Maestri BurattinaiS


Vader

Netanyahu a Davos confessa il suo nefasto obiettivo di balcanizzare la Siria

netanyahu

di Pablo Jofre Leal


Il premier israeliano a Davos ha fatto conoscere il piano che sta perseguendo con la Siria dall'inizio dell'aggressione contro questo paese arabo, fin dal febbraio dell'anno 2011: smembrare e balcanizzare questa nazione del levante arabo. Con la sua caratteristica superbia ed incontinenza verbale, il primo ministro dello Stato sionista, Benjamín Netanyahu, ha approfittato dello spazio ottenuto nel Foro Economico Mondiale, celebrato nella località Svizzera di Davos, dove anno per anno si riunisce il fior fiore dei poteri finanziari e politici del mondo occidentale, per dare a conoscere e lasciare allo scoperto il vero piano che si persegue con la Repubblica di Siria.

Nella comodità dei saloni di Davos, lontani dal rumore delle bombe, delle operazioni militari, degli attacchi terroristici e delle migliaia di morti, Netanyahu ha sostenuto, lo scorso 22 di Gennaio, che "l'opzione più benigna per la Siria sarebbe una balcanizzazione o frammentazione del paese arabo, che sotto le attuali circostanze è il meglio che si potrebbe ottenere. Questo perchè ho seri dubbi che uno Stato unitario possa tornare a governare il paese". Nell'occasione, Netanyahu ha rivelato, ugualmente che si sta mettendo in campo un aumento dell'aiuto multimilionario finanziario e militare che riceve da parte degli Stati Uniti, per mantenere così lo status di Israele, quale gendarme dell'Occidente in Medio Oriente.

L'opinione del politico sionista, in relazione alla frammentazione della Siria, dimostra la politica criminale che è stata eseguita da Israele contro la nazione araba ed il suo popolo, che dietro ansie ed interessi politici ed economici si è concretizzata nell'aggredire, attaccare, bombardare e distruggere un paese con cifre, che da Febbraio dell'anno 2011 alla data di ogi, hanno significato la morte di 280 mila siriani, con sette milioni di sfollati interni, 4,5 milioni di rifugiati - principalmente nei paesi vicini- e la distruzione delle sue infrastrutture energetiche, di servzi, dell'industria, infrastrutture civili e sanitarie.


Dividere per regnare (Divide et Impera)


Le parole di Neatnyahu mettono a nudo quello che era tanto ovvio ma che sembrava invisibile: l'obiettivo perseguito da Washington e dai suoi alleati raggruppati nella triade Rijad-Ankara e Tel Aviv: spartirsi i resti di un paese ed mantenere la loro influenza determinante sulla regione del Medio Oriente. Disintegrare la Siria, dividerla in varie zone di influenza e, nello stesso tempo, produrre con questo una balcanizzazione globale della zona, come si sta verificando anche con l'Iraq. In questo modo raggiungere l'obiettivo di accerchiare l'Iran e contenere l'espansione russa verso quelle che la Federazione Russa considera le sue zone di influenza. Si tratta di termini geopolitici che danno l'idea della divisione di un territorio (uno Stato) in altre entità più piccole, con l'obiettivo di debilitarle politicamente ed economicamente.

Zone che sorgerebbero in origine, con tali gravi limitazioni che dovrebbero dipendere dalle grandi potenze che eserciterebbero per quello un potere egemonico incontrastabile, creando una dipendenza di stile neo coloniale. Il nome del fenomeno allude ai Balcani, dove il separatismo è stata sempre una costante della loro Storia. Rovesciare Bashar Al Assad è l'obiettivo perseguito che consente anche di debilitare ed eventualmente destabilizzare il governo dell'Iran, in una politica cieca di fronte ai molteplici esempi che ci offre la Storia rispetto ai pericoli che porta con se il fatto di procurare la nascita e lo sviluppo delle bande terroriste, i cui risultati finiscono con il compromettere la sicurezza dei padri putativi di questi gruppi takfiri. Così era successo con Al Qaeda e così sta accadendo con il Daesh (ISIS). Bande che, nelle analisi dei servizi di intelligence europei, sono considerate una minaccia reale nel contare almeno 15.000 terroristi che combattono nelle file dei movimenti salafiti e provengono da paesi europei.

Chess

Il Meglio del Web: La Cina si schiera nel Medio Oriente

Cina e Iran

Xi Jinping propone al Medio Oriente di partecipare a costruire la 'nuova via della seta' per crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale.



di Thierry Meyssan


Il presidente cinese Xi Jinping sta compiendo una tournée in Arabia Saudita, Egitto e Iran. Ufficialmente non per parlare di politica ma esclusivamente di economia. La Cina propone agli Stati del Medio Oriente di partecipare alla costruzione della «nuova via della seta» per poter crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale. Il mondo arabo di oggi è dominato dagli Stati Uniti, che cercano di sfruttarlo e di ostacolarne lo sviluppo. Tuttavia le numerose rivolte in Palestina, Siria, Iraq, Yemen e Bahrein dimostrano una volontà di resistenza che contrasta con la servitù volontaria degli europei.

Questo gioco, interamente controllato da Washington dall'epoca dei successi di Henry Kissinger, è messo in crisi da un lato dall'intervento militare russo in Siria e dall'altro dal ritorno del commercio cinese, che ha dominato il Mediterraneo nella tarda antichità e nel Medioevo.

È in questo contesto che il presidente Xi Jinping ha intrapreso un tour in Arabia Saudita, in Egitto e in Iran, con l'obiettivo di aprire collegamenti di una nuova via di comunicazione, secondo il suo slogan da quando è diventato leader nel 2013: «Una cintura, una strada». Si tratta allo stesso tempo di un itinerario terrestre come l'antica "via della seta" e di un antico percorso marittimo come quello immaginato dall'ammiraglio Zheng He in epoca Ming. Per portare a compimento questo fondamentale progetto che sta preparando da una decina d'anni, la Repubblica popolare Cinese ha istituito l'anno scorso la Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture (AIIB), della quale sono membri i tre Stati che Xi sta visitando oggi, anche se l'Iran non ha ancora ratificato il trattato.
Benché il presidente cinese eviti di parlare di politica e di contrastare direttamente gli interessi occidentali, il suo progetto economico, se dovesse essere realizzato, porterebbe a una leadership russo-cinese nel mondo e segnerebbe la fine dell'impero talassocratico britannico e statunitense.

Sarebbe sbagliato credere che Pechino non faccia politica e sia, in questo senso, assente dalla regione mediorientale. La Cina ha sostenuto la lotta per la resistenza della Palestina che ha potuto così aprire, già da tempo, un ufficio di rappresentanza a Pechino. Nel 2006, i missili aria-mare cinesi avevano permesso a Hezbollah di impedire a Israele di bombardare la costa libanese e, secondo molti esperti, quei missili non erano guidati da arabi ma da consulenti cinesi. Oggi la Cina si è invitata ai negoziati sulla Siria e negli ultimi mesi ha ricevuto i rappresentanti di tutte le fazioni. In ogni caso, Xi ha limitato gli interventi politici durante il suo viaggio.

Nel 2015 la Cina ha prodotto Dragon Blade, un film altamente spettacolare sulla via della seta durante la tarda antichità che si propone di dimostrare che gli imperi non sono necessariamente nemici ma possono cooperare nel loro reciproco interesse.

War Whore

Il Meglio del Web: Intervento americano in Siria (passando sul cadavere di Litvinenko)

Putin
© Sputnik. Aleksey Nikolskyi

Comincia una nuova offensiva occidentale contro Putin e la Russia.


I segnali sono chiari: Ashton Carter, capo del Pentagono, annuncia che gli Stati Uniti stanno cominciando ad affrontare il problema di un intervento sul terreno in Siria. Il vice-presidente Joe Biden va in Turchia per rafforzare i legami con l'alleato della Nato, e annuncia l'ipotesi di un intevento congiunto turco-americano nello stesso scenario. In violazione plateale della legge internazionale, che non li autorizza a questo. Ma siamo ormai nell'era dell'assenza di regole. Dunque bisogna trovare una spiegazione pratica.

La Russia sta vincendo, da sola, la guerra contro Daesh, e controlla sostanzialmente e legalmente tutto lo spazio aereo della Siria. La fine dello Stato Siriano è scongiurata. Bashar al-Assad sarà — stanti così le cose — al tavolo negoziale. Bisogna fermarla prima che gl'incontri di Ginevra avviino la soluzione politica. Biden e Carter sono rappresentanti delle due fazioni nell'amministrazione Obama. Dunque c'è da attendersi qualche cosa di grosso. La recente visita alla base russa di Latakia, al possente sistema difensivo costruito da Mosca in Siria — organizzata dal Ministero della Difesa russo e alla quale ho potuto prendere parte — ha permesso a decine di canali televisivi occidentali di filmare la situazione sul campo. Quelle immagini stanno facendo il giro del mondo, insieme a quelle della ritirata in atto di Daesh da molti dei fronti di guerra.
Ripeto: bisogna fermare Mosca. E Putin, che in questi ultimi quattro mesi ha conquistato posizioni su posizioni nelle opinioni pubbliche occidentali, superando nei ratings perfino i leaders locali. Questo perché sono ormai molti coloro che cominciano a comprendere che la Russia, ben diversamente dall'immagine del "nemico" che si è cercato di formare, appare sempre di più come un partner e un alleato a un'Europa inquieta, anzi terrorizzata. Senza guida politica, senza piano per fronteggiare il terrorismo vero, le provocazioni artificiali come quella di Colonia, la crisi economica e sociale che non accenna a diminuire.

Gold Seal

Il Meglio del Web: Litvinenko - Per i britannici vale più da morto che da vivo

Alexander Litvinenko
Alexander Litvinenko

By Finian Cunningham


Tanto adesso viene montata la campagna contro Vladimir Putin da arrivare a definire questi un "assassino a sangue freddo", così come" il nuovo Hitler" dell'Europa, il "sabotatore" di aerei civili, il "patrocinatore" di traffico di droga e di abuso dello sport, oltre che l'amico dei "dittatori macellai "del Medio Oriente.
Potrebbe essere ancora più lunga la lista degli epiteti demoniaci appioppati al leader russo dall'Occidente? Giusto quando si pensa di no, che sia già abbastanza lunga, il buon vecchio maestro britannico di sporchi trucchi tira fuori l'ultima accusa, quella di "malvagio assassino". Putin viene segnalato come il mandante dell'assassinio di Alexander Litvinenko, un ex membro del servizio di sicurezza russo.

Una Pubblica Accusa britannica ha dichiarato questa settimana che Putin fu quello che probabilmente ha ordinato l'assassinio di Litvinenko a Londra, circa 10 anni fa. Tuttavia l'asserzione prevista e insinuata nell'opinione pubblica è evidente: "Putin è l'assassino".


Cosa ha dichiarato il Ministero degli Esteri Russo


L'irrisoria informativa britannica era del tutto prevedibile. Si tratta di un tentativo flagrante di politicizzazione di un procedimento penale che è del tutto evidente, e risulta quasi mortificante nel suo tentativo goffo e maldestro. L'indagine era stata ordinata dal Governo britannico nell'Ottobre del 2014 ed è qualsiasi cosa meno che "pubblica". Si basa su prove segrete presentate a porta chiusa da elementi dell'intelligence britannico in forma anonima. Non si presenta alcuna prova verificabile da un tribunale legalmente costituito. Si basa totalmente su "circostanze" ed indizi, che sono soggettivi, riferiti ad un giudice britannico in precedenza stabilito privatamente, ma a cui dopo viene data la massima esposizione mediatica da tutti i giornali e TV per difendere le sue "scoperte". Chiamare questa una decisione giudiziale equivale ad una farsa ed un insulto all'intelligenza del pubblico.

Tuttavia dopo l'annuncio della chiusura delle indagini e delle "conclusioni", il Governo Britannico ha immediatamente censurato la Russia su quella che viene definita una "flagrante ed inaccettabile violazione del diritto internazionale". Non solo si tratta della tipica arroganza britannica, ma anche di un pericoloso abuso, molto imprudente per utilizzare discutibili procedimenti legali contro un paese in un disegno azzardato di giurisdizione politica.

Commenta: Per saperne di più su caso Litvinenko consigliamo al lettore di leggere i seguenti articoli (in inglese) scritti da Joe Quinn, editore di Sott.net:

Litvinenko - By Way Of Deception
Litvinenko And The Apartheid State Of Israel

Guardate anche il seguente reportage di RT sulle ultime rivelazioni sul Caso Litvinenko:


Dove il padre di Alexander Litvinenko, che ora vive in Italia, ha chiesto pubblicamente scusa a Putin per aver creduto alla propaganda creata dall'intelligence britannica, l'MI6 e agli stessi oligarchi che hanno costruito la falsa storia che Putin fosse il mandante dell'assassinio di suo figlio.


Stormtrooper

L'Ucraina ha trasferito nel Donbass i mercenari polacchi

mercenari polacchi
© flickr.com/ U.S. Army Europe Images

Secondo il rappresentante della milizia del popolo della Repubblica di Lugansk, i mercenari si spostano su quattro veicoli con la scritta "sciacalli" e l'immagine di una zampa di lupo.


Il vice comandante dello stato maggiore delle milizie della Repubblica popolare di Donetsk Eduard Basurin, in precedenza, aveva detto ai giornalisti che a Mariupol, nella regione di Donetsk, era stata registrata la presenza di circa 150 "soldati" polacchi.
"Nella zona di Novoaydarsky è stato segnalato l'arrivo di almeno 40 mercenari polacchi, che si muovono su quattro vetture Toyota Tundra", ha detto Yaschenko.
Egli ha raccontato che tutte le auto dei mercenari hanno segni caratteristici come la raffigurazione di una zampa di lupo e le parole "sciacalli", e sulla divisa galloni composti da strisce bianche e rosse senza iscrizioni.
"Pertanto, sulla base del pieno sostegno dei protettori occidentali, Kiev non è intenzionata a risolvere il conflitto pacificamente, accusandoci di aver violato gli accordi di Minsk, così come delle aggiunte sull'immediato cessate il fuoco dalla mezzanotte del 14 gennaio," ha detto Yaschenko.

War Whore

Le bombe USA che sostengono il terrorismo

Sauron and Saruman
© AP Photo/ Charles Dharapak

L'esito di un anno di raid americani sui paesi musulmani a caccia dei terroristi dell'ISIS è un nulla di fatto. Tante bombe lanciate e poi gli attentati di Parigi e Istanbul rivelano che nulla è cambiato.


Il 12 gennaio un terrorista suicida si è fatto esplodere nel centro di Istanbul uccidendo 10 persone e ferendone altre 15. Un'altra volta ancora la Turchia è rimasta vittima della spirale di violenza e sangue. Espressioni come "un attacco malizioso" ed un "atto flagrante" usate nei titoli hanno ormai perso il loro effetto sulla gente. Due frasi nel messaggio sono particolarmente significative: "L'attentato di oggi è causato dal vuoto in Siria" e "la maggiore fonte di terrorismo è la guerra civile in Siria". Queste affermazioni non si possono discutere, ma restano i punti interrogativi.

Quali forze e quali paesi hanno causato il vuoto in Siria? Qual'era la posizione del governo turco mentre questo avveniva? Il governo turco insieme alle potenze occidentali ha contribuito alla guerra? Se potessimo tornare indietro nel tempo, appoggeremmo comunque l'opposizione in Siria? Queste domande vennero poste già a suo tempo, quando il governo ricevette delle interrogazioni in merito. Le atrocità dei terroristi non aiutano a trovare una risposta e seminano soltanto più odio.

Gli USA hanno sganciato 23 144 bombe in sei paesi musulmani nel 2015. Questi paesi sono Iraq, Siria, Afghanistan, Yemen, Somalia e Pakistan.

Qual'è il risultato? 25 mila militanti del Daesh uccisi negli ultimi 17 mesi. La CIA riporta che nel 2014 in totale c'erano 30 mila militanti. Il numero è ancora 30 mila. Non cambia mani. E' risaputo che i Talebani stanno crescendo e guadagnano potere in Afghanistan. Qual'è allora lo scopo dei bombardamenti degli USA se il terrorismo continua a crescere?


Articolo originale
pubblicato sul sito What they Say About USA

Sherlock

I nove punti che non tornano nelle accuse a Putin sul caso Litvinenko

caso Litvinenko
di Eugenio Cipolla

L'operazione per uccidere Aleksandr Litvinenko venne "probabilmente autorizzata" dal presidente russo Vladimir Putin. Stamattina Londra ha scagliato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, rendendo note le conclusione dell'inchiesta pubblica britannica sulla morte per avvelenamento dell'ex agente del Kgb, avvenuta il 23 novembre del 2006 nella capitale inglese. Nel rapporto di 300 pagine, curato dal giudice Robert Owen, si legge che con "forte probabilità" Andrei Lugovoi e Dmitri Kotvun, accusati di essere gli assassini di Litvinenko, abbiano portato a termine la propria missione per conto dell'FSB, il servizio segreto russo. I due avrebbero agito sotto la direzione dell'allora direttore Nikolai Patrushev e, per l'appunto, del presidente russo Vladimir Putin. Insomma, il polonio 210 utilizzato al Millennium Hotel di Mayfair, nel cuore della city, proverrebbe direttamente dalle segrete stanze del Cremlino.

Usiamo sempre il condizionale perché, nonostante si parli di chiusura dell'inchiesta, i giudici britannici non sono riusciti a provare con certezza le responsabilità della leadership russa, sollevando il sospetto di un rapporto costruito ad arte per far più rumore sui media che non nella aule di qualche tribunale. D'altronde la tempistica è davvero impressionante. I media inglesi rendono pubblica la notizia, che rimbalza in tutti i principali networks del mondo. Qualche minuto dopo è la vedova Litvinenko a parlare: «Certamente sono molto soddisfatta che le parole pronunciate in letto di morte da mio marito siano state provate vere in una Corte inglese con i più alti standard di indipendenza», ha affermato. «Ora è il momento di David Cameron. Chiedo immediatamente che vengano imposte sanzioni economiche mirate e divieti di viaggio a diverse persone legate alla Russia».

Poi è toccato al governo britannico, il quale ha deciso di convocare immediatamente l'ambasciatore russo a Londra. «Convocheremo l'ambasciatore russo a Londra al ministero degli Esteri, dove esprimeremo la nostra profonda insoddisfazione per l'incapacità della Russia di cooperare e di fornire risposte soddisfacenti», ha annunciato Theresa May, ministro dell'Interno britannico. Secondo una portavoce di David Cameron, citata da EFE, le conclusioni dell'inchiesta sono «estremamente preoccupanti. Non è la maniera di comportarsi per nessuno Stato, tanto meno per uno membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

Commenta: Per saperne di più su caso Litvinenko consigliamo al lettore di leggere i seguenti articoli(in inglese) scritti da Joe Quinn, editore di Sott.net:

Litvinenko - By Way Of Deception
Litvinenko And The Apartheid State Of Israel

Guardate anche il seguente reportage di RT sulle ultime rivelazioni sul Caso Litvinenko:




Light Sabers

Nella casa dei Saud volano i coltelli (non è una metafora)

principe arabia saudita
© AFP 2016/ ALAIN JOCARD

Il principe della Corona Mohammed bin Nayef, attualmente ministro dell'interno, ha tenuto colloqui segreti con i capi tribali del paese per prevenire la salita al trono del principino "impulsivo" Mohammed bin Salman, il favorito figlioletto del regnante Salman, 29 anni.


E' quanto ha rivelato "un importante attivista dei media saudita" all'agenzia persiana Fars. Bin Nayef, 56 anni, ha cominciato a prendere i contatti con i capi delle kabile avendo saputo che il re saudita avrebbe deciso di lasciare il trono al suo viziatissimo Bin Salman.
Già il paparino — che soffre di demenza — ha nominato costui vice-primo ministro nonché ministro della difesa; il favorito giovanotto, per diventare principe ereditario al posto dell'odiato zio Bin Nayef, ha messo in atto uno sfrenato attivismo politico: ha scatenato la guerra in Yemen, ha decapitato il rispettato sceicco Nimr al-Nimr insieme ad altri 46 per rompere di brutto con Teheran (la bestia nera della Casa), ha intrapreso il ribasso del greggio per distruggere l'Iran e Putin (e gli americani) in quanto concorrenti, profonde mezzi per i jihadisti dell'ISIS (Daesh) per distruggere Assad e l'Iraq; in queste imprese ha rovinato le finanze della monarchia wahabita, ma — pare acquistato un certo favore popolare.
E' sempre stato lui che, secondo credibili voci, il 25 settembre scorso provocò l'immane calca con strage di La Mecca, avendo deciso di passare con il suo convoglio di centinaia di limousines e la sua modesta scorta di 200 soldati e 150 poliziotti, ordinò di chiudere due delle tre corsie in uso ai pellegrini per la cerimonia della lapidazione di Satana: da 700 a 4 mila morti, secondo le stime variabili, della folla spinta di lato e accalcata in uno spazio minimo, senza via d'uscita.

Insomma, un tipo da far sembrare il dittatore nord-coreano Kim Jong Un, al confronto, un posato statista. Non è dunque strano che i principe ereditario Bin Nayef, 56 anni, avendo deciso di sbarrare il passo alle ambizioni del nipote, abbia preso accurate precauzioni: cambia d'improvviso percorsi e incontri programmati, metodi e composizione delle sue guardie del corpo; di rado visita la reggia; ancor più di rado dorme nei suoi (numerosi) palazzi, ma sta piuttosto nella magione del padre, situata in un'isola del Mar rosso, debitamente fortificata e molto munita di personale. Si sposta per lo più in elicottero e senza preavviso; se deve spostarsi su strada, si fa' accompagnare da autoblindo e un'ottantina di fedelissimi armati. Passa il tempo ad ascoltare e telefonate della reggia, che gli vengono debitamente intercettate (è ministro dell'Interno, dopotutto). E fa' bene, perché i principi rivali che aspirano a occupare il suo posto sono più d'uno. E'una bella famiglia, casa Saud; volano i coltelli, e non è una metafora.

Bin Nayef del resto è principe ereditario solo da aprile, quando il re Salman, appena salito al trono, ha licenziato il principe ereditario del precedente re, Muqrin bin 'Abd al-'Aziz Al Sa'ud (70 anni), suo mezzo fratello (ma figlio di una yemenita), nominando suo successore (quando Allah vorrà) appunto Mohamed bin Nayef, nipote diretto del fondatore della dinastia, Ibn Saud.

USA

Il Meglio del Web: Il Governo USA: La più completa organizzazione criminale mai apparsa nella Storia

us government

di Paul Craig Roberts


Unico tra le Nazioni della terra, il Governo degli Stati Uniti insiste nel sostenere che le proprie leggi e le proprie direttive debbano avere un carattere prioritario rispetto alla sovranità delle altre Nazioni. Washington sostiene il potere dei tribunali degli Stati Uniti nei confronti dei cittadini stranieri e rivendica la giurisdizione extraterritoriale dei tribunali USA su attività estere che Washington o gruppi di interesse americani non approvano. Forse la peggiore dimostrazione del disprezzo che Washington ostenta per la sovranità degli altri Paesi è quella di aver dimostrato il potere degli USA su cittadini stranieri basato esclusivamente su accuse pretestuose di terrorismo, prive di qualsiasi evidenza.

Vediamo alcuni esempi.

Washington prima costrinse il governo svizzero a violare le proprie leggi bancarie, poi costrinse la Svizzera ad abrogare le proprie leggi sul segreto bancario. Si presume che la Svizzera sia un paese democratico, ma le leggi di quel Paese sono decise a Washington da persone non elette dai cittadini svizzeri per rappresentare i loro interessi.

Consideriamo lo "scandalo del calcio" che Washington ha architettato, a quanto pare, allo scopo di imbarazzare la Russia. La sede del calcio internazionale è la Svizzera, ma questo non ha impedito a Washington di inviare agenti dell'FBI in Svizzera per arrestare alcuni cittadini svizzeri. Provate ad immaginare la Svizzera che invia i propri agenti federali negli Stati Uniti per arrestare cittadini americani.

Si consideri poi la multa di 9 miliardi di dollari che Washington ha appioppato ad una banca francese per non aver ottemperato pienamente alle sanzioni USA contro l'Iran. Questa asserzione del controllo di Washington su un istituto finanziario estero è ancor più incredibilmente illegale in considerazione del fatto che le sanzioni imposte all'Iran da parte di Washington, con la richiesta che altri paesi sovrani vi aderiscano, sono esse stesse totalmente illegali. Infatti, questo è un caso di triplice illegalità, dato che le sanzioni sono state imposte sulla base di accuse inventate e menzognere.

Oppure consideriamo quando Washington impose la sua autorità facendo pressione sul contratto tra un costruttore navale francese ed il governo russo, costringendo la società francese a violare il contratto con perdite di miliardi di dollari per la società stessa e di un gran numero di posti di lavoro per l'economia francese. Questo è stato parte di un piano con cui Washington voleva dare ai russi una lezione per non aver seguito i suoi ordini in Crimea.

Provate ad immaginare un mondo in cui ogni paese imponga l'extraterritorialità delle proprie leggi. Il pianeta sarebbe nel caos permanente con il PIL mondiale sospeso in battaglie legali e militari. I neocon di Washington sostengono che la Storia ha prescelto l'America per esercitare la sua egemonia sul mondo (il paese "eccezionale"), di conseguenza nessun'altra legge è rilevante. Conta solamente la volontà di Washington.

Better Earth

Il Giappone apre al ritorno della Russia nel G8. Chi è isolato ora?

abe e putin

Un dialogo appropriato con la Rusisa e con il presidente Putin è importantissimo. Il premier giapponese Abe


Una delle grandi ironie della politica estera dell'amministrazione Obama è che Washington ha iniziato il 2009 con l'idea di normalizzare i rapporti gelidi con la Russia e ha concluso il 2015 con la peggiore dinamica USA-Russia dai tempi della guerra fredda.

A dire il vero, non è tutta colpa di Washington - ma la maggior parte.

Naturalmente la comunità internazionale, probabilmente avrebbe dovuto frenare il suo entusiasmo sin dall'inizio, dal momento in cui l'intero sforzo ha preso il via con un inizio piuttosto infausto quando l'allora segretario di Stato Hillary Clinton ha regalato a Sergei Lavrov un grosso pulsante rosso che avrebbe dovuto simboleggiare il "reset" (un cenno al "reset" dei rapporti tra Washington e Mosca).in realtà, la traduzione russa di «reset» stampata sul bottone, «peregruzka», era sbagliata e in russo significa "sovraccarico".

reset