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mar, 27 ott 2020
Il Mondo per Coloro che Pensano

Crusader

RefeRenzum: Il Generale Fabio Mini, NO al Referendum Costituzionale

fabio mini

Il Generale Fabio Mini

Intervista di Rossella Guadagnini al generale Fabio Mini (*)


Riforme, democrazia, governabilità e inganni. Ne parliamo con una voce fuori dal coro, un uomo che per 46 anni è stato nelle Forze Armate e oggi si definisce molto progressista. Ci racconta di una legge 'immaginaria' e di un Parlamento 'defraudato', di una maggioranza non rappresentativa del Paese e di una 'guerra fredda interna' all'Italia. Di spazi informativi pubblici a favore del marketing governativo e di una grande festa della dis-unità a cui, volenti o no, siamo tutti invitati.

D. Generale Fabio Mini cosa pensa delle riforme costituzionali?

R. Non sono contrario alle riforme costituzionali, ma sono nettamente contrario a questa riforma. Respingo il sillogismo che chi vota "sì" vuole un'Italia "efficiente, stabile e responsabile, e quindi capace di esercitare il suo ruolo in Europa" e chi vota No vuole "un'Italia idiosincratica ed eccentrica, eternamente prigioniera delle proprie ombre". E' un sillogismo apodittico che squalifica sul piano intellettuale chi lo propone e offende chi non lo condivide. E' il primo segnale che la riforma proposta intende dividere gli italiani ed io penso invece che una Costituzione debba unire i cittadini.

D. Il fronte del No è molto variegato e ispirato da ideologie addirittura opposte: come si conciliano?

R. Personalmente, mi schiero con il No proposto da un Movimento di cittadini e non da un partito, mi riconosco negli idealisti e non negli ideologi, nelle persone responsabili che pensano al futuro dell'Italia unita e non in coloro che operano per dividerla ulteriormente e intendono affondare la nave per assumere il comando di una scialuppa. Non condivido l'obiezione che il No sia improponibile perché voluto anche da partiti e movimenti d'ispirazione fascista, vetero comunista, populista e quant'altro, che vogliono soltanto la caduta del governo. Non condivido le loro finalità, ideologie e prassi, ma riconosco legittime e fondate alcune delle loro motivazioni. Sono infatti queste comuni motivazioni a fare del No un fronte trasversale espressione di molte anime, e non di un pensiero unico, e quindi - nel suo complesso - essenzialmente democratico.

Commenta: Per ulteriori informazioni leggere i seguenti articoli:


Better Earth

Un'Europa più unita alla Russia per "salvarsi" dalla Cina

Europe Russia China
© Sputnik. Vitaliy Belousov
L'Europa, compresa l'Italia, continua a sottoscrivere sanzioni a Mosca su ordine di Obama spingendo così la Russia in braccio alla Cina. I cinesi nel frattempo in silenzio lavorano, crescono, investono e comprano Paesi, si preparano a comandare il mondo. Per "salvarsi", la soluzione sarebbe un'Europa più unita alla Russia.

Il "Made in China" è diventato una persecuzione, da anni si sente dire che il futuro è la Cina ed effettivamente questo futuro è arrivato.

Secondo l'imprenditore Alberto Forchielli non ci sono dubbi: "I cinesi comanderanno il mondo, loro lavorano e studiano di più. A scuola sono sempre i migliori, sono un grande mercato".

Colosseum

Referendum Costituzionale: Italiani all'estero, cittadini di serie C

Referendum Italy
Tutti gli elettori sono uguali, ma alcuni elettori sono meno uguali degli altri. Ci sono molti buoni motivi per votare No al referendum costituzionale, ma gli italiani all'estero ne hanno uno in più: la tutela della propria dignità di cittadini e del principio di uguaglianza del voto. Come sapete, se vince il Sì, nel nuovo Senato nominato dai consigli regionali non ci saranno più i senatori eletti all'estero.

Quello che forse non sapete è che, in virtù del rifiuto da parte del Governo di considerare la circoscrizione Estero come un "territorio", che potesse così eleggere i propri rappresentanti alla pari delle Regioni italiane, solo i cittadini residenti all'estero saranno privati del diritto di rappresentanza su tutte le materie di competenza del nuovo Senato, come ad esempio le modifiche costituzionali e la legislazione europea.L'articolo 48 della Costituzione, nella parte che nessuno fin qui ha pensato di riformare, stabilisce che il voto di tutti i cittadini, oltre che "personale", "libero" e "segreto", deve essere "uguale".

USA

Trump-Putin, l'intesa parte dalla Siria

Prima telefonata tra i leader: insoddisfacenti le relazioni Usa-Russia, normalizziamole. Accordo sulla cooperazione nella lotta al terrorismo per combattere l'Isis con Assad.

Trump and Putin - Union Jack pub
© La Stampa
Nell’« Union Jack pub » di Mosca è comparso un ritratto che, ciuffo a parte, evidenzia le similitudini tra Trump e Putin

Blackbox

Ustica: Il Capitano Mario Ciancarella radiato con la firma falsa del Presidente Pertini. Adesso bisogna riscrivere la storia

Ustica strage Itavia rottami hangar
Mario Ciancarella al momento della strage di Ustica era Capitano Pilota dell'A.M. nonché leader del Movimento Democratico dei militari (che nasceva dalla contaminazione delle forze armate con la cultura sociale e democratica). Convocato e ricevuto, nel 1979, al Quirinale dal Presidente Pertini, insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, Mario Ciancarella era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare.

In questo contesto, anche il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte di Ustica, decise di fidarsi di lui e di confidargli:
Capitano siamo stati noi..." "Capitano dopo questa puttanata del mig libico...
Mario Alberto Dettori verrà trovato impiccato nel 1987. Sbrigativamente chiuderanno la questione dicendo che si era trattato di un suicidio.
Per questo suo ruolo di esponente di punta il Capitano Ciancarella divenne talmente scomodo da indurre "qualcuno molto in alto" a falsificare, nell'ottobre 1983, la firma del Presidente Pertini nel Decreto Presidenziale di radiazione. Un vero e proprio colpo di Stato. La copia del decreto di radiazione gli verrà consegnata, su sua richiesta, solo 9 anni più tardi e dopo la morte di Pertini.


USA

Manifestanti contro Trump, al soldo di Soros

manifestanti pagati contro trump

Negli Stati Uniti non tutti hanno digerito a cuor leggero la vittoria del candidato repubblicano Donald Trump
, eletto, grazie ad una vittoria netta sulla rivale democratica Hillary Clinton, 45° Presidente della storia del Paese contro ogni pronostico e previsione. Migliaia di persone sono scese in piazza in molte grandi città per protestare contro la vittoria del "tycoon" al grido di "non è il mio presidente", da New York a Washington D.C passando per Seattle e Oakland. Manifestazioni non sempre pacifiche, dove si sono registrati almeno un centinaio di arresti tra i manifestanti. A New York la polizia ha arrestato trenta persone che manifestavano davanti alla Trump Tower. Lo stesso è accaduto a Los Angeles, a Chicago, e in tutto il resto del Paese.

Che una parte di queste manifestazioni sia spontanea, nessuno lo vuole mettere in discussione. Ma se si analizzano a fondo questi moti di protesta contro il neo-presidente c'è anche dell'altro che merita di essere raccontato: ossia che un'altra fetta di queste proteste è de facto fomentata e finanziata ad arte da alcune associazioni molto potenti e influenti che fanno parte degli ambienti "radical" e progressisti americani. Organizzazioni che hanno dalla loro parte un'ingente quantità di denaro da offrire a nuovi adepti e attivisti dell'ultimo minuto, tanto da pagarli fior di quattrini per farli scendere in strada ad esprimere pubblicamente il proprio dissenso contro The Donald. Come? È davvero molto semplice. Facendo una banale ricerca su Craigslist, database molto popolare negli Stati Uniti che ospita annunci dedicati al lavoro, eventi, acquisti, incontri e quant'altro, si possono facilmente scovare delle curiose comunicazioni come questa: siamo a Seattle, nello Stato di Washington, una delle città teatro delle manifestazioni anti-Trump. L'annuncio è stato pubblicato nelle stesse ore - guarda caso - in cui tali dimostrazioni si sono succedute.

Magnify

Siria - Gli Stati Uniti stanno preparando un bombardamento "false-flag"?

aereo militare usa
C'è una curiosa coincidenza fra uno scambio di battute, avvenuto fra il Segretario di Stato Kerry e gli attivisti dell'opposizione siriana, ed una nuova livrea mimetica applicata ad alcuni aerei militari americani.

1 ottobre 2016: Kerry nelle registrazioni audio fatte trapelare alla stampa: "Non ho più scuse" per l'uso della forza in Siria [in inglese].
Washington (CNN). Si è potuta osservare la delusione del Segretario di Stato John Kerry per il fallimento della diplomazia americana quando, durante un incontro avvenuto la settimana scorsa con un gruppo di cittadini siriani, ha difeso gli sforzi americani per far terminare la guerra civile che in Siria dura ormai da cinque anni, secondo una registrazione audio ottenuta dalla CNN.
.......
Il commento di Kerry è stato fatto durante una riunione tenutasi nella sede della delegazione olandese alle Nazioni Unite, ai margini dell'Assemblea Generale, mentre faceva la spola fra le varie delegazioni, in un disperato tentativo di resuscitare un cessate il fuoco che sembrava destinato a crollare.
Una registrazione audio completa dell'incontro fra Kerry, alcuni della sua delegazione, e i Siriani è disponibile su Youtube [in inglese].

Quello che è interessante è un breve frammento su un presunto bombardamento russo, che inizia al minuto 11:18. La signora che fa da interprete arabo-inglese traduce un commento di un Siriano, probabilmente il portavoce della discussa organizzazione dei Caschi Bianchi, Raed Saleh, sulle difficoltà di controllare il cessate il fuoco.
Interprete (traduzione di una voce maschile in arabo): "Non crediamo che i Russi possano fare da garanti per le azioni del regime. Vediamo che la Russia è complice del regime nel bombardare i Siriani, civili siriani, luoghi di mercato, anche le nostre squadre, le squadre della Difesa Civile Siriana. Abbiamo documentato, fin dall'inizio dell'intervento russo in Siria, dal primo giorno fino al febbraio di quest'anno, come più di 17 appartenenti alla nostra Difesa Civile Siriana siano stati uccisi dai bombardamenti russi".

Kerry: "Avete qualche video degli aerei (che hanno preso parte) a questi attacchi?"

(conversazione fra l'interprete ed una voce maschile in arabo)

Kerry: "Possiamo avere quei (incomprensibile) video richiesti dagli agenti?"

(conversazione fra l'interprete ed una voce maschile in arabo)

Membro della delegazione di Kerry: "Così, per dire - abbiamo molti video delle vittime di questi attacchi, sono terribili, ma non ci possono aiutare. Abbiamo bisogno dei video degli aerei veri e propri e delle munizioni. E di questi ce ne sono un sacco su Internet, ma non sappiamo se sono veri o no. Video verificabili del vero (tipo) di aereo sarebbero la cosa più utile...."
Questi uomini possono essere aiutati, ha pensato qualcuno nell'esercito americano - o no.

Un giornalista canadese, che si occupa di Europa Centro-Orientale, Christian Borys, ha twittato ieri:
Christian Borys @ItsBorys

Gli stati Uniti stanno dipingendo i loro F/A-18 con la stessa livrea mimetica dei jet russi in Siria. Normale addestramento, ma interessante in ogni caso. Link

1.45 PM - 6 ottobre 2016
Queste sono le immagini correlate:

usa jets painted as russian jets

USA

Al-Nusra: gli Usa sono dalla nostra parte

Frederic Todenhöfer
© Frederic Todenhöfer

Le armi degli Stati Uniti vengono consegnati ai terroristi di al-Nusra da parte dei governi alleati di Washington, ha dichiarato un comandante "ribelle" ai media tedeschi, aggiungendo che gli istruttori americani sono in Siria per insegnare come utilizzare le nuove attrezzature militari.
"Sì, gli Stati Uniti sostengono l'opposizione in Siria, ma non direttamente. Supportano i Paesi che ci sostengono. Ma non siamo ancora soddisfatti di questo sostegno", ha dichiarato il leader di al-Nusra, Abu Al-Ezz durante un'intervista al giornale Koelner Stadt-Anzeiger dalla città siriana di Aleppo.
Secondo il comandante, i miliziani devono ricevere più "armi sofisticate" dai loro sostenitori per avere successo contro il governo siriano.
"La lotta è difficile, il governo è forte e ottiene il sostegno di Russia", ha spiegato.
Al-Ezz ha affermato che al-Nusra ha vinto diverse battaglie grazie ai lanciarazzi multipli Bm-21, missili e carri armati arrivati dalla Libia attraverso la Turchia. Le forze governative hanno un vantaggio grazie alla forza aerea, ma noi abbiamo i missili Tow di fabbricazione americana, e la situazione in alcune zone è sotto controllo.

Quando è stato chiesto se i missili Tow sono stati inizialmente destinati ad al-Nusra o se il gruppo li ha ottenuti dal cosiddetto "Free Syrian Army", il terrorista ha chiarito: "No, i missili sono stati dati a noi direttamente". Ha anche detto che quando al-Nusra è stato assediato, abbiamo avuto il supporto di ufficiali dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e America". Il giornalista ha chiesto in particolare se gli istruttori degli Stati Uniti sono realmente presenti tra ranghi del Fronte al-Nusra, e al-Ezz ha risposto: "Gli americani sono dalla nostra parte".

Megaphone

Russia: il bombardamento del convoglio ONU? Un diversivo USA

convoglio umanitario dll'onu
Di seguito è riportato il comunicato ufficiale del portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov in risposta alle accuse diffuse dal consigliere statunitense per la sicurezza nazionale, Ben Rhodes, secondo le quali la Russia avrebbe compiuto un attacco aereo su un convoglio umanitario ad Aleppo lo scorso 19 settembre:
"La gravità delle accuse espresse dal vice consigliere del Presidente degli Stati Uniti in materia di sicurezza nazionale, il signor Ben Rhodes, che ha accusato la Russia di avere eseguito un attacco aereo su un convoglio umanitario a Aleppo, così come le affermazioni da parte americana sulla presunta presenza in quel punto di un Su-24, ci costringono a rivelare i dettagli del tragico incidente del 19 settembre. Comincerò con il fatto che il Ministero della Difesa della Russia è in possesso di informazioni oggettive riguardanti il controllo dello spazio aereo nella sera del 19 settembre, quando un attacco aereo sarebbe stato lanciato contro il convoglio umanitario.

Nessun aereo russo ha effettuato bombardamenti nel settore di Urum al-Kubra ne c'era alcuna intenzione di farlo. Non c'erano aerei russi nella zona.
Inoltre, la sera del 19 settembre, nel corso di conversazioni telefoniche, un rappresentante del comando dell'aviazione degli Stati Uniti avente il grado di colonnello era stato ben informato dal rappresentante russo del comando della base aerea di Hmeimim. Il suo nome è ben noto alla parte americana.

Bad Guys

Dal '45, 'Murica e Occidente hanno ucciso 55 milioni di persone

kuwait bombardamento e camelli
© cnn

Gli Stati Uniti sono l'impero più sanguinario, il maggior "terrorista" del mondo:
dal dopoguerra hanno ucciso 55 milioni di persone. Lo afferma Gianluca Ferrara, saggista e blogger del "Fatto Quotidiano". Su "ByoBlu", il video-blog di Claudio Messora, offre una spietata cronologia della strage. A cominciare dal 6 agosto 1945: Hiroshima, 200.000 civili sterminati.
«Oggi gli Usa possiedono 7.000 ordigni atomici, 2.000 già dispiegati: ognuno di questi ha un potenziale esplosivo fino a tremila volte superiore a quello di Hiroshima».
Come l'Impero Romano e quello napoleonico, gli Usa sono trainati da un'economia di guerra:
«Per sopravvivere, hanno bisogno di trovare costantemente un nuovo nemico da combattere». Solo nel 2015 hanno investiti 1.800 miliardi di dollari in armamenti, al servizio di una politica estera «stabilita da un élite» che ci narcotizza, utilizzando i media mainstream. Di fatto, gli Usa «sono l'impero terrorista più brutale della storia: dal 1945 ad oggi, la politica estera dell'Occidente ha determinato l'uccisione di 55 milioni di esseri umani. E nel 1990 l'obiettivo degli Stati Uniti è diventato la conquista del Medio Oriente».
La prima Guerra del Golfo ebbe inizio grazie ad un inganno: Saddam venne portato a credere che l'occupazione del Kuwait, che era stato un protettorato inglese ma che era rivendicato dall'Iraq fin dal 1961 come appartenente al suo territorio, sarebbe Iraqavvenuta senza l'interessamento degli Usa. «Fu una trappola tesa da April Gaspie, ambasciatrice Usa a Baghdad dell'epoca, che fece intendere che gli Usa non avrebbero interferito». Poi, l'11 settembre 2001, «l'abbattimento delle Torri Gemelle fornì il pretesto per terminare il lavoro». Dei 19 presunti attentatori nessuno era iracheno e nessuno era afghano: ben 15 di loro erano sauditi. Ma ad essere colpita non fu l'Arabia Saudita, bensì l'Afghanistan. «La sfortuna degli afghani - dice Ferrara - fu che in quel territorio doveva transitare un oleodotto, che i Talebani non volevano». Una condotta lunga 1.680 chilometri per portare il gas turkmeno di Dauletabad fino in Pakistan attraverso l'Afghanistan occidentale, cioè le province di Herat e Kandahar.