Maestri BurattinaiS


Dominoes

"In 1 mese e mezzo grazie ai raid della Russia liberati 153 centri abitati in Siria"

esercito siriano
© Sputnik. Mikhail Voskresenskiy

In Siria più di 150 tra città e villaggi sono stati liberati da dicembre ai primi di gennaio grazie ai raid dell'Aviazione russa, ha riferito oggi il direttore del Dipartimento operativo dello Stato Maggiore, il generale Sergey Rudskoy.
"I risultati migliori sono stati ottenuti nelle province di Aleppo, Latakia, Hama, Homs e Raqqa," — ha detto il generale.
Nei primi 10 giorni del nuovo anno, gli aerei russi hanno compiuto raid contro 1.097 infrastrutture dei terroristi, compresi centri per la produzione e raffinazione di petrolio, depositi di attrezzature militari e campi d'addestramento.
"A seguito degli attacchi aerei dell'Aviazione russa i gruppi terroristici hanno subito pesanti perdite di uomini e attrezzature militari", — ha rilevato Rudskoy.
Secondo lui, questo permette alle truppe dell'esercito siriano e dell'opposizione moderata di continuare l'offensiva nonostante le condizioni meteo difficili associate alle forti piogge e alle basse temperature.
"Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi della comunità internazionale per contenere i terroristi, dalla Turchia, nella parte nord-orientale della provincia di Latakia, continuano ad arrivare combattenti per aggregarsi al Daesh," — ha detto Rudskoy.

Target

I russi sono i cattivi

cittadina russa
© REUTERS/ Ilya Naymushin

I russi sono i cattivi. I giornalisti, ma anche il cinema hanno abituato il mondo occidentale a questa storia. La Russia ha sempre voluto conquistare il mondo intero e oggi potrebbe sganciare una bomba nucleare da un momento all'altro. Paura vero?


Anno dopo anno viene riproposto il solito film, ma dopo l'intervento russo in Siria qualcosa è cambiato, la solita narrazione occidentale dei fatti si inceppa ed è giunto il momento di porsi qualche domanda.

La Russia rappresenterebbe continue minacce per l'Occidente e sarebbe la causa di tutti i mali. Perché? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Fulvio Scaglione, vice direttore di "Famiglia Cristiana".

— Perché solitamente i media occidentali presentano la Russia come l'impero del male?
Fulvio Scaglione
© Foto: Fornita da Fulvio ScaglioneFulvio Scaglione, vice direttore di “Famiglia Cristiana”


— C'è un sentimento antirusso di antica data che risale a secoli fa. Questo fenomeno è stato ben analizzato in un libro di recente pubblicazione del giornalista Guy Mettan che si intitola "Una guerra di mille anni": parla della russofobia da Carlo Magno alla crisi ucraina. In questo libro si fa notare come gli argomenti dei giornali inglesi durante la guerra di Crimea di metà Ottocento sono stati quasi alla lettera ripetuti dai giornali inglesi adesso a proposito della crisi ucraina.

Per quanto riguarda oggigiorno, credo ci sia il rimbalzo di una convinzione che era soprattutto americana, successivamente allargata anche in Europa; ovvero sia che con la fine dell'Unione Sovietica, la Russia fosse finita come interlocutore globale. C'è un libro uscito alla fine degli anni '90 che si intitola "La grande scacchiera" di Zbigniew Brzezinski , segretario di stato del presidente Jimmy Carter e personaggio molto influente. Nel libro lui spiega che nel mondo è rimasta solo la potenza americana, che la Cina avrebbe impiegato troppi anni per assurgere a un livello importante, che l'Europa contava poco e la Russia era oramai disfatta. Secondo lui bisognava insistere su questo processo di disfacimento per impedire che ci fosse una qualunque forma di "resurrezione" dell'influenza globale russa.

Ebbene, il fallimento di questo piano, secondo me, ha deluso e preoccupato molti. Lo si vede bene adesso con Putin che è stato l'interprete di un neonazionalismo russo, il quale da un lato ha i suoi difetti come l'autoritarismo, dall'altro ha riscattato la dignità nazionale di un popolo, che sentiva di averla persa.

MIB

Il Meglio del Web: NATO: Chi è l'aggressore?

nato
© ilfarosulmondo.it


Perché la NATO è stata fondata e perché si è espansa così rapidamente dopo il crollo e lo smembramento dell'Unione Sovietica nel 1991? Sono queste le due domande a cui risponde su Strategic Culture con una lunga analisi Micheal Jabar Carley.



RUSSOFOBIA


Le percezioni negative occidentali della Russia risalgono al 19 ° secolo, inizia l'analista. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917 la russofobia è stata aggravata dalla paura rossa. Per tre anni l'«Entente» delle potenze hanno cercato di strangolare la nascente repubblica sovietica. Quando l'intervento straniero non è riuscito, l'Intesa ha costruito un cordone sanitario attraverso le terre di confine russe dal Baltico al Mar Nero. L'idea era di mantenere la rivoluzione bolscevica al di fuori dell'Europa centrale.

Era «uno scontro di due mondi», secondo uno storico. Chi ha detto che la guerra fredda è iniziata solo dopo il 1945? Anche l'ascesa di Hitler al potere nel 1933 non è riuscita a provocare una rivalutazione occidentale dei rapporti con l'URSS: Gli forzi diplomatici sovietici per costruire un'alleanza anti-nazista naufragò per simpatie occidentali neanche troppo velate per il fascismo. La crisi del capitalismo nel 1930 ha reso il fascismo attraente, ma così ha fatto la Sovietophobia dell'Occidente.

Anche dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel giugno 1941, prosegue sempre l'analista nella sua analisi, il governo britannico non ha rinunciato alla sua ostilità anti-sovietica. Per cento anni, ha detto un funzionario del Foreign Office nel 1944, la Sovietophobia era la normalità del governo britannico. Questa era una posizione sorprendente, visto che fino a giugno 1944 l'Armata Rossa ha fatto la maggior parte dei combattimenti contro la Wehrmacht.

I colleghi di governo erano a volte scandalizzati dalle esclamazioni antisovietiche di Churchill. Nel mese di maggio del 1945, due settimane dopo il VE-Day, i capi britannici del Comitato di pianificazione congiunto hanno prodotto l'operazione top secret «Impensabile», uno scandaloso piano suicida per una nuova guerra anglo-americana, sostenuta dalle truppe tedesche in nuove uniformi, contro l'URSS.

Commenta: l'Ascesa della Russia e la 'Fine del Mondo'
SOTT Talk Radio #91: Gli Eserciti Segreti della NATO in Europa - Intervista con Daniele Ganser


Black Cat

Parigi: lo strano terrorista dell'ISIS. Ma necessario.

Parigi attentato isis
"Si stava solo avvicinando ai poliziotti. Non era affatto armato. Gli hanno gridato: "Vai indietro! Indietro!" lui è indietreggiato alzando le mani... e di botto è tornato verso di loro, e gli hanno sparato addosso tre volte... la signora che era a fianco s'è nascosta dietro un'auto, io mi son nascosta a casa... non era armato per niente".
Sono le parole di una testimone oculare che ha visto i poliziotti uccidere un giovane "terrorista dell'ISIS" davanti al commissariato del 18mo arrondissement. La si può ascoltare nel video, preso da BFM Tv sulla scena del delitto.

La polizia e la procura hanno comunicato: "Alle 11.30 l'individuo, che portava un'arma bianca da macelleria (è stata trovata accanto al cadavere, ndr.) ha gridato "Allah Akhbar" esibendo l'arma, ed è stato abbattuto". Il comunicato della procura completa poi il quadro: l'ucciso aveva una cintura esplosiva "fittizia" (sic) "era in possesso di una carta su cui figura la bandiera dell'organizzazione dello Stato Islamico e una dichiarazione di fedeltà ad Abu Bakr El Baghdadi, redatto il lingua araba. Vi si giustifica il suo atto come vendetta contro 'gli attacchi in Siria".

Sono prove schiaccianti, bisogna convenirne: l'ISIS colpisce a Parigi ripetutamente. Non passa giorno che lo Stato Islamico non l'aggredisca. Non si ascolti l'altro testimone oculare nel video che nega, con decisone e insistenza, i particolari diramati da polizia, procura e media:
"Ero al bar a bere qualcosa con amici, ed ho sentito u uomo, un poliziotto, dire a un altro uomo: "Vai via! Via!". Lui non ha ascoltato, non ha obbedito, e di colpo ho sentito tre spari; mi son voltato e ho visto un uomo a terra. Francamente una persona molto normale, non so se voleva parlare con loro e non l'hanno voluto sentire... Bizzarro, quando è caduto non c'era niente, non un coltello; (insiste) non aveva il coltello, ne sono sicuro. Hanno detto che era entrato nel commissariato; macché, mica era entrato in commissariato; poi "aveva un'arma", ma va là, non aveva armi; terzo, che ha gridato "Allahu Akhbar", non ha gridato Allah Akhbar; quarto, che aveva addosso una cintura esplosiva - io non ho visto nessuna cintura esplosiva - Strano no? Noi che eravamo lì non abbiamo visto niente di questo".
Chi era l'ucciso? Le sue impronte digitali corrispondono ad una persona arrestata per furto a Saint Maxime, sud della Francia, nel 2013. S'era identificato come nato a Casablanca, Marocco, nel '95, senza fissa dimora; di nome Ali Sallah, identità non confermabile perché l'uomo non aveva documenti.

Rocket

La Russia schiera missili antiaerei in Siria, e gli aerei della NATO scompaiono

missile
Daniel Fielding Russia Insider, 6/1/2016

I media inglesi confermano che la campagna aerea inglese in Siria è completamente ferma. I media statunitensi confermano che la campagna aerea degli USA sul nord della Siria si è fermata dopo che i russi hanno installato missili antiaerei.

Qualche settimana fa ho scritto un pezzo dicendo che tutto il fuoco e i tuoni in Gran Bretagna per la decisione del governo Cameron di bombardare la Siria era inutile, perché il contributo militare inglese nella guerra in Siria sarebbe stato militarmente irrilevante. Gli eventi mi hanno pienamente dato ragione. Il coinvolgimento totale militare inglese in Siria ammonta a tre missioni di attacco, effettuati a cinque giorni dall'approvazione parlamentare. Sembra che non più di 19 bombe siano state gettate, meno di un Tu-22M russo in un solo attacco. Probabilmente sottovalutando anche la differenza tra le bombe che può trasportare il Tu-22M, di gran lunga più pesanti delle bombe che un bombardiere inglese Tornado può trasportare.

Tutte le bombe sono state sganciate su un obiettivo solo, il giacimento Umar, già bombardato un mese prima dagli Stati Uniti. Un articolo del Daily Telegraph espone l'entità del fiasco, e conferma che non ci sono stati bombardamenti inglesi in Siria dal 6 dicembre 2015. Il fatto che i tre attacchi inglesi furono sul giacimento Umar, per inciso significa che non possono essere stati gli aerei inglesi a bombardare la base siriana di Dair al-Zur. Il governo inglese non ha spiegato l'assenza di un qualsiasi serio bombardamento dello Stato islamico in Siria dall'inizio teorico della campagna di bombardamenti inglese. La verità è che, date le dimensioni militari inglesi, e quelle francesi e tedesche, che scompaiono di fronte a Stati Uniti e Russia, l'eventuale contributo inglese è stato e sempre sarà simbolico. Tuttavia la dimensione francamente patetica dei bombardamenti inglesi suggerisce che ci sia qualcos'altro.

L'articolo del Daily Telegraph conferma non solo che i bombardamenti inglesi in Siria si sono virtualmente fermati. L'articolo conferma anche che tra il 1° e il 22 dicembre 2015, la coalizione statunitense aveva effettuato solo 148 raid aerei in Siria. Li si confronti alle 164 sortite svolte dai russi in tre giorni a dicembre (dal 25 al 28 dicembre 2015) e alle oltre 5200 sortite condotte dai russi dall'inizio della loro campagna di bombardamenti in Siria, il 30 settembre 2015. Il Daily Telegraph sostiene che tale assenza di sortite da parte di USA e alleati in Siria sia causata dalla presunta preoccupazione di evitare vittime civili, e dall'assenza di obiettivi. Nonostante le smentite prevedibili, la spiegazione più probabile è l'enorme aggiornamento delle difese aeree russe e siriane, avutosi dall'abbattimento turco del Su-24 a novembre.

Bomb

L'Arabia Saudita bombarda ambasciata iraniana in Yemen. La denuncia di Teheran

ambasciata dell'Iran


Teheran: "L'Arabia Saudita ha la responsabilità di aver danneggiato l'ambasciata e ferito il suo personale"


L'Iran ha accusato l'Arabia Saudita di aver attaccato l'ambasciata iraniana nella capitale yemenita di Sana'a. Alcune guardie sarebbero stati feriti nell'attacco. Lo riportano i media iraniani. "L'Arabia Saudita ha la responsabilità di aver danneggiato l'ambasciata e ferito il suo personale", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Hossein Ansari Jaber, citato da stato del canale TV IRIB. Diverse guardie sarebbero state ferite.

"Questa azione deliberata dell'Arabia Saudita è una violazione di tutte le convenzioni internazionali che proteggono le missioni diplomatiche", riporta anche AFP. Ansari ha aggiunto che "la Repubblica islamica [dell'Iran] si riserva il diritto di perseguire i propri interessi in questa materia."
#Iran FM Spoxs strongly condemns recent Saudi air attack agnst Iran's embassy in #Sanaa says some guards are wounded pic.twitter.com/vHncQjSY8C
— Mehdi Sayyari (@mehdisayyari) 7 Gennaio 2016
La coalizione a guida saudita che bombarda lo Yemen da mesi ha fatto sapere che indagherà su quest'accusa, secondo il portavoce Ahmed Asseri. Lo riporta Reuters. Asseri ha riconosciuto che i jet della coalizione hanno effettuato attacchi aerei pesanti a Sana'a mercoledì sera e ha sostenuto che i ribelli Houthi utilizzino strutture civili, tra cui le ambasciate abbandonate. Asseri ha poi precisato che la coalizione aveva chiesto che tutti i paesi fornissero le coordinate dei loro missioni diplomatiche, aggiungendo che le accuse fatte sulla base delle informazioni fornite dagli Houthi "non hanno alcuna credibilità". Difficile da credere che la coalizione saudita non conoscesse "le coordinate" dell'ambasciata iraniana nel centro della capitale yemenita.

La coalizione a guida saudita si è macchiata di gravi crimini di guerra e contro l'umanità in Yemen. E 'stato accusato, tra l'altro, anche di aver colpito un ospedale di Medici Senza Frontiere a Sanaa nel mese di dicembre. Il bilancio delle vittime dei combattimenti in Yemen, ha raggiunto raggiunto la cifra di 2.795 persone secondo fonti delle Nazioni Unite.

Newspaper

Libia, kamikaze contro accademia polizia: è strage

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© Sputnik. Mikhail Voskresensky


Un camion bomba lanciato a velocità contro un centro di addestramento a Zzliten, nell'ovest della Libia, provoca almeno 50 morti. Daesh sui pozzi di petrolio in Cirenaica. L'allarme delle Nazioni Unite.


Sarebbero alcune decine i morti causati dall'esplosione di un camion bomba, deflagrato questa mattina all'ingresso di un'accademia di polizia in Libia. L'attentato, non ancora rivendicato ma su cui si teme ci sia la firma del Daesh, è avvenuto nel centro di addestramento della polizia giudiziaria di Al-Jahfal a Zliten, città della Libia occidentale, dove al momento dell'attentato erano presenti oltre 400 reclute della guardia costiera libica.

Nella giornata di ieri invece segnalata dai media locali un'offensiva da parte del califfato contro i giacimenti petroliferi libici situati in Cirenaica. Secondo quanto riferito da uno dei responsabili per il controllo delle zone portuali della regione, diversi attacchi da parte dei miliziani del Daesh starebbero interessando in queste ore i principali terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanouf.

Il presidente della Nation Oil Corporation libica, ha lanciato l'ennesimo appello all'unità del Paese in una nota stampa diffusa in queste ore.
"Abbiamo bisogno di unire le nostro forze contro questo nemico comune — ha detto Sanalla Mustafa — non domani o la prossima settimana, ma ora". Dello stesso avviso il delegato Onu per la Libia, Martin Kobler, che condannando gli attacchi ai pozzi libici, ha confermato la necessità di formalizzare in pieno l'accordo per il governo di unità nazionale. "Ogni giorno che passa senza un accordo sull'attuazione dell'Accordo Politico inter-libico del 17 dicembre — ha detto il diplomatico ONU —è un giorno di vittoria per il Daesh".

Vader

Erdogan ha superato di nuovo il limite

erdogan
© AP Photo/ Burhan Ozbilici
Per il NYT i peggiori timori dei partner occidentali di Ankara sono stati confermati dopo la vittoria del suo Partito alle elezioni parlamentari.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha nuovamente superato il limite menzionando nel suo colloquio con i giornalisti "La Germania di Hitler", cosa che non sorprende affatto, considerando la sua reputazione di leader autoritario, con l'abitudine di calpestare i diritti umani, la sovranità della legge, la libertà d'espressione e altre libertà politiche, ha scritto il New York Times.

"Da quando è arrivato al potere più di dieci anni fa, Erdogan ha usato i suoi poteri di primo ministro prima, e quelli di presidente poi, per soffocare i mass media, i sindacati e gli altri opponenti", ha evidenziato la testata.
"Gli alleati della Turchia, America ed Europa, hanno osservato in imbarazzante immobilità le brutalità dell'esercito turco, che ha colpito gli obiettivi curdi nel sud-est del paese", si legge nell'articolo. Le bombe sono cadute su decine di centri abitati e il risultato della campagna di guerra, dall'inizio del 2015, è stato l'uccisione di 3.100 ribelli curdi e un numero imprecisato di civili.
"Erdogan avrebbe potuto porre fine alla guerra e iniziare un processo di integrazione dei curdi nella politica turca, invece si è mosso nella direzione opposta, causando la radicalizzazione di un numero sempre più alto di persone, che ritengono che la violenza sia l'unico metodo per ottenere maggiore autonomia".

Inoltre, il presidente turco non ha dato la dovuta importanza alla lotta al Daesh, alimentando in questo modo la tensione nella regione, ha sottolineato il New York Times.
"Erdogan è estremamente lontano dai tempi in cui lo si poteva considerare uno stimato leader della democrazia a maggioranza musulmana e un affidabile partner nella regione", ha concluso il giornale americano.

Cult

Turchia, Erdogan comincia bene il 2016: cita la Germania di Hitler come buon sistema presidenziale

erdogan and hitler, his idol
© telegraph.co.uk


Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che aspira a ottenere anche i poteri esecutivi, ha posto come esempio di un sistema presidenziale alla tedesca il dittatore nazista Adolf Hitler
. Lo riportano alcuni media turchi. Durante una conferenza stampa di ritorno dalla visita ufficiale in Arabia Saudita, alla domanda se un sistema presidenziale fosse possibile, mantenendo un modello unitario di Stato, Erdogan ha risposto che "ci sono esempi in tutto il mondo. E ci sono anche esempi nel passato, se si pensa alla Germania di Hitler, è possibile vederlo".

Obiettivo del presidente è quello di modificare l'attuale sistema parlamentare turco in presidenziale, come quelli di Stati Uniti, Francia e Russia. Erdogan, che ora ha un ruolo piuttosto formale e rappresentativo, ha sostenuto che un sistema presidenziale di "stile turco" garantirebbe il prendere decisioni più efficaci. Secondo il leader turco tutti i paesi più avanzati hanno sistemi presidenziali, nonostante alcuni critici abbiano fatto presente che la più grande economia europea, la Germania, è governata da un sistema parlamentare.

Il partito islamico fondato da Erdogan, l'AKP, aspira ad approvare una nuova costituzione dopo aver vinto con la maggioranza assoluta nelle elezioni legislative dello scorso novembre. Anche l'opposizione concorda sulla necessità di una nuova Costituzione - quella attuale è stata approvata nel 1982, durante la dittatura militare - ma è contraria alla creazione di un sistema presidenziale per paura che Erdogan assuma troppo potere.

Bad Guys

La Trimurti del terrore: Israele, Turchia e Arabia Saudita

arabia saudita=ISIS
© independent.co.uk
"Se insisti a concedere scuse, finisci col dare la tua benedizione al campo degli schiavi, alle forze della codardia, a giustizieri organizzati, al cinismo dei grandi mostri politici. Alla fine consegni i tuoi fratelli". (Albert Camus)
"Stati conquistati abituati alla libertà e al governo delle proprie leggi possono essere dominati dal conquistatore in tre modi diversi. Il primo, è distruggerli; il secondo è che il conquistatore ci vada e vi risieda personalmente; il terzo è di consentirgli di continuare sotto le proprie leggi, assoggettati ai tributi e di crearvi un governo dei pochi che mantengano l'amicizia con il conquistatore". (Nicolò Machiavelli)


La trimurti del terrore in Medioriente, Israele-Turchia-Arabia Saudita, sta alla triplice del dominio mondiale, USA, UE, sionismo
, come il papa sta alla SS Trinità. Nella strategia, la prima obbedisce alla seconda, nella tattica ogni tanto ne diverge. Quello che sta succedendo in questi giorni in Medioriente va inquadrato nella prima ipotesi, o nella seconda? Questo è il problema. A loro volta le due triadi sono gli strumenti del Grande Inganno Planetario, noto anche come Dollaro, l'entità suprema che, nel nostro piccolo, negli anni '70 delle stragi e del terrorismo di Stato, avevamo definito il Grande Vecchio. Il cataclisma innescato dai mostriciattoli di Riyad e che minaccia l'apocalisse rispetto alla quale quella di San Giovanni potrebbe sembrarci una scaramuccia, è iniziativa propria, autoctona, o esegue un mandato superiore? Ce lo diranno gli sviluppi.

Intanto atteniamoci ai fatti sul terreno. La decapitazione e crocefissione del massimo clerico scita in Arabia Saudita, insieme a quella di altri oppositori della petrodittatura, fatti passare per Al Qaida che, poi, paradossalmente, è una creatura spurgata dal grembo tossico dello stesso regno in concorso con Cia e Mossad, è in prima istanza un'operazione diretta a sventare il poker d'assi calato sul campo da Putin. Il progetto di riordino del Medioriente, formulato dall'israeliano Oded Yinon nel 1981 per sventare la minaccia di una Nazione Araba che, riunendo i vari Stati liberatisi dal colonialismo, ponesse sulla scena mondiale un nuovo, formidabile attore, dotato di numeri, volontà, petrolio e paradigma sociale alternativo, risponde certamente agli obiettivi comuni dei soggetti sopra elencati. E' sul metodo che divergono. Se sia meglio il fosforo bianco che incenerisce subito, o l'uranio che uccide nel tempo.

Cuba e Iran, come affrontati da Obama nella fase terminale del suo mandato, rappresentano il metodo soft, quello in cui certi poteri economici si ripromettono il dominio globale attraverso la corruzione e l'addomesticamento di avversari gradualmente omologati al proprio modello. Israele, Arabia Saudita, Turchia e altri poteri economici USA-UE, come il complesso militarindustriale, di cui sono espressione politica i neocon (Hillary compresa), puntano all'annientamento tout court. Nel loro caso prevale anche un'altra considerazione: l'urgente necessità di liquidare un dissenso interno gravido di potenziale insurrezionale: palestinesi qua e oppositori interni là. Come anche di superare una crescente crisi economica. La soluzione di questa è vista nel controllo del petrolio tutto, ovunque si trovi, sangue che fa battere il cuore del capitalismo imperialista. Alla faccia della farsa allestita a Parigi, con i fuochi fatui del COP21, e della stessa sopravvivenza di tutti quanti (tanto, per i furbi della negazione del mutamento climatico, il rischio non esiste e, se esistesse, lo superano i miracoli tecnologici delle geo-ingegneria).

Perché la riduzione forzata del prezzo del petrolio, se era diretta inizialmente a sfiancare protagonisti energetici concorrenti, come Russia, Iran e Venezuela, a lungo andare ha minato anche la tenuta sociale, economica e dunque politica, di chi l'ha promossa. Ed ecco che chi molto petrolio ce l'ha, come i sauditi e annessi subalterni del Golfo, chi non ne ha, ma se lo fa pompare dai vassalli curdi, nel caso di Turchia e Israele, ha preso l'abbrivio ed è partito alla conquista del resto. Grazie all'Isis, forse oggi più saudita-turco-israeliano che statunitense (gli Usa vantano l'autosufficienza energetica), in Iraq, secondo detentore mondiale di riserve, Libia, terzo, e Siria, produttore minore, ma strategicamente irrinunciabile per le vie del petrolio, le cose si stavano mettendo bene. Prima che arrivassero i russi .