Maestri BurattinaiS


Red Flag

L'Ue rafforza il controllo delle frontiere per contrastare il terrorismo internazionale

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© flickr.com/ Oona Räisänen

Negli ultimi tempi, l'UE si sta impegnando fortemente per contrastare il terrorismo internazionale, in particolare contro quei cittadini appartenenti agli Stati membri UE che lasciano il loro Paese d'origine dall'Europa verso la Siria e l'Iraq per arruolarsi nell'ISIS, tanto da divenire foreign terrorist fighters e anche lupi solitari.


Infatti, il 16 febbraio del 2017 è stato adottato il regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento Ue e del Consiglio europeo, istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen), per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne, in base al quale ciascun cittadino di uno degli Stati membri dell'UE e di Stati extra UE che entrano o escono dal contesto dell'UE dovranno sottoporsi in modo sistematico a dovuti controlli e verifiche attraverso la consultazione di banche dati. Va anche evidenziato che le nuove disposizioni erano state concertate dai negoziatori del Parlamento UE e dal Consiglio dei Ministri UE nel mese di dicembre del 2016.

L'obiettivo di tale regolamento è quello di far in modo che le frontiere esterne UE siano protette e ciò sta a indicare la necessità di edificare un saldo pilastro contro il fenomeno sempre più incensante del terrorismo nel continente europeo, come pure quello di preservare il diritto alla vita.

USA

Trump afferma il primato della politica - del popolo - sulla burocrazia e i banchieri

Trump yellen
Trump contro la Yellen (Federal Reserve)
"Il presidente Trump riafferma il primato della politica sulla finanza". A dirlo in un'intervista con Labitalia Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, società di consulenza nel settore bancario, che ha lavorato a lungo negli Usa ed esperto dei mercati.

"Patrick McHenry, vicepresidente del dipartimento Finanza dell'amministrazione Trump - spiega Primanni - ha scritto alla presidente della Federal Reserve, Janet L. Yellen. McHenry dichiara, parlando in nome di Donald Trump, inaccettabili le iniziative della Fed in alcuni tavoli internazionali e alcune decisioni che vanno a condizionare l'economica Usa sia all'esterno che all'interno. Il messaggio è chiaro: in futuro le prese di posizione e le partecipazioni ai contesti deliberativi nazionali e internazionali devono essere concordate con l'amministrazione".

"La Fed - prosegue Primanni - sotto l'amministrazione Obama ha allargato sempre più i suoi margini di incidenza sulla politica economica Usa. Le conseguenze, come spesso succede quando sono i tecnici a occuparsi di economica politica, sono stati maggiore burocrazia e obblighi amministrativi per imprese e banche. Quello dell'amministrazione Trump è un invito alla Fed a stare dentro i paletti che le dovrebbero essere propri".

"Al di là delle polemiche - fa notare Primanni - sul valore dell'euro, sulla Brexit o sulla crisi politica dell'Unione europea, non vi è dubbio che l'attuale architettura macroeconomica dell'Unione, con al centro la Bce e la moneta unica, ma al contempo con le politiche fiscali, titoli del debito pubblico e spread specifici per ciascun Paese, condizionano troppo pesantemente la politica economica dei Paesi europei, spesso non in positivo".

Che Guevara

Il Meglio del Web: Per i miei post rischierò la reclusione

1984 orwell
© tumblr

di Alberto Micalizzi.


Sta sollevandosi un'onda repressiva che ci farà rimpiangere regimi bollati come dittatoriali dalla storia. Questo il comma più preoccupante del testo del DDL presentato il 7 Febbraio 2017 in Senato dall'On. Adele Gambaro (ALA):
Art. 265-bis. - "(Diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme o fuorviare settori dell'opinione pubblica). - Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolge comunque un'attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell'opinione pubblica, anche attraverso campagne con l'utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi e con l'ammenda fino a euro 5.000."
Notare che tale norma non si applica ai giornalisti professionisti ed alle testate registrate. Passi il richiamo alla falsità delle informazioni, su cui si potrebbe ragionare anche per limitare la proliferazione di dati talvolta grossolanamente errati da parte di sedicenti economisti o opinionisti "alternativi", che minano alla base la stessa credibilità dell'intero universo anti-establishment. Ma quello di "notizie esagerate o tendenziose" è un concetto pericoloso in quanto estremante soggettivo, che richiama alla mente veri e propri reati d'opinione con i quali evidentemente non si vuole colpire la notizia infondata, quanto piuttosto il dissenso in generale. Una sorta di grande fratello che ci osserva e decide cosa può essere detto e cosa è vietato.

War Whore

Un voto che prepara la guerra

stoltenberg and porky
© AFP 2016/ GENYA SAVILOV

"Nella mia qualità di Presidente sono guidato dalla volontà del mio popolo e indirò un referendum sulla questione dell'ingresso dell'Ucraina nella Nato
". Con queste parole Poroshenko annunciava, il 9 febbraio scorso, le intenzioni sue e dei suoi burattinai per "chiedere" il cerchio del colpo di stato che lo portò al potere a Kiev nel febbraio 2014.

La citazione testuale, nello strano silenzio di tutti i media occidentali, venne pubblicata dall'importante quotidiano tedesco Frankfurter allgemeine Zeitung. Ed era a corredo della notizia di un recente sondaggio d'opinione, secondo il quale il 54% degli ucraini sarebbe ora favorevole a un immediato ingresso nella Nato. Il condizionale è d'obbligo, ma la cifra potrebbe essere credibile se si tiene conto del martellamento propagandistico cui gli ucraini sono stati sottoposti negli ultimi tre anni da tutti i media del regime (cioè da tutti i media).

Il contenuto di un tale martellamento non è stato diverso, in sostanza, da quello subito dalle opinioni pubbliche di tutti i paesi occidentali, e i suoi contenuti sono noti: la causa di tutti i mali dell'Ucraina, remoti, passati, presenti, è la Russia (inclusa l'Unione Sovietica); la Russia ha aggredito l'Ucraina e l'ha invasa; la Russia ha "annesso" con la forza la Crimea; la Russia ha preso il Donbass etc.

Se si tiene conto che l'ultimo sondaggio prima del colpo di stato a Kiev del 22 febbraio 2014, aveva detto che i favorevoli a un ingresso dell'Ucraina nella Nato erano soltanto il 16%, si può misurare l'efficacia di un tale martellamento. Del resto identico a quello cui sono stati sottoposti i cittadini di Estonia, Lettonia, Lituania, già membri della Nato e convinti in maggioranza di una cosa del tutto assurda e priva di elementi di supporto, secondo cui la Russia di Putin sarebbe in procinto di invaderli.

Bad Guys

Servi sì, ma di chi?

NATO Pinotti
Pinotti al vertice della NATO
È con una certa inquietudine che apro le prime pagine dei giornali nelle ultime settimane. Che l'Italia non abbia una politica estera indipendente - ma sarebbe facile affermare "nemmeno vagamente autonoma" - è evidente da molti (moltissimi) decenni. Che le decisioni vengano prese fuori dai nostri confini nazionali è quindi oramai "tradizione". Quel che sconcerta è la regia straniera inaspettata.

Mi spiego meglio. Negli ultimi lustri ad occidente c'è stato a grandi linee un "fronte per la pace" comune. Questo ha portato a fasi alterne disordini e morte, seguiti da maldestri riordini (e morte...) in tutto il nord Africa e Medio Oriente. Paesi come la Libia ne sanno qualcosa, ma potremmo citarne altri come la Siria.

Dietro a premi Nobel per la pace sono sono state massacrate - in senso letterale e non metaforico - centinaia di migliaia di persone. Ciò che è inaccettabile è il risultato di tanto male: nessuno, se non il caos e fiumi di sangue.

Un Paese fratello come la Libia è, a distanza di 6 anni, un cadavere che viene sbranato non solo da chi vorrebbe proteggerlo, bensì - a parole - addirittura resuscitarlo.

Della disperazione che si vive sull'altra sponda del Mediterraneo non giungono a noi che sporadiche notizie. Come se il nostro "disturbo" per i migranti in arrivo non fosse assolutamente degno di raffronto con la vita in mezzo a violenze, soprusi, disoccupazione, corruzione ed anarchia che è stata imposta a milioni di libici.

Vader

La NATO riconosce di essere dietro l'ondata di censura nell'Unione Europea

censura online
Dall'inizio dell'anno, vari collettivi francesi vanno denunciando il coinvolgimento del calamitoso giornale "Le Monde" nella retrocessione della libertà di espressione e nella creazione di reti di censura.

Le Monde è uno di quei giornali dei quali non è chiaro perché vengano qualificati come "prestigiosi" nè cosa abbiano a che vedere con l'informazione obiettiva. Si tratta di un giornale di proprietà di grandi gruppi finanziari monopolisti e, inoltre, sovvenzionato annualmente dal governo francese con cinque milioni di euro.

Il giornale ha creato una base di dati, che viene denominata come Decodex (1), per etichettare chiunque a sua discrezione. Se il lettore va a consultare la base di dati e inserisce un indirizzo web nella finestra di ricerca, ottiene una classificazione della fonte che consiste in quattro colori che sono gli stessi che utilizzano le forze di polizia quando richiedono i documenti di identità e consultano la propria base di dati:
    1-Verde: sono Le Monde ed il suo circolo di amici, media controllati dallo stesso padrone, quelli di proprietà di grandi monopoli e sovvenzionati dal governo;
    2-Arancia: sono quelli dubbiosi e poco affidabili, il lettore deve fare attenzione e non fidarsi;
    3-Rosso: quelli in rosso sono sempre i peggiori, cospiratori, populisti e paranoici.....
    4-Azzurri: sono i siti web di satira, scherzi, da non confondere con l'informazione seria, obiettiva e responsabile.

Megaphone

Le fake news provengono dai media più prestigiosi. Oliver Stone

Oliver Stone
Nella presentazione del documentario da lui prodotto, che racconta la rivoluzione ucraina del 2014 "Ukraine on Fire", il regista americano Oliver Stone è intervenuto sull'argomento più dibattuto degli ultimi mesi: le fake news. Secondo Stone i primi responsabili della produzione e della diffusione delle fake news sono i canali di stampa tradizionali, le testate giornalistiche più prestigiose e non i canali non convenzionali

"New York Times, Washington Post e tutte le altre prestigiose testate americane non stanno facendo più il loro lavoro".

"Dov'è andato il giornalismo degli anni Settanta, quello che ha portato allo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra in Vietnam? - Ad un certo punto ha smesso di avere senso critico. La funzione del giornalismo dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle. Non lo sta più facendo e questo documentario mostra chiaramente che ha fallito".

Bullseye

Trump attacca il mainstream: «I media fake news nemici del popolo americano»

trump vs mainstream media

A Washington impazza la contesa tra Donald Trump e i media mainstream. Dall'elezione del magnate newyorchese alla presidenza degli Usa assistiamo a un continuo botta e risposta, mentre per la prima volta ci troviamo di fronte ad attacchi a reti unificate nei confronti di un presidente statunitense.


Attraverso un tweet, il presidente degli Stati Uniti ha scritto: «I media fake news (The New York Times, NBC, ABC, CBS, CNN) non sono miei nemici, ma si tratta di nemici del popolo americano». Un messaggio a cui ne ha fatto seguito un altro dove Trump afferma che i media forniscono informazioni «false» e «disoneste».


Gold Coins

Una nuova politica economica con la moneta fiscale

moneta euro

di Stefano Sylos Labini.


Proprio ieri l'Istat ha fornito i dati relativi alla crescita del Pil nel 2016 che è stata dello 0,9%. Si tratta del migliore risultato dal 2010, ma la situazione economica e finanziaria del nostro Paese rimane molto critica e non è proprio il caso di montarsi la testa. Il tasso di disoccupazione si trova ben al di sopra dell'11%, mentre le previsioni del rapporto tra debito e Pil sono pari al 133%, un valore altissimo che non accenna a diminuire nonostante i pesantissimi sacrifici imposti agli italiani da più di cinque anni a questa parte.

Debito e reddito

Non c'è da stupirsi se il peso del debito sul reddito continua a rimanere sui massimi storici perché quando il saggio dell'interesse sui titoli pubblici supera per molti anni il saggio di aumento del reddito nazionale in termini nominali (Y che comprende la variazione del Pil reale e il tasso d'inflazione), il debito pubblico (D) tende a diventare insostenibile.

Partendo dall'evidente considerazione che il rapporto D/Y resta stabile quando D e Y crescono alla stessa velocità, basta esaminare l'andamento della differenza fra il saggio dell'interesse (i) e il saggio di aumento del reddito nominale (g), e cioè i - g, per giudicare se sorgono problemi di sostenibilità del debito pubblico. Per evitare problemi di sostenibilità, un aumento del reddito pari a zero richiederebbe, a rigore, un interesse nullo, mentre una diminuzione del reddito richiederebbe un interesse negativo.

Oggi il rapporto tra debito pubblico e Pil è del 133% mentre le previsioni per il 2017 del Pil reale sono pari allo 0,9%. Se il tasso di inflazione nel 2017 sarà dell'1% abbiamo che nel 2017 il Pil nominale crescerà del 1,9%. Poiché oggi il tasso sui BTP è pari al 2,25% e potrebbe aumentare data l'incertezza politica, risulta evidente che il tasso di crescita del Pil nominale sarà più basso del tasso d'interesse sui titoli pubblici. Tutto ciò non potrà permettere di ridurre il macigno del debito.

Light Sabers

Trump: il business contro la guerra

donald trump vs deep state

«Sotto i nostri occhi» - Cronaca di politica internazionale n°223
di Thierry Meyssan.

Thierry Meyssan ci invita a osservare Donald Trump senza starlo a giudicare con gli stessi criteri dei suoi predecessori, ma cercando di capire la sua propria logica. Osserva che il presidente degli Stati Uniti sta cercando di ristabilire la pace e di rilanciare il commercio mondiale, ma su nuove basi, completamente diverse dall'attuale globalizzazione.


DAMASCO (Siria) - Nel cercare di rovesciare il potere che lo ha preceduto, che sta ancora cercando di preservarsi malgrado lui, il presidente Trump non può comporre la sua amministrazione basandosi sulla classe politica o sugli alti funzionari. Ha quindi sollecitato collaboratori nuovi, imprenditori come lui, nonostante il rischio che questa confusione di generi può comportare.

Secondo l'ideologia puritana, in voga dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, confondere la politica di uno Stato con i propri affari privati è un crimine, ragion per cui è stata instaurata una separazione rigorosa tra questi due mondi. Al contrario, nel corso degli ultimi secoli, la politica non era considerata dal punto di vista morale, ma da quello dell'efficienza. Era allora ritenuto normale associare degli imprenditori alla politica. Il loro arricchimento personale non veniva considerato come «corruzione», a meno che non si ingrassassero a danno della Nazione, non certo quando la facevano sviluppare.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con le grandi potenze, il presidente Trump si avvicina alla Russia sul piano politico e alla Cina sul piano commerciale. Si affida a Rex Tillerson (ex-capo della Exxon-Mobil), un amico personale di Vladimir Putin, come segretario di Stato; nonché a Stephen Schwarzman (il padrone della società di capitali e investimenti Blackstone), un amico personale del presidente Xi Jinping, in veste di Presidente di una nuova organizzazione consultiva con il compito di proporre la nuova politica commerciale: il Forum strategico e politico (Strategy and Policy Forum), inaugurato dal Presidente Trump il 3 febbraio alla Casa bianca [1]. L'incontro ha riunito 19 imprenditori di alto livello. Contrariamente alle pratiche precedenti, i suoi consiglieri non sono stati scelti in base al criterio che avessero o meno sostenuto il presidente durante la sua campagna elettorale, né in funzione delle imprese che dirigono, della loro taglia e della loro influenza, ma piuttosto in termini di loro capacità personali nel dirigerle.