
La preoccupazione del governo israeliano riguardo ai recenti atti di violenza si è trasformata in una serie di arresti di palestinesi per dei contenuti diffusi nei social media che potrebbero potenzialmente incitare al crimine. Fino ad ora, 145 palestinesi sono stati arrestati quest'anno con l'accusa di "pre-crimine" per "incitamento" attraverso i social media. Tale pratica ha portato a una collaborazione tra Facebook ed il governo israeliano, la cui comune intesa per frenare l'incitamento dei social media si è concretizzata con la chiusura di diversi account Facebook di giornalisti palestinesi e agenzie di stampa.
Tuttavia sia i social media che i principali media occidentali hanno fallito nel condannare la fetta di "incitamento" israeliano contro i palestinesi, una pratica che è sorprendentemente comune data la considerazione scarsa o nulla che di solito riceve. Spesso certi post anti-palestinesi, foto, e manifestazioni sono pieni di riferimenti al genocidio, con pianti di "Morte a tutte le nazioni arabe" e "Uccideteli tutti", sorprendentemente comuni.
Comment: Se si guarda a chi possiede i media e i social media... dobbiamo sorprenderci per l'assenza di reportage e responsabilità? Il pubblico mondiale metterà un giorno da parte la propria dipendenza per provvedere finalmente ad una dimostrazione di coscienza, boicottando certi canali per rivedere il messaggio ed arrivare ad un cambiamento?
Persino il Times of Israel ha pubblicato un articolo controcorrente titolato "Quando il Genocidio è Permesso" in riferimento al trattamento di Israele nei confronti dei palestinesi. Sebbene l'articolo sia stato tolto, ha puntato comunque il dito verso una troppo comune e pericolosa mentalità che viene convenientemente ignorata dai social media, governo israeliano, e media occidentali. Un'agenzia stampa israeliana ha infine sottoposto il suddetto trattamento di favore ad un test, trovando che Facebook e le autorità israeliane hanno trattato le grida di vendetta dei palestinesi e degli israeliani in modo molto diverso.
Anche le affollate manifestazioni a favore del genocidio dei palestinesi sono state del tutto ignorate dai social e dai media corporativi. All'inizio dell'anno verso il mese di aprile, una grande manifestazione anti-palestinese si è svolta a Tel Aviv dove a migliaia hanno gridato alla morte di tutti gli arabi. La manifestazione era stata organizzata a favore di un soldato israeliano che aveva ucciso un palestinese già ferito, sparandogli in testa in stile da esecuzione.
Il soldato, Elor Azaria, venne incolpato di omicidio colposo per l'uccisione che è avvenuta all'interno del territorio sovrano palestinese nella città di Hebron. Hebron ha al suo interno un insediamento ebraico illegale, ma nonostante la sua illegalità viene continuamente protetto dalle IDF israeliane. Questo ha portato a scontri frequenti tra israeliani e palestinesi.
La manifestazione di Tel-Aviv è stata attesa da circa 2000 persone e diversi famosi personaggi israeliani hanno intrattenuto i partecipanti inclusi i cantanti Maor Edri, Moshik Afia, e Amos Elgali, assieme al rapper Subliminal. Si sono sentiti canti per "Elor [il soldato] è un eroe" e grida per il rilascio del soldato. Una donna è stata fotografata mentre reggeva una scritta con su scritto "Uccideteli tutti".
Un reporter ebreo che era sul posto ha sottolineato che sembrava "simile più ad una celebrazione di un assassinio che altro". Nonostante l'ovvia animosità e concitazione presenti alla manifestazione, non sarà difficile immaginare cosa sarebbe accaduto se si fosse trattato di una manifestazione pro-palestinese che chiedeva la morte degli ebrei. La divisione estrema tra ciò che è permesso per i palestinesi e ciò che è permesso per gli israeliani dovrebbe preoccupare tutti così come la dilagante faziosità dei social media, della stampa, e dei molti governi che minacciano di renderci sordi alla realtà del conflitto israelo-palestinese.



Commento: Interessante che il governo ascolti la popolazione solo quando questa asseconda le sue deprecabili politiche di ritorsione.