento aggressivo, gravido del pericolo di una guerra ibrida con il mondo intero. Hanno scelto la Russia come obbiettivo principale, e l'Ucraina, da loro occupata, come principale strumento di distruzione.

Alarm Clock

Panama Papers e l'"informazione" occidentale. Il padre di Cameron e dirigenti Tory direttamente collegati, ma la stampa inglese scrive solo di Putin

panama papers
© bbc
Panama Papers e l'informazione occidentale. La stampa britannica è completamente impegnata a parlare di quella che Snowden ha definito "la maggiore rivelazione nella storia della corruzione". Ma invece di scrivere del fatto che nella lista compaia il padre del primo ministro inglese David Cameron e di altri membri Tories che hanno portato le loro ricchezze nel paradiso fiscale, sono totalmente concentrati nell'"affaire Putin", anche se il presidente della Federazione russa non sia mai nominato nelle carte.

Nel commentare la fuoriuscita di oltre 11,5 milioni di documenti da parte di uno studio legale di Panama, i media britannici accusano il presidente Vladimir Putin di corruzione, nonostante il presidente russo non compaia in nessuna delle carte.

Ma per fortuna anche dal Regno Unito c'è una piccola sollevazione contro coloro che si autodefiniscono "informazione" di un mondo che si crede "libero".
BBC News (World)
@BBCWorld

The story of the biggest data leak in offshore history #PanamaPapershttps://www.twitter.com/i/moments/716694261480169476 ...

markrowantree ‎@markrowantree

@BBCWorld Funny how the BBC choose to go after Putin when these leaks severely undermine the credibility of inter alia, the City?
22:16 - 3 Apr 2016 · Glasgow, Scotland, United Kingdom

Commenta: Mentre i media si concentrano su di Putin, in realtà è il Regno Unito che ha presumibilmente il maggior numero di rapporti con i paradisi fiscali off-shore. Più della metà delle 300.000 aziende quotate sono registrate nei paradisi fiscali amministrate dall'Inghilterra (Hong Kong in cima alla lista). Poi a seguire ci sono la Svizzera, gli Stati Uniti, Panama, Guatemala, Lussemburgo... Dov'è la Russia?
In un'altra rivelazione sensazionale,viene riportato come i 26 milioni di sterline rubati nella famigerata rapina del 1983 in lingotti d'oro dal deposito di Brink-MAT vicino a Heathrow potrebbero essere stati canalizzati attraverso una società off-shore creata da Mossack Fonseca.
...
Dei funzionari britannici menzionati nella rivelazione, sinora ne sono stati nominati solo tre: la baronessa Pamela Sharples, ex donatore e sostenitore del partito conservatore del miliardario Michael Ashcroft, e l'ex deputato Tory per l'East Hampshire Michael Mates.



Cult

Le verità sconcertanti sull'Arabia Saudita

artyuip

l'Arabia Saudita è un paradiso nel Medio Oriente di tutti i patocrati
Cinque corpi decapitati, che pendono da un palo sospeso tra due gru, sono il pubblico promemoria per dimostrare agli abitanti di Riyadh che fine fanno i criminali. I cinque facevano parte di una banda di ladri, decapitati pubblicamente e issati in aria, dove sono rimasti per diversi giorni.

Il documentario, "Saudi Arabia Uncovered" (Arabia Saudita scoperta) che andrà in onda domani sera, servirà a gettare luce su alcuni aspetti inquietanti della vita in Arabia Saudita, uno dei paesi più sanguinosi e repressivi al mondo, che, al tempo stesso, resta uno dei più stretti alleati della Gran Bretagna (con cui scambia armi e petrolio).

Abbiamo tutti sentito parlare della brutalità del regime saudita, ma ciò che rende questo documentario agghiacciante è vederlo "realmente", dalla realtà ai nostri computer, attraverso la macchina fotografica.

Innanzitutto, una serie straziante di decapitazioni. Una donna vestita di nero viene trattenuta al lato di una strada da quattro poliziotti sauditi, condannata per aver ucciso la figliastra. L'esecuzione avviene con una spada, mentre la donna urla le sue ultime parole strazianti: "Non sono stato io". In un'altra decapitazione, il boia, vestito con gli abiti bianchi tipicamente indossati da uomini sauditi, alza la spada ricurva e la abbatte con decisione sul collo del malcapitato.

Il documentario mostra agli spettatori una grande piazza soprannominata Chop Chop, luogo di tante esecuzioni a Riyadh. La telecamera si sofferma sul sistema di drenaggio macchiato di rosso, usato per lavare via il sangue dei giustiziati.

Cult

L'opposizione "democratica" russa

manifesti contro putin

di
Paolo Borgognone

Da un quindicennio a questa parte, uno spettro mediatico di chiara matrice "liberal-progressista" si aggira per l'Europa, o meglio, trova ampio spazio e una sovraesposizione su quotidiani e riviste liberal e benpensanti di larga tiratura: il fantasma politico della cosiddetta «opposizione democratica» nella Russia "di Putin". Si tratta di un composito, eterogeneo, spesso rissoso al proprio interno e, fatto indiscutibile, assolutamente minoritario in termini di consensi pubblici reali, arcipelago di soggettività politiche radical-liberali, social-liberali, anarcoidi e scioviniste.

Questo frastagliato arcipelago politico, marginale nell'ambito di un panorama partitico russo attualmente egemonizzato dalle forze patriottiche, conservatrici e popolari, affonda le proprie radici organizzative negli anni bui della presidenza di Boris Eltsin e delle "riforme liberali" attuate dai Chicago Boys di "Corvo Bianco"; "riforme" tese alla transizione dell'economia russa da un sistema pianificato e di comando a una sorta di sterminato bazar anarco-capitalistico a direzione oligarchico-speculatrice.

Alcuni degli odierni "democratici" anti-Putin tanto vezzeggiati dalla stampa liberal occidentale, come Grigorij Javlinskij, presidente di un partito (Yabloko, 3,4 per cento dei voti alle ultime elezioni, dicembre 2011) sostanzialmente equiparabile, dal punto di vista del programma politico e dei riferimenti culturali liberaldemocratici, al Democratic Party degli Stati Uniti, erano consiglieri di Gorbaciov ai tempi della fallimentare ed improvvisata perestrojka per una "radicale riforma" filoccidentale dell'Urss (1985-1991).

Va infatti ricordato, per comprendere a fondo la matrice ideologica e il ruolo politico degli attuali "democratici" russi, che il processo di smantellamento dell'Unione Sovietica, lungi dal configurarsi come un mero "complotto della Cia", si articolò, tra il 1989 e il 1991, mediante una vera e propria maestosa controrivoluzione di ceti medi i cui strati superiori, tecno-manageriali, provenivano interamente dalle seconde linee del Partito comunista dell'Unione Sovietica (Pcus) e si erano formati all'interno delle Accademie scientifiche del Partito-Stato. Furono questi ceti medi "rampanti", specializzatisi nell'ambito delle università sovietiche a costituirsi, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso, come iniziali nuclei protoligarchici impegnati a dar vita al progressivo, poi farraginoso, processo di conversione dell'economia sovietica nel bazar anarco-capitalistico sopraccitato. Per descrivere al meglio tale quadro di riferimento possono risultare utili le seguenti parole di Costanzo Preve, tratte dal libro L'assalto al cielo. Saggio su marxismo e individualismo (1992):
«Come è possibile continuare a parlare, dopo quanto è successo [in Urss a seguito del 1991, nda], di "Stato operaio degenerato", quando gli agenti della produzione capitalistica, di cui sia Gorbaciov che Eltsin sono stati storicamente i rappresentanti politici selezionati dentro il partito comunista, ammontavano evidentemente a milioni, ed erano a tutti gli effetti i gruppi dirigenti [...]? Come è possibile continuare a sostenere che la "burocrazia", pur se corrotta, aveva un interesse al mantenimento dell'economia pianificata, quando è sotto gli occhi di tutti che tra le sue file è stato reclutato il gruppo sociale che gestisce oggi la privatizzazione, e che la gestisce appunto perché può privatizzare la proprietà di Stato attribuendo a se stessa la prima scelta, essendo già "posizionata" vantaggiosamente proprio sulla base del precedente posizionamento burocratico privilegiato?».

Attention

Referendum costituzionale: come ratificare la dittatura di una minoranza

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© Flickr

Il prossimo ottobre i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale.


Dopo tre Governi nati da giochi di palazzo e dopo le transumanze di parlamentari e di gruppi partitici creati per convenienza, sarebbe bene che gli italiani comprendessero qual è veramente la posta in gioco in questa consultazione elettorale.

Persino l'ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, in una recente intervista a La Stampa, si è espresso in modo lapidario sul testo varato dal governo Renzi: Non voglio più insegnare diritto costituzionale. Se passerà il referendum sulla riforma Boschi non saprei nemmeno più cosa insegnare. E' un testo scritto malissimo, in certe parti contraddittorio e incomprensibile... La chiarezza per una Costituzione è anche un fatto di democrazia.

E la sua posizione non costituisce un caso isolato: le critiche stanno piovendo dai giuristi più autorevoli di qualsiasi estrazione politica e sono accomunate dal timore per un testo impraticabile alla prova dei fatti e che tende al centralismo autoritario dei poteri. Renzi non offre poi rassicurazioni su questo punto, quando al Congresso dei Giovani Democratici dichiara:

Mi dicono: ma tu governi coi voti del centrodestra? Già, perché abbiamo perso le elezioni l'altra volta. La prossima volta le vinceremo e non ci saranno. Conosco un metodo infallibile per non avere in maggioranza Alfano e Verdini: vincere le elezioni, cosa che nel 2013 non è accaduta... Non abbiate paura di giocarvi la carta del potere, perché non ha un valore né positivo né negativo: è la carta per fare le cose.

Megaphone

Un segnale per tutta l'Europa

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© AFP 2016/ DIRK WAEM / BELGA

Il nuovo massacro di Bruxelles, con azioni terroristiche tanto ben coordinate quanto sanguinose, cioè con bombe ad alto potenziale non con kamikaze suicidi, ha tutta l'aria dell'una "prosecuzione" di un piano.


Di chi? Contro chi è diretto? Il sancta santorum che guida questa sarabanda non lo conosce nessuno, e dunque tutte le ipotesi sono ugualmente inattendibili. Quelle che subito vaneggiano di "risposta" di Daesh alla cattura dell'ultimo sopravvissuto del 13/11 a Parigi sono però palesemente ridicole. Un piccolo pregiudicato da tempo sotto controllo dei servizi segreti, ex tenutario di un centro di spaccio di droga e di prostitute come la bettola intitolata "La Beguine" nel quartiere di Molenbeek, che riesce a passare indenne attraverso quattro controlli di polizia (francese) prima di rifugiarsi nello stesso quartiere in cui ha sempre vissuto, restandoci per quattro mesi, non poteva essere il "cervello" di niente. Questi attentati erano predisposti da tempo, da qualche centrale di provocazioni in grande stile.

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© REUTERS/ Francois Lenoir
Dopo le esplosioni all’aeroporto Zaventem di Bruxelles.
Contro chi? Queste bombe sono la prosecuzione di quelle di Parigi del 2015: Charlie Hebdo e il Bataclan. Di Ankara, contro i turisti tedeschi. Sono la prosecuzione della mess'inscena di Colonia. Sono lo strascico del fiume di profughi. Andiamo con ordine: sono contro di noi. Contro "i popoli d'Europa". Per ridurre le loro libertà residue e le loro capacità di risposta ai soprusi dei poteri.

Infatti il primo risultato, scontato, sarà la sospensione di tutte le garanzie democratiche. E' già in corso in Francia, ora sarà la volta del Belgio. Poi, dopo qualche attentato in Italia, magari in Italia, se per caso non volesse entrare in guerra in Libia, allora sarà la volta dell'Italia.

Better Earth

L'idea imperiale di Putin

Putin su nave
Non è facile comprendere una Nazione geograficamente ampia e storicamente ricca come la Russia. Paolo Borgognone, giovane studioso di soli trentacinque anni, sembra avercela fatta. Nel suo Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell'Ucraina postsovietiche(Zambon Editore), Borgognone ripercorre la storia del pensiero filosofico e politico di questo Paese. Dal titolo si comprende già come i destini della Russia e quelli dell'Ucraina siano legati a doppio filo (e non può essere altrimenti dato che la Rus' - la forma embrionale della Russia - nasce a Kiev).

Il 1989 è l'anno zero della Russia. Perché? Cosa cambia nel Paese?

Il 1989 è l'anno di quella che l'insigne filosofo Costanzo Preve (1943-2013) definì, assai appropriatamente, "maestosa controrivoluzione dei ceti medi sovietici" che condusse allo smantellamento dell'Urss e alla frammentazione geopolitica dell'immenso (e millenario) impero bicontinentale (eurasiatico) chiamato Russia.

Tra il 1989 e il 1991 non si verificò soltanto il tracollo ideologico del comunismo storico novecentesco, vilmente e autonomamente levatosi dai piedi in quanto incapace di egemonizzare i ceti medi autoctoni alla propria causa di proletarizzazione forzata dell'intera società, ma ebbe luogo quella che, giustamente peraltro, Vladimir Putin ha definito "la più grande catastrofe geopolitica della storia del XX secolo". Le riforme semi-liberali di Gorbaciov, un politico di estrazione culturale e sociale piccolo-borghese che tentò, fallendo miseramente, di "modernizzare" l'Urss de facto adeguando la "struttura nazionale" (tradizionalista ed eurasiatica) dello sterminato Continente-Impero alla forma mentis eurocentrica, hanno aperto la strada al "caos costruttivo" caratteristico degli anni Novanta, il cosiddetto "decennio eltsiniano", un periodo storico tragico, sotto ogni punto di vista, per il 95 per cento dei russi, che furono, dopo il 1991 (a fronte dell'arricchimento oltre ogni limite di un pugno di speculatori filoccidentali, i cosiddetti oligarchi), privati di ogni sostentamento e umiliati nel proprio, comprensibile quanto giustificato, orgoglio patriottico. Soltanto confrontandoci, rinunciando a ogni velleità eurocentrica, con quella che è la summenzionata "struttura nazionale" del popolo russo (un popolo culturalmente tradizionalista, politicamente conservatore ed economicamente socialista), possiamo capire fino in fondo l'attuale "fenomeno Putin".

Con il nuovo millennio, Vladimir Putin sale al potere. La Russia ha bisogno di facce nuove. Eltsin e le sue figuracce in mondovisione hanno fatto il loro tempo. Perché la scelta cade proprio sull'ex membro del Kgb?

Perché dai servizi di sicurezza proviene la migliore tradizione politica del Paese. Vladimir Putin fu tenente-colonnello del Kgb (Primo Direttorato, servizio di controspionaggio, Pgu) e servì in tale apparato dal 1975 al 1991. Fu anche un membro del Pcus e solo poche settimane or sono ha ribadito che le sue scelte politiche non furono dettate da mera necessità o da opportunismo, nonostante non potesse definirsi, già all'epoca, un "comunista modello". Vladimir Putin muove le proprie linee politico-programmatiche sulla scorta di quella che fu l'esperienza di azione politica e operativa del Kgb di Jurij Andropov e del Svr (il servizio di informazioni per l'estero dopo il 1991) presieduto da Evgenij Primakov. Credo che per comprendere realmente il ruolo giocato dagli "uomini degli apparati di sicurezza" (siloviki) all'interno dell'attuale governo russo occorra leggere le memorie di Evgenij Primakov, dal titolo Dall'Urss alla Russia. In questo libro, Primakov, che fu ministro degli Esteri (1996-1998) e premier federale (1998-1999), parlò apertamente di "stabilizzazione" politica della Russia a seguito dell'ascesa di Putin al Cremlino dopo gli anni bui di Eltsin e del governo indiretto degli oligarchi filoccidentali. Arrivati a questo punto, è comunque d'uopo ricordare che quegli stessi leader "democratici" occidentali, Famiglia Clinton in testa, che oggi accusano Putin di essere una sorta di "dittatore", tra il 1991 e il 1999, in nome del primato della transizione al "libero mercato globalizzato" della Russia postsovietica, perdonarono al fiduciario e garante di tale transizione, Boris Eltsin (e al suo entourage di privilegiati, per censo ed estrazione politico-sociale, Chicago Boys provenienti dalle seconde linee del Pcus), la corruzione generalizzata, l'alcolismo istituzionalizzato e il bombardamento del Parlamento (4 ottobre 1993).

Bad Guys

Mogherini contro Putin - e Renzi (glielo chiede la UE. Ossia Nuland)

mogherini
© AP Photo/ Burhan Ozbilici
"Sottolineo che abbiamo l'unanimità, fra i 28, su cinque principi-guida della Unione Europea nella politica verso la Russia": così Federica Mogherini, alta rappresentante eccetera e vicepresidente della commissione, all'uscita dal Consiglio Affari Esteri.

La data della raggiunta "unanimità": 14 marzo. Siccome il 17 marzo è fissato il vertice dei capi di governo europei, e si sapeva che Renzi e Orban avevano intenzione di opporsi alla proroga automatica delle sanzioni a Mosca, la Mogherini ha prevenuto la mossa dei due governanti e li ha legati alla "Unanimità" espressa in sede segreta da ministri degli esteri. E' un esempio del golpe quotidiano che è l'esercizio del potere commissariale. Adesso sappiamo a cosa serve la Mogherini.

I "cinque principi" mogheriniani, suppostamente cogenti per gli europei nei rapporti con Mosca sono, una volta tradotti dalla neolingua orwelliana. Prima di sperare nel perdono della Commissione, Putin deve: abbandonare il Donbass al 'governo' di Kiev; restituire al detto governo la Crimea con tutti i suoi cittadini russi; accettare di buon grado di perdere il mercato europeo per il suo gas e greggio, mentre la UE cerca fornitori alternativi; chiudere i suoi media come RT e Sputnik che tanto male fanno alle menti europee, bisognose di iniezioni di verità somministrate in forti dosi da Euronews..

Il quinto principio-guida è ineffabile: l'Europa di Mogherini esprime la potente "volontà di sostenere sempre più la società civile russa e di investire nei contatti personali, scambi e politiche", con particolare riguardo ai "giovani": ossia sempre più soldi e mezzi alla corpuscolare "opposizione democratica" russa, in vista di una primavera colorata e di un cambio di regime a Mosca. Sperando in una Maidan di sangue e di fuoco anche là; la politica che ha tanto avuto un così vistoso successo in Ucraina per Yushenko, in Siria per Assad, in Libia per Gheddfi, proposta pari per Vladimir Putin.

I cinque principi appena varati "equivalgono alla distruzione di quel che rimane di relazioni civilizzate con la Russia" da parte dell'Europa, commenta G. Doctorow, coordinatore europeo dello American Committee for East West Accord, Ltd. : "sono basati sulla premessa della superiorità morale, politica, economica dell'Europa sul suo rozzo vicino dell'Est e la credenza che, se agisce unita, può portare la bestia ad ammettere la sua inferiorità e strisciare in ginocchio".

Gold Seal

Non c'è unità della comunità internazionale nella lotta contro il terrorismo

jihadisti
© AP Photo/ Edlib News Network ENN

Uno dei motivi per cui è impossibile risolvere il problema del terrorismo nel mondo è che alcuni paesi utilizzano i guerriglieri per i propri interessi politici.


La comunità mondiale finora non si è coalizzata nella lotta contro il terrorismo internazionale, sostiene il vice direttore del Dipartimento nuove sfide e minacce del ministero degli Esteri russo, Vladimir Andreev.
"Il principale diretto danno del processo geopolitico sfavorevole consiste nel fatto che la comunità mondiale finora non si è degnata di coalizzarsi di fronte quel serio e comune nemico che è il terrorismo internazionale. Non c'è alcuna unione, coalizione, fronte", ha dichiarato Andreev, intervenendo al seminario interministeriale sulla sicurezza al Consiglio della Federazione.
Secondo Andreev, ciò si spiega anche con il fatto che alcuni paesi utilizzano i gruppi terroristici per i propri interessi politici.
"Il terrorismo moderno è stato creato e rafforzato grazie alla linea consapevole di stati concreti, eleggendolo a strumento per il raggiungimento di interessi politici e geopolitici. Non dico che tutti creano terroristi, direttamente collegati con la politica di uno stato concreto. Ma sostenere le tendenze aiuta la politica e la propaganda ad ogni tappa", ha spiegato Andreev.
Il diplomatico ha aggiunto che tutti i meccanismi di diritto internazionale per l'effettiva lotta al terrorismo ci sono, e se la comunità mondiale l'avesse realizzato, nonostante ci fosse la metà di questo potenziale, allora il problema sarebbe stato risolto.
"Tutto questo c'è negli accordi, nelle convenzioni, semplicemente non è messo in pratica, oppure le decisioni geopolitiche portano gli stati verso compiti completamente diversi, e non alla collaborazione antiterroristica".
Perciò la Russia deve, innanzitutto, combattere il terrorismo con le sue risorse interne, "lavorare duramente, senza turbamenti, sotto il perfezionamento e l'incremento dell'efficienza della nostra legislazione, senza prendere l'andamento dell'esperienza europea". A livello internazionale bisogna contiuare sviluppare una base di diritto, insistendo "affinché si realizzi senza l'interferenza negli affari interni dello stato" ha sottolineato il diplomatico.

Commenta: Sig. Vladimir Andreev ha messo il dito nella piaga con le sue dichiarazioni, se davvero fosse esistita una vera coalizione internazionale che combatte il terrorismo (come sostengono gli Stati Uniti e i suoi "alleati") si sarebbero visti dei risultati, invece dei risultati non ne abbiamo visti fino a quando non è intervenuta la Russia per richiesta del presidente legittimo della Siria lo scorso Settembre, e nel giro di sei mesi (quasi sei mesi) i russi a fianco dell'esercito siriano, iracheno, iraniano e di Hezbollah hanno inflitto danni così gravi a Daesh che questi adesso scappano con la coda tra le gambe, grazie ai russi and Co. i cittadini siriani per la prima volta in cinque anni (dall'inizio della guerra per procura contro Assad da parte dell'Occidente) possono godersi un po' di pace e tranquillità.