Maestri BurattinaiS


Star of David

Prosegue la "pulizia etnica" attuata dalle autorità di occupazione di Israele

pulizia etnica israele

Costretti a demolire le proprie case e a pagare le spese


Le continue violazioni delle autorità israeliane contro la gente di al-Araqib (un villaggio beduino non riconosciuto nella regione del Negev, a sud della Palestina occupata del 1948) sono senza limiti: non si sono limitati a demolirlo più volte di seguito - le ruspe comunali israeliane l'hanno distrutto per la 95a volta -, ma hanno pure trascinato gli abitanti nei tribunali israeliani per chiedere di pagare le spese di demolizione.

L'attivista palestinese, Aziz al-Araqib, residente nel villaggio, ha rivelato che le autorità israeliane chiedono agli abitanti di pagare 500.000 dollari per i costi di demolizione delle loro case effettuate dai bulldozer israeliani.

Durante un'intervista a Quds Press ha sottolineato che decine di abitanti del villaggio si recano settimanalmente presso la Procura israeliana, nella città di Beersheba, per una denuncia presentata dalle autorità nei loro confronti che chiede le spese di demolizione.

Aziz ha spiegato che il denaro richiesto dal governo israeliano è "solo il costo della prima delle otto demolizioni". Ci si aspetta che l'IOA chieda loro di pagare milioni di shekel per le spese delle 95 demolizioni.

Le famiglie vengono evacuate

L'attivista palestinese ha detto che 22 famiglie vivono nel villaggio di al-Araqib; la maggior parte è composta da bambini e donne che vivono nelle tende, dopo che le forze israeliane hanno demolito le loro case.

Ha sottolineato che le autorità israeliane non sono riuscite a costringere i residenti ad andarsene via, e ha aggiunto: "Le autorità stanno ora ricorrendo ad altri metodi e mezzi per evacuare il villaggio, compreso il perseguirci in tribunale e chiedere i costi delle demolizioni in modo da costringerci ad andarcene".

Ha aggiunto che le autorità israeliane hanno imposto ai residenti del villaggio, bambini compresi, una multa di 50 mila shekel (l'equivalente di 12.500 dollari), per ogni giorno di permanenza nel villaggio di al-Araqib.

La multa era stata inflitta ai residenti del villaggio di al-Araqib nel 2014, con l'accusa di aver "disprezzato i tribunali israeliani" e per la mancata attuazione della sentenza di evacuare. Gli abitanti vanno da un tribunale all'altro dal 2010. Aziz ha detto che i residenti sono accusati di impossessarsi della terra dello stato israeliano senza diritto, e costruire case senza permesso.

Stormtrooper

Sicurezza in Europa orientale, Romania pronta a schierare sistema missilistico Deveselu

base militare nato in romania
© flickr.com/ US Army Corps of Engineers Europe District
Il premier rumeno Ciolos si è detto pronto a rafforzare lo schieramento militare Nato sul territorio di Bucarest. In vista del vertice dell'Alleanza del prossimo luglio, che si terrà a Varsavia, la Romania sta mettendo in campo risorse economiche e militari per adeguarsi agli standard Nato.

Con la posizione di appoggio e condivisione della strategia espansiva della Nato espressa dal premier rumeno, e riportata dalle agenzie di stampa nazionali, il posizionamento dell'Alleanza atlantica in Europa orientale sembra fortificarsi ulteriormente su posizioni tutt'altro che distensive.
"Il potenziamento del nostro sistema militare e difensivo — ha affermato Dacian Ciolos, capo dell'Esecutivo di Bucarest —, non deve essere interpretato, in alcun modo, come volontà di aggredire alcun paese o realtà straniera. Il nostro unico obiettivo è rafforzare la capacità del Patto Atlantico di dissuadere i conflitti, anche sul versante dell'Europa orientale".
Tra le righe del politically correct del premier rumeno è possibile leggere la determinazione della Romania a rappresentare, insieme alla Polonia, il nuovo baluardo difensivo della Nato in Europa, un vero e proprio avamposto in stretto contatto con l'ancora turbolentissima Ucraina attraverso cui marcare da vicinissimo la Russia.
"Le minacce alla sicurezza interna e internazionale — ha proseguito Ciolos —, sono diventate più complesse e ne consegue che il Patto atlantico debba aumentare la propria capacità d'intervento per dissuadere l'insorgenza di conflittualità di sorta, anche nella parte orientale dell'Europa. È ugualmente chiaro che questo contesto necessiti dell'ulteriore rafforzamento della capacità operativa dell'Alleanza. Il nostro paese è pronto a dare il proprio contributo in questa direzione. La Romania — ha concluso —, si sta adoperando per dare un contributo significativo al raggiungimento di questi obiettivi con proposte concrete".
Nelle scorse settimane l'Esecutivo di Bucarest si era impegnato a far migliorare la capacità operativa delle Forze armate nazionali attraverso lo stanziamento di fondi ad hoc.

Megaphone

"Panama Papers e Putin: come il giornalismo ha rinnegato sé stesso

putin
© Sputnik. Grigoriy Sisoev
Il velo della "libera informazione" di cui i media occidentali si coprirono durante la guerra fredda, tutt'ora rimane loro addosso, diventandone simbolo, bandiera.

Fra tutti quello che più ne fa una questione identitaria è il Guardian, uno dei maggiori quotidiani europei e mondiali, ch'io stesso leggo regolarmente e che forse si rivela contenitore delle più interessanti e ben scritte notizie del nostro continente. Giornali come questo sono trainanti per quelli minori o appartenenti a Paesi periferici, in virtù della sua (meritata) autorità. Eppure come ben delineato in questo articolo, questo si traduce in un ruolo guida nella propaganda russofoba in Europa, dove sempre più in questi ultimi anni, l'alternativa putiniana per un mondo multipolare, per un nuovo sistema delle relazioni internazionali più riequilibrato e conseguentemente più rispettoso degli interessi e della sovranità nazionali dei suoi membri (ciò è anche negli interessi della Russia, nessuno afferma che si tratti di pura solidarietà, che questi interessi poi possano essere discutibili è poi altra questione), attrae, complice la carismatica personalità del Presidente russo, intere porzioni della popolazione, le stordisce col suo pragmatismo, vi insinua il germe del dubbio per l'ordine costituito (e le sue "verità"), qualcosa che in Italia si nota più che mai e che purtroppo viene incanalato dalla destra populistica in cerca dell'uomo forte.

Pur venuto meno lo scontro ideologico vero e proprio, rimasto in piedi solo quello geopolitico, la Russia e la sua guida, si dimostrano sempre più un esempio alternativo, un elemento di instabilità interna per i Paesi occidentali, che non possono che rispondere con una continua campagna propagandistica e mendace, che nella guerra in Siria ha dato il meglio di sé, comprendo la voce anche di testimoni diretti come Karim Franceschi. L'ultima operazione in tal senso è quella dei "Panama Papers" documenti diffusi da una inchiesta giornalistica condotta da più di 100 testate in tutto il mondo.

L'inchiesta rivela la pratica del trasferimento di ricchezze nei paradisi fiscali da parte di migliaia di imprenditori, politici e personaggi dello spettacolo di tutto il mondo. Con undici milioni e mezzo di documenti, si tratta probabilmente della più grande fuga di notizie della storia. Qualcosa che in sé non è illegale, come suggerisce La Stampa, vale a dire tenere i soldi in conti offshore può essere legale e la pratica può venire utilizzata per proteggere grandi quantità di denaro, ma la stessa pratica è anche un metodo utilizzato da criminali e politici corrotti per nascondere e riciclare denaro. L'associazione da fare è quindi semplice, invischiare Putin e sottintendere che sia un politico corrotto colpevole di riciclaggio.

G20 in Turchia.
© Sputnik. The press-service of the President of Russian FederationIl presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli USA Barack Obama al summit G20 in Turchia.

Alarm Clock

Il Meglio del Web: Panama Papers e l'"informazione" occidentale. Il padre di Cameron e dirigenti Tory direttamente collegati, ma la stampa inglese scrive solo di Putin

panama papers
© bbc
Panama Papers e l'informazione occidentale. La stampa britannica è completamente impegnata a parlare di quella che Snowden ha definito "la maggiore rivelazione nella storia della corruzione". Ma invece di scrivere del fatto che nella lista compaia il padre del primo ministro inglese David Cameron e di altri membri Tories che hanno portato le loro ricchezze nel paradiso fiscale, sono totalmente concentrati nell'"affaire Putin", anche se il presidente della Federazione russa non sia mai nominato nelle carte.

Nel commentare la fuoriuscita di oltre 11,5 milioni di documenti da parte di uno studio legale di Panama, i media britannici accusano il presidente Vladimir Putin di corruzione, nonostante il presidente russo non compaia in nessuna delle carte.

Ma per fortuna anche dal Regno Unito c'è una piccola sollevazione contro coloro che si autodefiniscono "informazione" di un mondo che si crede "libero".
BBC News (World)
@BBCWorld

The story of the biggest data leak in offshore history #PanamaPapershttps://www.twitter.com/i/moments/716694261480169476 ...

markrowantree ‎@markrowantree

@BBCWorld Funny how the BBC choose to go after Putin when these leaks severely undermine the credibility of inter alia, the City?
22:16 - 3 Apr 2016 · Glasgow, Scotland, United Kingdom

Commenta: Mentre i media si concentrano su di Putin, in realtà è il Regno Unito che ha presumibilmente il maggior numero di rapporti con i paradisi fiscali off-shore. Più della metà delle 300.000 aziende quotate sono registrate nei paradisi fiscali amministrate dall'Inghilterra (Hong Kong in cima alla lista). Poi a seguire ci sono la Svizzera, gli Stati Uniti, Panama, Guatemala, Lussemburgo... Dov'è la Russia?
In un'altra rivelazione sensazionale,viene riportato come i 26 milioni di sterline rubati nella famigerata rapina del 1983 in lingotti d'oro dal deposito di Brink-MAT vicino a Heathrow potrebbero essere stati canalizzati attraverso una società off-shore creata da Mossack Fonseca.
...
Dei funzionari britannici menzionati nella rivelazione, sinora ne sono stati nominati solo tre: la baronessa Pamela Sharples, ex donatore e sostenitore del partito conservatore del miliardario Michael Ashcroft, e l'ex deputato Tory per l'East Hampshire Michael Mates.



Newspaper

Un'amara scoperta per turchi e sauditi: I russi hanno schierato in Siria missili balistici Iskander M, con capacità nucleare

missile iskander
Un complesso di missili tattici con capacità nucleare Iskander-M si è potuto vedere in un video del canale TV russo Star che ha trasmesso un servizio sulla base aerea russsa di Hmeymin in Siria. Nelle immagini si può vedere il sistema di lancio del missile 9P78-1. Il video dava la notizia di come un aereo da trasporto pesante provvedeva a rimpatriare in Russia tre elicotteri da trasporto che si trovavano in tale base. ll sistema si può osservare nel minuto 5 del reportage che si vede nel video sotto al fondo, in una laterale della pista dove va a decollare l'aereo da trasporto militare An-124 Ruslan.

Ufficialmente lo schieramento dei missili Iskander non era stato annunciato in precedenza dalle autorità russe. Per comprendere l'importanza strategica di questi missili, bisogna risalire alle caratteristiche tecniche di quest'arma: L'Iskander (nome in codice NATO SS-26 Stone) è un sistema mobile per missili balistici tattici di nuova generazione, superiore agli altri due analoghi sistemi missilistici russi (Scud-B, Tochka-U) e stranieri (Lance, ATACMS, Pluton, ecc ). Progettato dal Machine Kolomna-Building Design Bureau, l'Iskander è costruito per sopprimere le posizioni di tiro, i sistemi di difesa anti-aerea e anti-missile, gli aerei a terra negli aeroporti, i sistemi di comunicazione e di controllo e le infrastrutture civili. La tecnologia Stealth è impiegata negli Iskander, che li rende invisibili ai radar. L'Iskander esegue manovre evasive ed è immune alle intercettazioni. Può essere lanciato di notte ed è in grado di colpire bersagli mobili con una precisione di 2m. Capace di una velocità massima di 7mila km/h, l'Iskander nella fase terminale del volo si affida ad una guida optoelettronica, compiendo brusche manovre per eludere le difese aeree e rilasciando esche per ingannare i radar nemici. Secondo lo Stato Maggiore russo, il missile è immune alle contromisure elettroniche occidentali ed è ritenuto in grado di sfuggire ai missili terra-aria della contraerea di tutti i paesi della NATO.

Al momento, nessun altro sistema missilistico al mondo vanta una simile serie di capacità. L'Iskander può essere utilizzato in combattimento per 16 ore filate, ed è equivalente alle armi nucleari per le sue potenzialità globali. 'E considerato il missile più avanzato del suo genere. Bisogna aggiungere che l'Iskander, il cui prezzo è inferiore ai cinque milioni di dollari, era stato progettato per scardinare la rete difensiva dello scudo spaziale americano ed è considerato il migliore sistema della sua categoria.

Sappiamo che oltre alla versione "M", i russi hanno sviluppato anche una versione "E" dedicata proprio all'esportazione. A differenza della versione in servizio con l'esercito russo, la "E" possiede una testata non separabile (tipo 9M723K1) e una gittata di 280 km. Una differenza, quest'ultima, puramente concettuale, considerando che l'autonomia può essere estesa con l'aggiunta di un "tender", fino a 415 km.

Vedi: Youtube.com/watch

Brick Wall

Palmira sotterra le ambizioni di Erdogan

erdogan con isis

di Yusuf Fernandez


La sconfitta dell'ISIS a Palmira ha presupposto una dura batosta per l'ISIS, tuttavia questa vale anche per tutti quelli che avevano scommesso sulla vittoria di questo gruppo terrorista per implementare i propri piani in Siria che tendono a smembrare e controllare detto paese.

Le successive vittorie dell'esercito siriano hanno portato l'ISIS ad una posizione di estrema debolezza ed all'incertezza se l'annientamento definitivo si trova in vista entro pochi mesi, tanto in Siria come in Iraq. Il 27 di Marzo è, quindi un capitolo glorioso della storia della Siria e dell'obbrobrio e della sconfitta per i suoi nemici.

La Turchia è il paese più pregiudicato dalla sconfitta. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si dimostra teso e nervoso davanti alle cattive notizie circa la sconfitta dei suoi alleati dell'ISIS ed ha affermato, in vari viaggi all'estero, che i negoziati di Ginevra sono "inutili" mentre la Russia continua ad aiutare l'Esercito siriano.

Ankara si dimostra anche irritata per il fatto che lo spiegamento russo dei missili S-400 a Latakia abbia messo fine al progetto turco di stabilire una zona di esclusione aerea e di una zona cuscinetto nel nord della Siria, come passi preventivi alla ricostruzione dell'Impero Ottomannao - che dovrebbe comprendere anche l'Iraq, la Siria fino al Magreb- che Erdogan perseguiva in collaborazione con i suoi alleati terroristi (e con il beneplacito USA).

In questo senso, i progressi dell'Esercito siriano hanno messo fine ai sogni espansionisti di Erdogan e del suo seguito provocando l'irritazione in un momento in cui lui stesso si trova sul punto di instituire una dittatura nella sua Turchia ed incrementa la persecuzione dei media critici, come dimostra la recente confisca del giornale Zaman e le minacce contro gli altri giornali dell'opposizione.

Newspaper

"State attenti: la Turchia sta inviando i terroristi in Europa". Clamorosa denuncia del Re di Giordania

re abdullah
Il re di Giordania Abdulá II, nel corso di un giro fatto a Gennaio negli Stati Uniti, ha dichiarato ai politici nordamericani che "la Turchia sta inviando i terroristi in Europa". Queste dichiarazioni sono state fatte poco prima degli attentati terroristici avvenuti nella capitale belga, Bruxelles, e quasi due mesi dopo di quanto accaduto a Parigi.

Secondo il sito britannico Middle East Eye, queste dichiarazioni hanno avuto luogo nel corso di un incontro a Washington con i congressisti statunitensi. Nello stesso tempo, il re di Giordania ha accusato la Turchia di provocare la crisi dei rifugiati siriani per espellerli dai campi per rifugiati dove risiedevano nel paese con il proposito di sospingerli verso l'Europa.

"Il fatto che i terroristi viaggino verso l'Europa è parte della politica turca", ha detto il re. Inoltre ha aggiunto che "Ankara utilizza la marcia dei rifugiati verso l'Europa per ottenere i suoi propri interessi". Il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, presente all'incontro, ha dichiarato che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, aveva provocato la crisi dei rifugiati in Europa come vendetta nel non aver ottenuto l'appoggio occidentale per la creazione di una "zona cuscinetto" in Siria.

Uno dei congressisiti ha domandato al Re Abdulla II se rispondesse a verità che la Turchia stava inviando i terroristi dell'ISIS verso l'Europa. Il monarca ha risposto: "Assolutamente si". Il Re Giordano ha anche accusato Erdogan di fomentare il terrorismo e l'estremismo. "Erdogan crede in una soluzione islamista radicale per la regione", ha aggiunto Abdullà II. "La Turchia sta cercando di creare un regime religioso radicale in Siria. Noi stiamo cercando di potenziare gli elemnti moderati nel sud della Siria". Abdullà II è andato anche oltre dicendo che " la Turchia è parte delle sfide strategiche a cui la comunità internazionale deve fare fronte oggi giorno".

Megaphone

Assad in esclusiva a Sputnik: la Siria ha bisogno delle basi militari russe

bashar al assad
© Sputnik. Press service of the President of Syria Bashar al-Assad
In un'intervista esclusiva con Sputnik, il presidente siriano Bashar Assad ha parlato dei profughi diretti in Europa, delle prospettive per la ricostruzione del Paese con l'aiuto del business russo, delle basi militari straniere e della nuova Costituzione siriana.

Bashar al-Assad
© Sputnik. Press service of the President of Syria Bashar al-Assad Il presidente siriano Bashar al-Assad surante l'intervista
— La maggior parte dei profughi nel loro cammino verso l'Europa afferma di essere di nazionalità siriana. Secondo le stime delle autorità tedesche, il 77% di loro non ha documenti di identità. Come stimate il numero di persone che sono state costrette a lasciare il Paese e qual è la ragione del loro esodo dalla Siria?

— Certo, non esistono cifre esatte sul numero di coloro che hanno lasciato la Siria o di coloro che sono diventati sfollati interni. In cerca di sicurezza, la maggior parte delle persone tende a lasciare le zone controllate dai terroristi, cercando di raggiungere i territori sotto il controllo governativo. Tuttavia non credo che il problema sia nei numeri. Il problema è che finora molti Stati non fanno seri sforzi per affrontare il problema dei profughi siriani. Questi Stati affrontano l'emigrazione come se fosse un problema che riguarda solo il suo aspetto esterno. Vogliono accogliere i profughi in alcuni Paesi europei, fornendo loro riparo ed assistenza, forse invieranno aiuti agli sfollari interni in Siria. Tutto questo non risolve il problema. Il terrorismo: questo è il vero problema. Dobbiamo affrontarlo a livello internazionale, perché il terrorismo non è solo della Siria. Il terrorismo esiste in Iraq. E' direttamente sostenuto dalla Turchia. E' direttamente sostenuto dalla famiglia reale dell'Arabia Saudita, nonché da parte dei Paesi occidentali, in particolare Francia e Regno Unito. Per quanto riguarda gli altri Paesi, stanno a guardare. Su questo problema non viene eseguito alcun tipo di lavoro serio.

Bomb

Esclusiva Sott : Farsa Attacchi a Bruxelles Rilasciato "Attentatore Suicida" per Completa Mancanza di Prove

Brussels bombers
The bombers who weren't.
Ci mancano le parole, ma no proprio. Eccone alcune: Balle, Farsa, Doppio Gioco, Falso, Caricatura, Ridicolo. Potremmo andare avanti, ma queste saranno per ora sufficienti per descrivere la narrativa ufficiale sugli attacchi a Bruxelles della settimana scorsa.

Degli attentatori suicidi, così ci hanno detto, erano dietro alle esplosioni nell'aeroporto e nella stazione della metropolitana. Ma la preponderanza di ferite nella parte bassa delle gambe suggerisce con forza per delle bombe esplose ad altezza del pavimento e non attaccate al torace di qualche jihadista dallo sguardo malvagio, come quelli che appaiono solo negli incubi bagnati di qualche ufficiale della NATO.

Ma abbiamo le prove! Non è vero? Anche delle sequenze video! Noi tutti abbiamo visto il filmato degli attentatori mentre spingono con nonchalance i carrelli dei bagagli attraverso l'aeroporto poco prima di detonare le loro 'tute' lasciandone consideratamente alcune in un cestino dei rifiuti per un buon confronto (facilitando le autorità nello stabilire una efficace narrativa fin dall'inizio). Tre individui, due vestiti di nero e un terzo con un cappello, occhiali e una giacca bianca. Sono loro! Quei due in nero si sono suicidati con una bomba ed il terzo se l'è fatta sotto all'ultimo minuto, mette la bomba in valigia e prende il volo. Le 'autorità' l'hanno trovato più tardi e l'hanno arrestato; lo faranno cantare di certo, giusto?

Commenta: Samir Derrouich, che lavora al ristorante dell'aeroporto, ha raccontato al MailOnline: 'Le due esplosioni sono state quasi simultanee. Esplose entrambe allo sportello del check-in, una vicino al negozio Starbucks. Era terribile. C'era sangue dappertutto. Era come l'apocalisse.'

Dries Valaert, 30, che attendeva di prendere il pass per l'imbarco dal check-in quando l'esplosione ha colpito, ha detto che credeva che le bombe fossero nascoste in delle valigie che avevano da poco passato il check-in.

Ha riferito: Le esplosioni erano proprio dietro gli sportelli di servizio, il colpo ci è arrivato addosso. Secondo me è la possibilità più realistica. Non penso che qualcuno indossasse delle cinture suicide.'


Cult

Il Meglio del Web: Le verità sconcertanti sull'Arabia Saudita

artyuip
l'Arabia Saudita è un paradiso nel Medio Oriente di tutti i patocrati
Cinque corpi decapitati, che pendono da un palo sospeso tra due gru, sono il pubblico promemoria per dimostrare agli abitanti di Riyadh che fine fanno i criminali. I cinque facevano parte di una banda di ladri, decapitati pubblicamente e issati in aria, dove sono rimasti per diversi giorni.

Il documentario, "Saudi Arabia Uncovered" (Arabia Saudita scoperta) che andrà in onda domani sera, servirà a gettare luce su alcuni aspetti inquietanti della vita in Arabia Saudita, uno dei paesi più sanguinosi e repressivi al mondo, che, al tempo stesso, resta uno dei più stretti alleati della Gran Bretagna (con cui scambia armi e petrolio).

Abbiamo tutti sentito parlare della brutalità del regime saudita, ma ciò che rende questo documentario agghiacciante è vederlo "realmente", dalla realtà ai nostri computer, attraverso la macchina fotografica.

Innanzitutto, una serie straziante di decapitazioni. Una donna vestita di nero viene trattenuta al lato di una strada da quattro poliziotti sauditi, condannata per aver ucciso la figliastra. L'esecuzione avviene con una spada, mentre la donna urla le sue ultime parole strazianti: "Non sono stato io". In un'altra decapitazione, il boia, vestito con gli abiti bianchi tipicamente indossati da uomini sauditi, alza la spada ricurva e la abbatte con decisione sul collo del malcapitato.

Il documentario mostra agli spettatori una grande piazza soprannominata Chop Chop, luogo di tante esecuzioni a Riyadh. La telecamera si sofferma sul sistema di drenaggio macchiato di rosso, usato per lavare via il sangue dei giustiziati.