Maestri BurattinaiS


Snakes in Suits

Macron, una restaurazione di corto respiro

macron
© Christian Hartmann / Reuters

Colloquio con Giulietto Chiesa a cura di Andrea De Angelis.


La vittoria di Macron in Francia, capace di ottenere il doppio dei voti di Le Pen, era prevista da tutti i sondaggi. Come va letto però questo successo? Si tratta di una boccata d'ossigeno per l'Europa, di una conferma al muro contro i populisti eretto già con le elezioni in Austria e Olanda? Oppure di un ultimo, disperato tentativo di far riacquisire alla Francia il ruolo di leader politico all'interno del continente? IntelligoNews ne ha parlato con lo scrittore Giulietto Chiesa, con cui si è anche parlato del Fiscal compact e del suo possibile inserimento all'interno dei Trattati Europei...

Macron è il nuovo inquilino dell'Eliseo. Pronostico rispettato, ma cosa accade adesso?

"L'elezione di Macron è stato un tentativo di restaurazione. Essa però durerà poco, non c'è ampio respiro in questa operazione che giudico artificiale. La definirei anche disperata, perché i gruppi dirigenti europei temevano fortemente che si ripetesse la Brexit e l'elezione di Trump, sappiamo bene cosa è accaduto in Inghilterra e negli Stati Uniti. Per questo hanno concentrato tutti i loro sforzi nella creazione di un candidato artificiale, inventato. Questa restaurazione avrà un respiro debole perché i sommovimenti profondi, tellurici che stanno avvenendo nelle opinioni pubbliche europee non saranno facilmente fermati da un'operazione di facciata".

Bad Guys

Dai documenti filtrati di Macron si evidenziano i piani segreti per l'islamizzazione della Francia

macron
Come molti già sanno, nelle ultime ore della giornata di ieri sono stati pubblicati in rete una serie di documenti riservati sulla campagna elettorale del candidato alla presidenza francese Emmanuel Macron. Come ci si poteva aspettare, nella terra della "Libertà, Uguaglianza e Fraternità", la Commissione Nazionale per il Controllo della Campagna Elettorale ha proibito la pubblicazione di questi documenti nei media ufficiali. Pirati informatici hanno tuttavia pubblicato in rete un grande archivio di documenti sulla campagna elettorale del candidato Macron.

La filtrazione di questi documenti è avvenuta negli ultimi minuti del Venerdì, prima dell'inizio della giornata di riflessione, in vista delle votazioni per il secondo turno delle presidenziali in svolgimento Domenica in cui Macron andrà a confrontarsi con la Marine Le Pen.

Nel comunicato della Commissione elettorale si avverte circa la responsabilità penale associata alla pubblicazione di questi documenti intimando sanzioni contro chi non ottempererà al divieto. Guai seri per chi oserà "disturbare" la campagna per la elezione del candidato preferito dall'establishment, il "figlioccio" dei Rothshild. Naturalmente lo staff di Macron ha segnalato che nei documenti pubblicati sono contenuti diversi "falsi" e questi sono stati ottenuti con una operazione di pirataggio informatico. Si sono altresì premuniti di avvisare che ci sono tentativi in corso di destabilizzare la campagna per le elezioni presidenziali e si sospetta della mano di Vlady Putin e di altri "loschi personaggi".

Vader

Un avvoltoio sulla carcassa italiana

Ol' Georgy

di Il Simplicissimus


Qualcuno ha detto, rammaricandosene, che George Soros sia stato ricevuto a Palazzo Chigi in maniera semi segreta, ma con gli onori di un primo ministro. Ma per questo sarebbe stato necessario che vi fosse un premier e invece c'era solo Gentiloni, a fare da mezzano per la svendita del Paese o di ciò che ne resta. Lo speculatore miliardario e filantropo solo per qualche immancabile cretino galattico, non è solo la più importante longa manus del potere reale di Washington che si esplica attraverso le Ong e i cambi di regime che esse innescano, è anche quello che nel '92 fece cadere la lira dando inizio a quel complesso di situazioni che ha portato al berlusconismo, al declino finale del Paese e oggi viene come un corvo di malaugurio a esigere le spoglie. Sa di poterlo fare, ha dato incarico di studiare la pratica a un suo scagnozzo, tale Shanin Vallée, che opera con il Soros Fund, ma che più significativamente è stato advisor economico dell'ex presidente del Consiglio europeo, l'indimenticabile Herman Van Rompuy oltre che ricercatore per Bruegel, il comitato di analisi delle politiche economiche nato a Bruxelles nel 2005 e presieduto all'inizio da Mario Monti.

Secondo le varie voci che circolano è arrivato nel Paese che lo dovrebbe considerare persona non grata se solo avesse un minimo di dignità residua perché è preoccupato per l'inchiesta sulle Ong che forse potrebbe mettere a nudo il modo e gli scopi con cui esse agiscono o secondo altre tesi perché vuole tirare le fila dai rapporti del suo Griso sullo stato delle banche in sofferenza e sul "sistema Italia"evidentemente per chiedere e imporre svendite che i morti viventi del governo non potranno rifiutargli. Ma credo che si sia ancora in una fase preparatoria, a un volo d'avvoltoio ancora ad alta quota: ormai questi oligarchi hanno compreso che il loro sistema si va sfasciando, che non durerà molto a lungo nonostante i soldi profusi per mantenere la presa e renderla più soffocante fino ad una situazione di non ritorno. Vogliono solo individuare con certezza i morituri, comprendere quali siano le capacità di resistenza dell'elite e della politica locale, prepararsi ad intervenire e a fare piazza pulita di sovranità reale con gli acquisti di asset prima che le strutture di controllo che per quanto ci riguarda sono i trattati europei entrino nella fase critica, cosa inevitabile nonostante le vittorie di Pirro.

Commenta: Consigliamo al lettore i seguenti articoli:


Quenelle

La Germania ammise che le misure di austerità avrebbero distrutto la Grecia. Varoufakis nel suo nuovo libro

Varoufakis

L'ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, sostiene di aver segretamente registrato le sue conversazioni con alti funzionari e dice la sua esperienza ha mostrato fino a che punto la Germania era disposto ad andare per proteggere la moneta unica.
Il suo nuovo libro, Adults in the Room: My Battle with Europe's Deep Establishment, dà la prospettiva di un estraneo sui cenacoli della politica di potenza europea, mentre cercava - e in ultima analisi, ha fallito - di ottenere una riduzione dei debiti della Grecia.

Ricordando l'ultima fase dei negoziati con i creditori in primavera e all'inizio dell'estate 2015, ma anche la sua disputa con il governo di cui era membro, Varoufakis nota:
"Alexis Tsipras appare totalmente sopraffatto, incapace di entrare in collisione con i propri consulenti che erano favorevoli ad un accordo, in alcuni casi, è stato totalmente manipolato dalla Troika interna ed esterna".
Secondo Varoufakis, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha ammesso che le misure di austerità paralizzanti avrebbero distrutto la Grecia e che la Germania ha bloccato un accordo di salvataggio cinese per la Grecia.

Heart - Black

L'ultima incredibile "fake news" di Repubblica. Senza rispetto neanche dei morti

fake news
Laura Boldrini in un recente Convegno alla Camera ha chiesto impegni concreti, non solo parole, contro le fake news che inquinano un nostro diritto fondamentale.

Dobbiamo agire, dichiara la Boldrini. Bene agiamo. E partiamo dai principali responsabili. Perché quello che sta accadendo contro il Venezuela in questi giorni è un concentrato di menzogne e bufale, identico a quello che aveva accompagnato la distruzione di ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina. Si vogliono altre centinaia di migliaia di morti e profughi sulla coscienza?

Per prevenire le guerre occorre anche combattere le menzogne che le favoriscono perché offrono pretesti di intervento a chi intende far guerra, in modo diretto o per procura, per ragioni geopolitiche o "religiose". O si mira semplicemente a distruggere un paese per appropriarsi delle immense riserve energetiche? E' un caso che i paesi distrutti avessero tutti grandi materie prime all'interno e governi non supini alle logiche della Nato?

Quello che sta accadendo, a livello di media, in questi giorni contro il Venezuela va oltre ogni livello di deontologia morale e professionale. Vi abbiamo già scritto qui, qui, qui, qui, qui.

Il caso del giovane Pernalete, ventenne ucciso in questo modo da terroristi ("manifestanti pacifici") è stato strumentalizzato per giorni da stampa e politica ma in segno inverso. Prima era stato il caso di una giovane di Tachira, uccisa anche essa da un terrorista con legami diretti con l'estrema destra del paese. Anche la sua morte è stata utilizzata da stampa e politica per colpire il governo di Caracas.

Eye 1

Il punto di vista di Natalia Kasperskaja: Dagli "hacker russi" al "Manchurian candidate"

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© Sputnik. Valery Melnikov

Il cognome di Natalia dice già molto a coloro che usano gli antivirus. Aggiungo che lei è oggi Direttore Generale della compagnia "Info Watch".


L'ho incontrata a Mosca nel corso della Sesta Conferenza sulla Sicurezza Internazionale organizzata dal Ministero della Difesa della Russia. C'era un panel dal titolo curioso ("Sicurezza dello Spazio Informativo e libertà di accesso all'informazione: la contraddittorietà dei rapporti reciproci") al quale entrambi avevamo partecipato. Natalia Kasperskaja, nel suo intervento, aveva mostrato di non credere affatto alla storia degli hackers russi quasi onnipotenti, che avrebbero influito addirittura sulle elezioni presidenziali americane. Le chiedo di precisare su che cosa si basa la sua incredulità. Sorride: "Noi sappiamo, e lo sanno anche gli esperti americani, che il 95% dei crimini di ogni genere, invasioni di campo, penetrazioni di vario genere nei luoghi della Rete, perfino in quelli più protetti, non viene scoperto. Cioè gli autori restano sconosciuti anche usando i sistemi più sofisticati di navigazione e ricerca nel web". Già, penso io: questi hacker russi, così potenti e meravigliosamente organizzati sarebbero stati, nello stesso tempo, tanto ingenui da lasciare in giro tracce tali da farli identificare così facilmente? Cioè farebbero parte di quel 5% di pasticcioni incapaci di nascondersi? "La questione è — aveva detto Natalia nel suo intervento — che esistono milioni di virus in grado di cancellare l'identità dell'autore del misfatto, o di mascherarla in modo tale da renderla irriconoscibile". Dunque non ci sono prove di quello che affermano gli esperti della National Security Agency americana, della CIA e dell'FBI? Cioè che la Russia avrebbe esercitato influenze indebite nella campagna elettorale americana, nella cerimonia cruciale della democrazia del paese più potente del mondo? "Nessuna prova".

Per giunta, sulla base delle considerazioni appena fatte, si potrebbe dire che esiste un'infinità di metodi per appiccicare etichette false su chiunque frequenti la rete, vi svolga ricerche, faccia affari e trasferimenti bancari, spedisca e riceva materiali informativi di qualunque genere. Insomma la Rete è il posto più infrequentabile del mondo. Proprio perché è il più frequentato del mondo.

Bad Guys

Il Meglio del Web: Gentiloni riceve la visita di George Soros a Palazzo Chigi. Un atto di "cortesia"?

Gentiloni e Soros

di Luciano Lago


Molti osservatori si sono chiesti quale sia stato il motivo della visita effettuata "riservatamente" da George Soros al premier Gentiloni lo scorso 3 di Maggio a Palazzo Chigi, proprio in un momento di polemiche e sospetti che coinvolgono, guarda caso, alcune delle ONG da "trasporto express" migranti, che sono finanziate da Soros attraverso la sua Open Society Foundations (OSF), capofila delle iniziative "filantropiche" del magnate.

Le visite fatte di Maggio potrebbero avere lo scopo di "fare coraggio", come recita un vecchio adagio e soprattutto, quando sono fatte dai grandi pluri miliardari (e Soros è uno di questi) ad un paese indebitato, privo ormai di sovranità e quasi in bancarotta come l'Italia.

Dopo il segnale di "dominio", vistosamente dato della mano di Trump sulla spalla di Gentiloni, in occasione della visita di questi a Washington, poteva mancare al conte Gentiloni, primo ministro (nominato) del Governo Italiano, una visita "di cortesia" di George Soros? No, certo che no. Puntualmente questa visita è avvenuta e non ci è dato sapere se dovuta ad un moto spontaneo del magnate di origine ungherese o se fosse un appuntamento prefissato nell'agenda del primo ministro italiano.

Bisogna sapere che George Soros, nonostante la sua veneranda età di 87 anni, è ancora molto attivo e, tra le sue attività, oltre ad aver cofinanziato (in perdita) la campagna di Hillary Clinton negli States, assieme ai sauditi ed alle banche di Wall Street, è da anni un personaggio centrale nella campagna di finanziamento dell'immigrazione clandestina in Europa, come da lui stesso ammesso pubblicamente, tanto che il premier ungherese Viktor Orban gli ha dichiarato apertamente guerra, trovando il sistema di imbrigliare le sue ONG che operano in Ungheria e mettendo sotto inchiesta l'Università di Soros, una Università privata da cui escono i "globe trotter" del globalismo radicale formati dai guru di Soros.

Possiamo immaginare che Soros, disponendo di un patrimonio valutato in circa 25,2 miliardi di dollari (ufficialmente), sia alla ricerca di buoni affari di investimento da realizzare in Italia, visto che risulta avere già in mano uno studio approfondito sull'Italia fatto dal suo advisor Shanin Vallèe, che riguarda non soltanto gli aspetti finanziari ma anche quelli economici, industriali e di assetto politico del paese.

MIB

Chi lavora alla nuova strategia della tensione in Europa?

gladio
da Clarissa.it.

Pochi giorni fa, clarissa.it ha pubblicato il documento Venti tesi sulla strategia della tensione.

La diciassettesima delle quali afferma:
"La strategia della tensione è uno strumento che può essere applicato anche ad altri contesti e noi riteniamo che dalla fine degli anni Ottanta, e ancor prima, essa è stata utilizzata in riferimento al nuovo utile strumento/nemico, il radicalismo islamico".
Lo scorso 28 aprile, è giunta dalla Germania la notizia, ripresa da pochissimi giornali in Italia, che a nostro parere conferma che anche nel caso del cosiddetto terrorismo islamico si sta operando con metodiche ben note a chi ha studiato le tattiche della strategia della tensione praticata in ambito atlantico.

Ovviamente la procura della repubblica di Francoforte, quella che ha dato notizia di questa davvero particolare indagine, parla di una "storia assolutamente fuori dal comune", ed i giornali si sono prontamente adeguati, manifestando stupore e sconcerto per quanto è emerso - senza per altro porsi ulteriori domande.
Protagonista è infatti un tenente delle forze armate tedesche, di cui non è stato reso noto il nome. L'ufficiale, ventottenne, è in servizio nel 291° Battaglione cacciatori, unità dell'esercito tedesco di stanza a Illkirch, presso Strasburgo, quindi in territorio francese. Si tratta di un battaglione esplorante facente parte della brigata franco-tedesca (BFA), l'unica unità finora operativa di un ipotetico esercito multinazionale europeo. Si tratta quindi di un giovane in grado di esprimersi perfettamente sia in tedesco che in francese, facente parte di un'unità scelta della Bundeswehr.

Oltre a svolgere il suo compito di ufficiale, apprendiamo che il giovane, che non parla arabo, aveva però anche assunto in Baviera l'identità di tale Daniel Banjamin, profugo siriano nato nel 1988 da madre francese e padre cristiano, quest'ultimo commerciante di frutta a Damasco: in tal modo era stato registrato nel 2016 come rifugiato presso un centro profughi della stessa regione tedesca, percependo addirittura il relativo sussidio governativo. Primo mistero: come faceva questo ufficiale, che di norma avrebbe dovuto rispettare puntualmente ben precisi orari di servizio presso il suo reparto in Francia a fare contemporaneamente la vita del rifugiato in un apposito centro nel sud della Germania? Con quali compiti e mansioni giustificava le sue assenze?

Cult

Kill The Children

ong killers

di Pino Cabras.


In mezzo alle polemiche sulle organizzazioni non governative internazionali che traghettano verso l'Italia i disperati raccolti sulle coste libiche, la mia attenzione è stata attratta dal profilo dei componenti del Consiglio Direttivo italiano di una di esse, Save The Children
Nella lista ho notato in particolare un nome, quello di Marco De Benedetti, che - oltre ad essere il figlio dell'oligarca italiano naturalizzato svizzero Carlo De Benedetti - ricopre la carica di Managing Director e Co-Presidente Europa di The Carlyle Group.
Ora, The Carlyle Group non è un'azienda qualsiasi, ma un gigante mondiale nella gestione degli attivi di aziende di tanti settori, incluse le industrie del complesso militare-industriale. Carlyle ha sede al centro dell'Impero, a Washington, e vive di una perenne commistione politica-affari, tanto che ha reclutato fra i suoi super-faccendieri anche ex direttori CIA ed ex presidenti USA come George Bush padre e l'ex primo ministro britannico John Major. Nel 2008-2016 il suo direttore dei servizi finanziari globali è stato un pezzo grosso di Wall Street, Olivier Sarkozy, fratellastro dell'ex presidente francese Nicolas, mentre fra gli amministratori di Carlyle c'è anche il numero uno della General Motors, Dan Akerson.

Light Sabers

Contro il falso antifascismo delle élite

antifascismo

di Enea Boria e Thomas Fazi


Il primo atto delle elezioni presidenziali francesi si è ormai consumato e abbiamo sotto gli occhi l'esito da incubo di questa partita politica: il secondo turno che si celebrerà a breve sarà una contesa tra l'opzione capofila delle montanti destre radicali europee, il Front National di Marine Le Pen, e un esponente della destra economica filo-finanziaria più estrema, che con il suo programma di assoluta continuità con le politiche di austerità e di privatizzazione di questi anni ha immediatamente raccolto il sostegno delle istituzioni europee, di buona parte dei governi nazionali - da Renzi a Tsipras, passando per la Merkel - e ovviamente dei mercati finanziari, che hanno espresso la loro approvazione attraverso un immediato rialzo delle borse e dell'euro.

Mentre nelle sinistre istituzionali e di movimento dell'intero continente - in particolare in Italia - è scattata subito la rincorsa a sostegno di una posizione neofrontista, da fronte popolare/repubblicano attualizzato ai tempi, costruita sull'idea che sia giusto sostenere e votare qualsiasi cosa pur di arginare "il fascismo", sta facendo molto discutere la decisione di Mélenchon di non dare ai suoi elettori una esplicita indicazione di voto, lasciando loro libertà di coscienza al secondo turno. In questi giorni, però, diverse voci fuori dal coro - anche in Italia - hanno difeso la scelta di Mélenchon, sostenendo che tra Macron e Le Pen non esiste un'opzione "votabile" e che chi voglia costruire una alternativa popolare dovrebbe perseguire una strada autonoma, senza cadere nella trappola del menopeggismo o del "voto utile". Personalmente, riteniamo che il rifiuto della tattica menopeggista sia, in questa fase storica, fondamentale e vorremmo sforzarci di qualificare il perché di questa scelta che, pure, farà inviperire molti.

Riteniamo corretta l'analisi sviluppata da Emiliano Brancaccio, secondo la quale il Front National e in generale i partiti di impronta lepenista sono il sintomo delle politiche deflattive portate avanti in questi anni, che hanno determinato un peggioramento drammatico delle condizioni di vita di ampie fette della popolazione - in Francia e altrove - e di cui Macron rappresenta la prosecuzione se non addirittura la radicalizzazione. Per dirla diversamente, i lepenisti sono il sintomo delle politiche che Macron incarna: pensare dunque di arginare i sintomi votando le cause dei sintomi stessi appare quanto meno paradossale. Come scrive Brancaccio: «Chi a sinistra invita a votare il "meno peggio" non sembra comprendere che nelle condizioni in cui siamo il "meno peggio" è la causa del "peggio". Le Pen e i suoi epigoni sono sintomi funesti, ma è Macron la malattia politica dell'Europa. Scegliere uno per contrastare l'altra è un controsenso». Basti sapere che Macron ha già annunciato, in caso di vittoria, drastici tagli alla spesa pubblica, il licenziamento di 120,000 dipendenti statali e l'introduzione di una nuova legge sul lavoro ancora più precarizzante della funesta loi travail.