Maestri BurattinaiS


War Whore

Turchia. Erdogan ci riprova e accusa di nuovo Mosca di violazioni dello spazio aereo

su24 aerial refueling

La tensione torna alle stelle tra Ankara e Mosca dopo che il presidente turco Erdogan ha accusato ancora una volta la Russia, a poco più di due mesi dall'abbattimento del Su-34 da parte dei turchi, di aver nuovamente violato lo spazio aereo della Turchia. Il Cremlino però nega le accuse di Ankara, accusata di adottare una becera propaganda forte dell'appoggio della Nato.


Ci risiamo. La Turchia ha di nuovo alzato i toni contro la Russia, forte probabilmente dell'appoggio incondizionato che ha da parte della Nato e anche dell'Unione Europea dal momento che la Turchia rappresenta un alleato importante per il contenimento dei rifugiati siriani e non solo. Tutti ricordano molto bene l'incidente avvenuto poco più di due mesi fa al confine tra Siria e Turchia, quando i turchi hanno abbattuto un jet Su-34 russo accusato di aver sconfinato nello spazio territoriale turco e di non aver risposto a ripetuti avvertimenti.

Ovviamente Mosca sosteneva che in quell'occasione il jet non si trovava assolutamente nello spazio aereo turco e non caso Putin aveva reagito con nervosismo all'azione di Erdogan, accusandolo di intrattenere rapporti con lo Stato Islamico in Siria e Iraq per motivi economici e non solo. La reazione russa fu durissima e Putin varò delle sanzioni contro il governo turco, peraltro alle prese con il problema interno del terrorismo islamico e dei curdi. Ora la tensione torna alle stelle e il copione è lo stesso: Erdogan accusa la Russia di aver violato nuovamente lo spazio aereo turco, ma il Cremlino nega ancora una volta ogni addebito. A questo proposito il presidente Erdogan ha accusato la Russia di voler tentare di creare una escalation di tensione nella regione, ma a chi credere? Che motivo potrebbe avere Mosca di violare lo spazio aereo turco in modo così da dare un pretesto ad Ankara e alla Nato per addossare ogni colpa sulla Russia? Difficile a dirsi, anche perchè tra pochi giorni proprio russi e turchi si troveranno negli opposti schieramenti dei colloqui Onu sulla Siria iniziati a Ginevra.

Erdogan ha quindi chiesto un incontro ufficiale a Putin dopo che ieri sera era stato convocato l'ambasciatore russo ad Ankara, ma la sensazione è che il presidente russo non abbia alcuna intenzione di incontrare il Sultano Erdogan, l'uomo con cui si schiera la Nato a priori nonostante in Turchia sia in atto ormai da mesi una spietata repressione di ogni dissenso interno e della minoranza curda, il tutto nel totale silenzio dei media che definiscono Assad un dittatore mentre continuano a dipingere Erdogan solo come un "leader autoritario", quando ormai il presidente turco è il padrone incontrastato della vita pubblica turca, al punto che i giornalisti che fanno il loro lavoro e pubblicano inchieste scomode sui rapporti tra Ankara e l'Isis vengono arrestato con l'accusa di ergastolo.

Георгиевская ленточка

Putin: Ecco cosa penso del Comunismo

putin critica il comunismo
A margine della partecipazione al Congresso del Fronte Popolare Russo, il Presidente Putin è tornato su di una sua battuta di alcuni giorni fa a proposito del ruolo di Vladimir Il'ic Lenin nella storia russa. A differenza della prima uscita, quella di ieri è esaustiva ed articolata. Farà sicuramente discutere, motivo per il quale abbiamo deciso di sottoporla ai nostri lettori.
Per quanto riguarda la sepoltura ed altre questioni del genere, sapete, credo che dovremmo essere molto cauti su questi argomenti, e non dovremmo compiere passi che dividerebbero la nostra società. Abbiamo bisogno di unità. E' questo che conta.

Volendo valutare la breve discussione che abbiamo avuto al Consiglio per le Scienze e l'Educazione
(occasione nella quale Putin aveva dichiarato "E' giusto, certamente, governare le correnti col pensiero, solo bisogna che poi il pensiero ci guidi nella direzione giusta. Il che non è successo a Vladimir Il'ic (Lenin). Perché in ultima analisi, questo pensiero ha condotto al collasso dell'Unione Sovietica, ecco a cosa ha condotto. Vi erano molte idee, come concedere autonomia alle regioni, che hanno rappresentato una bomba nucleare piazzata sotto l'edificio chiamato Russia, bomba che in seguito è esplosa. Ed anche l'idea della "rivoluzione mondiale" non ci serviva." N.d.T.) qual è il centro del problema? In generale, se volete la mia opinione, sapete che come milioni di cittadini sovietici (più di 20 milioni) io ero un membro del PCUS (Partito Comunista dell'Unione Sovietica), e non semplicemente un membro: per quasi 20 anni ho lavorato per l'organizzazione chiamata Comitato per la Sicurezza dell'Unione Sovietica (KGB). Questa organizzazione deriva dalla Cheka (Commissione Straordinaria di Contrasto della Contro Rivoluzione e del Sabotaggio), successivamente chiamata l'unità armata del Partito. Se, per qualche ragione, una persona lasciava il Partito Comunista, veniva immediatamente licenziata dal KGB. Io non mi sono iscritto al Partito semplicemente per obbligo, sebbene non possa dire di essere stato un comunista tanto fervente, ma avevo un grande riguardo per tutta la faccenda. A differenza di molti, io non ero funzionario del Partito: ero un semplice militante. E a differenza di molti funzionari, non ho stracciato la tessera, non l'ho bruciata. Oggi non voglio criticare nessuno, le persone erano mosse da diversi intenti e questi sono affari loro. Il Partito Comunista dell'Unione Sovietica cadde. La mia tessera esiste ancora, da qualche parte. Le idee comuniste e socialiste mi sono sempre piaciute. Se consideriamo il Manuale del Costruttore del Comunismo, che era largamente diffuso in Unione Sovietica, beh, assomiglia molto alla Bibbia. Non è uno scherzo, era effettivamente un estratto della Bibbia, affermava bei principi: la giustizia, la fratellanze, la felicità. In ogni caso, l'applicazione pratica di queste idee in questo paese non ha avuto molto in comune con ciò di cui parlavano i socialisti utopistici tipo Saint Simen e Owen. Questo paese assomigliava poco alla loro Città del Sole.

Bullseye

La pace in Siria verrà decisa sul campo di battaglia, non a Vienna

carro armato Siria

di Toni Cartalucci


Oltre a combattere l'auto-proclamato "Stato Islamico", l'Occidente cerca una "transizione politica", il ché significa che in realtà, esattamente come aveva cercato di fare sin dal 2011 e ancora prima, l'Occidente si aspetta ancora che l'attuale presidente siriano Bashar al-Assad si ritiri, e che un regime fancioccio, più affine ai gusti occidentali, sia installato al suo posto.

E mentre l'Occidente dichiara, come parte del "trattato di pace", di cercare di porre fine allo Stato Islamico, esso non fa alcuna menzione degli stati che sponsorizzano la sua esistenza, tra i quali, per coincidenza, figura lo stesso Occidente.

La Siria vorrebbe la distruzione di tutti i gruppi armati, anche di quelli che l'Occidente ancora si sforza di presentare come non affiliati ad Al Qaida. Ha accettato le elezioni, confidando che il popolo siriano rimetterà il presidente Assad di nuovo al potere, esattamente come già fece nel 2014. Sapendo che il presidente Assad avrebbe vinto facilmente qualsiasi elezione futura, l'Occidente è stato inflessibile nel rimuoverlo dal processo per livellare le probabilità a favore di candidati da loro appoggiati, minando così la stessa premessa che l'insurrezione avesse qualcosa a che fare con la "democrazia" o che, in primis, ubbidisse alla volontà del popolo siriano.

Il "trattato di pace", malgrado gli ottimistici titoli diffusi in Occidente riguardo un "accordo unanime" tra le nazioni, si rivela come un altro fallimento dell'Occidente di riportare sul palcoscenico mondiale la propria narrazione del conflitto siriano.

Nella realtà il "trattato di pace" non è per niente un trattato. Quello che rimane è la stessa battaglia intrapresa dal 2011, ed è sul campo di battaglia che il destino della Siria sarà davvero deciso.


La pace solo dopo la guerra


L'Occidente, e gli Stati Uniti in particolare, hanno ultimamente cercato di adottare un tono più conciliatorio. Il Segretario di Stato degli USA, John Kerry, pur senza affermare in realtà nulla del genere, ha cercato di convincere il mondo che il "cambio di regime" non fosse più nei piani. Naturalmente a queste dichiarazione si accompagna ancora la speranza americana che il presidente Assad si ritirerà. Ma anche mentre gli USA adottano questo nuovo tono, i loro alleati regionali, e più specificatamente la Turchia, Israele e l'Arabia Saudita, hanno nuovamente aumentato le provocazioni, sia contro la Siria che contro la Russia, nel tentativo di ampliare una guerra che si sta ora volgendo in favore di Damasco.

Cut

Europa, faccia a faccia tra Renzi e la Merkel

merkel e renzi

L'Unione Europea sta attraversando l'ennesima fase di crisi. A tenere banco il progetto di unione bancaria, la questione migranti e la crisi dell'impianto di Schengen. Già da qualche mese, alcuni paesi dell'Unione hanno sospeso provvisoriamente la libera circolazione e reintrodotto i controlli alle frontiere
. Ora la situazione resta caotica, soprattutto perché il flusso di immigrazione proveniente dal medio oriente non sembra diminuire. Non sono bastati i 3 miliardi di euro donati alla Turchia di Erdogan a limitarne gli arrivi.

Ancora un volta la Grecia si ritrova in difficoltà, ancora una volta gli Stati del Nord le puntano il dito contro, avvertendo che è in osservazione e deve "fare i suoi compiti" (parole di Thomas de Maiziere, ministro dell'Interno tedesco). La sparata della settimana è quella di voler escludere la Grecia da Schengen se non riuscirà a tenere sotto controllo le sue frontiere e gestire l'emergenza migranti. Più plausibile la possibilità di ricorrere all'articolo 26 del codice per prolungare di altri 2 anni i controlli alle frontiere che vengono già effettuati in Francia, Austria, Svezia, Croazia, Danimarca e Germania.

La Germania appunto. Quella della Merkel che apriva ai profughi siriani, gesto interpretato come un grande atto politico "nel solco della migliore tradizione europea". Ma che ripristina i controlli alle frontiere e continua a bacchettare i mediterranei - cose, con buona pace dei sentimentalisti, entrambe popolarissime tra i tedeschi che amano il rispetto delle regole, sia quando si deve garantire asilo ai profughi in punta di diritto, sia quando si deve impedire l'afflusso incontrollato di migranti -. In questo ennesimo valzer, di rimpalli di responsabilità, veti incrociati, accuse e più o meno velate minacce, che si risolveranno plausibilmente nell'ennesimo compromesso tampone, che rimanderà la soluzione dei problemi a data da destinarsi, l'Italia gioca un ruolo da comprimario, anche per colpa delle ultime incomprensioni con le istituzioni comunitarie.

Non appena, infatti, Matteo Renzi prova ad alzare la testa, un attimo, giusto per chiedere spiegazioni, per ricordare che anche l'Italia è un pezzo d'Europa, viene subito zittito e rimproverato dal burocrate europeo di turno. L'ultimo in ordine di tempo, ma non d'importanza, è stato Junker. Il presidente della Commissione, con un debole per i gin tonic, che giustamente vuole rivendicare almeno la flessibilità e il piano europeo degli investimenti - che ha stanziato, nel 2015, 21 miliardi in un fondo europeo per gli investimenti che dovrebbero lievitare a 315 entro il 2017 grazie ad un effetto moltiplicatore - , quattro spiccioli del tutto insufficienti ad affrontare le perdite subite in questi anni di recessione.

Bad Guys

Il Meglio del Web: La Germania e l'ONU contro la Siria

Merkel e PM turco


di Thierry Meyssan


I neoconservatori e i falchi liberal che hanno a lungo preparato - a partire dal 2001 - la guerra contro la Siria, si sono appoggiati a partire dal 2005 su svariati stati della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Se si conosce il ruolo giocato dal generale David Petraeus nel lanciare e proseguire la guerra fino ad oggi, due personalità -Jeffrey Feltman (numero 2 dell'ONU) e Volker Perthes (direttore del principale think tank tedesco) - sono rimaste nell'ombra. Insieme con il sostegno di Berlino, hanno usato e continuano a manipolare le Nazioni Unite a per distruggere la Siria.

Nel 2005, quando Jeffrey Feltman, allora ambasciatore americano a Beirut, sovrintese all'assassinio di Hariri, si appoggiò alla Germania, sia per l'omicidio in sé (Berlino fornì l'arma) [1] sia per la Commissione dell'ONU incaricata di accusare i presidenti Assad e Lahoud (il procuratore Detlev Mehlis, il commissario di polizia Gerhard Lehmann e la loro squadra). La campagna internazionale contro i due presidenti fu in particolare animata dal politlogo tedesco Volker Perthes [2].

Volker Perthes ha studiato la Siria nel quadro di una borsa di ricerca tedesca, a Damasco, nel 1986-87. Poi ha condotto una carriera di professore di scienze politiche in Germania, tranne che nel periodo 1991-93, durante il quale ha insegnato presso l'Università americana di Beirut. Dal 2005 è il direttore del Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), il principale think tank pubblico tedesco, che impiega più di 130 specialisti, di cui metà sono universitari. Con contro, quando Feltman organizzò l'attacco israeliano contro il Libano nel 2006, coinvolse soltanto gli Stati Uniti, mentre sperava nella sconfitta di Hezbollah e nel fatto che la Siria sarebbe venuta in aiuto di Beirut, offrendo con ciò un pretesto per un intervento USA. In definitiva Berlino si accontentò di inviare la sua marina militare a partecipare alla forza delle Nazioni Unite (UNIFIL).

Volker Perthes CIA dude
L’accademico tedesco Volker Perthes, uomo della CIA
È stato durante la riunione annuale, che si è tenuta dal 5 all'8 giugno 2008 - cinque anni prima della dalla guerra - che il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha presentato al Gruppo Bilderberg la necessità di rovesciare il governo siriano. Per far questo, era accompagnata dalla direttrice dell'Arab Reform Initiative [3], Bassma Kodmani (futura fondatrice del Consiglio nazionale siriano), e del direttore del pensatoio SWP, Volker Perthes. Il Gruppo Bilderberg è un'iniziativa della NATO che ne assicura direttamente la sicurezza [4]. Secondo un cablogramma rivelato da Wikileaks, Volker Perthes consigliava la Rice contro l'Iran. Secondo lui, era pericoloso lanciare un'operazione militare, con conseguenze regionali imprevedibili. Era invece più efficace sabotare la sua economia. I consigli di Volker Perthes furono seguiti, nel 2010, con l'operazione di distruzione del software degli impianti nucleari iraniani tramite il virus Stuxnet. [5] Nel marzo 2011, Volker Perthes pubblicò un editoriale libero sul New York Times per deridere il discorso del Presidente Assad alla Camera del Popolo, nel corso del quale aveva denunciato una "cospirazione" contro la Siria [6]. A suo avviso, la "rivoluzione" era in marcia in Siria e il presidente doveva andarsene.

A metà del 2011, il governo tedesco ha realizzato l'ascesa al potere della Fratellanza Musulmana in Tunisia e in Egitto. Si rammenta che ospitava, su richiesta della CIA, il coordinamento internazionale della Fratellanza ad Aquisgrana. Berlino decise quindi di sostenere i Fratelli ovunque essi fossero arrivati al potere, con l'eccezione di Hamas in Palestina in modo da non ostacolare Israele. Sotto l'influenza di Volker Perthes, il ministero degli Esteri tedesco - all'epoca retto da Guido Westerwelle - si persuase che i Fratelli non fossero «islamisti», bensì «orientati dall'Islam». Creò una cellula per il dialogo con i movimenti «islamisti moderati» (sic) e una Task Force per la Siria. Perthes, nel frattempo, a luglio organizzò presso il ministero il ricevimento di una delegazione dell'opposizione siriana, guidata dal Fratello Radwan Ziadeh.

Cult

Continua la campagna mediatica occidentale contro Putin

stop russian aggression

Continua la campagna mediatica occidentale per diffamare il Presidente russo Vladimir Putin. Una campagna diretta da Washington e Londra che si giova di un poderoso apparato mediatico e della complicità' dei governi degli USA e del Regno Unito.
Non si è' spento ancora l'eco delle accuse mosse a Putin di essere il mandante dell'omicidio dell'ex agente russo Aleksandr Litvinenko, sulla base di indizi precostituiti dalle autorità britanniche, che gia' iniziano nuove accuse, in questo caso di "corruzione" lanciate dagli USA.

Secondo l'ultima informativa, resa pubblica dal Dipartimento del Tesoro USA, Putin sarebbe un corrotto in quanto "il presidente Putin fa arricchire i suoi amici ed alleati a lui vicini utilizzando fondi statali mentre al contrario fa emarginare coloro che non gli sono amici". Una accusa molto generica come si vede ma pronunciata da un tal Adam Szubin, sottosegratario per il terrorismo e per le finanze internazionali, nel corso di una intervista alla BBC, il quale ha aggiunto che, secondo la CIA ed indagini di "esperti" russi, la ricchezza di Putin ammonterebbe a 40.000 milioni di dollari, mentre il suo stipendio ufficiale sarebbe di 110.000 dollari all'anno. Naturalmente questo funzionario USA afferma che Putin utilizzerebbe "metodi raffinati" per ocultare la sua vera ricchezza, come una impresa fantasma, società immobiliari e tecniche di riciclaggio di denaro. Vedi: La casa Bianca non smentisce le accuse di Adam Szubin

Tutte queste accuse risultano piuttosto esilaranti considerato che provengono da un paese dove i candidati alla presidenza degli Stati Uniti sono tutti miliardari che vengono finanziati dalle grandi corporations di Wall Street e, come nel caso accertato di Hilary Clinton, ricevono centinaia di milioni di dollari dall'Arabia Saudita, alla loro fondazione, senza che questo costituisca scandalo o sia oggetto di indagini. Senza parlare degli enormi finanziamenti che i membri del Congresso USA ricevono dalla Lobby dell'apparato industriale militare per seminare guerre intorno al mondo che fanno arricchire i profitti delle mega industrie degli armamenti USA come la Lockheed Martin, la Boeing, la Northrop Grumman, la General Dynamics, ecc..

Più comodo e più agevole occuparsi di presunti "arricchimenti" e corruzione dei nemici degli interessi degli Stati Uniti. Sembra scontato che a breve termine appariranno accuse sui media occidentali secondo cui Putin, in privato, picchia e maltratta la moglie e da ultimo, gli stessi media sembra che stiano preparando "clamorose rivelazioni" con cui sosterranno che Putin sia un pedofilo.

Dominoes

Cambia l'ordine mondiale: Cina minaccia sanzioni economiche agli Usa

porto commerciale cina
© forbes

Gli Stati Uniti dal 2010 al 2015 avevano imposto il divieto assoluto di commercio con l'Iran applicando delle sanzioni così stringenti che imponenvano a ogni stato di scegliere, come vincolo assoluto, di commerciare con Teheran o Washington.


Ora la Cina sta considerando di prendere lo stesso tipo di azioni contro gli Usa.

Con il crollo dei prezzi del petrolio, la Cina sta pensando ad una strategia che potrebbe mettere Stati Uniti e suoi alleati in una situazione molto complicata, sulla difensiva e sulla necessità di proteggere le loro aziende. Lo scrive Reuters.

Pechino, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa, starebbe riflettendo sul modificare radicalmente uno dei suoi pilastri di politica estera. Fino ad oggi la Cina aveva sempre considerato illegale imporre sanzioni unilaterali se non varate dal Consiglio di Sicurezza.

Ma la guerra è guerra, soprattutto quella valutaria. E, come ci ricorda la iena delle iene nella speculazione finanziara, George Soros, in tutte le sue ultime interviste, Pechino deve ora prendere le contromisure e sta analizzando la possibilità di forzare società statunitensi a scegliere tra la vendita di armi a Taiwan o l'accesso ai mercati cinesi.

La decisione cambierebbe totalmente lo scenario della politica internazionale se considerate che le aziende leader in diverse aree degli Stati Uniti commerciano almeno il 10 per cento delle loro operazioni in Cina.

Pertanto, Washington dovrebbe iniziare a strategie di difesa di pianificazione e sostenere le loro imprese, in quello che sembra segnare il futuro della sua politica estera.

Carol Gould, esperto finanziario di Press TV, l'asse Iran-Russia-Cina potrebbe presto dare il via ad un nuovo ordine mondiale. "I 17 contratti commerciali stipulati tra l'Iran e la Cina, con un valore stimato di 600.000 milioni di dollari, è di grande importanza. E 'più significativo di quanto possiate immaginare. La Cina ha bisogno di aiuto, perché l'economia del paese si sta sviluppando ad un ritmo rapido."


Fonte
: RT

Star of David

La Liberazione di Sheikh Miskin, una sconfitta per i piani di Israele in Siria

esercito siriano

Poco prima della sconfitta dei terroristi a Sheikh Miskin, il capo di stato maggiore israeliano, Gadi Einkot, aveva utilizzato l'ISIS come una possibile "minaccia" che avrebbe potuto portare Israele ad inviare truppe in Siria.


Tuttavia, la presenza dell'ISIS nella Siria meridionale è praticamente inesistente. Secondo il canale televisivo americano Sky News, l'ISIS si dispiega a Raqqa, Deir Ezzor, Hasaka e Aleppo, cioè nel nord-est della Siria e nelle regioni confinanti con la Turchia ed il Libano, ma non ha una presenza nel sud della Siria, dove agiscono, in particolare, il Fronte al Nusra, braccio di Al Qaeda in Siria e il FSA.

Alla recente conferenza dell'Istituto Nazionale per la sicurezza a Tel Aviv, secondo alcuni partecipanti, Israele avrebbe dovuto aiutare "l'opposizione moderata" e impedire che l'esercito siriano dominasse la regione del sud della Siria, in particolare, i territori situati vicino all'entità sionista e cooperare con l'Arabia Saudita e la Turchia per "espellere l'Iran dalla Siria."

La liberazione di Sheikh Miskin ha significato, tuttavia, una battuta d'arresto per i piani israeliani e una vittoria di grande importanza per l'esercito siriano sul fronte sud della Siria. La battaglia ha provocato la morte di centinaia di terroristi e ha tagliato in due le zone occupate dai terroristi nella provincia di Deraa e le comunicazioni tra di loro ed i membri delle bande armate che operano nella provincia di territori Damasco.

Cult

Cina sicura, la guerra speculativa di Soros vs lo yuan fallirà

soros
© Sputnik. Sergey Guneev

George Soros ha dichiarato guerra allo yuan cinese, ma la sua strategia è destinata a fallire, ha scritto l'organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, il "Quotidiano del Popolo".


Nell'editoriale dal titolo "Dichiarare guerra alla moneta cinese? ahaha", il giornale definisce il miliardario americano, diventato tale grazie al crollo della sterlina inglese nei primi anni '90, "coccodrillo finanziario" e lo accusa "dell'aumento della volatilità dei mercati finanziari già fragili."

Lo scorso anno al Forum Economico di Davos, Soros aveva annunciato di rinunciare alla speculazione finanziaria a favore del "bene politico";
nello stesso anno tuttavia Soros è ritornato ad operare scommettendo sul crollo delle valute asiatiche, ricorda il "Quotidiano del Popolo".
"La sfida lanciata allo yuan e al dollaro di Hong Kong si tradurrà in un fallimento", — predice giornale.
In primo luogo, nonostante il rallentamento (minimo degli 25 anni), l'economia cinese cresce a velocità doppia rispetto all'osannata economia USA; in secondo luogo le forniture delle merci cinesi nel mercato mondiale sono diminuite del 1,8%, ma allo stesso tempo il volume d'affari mondiale è diminuito del 10%; in terzo luogo la Cina prosegue la modernizzazione delle infrastrutture industriali e sviluppa servizi innovativi, sostiene il "Quotidiano del Popolo".
Per quanto riguarda il tasso di cambio dello yuan, il suo declino iniziato nel periodo estivo non è niente rispetto alla crescita mostrata nei precedenti 20 anni: nel 1994 1 dollaro era scambiato con 8,6187 yuan, mentre nel 2014 valeva già 6,1428 yuan, ricorda il giornale.
"Il dollaro può rafforzarsi a lungo contro le valute dei mercati emergenti, ma lo yuan è in grado di opporsi. Il saldo positivo della bilancia commerciale della Cina rimane stabile, mentre l'economia americana soffre della "malattia olandese", — è scritto nel "Quotidiano del Popolo".
Inoltre l'annuncio della guerra di Soros alle valute asiatiche può fungere da motivo per ampliare la cooperazione nella sfera monetaria nella regione e persino portare ad interventi coordinati di difesa sui mercati valutari, si afferma nel giornale.

Lo scorso agosto la Cina ha condotto la svalutazione competitiva della moneta nazionale più grande degli ultimi 25 anni: in 2 giorni lo yuan ha perso il 5%. Dopo una fase laterale, lo yuan ha continuato a scendere e a dicembre ha toccato il minimo degli ultimi 4 anni.

A seguito di questa situazione, la Cina ha per la prima volta nella sua storia registrato una riduzione delle riserve di valuta estera di 513 miliardi di dollari, scese a 3.330 miliardi di dollari.
Gli analisti di "Daiwa Securities" prevedono che lo yuan scenderà fino a 7,5 contro il dollaro entro la fine del 2016.

Megaphone

Ex direttore di "Freedom House" invita a chiudere alcuni media russi, anche Sputnik

sputnik radio show
© Sputnik. Konstantin Chalabov

L'ex direttore dell'americana "Freedom House" ha la propria idea di come rispondere alle azioni della "macchina della propaganda russa". Propone di schedare gli asset dei media russi che ricevono contributi pubblici da Mosca o semplicemente chiuderli.


David Kramer, direttore dell'Istituto "McCain" ed ex direttore dell'organizzazione americana "Freedom House", ha proposto di chiudere il canale RT (Russia Today) e "Sputnik". Lo ha affermato in un'intervista al quotidiano lituano "Veidas".

Rispondendo alla domanda di un giornalista su come affrontare la macchina della propaganda russa, Kramer ha illustrato 2 modi. Nel primo propone di tenere traccia degli asset di media come RT, "Sputnik" ed altri che ricevono contributi da Mosca, o semplicemente chiuderli.
"Non per quello che pubblicano, ma per dove prendono i soldi". Questa misura la chiama "attacco aggressivo".
Il secondo metodo proposto da Kramer è quello di fornire un sostegno finanziario a dei media destinati per il pubblico russo e l'intera regione dell'Europa orientale.
Secondo Kramer, filtrare la "propaganda russa" è facile perchè le azioni della Russia "parlano da sole". In particolare ritiene un "fatto indiscutibile" "l'invasione" dell'Ucraina orientale.