Maestri BurattinaiS


Star of David

Migliaia di israeliani incitano al genocidio dei palestinesi

Manifestazione genocidio palestinesi tel-aviv
La manifestazione di Tel Aviv—organizzata per sostenere un soldato israeliano che ha assassinato un palestinese ferito sparandogli in testa mentre la vittima era sdraiata a terra—con canti e striscioni che gridano all'omicidio di massa.
Enormi manifestazioni e campagne su Facebook che incitano al genocidio dei palestinesi vengono ignorate dai principali media occidentali e da Facebook stesso nonostante la preoccupazione e le collaborazioni per fermare gli "incitamenti alla violenza". Sin da fine ottobre, il governo israeliano ha accusato i palestinesi ed i loro alleati di "incitare alla violenza" contro gli israeliani, nonostante il fatto che 34 israeliani sono stati uccisi in questo frangente, confronto ai 230 palestinesi morti nello stesso periodo. L'impennata di violenza è stata attribuita a una condanna internazionale dello sconfinamento israeliano sul territorio palestinese nella contestata Cisgiordania.

La preoccupazione del governo israeliano riguardo ai recenti atti di violenza si è trasformata in una serie di arresti di palestinesi per dei contenuti diffusi nei social media che potrebbero potenzialmente incitare al crimine. Fino ad ora, 145 palestinesi sono stati arrestati quest'anno con l'accusa di "pre-crimine" per "incitamento" attraverso i social media. Tale pratica ha portato a una collaborazione tra Facebook ed il governo israeliano, la cui comune intesa per frenare l'incitamento dei social media si è concretizzata con la chiusura di diversi account Facebook di giornalisti palestinesi e agenzie di stampa.

Tuttavia sia i social media che i principali media occidentali hanno fallito nel condannare la fetta di "incitamento" israeliano contro i palestinesi, una pratica che è sorprendentemente comune data la considerazione scarsa o nulla che di solito riceve. Spesso certi post anti-palestinesi, foto, e manifestazioni sono pieni di riferimenti al genocidio, con pianti di "Morte a tutte le nazioni arabe" e "Uccideteli tutti", sorprendentemente comuni.


Comment: Se si guarda a chi possiede i media e i social media... dobbiamo sorprenderci per l'assenza di reportage e responsabilità? Il pubblico mondiale metterà un giorno da parte la propria dipendenza per provvedere finalmente ad una dimostrazione di coscienza, boicottando certi canali per rivedere il messaggio ed arrivare ad un cambiamento?


Commenta: Interessante che il governo ascolti la popolazione solo quando questa asseconda le sue deprecabili politiche di ritorsione.


Bizarro Earth

SOTT Focus: Crisi dei rifugiati in Germania: Nazisti in crescita, il "mai più" ritorna ancora

PEGIDA demonstration
© APRight-wing movement PEGIDA draws 25.000 people to the streets in Dresden
Le notizie che arrivano dalla Germania in questi giorni potrebbero confondere: sentiamo storie sull'incredibile numero di rifugiati che si riversano nel paese, su rifugiati che scompaiono senza lasciare traccia, sulla Germania come unico paese che si prende la responsabilità di fornire accoglienza a queste persone fuggite dal caos che l'Occidente ha creato con la sua guerra perpetua in Medio Oriente, selvaggie teorie che vogliono che la "cosiddetta crisi dei rifugiati" sia stata architettata in toto con il fine di "invadere" l'Europa in generale e la Germania in particolare, provvedendo alla domanda di forza lavoro a basso costo per le élite corporative, ed anche come avvisaglia per una imminente guerra civile in Germania.

Tuttavia, la cosa più importante che la gente deve capire sull'attuale situazione in Germania, è il dilagante e crescente odio nei confronti dei rifugiati e dei musulmani che sta infettando la mente delle persone nella stessa nazione che vide la nascita del regime nazista nonché di uno dei più oscuri episodi della storia dell'uomo. Incidentalmente, alla luce degli attacchi di Parigi che hanno riacceso la narrativa sui "terroristi musulmani" a suon di titoli in prima pagina, dovremmo tutti ricordare che uno degli eventi seminali che portarono all'ascesa dei nazisti e alla soluzione finale contro gli ebrei, fu l'incendio del Reichstag proprio da parte dei nazisti al fine di scaricare la colpa sui "Comunisti". Come si dice, la storia si ripete - stessa melodia, ma con parole diverse.

Qual è dunque l'atmosfera che si respira in Germania? Per primo, esiste di certo un gran numero di rifugiati nel paese, che pongono naturalmente molti problemi logistici: dove possono vivere, quali agenzie governative sono responsabili, problemi di soccorsi medici, barriere linguistiche, registrazioni, riscaldamento, cibo, ecc.? Cosa dire delle procedure legali che dovrebbero subentrare per i richiedenti asilo (inclusa la deportazione, che in Germania è sempre stata oggetto di discussioni), quando i numeri sono così alti e le condizioni di caos generale?

Sono di certo delle grandi sfide e gli incaricati ad affrontare tali sfide riportano spesso di situazioni mal gestite. C'è da dire, che molto del lavoro viene portato avanti non dal governo, ma da una miriade di volontari che distribuiscono vestiti, danno lezioni di lingue, aiutano con la burocrazia e così via. Neanche a dirlo, con un gruppo così ampio di persone, assieme alla maggioranza dei rifugiati pacifici e traumatizzati, ci saranno anche dei teppisti, criminali e soggetti patologici di ogni sorta. E quindi, naturalmente, si verificano episodi di crimini e violenze commessi da alcuni rifugiati (c'è da notare comunque che molti di quegli orribili racconti nascono da voci istigate dal razzismo, molte delle quali si sono dimostrate false). D'altro canto, esistono degli incidenti raccapriccianti di violenza di militanti di estrema destra contro i rifugiati, dai pestaggi al provocare incendi nei campi dei rifugiati.

Bad Guys

Negli USA è in corso un golpe civile ad opera dell'apparato Clinton: intelligence, polizia e veterani difendono la Repubblica

killary

di Ulderico de Laurentiis


In un clamoroso video di un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, Steve Pieczenik, la rivelazione del terribile conflitto in atto tra apparati americani, combattuto su un terreno inedito: la rete internet
"Stiamo attraversando una grande, importante transizione e detto con franchezza, una seconda rivoluzione americana. Noi non abbiamo armi, non vogliamo uccidere nessuno, non intendiamo fare del male a nessuno. Ma noi, il popolo americano, e quelli di noi che hanno servito come veterani e nel servizio di intelligence come me, impediremo ai Clinton di assumere il potere che non meritano".
Così - in un video rilasciato da poche ore visibile su youtube - il dr. Steve Pieczenik, già alto funzionario anti terrorismo del Dipartimento di Stato USA durante le segreterie di Henry Kissinger, Cyrus Vance e James Baker e in seguito deputy assistant secretary nelle amministrazioni di Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan e George H. W. Bush. Pieczenik, le cui competenze al servizio dell'America comprendevano politica estera, gestione delle crisi internazionali e guerra psicologica.


Questo importante personaggio esce allo scoperto, confermando quanto più di una fonte di intelligence ormai aveva lasciato trapelare: dietro le rivelazioni di Wikileaks in corso durante la campagna elettorale per le presidenziali americane non c'è la Russia, tantomeno la volontà di Putin di favorire Donald Trump, ma il lavoro fatto dall'interno dalla cosiddetta "Intelligence Community" americana, decisa a contrastare quello che nel video viene definito un Civilian Coup, un colpo di stato civile ad opera del sistema di potere guidato e gestito da Bill e Hillary Clinton.

Pistol

Colpisci e metti in riga: Deutsche Bank e dintorni

deutsche bank

di Raffaele Sciortino


"Una guerra economica", così il presidente della commissione economica del Parlamento Tedesco, in un'intervista al Welt Am Sonntag ha definito la multa comminata dal Dipartimento della Giustizia statunitense (si parte da 14 miliardi di $ ma le trattative sono in corso) alla Deutsche Bank. E non è certamente l'unica voce "antiamericana" che si è levata dal mondo politico e imprenditoriale teutonico, evidentemente non solo su questa singola questione, se qualche giorno fa la cancelliera Merkel a proposito del contestato trattato commerciale transatlantico (Ttip) ha dovuto mettere in guardia i suoi industriali da atteggiamenti "filo-russi": "ci deve far riflettere il fatto che se si trattasse di un trattato commerciale con la Russia avremmo probabilmente la metà delle critiche". Già, ci sarebbe da chiedersi perché...

Tornando alla DB, nessuno è tanto ingenuo da pensare che i suoi problemi finanziari nascono con la multa della solerte giustizia yankee. Sottocapitalizzazione per leva eccessiva, esposizione sui derivati, scarsa profittabilità in un contesto di tassi di interesse quasi a zero e soprattutto di stagnazione economica globale da cui non si vede via d'uscita: ce n'è quanto basta, pare. Del resto il crollo dei valori azionari riguarda l'intero comparto bancario europeo (ne sanno qualcosa le banche italiche) tutt'altro che in buona salute, e dura da mesi. Tanto meno c'è da stupirsi se chi vive di speculazione da speculazione viene colpita. Ma qui in tutta evidenza c'è qualcosa di più grosso che si sbaglierebbe a tralasciare per malcelata schadenfreude.

Si guardi a questa impressionante sequenza di episodi nei rapporti Berlino/Washington degli ultimi anni: datagate (affare Snowden) che rivela il sistematico spionaggio nei confronti dell'alleato tedesco a tutti i livelli (compresa l'intercettazione del telefonino personale di Merkel); regime change filo-Usa in Ucraina con conseguenti sanzioni alla Russia imposte alla Ue; screzi sul raddoppio dell'oleodotto russo-tedesco North Stream che bypassa Ucraina e Polonia; dieselgate con multa miliardaria, chiaramente politica, alla Volkswagen; ondata di profughi siriani in gran parte pilotata da Usa e Turchia (allora ancora in sintonia) atta a indebolire il compatto consenso per Merkel; forti dissensi sul Ttip (tanto che per molti politici tedeschi sarebbe oramai fallito); malumori tedeschi sull'atteggiamento provocatorio della Nato verso Mosca nei paesi est-europei; scontro sui favori fiscali a Apple, Google, ecc. Senza dimenticare la politica monetaria della Federal Reserve -emettere moneta per rinviare il redde rationem dell'indebitamento- che ha dapprima scaricato i danni maggiori della crisi globale sull'euro (Chicken game: ancora sull'eurocrisi) e poi trovato una spalla nella Bce di Draghi proprio contro l'approccio tedesco. (Con buona pace per tutti quelli, davvero quasi tutti, che riducono la crisi a mera questione di austerity imposta da Berlino...).

Bizarro Earth

ONU: la Russia perde il seggio nel Consiglio per i Diritti Umani

UN counsel
Nella votazione svoltasi ieri per il rinnovo del seggio nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC), la Federazione Russa ha ottenuto 112 voti che non sono bastati per la riconferma. Con 114 voti a favore, la Croazia ne prenderà il posto.

In un organismo sempre più screditato, l'Arabia Saudita ha ottenuto ben 152 voti nell'area asiatica, e siederà insieme a Cina, Giappone e Iraq per i prossimi tre anni. Nonostante Ryad sia una monarchia assolutista islamista (wahabita), dove sistematiche sono le violazioni dei diritti umani, e con una politica estera a sostegno del fondamentalismo islamico (operante in Siria e Iraq, ma non solo) e di aggressione manu militari contro lo Yemen, con 157 esecuzioni nel solo 2015, essa potrà comunque vantare la presenza di Faisal bin Hassan Trad come capo dell'équipe che monitorerà il rispetto dei diritti umani in giro per il mondo.

L'esclusione della Russia arriva dopo mesi incessanti di propaganda russofoba dei media occidentali. L'azione militare in Siria - autorizzata dal legittimo governo siriano, ergo nel rispetto del Diritto Internazionale - contro l'ISIS e i "terroristi moderati" sostenuti dalla Casa Bianca e dalle Cancellerie europee, ha gettato nel panico e nello sconforto coloro che già pregustavano la spartizione e lo smembramento del Vicino Oriente. L'apice della mania antirussa da parte occidentale, si è raggiunta con le ridicole accuse di "crimini contro l'umanità" ad Aleppo, città insanguinata dalle orde dello sceicco saudita Abdullah al-Muhaysini, supremo giudice del tribunale della Sharia del gruppo terroristico Jaish al Fatah (Esercito della Conquista), al-Qaeda in Siria.

Con questa elezione, l'ONU punisce severamente la Nazione che più di altre combatte quotidianamente e con successo il terrorismo e il fondamentalismo di matrice islamica, un gesto che alla fine è a beneficio dei carnefici.

Crusader

Le Filippine dicono "addio" agli Usa e cambiano l'assetto geopolitico dell'Asia

bandiera delle filippine
Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte in visita a Pechino ha chiesto ufficialmente aiuto alla Repubblica Popolare Cinese sancendo de facto una presa di distanza dagli Stati Uniti che avrò conseguenze importanti nell'assetto geopolitico del Sud-Est asiatico.

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine, è un personaggio assurto agli onori della cronaca negli ultimi tempi si è recato in visita a Pechino da dove ha annunciato in modo definitivo la sua separazione dagli Stati Uniti. Un discorso storico dal momento che le Filippine erano un sicuro baluardo degli Stati Uniti nell'area e venivano utilizzate come "baluardo della Pax Pacifica" americana nella regione, ovvero per limitare la Cina. Basti pensare che nel territorio delle Filippine si trovano cinque basi americane che sono state installate proprio per contenere la "minaccia" cinese.

Bad Guys

Mosul, Aleppo e il doppio standard dei media

mosul

Mosul e Aleppo sono gli epicentri di una partita epocale, in cui sono in gioco gli equilibri del Medio Oriente e non solo; è tale perché il risultato a cui s'avviano gli eventi sovvertirà radicalmente il sistema di potere mantenuto nell'area per molti decenni dagli Stati Uniti e dalle Monarchie del Golfo.


Come ogni volta quando la Storia si rimette in movimento, tutti gli attori regionali sgomitano per strappare qualche vantaggio dal cambiamento, affollando la scena ma non mutando il finale del dramma che s'avvia all'epilogo.

In questo scontro, già aspro da sé, s'è inserita la contrapposizione fra gli Usa e la Russia, ovvero fra gli antichi custodi del sistema di potere che sta crollando, e Mosca, che è ritornata sulla scena mondiale e intende occupare lo spazio politico lasciato da Washington.

Mosul e Aleppo sono due episodi speculari della stessa guerra, scatenata da un'aggressione che voleva raggiungere i medesimi scopi: destabilizzare e smembrare quei Paesi, garantendone l'assoggettamento, ma gli attori coinvolti, nella sostanza i medesimi, vi recitano ruoli diversi.

A Mosul gli Usa, dopo aver fomentato per anni la destabilizzazione dell'Iraq ed aver finto di combattere l'Isis, adesso che il "califfato" è alle corde grazie all'Asse della Resistenza, hanno fatto buon viso a cattivo gioco e, per non rimanere tagliati fuori dalla regione, si sono uniti alle forze che stanno sferrando l'attacco finale alla città, utilizzando i curdi come proprie pedine. Ad Aleppo, l'Esercito siriano e le forze dell'Asse della Resistenza, appoggiate dalla Russia, vogliono liberare quella parte della città ancora occupata dai qaedisti.

In entrambe le città i terroristi, siano essi i tagliagole dell'Isis o di Al-Nusra, tengono in ostaggio la popolazione impedendo che fugga, perché la presenza di centinaia di migliaia di civili è un ostacolo serio alle operazioni militari degli attaccanti; ma per i media internazionali, a Mosul le vittime civili, che purtroppo ci saranno e tante, vengono definite "scudi umani", ostaggi dell'Isis costretti ad affrontare bombe e cannonate, e la responsabilità di quei morti deve ricadere sulla barbarie dei Daesh.

Caesar

Valdai Club, Putin senza peli sulla lingua

valdai club
© Sputnik. Maxim Blinov
Si è conclusa a Sochi la XIII edizione del Valdai Club, vera piattaforma di dialogo e dibattito internazionale. In chiusura del Forum, il presidente Putin ha toccato i temi più caldi del momento come al suo solito, in modo diretto e senza peli sulla lingua.

Vladimir Putin al Valdai Club si è soffermato nel suo discorso sulla questione siriana, sul problema del terrorismo e della mancanza di un unico fronte in Siria per combattere Daesh, minaccia numero uno per tutti. A proposito di minacce, il presidente Putin ha ribadito che è stupido ed impensabile supporre che la Russia voglia attaccare qualcuno. Quella in atto nei confronti della Russia negli USA, come ha sottolineato al Forum Putin, è una vera isteria, riesplosa nel contesto delle presidenziali americane, che Mosca non può influenzare, perché "gli Stati Uniti sono una grande potenza, non una repubblica delle banane", parola di Putin. Putin ha lanciato all'Occidente messaggi importanti dal Valdai Club, una piattaforma utile quanto non mai per il dibattito internazionale. Sputnik Italia ha raggiunto Orietta Moscatelli, caporedattore esteri di Askanews, che direttamente da Sochi ha tirato le somme del Forum.

— Orietta, com'è stata quest'edizione, in quale atmosfera si è svolto il tutto?

— Il Valdai è sempre molto interessante, questa edizione lo riconferma, è stato anche sorprendente questa volta. C'erano temi che hanno elettrizzato il dibattito nei primi giorni, anche ieri la plenaria con Putin, il rapporto con gli USA nel contesto delle presidenziali americane, che vedono la Russia al centro di critiche e polemiche.

Non c'era, rispetto agli anni passati, quel senso di contrapposizione, di muro contro muro, che poi si riflette nei dibattiti off the record. Da parte degli esperti russi e quelli americani c'era una forte preoccupazione condivisa su due piani principalmente. Da una parte preoccupa che cosa accadrà dopo queste elezioni, d'altra parte preoccupano i rapporti fra USA e Russia, scesi a livelli di gelo come non si vedeva da decenni, è chiaro che non può continuare così. Gli stessi americani stanno vivendo forti turbolenze, questa campagna elettorale ci ha fatto vedere il peggio che si possa attendere da una campagna per la Casa Bianca. Putin è andato certamente all'attacco, un bersaglio praticamente unico erano gli Stati Uniti, che lui indicava all'origine dell'incapacità di dialogo e di tutti i conseguenti scontri.

Airplane Paper

SOTT Focus: La Russia fa scacco matto agli Stati Uniti in Siria: Aspettatevi più atti terroristici, non la guerra nucleare

syrians support putin
© Sputnik/Andrey Stenin
Se per caso fate parte della 'comunità internazionale' - vale a dire, se abitate in Nord America, Europa e Australia / Nuova Zelanda - avrete notato un sottile cambiamento in questi ultimi anni riguardo all'immagine della Russia e del suo presidente, Vladimir Putin. Oltre ad essere solo un altro paese in lista tra quelli che ti avrebbe fatto piacere visitare, la Russia e il suo leader sono diventati i capri espiatori di gran parte dei problemi del mondo.

Da 'aggressione russa in Europa' a 'annessione della Crimea e orchestrazione di una guerra civile in Ucraina' ad 'abbattimento di aerei commerciali' a 'hackeraggio della democrazia americana' a 'bombardamento di civili innocenti e ospedali' (e conigli) a 'Creazione della crisi dei rifugiati in Europa' ad avere il monopolio sul 'doping sponsorizzato dallo stato' e 'sostenere i terroristi in Siria', a quanto pare la Russia ha fatto di tutto per dare inizio sul nostro pianeta al caos più totale.

Naturalmente, l'astuto lettore avrà notato che la maggior parte di queste accuse provengono da politici americani, esperti politici, e dalla stampa occidentale.

Nelle ultime settimane, il livello di vetriolo anti-russo che arriva da posti come il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha raggiunto un punto tale che tutti noi potremmo essere scusati dal praticare yoga in anticipo del momento in cui dovremo dire addio al nostro pianeta in una probabile conflagrazione nucleare globale.

Ma la minaccia esistenziale di una 'guerra calda' tra la Russia e gli Stati Uniti può essere associata al massimo ad un incubo o a propaganda, ma non ad un vera minaccia. La realtà è che 'l'eccezionale' USA è fuori dalle opzioni, compresa l'opzione nucleare, nel cercare di impedire l'ascensione della Russia a grande potenza mondiale con influenza globale.

Crusader

Clamorosa denuncia al Parlamento croato: la NATO viola la sovranità e la libertà delle nazioni

ivan pernar
Non tutti gli esponenti politici europei si trovano d'accordo con la politica di appoggio alla NATO e di subalternità alle operazioni militari dirette dagli Stati Uniti, avallate dai rispettivi governi; lo ha dimostrato l'intervento fatto ieri al Parlamento della Croazia, dal giovane deputato croato Ivan Pernar, appartenente alla coalizione Zivi Zid. Pernar ha svolto un intervento di denuncia contro la NATO accusando questa organizzazione militare di aver operato in modo da violare la sovranità e la libertà delle Nazioni e di aver attuato violando i principi democratici invece di promuovere la pace e la stabilità.

Inoltre Pernar, in una successiva intervista rilasciata all'agenzia Sputnik, ha accusato esplicitamente il Governo degli USA e la NATO di essere entrambi i principali complici dei terroristi islamisti e responsabili della propagazione di questa forma di terrorismo.

Nel suo discorso al Parlamento croato, l'esponente croato ha dichiarato che la NATO, "invece di appoggiare la democrazia che permetta alla gente di eleggere i propri rappresentanti politici, questa organizzazione favorisce il rovesciamento dei governi legittimi mediante bombardamenti indiscriminati".

Inoltre lo stesso Pernar ha avvisato che, "La NATO rappresenta un pericolo per il mondo intero e,se non fosse stato per la Russia, nessuno si sarebbe opposto alle azioni criminali della NATO e gli USA avrebbero potuto bombardare e condannare alla rovina qualsiasi paese che si fosse opposto a servire i loro interessi (come avvenuto in Iraq, in Afghanistan, in Libia ed adesso avviene in Siria)."

Il politico croato ha ricordato come il presidente Vladímir Putin si sia sempre espresso contro le azioni di aggressione condotte dagli USA e dalla NATO, prima contro l'Iraq e poi contro la Libia, sottolineando come la maggior parte dei cittadini era contro questa politica. "Dal suo punto di vista Putin esprime non soltanto l'opinione della Russia ma anche quella della maggioranza silenziosa che vive su questo pianeta e che è stanca della tirannia e della dittatura del FMI, della Banca Mondiale, del Governo degli USA e della NATO, come dell'ala militare del FMI e del Nord America", ha dichiarato Pernar, "tuttavia soltanto poche persone sono preparate per esprimere la propria opinione, visto che hanno paura del comportamento aggressivo degli Stati Uniti".

Pernar ha inoltre sottolineato che l'operazione russa in Siria ha il suo fondamento nei principi del diritto internazionale, visto che appoggia il legittimo governo siriano che ha richiesto un aiuto alla Russia nella lotta contro le bande terroriste sovvenzionate dall'estero, a differenza dell'intervento degli USA che non ha alcun fondamento legale, così come tutte le loro operazioni.