Maestri BurattinaiS


Bullseye

Siria, Haddad: Il mondo affronta un nuovo nazifascismo sostenuto dal denaro delle monarchie del Golfo e dai servizi di intelligence delle grandi potenze

ambasciatore siriano per la Russia

L'ambasciatore siriano a Mosca, Riyad Haddad, ha dichiarato che la più grande minaccia per il mondo, oggi, è il nuovo nazifascismo sostenuto dal denaro delle monarchie del Golfo e pianificato dalle intelligence delle grandi potenze.


L'ambasciatore Hadad ha sottolineato durante una conferenza agli studenti universitari, a Mosca, che la Siria si è resa conto di queste cose fin dall'inizio ed affronta un terrorismo che si basa sul caos creativo e il concetto di nuovo Medio Oriente.

Il diplomatico ha aggiunto che la Siria ha ripetutamente messo in guardia sul pericolo che il terrorismo valicasse i confini siriani.

L'ambasciatore siriano ha spiegato che "oggi, tutti noi affrontiamo le disastrose politiche degli Stati Uniti e della NATO che hanno contribuito alla diffusione del terrorismo dello Stato islamico e del Fronte Al Nousra".
"Gli Stati Uniti e la cerchia dei paesi che sono nella loro orbita hanno esercitato il terrorismo economico contro il popolo siriano per raggiungere obiettivi politici vili per fare in modo che la Siria marciasse nell'orbita dell'Occidente eseguendo i suoi ordini", ha spiegato.

Fonte
: Sana

Bad Guys

Il Meglio del Web: Mogherini contro Putin - e Renzi (glielo chiede la UE. Ossia Nuland)

mogherini
© AP Photo/ Burhan Ozbilici
"Sottolineo che abbiamo l'unanimità, fra i 28, su cinque principi-guida della Unione Europea nella politica verso la Russia": così Federica Mogherini, alta rappresentante eccetera e vicepresidente della commissione, all'uscita dal Consiglio Affari Esteri.

La data della raggiunta "unanimità": 14 marzo. Siccome il 17 marzo è fissato il vertice dei capi di governo europei, e si sapeva che Renzi e Orban avevano intenzione di opporsi alla proroga automatica delle sanzioni a Mosca, la Mogherini ha prevenuto la mossa dei due governanti e li ha legati alla "Unanimità" espressa in sede segreta da ministri degli esteri. E' un esempio del golpe quotidiano che è l'esercizio del potere commissariale. Adesso sappiamo a cosa serve la Mogherini.

I "cinque principi" mogheriniani, suppostamente cogenti per gli europei nei rapporti con Mosca sono, una volta tradotti dalla neolingua orwelliana. Prima di sperare nel perdono della Commissione, Putin deve: abbandonare il Donbass al 'governo' di Kiev; restituire al detto governo la Crimea con tutti i suoi cittadini russi; accettare di buon grado di perdere il mercato europeo per il suo gas e greggio, mentre la UE cerca fornitori alternativi; chiudere i suoi media come RT e Sputnik che tanto male fanno alle menti europee, bisognose di iniezioni di verità somministrate in forti dosi da Euronews..

Il quinto principio-guida è ineffabile: l'Europa di Mogherini esprime la potente "volontà di sostenere sempre più la società civile russa e di investire nei contatti personali, scambi e politiche", con particolare riguardo ai "giovani": ossia sempre più soldi e mezzi alla corpuscolare "opposizione democratica" russa, in vista di una primavera colorata e di un cambio di regime a Mosca. Sperando in una Maidan di sangue e di fuoco anche là; la politica che ha tanto avuto un così vistoso successo in Ucraina per Yushenko, in Siria per Assad, in Libia per Gheddfi, proposta pari per Vladimir Putin.

I cinque principi appena varati "equivalgono alla distruzione di quel che rimane di relazioni civilizzate con la Russia" da parte dell'Europa, commenta G. Doctorow, coordinatore europeo dello American Committee for East West Accord, Ltd. : "sono basati sulla premessa della superiorità morale, politica, economica dell'Europa sul suo rozzo vicino dell'Est e la credenza che, se agisce unita, può portare la bestia ad ammettere la sua inferiorità e strisciare in ginocchio".

Pirates

Il traffico di stupefacenti dietro i successi di Boko Haram ed Al Shabaab

Boko Haram
In che modo Boko Haram e Al Shabaab, diramazioni africane di ISIS ed Al Qaeda, recentemente riavvicinatesi, si sostengono finanziariamente? A quanto pare il traffico di stupefacenti è una delle fonti di guadagno principali.

I rapporti fra ISIS ed Al Qaeda hanno sempre avuto una storia alquanto tormentata, dove a momenti di guerra guerreggiata s'alternavano altri all'insegna del flirt o del matrimonio vero e proprio. Il caso siriano ed iracheno ce lo insegna, con tutta la sua lunga cronaca di notizie spesso a dir poco contrastanti.


Questo rapporto ambiguo, dove le due entità terroristiche si sono a volte sfidate e a volte connubiate, trova ovviamente un proprio riscontro anche nel Continente Africano, in cui agiscono le loro varie e rispettive diramazioni. Storicamente è Boko Haram, che nel nord della Nigeria ha dato vita fin dal 2014 ad un suo Califfato, a vantare i rapporti più antichi e profondi con l'ISIS, mentre Al Shabaab, attiva in Somalia, era legata soprattutto ad Al Qaeda.

Ma i grandi successi ottenuti su vari fronti dall'ISIS mentre Al Qaeda arrancava e sembrava sempre più declinare dopo esser rimasta orfana del suo fondatore Bin Laden, hanno convinto a quanto pare anche gli Al Shabaab a fare un parziale cambio di casacca. Così anche quest'ultimi si sono affiliati all'ISIS, il quale in ogni caso ha contemporaneamente ricevuto anche le offerte di alleanza di Al Qaeda.

Si ricompone così, non soltanto in Africa ma anche e soprattutto in Medio Oriente, il "quadro del terrore", che vede le due organizzazioni terroristiche ormai sempre più vicine fra loro se non addirittura associate, con tutto quello che ne consegue pure a livello di affiliati africani come Boko Haram e Al Shabaab.

Se l'origine delle fortune economiche delle due "Case madri", ISIS ed Al Qaeda, è fin troppo nota (il commercio del petrolio siriano ed iracheno, il contrabbando di manufatti archeologici e, soprattutto, le laute mance degli Stati arabi del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Qatar), non altrettanto si può dire delle loro due diramazioni africane. A tal proposito può rivelarsi illuminante la lettura di un articolo, che svela come Boko Haram e Al Shabaab non vivano unicamente di saccheggi o di pirateria, ma bensì grazie al contrabbando di stupefacenti.

L'Africa, come sappiamo, è uno dei più importanti crocevia mondiali, attraverso cui passano traffici e commerci talvolta leciti e talvolta illeciti. Di sicuro non è un mistero che alcune tipologie di droga, anziché provenire o passare dal Sud America o dai Balcani, provengano e passino dall'Africa. Questo ovviamente vale anche per il traffico di esseri umani.

Entrambe le due attività risultano oltremodo lucrose e non c'è da dubitare del fatto che Boko Haram e Al Shabaab ne abbiano fatto le loro fonti di sostentamento. A questo punto, però, viene da pensare una cosa: i governi occidentali, che tollerano i fenomeni di Al Qaeda ed ISIS, e quindi tutta la lunga galleria di malefatte che queste due organizzazioni compiono, fanno altrettanto anche coi loro affiliati africani. Ma chi tollera simili situazioni, è connivente e complice.

Jet5

Siria, Putin: "Abbatteremo chi non rispetta spazio aereo"

Putin
Putin: "Potenziamento dell'esercito fondamentale per sovranità del nostro paese"
MOSCA - In margine alla premiazione dei reparti militari, che sono stati impegnati durante gli ultimi sei mesi nell'operazione siriana, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Dopo l'annuncio di alcuni giorni fa del ritiro delle truppe di terra dalla Siria, il Presidente Putin è tornato sulla situazione che da 5 anni affligge il popolo siriano. Il disimpegno delle truppe della Federazione dalla guerra non sarà una ritirata dalla lotta contro il terrorismo e l'ISIS. Dalle azioni del suo governo si evince che l'impegno della Russia sin dall'annuncio del ritiro è di portare tutti gli attori del fronte siriano al tavolo delle trattative, come sta accadendo in questi giorni a Ginevra.

Alla Russia, infatti, interessa che la tregua stabilita lo scorso febbraio venga rispettata, ma il rischio che il conflitto riviva una nuova excalation resta molto alta, soprattutto da parte di forze alleate della NATO, come Turchia e Arabia Saudita, che rivendicano la propria influenza sulla regione.

A riguardo Putin avverte: "Gli USA sanno molto bene che in Siria abbiamo a disposizione gli S-400, non permetteremo che qualcuno violi lo spazio aereo siriano, chi lo farà rischia di essere annientato". Il presidente ha poi spiegato la situazione dal punto di vista russo: "l'operazione in Siria è costata 460 milioni di dollari, ma è stata necessaria per non pagarne di più il costo in futuro. In Siria abbiamo lasciato tre postazioni militari e siamo pronti a colpire in caso di pericolo per le truppe russe e per il governo siriano" ha dichiarato senza mezzi termini.


Stormtrooper

L'Armée di Parigi è già in Libia

f legione
La Francia del "socialista" Hollande in Libia c'è già da almeno un anno, per mettere le mani su petrolio e gas della Cirenaica e sui minerali pregiati del Fezzan.

Al di là di sedicenti "governi di unità nazionale" che non vedranno mai la luce, o che comunque non conteranno nulla, la scelta di campo Parigi l'ha già compiuta mettendosi al fianco dell'Egitto e dei suoi interessi, del cosiddetto generale Haftar e delle milizie di Zintan loro alleate.

L'ha fatto con l'obiettivo, fallito con la disastrosa avventura del 2011 all'origine dello sfacelo attuale, di spianare la strada alla Total, il suo colosso energetico, e all'Areva (a cui ha già garantito il monopolio sull'uranio del Sahel), estromettendo l'Eni a dispetto del suo antico radicamento sul territorio che gli ha permesso di continuare a estrarre petrolio e gas malgrado il caos.

La Francia controlla già i propri vasti interessi strategici nel Sahel con l'operazione "Barkhane", una missione militare di recente potenziata, che ha disseminato di basi e di avamposti quella catena di Stati semi-falliti lontani dall'interesse e dagli occhi di media ed opinione pubblica.

Da tempo aveva messo gli occhi sul Fezzan, il sud della Libia, un territorio desertico, quasi lunare, ma ricco di uranio, oro e terre rare, al momento una terra di nessuno dove spadroneggiano bande criminali e teatro di scontri fra tribù Touareg e Tebù. Una situazione ideale per un'espansione, e infatti ormai vi operano regolarmente team provenienti dal Niger, dalla F.o.b. Madama, una base avanzata piazzata sul crocevia di carovaniere e traffici criminali che dal Sahel portano sulla costa libica. Da laggiù, paras della Legione e Forze Speciali del C.o.s. (Commandement des Operations Speciales) si sono irradiati verso il nord.

Sherlock

Le trame del Golfo dietro l'Isis-leaks

ISIS propaganda
Dietro la recente pubblicazione degli archivi dell'Isis c'è il Qatar (e non solo); quei file, giudicati autentici dalla Intelligence tedesca anche se datati, sono una manovra per riprendere, almeno in parte, il controllo di una creatura sfuggita di mano.

Abu Ahmed (nome di facciata), sarebbe l'ex "ribelle" dell'Free Siryan Army, passato fra i Daesh e poi "pentito", che ha passato a Sky News una chiavetta usb con 22mila formulari compilati dai seguaci del "califfo" al momento dell'affiliazione; i dati, contenenti le generalità di terroristi provenienti da 51 Nazioni, sono stati consegnati alla Intelligence tedesca dalla giornalista che ha ricevuto i documenti e giudicati autentici.

Ma quello annunciato come un colpo sensazionale per l'Isis ha subito cominciato a far discutere: il primo a pubblicare in anteprima quei file è stato Zaman al-Wasl, un sito della cosiddetta "opposizione" siriana, nella realtà null'altro che uno strumento nelle mani del Qatar, che già più volte se n'è servito per operazioni di disinformazione.

Inoltre, le 22mila schede si riducono a 1.736 perché tutte le altre sono ripetizioni o largamente incomplete, e buona parte di esse sono comunque inutili perché si riferiscono a personaggi ormai "bruciati" o eliminati. Ma non è questo a dare da pensare, quanto il fatto che la loro intestazione riporta il logo dello "Stato Islamico dell'Iraq e della Siria" originario e non dello "Stato Islamico" successivo, facendo dedurre che i documenti sia vecchi di almeno due anni.

Allora l'Isis era ancora un progetto di Arabia saudita e Qatar, messo in piedi col pieno appoggio Usa per destabilizzare il Medio Oriente e smembrare Siria ed Iraq. Ma quando grazie a complicità ed appoggi il Daesh è cresciuto e si è allargato a dismisura, giungendo ad impadronirsi di numerosi giacimenti petroliferi siriani ed iracheni, ed a imbastire un fitto reticolo di traffici criminali che lo hanno reso ricco e potente, ha pensato di potersi mettere in proprio, facendo a meno di obbedire a sostenitori ormai superflui.

Ovviamente, i suoi creatori (a cui altri nel frattempo si sono aggiunti: Israele, Turchia, etc.) si sono guardati bene dal combatterlo o semplicemente ostacolarlo anche se in buona parte fuori controllo, perché rimaneva perfettamente funzionale alla destabilizzazione dell'area. E se qualche inguaribile ingenuo dubitasse ancora della cosa, basterebbe che leggesse, fra le tante disponibili, delle dichiarazioni di Richard Dearlove, per quarant'anni nel Mi6 (il Servizio Estero inglese) che ha diretto per cinque.

Evil Rays

Usa, proposta di legge bipartisan per contrastare la propaganda straniera

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© flickr.com/ Ken Lund

I relatori, i senatori Portman e Murphy: Dobbiamo deleggittimare la falsa narrativa straniera. Gli Stati Uniti sono stati troppo lenti ad adattarsi alle campagne di disinformazione. Serve strategia comprensiva.


I senatori americani Rob Portman e Chris Murphy hanno presentato una proposta di legge per contrastare la presunta propaganda russa e cinese.
"Al fine di migliorare la nostra risposta alla propaganda straniera, abbiamo bisogno di una strategia comprensiva — ha detto il repubblicano Portman dell'Ohio in un discorso al think tank Atlantic Council. — Dobbiamo deleggittimare la falsa narrativa russa, cinese e di altre nazioni".
Murphy, democratico del Connecticut, ha rilevato che gli Stati Uniti sono stati "troppo lenti ad adattarsi alle campagne di disinformazione dei nostri avversari e competitor".
"Molte nazioni oggi sono bombardate dalla propaganda straniera e da informazioni manipolate — ha sottolineato. — Questa disinformazione è spesso intesa specificatamente per minare gli Usa, i nostri alleati e gli interessi".

Smiley

La Svezia accusa la Russia di "guerra psicologica" con l'aiuto di Sputnik e RT

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© Sputnik. Alexandr Kryazhev

L'Intelligence svedese accusa la Russia di avere esteso i suoi metodi di pressione sugli altri stati, anche con l'utilizzo dei media e delle agenzie di informazione.


La Russia sta conducendo una "guerra psicologica" contro la Svezia, il cui obiettivo è manipolare l'opinione pubblica e influenzare l'adozione delle decisioni politiche, in particolar modo, attraverso l'agenzia di informazione Sputnik e il canale televisivo RT. Ne parla il rapporto annuale della polizia statale svedese (SÄPO), pubblicato giovedi.
"Eccetto i servizi segreti russi e quelli di sicurezza, noi vediamo che negli ultimi anni anche le principali e attraenti risorse dei mezzi di comunicazione di massa e delle agenzie di informazione russi funzionano sempre più palesemente come leali strumenti dell'amministrazione statale. Queste aziende mediatiche operano sia in Russia che all'estero. Tra di loro ci sono Sputnik e RT", si legge nel documento.
"Vediamo che dopo il conflitto in Ucraina la Russia ha esteso i suoi metodi di pressione agli altri stati. La Russia parla di conduzione non lineare della guerra. Noi crediamo che sia il termine esatto. Questo riguarda non solo i mezzi militari, ma anche quelli economici, politici, diplomatici o legati alle informazioni", ha detto ai giornalisti uno degli autori del rapporto, l'analista del SÄPO Wilhelm Unga.

Commenta: L'intelligence svedese ha perfettamente ragione con le loro conclusioni riguardo la "guerra psicologica" del Cremlino attraverso i media russi, giusto per farvi un esempio, riportiamo qua sotto un filmato "segreto" su quanto sono corrotti i media russi:




Gold Seal

Il Meglio del Web: Non c'è unità della comunità internazionale nella lotta contro il terrorismo

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© AP Photo/ Edlib News Network ENN

Uno dei motivi per cui è impossibile risolvere il problema del terrorismo nel mondo è che alcuni paesi utilizzano i guerriglieri per i propri interessi politici.


La comunità mondiale finora non si è coalizzata nella lotta contro il terrorismo internazionale, sostiene il vice direttore del Dipartimento nuove sfide e minacce del ministero degli Esteri russo, Vladimir Andreev.
"Il principale diretto danno del processo geopolitico sfavorevole consiste nel fatto che la comunità mondiale finora non si è degnata di coalizzarsi di fronte quel serio e comune nemico che è il terrorismo internazionale. Non c'è alcuna unione, coalizione, fronte", ha dichiarato Andreev, intervenendo al seminario interministeriale sulla sicurezza al Consiglio della Federazione.
Secondo Andreev, ciò si spiega anche con il fatto che alcuni paesi utilizzano i gruppi terroristici per i propri interessi politici.
"Il terrorismo moderno è stato creato e rafforzato grazie alla linea consapevole di stati concreti, eleggendolo a strumento per il raggiungimento di interessi politici e geopolitici. Non dico che tutti creano terroristi, direttamente collegati con la politica di uno stato concreto. Ma sostenere le tendenze aiuta la politica e la propaganda ad ogni tappa", ha spiegato Andreev.
Il diplomatico ha aggiunto che tutti i meccanismi di diritto internazionale per l'effettiva lotta al terrorismo ci sono, e se la comunità mondiale l'avesse realizzato, nonostante ci fosse la metà di questo potenziale, allora il problema sarebbe stato risolto.
"Tutto questo c'è negli accordi, nelle convenzioni, semplicemente non è messo in pratica, oppure le decisioni geopolitiche portano gli stati verso compiti completamente diversi, e non alla collaborazione antiterroristica".
Perciò la Russia deve, innanzitutto, combattere il terrorismo con le sue risorse interne, "lavorare duramente, senza turbamenti, sotto il perfezionamento e l'incremento dell'efficienza della nostra legislazione, senza prendere l'andamento dell'esperienza europea". A livello internazionale bisogna contiuare sviluppare una base di diritto, insistendo "affinché si realizzi senza l'interferenza negli affari interni dello stato" ha sottolineato il diplomatico.

Commenta: Sig. Vladimir Andreev ha messo il dito nella piaga con le sue dichiarazioni, se davvero fosse esistita una vera coalizione internazionale che combatte il terrorismo (come sostengono gli Stati Uniti e i suoi "alleati") si sarebbero visti dei risultati, invece dei risultati non ne abbiamo visti fino a quando non è intervenuta la Russia per richiesta del presidente legittimo della Siria lo scorso Settembre, e nel giro di sei mesi (quasi sei mesi) i russi a fianco dell'esercito siriano, iracheno, iraniano e di Hezbollah hanno inflitto danni così gravi a Daesh che questi adesso scappano con la coda tra le gambe, grazie ai russi and Co. i cittadini siriani per la prima volta in cinque anni (dall'inizio della guerra per procura contro Assad da parte dell'Occidente) possono godersi un po' di pace e tranquillità.


Heart - Black

Libia. Vera storia della jihadista Hillary Clinton, mezzana del caos.

hillary bugiarda
© redstate

Da qualche settimana il Washington Post e il New York Times stanno conducendo con grandi mezzi una sottile operazione: scagionare Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, di quel che ha fatto in Libia
. Hillary è la candidata preferita dell'Establishment, specie ora che si deve assolutamente evitare che alla Casa Bianca vada Trump. Se le cose sono andate così male e la Libia è oggi uno stato fallito, è colpa di una serie di fortuite e sfortunate circostanze; lei, la Cltinon, ha deciso l'intervento per proteggere i civili libici dalla strage che stava compiendo il loro dittatore.

Per fortuna s'è formata in Usa un gruppo civico di base, la Citizen Commission on Benghazi (CCB). Lo scopo di questi cittadini: stabilire la verità su quanto accadde a Bengasi l'11 settembre 2012, quando fu attaccata la sede distaccata dell'ambasciata americana e i terroristi massacrarono l'ambasciatore Chris Stevens e tre difensori, Marines. La loro indagine (cito) "ha dimostrato che Gheddafi era un nostro alleato di fatto nella guerra al terrorismo islamico...e come l'amministrazione Obama e Hillary Clinton decisero di sostenere ribelli legati ad Al Qaeda, invece che tenere negoziati di tregua con Gheddafi, ciò che avrebbe portato alla sua abdicazione e alla transizione pacifica del potere".

Sotto, i morti di Bengasi
Sotto, i morti di Bengasi
Fu il figlio del dittatore, Saif, a cercare contatti con gli occidentali dopo che questi avevano ottenuto dall'Onu il mandato per l'intervento militare (17 marzo 2011) col pretesto che Gheddafi "stava massacrando il suo stesso popolo" (la guerriglia scatenata dagli islamisti era in corso). I "cittadini per Bengasi" hanno raccolto nel 2014 la testimonianza giurata del vice ammiraglio Chuck Kubik, che in quei giorni mise in contatto i rappresentanti di Gheddafi con il generale Carter Ham, il capo dell'AFRICOM (il comando supremo Usa in Africa). Kubik ha testimoniato: noi americani chiedemmo agli emissari una prova per dimostrare che chi li mandava era il loro capo: per esempio, ritirare le truppe alla periferia di Bengasi. Poche ore dopo, vedemmo che le truppe si ritiravano da Bengasi e da Misurata; fu concordata una tregua di 72 ore. Era l'inizio di una trattativa, e la controparte dimostrava la sua serietà. Gheddafi offriva d dimettersi. Gli alti ufficiali Usa si approntavano a trattare. "E allora ci è arrivata quella telefonata; l'idea fu silurata sopra la testa dell'AFRICOM".

Commenta: Consigliamo ai nostri lettori di leggere questo articolo: La Libia quattro anni dopo la morte di Gheddafi