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Il Meglio del Web: Anno difficile

war in the middle east
© AP Photo/ Manu Brabo


Sarà un anno estremamente difficile. Quello che è appena finito è stato il secondo anno di guerra: di una guerra per molti aspetti inedita, che non può più essere definita come una guerra fredda.


Sono ormai numerosi gli osservatori politici che colgono i segni di uno scivolamento verso una guerra assai più vasta, con implicazioni nucleari e di altro genere non meno pericoloso. Il Papa di Roma è stato in testa a questi che i laudatores temporis acti chiamano"profeti di sventura" e che, invece, sono i più attenti osservatori del tempo presente.

Sono accadute molte cose in questo 2015. In primo luogo è diventato evidente l'attacco che l'Occidente ha scatenato contro la Russia. Offensiva iniziata il 22 febbraio 2014, con il colpo di stato di Kiev. L'Ucraina (il popolo ucraino) usata come bastone per colpire la Russia. Come risultato temporaneo, gli Stati Uniti — che sono gli ispiratori di questa svolta strategica — si sono presi l'Ucraina, dopo avere convinto l'Occidente che era la Russia ad avere aggredito l'Ucraina. E ora tocca all'Unione Europea pagare il prezzo di questa operazione, per evitare che la bomba messa nel cuore dell'Europa esploda.

Che Guevara

Il Meglio del Web: Svizzera: pronta per una rivoluzione?

Banca Nazionale Svizzera
© East News/ BARTOSZ KRUPA


Sam Gerrans


Quando l'Islanda ha incarcerato i suoi banchieri qualcosa è cambiato. L'impensabile era accaduto: i veri criminali erano stati portati in giudizio. Ora anche la Svizzera minaccia di licenziare la riserva di valuta legale dei bankster. Ma accadrà?

Josiah Stamp ha detto una volta: "Se si vuole continuare ad essere schiavi delle banche e pagare il costo della propria schiavitù, allora lasciate che i banchieri continuino a creare denaro e controllare il credito." Stamp sapeva di cosa parlava. Tra i suoi successi, egli fu nominato direttore della Banca d'Inghilterra nel 1928. Tutti i cosiddetti Paesi moderni, civili sono sotto lo stivale proprio di questo meccanismo descritto da Stamp. Pochissimi Paesi, come la Libia, l'Irak e la Siria, sono riusciti a raggiungere società altamente sviluppate senza di esso. Questi Paesi hanno tutti qualcos'altro in comune. E così sia?

Tuttavia, altri Paesi che devono ancora diventare obiettivi di genocidio provocato nelle mani di agenzie degli Stati Uniti si stanno svegliando e annusano la tirannia in gessato. La Svizzera, ad esempio: non certo un luogo tradizionalmente associato con allucinato fanatismo, la Svizzera è in procinto di votare sul divieto alle banche di creare denaro. Gli Inglesi giocano a calcio, bevono birra e si picchiano a vicenda nei centri urbani la sera. I Francesi fanno il broncio e alzano le spalle e fanno cose semplici che richiedono molto tempo e costano un sacco. Gli Svizzeri forniscono al denaro un luogo sicuro, noioso dove nulla di drammatico accadrà ad esso, in modo che possa poi essere trasmesso alla generazione successiva di persone ricche - preferibilmente in un importo superiore a quando venne ricevuto - da questa generazione di gente ricca.

Quindi il denaro è al centro di quello che fa la Svizzera. La Svizzera è anche la sede della Banca dei Regolamenti Internazionali, che - mentre suona eccitante come la contabilità a partita doppia - è, infatti, il ragno al centro di tutta la tela finanziaria. In un articolo intitolato "La Svizzera in procinto di votare sul divieto alle banche di creare denaro", il Telegraph riferisce: "La Svizzera terrà un referendum per decidere se vietare alle banche commerciali di creare denaro. Il governo federale svizzero ha confermato giovedi [24 dicembre u.s. - ndr] che sarà svolto un plebiscito, dopo che più di 110.000 persone hanno firmato una petizione che chiede di dare competenza esclusiva per creare denaro nel sistema finanziario alla banca centrale. La campagna - guidata dal movimento Moneta Sovrana Svizzera e conosciuta come l'iniziativa Vollgeld - è destinata a limitare la speculazione finanziaria richiedendo alle banche private di detenere riserve pari al 100% dei loro depositi."

Questo suona incredibilmente noioso, non è vero? Ma l'idea alla base è quello di cui le rivoluzioni sono fatte. L'articolo continua: "Le banche non saranno più in grado di creare soldi per se stesse, saranno solo in grado di prestare denaro che esse hanno [ricevuto - ndr] da risparmiatori od altre banche, ha detto il gruppo della campagna."

Ripeterò quel passaggio: esse saranno solo in grado di prestare denaro che esse hanno [ricevuto - ndr] da risparmiatori o da altre banche.
Questo è probabilmente ciò che si pensa le banche facciano: prestare denaro che acquisiscono dai risparmiatori o da altre banche.

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Il Meglio del Web: Nel frattempo nel Donbass la guerra continua

Debalzevo
© Foto: di Eliseo Bertolasi
Esistono conflitti di serie A e di serie B, vittime di cui vale la pena parlare, morti di cui la stampa tace. Non sarà di certo la scoperta del secolo o una novità, ma una triste regola che si riconferma. Perché alcune guerre vengono dimenticate?

Oggi i media ne parlano, domani ci sarà un'altra storia, un'altra guerra da sbattere in prima pagina. Alcune guerre semplicemente "non fanno notizia" e le vittime di questi conflitti sembra non ci riguardino più. Tra i conflitti più ignorati dai media occidentali vi è senza dubbio la crisi nel sudest ucraino, che dallo scoppio della guerra nell'aprile 2014, ha provocato più di 8.000 vittime.

Nel frattempo nel Donbass la guerra continua. Sputnik Italia ha raggiunto il reporter Eliseo Bertolasi, che direttamente sul campo ha fatto il punto della situazione.

— Com'è la situazione nelle città del Donbass che hai visto?

Eliseo Bertolasi
© Foto: fornita da Eliseo BertolasiEliseo Bertolasi a Donetsk
A Donetsk, in centro, la vita sembra riprendere, certamente ancora in condizioni di guerra. Ogni notte si sentono in lontananza i boati dei bombardamenti, di notte vige ancora il coprifuoco. Fonti governative locali mi hanno riferito che solo a Donetsk, a causa dei bombardamenti, mediamente muoiono 4-5 persone al giorno. Lascio immaginare il bilancio complessivo delle vittime!

Sono poi stato a Debalzevo, a Gorlovka per seguire la distribuzione di aiuti umanitari. In queste città i bombardamenti sono stati violentissimi, non solo sono state colpite le abitazioni civili, ma anche le infrastrutture cittadine. La gente rimasta vive negli scantinati delle proprie case distrutte. Le condizioni di vita sono durissime: il freddo inizia a farsi sentire, usano stufe a legna, spesso manca l'acqua corrente, mancano prodotti alimentari, medicinali. In questi scantinati ho visto tanti bambini, e nonostante la distribuzioni di doni e vestitini pesanti, non ne ho visto uno con lo sguardo sereno, ma sempre con gli occhi immancabilmente adombrati dal terrore. Alcune mamme mi hanno persino riferito che i propri figli, quando sentono le esplosioni, riconoscono se si tratta di un tiro di mortaio, artiglieria o missili grad. Petr Poroshenko, il presidente degli ucraini, almeno in questo caso ha mantenuto la parola, quando un anno fa promise che i bambini del Donbass sarebbero vissuti nei sotterranei.

Da noi i bambini con i loro banali videogiochi a queste guerre ci giocano, qui bambini della stessa età, vittime innocenti di una guerra dimenticata, purtroppo,con la guerra ci convivono.

Bizarro Earth

Il Meglio del Web: Resoconto Geopolitico 2015: un anno di M... ultipolarismo e Disinformazione

Big Blue Marble
© saiia.org.za
"La fiducia è bene, il controllo è meglio." - VLADIMIR LENIN

Il 2015 è stato un anno davvero interessante.

Molteplici novità hanno riguardato i diversi campi del vivere quotidiano: il politico, il sociale, il religioso e addirittura il tecnologico.

La memoria collettiva, tuttavia, non è, non è mai stata, e mai sarà immune dalle disinformazioni che costantemente vengono adoperate per mirati e ben definiti scopi di natura politica ed economica.

Scopo del mio piccolo resoconto sarà, dunque, quello di offrire una rilettura in chiave geopolitica dei principali eventi che hanno riguardato il 2015, e donare qualche spunto di riflessione per una previsione, in chiave multipolare, dei possibili e probabili scenari futuri.



La guerra in Siria: disinformazione e Medio Oriente.


Parallelamente all'accrescere delle tensioni riguardanti il pericolo del "Califfato Islamico", numerosi interventi hanno provveduto alla destabilizzazione dell'area Mediorientale: la contraddittorietà delle politiche di "contenimento" dell'amministrazione Obama, le diffidenze dei Paesi dell'Area Mediorientale, le incrollabili aspirazioni di Stati atlantici come l'Arabia Saudita e Israele; tutti fattori che hanno permesso l'avanzamento di una pericolosa entità estremista e che hanno suscitato l'intervento di nazioni quali la Russia e la Francia.

Molti analisti hanno posto l'accento sull'importanza strategica della Siria, peccando, nel caso specifico, di superficialità. L'errore comunemente commesso da questi studiosi non riguarda esclusivamente la mancata oggettività nell'aver trattato un tema sì delicato, ma l'eccessiva importanza attribuita al singolo avvenimento che ha contribuito all'alienazione del fenomeno dal contesto originario.

Per essere più chiari, ogni qual volta una nazione avversa all'impero statunitense è stata fatta oggetto di inchieste o di attacchi da parte dei media statunitensi, vuoi per buona fede o per partitismi di qualsivoglia posizione, volutamente alle nazioni bersaglio sono state attribuite spropositate importanze strategiche. Un esempio recente l'abbiamo colto con la Libia e, attualmente, lo cogliamo in Siria.



L'importanza della Siria


Dal punto di vista geopolitico, la Siria non possiede una posizione strategica fondamentale, tanto meno risorse energetiche tali da richiamare l'attenzione degli Stati Uniti.[1]

La difesa del territorio Siriano dunque, per logica d'esclusione, sembra essere indotta più dalle circostanze del momento che da una precisa strategia geopolitica; circostanze che fanno del legittimo Governo di Assad l'ultimo baluardo per la resistenza del Medio Oriente dalle ingerenze USA.

Potremmo, inoltre, accomunare per analogia l'attuale conflitto in Siria con la famosa guerra di Spagna del 1936, combattuta su più fronti dagli eserciti fascisti, nazisti, sovietici e anglo-americani prima dello scoppio della 2′ guerra mondiale. Scopo del conflitto, e del mantenimento dell'allora stato di belligeranza, era sperimentare le rispettive innovazioni tecnologiche, i tempi di reazione delle varie nazioni in conflitto e le strategie da adottare con i paesi riluttanti alla guerra. Tutte cose che ritroviamo nell'attuale conflitto in corso tra Russia e Stati Uniti[3].

USA

Flashback Il Meglio del Web: SOTT Talk Radio #91: Gli Eserciti Segreti della NATO in Europa - Intervista con Daniele Ganser

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Questa settimana qui a SOTT Talk Radio abbiamo parlato della più grande storia mai raccontata nella moderna Europa: La guerra segreta della NATO contro i civili europei. Guerre clandestine, terrorismo false-flag, assassinii, guerre economiche, rivoluzioni colorate, interferenze nelle elezioni... non è un segreto che l'establishment statunitense abbia fatto tutto questo e più applicando un psicopatica 'strategia della tensione' in tutto il mondo sin dalla Seconda Guerra Mondiale.

Quello che non è generalmente conosciuto è che certe 'guerre segrete' si sono svolte anche in Europa. Per brevissimi momenti, la coordinazione di CIA e MI6 di una campagna del terrore in Europa durata 40 anni - conosciuta in Italia con il nome in codice 'Operazione GLADIO' - venne alla luce in molteplici fonti di informazione europei nel 1990, ma lo scandalo venne velocemente sepolto dalla semi-fortuita invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, con il conseguente ingaggio della prima 'missione di spedizione' NATO in Irak.

Abbiamo parlato con il Dr. Daniele Ganser, autore del fondamentale libro Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, al momento tradotto in dieci lingue. Ganser è uno storico e lettore di storia contemporanea, problemi energetici e geo-strategia all'Università di St. Galle a Basilea in Svizzera. Leggete pure...


Qui la traduzione trascritta:

USA

Il Meglio del Web: Un Marine: "Lo Stato-mostro, siamo noi"

USA flag
© pinterest
"Penso alle centinaia di prigionieri che abbiamo catturato e torturato in centri di detenzione improvvisati guidati da minorenni venuti dal Tennessee , New York e Oregon . Mi ricordo le storie . Ricordo vividamente i marines dirmi dei pugni , schiaffi , calci , gomitate , ginocchiate e testate agli iracheni. Ricordo i racconti di torture sessuali : costringere gli uomini iracheni a compiere atti sessuali su reciprocamente mentre marines gli tenevano i coltelli contro i testicoli , a volte li sodomizzavano con i manganelli".

Vince Emanuele
Vince Emanuele, ex Marine
Vincent Emanuele è stato in Irak fra il 2003 e il 2005, nel primo battaglione del Settimo Marines. Adesso, ossessionato dai ricordi, ha preso coscienza di una realtà intollerabile: noi americani abbiamo commesso "il peggior crimine di guerra del 21 secolo". Siamo noi la potenza mostruosa nemica dell'umanità e della civiltà, siamo noi quei "nazisti" contro cui ci avevano insegnato a vigilare - e non abbiamo vigilato, perché a farlo siamo Noi.

Ci vuole coraggio a leggere quel che l'ex Marine rievoca.

"Quelli di noi in unità di fanteria avuto il piacere di fare retate di iracheni durante raid notturni, legando le mani con lo zip d plastica, mettendogli il sacco nero sulla testa e scaraventandoli nel posteriore dello Humvees e camion mentre le loro mogli e bambini cadevano in ginocchio e piangevano. A volte, li prendevamo di giorno. Il più delle volte non opponevano resistenza. Alcuni tendevano le mani quando i Marines gli spegnevano le cicche in faccia. Li portavamo ai centri di detenzione, dove sarebbero tenuti per giorni, settimane e anche mesi. Le loro famiglie non sono mai state informate di dove li tenevamo.

E quando li rilasciavamo, li portavamo sul camion lontano dalla base operativa avanzata nel mezzo del deserto, a miglia e miglia dalle loro case. Gli tagliavamo le fascette che li legavano, il sacco nero dalla testa, e li facevamo andare. Qualcuno dei più disturbati dei nostri Marines gli sparavano colpi del mitragliatore in aria e vicino ai piedi - così per ridere - così loro scappavano, ancora piangenti per il calvario subito nel centro di detenzione, sperando di essere stati liberati. Per quanto tempo saranno sopravvissuti, là nel deserto? Dopotutto, non importava a nessuno di noi
".

Георгиевская ленточка

Il Meglio del Web: Buon Natale, Vladimr Vladimirovic

Putin
© sputniknews
Chissà cosa regalerà per Natale Vladimir Putin quest'anno. L'anno passato fece giungere ai governatori regionali tre libri da meditare, e su cui aveva evidentemente meditato lui: La filosofia della Ineguaglianza del grande Nikolai Berdjaev, la Giustificazione del Bene del grandissimo Vladimir Solovev (1853-1900), e I nostri compiti di Ivan Ilyn (1883-1954).

Ivan Ilyin
Ivan Ilyin
Lo sappiamo perché Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, vi dedicò un articolo fremente di rabbia soprattutto contro l'ultimo autore: "Il posto dove lasciare Ilyn era l'ignominia - sbavava l'organo del globalismo, spiegando che era stato "un teorico del complotto, un nazionalista russo con tendenze fasciste. Cacciato in esilio dai bolscevichi nel '22 come Berdjaev, Iliyn, che era stato comunista prima della conversione, riparò in Germania dove assisté al sorgere del Terzo Reich e per qualche tempo credette che nei fascismi europei sorgesse il nucleo della vita che per lui era la sola veramente autentica: "Il senso dell'onore, il servizio cavalleresco, il sacrificio volontario, l'adesione alla disciplina, il patriottismo". Siccome era anche per uno stato autoritario, monarchico al vertice e popolare alla base (le tradizioni popolari al posto delle leggi), è facile gettare Ilyin nell'abisso della "Ignominia", ed attribuire anche a Putin lo stesso ignominioso colore. Nero. Ciò perché ai globalisti Usa sfugge la radice profondissimamente religiosa del pensiero di Ilyin. Non è un fascista europeo, ossia laico, e magari paganeggiante; è una ortodosso russo, credente, convinto che la Russia è grande solo per il Cristo e se non dimentica i doni della fede ricevuta. Il suo pensiero politico è "verticale" in un modo che non può che sfuggire a Foreign Affairs.

Smiley

Il Meglio del Web: Come funziona la propaganda del Cremlino

come funziona la propaganda del Cremlino
"Dobbiamo prima aspettare l'approvazione del capo. Giusto, noi lavoriamo proprio così".
Per festeggiare i suoi 10 anni Russia Today ha prodotto questo video ironico (traduzione dei sottotitoli a cura di Fort Rus) che vi abbiamo voluto mostrare.

La fonte è di parte? Leggete in continuazione sui media del nostro mondo, quello che si crede libero. Ogni fonte è di parte, non esiste la neutralità nel giornalismo: un aggettivo, un avverbio, l'enfasi su una parte della notizia cambia e stravolge tutto il senso. Ritenenete i dispacci dell'Ansa fonte imparziale? Ritenete le pagine di Repubblica, El Pais, New York Times o Financial Times fonti imparziali?

Con miliardi di condivisioni su Youtube, l'editore russo ha superato i colossi occidentali come Cnn e NBC. Se dopo aver invaso un paese sovrano con false accuse riprodotte all'infinito dalle corporazioni delle informazioni nel 2003, lo stesso non è stato possibile farlo in Siria è anche grazie al lavoro di scudo protettivo dalle falsità dell'occidente che quest'emittente ha saputo costruire in questi 10 anni. E' una vera rivoluzione e non a caso, neanche troppo velatamente, il Dipartimento di Stato Usa considera RT la minaccia più grande per gli Stati Uniti, un paese, quest'ultimo, che non può più ripetere al mondo le solite menzogne attraverso quei giornalisti che si autodefiniscono "fonte imparziale".


Megaphone

Il Meglio del Web: "La Causa": Resistenze mediorientali contro il «caos creativo» di chi vuole un "grande Medioriente ogm, con la frantumazione di Iraq, Siria, Iran"

La Causa
Sabato a Roma convegno con relatori da Libano, Palestina, Bahrein, Siria. "Il terrorismo di Daesh/Isis, prodotto dell’imperialismo statunitense ed europeo. Davanti alla tragedia in Yemen, una parte del mondo, comprata dai petrodollari sauditi, ha chiuso gli occhi e si è mangiato la lingua »
di Marinella Correggia

«Nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi potenti, lo Yemen subisce da nove mesi un'aggressione guidata dalla monarchia wahabita, con intensi bombardamenti e un blocco navale, aereo e terrestre. La falsa paura dell'Iran è una scusa per uccidere la popolazione e distruggere le nostre infrastrutture...Chiediamo alle persone vive di aiutarci a fermare subito l'aggressione e l'assedio perpetrato da sauditi e alleati; e di cooperare affinché le parti politiche yemenite si trovino a un tavolo di dialogo senza ingerenze esterne»: per mancanza di visto da parte dell'Italia, due politici yemeniti dell'Alto Comitato rivoluzionario preso di mira dall'Arabia saudita hanno potuto mandare solo un messaggio scritto al convegno La causa - Il Medioriente fra resistenza alla guerra imperialista, caos e migrazioni, organizzato a Roma il 12 dicembre dall'associazione Amici del Libano in Italia e da diversi gruppi di movimento italiani, con relatori da Libano, Palestina, Bahrein, Siria. Il messaggio degli yemeniti Sameer al Abdaly e Tawfiq Ameen Almairi precisava anche: «I paesi arabi sono entrati in una sorta di caos creativo che ha l'obiettivo di smembrare l'area in staterelli etnici e oltranzisti, secondo i piani messi in atto da Daesh e al Qaeda che sono il contrario dell'islam. E davanti a questa tragedia, una parte del mondo, comprata dai petrodollari sauditi, ha chiuso gli occhi e si è mangiato la lingua».

Partendo dalla «bussola», la «causa madre», la causa palestinese, gli interventi degli ospiti hanno analizzato e condannato , come si legge anche nel comunicato finale, «il terrorismo di Daesh/Isis, prodotto dell'imperialismo statunitense ed europeo» e il parallelo «processo neocoloniale che viene messo in campo violentemente in Medioriente», invitando tutti a schierarsi «contro la guerra imperialista contro la Siria; contro il regime di apartheid israeliano e per il sostegno alla campagna Bds; per il sostegno alla lotta del popolo palestinese contro il colonialismo di insediamento sionista nella Palestina storica e la giudeizzazione di Gerusalemme, e per la riaffermazione piena del diritto al ritorno; per il sostegno alle forze di resistenza che combattono il sionismo e i terroristi di Daesh/Isis in Libano, Siria ed Iraq; per il sostegno alla pacifica opposizione del popolo del Bahrein; contro l'ingerenza straniera nello Yemen, per fermare il massacro quotidiano del popolo yemenita e l'aggressione al suo territorio da parte della coalizione saudita con l'appoggio logistico statunitense e sionista».

Nella sua introduzione, Hassane Hassi dell'associazione Amici del Libano in Italia ha richiamato la destabilizzazione in atto da tempo in tutta l'area a opera di forze esterne e dei loro alleati interni, in particolare le petro-monarchie del Golfo. In questi tempi di «califfato», mentre si sa bene «chi ha reclutato, chi ha fatto entrare, chi ha armato i terroristi, chi li paga», è più che mai attuale il piano «di un Grande Medioriente ogm, con la frantumazione di Iraq, Siria, Iran, Stati recalcitranti». Quanto alla Repubblica araba siriana, è un «baluardo contro l'entità sionista...se crolla la Siria, dimentichiamoci anche la Palestina».

Che Guevara

Il Meglio del Web: Gianni Minà: "Dalla storia non si torna indietro. Dalla rivoluzione cubana e dal chavismo non si torna indietro"

Gianni Minà e Hugo Chavez
L'Antidiplomatico intervista l'intellettuale italiano che più ha studiato e amato l'America Latina. "Il seme della rivoluzione bolivariano è stato impiantato e esisterà per sempre".

I suoi film documentari su Che Guevara, Muhammad Ali, Fidel Castro, Rigoberta Menchú, Silvia Baraldini, il subcomandante Marcos, Diego Maradona e Hugo Chavez sono già storia. Il suo voler essere ostinatamente un uomo libero e amante della verità lo ha costretto ad essere lontano dai riflettori del circo mediatico negli ultimi anni. La sua straordinaria dedizione e amore per il giornalismo, quello vero, quello che in Italia è solo un bieco ricordo, lo hanno recentemente portato di nuovo a Cuba, nella sua Cuba, per assistere da vicino allo storico recente viaggio del Papa più rivoluzionario.

E' oggi editore e direttore della rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo. Nessuno, in poche parole, più di Gianni Minà può illuminare l'opinione pubblica italiana sulle elezioni in Venezuela e sul futuro di quel processo di integrazione dell'America Latina oggi a rischio per il ritorno del Fondo Monetario Internazionale in paesi che si erano disintossicati. L'AntiDiplomatico lo ha intervistato per voi.

Gianni Minà per l'AntiDiplomatico


Le elezioni del 6 dicembre in Venezuela segnano una brusca frenata per la rivoluzione bolivariana. Quale è stata la sua prima reazione a caldo e quali riflessioni dobbiamo trarne a mente un po' più fredda?


Bisogna essere molto onesti intellettualmente su questo. Il Venezuela vive nella condizione vissuta già da Cuba 50 anni fa. Una situazione di difficoltà estrema creata ad hoc per far fallire il paese, far fallire la sua idea meravigliosa. Mentre Chavez ha saputo sempre reagire con una saggezza alta, con un istinto politico fuori dalla norma, la rivoluzione bolivariana priva del suo leader è ora all'esame più importante dopo la sconfitta elettorale del 6 dicembre. Con le spalle al muro, Chavez aveva sempre reagito e con Lula era stato il protagonista di quel capolavoro politico che è l'integrazione dell'America Latina. Oggi Maduro e i suoi eredi devono dimostrare di saperlo fare, ma non sarà facile.

Devono dimostrare di superare questo momento. Ma per farlo non si può partire da un'analisi seria e obiettiva degli errori commessi. Qual è stato il più grande secondo lei?

L'errore più grande è quello di aver accettato lo scontro totale e non aver cercato, come fece Chavez, di negoziare su alcuni fronti. Certo la guerra è stata totale, i mezzi di comunicazione internazionali hanno alzato la posta in gioco mistificando costantemente tutto ed era difficilissimo, ma Maduro non ha saputo reagire con il dovuto calcolo politico al clima internazionale creatosi contro il Venezuela.

Ma il clima è stato oggettivamente senza precedenti. Pensiamo ad esempio alla figura di Leopoldo Lopez, in occidente dipinto come prigioniero politico, quando in realtà è un istigatore di violenza e un chiaro eversivo. Oggi la moglie è stata dipinta ad hoc come l'immagine di questa opposizione, avamposto del ritorno delle multinazionali occidentali e del Fmi nel paese, quando l'immagine che più ritrae questa famiglia è la famosa fotografia tra George W. Bush e Lopez alla Casa Bianca. Le direttive partivano da lì, sono sempre partite da lì.

Lei che l'ha conosciuto di persona e che ha avuto modo di studiare e scrivere come nessuno in Italia sull'America Latina, come avrebbe reagito Chavez?

Chavez era un vero democratico, in quel senso di democrazia che noi in occidente non conosciamo più o facciamo finta di non ricordare. Era poi un innovatore incredibile. Chavez subì un colpo di stato nell'aprile del 2012 ed ha reagito con la capacità di chi era in grado di mettere in discussione e di sconfiggere, portando il popolo dalla sua parte, tutte le mistificazioni, bugie e fango creato ad hoc da quelle corporazioni mediatiche che lavorano per gli interessi di chi vuole da sempre far tornare il Venezuela il giardino di casa degli Stati Uniti. E dopo il 6 dicembre Chavez si sarebbe rimboccato le maniche, sarebbe ripartito e avrebbe riportato il popolo dalla parte della rivoluzione bolivariana per la nuova sfida.

E Nicolas Maduro, l'erede scelto da Chavez per proseguire il percorso rivoluzionario, ci riuscirà?

Io sono moderatamente ottimista. E' vergognosa la congiura internazionale per far cadere un governo democraticamente eletto che fa la politica quella con la P maiuscola, per il popolo e non per tutelare gli interessi delle oligarchie finanziarie degli Stati Uniti, quelle per intenderci che noi in occidente ossequiamo. Io ho fiducia nell'autodeterminazione delle singole popolazioni che lottano contro i colpi di stato morbidi e le guerre economiche. La popolazione del Venezuela lo capirà presto, ne sono sicuro.