Maestri BurattinaiS


Dominoes

La Russia risponde alla NATO con il dispiegamento di forze nel Mar Nero

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L'iniziativa NATO (proposta Romania) di creare una flotta sul Mar Nero obbliga Mosca alle contromisure militari. Escalation senza fine?


Nel 2016, la Russia aumenterà la sua presenza militare nella parte occidentale del paese, nella regione artica, nel Distretto dell'Estremo Oriente, nelle acque del Mar Nero e del Mar Caspio. Ma le manovre più importanti per le Forze Armate e la Marina Militare si svilupperanno nel sud e sud-est della Russia nel settembre di quest'anno. Lo ha rivelato una fonte del ministero della Difesa russo intervistato dal quotidiano 'Novaja Gazeta' .

L'obiettivo principale di queste manovre è quello di migliorare le capacità di combattimento delle truppe nelle province russe di Krasnodar e Rostov, e formare la flotta del Mar Caspio e del Mar Nero, che sarà integrata con nuove navi da combattimento. Solo nel 2015, la Flotta del Mar Nero ha avuto 15 navi da guerra moderne in dotazione in più.

L'intensa attività della Difesa russa nel sud è motivata dalle azioni e dichiarazioni della NATO e, in particolare, di alcuni dei suoi membri. L'iniziativa è la risposta alla volontà di creare una alleanza 'Fleet Partners' nel Mar Nero da parte della Nato, la presenza permanente nei pressi della frontiera marittima russa di navi da guerra turche, romene, bulgare e, in un prossimo futuro, ucraine e georgiane, ha detto il capitano e esperto militare Oleg Shvedkov sempre al quotidiano russo.

L'esperto ha sottolineato che le forze della NATO potrebbero includere anche le navi da guerra degli Stati Uniti, Francia e Regno Unito. In ogni caso, creando una stabile unità militare nell'area, la NATO aumenterà la tensione con la Russia. In questo caso, secondo le stime degli esperti, le forze NATO nel Mar Nero potrebbero superare le capacità del russo Flotta del Mar Nero. "Ma la Russia ha abbastanza forze e gli strumenti in mare e terra (aerei, missili, ecc), per contrastare qualsiasi minaccia", ha concluso.

Le Buyan-M, Zeliony Dol e Serpukhov, dotate dei sistemi missilistici Kalibr-NK, un'innovazione della Marina russa all'operazione antiterrorismo in Siria, sono in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo a una distanza fino a 3.000 chilometri.

Oltre alle forze della Marina Militare, la Russia ha attualmente due brigate di missili tattici Iskander-M dispiegati nelle province di Rostov e Krasnodar. Queste unità, a loro volta, controllano le acque attorno al Mar Nero e potrà cancellare qualunque destinazione nel raggio di 500 chilometri.

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Vi rendete conto cosa sta rischiando l'Italia per continuare a far parte di un'alleanza militare, strumento di aggressione degli Stati Uniti? Le parole di Sergio Romano - "Sulla Nato occorre fare un passo indietro" - sono di estrema attualità.

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Nouriel Roubini. "I prezzi petroliferi causeranno nel 2016 una crisi come quella del 2008"

nouriel roubini
"È in corso una massiccia svendita di corporate bond legati appunto al settore energetico che rischia di destabilizzare il sistema"
Nouriel Roubini, da molti ribattezzato come il "profeta della crisi del 2008", in un'intervista a Repubblica di Eugenio Occorsio torna a parlare di un rischio immediato e concreto che i mercati tornino a crollare. "Non si può restare fermi. Le autorità fiscali e monetarie dei principali Paesi dovrebbero subito assumere un'iniziativa forte e proattiva".

La differenza tra la crisi del 2008 e quella potenziale del 2016 sta nella causa scatenante. Otto anni fa il domino è partito dai mutui subprime: "ora potrebbe essere la catena di fallimenti delle società dello shale oil, messe in larga parte fuori mercato dai prezzi del greggio e della sovraproduzione Opec".

Il segnale c'è: i strani movimenti sulle obbligazioni Usa: "È in corso una massiccia svendita di corporate bond legati appunto al settore energetico che rischia di destabilizzare il sistema", sottolinea Roubini.

E poi c'è il fermento all'interno dell'Unione europea: "L'incombente referendum sulla Brexit, la confusa situazione politica in Spagna, le persistenti tensioni nell'area euro anche se la morsa dell'austerity sembra rallentata".

La ricetta di Roubini? Ulteriore quantitative easing da parte di Mario Draghi. Diagnosi corretta, ma cura fallita e fallimentare?

Clipboard

Famiglia Cristiana. La lezione della strage di Deir Ezzor: senza Assad la Siria è dell'Isis

isis militants

di Fulvio Scaglione*

La strage di Deir Ezzor, dove le milizie dell'Isis, secondo le diverse fonti, hanno ucciso tra 200 e 400 civili, molti dei quali donne e bambini, e hanno rapito altre centinaia di persone, si candida fin d'ora a diventare una delle pagine più orrende della già orrenda guerra civile che da cinque anni dilania la Siria. I seguaci del Califfato hanno voluto, con questo raid, rispondere ai colpi ricevuti di recente, sia per opera dell'esercito regolare siriano appoggiato dai russi, che lentamente ottiene risultati sul fronte Ovest del conflitto, sia per opera di quello iracheno, appoggiato a terra dagli iraniani e dall'aria dagli aerei americani e inglesi.

Su questo lato della battaglia contro l'Isis, l'episodio più eclatante degli ultimi tempi è stata la riconquista di Ramadi, uno dei centri più importanti del cosiddetto triangolo sunnita dell'Iraq, quello che ha ai vertici appunto Ramadi, Baghdad e Tikrit. Poco prima di Ramadi era stata riconquistata Baijii, a poca distanza da Tikrit, sede di una delle più importanti raffinerie irachene. Perché questa è una delle aree petrolifere dell'Iraq e il sanguinoso attacco contro Deir Ezzor porta il segno anche di questa matrice: oltre a servire da risposta alla perdita di Ramadi, per mostrare al mondo che l'Isis non è finito, serve anche a garantire al Califfato l'approvvigionamento di greggio che è una delle principali fonti di finanziamento delle milizie. Reazione militare, petrolio e anche la necessità di mantenere aperto il collegamento tra tra la parte occupata della Siria e la parte occupata dell'Iraq, ovvero mantenere in vita il cosiddetto Siraq: ecco le tre motivazioni di questa ennesima strage dell'Isis.

Ma nella vicenda di Dei Ezzor ci sono anche due lezioni: una militare e l'altra politica. Da quasi due anni, analisti, generali, esperti di questioni della difesa, oltre che personalità di vario genere del Medio oriente, sottolineano che senza l'impiego di un esercito di terra il cancro dell'Isis non può essere estirpato. E infatti a Deir Ezzor è arrivata la solita carovana di automezzi che nessun aereo o drone, a quanto pare, è riuscito a notare.

Chess

I passi successivi della Russia in Medio Oriente

riunione
© Sputnik. Alexei Druzhinin

Le operazioni di Mosca sono orientate verso un ottimo risultato non solo negli obiettivi regionali ma anche globali. Lo ha scritto il National Interest. Già l'anno scorso la Russia è riuscita a risolvere due importanti problemi.


Lo scorso anno la campagna siriana ha chiamato Mosca a raggiungere due importanti obiettivi, scrive nel suo articolo per il National Interest Maxim Sukhov, ricercatore del Consiglio russo per gli affari internazionali e columnist di Al-Monitor.
In primo luogo, la Russia non può più essere considerata "isolata", perché costretta a collaborare con tutti i giocatori interessati. Alcuni di loro, come ad esempio l'opposizione siriana e dei paesi del Golfo, criticano pubblicamente Mosca, ma dietro le quinte continuano a condurre il dialogo. L'autore prevede che questa tendenza è destinata a continuare nel 2016.
In secondo luogo, Mosca ha fatto in modo che le élite occidentali modificassero la propria posizione per quanto riguarda il destino del presidente siriano. Il compito principale per l'Occidente non era il rovesciamento di Bashar al-Assad, ma la lotta contro il Daesh. "L'operazione militare in Siria ha confermato a Mosca il ruolo di leader nella campagna contro il Daesh. E' diventato chiaro che sia dal punto di vista politico sia da quello operativo, collaborare con la Russia è molto più redditizio che ignorarla," sottolinea l'articolo.
Mosca calcola di trasferire il conflitto siriano nella sfera politica il più presto possibile, che è abbastanza difficile. Molto probabilmente, osserva l'analista, il Cremlino cercherà una soluzione politica in Siria, in cui avrà il diritto di voto alla pari con Washington, e saranno ascoltate le sue proposte.
La strategia russa potrebbe comportare rischi imprevisti, come il deterioramento delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran. A questo proposito, l'autore ritiene che la Russia ricoprirà una posizione neutrale.
Sukhov prevede che le relazioni della Russia con la Turchia si aggraveranno ulteriormente. Proprio questa questione potrebbe diventare un ostacolo tra Mosca e gli Stati Uniti sulla strada della regolarizzazione siriana. Russia e Iran, secondo lui, resteranno "avversari forzati e pragmatici alleati." Inoltre, se Teheran, dopo la revoca delle sanzioni, condurrà una rigida strategia nel mercato energetico, è possibile che nei rapporti con Mosca "la rivalità sarà superiore all'amicizia."
Mosca tenterà di ripristinare le relazioni con l'Egitto, raffreddatesi dopo l'attacco terroristico ad un aereo passeggeri russo. L'Egitto rimane un importante partner regionale, il cui sostegno è necessario alla Russia per le sue iniziative nella regione.

L'autore evidenzia che la natura del conflitto in Medio Oriente è tale che la promozione e l'attuazione delle proposte russe è estremamente difficile.

Dominoes

"La Polonia sta facendo impazzire le autorità UE"

manifestanti polacchi
© AP Photo/ Alik Keplicz

Il governo polacco ha iniziato a preoccupare i burocrati di Bruxelles subito dopo la vittoria alle elezioni. Le leggi adottate sono scandalose e vergognose. E' sorprendente perché la UE non abbia prestato attenzione in precedenza allo stato d'animo del Paese, scrive "Business Insider".


Il nuovo governo polacco mostra un comportamento irrequieto. Tutto fa pensare che presto per Varsavia sorgeranno seri problemi con il Consiglio d'Europa, scrive "Business Insider".

Il partito "Legge e Giustizia" aveva introdotto precedentemente delle modifiche alla legge sui media, che assicura al governo un maggiore controllo sui media pubblici.Questi cambiamenti sono così ambigui, che per la prima volta è condotta una verifica sulla legge di un Paese dell'Europa per controllare se vengono rispettati "i valori fondamentali dell'Unione Europea", ricorda la rivista.

Nessuno poteva immaginarsi che la Polonia, che con successo si è convertita dai principi del comunismo ai valori liberali europei, si sarebbe trovata in una situazione del genere, si afferma nell'articolo.

La situazione attuale ha portato al fatto che la Polonia si scambia taglienti osservazioni con vari Paesi e le istituzioni europee. Varsavia accusa di ingerenza nei suoi affari interni, mentre la Commissione Europea dichiara di fare il suo lavoro, scrive il giornale.

Il governo della destra conservatrice polacca ha iniziato a preoccupare i funzionari europei non appena è entrato in carica. Oltre alle modifiche alla legge sui media, ha approvato la riforma alla legge sulla Corte Costituzionale, ritenuta ostile, limitando l'indipendenza della magistratura. Ai burocrati europei non piace che tutte queste riforme del partito "Legge e Giustizia" si realizzino così velocemente.
"In qualche modo l'Unione Europea e la Germania sono riuscite ad ignorare i sentimenti antidemocratici in Polonia, che si trovavano in superficie. La vittoria di "Legge e Giustizia" li ha colti di sorpresa. Ora la Commissione europea è costretta a comportarsi in modo antidemocratico, controllando le azioni di un governo legittimo eletto. La situazione è molto complicata, "- sottolinea "Business Insider".
Ciò che preoccupa di più è che le divergenze tra le istituzioni europee e i singoli Stati membri della UE possano diffondersi. In molti paesi della UE crescono i sentimenti radicali e populisti, i partiti estremisti godono del sostegno degli elettori, riassume la rivista.

Hourglass

Il Meglio del Web: Dollaro, Petrolio e Caos: La fine del Vecchio Ordine Mondiale

petrodollar
Il disastro militare in Iraq e in Afghanistan ha segnato l’inizio di una ritirata strategica senza precedenti degli Stati Uniti dal Medio Oriente. Scelte errate, eccessiva confidenza nelle proprie capacità e l’emergere di un mondo multi-polare i fattori chiave. La perdita di influenza da parte americana nella regione ha generato circostanze più o meno volute. Per quanto possa sembrare incredibile, il post-Iraq e il post-Afghanistan sono diventati quasi un modello da esportare.


La regola base per i policymakers americani è semplice quanto diabolica: se non puoi controllare un paese, tanto vale lasciarlo in bancarotta e in una situazione di perenne instabilità interna.
Con il ritiro delle truppe americane da Iraq e buona parte dall'Afghanistan, il caos ha continuato a regnare minando il progresso di due nazioni strategiche nello scacchiere di Washington. La dottrina dopo l'abbandono dell'Iraq si basa sul tentativo maldestro di generare caos per poi controllarlo a proprio vantaggio. I precedenti di Iraq e Afghanistan hanno di fatto obbligato gli Stati Uniti a cercare nuovi metodi per inseguire i propri interessi (geo)politici. Meno appariscenti (drone-war), meno dispendiosi economicamente e senza un intervento diretto. In Medio Oriente e in Nord Africa, l'estremismo Wahabita di Al Qaeda/Daesh e tutte le sue declinazioni sono da sempre l'alleato chiave in questa missione, per Washington.


Il Caos come strumento (geo)politico


Modellare il caos potendo sempre contare sul plausibile diniego da riversare su altri paesi come Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. E' a loro che viene delegata gestione e coordinamento delle cellule locali di Daesh, Al Qaeda, Al Shabaab, Boko Haram e tutti i gruppi di natura terroristica. E' in linea con questa nuova concezione che si sono potute manipolare e trasformare primavere arabe in rivolte violente contro stati sovrani.

La famigerata tattica di 'guidare-da-dietro' nel corso degli anni ha causato problemi persino tra Washington e i propri associati. Insicurezza, sfiducia e agende politiche indipendenti hanno proliferato in paesi come Turchia, Israele, Arabia Saudita e Qatar. In alcune fasi si sono generati conflitti persino tra alleati. Pensiamo alla "primavera araba" in Egitto e l'ascesa di Morsi. Un disastro. La cacciata di Mubarak, uno dei primi casi in cui venne applicata la tattica della "primavera araba". L'illusione consisteva nel modellare nazioni intere, a proprio piacimento, con il minimo sforzo in termini bellici, ma il massimo rendimento in termini politici. Il sogno si infranse con il colpo di stato di Al-Sisi, pochi mesi dopo.

Le conseguenze furono un completo disastro. L'Egitto virò prepotentemente su Mosca come partner principale, i Sauditi mostrarono profonda irritazione con la scelta americana di sostenere Morsi (Fratelli Musulmani). Turchia e Qatar ebbero reazioni ancor più ostili nei confronti dell'Arabia Saudita per il sostegno al colpo di stato di Al-Sisi in Egitto, ma soprattutto nei confronti di Washington per non aver sostenuto a dovere Morsi. La rivolta in Egitto si rivelava per Washington un suicidio quasi senza precedenti, sotto ogni punto di vista. Più che controllare il caos, Washington iniziava a subire i primi contraccolpi di una politica estera scellerata.

La tattica di disintegrare nazioni sovrane iniziava a mostrarsi per quello che è: uno dei più grandi fallimenti della politica estera americana. Ciò che è rimasto dopo una mezza dozzina di primavere arabe è il caos, senza la minima possibilità per Washington di controllare o gestire a proprio favore gli eventi. Le cause di questo drammatico fallimento continuano ad essere tangibili. Le motivazioni e le responsabilità investono tutta la classe politica americana. I media mainstream alimentano bugie e propaganda che finiscono per inghiottire tutto, anche il contatto con la realtà di imprenditori, generali e senatori incapaci oramai di riconoscere coloro che controllano direttamente o indirettamente in una regione liquida come quella medio orientale.

Bad Guys

La riscossa di Al Qaeda in Africa: dal Burkina Faso alla Somalia

al qaeda

Messa in ombra non soltanto in Medio Oriente, ma anche in terra d'Africa, Al Qaeda cerca ormai da tempo la sua riscossa. Finora la sua strategia per recuperare spazio e visibilità, non soltanto tra gli occidentali ma anche e soprattutto tra i musulmani, è stata alquanto ondivaga. Ha alternato periodici flirt ad altrettanto periodiche dichiarazioni di guerra nei confronti dello stesso Califfato.


Indubbiamente, per gli uomini di Al Qaeda, i successi dell'ISIS sono duri da accettare e da digerire. L'ISIS è infatti riuscito laddove Al Qaeda ha fallito, prima di tutto riuscendo a dar vita a quell'agognato Califfato per il quale fin dal 2001 Osama bin Laden aveva avanzato la propria candidatura. Inoltre l'ISIS è stato molto più abile della stessa Al Qaeda, che pure in questo campo non aveva certamente sfigurato, nel portare avanti il "terrorismo in franchising", ovvero nello sfruttare il disagio e la collera di molti emarginati in Occidente e nel Mondo Arabo per trasformarli in propri combattenti di loro iniziativa, attraverso un sapiente uso della comunicazione, in particolare quella presente su Internet. Così molti giovani si sono affiliati di loro spontanea volontà all'ISIS anziché ad Al Qaeda, fino al punto che questa appariva ormai sempre più come un ricordo del passato, orfana di bin Laden e destinata come tale ad essere progressivamente assorbita e soppiantata dal Califfato.

Ecco perché, probabilmente, oggi Al Qaeda ha tentato di compiere il cosiddetto "salto di qualità". Con un'azione simultanea, ha colpito in Burkina Faso, dove ha preso di mira soprattutto gli stranieri ma anche i burkinabe, facendo 23 morti, e attraverso i suoi affiliati di Al Shabaab anche la Somalia, dov'è stata attaccata una base dell'Unione Africana, col drammatico bilancio di 50 militari kenyoti uccisi.

Si tratta di un segnale diretto, prima ancora che agli occidentali o agli stessi africani, proprio alla concorrenza dell'ISIS. Quotidianamente, in Africa, gli affiliati del Califfato, ovvero Boko Haram, seminano morte e terrore a suon di attacchi suicidi, in particolare fra la Nigeria, il Ciad ed il Camerun. Tutto questo mentre il Califfato continua ad avanzare in Libia, avendovi pure impiantato il proprio quartier generale per sfuggire ai raid in Siria ed Iraq, e a reclutare proseliti nel resto del Maghreb, in particolare in Tunisia.

In questa drammatica situazione, che vede gli africani stretti fra la morsa dell'ISIS e di Al Qaeda, nessuno in Occidente trova il tempo di accorgersene e men che meno di esprimere una qualsivoglia solidarietà, per esempio anche soltanto con un semplice "hashtag" come "JeSuisBurkina" o "JeSuisSomalia". Non che il terrorismo si combatta con gli "hashtag", per carità; ma agli occidentali pronti a piangere per Parigi non passa per la mente neanche quello.

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Il Meglio del Web: IL MIO IRAQ. E QUELLO DEGLI ALTRI. 16/1/2016, 25 anni dall'inizio dell'olocausto

siria militari


In Siria e in Iraq le forze patriottiche sono all'offensiva.
"Quando racconto la verità, non è tanto per convincere coloro che non la conoscono, quanto per difendere quelli che la sanno". (William Blake)
"E finchè facevano guerre, il loro potere veniva preservato, ma quando ottennero l'impero, caddero. Perché dell'arte della pace non sapevano niente e non si erano mai dedicati a nulla che fosse meglio della guerra". (Aristotele. Gli Usa, dalla nascita, hanno fatto in media una guerra all'anno).


Una partita con tre campi da gioco


In tutte le guerre, rivoluzioni, aggressioni che ho vissuto e ho provato a raccontare, si configuravano sempre tre schieramenti. Il primo stava sul campo "Realtà" ed era costituito dal popolo sotto attacco e dai suoi amici in giro per il mondo; il secondo stava sul lato opposto, in un campo chiamato "Menzogna" ed erano le armate e le parole di soldati, politici, banchieri, industriali colonizzatori. In mezzo, con una gamba di qua e una di là, in un campetto di nome "Né-Né", ciondolavano gli Astenuti. Ho sempre pensato che, per primi, dovevano essere tolti di mezzo questi qua. Confondevano sia la vista, sia i suoni dello scontro, che quelli della "Realtà" si sforzavano di percepire. Spargevano, anche all'occhio di chi guardava dalla finestra, una nebbiolina che offuscava i contorni. Per me combattere quelli del campo "Menzogna" significa far piazza puilita degli "Astenuti". Dopo, si sarebbero potuti affrontare i nemici, meglio identificati grazie alla scomparsa dei mistificatori. Con gli Astenuti, va detto, gli irreali non se la sono mai presa.

Sono parecchi i luoghi dove ho visto questi soggetti manifestarsi, sempre nella formazione appena descritta: Palestina 1967, Irlanda 1969-1990, Jugoslavia 1999-2001, Iraq 1977-2003, Venezuela, Argentina, Bolivia, Ecuador 2002-2006, Cuba 1995-2005, Libano 1997-2006, Libia 2011, Siria dal 2012. Non mi sono mai potuto privare della scoperta di trovare, in tutti questi campi, immancabilmente gli Astenuti o "Né-Né". In Palestina, pur biasimando il regime sionista, predicano la nonviolenza a coloro cui andavano sfasciando la testa le SS sioniste e arrivano a dare del "terrorista" a quelli a cui orde di robocop trovano (o mettono) un coltello addosso. Pur alzando il ciglio sull'occupazione britannico-fascista dell'Irlanda del Nord, rampognavano la risposta dei repubblicani, troppo dura, e ne festeggiarono la resa, come trionfo della pace, con l'Accordo del Venerdì Santo (1998). In Palestina il "diritto dello Stato di Israele di esistere" si confonde con i pat-pat sulle spalle degli espropriati e genocidati. Fino a inebriarsi della truffa di Oslo e dei "Due Stati".e caldeggiare marcette pacifiste di 10 palestinesi e 4 israeliani.

milosevic
Con la Jugoslavia, l'epistemologia sulla natura di cosa andava succedendo e chi erano gli attori in scena ha visto la prima manifestazione della sindrome schizofrenica che colpisce gli Astenuti. Nato cattiva, ma Milosevic dittatore. Dunque, eticamente, né-né. Tra chi bombardava televisioni, ospedali, case, ponti, treni, scuole, fabbriche petrolchimiche, per ridurre in frantumi e contaminare un paese e chi questo trattamento lo subiva, fiorì rigoglioso il né-né. Né con la Nato, né con Milosevic. Ma in fondo, un po' meno di meno, con quei ipernazionalisti del dittatore serbo. E così, succhiando linfa dall'informazione totalitaria e oligarchica, lastricavano di buone intenzioni la strada per l'inferno.

Con una coerenza invidiata da tutti noi, in Libia si incupirono più degli inesistenti "bombardamenti di Gheddafi sulla propria gente" degli spavaldamente esistenti missili a pioggia. E rivestirono di panni sgargianti di arcobaleno iinvasati terroristi che decollavano e scuoiavano civili e prigionieri. Spettacolino ripetuto per Iraq e Siria. Su un popolo cui per 25 anni hanno riservato un destino mostruoso, paragonabile a quello palestinese solo perché questo dura da settant'anni, hanno fatto pendere, e continuano a farlo, la spada di Damocle del dittatore Saddam. Ha sterminato 200mila curdi (sono ancora tutti lì e si mangiano pezzi di Iraq su mandato USraeliano), divorato il Kuweit (provincia irachena rescissa dai britannici), represso il suo popolo, sterminato 5000 comunisti (mai successo). E in fondo, ignominia!, anche amico degli Americani che lo hanno armato (mai amico, mai armato, se non dall'URSS). Così ha potuto essere tranquillamente preso a calci e appeso.

Bomb

Il Meglio del Web: ISIS colpisce anche Giacarta. Almeno qui non c'entra Erdogan

strage giacarta
© formiche.net

Il Califfato colpisce ad Istanbul (molti morti, turisti tedeschi); poche ore dopo, colpisce a Giacarta (morti fra gli occidentali). Poco prima, aveva fatto una strage enorme ai terminal petroliferi della Libia, mandando a monte il fragile tessuto diplomatico italiano di pacificazione. Ha colpito e ri-colpito a Parigi a suo piacimento.


Daesh mondiale. Ci credete? Io, confesso, no. Più precisamente: non credo che il vero Califfato, quello che è messo alle corde in Siria dai russi ed è in difficoltà in Irak, dunque molto occupato a livello locale, possa coordinare un attacco dei suoi kamikaze (ma quanti ne ha?) contemporaneamente in Turchia e in Indonesia, dall'altra parte del mondo.

Poi però c'è l'altro Califfato. Quello mediatico-propagandistico, mondialista, che diffonde i suoi video sanguinosi per mezzo del SITE, che emana le sue rivendicazioni da Al Jazeera o minaccia di invadere Roma con un comunicato della Katz; che pubblica la rivista patinatissima Dabiq con grafica hollywodiana, quello che - la notizia è pochi giorni fa - ha creato il suo periodico online, con server in Canada e dominio registrato in Turchia: stranissimo sito (ora bloccato: http://Iskart.com ) che sembra un catalogo: auto di lusso, moto di grossa cilindrata, televisori giganti a schermo piatto son offerte a prezzi stracciati, spiega, a chi viene ad abitare nelle terre del Califfato e combattere la guerra santa: un tipo di "stile" che ricorda da vicino i Rolex che la Casa regnante Saud distribuisce come fossero mentine alle avide delegazioni italiote, e a chiunque altro intenda corrompere. Compito facile perché, come spiega l'esperto militare indiano Afsar Karim a Sputnik News, "in molti paesi del terzo mondo, India inclusa, i giovani sono facili da adescare con prodotti di lusso. Una tentazione che può spingere molti a prendere la via del jihad". Insomma è un arruolamento con ricchi premi.

Binoculars

Troppo vicina alla Russia, l' Italia costretta a mandare i suoi soldati in Iraq

soldato
© Sputnik

L'Italia si è avvicinata troppo alla Russia nell'ultimo mese e per "tranquillizzare" gli alleati ha dovuto mandare i soldati in Iraq.


E' questa l'opinione espressa dall'analista Germano Dottori in occasione del dibattito "Le Strategie di Lotta all'Isis. Uno sguardo dagli esperti di Russia e Italia" svoltosi presso il Centro Stampa di MIA Rossiya Segodnya:

L'Italia negli ultimi due mesi è stato il paese europeo e atlantico più vicino alla Federazione Russa e disattentendo l'impegno contratto con Obama al G20 di Antalya si è mossa in Europa per aprire il dibattito sulla questione dell'opportunità del rinnovo delle sanzioni. Purtroppo abbiamo perso il confronto perchè in questo momento il nostro paese ha un oggettiva difficoltà a far valere il proprio punto di vista, però ci abbiamo provato.

Per tranquillizare gli alleati che quando ci vedono muoverci in questa maniera si innervosiscono abbiamo deciso di offrite truppe di terra per rinforzare lo schieramento occidentale a Mosul. La cosa è stata motivata con la necessità di proteggere un'impresa italiana (la Trevi n.d.r.) che lavora alla manutenzione della diga di Mosul. Con questa iniziativa è stata contraddetta una politica di non invio delle truppe che durava da mesi".