Maestri BurattinaiS


Light Sabers

I sauditi rischiano di fallire, per questo cercano la guerra

arabia saudita fumetto
E' fuor di dubbio che sia di Riad la responsabilità della gravissima crisi con l'Iran. Quando si annuncia l'esecuzione in un sol giorno di 47 persone, diverse delle quali sciite, tra cui un imam reo soltanto di aver promosso una manifestazione di protesta, non sono necessarie analisi sofisticate per capire che si tratta di una provocazione deliberata. Ma a quali fini?

Facciamo un passo indietro. L'Arabia Saudita è da sempre in cima alla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani, ma ha sempre beneficiato di uno statuto speciale da parte degli Stati Uniti e di conseguenza dei loro alleati. La ragione la conosciamo tutti: è il principale produttore di petrolio al mondo. Ed è più che valida per indurre Washington a chiudere per quarant'anni entrambi gli occhi.

Negli ultimi due anni, però, il quadro è cambiato. Lo sfruttamento del cosiddetto shale oil, l'olio di scisto, di cui l'America è ricca, ha reso meno importante il regime saudita. I prezzi del greggio hanno iniziato a scendere e Riad ha reagito tentando il tutto per tutto: siccome i giacimenti di shale oil sono redditizi solo oltre un certo prezzo al barile, il regime saudita anziché tentare di contrastare la caduta dei prezzi con il taglio della produzione, come sarebbe stato logico, ha percorso la via inversa: l'ha aumentata nella speranza di far fallire i produttori americani. Scommessa in buona parte persa per ragioni mai esplicitate ufficialmente ma che sono facilmente intuibili: quello dell'olio di scisto, sebbene molto inquinante, ha un valore strategico per il governo degli Stati Uniti che ha fatto e farà di tutto per non vanificarlo.

A tremare finanziariamente, invece, ora è proprio Riad, dove quest'anno è esploso il deficit pubblico e che vede compromessa a medio termine la propria stabilità economica. Un gigante che appariva incrollabile ora scopre di essere strutturalmente fragile e teme per il proprio avvenire. L'Iran cosa c'entra? C'entra, c'entra. Perché i sauditi sono sunniti e loro sciiti in un dissenso paragonabile, per intenderci, a quello che a lungo ha opposto cattolici e protestanti in Europa. Ma soprattutto perché l'Iran proprio quest'anno è stato sdoganato dagli Stati Uniti, grazie allo storico accordo sul nucleare.

Quegli Usa che, però, assieme ai sauditi, ai turchi e agli Emirati fino a ieri hanno armato e finanziato l'Isis nel tentativo di rovesciare Assad ovvero il leader di un Paese da sempre amico proprio di Teheran. La fine delle sanzioni ha peraltro spinto ulteriormente al ribasso il prezzo del petrolio, accentuando le difficoltà dell'Arabia Saudita. Aggiungete il fatto che Riad ha speso cifre enormi in armamenti e la criticità della situazione apparirà evidente.

Riad sta fallendo su tutti i fronti. L'offensiva lanciata nello Yemen contro gruppi sciiti vicini a Teheran e che ha provocato una guerra terribile ignorata dall'Occidente, non ha dato i risultati sperati. Da quando Putin ha cominciato a bombardare massicciamente, l'Isis ha perso terreno e tutti hanno capito che Assad resterà al potere ancora a lungo. E' così svanito il sogno dei sauditi di creare uno Stato Islamico a nord (nell'area tra Siria e Iraq), che avrebbe dovuto chiudere a tenaglia l'Iran. La Russia appare più forte, l'America, in un anno elettorale, più debole mentre il prezzo del petrolio continua calare.

I governanti della Casa Regnante non brillano certo per acume strategico: per quanto ricchi restano dai capi tribali imbevuti di fanatismo religioso. Il timore è che abbiano scelto la via peggiore per tentare di uscire dai guai: quella di approfittare della propria supremazia militare per provocare una guerra con l'Iran che faccia salire il prezzo del petrolio e che si concluda con il dominio sunnita anche a Teheran e, di conseguenza, a Bagdad. Un delirio, che pone l'Occidente di fronte alle proprie responsabilità storiche. Un delirio da fermare ad ogni costo.



Fonte
: blog.ilgiornale.it

Heart - Black

Heil mein NATO! Ucraina 'vivaio' del rinascente nazismo in Europa

neonazisti ucraini
La roadmap per la cooperazione tecnico-militare Nato-Ucraina, firmata in dicembre, integra ormai a tutti gli effetti le forze armate e l'industria bellica di Kiev in quelle dell'Alleanza a guida Usa. Manca solo l'entrata formale dell'Ucraina nella Nato. Il presidente Poroshenko ha annunciato a tal fine un «referendum» in data da definire, preannunciando una netta vittoria dei «sì» in base a un «sondaggio» già effettuato. Da parte sua la Nato garantisce che l'Ucraina, «uno dei partner più solidi dell'Alleanza», è «fermamente impegnata a realizzare la democrazia e la legalità».

I fatti parlano chiaro. L'Ucraina di Poroshenko - l'oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, del quale il premier Renzi loda la «saggia leadership» - ha decretato per legge in dicembre la messa al bando del Partito comunista d'Ucraina, accusato di «incitamento all'odio etnico e violazione dei diritti umani e delle libertà».

Vengono proibiti per legge gli stessi simboli comunisti: cantare l'Internazionale comporta una pena di 5-10 anni di reclusione. È l'atto finale di una campagna persecutoria analoga a quelle che segnarono l'avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Sedi di partito distrutte, dirigenti linciati, giornalisti seviziati e assassinati, attivisti bruciati vivi nella Camera del Lavoro di Odessa, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Slaviansk, Lugansk, Donetsk. Un vero e proprio colpo di stato sotto regia Usa/Nato, col fine strategico di provocare in Europa una nuova guerra fredda per colpire e isolare la Russia e rafforzare, allo stesso tempo, l'influenza e la presenza militare degli Stati uniti in Europa.

Bizarro Earth

Il Meglio del Web: Quali effetti avrebbe una guerra Sauditi contro Iran? - Trascrizione e Video

USAID ISIS

Fonti militari russe, calcolano che in caso di conflitto, l'Iran sarebbe in grado di colpire, con missili, la gran parte dei pozzi petroliferi sauditi, che si trovano vicino alle coste del Golfo Persico, mettendo così in ginocchio le capacità produttive di Riyad. I sauditi dovrebbero inoltre trasferire le loro forze aeree verso le aree occidentali del paese, per sottrarle al pericolo di subire la stessa sorte, diminuendo così la capacità di risposta aerea e di ritorsione sui pozzi petroliferi iraniani. In sostanza, rilevano le stesse fonti, la navigazione delle petroliere lungo tutto il Golfo si trasformerebbe in un'impresa ad altissimo rischio. Non si dimentichi che una grossa quota dei rifornimenti petroliferi cinesi passa per quella via. Gli effetti sul prezzo del greggio sarebbero rilevanti in caso di conflitto prolungato, tali da provocare una grave crisi energetica internazionale.

Arabia Saudita e Turchia rafforzano i legami e chiamano a rapporto le monarchie del Golfo

Dopo Arabia Saudita, Bahrein e Sudan, anche il Kuwait ha richiamato il suo ambasciatore a Teheran. l'Iran risponde sprezzante: la rottura delle relazioni diplomatiche con questi paesi vassalli non avrà alcun effetto. Viceversa, secondo il portavoce del governo iraniano, sarà l'Arabia Saudita a patirne le conseguenze. Intanto il Consiglio di cooperazione degli stati arabi del Golfo ha convocato una riunione straordinaria, sabato a Riyad, a cui parteciperanno tutte le monarchie del Golfo mentre Arabia Saudita e Turchia hanno creato un Consiglio di cooperazione strategica. L'alleanza militare, oltre che economica tra Ankara e Riyad diventa sempre più forte; l'offerta turca di mediazione con l'Iran non può avere alcun risultato.

Black Cat

Il mistero dell'ex leader neonazista ucraino: il suo nome sparito dall'elenco dei ricercati Interpol

Yarosh
Sulla testa di Yarosh pendeva un mandato di cattura internazionale per aver incitato “al terrorismo attraverso l’uso dei mass media”


E' stato uno dei motori di Maidan, quell'insieme di proteste che hanno portato alla caduta di Viktor Yanukovich
. Poi è andato a combattere nell'est contro "l'aggressore russo", rimediando anche qualche ferita. E quando Petro Poroshenko lo ha chiamato come consigliere militare al ministero della Difesa, lui non ha certo rifiutato. Dmitro Yarosh, 44 anni, deputato in Rada eletto nel collegio di Dnepropetrovsk, ex leader del Pravij Sektor, movimento ultranazionalista e neonazista ucraino, è l'uomo attorno al quale in queste ore si sta consumando un giallo.

interpol


Il suo nome, infatti, è scomparso dall'elenco dei ricercati sul sito dell'Interpol, come denunciato qualche giorno fa dall'agenzia di stampa russa Tass
. Cercando il suo nome sul motore di ricerca interno, si arriva a una pagina che non contiene alcuna informazione. Fino a qualche settimana fa, come si può ben vedere dalla foto in allegato, la scheda di Yarosh era chiaramente visibile. Sulla sua testa pendeva un mandato di cattura internazionale spiccato dalla Procura generale della Federazione Russa per aver incitato "al terrorismo attraverso l'uso dei mass media". Al momento dall'Interpol nessuno ha voluto commentare la vicenda.

Lo scorso novembre Yarosh si era dimesso da leader del Settore destro ucraino, parlando di contrasti con l'attuale missione del movimento e annunciando la creazione di un nuovo soggetto politico guidato da lui. «Noi siamo all'opposizione di questo governo - ha detto qualche settimana fa - ma non prevediamo alcuna rivolta sanguinosa contro di esso. E' per questo che assieme ai miei collaboratori esco dal Pravij Sektor. Avvieremo la costituzione di un nuovo moviment. Il congresso fondativo è previsto per febbraio». Difficile per ora dire se la sua uscita dal Pravij Sektor e la scomparsa dagli elenchi Interpol siano solo pure coincidenze o fatti collegati.

Secondo Rostislav Ishchenko, analista politico russo, interpellato da Vesti qualche giorno fa, Yarosh si è dimesso da capo del Settore Destro per salvare la propria vita. «Lui, come un uomo intelligente, cerca di scappare da questa casa fatiscente per sfuggire alle proprie responsabilità, che verranno a galla nel momento in cui tutti saranno catturati, processati e impiccati».

Intanto, è diventata operativa l'area di libero scambio tra Unione europea e Ucraina, sancita dall'accordo di associazione firmato sei mesi fra. Per il commissario al Commercio europeo, Cecilia Malmstrom, si tratta «di una opportunità unica per stabilizzare e sviluppare l'economia Ucraina». L'Ucraina riceverà accesso preferenziale al più ampio mercato del mondo (500 milioni di consumatori nella Ue), mentre le imprese europee potranno avere un accesso più facile al mercato ucraino. Le esportazioni Ue verso l'Ucraina ammontavano nel 2014 a 17 miliardi di euro. Secondo alcuni studi l'attuazione dell'accordo aggiungerebbe a medio termine il 6% al pil ucraino.

Cult

Renzi, l'Apprendista Stregone, scelto per la "Guerra al Terrore" in Libia

renzi


Scrive oggi il Mirror che l'Italia guiderà in Libia un contingente di truppe scelte. L'operazione coinvolgerà 6 mila soldati, tra marine Usa e truppe europee.


6.000 soldati, tra marine americani e truppe europee costituiranno la forza di intervento, a guida italiana, chiamata ad intervenire militarmente in Libia per sconfiggere le forze del terrore.

Una notizia che - se confermata - dovrebbe suscitare l'indignazione di tutti noi. A progettare l'ennesima aggressione militare sono gli stessi Paesi che bombardando a tappeto la Libia nel 2011, a sostegno di milizie di matrice fondamentalista per rovesciare il regime di Gheddafi, hanno portato caos, disintegrato la sovranità e l'integrità territoriale del Paese nordafricano e - come se non bastasse - posto le basi per la nascita di avamposti del terrorismo.

Un motivo in più per chiedere l'uscita dell'Italia dalla Nato e dall'Alleanza atlantica; un motivo in più per opporsi ad una revisione della nostra costituzione repubblicana che consegnerà ad una minoranza il diritto di portare il Paese in guerra!

Chess

La Russia in Siria, a che pro? E perché?

aereo militare
© Sputnik. Dmitry Vinogradov
Zinoviev Club, Iskander Valitov

Per la nostra presenza in Siria abbiamo bisogno di un fondamento ideologico, non soltanto giuridico. Dobbiamo operare come agenti di un ordine mondiale nuovo e alternativo, agire in modo chiaro e trasparente, sostiene il membro del club Zinoviev Iskander Valitov.

L'operazione in Siria non si esaurisce solo nel neutralizzare la minaccia alla nostra sicurezza nei confini più lontani, nel proteggere un alleato e nel perseguire i nostri interessi. È qualcosa di molto più serio: noi stiamo instaurando un ordine mondiale nuovo.

Dove si sono spinti

Condoleeza Rice (ex segretario di Stato USA) e Robert Gates (ex segretario della Difesa USA) hanno pubblicato sul Washington Post un articolo in cui promuovono un'idea innovativa e molto moderna: la Russia si è inserita nella faccenda siriana perché soffre del complesso della grande potenza. Putin, blandendo una popolazione addormentata dalla propaganda, stabilizza una pesante situazione interna con le vittorie in politica estera. I due autori esortano a non credere in nessun caso che noi si voglia la pace in Medio Oriente e propongono di "controbilanciare" senza indugio la nostra presenza laggiù con un sostegno attivo alle forze che si contrappongono a noi.

Di recente Zbigniew Brzezinski è stato anche più determinato: la Russia sta attaccando i privilegi degli USA in Siria. Di fatto Brzezinski ammette che lo "Stato Islamico" e gli altri banditi in Siria sono strumenti americani e che noi ci stiamo insidiando con le nostre azioni direttamente nelle proprietà USA: perciò gli Stati Uniti devono rispondere.

Dobbiamo di conseguenza ammettere di esserci davvero messi di traverso sulla loro strada. Nei prossimi piani degli USA vi sono il depredare e il deindustrializzare l'Europa nella cornice del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. I reclami verso la Volkswagen sono solo un primo segnale. Davanti abbiamo straordinarie innovazioni di portata storica, come ad esempio dei tassi negativi notevoli uniti all'eliminazione del denaro contante. Ma questo è riservato ai Paesi sviluppati, mentre per quelli non sviluppati c'è un semplice svuotamento dei conti (vedi Cipro).

Ci attende il deprezzamento di tutti i valori attivi di carattere industriale con relativa loro incetta da parte di chi ha accesso alla stampatrice del Federal Riserve. E poi naturalmente vi sarà l'iperinflazione, per coloro che saranno rimasti al contante. La realizzazione di questi piani presuppone lo smantellamento e la liquidazione degli Stati e di qualunque altro istituto di pensiero e volontà sovrani.

Non si asterranno dall'idea dello sfruttamento. Non si asterranno nemmeno dall'intervento armato, dalle rivoluzioni, dai colpi di Stato, dagli assassini, dal piazzare i propri agenti nei punti chiave, dal corrompere tutti i personaggi importanti, dal lavaggio del cervello, dalla disgregazione etica e morale della popolazione, dall'adescare quest'ultima, dal sostenere i terroristi di ogni colore, i ribelli di qualunque tipo, gli eserciti privati e così via. Non rinunceranno alla loro posizione nella guerra globale permanente. Non rinunceranno a far sì che ognuno dipenda completamente da loro sul piano sanitario, farmaceutico e finanziario. Non rinunceranno all'obiettivo del controllo operativo totale sulle emozioni, sui pensieri, sul comportamento sia delle singole persone che di popoli interi.

Bad Guys

Crollo dei bond, la Soluzione Finale di Schäuble per piegarci

Merkel and gang


Un piano tedesco per riformare l'Eurozona con un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani. Obiettivo, impedire qualsiasi forma di condivisione dei rischi tra i paesi dell'Eurozona, confinando i costi dell'instabilità finanziaria e fiscale il più possibile all'interno dei paesi più deboli.
Autore del piano, il "venerabile" Wolfgang Schäuble, super-massone e cervello del governo Merkel.

Berlino «sembra aver perso fiducia verso qualsiasi forma di governance centralizzata», scrive Carlo Bastasin sul "Sole 24 Ore", e ora penserebbe solo a tutelare i tedeschi. Il piano è descritto in una lettera inviata a fine novembre dal ministro delle finanze al capo della Commissione Finanza e Bilancio del Parlamento tedesco.

La lettera, non pubblicata, prescrive un meccanismo automatico di ristrutturazione del debito pubblico per qualsiasi paese europeo che richieda assistenza finanziaria. Una volta chiesto "l'aiuto" del Mes, o Esm, «i tempi di scadenza dei titoli pubblici saranno automaticamente prolungati, riducendo il valore di mercato di questi titoli e provocando gravi perdite a chi li detiene».

Il meccanismo, continua Bastasin nell'articolo, ripreso dal blog "Vox Populi", trasformerebbe i titoli pubblici dell'Eurozona in asset finanziari rischiosi. «E questo è anche l'obiettivo di un'altra proposta del governo tedesco, che mira a eliminare Schaeublel'eccezione normativa che permette alle banche di detenerli senza dover possedere riserve di capitale per coprire le eventuali perdite». Rendere più "rischiosi" i titoli sovrani incoraggerebbe banche e famiglie a evitare di sottoscriverli alla leggera. I governi avrebbero meno incentivi ad accumulare debito, e le banche eviterebbero a loro volta di investire in titoli pubblici. Dov'è il trucco? «Stabilire un meccanismo automatico per sanzionare le situazioni economiche problematiche che si vorrebbero evitare può, nei fatti, renderle ancora più probabili», spiega Bastasin. I titoli pubblici - abolita la moneta sovrana - tengono in piedi gli Stati dell'Eurozona. «Pertanto, una volta che i titoli sovrani nei paesi dell'Eurozona sono diventati più rischiosi, l'intero sistema finanziario potrebbe diventare più fragile, e questo potrebbe influenzare negativamente la crescita e la stabilità finanziaria».

Da ultimo, anziché imporre una sana disciplina ad alcuni paesi membri, il nuovo regime «potrebbe ampliare i differenziali di rendimento dei titoli di Stato e rendere impossibile la convergenza dei debiti, aumentando la probabilità di rottura dell'Eurozona». Il piano di Berlino, continua Bastasin, va in parallelo all'idea che il contenimento della crisi sia solo una questione che riguarda i paesi più colpiti. Si basa inoltre sull'assunzione che qualsiasi forma di condivisione del rischio fornisca ai governi gli incentivi sbagliati, producendo "moral hazard". In realtà, «come la crisi ha dimostrato», la vulnerabilità finanziaria può essere «il risultato di problemi comuni», per cui «sanzionare i singoli paesi può generare un'instabilità che potrebbe degenerare in una nuova crisi».

Cult

L'Arabia Saudita ha assassinato lo Sceicco sciita Nimr al-Nimr

Martyr Nimr


L'agenzia stampa ufficiale di Riyadh, la 'SPA' (Saudi Press Agency) ha annunciato che nelle scorse ore sono state eseguite 47 condanne a morte, tra cui quella che era stata emessa nei confronti dello Sceicco Nimr al-Nimr, leader spirituale e carismatico della numerosa comunità sciita stanziata sulle rive orientali del reame saudita.


Rapito nel luglio 2012 dopo essere stato aggredito e ferito da uomini armati di pistola, lo Sceicco venne gettato in una galera del regime wahabita di Riyadh e tenuto in stato di 'incommunicado' per mesi, durante i quali la sua famiglia non sapeva nemmeno se fosse ancora in vita. Per i patimenti e il dolore la sua anziana e malata moglie spirò l'agosto seguente.

Lo Sceicco Al-Nimr non aveva mai incitato alla violenza, né aveva istigato i suoi correligionari alla ribellione contro le autorità del paese; nelle sue prediche si limitava a denunciare la violenza e la corruzione degli apparati dello Stato e ad ammonire che la persecuzione di milioni di cittadini su base settaria non avrebbe potuto durare in eterno.

Pure nel processo-farsa istituito contro di lui nella primavera del 2013 gli inquisitori sauditi lo accusarono di avere "istigato rivolte" e di aver "tentato di provocare l'intervento straniero", formula fumosa e insincera con cui Riyadh cerca di mascherare la sua ossessione iranofoba, vedendo dietro la legittima protesta degli Sciiti locali la mano (inesistente) di Teheran.

Nell'autunno 2014 la condanna a morte é stata confermata, ed é stata eseguita poco più di un anno più tardi. Nel frattempo anche il nipote dello Sceicco, Ali Baqir al-Nimr, é stato arrestato, processato e condannato a morte. Per ora non é noto se anche lui fosse incluso nel novero degli altri 46 prigionieri assassinati ieri.

Ancora una volta appare chiaro e lampante come i regimi reazionari del Golfo Persico possano tranquillamente indulgere in violazioni palesi dei più elementari Diritti Umani senza alcuna interferenza da parte delle potenze occidentali che anzi, come ha fatto pochi mesi fa il nostrano "genio fiorentino", fanno la fila fuori dai loro dorati palazzi con la mano tesa a chiedere contratti e investimenti.

Dominoes

Russia avvia azione legale contro l'Ucraina per il default su prestito obbligazionario

dollaro
© flickr.com/ Chris Potter


Kiev non ha provveduto al rimborso del debito pari a 3,075 miliardi di dollari a seguito di un prestito sottoscritto da Mosca con l'acquisto obbligazioni. L'Ucraina si trova attualmente in default.


Il ministero delle Finanze russo ha avviato una vertenza legale con l'Ucraina sul suo debito verso Mosca pari a 3 miliardi di dollari, si legge in un comunicato del ministero.

"Il ministero delle Finanze russo segnala che l'Ucraina non ha effettuato il pagamento per un importo complessivo di 3,075 miliardi di dollari a titolo di rimborso per il prestito obbligazionario sottoscritto da Mosca durante il periodo di grazia, scaduto il 31 dicembre 2015. Pertanto l'Ucraina è ora in default su questo debito," — si legge nel comunicato.

Gli eurobond dell'Ucraina, sottoscritti dalla Russia alla fine del 2013 a spese del Fondo Nazionale di Previdenza, avrebbero dovuto essere rimborsati il 20 dicembre. Il pagamento corrispondente sarebbe dovuto avvenire il giorno lavorativo successivo, il 21 dicembre, ma il denaro non è stato versato. Secondo il prospetto delle obbligazioni, il default sarebbe iniziato formalmente al termine del periodo di grazia di 10 giorni a decorrere dalla scadenza, vale a dire il 31 dicembre. L'Ucraina avrebbe dovuto pagare l'ultimo coupon da 75 milioni $ e rimborsare l'intero importo del debito.

Kiev è convinta che la Russia debba partecipare alla ristrutturazione del debito alle stesse condizioni concordate con i creditori privati stranieri. L'accordo era stato raggiunto la scorsa estate e oltre alla dilazione dei pagamenti prevede la cancellazione di parte del debito. Inoltre in precedenza Kiev aveva imposto una moratoria sul pagamento del debito verso la Federazione Russa, misura valida anche per le società che avevano contratto debiti con le banche commerciali russe.

"Dato quanto sopra indicato, il ministero delle Finanze russo si è rivolto alla società "The Law Debenture Corporation plc", conformemente alla documentazione di emissione sulle obbligazioni da parte dell'ente creditore, ed ha avviato le procedure necessarie per l'immediato avvio di una vertenza legale con l'Ucraina. L'esposto sarà depositato presso un tribunale inglese," — si legge nel comunicato del ministero.

Newspaper

Petrolio sopra 50 $, Assad resta e Merkel lascia: previsioni del Financial Times per 2016

babushka Merkel
© AFP 2015/ Thomas Kienzle


Gli esperti del "Financial Times" Germania hanno previsto una rivolta delle amministrazioni locali contro le politiche di Angela Merkel
sullo sfondo della crisi migratoria, hanno commentato l'accordo tra Mosca e Washington sulla Siria ed hanno analizzato le condizioni del mercato petrolifero.

I giornalisti del "Financial Times" hanno condiviso con i lettori le loro previsioni sullo sviluppo degli eventi economici e politici più importanti nel 2016.

Alla domanda se "il presidente siriano Bashar Assad resterà al potere", l'editorialista del giornale Roula Khalaf ha risposto affermativamente, tuttavia ha rilevato che i poteri del discusso capo di Stato siriano saranno solo nominali. Il piano concordato tra Mosca e Washington per una soluzione politico-diplomatica della crisi presuppone un periodo di 18 mesi entro cui in Siria verrà implementata la transizione del potere. La Khalaf ritiene che il processo non scorrerà senza intoppi e Bashar Assad resterà al potere fino all'ultimo.

In Germania, che lo scorso anno ha accolto circa 1 milione di profughi dal Medio Oriente, si sta sviluppando una difficile situazione politica, aggiunge il commentatore di politica estera del "Financial Times" Gideon Rachman. I sostenitori di Angela Merkel dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) hanno apprezzato con ovazioni l'intervento del cancelliere al congresso di partito, ma il supporto dei suoi compagni di partito non è sufficiente per salvare la poltrona: Angela Merkel ha promesso di ridurre i flussi migratori in entrata, ma per lei sarà molto difficile mantenere la promessa.

"Il fattore decisivo potrebbe essere una rivolta delle autorità regionali, che si sono dichiarate impotenti nel far fronte al flusso migratorio. La minaccia interna (dalla CDU), dimostra la mancanza di solidità della Merkel," — suppone Rachman.

Il 2015 è stato un anno difficile per coloro che credevano nel rimbalzo imminente del mercato del petrolio alle posizioni precedenti, ritiene il redattore del giornale Ed Crooks. Anche il nuovo anno promette di essere complicato: nel mercato saturo potrebbe entrare l'Iran dopo la cancellazione delle sanzioni per il suo programma nucleare. Tuttavia i produttori mondiali di idrocarburi continueranno a patire l'instabilità finanziaria, a seguito della quale le imprese dovranno limitare gli impianti di perforazione ed annullare i progetti d'investimento, fatti che certamente influenzeranno il mercato.

"Il prezzo inferiore ai 50 $ per un barile di petrolio Brent è troppo basso per attirare gli investimenti industriali necessari per supportare la crescente domanda globale. Se l'economia mondiale non scivolerà nella recessione, il prezzo del petrolio potrebbe tornare a livelli più consoni," — ipotizza l'editorialista del "Financial Times".