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Putin ordina il ritiro dei militari russi dalla Siria

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© Sputnik. Alexei Druzhinin

Il compito assegnato al Ministero della Difesa e alle Forze Armate nel loro complesso è stato eseguito, ha dichiarato Vladimir Putin in un incontro con i ministri della Difesa e degli Esteri della Russia.


Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato al ministro della Difesa Sergey Shoigu di iniziare il ritiro del contingente russo dalla Siria, dal momento che i suoi compiti sono stati eseguiti.
"Penso che il compito assegnato al Ministero della Difesa e alle Forze Armate nel loro complesso sia stato eseguito, quindi ordino al ministro della Difesa di iniziare a partire da domani il ritiro della maggior parte delle nostre unità militari presenti in Siria", — ha detto Putin in un incontro con i ministri della Difesa e degli Esteri.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha rilevato che la decisione sul ritiro delle truppe è stata concordata con il presidente siriano Bashar Assad.

A sua volta il ministro della Difesa Sergey Shoigu ha dichiarato che grazie ai raid aerei russi è stato completamente bloccato ai terroristi islamici l'accesso alle risorse e ai rifornimenti.

Ha aggiunto che sono state bloccate le principali vie di rifornimento di armi e munizioni, così come il contrabbando di petrolio in Turchia.

Al Consiglio della Federazione (camera alta del Parlamento russo) hanno sottolineato che la Russia non rinuncia al piano di assistenza militare alle forze di Damasco (forniture d'armi ed attrezzature), nonché al lavoro dei consiglieri militari.

Il ritiro del contingente russo dalla Siria non è ancora stato commentato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

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SOTT Focus: Monolitica e spietata cospirazione: Annientamento occidentale dello Yemen attraverso mezzi segreti

yemen children saudi arabia
© AnonimoNel mese di agosto, il capo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Peter Maurer, dopo aver visitato il paese, ha dichiarato: "Lo Yemen dopo cinque mesi si presenta come la Siria dopo cinque anni."
Il blocco unilaterale dello Yemen da parte dell'Arabia Saudita dalla fine di marzo del 2015 ha provocato una crisi umanitaria di proporzioni epiche nella penisola arabica. È estremamente difficile per i giornalisti, gli operatori umanitari e diplomatici accedere al paese, ma dalle poche informazioni che arrivano, è chiaro che la situazione lì è disastrosa. Da una popolazione di 25 milioni - circa la stessa della Siria prima del 2011 - almeno 16 milioni di yemeniti sono senza acqua pulita, vi è una grave carenza di medicine, e 6,5 milioni di civili rischiano di morire di fame, tra cui 1,7 milioni di bambini attualmente a rischio di malnutrizione. Peter Maurer, capo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), dopo aver visitato il paese lo scorso agosto, ha detto: "Lo Yemen dopo cinque mesi si presenta come la Siria dopo cinque anni."

Bombardamenti aerei diffusi da parte delle forze aeree degli Stati Sauditi e del Golfo - con una significativa assistenza militare diretta e indiretta degli Stati Uniti e del Regno Unito - hanno ucciso migliaia di civili yemeniti. Durante una conferenza stampa all'inizio di quest'anno, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito che "il numero di vittime civili registrato tra il 26 marzo e il 31 dicembre 2015 [è di] 8.119 persone, tra cui 2.795 morti e 5.324 feriti." Tuttavia, il Dr Judith Brown, che ha lavorato nello Yemen per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sottolinea che il numero di morti derivanti da questo intervento militare è probabilmente molto più alto di quanto riportato.

Bomb

Le armi letali fornite dai turchi (gli "amici" dell'Europa) all'ISIS seminano la morte chimica fra la popolazione a KIRKUK

chemical weapons

Nuovo orrore perpetrato dall'Isis sulla popolazione inerme dell'Iraq. Nelle scorse ore lo Stato Islamico ha bombardato con armi chimiche due zone nel nord del Paese causando almeno un morto in una località a sud di Kirkuk e tre casi di intossicazione dal "gas mostarda" tra le file delle forze regionali curde, i Peshmerga.


Il gas a base di tioetere del cloroetano, o iprite, è conosciuto anche come gas mostarda per il tipico odore di aglio e senape. L'iprite è un vescicante d'estrema potenza che penetra in profondità nello spessore della cute risultando letale in circa dieci minuti; concentrazioni minori producono gravi lesioni cutanee, dolorose e di difficile guarigione. La notizia degli attacchi arriva proprio mentre i raid Usa contro siti chimici del Califfato nei pressi di Mosul si sono intensificati dopo la cattura del responsabile del programma di armamenti biologici dell'organizzazione terroristica.

Un comandante dei Peshmerga curdi, Lukman Kali citato dalla tv Alaan, ha affermato che nel pomeriggio di venerdì i jihadisti "hanno lanciato 50 razzi con testate chimiche su villaggi a sud di Sinjar", città a nord-ovest di Mosul liberata lo scorso novembre dalle forze curde dopo essere stata occupata per oltre un anno dagli uomini del califfato. Secondo lo stesso comandante, "ci sono stati tre casi di intossicazione" tra le file dei Peshmerga.

Bizarro Earth

Perché la globalizzazione ha raggiunto il suo limite

globalization

Ecco un ottimo articolo di Zerohedge che riprende un tema a noi caro: i limiti e i vincoli del processo di globalizzazione. Per molti motivi la globalizzazione ha raggiunto il suo massimo, e il suo aumento non si è tradotto nei benefici che ci si attendevano, anzi. La riduzione dei salari locali ad essa associata ha creato un ammanco nella domanda globale, compensato - finché si è potuto - con nuovo debito. Oggi nemmeno il debito basta più, e i nodi arrivano al pettine.



Di ZeroHedge, 2 marzo 2016


Abbiamo vissuto in un mondo in rapida globalizzazione, ma questa non è una condizione che potrà continuare indefinitivamente.
Figura 1
Figura 1. Rapporto di merci e servizi importati al PIL. Su dati FRED per IMPGS.
Ogni volta che le merci e i servizi importati iniziano a salire in percentuale sul PIL, queste importazioni sembrano arrestarsi, generalmente in una fase di recessione. L'aumento del costo delle importazioni sembra avere un impatto negativo sull'economia. (Le importazioni che sto mostrando sono importazioni lorde, non al netto delle esportazioni. Sto usando dati lordi, perché le esportazioni statunitensi tendono ad essere di natura diversa rispetto alle importazioni. Le importazioni degli Stati Uniti includono molti prodotti ad alta intensità di lavoro, mentre le esportazioni tendono ad essere merci agricole o film che non richiedono molto lavoro americano).

Recentemente, le importazioni degli Stati Uniti sembrano essere diminuite. Parte di questo riflette l'impatto dell'aumento della produzione di petrolio degli Stati Uniti, e quindi un calo della necessità di importare petrolio. La figura 2 mostra l'impatto della rimozione delle importazioni di petrolio dagli importi illustrati nella figura 1.

figura 2
igura 2. Totale delle importazioni di beni e servizi e lo stesso escluse le importazioni di petrolio greggio, in rapporto al PIL. Le importazioni di petrolio greggio sono prese da https://www.census.gov/foreign-trade/statistics/historical/petr.pdf

Se guardiamo dal 2008 ad oggi, c'è stato un chiaro enorme calo nelle importazioni durante la Grande Recessione. A parte quel crollo, le importazioni degli Stati Uniti hanno a mala pena tenuto il passo con la crescita del PIL dal 2008.


Pensiamo alla situazione dal punto di vista delle Nazioni in via di sviluppo, che aspirano ad aumentare la quantità di merci che vendono agli Stati Uniti. Fintanto che le importazioni degli Stati Uniti crescevano rapidamente, la domanda di beni e servizi che questi paesi stavano cercando di vendere era in rapida crescita. Ma una volta che le importazioni statunitensi si sono appiattite in percentuale al PIL, è diventato molto più difficile per le nazioni in via di sviluppo "aumentare" le loro esportazioni verso gli Stati Uniti.

Non ho fatto un'analisi estesa di fuori degli Stati Uniti, ma basandoci sui recenti trend di bassa crescita economica per l'Europa e il Giappone, ci possiamo aspettare che la crescita delle importazioni di queste aree sia pure rallentata. Infatti, i dati dall'organizzazione mondiale del commercio per Giappone, Francia, Italia, Svezia, Spagna e Regno Unito sembrano mostrare un recente rallentamento per le merci importate anche per questi paesi.

Se questa mancanza di crescita della domanda in molti paesi industrializzati dovesse continuare, provocherà un serio rallentamento della crescita delle esportazioni per i paesi in via di sviluppo.


Da dove viene la domanda di importazioni?


Molti dei beni e dei servizi che importiamo hanno un impatto negativo sui salari degli Stati Uniti. Ad esempio, se importiamo abbigliamento, giocattoli e mobili, tali importazioni tolgono direttamente posti di lavoro negli Stati Uniti presso la fabbricazione locale di simili beni. Allo stesso modo, lavori di programmazione e call center delocalizzati in nazioni a basso costo riducono il numero di posti di lavoro disponibili negli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio USA aumentarono nel 1970, iniziammo l'importazione di vetture compatte dal Giappone. Sostituire le macchine prodotte negli USA con quelle prodotte in Giappone portò ad una ulteriore perdita di posti di lavoro degli Stati Uniti.

Anche se il posto di lavoro non viene perso direttamente, la competizione con le nazioni a bassi salari tende ad abbassare i salari. Nel tempo, i salari USA hanno iniziato a scendere in proporzione al PIL.

MIB

Il Meglio del Web: Esplosiva! Sicurezza cambiata prima dell'attacco al Bataclan, frontman degli Eagles of Death Metals racconta

eagles of death metal
© Alex Matthews Jesse Hughes of the rock band Eagles of Death Metal performs with drummer Joey Castillo (R)
Le guardie della sicurezza al Bataclan furono 'avvertite degli attacchi ISIS a Parigi' in anticipo, dichiara il frontman degli Eagles of Death Metals

Il frontman degli Eagles of Death Metal ha dichiarato che le guardie al teatro Bataclan di Parigi sapevano che l'ISIS avrebbe lanciato il suo spregevole attacco terroristico.

Jesse Hughes ha dichiarato che sei guardie non si presentarono al lavoro la notte del concerto al teatro di Parigi.

Ha detto inoltre di aver chiesto di sostituire una guardia dalla sicurezza del backstage perché si comportava in modo strano.

Commenta: Ma certo, perché erano ovviamente parte dell'operazione.

Chi avrebbe avuto accesso e i mezzi per modificare le direttive di sicurezza? Un manipolo di insignificanti criminali dai bassifondi d'Europa... o operativi di sicurezza di alto livello statale?

Vedi anche: The Paris Attacks, the War on Syria, and the West's Collaboration with Terrorism


Eye 2

Il Meglio del Web: Hilary Clinton, la candidata della " lobby sionista" per frenareTrump: "Permetterò che Israele uccida fino a 200.000 palestinesi abitanti di Gaza

hillary clinton crazy face
© anonimo

Hilary Clinton, la candidata democratica alla presidenza degli USA ha inviato una lettera ad un importante società ebraica finanziatrice della sua campagna, impegnandosi ad offrire il suo appoggio incondizionato ad Israele per la sua prossima guerrra contro i palestinesi della Striscia di Gaza
. Con la lettera, rivelata, che era stata inviata la scorsa settimana al magnate imprenditore di nazionalità statunitense Haim Saban, la Clinton si impegna a che Israele possa tenere carta bianca in qualsiasi guerra futura contro Hamas, incluso fornirebbe luce verde presidenziale per uccidere quasi al 10% della popolazione dell'enclave palestinese.
"Francamente Israele non ha fornito ad Hamas una lezione sufficientemente dura, l'anno scorso. Come era da aspettarsi, Obama si era mostrato troppo duro con il nostro alleato democratico e troppo blando con il nostro nemico islamo fascista", spiega nella lettera ottenuta dal The Guardian. "Come Presidente, io un domani assicurerei allo stato sionista tutti gli appoggi militari, diplomatici, economici e morali necessari per vincere davvero Hamas - e se questo significa uccidere 200.000 abitanti di Gaza, che sia così". Vedi: The Mideastbeast
"Noi, che siamo democratici realisti, comprendiamo che i danni collaterali sono un subprodotto inevitabile della guerra contro il terrorismo",scrive la Clinton, "io, anche se sono una madre, una nonna e instancabile nella difesa dei diritti umani dei bambini, non significa che andrei a retrocedere neanche di un police nel permettere ad Israele di bombardare le scuole della Striscia di Gaza da dove lanciano i razzi contro Israele. Quelli che permettono che i loro figli siano utilizzati come scudi umani per i terroristi meritano di vederli sepolti sotto una tonnellata di bombe".

Bad Guys

L'Arabia Saudita spiana la strada per una aggressione israeliana contro il Libano

lega araba

L'Arabia Saudita spiana la strada per favorire una guerra di aggressione da parte israeliana contro il Libano
, secondo il giornale libanese Al-Safir. "La Lega Araba (LA) non risparmierà gli sforzi nell'ora di chiedere al regime israeliano di iniziare una guerra contro la Resistenza del Libano (Hezbollah) e quella della Palestina (HAMAS e FPLP), in particolare nel momento in cui vari ministri arabi qualificano come "terroristi" le forze della Resistenza", ha precisato questo sabato il giornale Al-Safir.

Allo stesso modo hanno aggiunto che vari paesi arabi, specialmente la "squalificata" Lega Araba, insistono nel aiutare i sionisti preparando il terreno per una aggressione militare contro il Libano ed il movimento Hezbollah. Sfortunatamente, le cancellerie dei paesi membri della L.A. - che in un primo luogo devono prendere atto degli interessi delle nazioni arabe - hanno emesso un comunicato sotto pressione dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi (EAU) che ha preso di mira la Resistenza", ha comunicato la fonte.

La Lega Araba ha emesso una dichiarazione il Venerdì con cui aveva qualificato Hezbollah come "gruppo terrorista", questa era arrivata appena 10 giorni dopo che lo stesso tipo di dichiarazione era stata fatta dal Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), il blocco dei paesi delle monarchie del Golfo, satelliti e vassalli dell'Arabia Saudita ( Arabia Saudita, Barhéin, Qatar, EAU, Omán e Kuwait).

Questa decisione contro Hezbollah, che di fatto è l'organizzazione che combatte sul terreno il terrorismo salafita in Siria assieme all'Esercito siriano, ha provocato dure critiche da parte della Repubblica Islamica dell'Iran, da parte della Siria, della Tunisia, dello Yemen, dell'Iraq, dell'Algeria e l'opposizione del Barhein, fra gli altri. Tuttavia questa accusa lanciata contro Hezbollah è stata approvata ed ha ricevuto il plauso di Israele.


Nota
: Se esistevano ancora dei dubbi circa la contiguità delle Monarchie del Golfo con Israele, questi sono stati fugati dagli ultimi comunicati emessi. Si era compreso già da molto tempo che esisteva una solida alleanza e condivisione di comuni interessi tra i monarchi dell'Arabia Saudita , gli stati satelliti di questa ed Israele e che questi accordi di vertice sono stati fatti alle spalle dei popoli arabi ed in particolare del popolo palestinese che da decenni subisce l'occupazione e le vessazioni del regime di Israele, oltre che della popolazione libanese che è destinata a subire una nuova guerra di aggressione da parte del regime di Tel Aviv.

Da molti indizi sembra prossimo un nuovo conflitto tra Israele ed il Libano, questa volta per annientare quello che il regime di Tel Aviv considera il suo acerrimo nemico : l'Hezbollah libanese . Appare ormai evidente il ruolo di complicità della Monarchia Saudita e della Lega Araba nel progetto di annientamento della Siria e del Libano per favorire i piani degli Stati Uniti e di Israele nella regione mediorientale.


Fonti
: Al Safir HispanTv


Traduzione e nota
: Luciano Lago

Magic Hat

Amara ironia. "Gli Usa hanno creato i mostri dell'11 settembre e danno la colpa all'Iran"

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Seyed Mohammad Marandi, un professore all'Università di Teheran: l'Iran "non prende sul serio" il verdetto della corte di New York.
Questa settimana, un giudice distrettuale di New York (USA) ha stabilito che l'Iran deve pagare un importo di oltre 10.000 milioni di euro come risarcimento dei danni ai parenti delle persone uccise negli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.

Il magistrato accusa Teheran per i danni causati dagli attacchi, senza menzionare i paesi di partenza dei dirottatori. "Gli Stati Uniti agiscono come giudice, giuria e pubblico ministero, e pensano di avere competenza in tutto il mondo", ha dichiarato a RT Seyed Mohammad Marandi, un professore all'Università di Teheran. Secondo quest'ultimo "non dovremmo prendere sul serio questa corte". I media occidentali stessi hanno preso con superficialità la sentenza e l'opinione pubblica è abbastanza consapevole per sapere che l'Iran non ha rapporti con gli Stati Uniti e "il governo iraniano non deve rendere conto a qualsiasi giudice di qualsiasi tribunale degli Stati Uniti", ha proseguito l'esperto.

Per Marandi, "l'ironia di tutto" è che "questi terroristi sono stati sostenuti dagli Stati Uniti nel 1980". Dunque, "se qualcuno vuole trovare i colpevoli bisogna cercare negli Stati Uniti e Arabia Saudita". Così, "il giudizio deve essere contro persone all'interno del governo [degli Stati Uniti] con la creazione di questo mostro di nome Al-Qaeda, insieme con i talebani e altri gruppi estremisti in quel paese."

Allo stesso modo, continua il professore, oggi vediamo ancora una volta l'attuale regime a Washington "contribuire a creare estremisti simili in Siria". In questo senso, Marandi ricorda un documento dei servizi segreti degli Stati Uniti 'trapelato' lo scorso anno, che dimostra che gli Stati Uniti hanno sostenuto gli estremisti nella sua ascesa in Siria e in Iraq. Questo processo alla fine ha portato alla creazione dello Stato Islamico.

Secondo l'esperto, l'Iran "non prende sul serio" il verdetto, perché tutti sanno che Al Qaeda è estremamente ostile alla Repubblica islamica. La "setta wahhabita", ha detto Marandi, "è estremamente ostile agli iraniani. L'unica ragione per cui sono state abilitate, sia in Afghanistan, Siria, Libia e Yemen è grazie all'azione dell'Arabia Saudita", ha detto l'analista aggiungendo che, dato che l'Arabia Saudita è un alleato chiave degli Stati Uniti, Washington "non farà nulla." "I media occidentali cercano di non dire troppo su questo verdetto. Ma l'opinione pubblica è sufficientemente informata oggi", conclude Marandi.

Newspaper

Brasile. Lula il capro espiatorio di una nazione

Lula ex presidente brasile

L'ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è nei guai dopo che la procura di San Paolo ha chiesto il suo arresto preventivo con l'accusa di aver occultato un attico nell'ottica dell'inchiesta sulle tangenti Petrobras. Eppure la sensazione è che si voglia colpire Lula in tutti i modi per relegare l'esperienza del "presidente operaio" alla damnatio memoriae. Ed è difficile non vedere tutto questo le manovre per riportare l'America Latina nel cortile dello Zio Sam dopo oltre un decennio.


Basta scrivere "Lula" su Google per leggere decine e decine di commenti di opinionisti e giornalisti quasi compiaciuti del fatto che l'ex presidente operaio Lula sia nei guai fino al collo, come se fosse in qualche modo una rivincita tardiva nei confronti di un personaggio scomodo per molti motivi. Sembra quasi che chi si sia contraddistinto nella lotta contro la povertà e al servizio dei più poveri e dei diseredati dia fastidio, e per questo venga aspettato al varco da tutta una serie di personaggi che invece farebbero ricorso al garantismo per giustificare le accuse contro i loro preferiti. Ora Lula rischia l'arresto preventivo dopo che la procura di San Paolo ne ha chiesto l'arresto in riferimento al presunto occultamento di un attico sul litorale di San Paolo. Ovviamente ancora non è stata provata la colpevolezza dell'ex presidente ma non si sa perchè il suo aver militato contro lo strapotere americano e a favore dei poveri e dei diseredati lo rende "probabilmente colpevole" agli occhi di un certo tipo di commentatori sempre buoni con il loro posto fisso a criticare i personaggi che per qualche motivo incrinano la visione del mainstream.

Poco importa che Lula si dichiari innocenti e neghi di essere il proprietario di questo immobile, che infatti risulterebbe intestato all'impresa di costruzioni Oas coinvolta nell'inchiesta Lava Jato legata alle tangenti del colosso petrolifero Petrobras. L'immobile verrebbe interpretato come una sorta di tangente indiretta in quanto sarebbe stato acquistato a un prezzo di favore, un pò poco per sancire che Lula sia stato un presidente corrotto non vi pare? Lula comunque ha deciso di rispondere colpo su colpo alla macchina del fango internazionale organizzata nei suoi confronti: "I magistrati stanno usando un ruolo pubblico per compiere atti di banditismo e di immotivata militanza politica". I giudici hanno motivato la richiesta dell'arresto preventivo con la scusa del timore che l'ex presidente possa inquinare le prove, ma in realtà sembra una intimidazione bella e buona volta a convincere l'opinione pubblica nazionale e internazionale della fine dell'astro di Lula e della stagione del Partito dei Lavoratori che evidentemente ha dato molto fastidio a qualcuno. Ora l'ex presidente Lula secondo alcuni vorrebbe entrare nel governo Rousseff per sottrarsi alla richiesta di arresto, ancor più che in troppi sembrano aspettarlo al varco con una bramosia immotivata. Pensate se fosse successo lo stesso a parti invertite in Venezuela magari, e fosse stato arrestato il capo dell'opposizione di destra per malversazioni, l'opinione pubblica occidentale in quel caso avrebbe al contrario fatto ricorso a tutto il garantismo possibile, invocando magari l'arresto politico e denunciando la dittatura.

Del resto Frei Betto, uno dei teologi della Liberazione e membro attivo del programma brasiliano contro la povertà "Fame Zero" voluto dai governi Lula e Rousseff ha detto al Manifesto:
"Non c'è nessuna prova che Lula sia un corrotto. Però sono serie le accuse di corruzione che riguardano alcuni dirigenti del Pt. In ogni caso, i governi di Lula e di Dilma hanno avuto il merito di rispettare le istituzioni repubblicane, senza mai interferire nell'attività del Pubblico ministero e della polizia federale. Il giudice Sergio Moro, che si occupa dell'Operazione Lava Jato, relativa alla corruzione in Brasile, sembra però guardare solo al Pt. E ha trattato Lula come un bandito, inviando la polizia a casa sua, al suo posto di lavoro, nei luoghi che frequenta. Insomma, vuole distruggere un leader politico che ha grandi possibilità di essere rieletto alla presidenza del paese per la terza volta, nel 2018″.

Wolf

Il Meglio del Web: Il Sultano raddoppia: 6 miliardi per contenere l'esodo

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© REUTERS/ Bulent Kilic/Pool
Princìpi e valori sbandierati come assoluti, egoismi nazionali esaltati dalla crisi, e un prezzo da pagare che a sopresa cresce del 100%. L'Unione Europea è una bestia senza legami che vadano al di là di trattati economici, e dunque - di fronte ad ogni problema che sfugga alla semplice contabilità di bilancio - si spappola come una torta "sbrisolona", all'apparenza robusta ma pronta a trasfromarsi in una nuvola di molliche.

Il vertice tra i 28 e la Turchia del dittatore Erdogan ha squadernato tutti i contrasti di interesse, convincendo il rappresentante di Ankara, Ahmet Davutoglu, che si poteva massimizzare il guadagno: 6 miliardi invece dei 3 inizialmente promessi dalla Ue perché la Turchia "trattenga", in qualsiasi modo ritenga opportuno, il flusso costante dei migranti in fuga dal Siraq.

Purché quei disperati inseguiti dalle bombe e dai tagliagole non sbarchino nelle belle strade di Vienna, Parigi e Berlino la "civilissima Europa", il tempio della "libertà d'opinione", è stata pronta ad evitare qualsiasi critica riguardo alla chiusura del principale quotidiano d'opposizione - occupato dalla polizia - oltre che, come sempre, sul genocidio dei curdi che pure combattono, sia in Siria che in Iraq, contro quello che ufficialmente è il "nemico assoluto", l'Isis.

Uno scambio infame, che stimola il ricatto. Sia quando Ankara decide di lasciar partire più gommoni verso le isole greche, sia quando - al tavolo dei vertici - c'è da tirare sul prezzo. E se a un assassino si lascia il coltello in mano, quello prima o poi affonda la lama.

Il "grande vertice" si è chiuso con un nulla di fatto, ma si è cercato in ogni modo di mascherarlo. Nessuna decisione operativa, ma una "intesa di principio", con l'appuntamento decisivo - in teoria - spostato al prossimo vertice, convocato per il 17 e 18 marzo.

Ma non c'è una sola riga scritta nero su bianco, nessun impegno da parte di nessuno. Facile prevedere che i giorni da qui al 17 registreranno un incremento fenomenale del flusso verso la Grecia, trasformata ormai in discarica dei problemi finanziari europei e delle masse di migranti che nessuno vuole. Quei 6 miliardi sono il riscatto da ottenere, la marea dei corpi sul mare l'arma di pressione.

Non è stato uno spettacolo per cuori teneri neanche sotto il profilo diplomatico. Il presidente del Consiglio Europea, il polacco Donald Tusk (esemplare rappresentante di un paese indisponibile ad accogliere anche un solo profugo ma che ha la pretesa di condizionare la politica del continente in proposito) si è sentito "scavalcato" dal minivertice notturno tra la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il premier olandese Mark Rutte con il pari grado turco. Una soluzione sponsorizzata anche da Jean-Claude Juncker (residente della Commissione, dunque del "governo" europeo), pur di evitare una chiusura senza neanche l'impegno a rivedersi.