Maestri BurattinaiS


Star of David

Due altre vittime della campagna israeliana di assassinii di palestinesi

forze speciali israelite
© anonimo

Due ragazzi palestinesi sono stati assassinati questa mattina a bordo dell'auto sulla quale viaggiavano. E' accaduto a Gerusalemme.


I militari israeliani hanno aperto il fuoco contro l'auto mentre erano di pattugliamento alla ricerca dei responsabili di un'altra operazione ai danni di un autobus che trasportava coloni israeliani.

Poco prima infatti, da un'auto in corsa sono stati sparati colpi di arma da fuoco contro il bus che si trovava all'altezza delle colonia di Ramot (Gerusalemme). L'auto sarebbe riuscita a a far perdere le proprie tracce. Nessun ferito tra i coloni.

Un terzo uomo sarebbe rimasto ferito nella stessa operazione in cui sono morti i due palestinesi, ma non si conosce ancora l'identità.

Prontamente, con la presunzione di gettare sulle vittime una qualche responsabilità dell'attacco all'autobus, fonti dell'esercito d'occupazione hanno preso a divulgare la notizia secondo cui a bordo dell'auto su cui sono stati assassinati i due palestinesi sarebbero stati rinvenuti attrezzi pesanti di lavoro.

Star of David

Incursione israeliana ai danni della Tv palestinese PalToday: 3 giornalisti sequestrati

pal today

All'alba di questa mattina le forze d'occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella sede della Tv PalToday arrestando tre giornalisti tra cui il direttore dell'ufficio stampa Faruq 'Aliyaat, prelevato dalla sua abitazione di Birzeit.


L'operazione ai danni di PalToday è stata condotta grazie a un massiccio dispiegamento di forze; è stato confiscato materiale stampa e satellitare e, a conclusione dello sciacallaggio, è stata posta la chiusura dell'ufficio.

E' il consiglio ministeriale israeliano ad aver ordinato l'operazione con lo scopo di indebolire qualunque cronaca della rivolta in Cisgiordania.

Nella condanna del sindacato dei giornalisti palestinesi si legge è una mossa sfortunata a dimostrazione della disperazione sionista nel tentare di mettere a tacere con qualunque strumento le voci palestinesi.

Question

Yemen: contatti segreti fra Arabia Saudita e Houthi

guerra yemen
© anonimo

Ad Amman, in Giordania, sarebbero in corso contatti segreti tra Arabia Saudita e il Movimento Ansarullah, lo riferisce la Tv iraniana Al-Mayadeen. I contatti sarebbero stati propiziati dall'inviato speciale dell'Onu per lo Yemen, Walid Shaykh.


Anche la Reuters parla di colloqui riservati fra esponenti delle due parti, malgrado fonti vicine agli Houthi neghino ogni contatto e definiscano la situazione politica al momento "congelata". In realtà, l'ipotesi che ci sia qualcosa di vero è suffragata da quanto trapelato da una lettera riservata inviata da Walid Shaykh al sottosegretario generale per gli affari politici dell'Onu Feltman.

Le origini dell'insurrezione Houthi in Yemen risalgono al 2004, ed hanno le radici nelle persecuzioni subite dalla minoranza sciita-zaidita. A partire dal 2011, il Movimento Ansarullah, che aveva preso la direzione della rivolta, ha guadagnato terreno, ottenendo consensi sempre più ampi anche fra le tribù sunnite e giungendo ad impadronirsi della capitale Sana'a, fino a determinare il collasso del Governo manovrato da Riyadh e la fuga del presidente Hadi, fantoccio dei sauditi.

A seguito di questo, dal 26 marzo scorso (ormai è un anno), l'Arabia Saudita ha iniziato una selvaggia aggressione allo Yemen per riprenderne il controllo, con l'aiuto di una coalizione di numerosi Stati tenuta insieme dai suoi petrodollari.

Malgrado i continui bombardamenti terroristici sulla popolazione e l'attacco di terra dei numerosi contingenti, le forze messe in campo da Riyadh non solo non riescono ad aver ragione della Resistenza Houthi, ma subiscono perdite sempre più gravi; allo stesso tempo, continua a reggere l'alleanza fra l'ex presidente Saleh (estromesso nel 2011) e l'Ansarullah, un tempo nemici ma adesso legati dall'aggressione saudita.

Dinanzi a uno stallo che sta logorando i contingenti messi in campo e drenando somme immense dalle sue casse in crisi per il crollo dei prezzi del petrolio, Riyadh è in cerca d'una via d'uscita. Di qui i contatti. Ma è opinione comune degli analisti, come quelli dell'International Crisis Group, che è assai difficile che un eventuale dialogo possa portare adesso a un risultato: gli Houthi stanno resistendo con successo, e la popolazione, sia pur stremata dalla gravissima emergenza umanitaria determinata dal blocco saudita, si sta stringendo sempre più all'Ansarullah per combattere contro chi è visto come un invasore; Riyadh, dal canto suo, non può accettare una sconfitta così netta che comprometterebbe quanto resta del suo prestigio, così continua a insistere nell'aggressione malgrado le sconfitte. Per questo entrambi mantengono i contatti nell'attesa che la situazione penda definitivamente dall'una o dall'altra parte.

Nel frattempo, Al-Qaeda, forte dell'alleanza ufficializzata con i sauditi alla disperata ricerca di alleati per piegare gli Houthi, ha preso il controllo dei porti di Al-Mukalla e di Torim, nella regione orientale dell'Hadramawt.

Bombardamenti indiscriminati sui civili, invasione proditoria di un'altra Nazione ridotta alla fame da un blocco criminale, alleanza con i peggiori terroristi: questa è l'Arabia Saudita, il regime "moderato" principale alleato dell'Occidente.

Wolf

La UE sanziona la Russia e premia la Turchia

erodgan e merkel

L'Unione Europea si appresta a rinnovare la sanzioni alla Russia che scadono nell'Agosto del 2016. Le sanzioni erano state decise e rinnovate, sotto direttiva USA
, relativamente alla questione dell'Ucraina ove la Russia viene accusata di non aver adempiuto agli accordi di Minsk. Mosca aveva rigettato il provvedimento dichiarando che le sanzioni sono ingiustificate, visto che la pacificazione dell'Ucraian non è questione che dipenda da Mosca ma dall'atteggiamento del governo di Kiev che non ha ottemperato a quanto stabilito negli accordi di Minsk 2.

Non tutti i paesi si erano dichiarati disponibili a rinnovare le sanzioni, in particolare la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Ungheria avevano avanzato riserve ed avevano fortemente criticato la decisione del rinnovo delle sanzioni ma era poi intervenuta la direttiva di Washington e tutti i governi dell'Unione Europea si erano dovuti adeguare. Ultimamente il vicepresidente USA, Joe Bilden, aveva dichiarato che saranno gli Stati Uniti a decidere fino a quando si dovranno rinnovare le sanzioni alla Russia, facendo chiaramente capire che Washington decide e gli alleati si adeguano.

Nessuna sanzione risulta invece decisa dall'Unione Europea per quanto riguarda la Turchia, le sue sistematiche violazioni dei diritti umani, quelli della minoranza curda in particolare che viene continuamente sottoposta a repressione e bombardamenti dal Esercito di Ankara, nessuna sanzione per la chiusura dei giornali dell'opposizione interna e tanto meno per l'appoggio conclamato di Ankara ai gruppi terroristi che operano in Siria ed in Iraq. La questione non è all'ordine del giorno ed anzi, l'Unione Europea in questi casi chiude entrambi gli occhi ed al massimo emette qualche timido "distinguo" invitando Ankara a tutelare la libertà di stampa. "Si certo", rispondono i turchi, "come no, lo faremo senza meno".

La UE deve decidere per l'erogazione di alcuni miliardi (tre) alla Turchia in merito alla questione migranti che le stesse autorità di Ankara sospingono verso la Grecia. La Turchia non si accontenta e ne chiede il doppio, ricattando la UE e minacciando di sospingere altre centinaia di migliaia di migranti verso l'Europa. Inoltre la Turchia vuole essere ammessa nell'Unuone Europea ed in questa occasione forza le sue richieste per ottenere uno sveltimento delle procedure, contando sul forte appoggio della Merkel, sostenitrice di una Unione allargata ai turchi.

Light Sabers

Gli USA cercano di dimostrare che sono disposti a fare la guerra contro la Russia

nato esercitazioni

La Nato ha fallito nelle sue ultime operazioni di rovesciamento di regime, in parte perchè la Russia non permette che gli USA vadano lasciando una striscia di stati falliti (Kosowo, Somalia, Iraq,Libia, ecc.. ), lo sottolinea l'analista politico Dan Glazebrook.
"I giochi di guerra della NATO sono parte di un tentativo continuo degli USA di dimostrare al mondo che l'Amministrazione USA è disposta a correre il rischio di entrare in una guerra mondiale contro la Russia per difendere il loro diritto a determinare i cambiamenti di regime illegali e creare Stati falliti", lo sottolinea l'analista politico indipendente Dan Glazebrook nel corso di una intervista concessa ad RT.
Sotto il nome di "Risposta Fredda", la Norvegia ospita le maggiori esercitazioni militari annuali d'Europa, in cui parteciperanno circa 15.000 soldati degli stati che fanno parte dell'alleanza. Lo scenario vuole riprodurre un conflitto militare simulato con le forze armate di un paese con clima freddo. Le forze di sicurezza norvegesi considerano la Russia una delle sue principali minacce, nonostante che i funzionari della NATO affermino che questo fatto non è collegato con gli esercizi militari.


Il vero ruolo della NATO


Glazebrook mette in rilievo che i paesi della NATO e gli USA già stanno conducendo di fatto una guerra economica contro la Russia attraverso le sanzioni e con la loro politica di appoggio all'Arabia Saudita che si trova dietro il crollo dei prezzi del petrolio. "Inoltre abbiamo visto come la Turchia, membro della NATO, attacca ed abbatte un aereo russo; abbiamo anche visto nelle ultime settimane la Turchia e l'Arabia Saudita iniziare i preparativi per l'invasione della Siria", afferma l'analista politico.

Sommando questi fatti, l'analista sottolinea che "gli USA sono pronti, capaci e disposti a scatenare potenzialmente una guerra mondiale contro la Russia per difendere il loro diritto a realizzare i cambiamenti di regime illegali, per creare gli stati falliti o per trasformare i paesi pacifici in un bagno di sangue settario".

Non importa quello che la NATO affermi, sono le sue azioni quelle che rivelano il suo gioco. Per quello che si riferisce al conflitto in Siria, Glazebrook segnala che "la Russia è stata invitata dal Governo siriano a prestare il suo aiuto per evitare il collasso di questo paese di fronte agli squadroni della morte settari patrocinati dagli USA, dal Regno Unito e dagli altri".

Secondo l'analista, la situazione rimane chiara nel vedere che questi fatti si qualificano come aggressione della Russia quando in realtà Mosca sta soltanto cercando di gestire la sua difesa contro l'aggressione illegale diretta dagli USA in tutto il mondo.
"E' un fatto riscontrabile ed empirico che, con questo tipo di massicce esercitazioni la NATO sta circondando e si sta avvicinando ai confini della Federazione Russa con le sue truppe e creando una reale minaccia."

Fonte
: RT Actualidad

Traduzione: Manuel de Silva

Megaphone

Gli alleati turchi dell'Unione Europea forniscono armi chimiche ai miliziani jihadisti

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© AFP 2016/ DELIL SOULEIMAN

Il portavoce delle formazioni curde dell'YPG, Redur Xelil, ha accusato oggi la Turchia di fornire le armi chimiche ai miliziani jihadisti che resistono nella zona di Aleppo all'avanzata delle forze dell'Esercito siriano e delle formazioni curde. I miliziani di Al Nusra e delle altre formazioni stanno approfittando della tregua per lanciare attacchi contro una zona controllata dai curdi nelle vicinanze di Aleppo.


Secondo Xelil e le fonti dell'YPG, che dispongono di loro infiltrati nei gruppi miliziani, è confermato che sono state utilizzate sostanze tossiche nel corso degli attacchi e che il gas Sarin in possesso dei miliziani era stato consegnato loro dalla Turchia. Ci sono tutte le prove che queste fazioni dei miliziani stanno utilizzando le armi proibite, ha aggiunto Xelil.

L'attacco è avvenuto lo scorso Martedì e risulta utilizzato anche il fosforo per quanto questo non ha provocato sostanziali perdite. L'attacco non ha avuto successo ed ha fallito il suo obiettivo ma i curdi si aspettano che si verifichino nuovi attacchi dei miliziani jihadisti che dispongono di armi improvvisate che contengono il gas sarin ed il fosforo, il tutto fornito dalla Turchia.

Un episodio simile era stato denunciato pochi giorni prima dal governatore della provincia di Kirkuk, Najmuddin Kareem, nel nord dell'Iraq, dove era stato registrato un attacco con sostanze chimiche contro la città di Taza, verificato dalle forze irakene e curde che difendono la zona dagli attacchi dell'ISIS. In quell'occasione più di 40 persone hanno sofferto di sintomi di asfissia e di irritazione sulla pelle, per effetto del fuoco di mortai e lanciarazzi caricati con proiettili ripieni di sostanze velenose. Questi proiettili sono esplosi nell'area di Taza ed erano stati lanciati dalle posizioni dell'ISIS ubicate nella zona di Bashir. Le forze irachene hanno arrestato e sottoposto ad interrogatori uno specialista dell'ISIS il quale ha confessato che il gruppo islamico ha ricevuto armi chimiche dalla Turchia e si prepara a farne uso.


Vedi
: RT Actualidad

Nota: Alcuni osservatori hanno suggerito agli esponenti del YPG curdo di inviare le prove delle armi chimiche, utilizzate in Siria ed in Iraq, direttamente agli uffici di Bruxelles dove si trovano i funzionari europei in modo da renderli edotti di come il loro alleato turco stia operando nei confronti dei terroristi e quali armi utilizzi per colpire le forze curde che combattono per affrancarsi dalla dominazione di Ankara. In particolare sarebbe bene che queste prove e campioni dei proiettili al gas Sarin arrivassero sul tavolo della Frau Merkel che è attualmente l'esponente europeo che si sente più vicina e solidale con il neo sultano Erdogan.


Fonte
: Al Mayedeen

Traduzione e nota: Luciano Lago

Sheriff

Spagna: sequestrate 20.000 uniformi comprate dall'Isis

forze d'ordine spagnole

La polizia spagnola ha sequestrato 20.000 uniformi destinate a organizzazioni jihadiste in Siria e Iraq. Il ministero dell'Interno ha spiegato che erano dirette in particolare all'Isis e ad al-Nusra
. E che il sequestro, tre container intercettati tra Valencia e Algeciras, ha portato alla cattura di sette persone e alla disarticolazione di una rete internazionale di supporto ai terroristi che, oltre alle uniformi, aveva inviato con certa continuità ai loro clienti anche materiale militare e apparecchiature elettroniche.

Le uniformi erano classificate come «vestiti di seconda mano», così da poter attraversare tranquillamente i controlli. Ed erano state acquistate attraverso una normale contrattazione nella quale erano stati discussi anche qualità (ottima) e prezzo (buono) del prodotto. Con queste uniformi si poteva vestire «un intero esercito», come hanno affermato le autorità spagnole. La notizia è stata riportata da El Mundo del 3 marzo.


Nota a margine
. L'operazione della polizia spagnola evidenzia come il rapporto tra i terroristi e le sue reti di supporto non siano poi così invisibili. Eppure l'intelligence di mezzo mondo non sembra in grado di produrre alcun risultato in tal senso.

E dire che costerebbe molto meno investire su indagini di questo genere piuttosto che inviare navi, aerei e militari contro l'Isis e le altre agenzie del terrore. E sarebbe molto più efficace: i miliziani si possono sostituire facilmente, in fondo sono carne da macello e l'uno vale l'altro. I soldi no. Se all'Isis non arrivassero fondi e assistenza logistica sarebbe costretto chiuderebbe subito il suo macabro esercizio. Per bancarotta (fraudolenta, ovviamente).

War Whore

Il messaggio a Renzi dal cuore di tenebra della Libia

US & UE hawks
© carlos latuff

Romano Prodi: "entrare in un Paese in dissoluzione con una forza armata significa radunare tutti contro di sé".



di Sergio Cararo
per Contropiano


Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Aly Abuzaakouk, ha detto che il suo governo non accetterà mai alcun intervento militare straniero in Libia ammantato sotto qualsiasi scusa. A riferirlo è l'agenzia Mena riportando una dichiarazione fatta ieri dal ministro in televisione. Su eventuali operazioni militari internazionali contro "coloro che si riconoscono nell'Isis", Abuzaakouk ha detto che "siamo in grado di combattere questi gruppi e respingere qualsiasi intervento militare nel paese", riferisce l'agenzia egiziana.

La Mena aggiunge che il ministro ha smentito di aver detto ai media italiani di aver bisogno di un ruolo dell'Italia nella guida delle operazioni internazionali. In effetti in una intervista rilasciata al Corriere della Sera il ministro pochi giorni fa, il ministro degli esteri libico aveva detto testualmente:
"A noi va anche bene che l'Italia assuma il ruolo di leader dell'intervento internazionale nella guerra contro le forze emergenti dell'Isis in Libia. Ma attenzione: occorre che qualsiasi azione militare nel Paese sia minuziosamente concordata con il nostro governo a Tripoli e le nostre forze militari sul campo. Se così non fosse, qualsiasi tipo di operazione si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranità nazionale".
Il problema poi è che il famoso governo di unità nazionale stenta a prendere vita. La conferma viene dall'intervista rilasciata oggi dal ministro degli esteri Gentiloni al Sole 24 Ore:
"Il percorso è sempre stato definito da chi lo ha promosso assolutamente fragile ed è incompiuto perché c'è una maggioranza nel Parlamento di Tobruk per varare il governo di accordo nazionale ma a questa maggioranza finora non è stato consentito di esprimersi" ha ammesso Gentiloni.
Intanto sono rientrati questa mattina in Italia i due tecnici della Bonatti sequestrati in Libia mesi fa e sopravvissuti al rapimento. L'aereo è atterrato all'aeroporto di Ciampino alle 5 di questa mattina. Sul loro rilascio e sull'uccisione degli altri due tecnici pesano ancora molte ombre e interrogativi. In base ad alcune fonti i due tecnici uccisi sarebbero stati giustiziati con un colpo alla nuca poco prima che il convoglio dei rapitori si scontrasse con le forze di sicurezza libica. Altre fonti parlano invece di un loro utilizzo come scudi umani finiti sotto il fuoco "amico" dei miliziani che li avevano scambiati per uomini dell'Isis, in una strada in mezzo al deserto a circa 30 Km da Sabrata. Infine non è chiaro se i due tecnici che oggi sono tornati in Italia siano stati liberati con un blitz oppure siano stati semplicemente abbandonati dai sequestratori in fuga, in una zona periferica di Sabrata.

Che Guevara

Il Meglio del Web: Libia, mobilitiamoci il 12 marzo in tutto il paese

stop alla guerra della nato in libia
© l'antidiplomatico.it

Il nostro paese è in guerra. Questo è il primo fatto chiaro che va denunciato e su cui vogliamo chiamare alla mobilitazione per rompere il muro di bugie della propaganda del circo mediatico di regime.


Siamo in guerra, assieme alla NATO e a tutto il cosiddetto Occidente, da 25 anni. Nonostante i milioni di morti, le devastazioni e le migrazioni bibliche provocate da questi interventi, il nostro come gli altri governi progettano e organizzano nuove imprese militari. Queste nuove imprese sono però inserite in un quadro diverso, nella Grande Crisi che attraversa il mondo da quasi dieci anni, nelle crescenti frizioni che questa crisi sta determinando tra poli e blocchi mondiali. Non sono più semplicemente guerre neocoloniali di espansione e stabilizzazione, ma si stanno trasformando in guerre di egemonia e sopravvivenza. In questo contesto, in questa competizione tra potenze, si determinano le guerre per procura successive alle primavere arabe: il massacro siriano, l'espansione dell'IS, la frammentazione della Libia, con i suoi fronti confusi e sempre in cambiamento.

La loro guerra, come dimostrano i fatti di Parigi, torna anche nelle nostre città, nelle nostre strade, nei nostri luoghi di ritrovo. Le loro guerre non solo producono miseria, morte e sconvolgimenti sociali che sono la causa dell'esodo migratorio, ma stanno rendendo l'Europa e il nostro paese una caserma autoritaria, dove gli spazi di libertà e di agibilità democratica vengono drasticamente ridotti. La Francia ha costituzionalizzato uno stato d'emergenza che colpisce libertà fondamentali, nate in quel paese. Paese ove ora per legge si toglie la cittadinanza a chi è accusato di terrorismo e ha origini etniche e religione diverse da quelle dei cittadini "puri". Torna in Europa così il razzismo di stato, mentre in Danimarca per legge si rapinano i profughi scesi dai barconi e la Svezia si prepara a espellere, cioè a deportare verso fame e morte, 80000 Migranti.

L'Unione Europea in guerra produce orrore e lo usa per giustificare sia la distruzione della democrazia sia le politiche di austerità. Si possono sforare i criminali vincoli del fiscal compact per comprare armi, ma non per costruire ospedali o scuole. UE e Nato, austerità e guerra sono oramai la stessa cosa.

Noi esprimiamo solidarietà e sostegno a tutti i popoli oppressi in lotta, a partire da quello curdo e palestinese, ma rifiutiamo la guerra e il coinvolgimento del nostro paese in essa.

Invece la decisione del governo Renzi di preparare e prima o poi fare la guerra in Libia ci espone a tutti i rischi terribili che abbiamo visto realizzarsi in altri paesi. Sempre più pesanti e costose sono le nostre missioni militari all'estero, da ultima quella di 1000 militari in Iraq, anche a protezione di affari privati. Intanto il nostro territorio viene militarizzato e avvelenato dagli strumenti di guerra. Si installano nuove terribili bombe termonucleari, si installano radar nocivi, si inquinano intere aree, si organizzano esercitazioni che mettono in prima linea intere città. Si comprano bombardieri e altre armi di distruzioni di massa mentre le si commercia in tutto il mondo.

Tutto il nostro paese è sempre più coinvolto nei danni, nei costi e nei nuovi crescenti rischi della guerra. Per questo bisogna mobilitarsi prima che sia troppo tardi, per fermare la guerra e le politiche di distruzione della democrazia e dei diritti sociali che l'accompagnano. Bisogna farlo con tutta la forza e la determinazione possibile nel caso in cui l'Italia fosse per la quinta volta nella sua storia trascinata in una sciagurata guerra in Libia. Ma in ogni caso bisogna costruire una resistenza che risponda all'assuefazione alla guerra che ci stanno somministrando.

È necessaria una mobilitazione diffusa e permanente contro la guerra esterna e contro la guerra sociale interna che banche, multinazionali, interessi industrial militari vogliono imporci. Bisogna che l'Italia esca dalla NATO, alleanza che oggi non ha più alcuna giustificazione politica e morale.


Manifestiamo per
:

  • La fine immediata di ogni partecipazione italiana alle guerre in corso, con il ritiro delle truppe da esse e il ripristino dell'articolo 11 della Costituzione.
  • Lo smantellamento delle basi e delle servitù militari, il rispetto del trattato di non proliferazione nucleare, la fine del commercio delle armi.
  • L'uscita dell'Italia dalla Nato e da ogni alleanza di guerra. L'Italia deve diventare un paese neutrale per contribuire alla pace.
  • La fine delle politiche persecutorie e xenofobe contro i migranti.
  • La fine delle politiche di austerità e del sistema di potere UE che le impone.
  • La cancellazione delle leggi securitarie che in tutta Europa nel nome della guerra al terrorismo stanno costruendo uno stato di polizia.

IL 12 MARZO IN TUTTA ITALIA MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA DI FRONTE ALLE BASI E ALLE SEDI DELLA GUERRA.

COORDINAMENTO CONTRO LA GUERRA, LE LEGGI DI GUERRA, LA NATO.



PROMOTORI


Aldo Silvano Giai, Nicoletta Dosio, Fulvio Perini, Alberto Perino, Bianca Riva, Cellerina Cometto, Mira Mondo, Eugenio Cantore, Eleonora Cane, Claudio Cancelli, Valentina Cancelli, Domenico Bruno, Franco Olivero Fugera, Italo Di Sabato, Valentina Colletta, Emanuele D'Amico, Danilo Ruggieri, Manuela Palermi, Ernesto Screpanti, Nella Ginatempo, Fabio Frati, Fabrizio Tomaselli, Stefano Zai, Giorgio Cremaschi, Gianpietro Simonetto, Emiddia Papi, Mauro Casadio, Aldo Romaro, Paola Palmieri, Francesco Olivo, Michele Franco, Sergio Cararo, Luigi Marinelli, Franco Russo, Ugo Boghetta, Sandro Targetti, Leonardo Mazzei, Francesco Piccioni, Marco Santopadre, Selena Difrancescoantonio, Marco Tangocci, Giovanni Bacciardi, Vasapollo Luciano, Valter Lorenzi, Antonio Allegra, Dino Greco, Beppe Corioni, Moreno Pasquinelli, Guido Lutrario, Loretta Napoleoni, Gualtiero Alunni, Anastasi Dafne, Nico Vox, Carlo Formenti, Dario Filippini, Antonella Stirati, Maria Pia Zanni, Lorenzo Giustolisi, Sabino Derazza, Enzo Miccoli, Loredana Signorile, Mara Manzari, Roberto Vallocchia, Monica Natali, Luca Massimo Climati, Laura Scappaticci, Patrick Boylan, Sergio Bellavita, Ezio Gallori,

Movimento NO TAV, Piattaforma Sociale Eurostop, Unione sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Ross@, Campagna Noi Restiamo, Fronte Popolare, Noi Saremo Tutto, City Strike Genova NST, Collettivo Putilov Firenze, Rete NoWar, Economia per i Cittadini, Contropiano, Partito Comunista d'Italia, Rifondazione comunista Molfetta, Programma 101, Rete dei Comunisti, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, NO MUOS Milano, Comitato Difesa Sociale Cesena, Circolo agorà di Pisa, Comitato No Guerra No NATO Brescia, Area Opposizione Cgil, Sinistra Anticapitalista, Carc,


Alcune organizzazioni hanno aderito alla giornata di mobilitazione sulla base di proprie piattaforme che verranno comunicate nei prossimi giorni assieme ad ulteriori adesioni.



Le iniziative in via di preparazione sono
:

  • Manifestazione davanti al cantiere TAV della Val Clarea (Chiomonte) - Sabato 12 marzo, ore 14.30. Partenza da Giaglione (Campo Sportivo).
  • Novara Presidio contro la guerra dalle ore 10.30 in Piazza della Repubblica (piazza Duomo)
  • Presidio alla base militare di Ghedi in via Castenedolo dalle ore 14
  • In Veneto l'iniziativa si terrà alle 10.30 a Vicenza alla caserma Ederle, Viale della Pace.
  • A Bologna corteo regionale da Piazza San Francesco ore 15.00.
  • La Toscana si mobilita di fronte alla base di Camp Derby Pisa ore 11.00.
  • A Roma corteo cittadino alle ore 16.00 davanti alla base del Comando Operativo Interforze a Cinecittà in via Scribonio Curione.
  • Napoli manifestazione ore 10.00 alla base NATO di lago Patria, Giugliano.
  • Bari Comando Terza Regione Aerea Lungomare Nazzario Sauro ore 10.00.

Originariamente pubblicato su sito
l'antidiplomatico.it

Bad Guys

Trump o Clinton? Comunque vada per il mondo NON sarà un successo

tramp vs killary
Trump o Clinton? A sentire i media in teoria sarebbe una scelta facile in quanto Donald Trump si presenta come una sorta di outsider irricevibile e pericoloso nella politica americana, connotando la sua offerta politica di xenofobia, populismo e aggressività. Dall'altro lato Hillary Clinton però solo apparentemente sembra essere una scelta migliore in quanto rappresentante di poteri che spingerebbero forte sul pedale dell'interventismo globale e nella contrapposizione con Mosca, mentre Trump ha appena dichiarato di voler "andar d'accordo con la Russia".

Diciamocelo pure, sentendo le notizie quotidiane che parlano di Donald Trump e della sua campagna per la presidenza verrebbe quasi difficile sostenere che ci potrebbe ragionevolmente essere qualcosa di peggio. Razzista, aggressivo, sciovinista e anche un pò fascista Trump incarna perfettamente una delle facce dell'America, quella dell'elettorato repubblicano deluso ma anche quello del ventre profondo degli Usa fatto di ignoranza e luoghi comuni, un volto sicuramente pericoloso per la pace nel mondo in quanto Trump non sembra sotto nessun aspetto un uomo in grado di esercitare il ruolo di presidente del paese più importante al mondo.

Sembra quasi un film già scritto con Donald Trump troppo brutto e cattivo per vincere e tutti gli americani che lo temono che si coalizzano con la Clinton per fermarlo, con Hillary che sembra quindi vedersi costruire un ruolo di "salvatrice della patria" quasi hollywoodiano. Eppure paradosso dei paradossi tutta una serie di settori del potere economico e finanziario americano che per diversi motivi traggano linfa dalla guerra potrebbero appoggiare proprio Hillary Clinton che in questo caso reciterebbe il ruolo di "lupo vestito da agnello". Insomma in tanti voteranno Clinton sperando in questo modo di votare per la pace, ma potrebbe non essere proprio così. Progressista e democratica, almeno a parole, in politica interna, Hillary Clinton si è dimostrata una spietata interventista in politica estera e con la sua elezione alla Casa Bianca i rapporti già pessimi con il Cremlino andrebbero in caduta libera.

Sentite invece cosa ha detto Donald Trump sulla Russia nel corso dell'ultimo dibattito tv a quanti lo hanno accusato di aver manifestato stima nei confronti di Vladimir Putin: "sarebbe cosi' male se andassimo d'accordo con la Russia?"(Fonte Ansa) Evidentemente sì, ed evidentemente una certa America, quella "democratica" dei Clinton, preferirebbe giocare con la Terza Guerra Mondiale piuttosto che normalizzare dei rapporti internazionali che rischiano di portare il mondo verso il baratro.