Henry Giroux, lo studioso americano padre della pedagogia critica, fa un quadro drammatico, completo e coerente sulla crudeltà e la violenza della società americana (di cui non possiamo non notare l'ombra cupa che si estende in Europa), toccando molteplici aspetti, dal violento attacco allo stato sociale, ai sindacati, all'università, ai lavoratori, agli studenti, e ai giovani in generale. Nella parte finale una proposta di azione per un cambiamento che è innanzitutto culturale, in chiave pedagogica e formativa. Da Counterpunch.
di Henry Giroux, 23 ottobre 2015Traduzione di @RododakL'incubo della società totalitaria prefigurata da George Orwell avanza come un'ombra oscura sugli Stati Uniti.
Mentre la società americana si è trasformata da Stato incentrato sui cittadini a Stato incentrato sulla guerra, le istituzioni un tempo create per limitare la sofferenza e le conseguenze delle avversità e proteggere i cittadini dallo strapotere del mercato sono state indebolite o cancellate (1). Lasciando avvizzire - se non svuotando completamente - il contratto sociale, dai principi della democrazia è stato rimosso ogni discorso sulla responsabilità sociale.
Ridotta a oggetto di disprezzo dagli estremisti della destra, l'eredità dei princìpi democratici oggi si sta spegnendo a causa di un ordine sociale segnato dall'indurimento della cultura e da un'etica del "vinca il più forte" senza precedenti. Un'etica gretta, che va contro qualsiasi idea di solidarietà e compassione che implichi il rispetto degli altri. Le conseguenze di questa forma di autoritarismo emergente ci parlano di una esperienza nuova di terrore globale nel ventunesimo secolo.
Gli elementi di base di questo nuovo autoritarismo si possono distinguere chiaramente nell'attuale e violento attacco allo stato sociale, ai sindacati, all'università, ai lavoratori, agli studenti, ai giovani delle minoranze povere e a qualsiasi resto del contratto sociale. L'ideologia politica e la pratica del libero mercato, con la loro enfasi sulla privatizzazione dei beni pubblici, sull'abolizione delle protezioni sociali e sulla deregolamentazione delle attività economiche ora modellano praticamente ogni istituzione regolatoria politica ed economica.
I mercati oggi usano le loro risorse economiche ed ideologiche per militarizzare e armare ogni aspetto della vita di tutti i giorni: sostenuti da una cultura della paura, da una pedagogia della repressione, dall'esaltazione della celebrità banale, dall'estetica dei giochi televisivi e da politiche di precarietà, controllo e sorveglianza di massa.
Un mondo di oscurità, segretezza e assenza di regole ora caratterizza un movimento profondo, privo di scrupoli nel suo assalto alla ricchezza e al potere e indifferente al saccheggio dell'umanità e del pianeta. Il terrore circonda tutto, nascosto dietro lo sdoganamento dell'avidità, l'esaltazione degli spettacoli violenti, una macchina aziendale di controllo dei consumatori, che inietta nella collettività l'assuefazione alle gratificazioni momentanee.
Oggi non si vedono i campi di lavoro o di concentramento che hanno caratterizzato le tragedie dei regimi totalitari del '900. Eppure, come può testimoniare una generazione di giovani di colore, non c'è bisogno di essere in carcere per sentirsi imprigionati. Soprattutto quando è sempre più difficile controllare la propria vita e i propri mezzi in modo che abbiano un significato.
Oggi la politica è gestita a livello nazionale mentre il potere è globale (2). I mercati globali oggi surclassano il livello nazionale, rendendo obsolete la cultura politica e le istituzioni che hanno caratterizzato l'era moderna. L'élite finanziaria oggi naviga al di sopra dei confini nazionali e non si occupa minimamente dello stato sociale, del bene comune e in generale di qualsiasi istituzione non subordinata ai dettami del capitalismo finanziario. Le élite al potere non fanno alcuna concessione nella loro corsa al potere e al profitto.
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Il mantra della deregolamentazione, privatizzazione, mercificazione e il flusso incontrollato di capitali ora controllano la politica e concentrano il potere nelle mani dell'un per cento. La lotta di classe si è fusa con le politiche neo-conservatrici e attiva una continua guerra, in casa e all'estero. Non ci sono più spazi di salvezza al riparo dagli accumulatori compulsivi di ricchezza e dai tentacoli di uno stato che sorveglia e punisce. L'imperativo di base del capitalismo-roulette è ormai diventato il nuovo pensiero comune: dall'eliminare la tassazione aziendale al trasferire la ricchezza dal pubblico al privato; dallo smantellare ogni regola per le imprese all'abbandonare al mercato l'intera regolamentazione della vita sociale.
Qualsiasi nozione praticabile dei valori di società, di solidarietà e di democrazia condivisa oggi è vista come una patologia, sostituita dall' etica della sopravvivenza del più forte, dalla celebrazione dell'interesse personale e da una nozione del bene della vita interamente legata a una insulsa etica consumistica (3).
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Alle radici della nascita dello stato autoritario e delle forze che si nascondono nell'ombra c'è una politica che deve molto alla incentivazione dell'amnesia storica e sociale. Il nuovo autoritarismo deve moltissimo a ciò che Orwell una volta definì "una stupidità protettiva", che impedisce la vita politica e spoglia il linguaggio del suo contenuto critico (4).