euro
In un'Europa che cola a picco, bloccata dalle ottuse regole dettate dall'egoismo di Berlino, Draghi è costretto a sparare le ultime cartucce; in Italia, dove a dettar legge sono lobby e potentati e i tagli degli sprechi sono una barzelletta, si arriva a festeggiare per una disoccupazione che sfiora il 12% e quella giovanile sopra il 40%.

Dinanzi a una situazione disastrosa, la Bce ha attivato tutti gli strumenti (pochi) che il suo statuto di Banca Centrale dimezzata le permette, inventandone pure di nuovi: tagli ai tassi d'interesse, ormai talmente bassi d'essere in molti casi divenuti negativi; acquisti massicci di titoli di Stato estesi in futuro anche alle imprese (portati da 60 a 80 Mld al mese); finanziamenti convenientissimi per le banche perché prestino soldi all'economia. Ha messo in campo tutti gli strumenti monetari possibili per dare ossigeno a privati e imprese, malgrado le ire tedesche (per il presidente della potentissima Confederazione del Commercio Estero, Boerner, si tratta di "una catastrofe", e le Sparkasse, le banche locali, hanno definito le misure come "una dose di veleno").

Il fatto è che malgrado Draghi abbia lanciato un finanziamento alle banche (il Tltro II) al tasso negativo dello 0,40%, ossia che pagherà loro lo 0,40% se presteranno quei soldi a famiglie e imprese, in Italia sarà difficile che questo avvenga con Istituti di Credito schiacciati da oltre 300 Mld di sofferenze e incagli (una montagna di crediti difficilmente esigibili, figli della crisi, che difficilmente torneranno indietro). E viste le regole attuali, approvate con stupefacente superficialità (vedi ancora l'Italia) e ottusa cocciutaggine che guarda solo al proprio immediato tornaconto (vedi Germania), ben pochi di quei soldi scenderanno fino all'economia reale.

D'altronde Draghi l'ha detto chiaro: la Bce può agire fino a un certo punto, il resto (che è il più) sta ai Governi farlo. E qui vengono i dolori.
L'Italia è il Paese più d'ogni altro paralizzato da un reticolo di potentati piccoli e grandi, che rendono intoccabili la selva di privilegi contrabbandati per diritti acquisiti. Di qui la barzelletta della "spending review" sempre annunciata a mai realizzata; di qui i tagli sempre e solo sulla carne del Paese (che nessuno difende) e mai sugli sprechi (difesi con le unghie da chi ci ingrassa); di qui la spaventosa corruzione di cui i 4 Mld scoperti dalla GdF nel 2015 sono solo la punta di un iceberg colossale.

In una simile situazione ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico, veder festeggiare una disoccupazione che sfiora il 12% con quella giovanile sopra il 40%, come certificato dall'Istat alla fine del 2015. Ma si sa, l'Italia non è un Paese normale.