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La Francia del "socialista" Hollande in Libia c'è già da almeno un anno, per mettere le mani su petrolio e gas della Cirenaica e sui minerali pregiati del Fezzan.

Al di là di sedicenti "governi di unità nazionale" che non vedranno mai la luce, o che comunque non conteranno nulla, la scelta di campo Parigi l'ha già compiuta mettendosi al fianco dell'Egitto e dei suoi interessi, del cosiddetto generale Haftar e delle milizie di Zintan loro alleate.

L'ha fatto con l'obiettivo, fallito con la disastrosa avventura del 2011 all'origine dello sfacelo attuale, di spianare la strada alla Total, il suo colosso energetico, e all'Areva (a cui ha già garantito il monopolio sull'uranio del Sahel), estromettendo l'Eni a dispetto del suo antico radicamento sul territorio che gli ha permesso di continuare a estrarre petrolio e gas malgrado il caos.

La Francia controlla già i propri vasti interessi strategici nel Sahel con l'operazione "Barkhane", una missione militare di recente potenziata, che ha disseminato di basi e di avamposti quella catena di Stati semi-falliti lontani dall'interesse e dagli occhi di media ed opinione pubblica.

Da tempo aveva messo gli occhi sul Fezzan, il sud della Libia, un territorio desertico, quasi lunare, ma ricco di uranio, oro e terre rare, al momento una terra di nessuno dove spadroneggiano bande criminali e teatro di scontri fra tribù Touareg e Tebù. Una situazione ideale per un'espansione, e infatti ormai vi operano regolarmente team provenienti dal Niger, dalla F.o.b. Madama, una base avanzata piazzata sul crocevia di carovaniere e traffici criminali che dal Sahel portano sulla costa libica. Da laggiù, paras della Legione e Forze Speciali del C.o.s. (Commandement des Operations Speciales) si sono irradiati verso il nord.

Per la cronaca, questo progressivo controllo di un territorio prima lasciato a se stesso, è alla base degli attacchi terroristici in Mali, Burkina Faso e da ultimo in Costa d'Avorio, perché disturba gli "affari" di quel Mokthar Belmokhtar, il boss che considera quell'area casa propria.

Ma l'occhio di Parigi s'è volto più a nord; comprendendo che i sedicenti "governi" di Tripoli e Tobruk non governano nulla, ha fatto la scelta fra chi conta e, forte delle relazioni "speciali" cementate da contratti plurimiliardari di forniture d'armamenti pagati dai sauditi, ha stretto un'intesa con Al-Sisi, anche lui interessato alla Cirenaica, e di riflesso con il generale Haftar, il suo uomo in Libia.

Di qui i voli dell'aviazione francese nel Jebel Nafusa, le montagne alle spalle di Tripoli, per rifornire di armi e munizioni le potenti milizie di Zintan alleate di Haftar; di qui le ricognizioni aeree su tutta la Libia; di qui i team distaccati a Bengasi presso la milizia di Haftar, quella pomposamente chiamata "Esercito Libico".

Questi ultimi, in vista di un'operazione in grande stile che porti a una divisione della Libia fra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, sono in continuo potenziamento: dislocati presso la base aerea di Benina a est di Bengasi, come già rilevato da immagini satellitari, contano elementi del C.o.s. provenienti dal 1° Rgt. Parachutistes d'Infanterie de Marine, dell'Intelligence militare (D.r.m.) e operatori del Service Action, il braccio armato del Servizio di Intelligence per l'Estero (il D.g.s.e.). La loro missione è di direzione, coordinamento e raccolta informazioni, ma anche di impiego in azioni risolutive (all'addestramento di quelle milizie scalcinate pensano contractors pagati dagli Emirati Arabi).

A questi team (e in particolare ai 27 sniper che hanno mostrato una micidiale efficienza contro le bande contrapposte) si devono i recenti successi che Heftar ha finalmente conseguito dopo una lunga serie di fallimenti.

Ma a Bengasi, oltre ovviamente ad elementi Egiziani, ci sono anche gli Inglesi, a testimonianza di un accordo già fatto, che contempla la spartizione della Libia e delle sue ricchezze.

Per adesso la presenza ha un profilo basso, nell'attesa del fantomatico "governo di unità nazionale" che fornisca l'ipocrita copertura a una missione in grande stile. Se dovesse andare per le lunghe, come sta accadendo, Parigi è già pronta ad andare oltre con l'eterna scusa dell'Isis, trapiantato in Libia e amorevolmente lasciato indisturbato perché fornisca il pretesto ideale.

È solo questione di tempo, poco, per un nuovo intervento e un nuovo disastro per quanto resta della Libia e del suo Popolo. Ma che importa? L'imperialismo funziona così.