Figli della SocietàS


Life Preserver

L'Italia è fallita, solo i partiti non se ne accorgono

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© Anonimo

L'Italia è in default: constatarlo non riguarda l'appartenenza alla sinistra, alla destra o al centro.


Magari manca ancora il "certificato di decesso", ma il dato è incontrovertibile. E non è neppure fondamentale disquisire sui presunti colpevoli — quello lasciamolo ai tifosi da bar e da forum che hanno sempre ragione. Tutti, dai rossi agli azzurri, dai verdi ai bianchi, dai neri agli arcobaleno, hanno sulla coscienza l'inesorabile dipartita di un Paese che costitutiva storicamente un centro nevralgico di diplomazia, cultura, scienza e finanza. La classe dirigente degli ultimi venticinque anni (composta anche da quei corpi intermedi che fanno l'ossatura del sistema Italia) presa dal suo amore per l'autoreferenzialità, il provincialismo, il nepotismo, la de-meritocrazia, il giacobinismo ha distrutto ciò che di buono avevano costruito le precedenti generazioni. E' stato un lavoro lento, ma inesorabile. Se fosse stato svolto sotto pagamento di forze esterne o estere, potrebbe persino avere una sua ragione storica. In passato certamente è avvenuto e avviene anche oggi in alcune situazioni, come nel caso dell'UE. Ma il più viene fatto di propria iniziativa, col contributo di tanti singoli egoismi.

La notizia di questi giorni è che l'Italia è in deflazione: la riduzione dei prezzi comporta un problema di decrescita, c'è minore domanda e quindi minore produzione, il tutto porta a una riduzione del Pil e dell'occupazione e a un peggioramento del rapporto debito-Pil, con le antipatiche conseguenze che quest'ultimo dato ci regala per rispettare gli antisociali capestro parametri dei Trattati europei. Soprattutto il rallentamento della produzione e la percentuale di disoccupazione giovanile rappresentano un grosso campanello d'allarme. Eppure il Governo predica ottimismo: tutto va bene, siore e siori! Chi non la pensa così è bollato come gufo.

Ma la fotografia del Paese reale è questa: l'Italia è fallita.

Senza l'iniezione di liquidità di Draghi, senza l'aumento di Pil derivante dalla riduzione del costo dei carburanti e dall'Expo, oggi parleremmo di un Paese in controtendenza rispetto alla media dei paesi UE e che dovrebbe mettere un segno meno davanti al suo Pil.

Palazzo Italia all'EXPO-2015
© flickr.com/ Luca Giussani
Palazzo Italia all'EXPO-2015

Cult

L'Unione Europea e Renzi regalano alle banche le case dei debitori!!!

renzi

"Vogliamo vedere chi nel Parlamento sosterrà questa nuova infamia"

di Giorgio Cremaschi


Troverete poco finora questa notizia sui mass media, eppure a me pare sconvolgente. Entro il 21 marzo il parlamento dovrà ratificare la direttiva europea che regala alle banche la casa dei debitori.

Zitto zitto il governo Renzi Padoan ne ha predisposto il recepimento con un decreto, il numero 256. Grazie ad esso se un debitore non paga sette rate del mutuo sulla propria casa, la banca potrà immediatamente appropriarsi dell'alloggio senza passare dal giudice. Finora giustamente toccava alla magistratura decidere, era il tribunale la sede dove la banca poteva far valere le sue pretese e il cittadino le sue reali condizioni. È ovvio infatti che un conto è se uno ha perso il lavoro, un altro se si è giocato i soldi al casinò. Un conto è se l'insolvente ha dieci case e un altro se finisce in mezzo alla strada. E poi bisogna vedere come sono le rate del mutuo, gli interessi, le clausole in piccolo. Tutto questo finiva davanti al giudice, come è giusto in un uno stato di diritto, ove la perdita della casa non può essere considerata come una giocata di Borsa.

Ora la UE per aiutare le banche dopo il sequestro dei risparmi procede a quello della casa. Una direttiva già imposta alla Grecia, dove decine di migliaia di famiglie sono o stanno per finire sotto i ponti. Un altro colpo alla nostra Costituzione, per imporre una legislazione fondata su un ottocentesco privilegio della ricchezza, che sembra scritta da Ebenezer Scrooge prima del ravvedimento.

Non pare che Matteo Renzi nei suoi brindisi con Juncker abbia posto la necessità della flessibilità nell'esproprio delle case dei poveri. Anzi da quel che comprendiamo il presidente del consiglio ha proprio fatto il contrario. Ha offerto alla UE lo scalpo dei diritti sociali, la cancellazione dell'articolo 18, la privatizzazione della sanità e della scuola, il sequestro dei beni per sostenere le banche; il tutto per avere un po' di flessibilità sui conti. Flessibilità che serve a Renzi per distribuire qua e là qualche mancia, cioè per finanziare la sua campagna elettorale.

Vogliamo vedere chi nel Parlamento sosterrà questa nuova infamia e chi si opporrà ad essa. E siamo anche curiosi di sapere se qualcosa diranno gli apologeti della Unione Europea e dell'Euro, dal caldo delle loro case protette dalle banche.

Quenelle

Roger Waters: "I musicisti hanno troppa paura di rovinare la loro carriera se criticano Israele"

roger waters
"Abbiamo disperato bisogno di loro in questo dibattito, nello stesso modo in cui avevamo bisogno che i musicisti si unissero agli attivisti contro la guerra del Vietnam".

Nella sua prima intervista sul suo impegno per la causa palestinese, la stella dei Pink Floyd, Roger Waters, condanna in modo molto forte l'autocensura che i musicisti si sono imposti sulla questione per paura di essere accusati di antisemitismo.
"I musicisti americani che sostengono il boicottaggio di Israele a causa dei diritti palestinesi sono troppo terrorizzati per parlare, per paura che le loro carriere vengano distrutte", ha dichiarato Roger Waters in un'intervista a The Independent del 19 febbraio. "Io sono nella posizione ideale per farlo, sono passati dieci anni da quando mi chiamano antisemita e nazista", ha aggiunto.
La stella dei Pink Floyd è un noto attivista di primo piano per la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele dal suo lancio 10 anni fa: "L'unica risposta al BDS è dire che sei anti-semita ", lamenta Roger Waters. Secondo il musicista, si tratta di una costruzione della lobby pro-Israele, che ha costretto altri artisti a tacere, perché sarebbero terrorizzati ad affrontare le stesse accuse. Gli artisti coinvolti si contano sulle dita di una mano: "Oltre a me ed Elvis Costello, Brian Eno, Manic Street Preachers, uno o due altri, ma nessuno negli Stati Uniti, dove vivo. Ho parlato con molti di loro, hanno paura di essere fottuti", continua.
"Se dicono qualcosa in pubblico, non avranno più una carriera. Essi saranno distrutti. Spero di incoraggiare alcuni di loro a smettere di essere spaventati e di reagire". Con la copertura mediatica del suo impegno, il fondatore dei Pink Floyd spera di provocare un effetto valanga: "Spero di incoraggiare alcuni di loro di smettere di avere paura e di stare in piedi e di essere ascoltati, perché è necessario. Abbiamo disperato bisogno di loro in questo dibattito, nello stesso modo in cui avevamo bisogno che i musicisti si unissero agli attivisti contro la guerra del Vietnam".

Stock Down

Jobs act. Le ubriacanti statistiche di Renzi

renzi jobs act
© forexinfo
Si potrebbe parafrasare Mark Twain e dire che Renzi ed il suo governo "usano le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione". A due anni dal suo insediamento, il governo guidato dal segretario del Pd si autocelebra con slide per costruire una propria narrazione che con la realtà a ben poco a che fare. "Meno precarietà, più lavoro stabile", "Opportunità per i giovani", "Più tutele": sono più che altro slogan da televendita.
Fonte: Marx21.it

"Secondo i dati Inps, nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati 764mila in più rispetto al 2014. Il Jobs act funziona", è scritto in maniera enfatica su una delle slide del ministero del Lavoro. Certo, ma di questi, oltre 578mila sono trasformazioni di contratto. I nuovi contratti a tempo indeterminato, quindi, sono stati un po' meno di 186mila. Meno di niente, certo; ma davvero poco a confronto di una disoccupazione che riguarda drammaticamente tre milioni di persone. Senza contare gli inattivi, che sono quasi un milione e mezzo. Molto poco, soprattutto se si sbandiera la fine della recessione e si racconta di un'Italia che è in crescita.

Ovviamente, come suo solito, l'imbonitore di Palazzo Chigi ha esaltato i meriti del Jobs act: "Per mesi ci hanno detto che il Jobs act era una prevaricazione, una violenza, un'imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più"; e su twitter è tornato ad esercitarsi nel suo sport preferito, il tiro al gufo: "Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni?".

Solo che di gufi se ne contano, oggi, un paio di più: la Banca d'Italia e l'Istat. Entrambi mostrano come l'aumento dei contratti a tempo indeterminato non sono dovuti al Jobs act, ma alla decontribuzione offerta alle aziende. Le due cose (Jobs act e sgravi fiscali), tra l'altro, non coincidono. Gli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato sono previste dalla Legge di Stabilità, non dal Jobs act. Ergo, si tratta di una misura temporanea che quando cesserà potrebbe far scoppiare la bolla occupazionale artificiosamente gonfiata.

Il quotidiano La Repubblica, che ha letto in anteprima lo studio di Paolo Sestito, capo del servizio Struttura Economica di Bankitalia, e di Eliana Viviano, fa notare che "l'effetto positivo è però quasi interamente spiegato dall'introduzione degli incentivi fiscali", mentre "il Jobs act ha contribuito a creare appena l'1% dei nuovi posti". Una lettura che rispecchia quella fornita dall'Istat nel suo "Rapporto sulla competitività" 2016. L'istituto nazionale di statistica afferma che "Nella valutazione delle imprese che tra gennaio e novembre 2015 hanno aumentato l'occupazione dipendente, gli esoneri contributivi sono percepiti come un elemento decisivo per l'aumento dello stock occupazionale. Il nuovo contratto a tutele crescenti sembra invece aver esercitato un ruolo meno rilevante". Come già detto, è davvero un magro risultato. Tanto che l'Istat fa notare come "Nel confronto con i principali partner europei, l'Italia, insieme alla Spagna, si contraddistingue per una flessione più lunga e intensa dell'occupazione manifatturiera".

Wolf

La truffa dell'aumento degli anni di lavoro in base alla vita media

pensioni salvini

di Eugenio Orso


Una colossale truffa si sta consumando a danno dei lavoratori italiani presenti e futuri e, di conseguenza, delle sempre più malconce schiere di pensionati. In questa truffa, gli apparati che sostengono il sistema in posizione servile - politici, giornalistici, accademici, giuslavoristici - sono tutti complici ed esecutori di un disegno sopranazionale-elitista che fa riferimento agli onnipotenti Mercati & Investitori. Meno soldi per stipendi e pensioni e più anni di lavoro al volgo, più risorse e potere per la Grande Finanza Internazionalizzata. Il truffato, in tal caso, è rappresentato dalla grande maggioranza della popolazione italiana, che sopravvive grazie ai redditi da lavoro e alle pensioni erogate.

Non troverete un solo esponente dell'entità collaborazionista della troika chiamata piddì disposto ad ammettere apertamente, con chiarezza, che l'allungamento della vita lavorativa a carico delle classi dominate è una mera truffa, cinicamente studiata a tavolino, in quanto si rapporta esclusivamente alla vita media degli umani, fino ad ora in progressivo aumento nel nostro paese.

Oltre ai giornalisti prezzolati e ai giuslavoristi al servizio del sistema elitista, sono entrati in campo anche gli specializzati demografi (come ad esempio Antonio Golino, accademico emerito, docente della Sapienza, già pro tempore alla presidenza INPS), per ordire la truffa che si sta consumando ai danni di tutti noi, e che potremmo definire come "aumento della vita media dell'uomo, conseguente aumento della vita lavorativa delle neoplebi", con la creazione di automatismi ad hoc.

Siamo passati attraverso le Forche Caudine di ben quattro riforme principali delle pensioni, nell'arco di un ventennio:

1) Riforma delle pensioni di Giuliano Amato del 1992 (quello del prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti di tutti, poveracci compresi), che manteneva il sistema retributivo, più favorevole al lavoratore, ma innalzava l'età pensionabile per i lavoratori con meno di 15 anni di contributi, benché non ancora "indicizzata" all'aumento della vita media, e, fatalmente, portava a riduzioni del fondo di Trattamento di Fine Rapporto per le nuove generazioni.

2) Riforma delle pensioni di Lamberto Dini del 1995 (pensionato d'oro, privilegiato, che danneggia i futuri lavoratori e pensionati). Passaggio al sistema contributivo (ovviamente il meno favorevole per i lavoratori, futuri pensionati) dal retributivo con tre sistemi di calcolo: con più di 18 anni di contributi il calcolo sulla media degli ultimi stipendi percepiti (dieci anni, per i dipendenti), in un'ottica sostanzialmente retributiva; con meno di 18 anni di contributi, sostanzialmente retributivo fino al 1995 e poi contributivo dal primo gennaio 1996; per i giovani, con contributi dopo il 1995, solo contributivo. Un colpo deciso anche alle cosiddette pensioni di anzianità, data la riduzione del coefficiente di computo della pensione. Un passo in avanti deciso, oltre Amato il castigalavoratori e pensionati che ha allungato la vita lavorativa, verso la riduzione delle pensioni dovute.

3) Riforma delle pensioni di Romano Prodi del 2007 (quello che ha contribuito a "terminare" l'IRI, essenziale per le produzioni e il lavoro italiano, e ci ha "portato in Europa" definitivamente, condannandoci al declino). Qui registriamo brevemente l'allungamento progressivo della vita lavorativa - ma non ancora direttamente dipendente dall'allungamento della vita media - dai 57 anni del 2007, con 35 anni di contributi, ai 62 previsti anni dal 2014, sempre con 35 anni di contribuzione e l'alternativa, per andarsene finalmente in pensione, dei 40 anni di contributi a un'età qualsiasi.

4) Riforma delle pensioni di Elsa Fornero del dicembre del 2011 (da poco insediato l'esecutivo Monti), che ha rincarato la dose e si è rivelata letale per le sorti del lavoro e dei pensionati. La riforma, nel concreto, distingue fra le sole pensioni di vecchiaia e quelle anticipate, a partire dal 2012, con 66 anni d'età per dipendenti, autonomi, donne del settore pubblico, 62 anni per le donne nel settore privato, con incremento fino a 66 dal primo gennaio 2018, 63 anni e sei mesi per le donne nel settore privato, con aumento fino ai 66 a partire dal primo gennaio 2018. Dal 2021 è richiesta l'età minima di 67 anni per tutti i lavoratori. Inoltre, per quando riguarda l'anticipo, è possibile ottenerlo dal 2012 con 42 anni di lavoro per gli uomini e 41 anni per le donne, ma ciò che più importa, ai nostri fini, è che dal 2013 il periodo minimo per maturare l'anzianità necessaria si lega alla speranza di vita, con aumenti di almeno un mese, forse di due, per ogni anno che passa. Tanto che si lavorerà fino ai settant'anni e oltre, se fino al 2050 non interverranno nuovi e più penalizzanti interventi normativi (per le masse), che imporranno ulteriori accelerazioni nell'allungamento del periodo di lavoro.

Attention

Russia: esplosioni in miniera a Vorkuta

soldati civili russi
© AFP 2016/ John Macdougall
Nella miniera "Severnaya" di Vorkuta, nella regione artica europea, si sono avvertite esplosioni che hanno causato crolli e incendi. Nel sottosuolo si trovavano 110 uomini, 80 di loro hanno fatto in tempo a raggiungere la superficie. Nell'incidente hanno perso la vita 36 persone. In questo momento gli esperti stanno conducendo il monitoraggio il gas. Esiste ancora la minaccia di nuove esplosioni.

La minaccia di nuove esplosioni nella miniera "Severnaya" di Vorkuta esiste ancora, ha detto lunedi il ministero delle Emergenze russo. Il proprietario della miniera, "Severstal", ha preventivamente escluso il fattore umano come causa della prima esplosione.
"La commissione straordinaria ha stabilito che la prima esplosione è stata provocata più da cause geologiche, che dal fattore umano o per problemi all'impianto", ha scritto la compagnia in un comunicato.
Il ministero delle Emergenza ricorda che i lavori nella miniera sono stati temporaneamente interrotti fino all'ordine del consiglio tecnico. Nelle ultime 24 ore è stato effettuato il monitoraggio delle condizioni del gas nella miniera. La compagnia "Vorkutaugol" ha dichiarato che la risoluzione dell'incidente nella miniera "Severnaya", secondo le valutazioni preliminari, si protrarrà per due mesi e mezzo, tre mesi. Si pianifica di isolare la miniera con azoto compresso per respingere l'ossigeno. Non la si allagherà, come era stato previsto in precedenza.

Il crollo della miniera "Severnaya" è avvenuto il 25 febbraio ad una profondità di 748 metri. Al momento dell'incidente, nella miniera si trovavano 110 persone, 80 dei quali sono riusciti a riemergere in superficie. La causa del crollo della miniera potrebbe essere un'esplosione di metano. Tre esplosioni sono avvenute nella notte di domenica, quando erano in corso le operazioni di salvataggio, uccidendo sette persone e ferendone cinque. Le vittime dell'incidente sono in tutto 36: cinque soccorritori e trenta minatori, di cui 26 sono stati trovati sotto le macerie.

Nella Repubblica dei Komi sono stati indetti tre giorni di lutto regionale.

Newspaper

In Italia di giornalismo freelance non si vive

registratore audio
© flickr.com/ Eelco
"Ho deciso di non fare più il corrispondente per media italiani. In Italia di giornalismo freelance non si vive e noi giovani giornalisti/e non abbiamo la forza e la voglia di cambiare questa situazione". Inizia così l'annuncio su facebook del giovane giornalista italiano Alberto Tetta.
Stando alle parole del premier Renzi i giornalisti non lavorano in condizioni di schiavitù e tutto è fantastico. In realtà fare il giornalista freelance, conoscendo anche lingue straniere, facendo reportage da punti caldi non fa guadagnare abbastanza per vivere e inoltre si lavora senza copertura né garanzie. Da una parte nei media italiani c'è una lacuna in materia di esteri, d'altra parte non si investe in reportage e servizi di giornalisti freelance. Perché? Alberto Tetta, giornalista freelance basato in Turchia, membro di "Matchbox Media collective" ha raccontato a Sputnik Italia la sua esperienza.

— Alberto, hai deciso di non fare più il corrispondente per i media italiani. Perché hai fatto questa scelta?

— Dopo 10 anni di lavoro per i media italiani, ho deciso di puntare su altro, perché non è un lavoro che ti dà da vivere, non è possibile pagare l'affitto, non si riesce ad arrivare a mille euro facendo un lavoro freelance. Inoltre non sei mai coperto dal punto di vista della sicurezza, quando lavori in area di conflitto. Le redazioni dicono di fare il lavoro, se poi interessa lo comprano, ma non garantiscono la tua sicurezza né sono pronti ad aiutarti in situazioni di pericolo. Ho lavorato anche per media molto grossi.

People 2

Le Unioni civili e il Memoriale Moro

Aldo Moro

Piccole Note


Si è svolta, infine, la votazione riguardante la legge sulle unioni civili. Una vicenda della quale non abbiamo mai scritto sul nostro sito, tranne che per un breve cenno, perché se ne parlava già tanto, e a nostro giudizio troppo, altrove. Così abbiamo scelto di scriverne semplicemente non scrivendone (così rispondiamo alle domande di alcuni lettori che richiedevano la nostra opinione in proposito).

Il mondo è al collasso: la crisi finanziaria mondiale stritola vite e destini; i venti della destabilizzazione e del terrorismo globale stritolano intere popolazioni, con il tragico corollario dell'esodo più o meno forzato di centinaia di migliaia di disperati; il pianeta è attraversato dai fremiti minacciosi di un nuovo confronto planetario tra Est e Ovest che rischia di sprofondare il mondo in una nuova guerra mondiale...

In mezzo a questa tempesta in Italia, per mesi e mesi, il tema del dibattito mediatico e sociale, dominante e fagocitante, è stato tutt'altro: il destino delle unioni civili, appunto.

Non che tale tema non abbia la sua importanza, ovvio, né si vuole esprimere un giudizio sui tanti che, da una parte o dall'altra, hanno dibattuto sull'argomento come cosa che tocca corde e sensibilità più profonde. Semplicemente ci è parso che l'ossessività con la quale il tema si è imposto, o è stato imposto, ci è sembrata semplicemente inquietante. Così salutiamo con un sospiro di sollievo il voto in aula, perché segna il (temporaneo) punto conclusivo della vexata questio.

Un finale già scritto, tra l'altro, ché era ovvio fin dall'inizio che la stepchild adoption, com'è stata chiamata in idioma inglese, non avrebbe mai trovato i voti necessari in Parlamento, stante la contrarietà, tra l'altro, di parte della popolazione italiana (cattolica e non). Una contrarietà che nessun partito avrebbe avuto il coraggio di sfidare, fosse anche solo per meri calcoli elettorali. Come altrettanto scontato era il fatto che con lo stralcio, parola brutta ma efficace, la legge sarebbe stata approvata.

Uno scontro evitabile, dunque, com'era evidente fin dal principio, al di là delle ragioni e dei torti degli uni e degli altri. Evidenza che non è solo la fotografia di una classe politica ormai incapace di adire a compromessi politici (tratto essenziale della cosiddetta seconda Repubblica, che ha sprofondato l'Italia nella tragedia di una, più o meno incruenta, guerra civile permanente), ma segnala anche altro.

La decisione, o costrizione che sia, di percorrere la strada più impervia e pericolosa (oltre che vana), nella quale il rischio di blocco e di ingerenze indebite era palese, indica che proprio quelle ingerenze indebite erano in fondo, e al di là delle intenzioni di tanti sostenitori e avversari della legge, il nodo della questione. E questo era il vero scontro che si consumava dietro l'apparenza di un confronto su un tema che in fondo non importava affatto ai veri protagonisti di tale battaglia.

Una reiterazione di uno schema consumatosi, con altre dinamiche e finalità, in altre battaglie similari del passato. Come avvenne ad esempio in occasione del referendum sul divorzio, secondo anche quanto ipotizza, nella sua prosa prudente, Aldo Moro nel suo memoriale (riportiamo in calce alla Postilla un brano in proposito).

Hearts

Il Meglio del Web: Ad Alessandria il medico che cura gratis i clandestini

Diego Sabbi
© lastampa.itDiego Sabbi è medico di base dello studio 3 Valli di Arquata Scrivia

In un mondo sempre più spietato, intollerante e cinico personaggi come un medico di base di Alessandria che ha raccontato la sua storia a "La Stampa", lanciano un vero e proprio raggio di sole nell'oscurità. Il medico si è messo a disposizione per curare persone senza documenti e irregolari in ottemperanza alla propria coscienza.


Ogni tanto arriva anche qualche bella storia in una Italia sempre più contrassegnata dalla xenofobia, dagli odi, dalla diffidenza e dal cinismo. In un paese sempre più individualista un semplice gesto di altruismo è un atto rivoluzionario. D.S. , medico di base di uno studio in provincia di Alessandria ha deciso da almeno un mese di aprire le porte del suo ambulatorio a chiunque, anche ai clandestini e agli stranieri irregolari, dei veri e propri fantasmi in quanto per le autorità non esistono. Anche per questo il medico ha deciso di aprire ogni mercoledì sera le porte della sua clinica mettendosi a disposizione di queste persone. Il medico di base ha rilasciato una bella intervista a La Stampa nella quale ha esposto i motivi della sua scelta e a noi ha molto colpito il suo riferimento alla propria coscienza.

In un mondo in cui l'unica cosa che conta è il profitto un gesto molto semplice come quello del medico alessandrino rappresenta un gesto rivoluzionario, e la sua promessa di voler visitare chiunque ne abbia necessità, nella sua semplicità, rappresenta un esempio paradigmatico di quanto poco ci vorrebbe a fare del bene, se solo lo si volesse. "C'è una realtà sommersa di persone che necessitano di cure molto più degli italiani per la condizione in cui vivono, ma che, per timore, difficilmente escono allo scoperto", ha detto S. al quotidiano torinese, mettendo quindi in luce un problema molto netto, ovvero quello della realtà di persone che hanno bisogno di cure ma che non possono farsi vedere per paura delle ripercussioni. S. comunque ha fatto sapere di voler scrivere alla Caritas, al Banco alimentare e ad altre associazioni benefiche per mappare eventuali clandestini ammalati o bisognosi di cure nel territorio dell'alessandrino. Non solo, S. si è anche detto pronto a spendere di tasca propria per anticipare delle somme per acquistare medicinali, la speranza è che le autorità non lo lascino solo, o peggio non lo multino. Di questi tempi non ci si potrebbe nemmeno sorprendere.

Георгиевская ленточка

Il grande spirito russo e il vuoto dell'Occidente

il grande spirito russo
© Sputnik. Vladimir Astapkovich
I 70 anni di ateismo di Stato non sono riusciti a cancellare la fede che custodivano nella propria anima i russi, per i quali secondo Pietrangelo Buttafuoco "la religione è legata all'identità a cui partecipa un intero popolo" e non si tratta di "quello che in parametri occidentali potremmo definire folklore".

Dopo decenni di ateismo di Stato, la Russia ha visto una rinascita della religione e sono sempre più numerosi i russi che si identificano come cristiani ortodossi. Ma, visti dall'Italia, come vivono la fede i russi rispetto agli occidentali? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco.

— Lei ha scritto di una percezione diversa della religione per i russi e gli occidentali. Quali differenze ha notato?

— La differenza è innanzitutto nella coralità e soprattutto nel sapere offrire un'identità a cui partecipa un intero popolo, non quello che in parametri occidentali potremmo definire "folklore". Qui si tratta di un'esperienza vissuta e diidentificazione totale con quello che da sempre ha accompagnato la sensibilità e il percorso del popolo russo, che riesce ad essere non univoco, ma plurale. Basta pensare che nella grande storia dell'identità russa trovano rifugiol'ebraismo e le altre tre grandi religioni universali: la cristiana, l'islamica e quella lamaista tibetana. Quest'ultima ha consegnato alla memoria della storia figure di assoluto rilievo, basti pensare alla percezione che anche in Occidente si è avuta di un personaggio come Ungern Kahn, raccontato con la matita di un grandissimo artista che è Hugo Pratt.

— "La religione per i russi non è una consuetudine, bensì un abito mentale e carnale" ha scritto in un suo recente articolo. Che cosa intende?