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Disastro ambientale nell'Amazzonia peruviana: migliaia di barili di petrolio in due fiumi

eco disastro peru
© OEFA

Duramente colpite le terre degli Achuar e la biodiversità amazzonica


Il 19 febbraio l'Organismo de Evaluación y Fiscalización Ambiental (OEFA) dl Perù ha confermato che si era aperta una falla nell'Oleoducto Norperuano nel distretto di Pucará della provincia di Jaén, nel dipartimento amazzonico di Cajamarca. Già da fine gennaio e inizio febbraio gli indios Achuar e gli ambientalisti avevano denunciato un grosso sversamento petrolifero nell'area della stación 8 dell'oleodotto Norperuano, il più grande del Perù, gestito da Petróleos del Perú (Petroperú), la compagnia petrolifera di stato. L'OEFA aveva però precisato che non si trattava di una rottura, ma di un incidente avvenuto durante le operazioni di manutenzione dell'oleodotto programmate da Petroperú «per la riparazione di anomalie che esistono nella condotta».

L'OEFA aveva quindi minimizzato e assicurato che stava lavorando per «identificare possibili impatti sull'ambiente che si producono durante le attività di manutenzione sviluppate dall'impresa, con la finalità di adottare i mezzi di prevenzione e mitigazione corrispondenti, salvaguardando così la protezione ambientale».

Una ricostruzione che fa a pugni con la realtà, visto che la rottura dell'oleodotto sarebbe stata provocata da una frana e che lo sversamento ha già inquinato i fiumi Chiriaco e Morona e provocato gravi danni a 8 comunità indigene Achuar. Potrebbe essere il più grande disastro ambientale della storia del Perù: l'oleodotto Norperuano ha vomitato nel cuore della foresta amazzonica peruviana almeno 3.000 barili di greggio (ma probabilmente sono molti di più), rendendo imbevibile l'acqua e alla fine il ministero dell'ambiente del Perù ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza in cinque distretti vicino allo sversamento di greggio. Risultano colpite comunità indigene come quella di Mayuriaga , a 13 Km dalla stación 8, ma anche altre comunità molte o più a valle lungo i fiumi. Secondo le comunità Achuar. sarebero stati già inquinati 100 Km2 di territorio. Un disastro anche sociale, visto che gli Achuar sono molto legati all'acqua e che i loro mezzi di sussistenza dipendono quasi interamente dai fiumi.

Ora l'OEFA dice che Petroperù potrebbe dover pagare multe fino 60 milioni di soles (17 milioni di dollari), se verrà confermato che lo sversamento ha avuto impatti sulla salute della popolazione locale.

Gli Achuar sono sul piede di guerra e denunciano l'inerzia del governo di Lima che ha permesso che uno sversamento petrolifero più volte segnalato si trasformasse in un disastro ambientale di proporzioni ancora sconosciute. Come se niente fosse, il presidente di petroperù, German Velasquez, ha detto che ci vorrà «un po'di tempo» prima di riprendere le attività sull'Oleoducto Norperuano.

Petroperù raffina anche il greggio che trasporta l'oleodotto, ma negli ultimi mesi dalla pipelim ne amazzonica passavano dai 5.000 ai 6.000 barili in meno al giorno a causa del crollo del prezzo del petrolio.

Petroperù dice che sono state le forti piogge ad impedire che la rottura venisse sistemata celermente, poi un altro crollo ha permesso al petrolio di raggiungere i fiumi Chiriaco e Morona e di avvelenare la foresta degli Achuar e di spazzare via una biodiversità unica e preziosissima.

Blackbox

Napoli: Esplosione in centro 4 feriti decine di sfollati

incendio napoli

A Napoli una violenta esplosione in un locale artigianale nel centro in via Giambattista Basile
. Per fortuna ci sono stati solo quattro i feriti, si tratta di due studenti universitari che occupavano un appartamento al piano di sopra, una donna rimasta ustionata in diverse parti del corpo e un'altra persona rimasta lievemente ferita dai vetri. Centinaia di uomini della polizia, vigili del Fuoco, Carabinieri, operatori del 118 sono impegnati ad assistere le numerose famiglie che sono state costrette ad abbandonare i propri appartamenti per i controlli di agibilità che si rendono necessari.

La deflagrazione ha fatto capovolgere un'autovettura parcheggiata davanti al garage in cui è avvenuta l'esplosione. Poco istanti prima erano passati alcuni abitanti del quartiere che sono stati colti da malore per il forte spavento. Oltre 15 famiglie saranno costrette a passare la notte presso parenti ed amici in attesa che il Comune provveda alla loro sistemazione provvisoria in attesa delle verifiche.

Il locale dove è avvenuto lo scoppio viene utilizzato da alcuni artigiani per la lavorazione degli specchi. Secondo le prime verifiche dei Vigili del Fuoco lo scoppio è stato generato da una fuga di gas, probabilmente da una bombola di gpl. Nel palazzo sovrastante il locale dov'è avvenuto lo scoppio, è crollata la rampa delle scale che conduce al primo piano dove sono rimasti intrappolati alcune persone messe in salvo con l'impiego dell'autoscala dei pompieri.


Blackbox

Regno Unito, esplode una centrale elettrica a Didcot

centrale elettrica di didcot
© LaPresse/PA

Tragedia nel Regno Unito per l'esplosione di una centrale elettrica a Didcot, a sud di Oxford. Le squadre di soccorso stanno ancora cercando tre persone disperse dopo l'incidente che ha causato almeno un morto
. Secondo quanto riporta la Bbc, diverse squadre munite di cani stanno operando fra le macerie da ormai circa 36 ore.

La televisione pubblica britannica riporta inoltre che cinque persone sono ricoverate nel locale ospedale: una di esse e' in condizioni gravi ma non in pericolo di vita. Altre cinquanta persone sono poi state trattate dai sanitari per complicazioni legate all'inalazione di polveri. Per cercare di monitorare la difficile situazione, i soccorritori stanno utilizzando anche due droni. La centrale, alta dieci piani e lunga 300 metri, era in fase di smantellamento.


Cult

I poveri sono bestie. Parola di Eugenio Scalfari

scalfari
© ansa

di Alceste


I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia. Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione:
"i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell'Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera. Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale".
I poveri, ne consegue, dei bruti. Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi. Aggiungo di più. I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.
Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l'aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba come un orticello (altro esempio).
In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti.

I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffi in maniera cool.

Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa. Queste mie considerazioni sembrano facili e posticce, ma non è così: si basano su una osservazione costante, empirica, trentennale, degli Italiani.

Quando dico che i poveri sono brutti intendo proprio questo: che esiste una relazione diretta, scientifica, causale, fra la mancanza di pecunia e le fattezze umane (le gambe delle donne: basta osservare le gambe delle nostre nonne e le gambe delle loro nipoti; la bellezza delle gambe delle donne è questione di censo. Le belle nipoti però non hanno da illudersi: le gambe delle loro figlie torneranno presto a incurvarsi). Ed esiste una relazione diretta tra povertà e moralità umana (sempre dei poveri: ignoranti, zotici e maleducati). Insomma Scalfari ha ragione: i poveri sono bestie.

Tuttavia oserei rivolgergli una domanda: com'è che i nababbi suoi pari (De Benedetti, Tronchetti Provera, Montezemolo, gli Agnelli et cetera) e tutti gli intellettuali che secondo lui intrattengono altissimi discorsi e pensose meditazioni (con una ruga sulla fronte), e tutti i dotti che ha il privilegio di interrogare con quesiti celesti sulla vita e sulla morte (vescovi illuminati, rabbini illuminatissimi, premi Nobel) - insomma tutta la sceltissima pletora di menti eccelse che i bisogni primari non sanno manco cosa siano, e vantano, invece, bisogni secondari, terziari, quaternari ... come mai tutti questi eletti sono, alla fine della fiera, delle micidiali nullità? È una semplice domanda, non altro.

Megaphone

L'Italia, una e divisibile

renzi vende ai francesi il territorio maritimo a nord della Sardegna
© twitter

Alcuni giorni fa avevamo parlato della clamorosa notizia dell'accordo segreto tra Francia e Italia, in cui il governo italiano si impegnava a cedere a favore della Francia parti consistenti di territorio marittimo a nord della Sardegna e parte in Liguria
. Ora, oltre a confermare tutto ciò che abbiamo già scritto, vogliamo aggiornarvi su quel che di nuovo è venuto a galla.

Innanzitutto ha la sua importanza non solo perché l'accordo cede parte del territorio nazionale, seppur marittimo, andando a contrastare il principio sancito all'art.5 della Costituzione secondo cui "la Repubblica è una e indivisibile", ma anche perché il tratto di mare a nord della Sardegna è particolarmente pescoso, soprattutto della specie pregiata del gambero rosso, e attorno ad esso si sviluppa l'attività ittica dei pescatori sardi (si parla di oltre 400 pescherecci), i quali ora rischiano di subire grossi danni economici e chiudere bottega.

Ricordiamo che l'accordo bilaterale (preceduto il 24 Febbraio dello stesso anno da un incontro tra Renzi e Hollande), firmato a Caen il 21 marzo 2015 dai Ministri degli Esteri delle due nazioni, Gentiloni e Fabius, per entrare in vigore ha bisogno della ratifica dei parlamenti nazionali. Il Parlamento francese ha già ratificato il trattato ed è per questo, che da inizio 2016, ha iniziato a farlo valere, senza però attendere la ratifica della controparte italiana, che deve ancora pronunciarsi.

I pescatori sardi hanno trovato manforte per far valere le loro proteste, nell'azione politica del deputato Mauro Pili, di Unidos, il quale ha subito denunciato lo scempio del governo e subito si è attivato affinché l'accordo sia stracciato. Per ora, le sue proteste hanno fatto in modo che la gendarmeria francese fermasse i sequestri dei pescherecci sardi, in attesa che il Parlamento italiano si pronunci sulla questione, anche se molti pescatori rinunciano ormai a mettersi in mare con le loro imbarcazioni per paura di essere fermati. Ricordiamo inoltre che Mauro Pili ha aperto una petizione online su change.org e che chiunque fosse interessato può sostenerla.

Che cosa ha ottenuto l'Italia con questo accordo? Non si sa ancora di preciso. Si era parlato inizialmente di una "compensazione" del territorio marittimo al largo dell'Isola d'Elba. Ad avvalorare questa ipotesi, c'è una nota della Farnesina diramata nella giornata del 18 febbraio, in cui si dice:
"Nel corso dei negoziati che hanno portato alla firma dell'Accordo, la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l'arcipelago toscano, già fissata dall'Italia per la delimitazione del mare territoriale nel 1977"
Per cui parrebbe che l'Italia ha dovuto cedere alla Francia porzioni consistenti di territorio marittimo, solamente per poter mantenere la linea di confine concordata nel 1977.

Георгиевская ленточка

23 febbraio, Auguri ai difensori della Patria!

il monumento alla gloria militare, Volgograd

Il 23 febbraio in Russia si celebra la Giornata del Difensore della Patria. Ecco quattro cose da sapere sulla storia e le tradizioni di quella che viene da tutti considerata la festa degli uomini.



La giornata dell'Armata Rossa


La Giornata dei Difensori della Patria venne proclamata il 23 febbraio del 1918, come giornata dell' "Armata Rossa" quando nell'allora capitale Pietrogrado si svolse la prima giornata di arruolamento volontario nell' "Armata Rossa dei Contadini e dei Lavoratori" sotto il giuramento in difesa dello Stato Socialista. La festa venne ufficialmente sancita il 23 febbraio 1922, come data di Fondazione dell'Armata Rossa, con una parata sulla Piazza Rossa e fino al 1946 venne festeggiata come "Giornata dell'Armata Rossa". "Giornata dell'Esercito Sovietico e della Marina Militare" fu la denominazione ufficiale del 23 febbraio dal 1946 al 1993. Nel 1995 il 23 febbraio è stato proclamato ufficialmente "Giornata dei Difensori della Patria" e dal 2002 è un giorno festivo a tutti gli effetti.


Festa degli Uomini


Chi (si) festeggia il 23 febbraio? Semplice, gli uomini. Il 23 gennaio per tradizione è considerato la festa di tutti i militari. Quelli di oggi, di ieri ed anche del domani, dato che in Russia il servizio di leva è obbligatorio e dura un anno. Tuttavia il titolo di "Difensore della Patria" si addice anche a chi non ha prestato il servizio militare o per ragioni anagrafiche deve ancora farlo. Il concetto di "difensore della Patria" è tutto qui: ogni uomo nella tradizione popolare è "difensore", della Patria, della famiglia, della donna amata. Per questo motivo il 23 febbraio non si associa più di tanto all'esercito, ma all'intero universo maschile. Del resto, ogni divisione dell'esercito russo ha la sua giornata celebrativa, mentre "il" Giorno della gloria militare è il 9 maggio, Giorno della Vittoria.


Dopobarba per lui...mimose per lei


Come ogni festa che si rispetti anche il 23 febbraio ha il suo lato commerciale. In questa giornata è consuetudine delle donne di fare dei regali agli uomini della propria vita: padri, fratelli, mariti, colleghi, fidanzati oppure semplici ammiratori. Anche se la fantasia femminile non ha limiti, l'hit parade dei regali per il 23 febbraio vede saldamente al top l'accoppiata dopobarba e bagnoschiuma, tallonata da calzini e rasoi. Va molto forte anche la tematica militare, con ciabatte a forma di carroarmato o cuscini in tono mimetico con disegnato un contorno di una testa a forma di elmetto militare. Oltre a essere "difensore" per natura l'uomo anche da adulto resta un giocherellone, quindi via libera a droni telecomandati, buoni per partite di paintball, calciobalilla, videogames. In caso di regalo non proprio azzeccato, l'uomo può sempre rifarsi l'8 marzo, festa della donna. A proposito, l'8 marzo altro non è che il 23 febbraio secondo il calendario giuliano.

mazzo di pesci affumicati

Arrow Down

Il fallimento dei filo-Ue: viaggio nella politica ucraina due anni dopo il colpo di stato di Maidan

poroshenko e yats

Il 23 febbraio 2014 è una data che gli ucraini difficilmente scorderanno
. Quel giorno a Kiev, dopo lunghi mesi di proteste, manifestazioni, scontri e centinaia di morti, si insediava il nuovo presidente reggente della Repubblica, allora speaker della Rada, Olexander Turchinov, oggi a capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e difesa. Dunque, finiva ufficialmente l'era di Viktor Yanukovich, spodestato dalla sua carica e fuggito in Russia per evitare un processo e una probabile condanna a morte.

Al potere qualche mese dopo, sull'onda emotiva di una rivoluzione "aiutata" da forze esterne, come più di qualche elemento fa pensare, salì Petro Poroshenko, magnate televisivo e dell'industria dolciaria, appoggiato da una coalizione filoeuropea (il nome "Ucraina europea" era abbastanza eloquente), composta da cinque partiti: Blocco Poroshenko, Fronte Popolare (partito del premier Yatsenyuk), Partito Radicale (di Oleg Lyashko), Patria (di Yulia Tymoshenko) e Samopomich (di Andreyi Sadovyi). Oggi, a due anni di distanza, il fallimento dei filoeuropei ucraini è piuttosto evidente.

Di quella coalizione non è rimasto assolutamente nulla. Lyashko è tornato all'opposizione diversi mesi fa, quando ha capito che ancorarsi a un governo telecomandato da Washington (sponda FMI) non pagava elettoralmente, mentre Patria e Samopomich sono usciti dalla maggioranza la scorsa settimana, in seguito alla crisi politica che sta paralizzando il paese. Nemmeno il Blocco Poroshenko, in realtà, anche se ancora ufficialmente in maggioranza, è completamente unito nel sostenere il governo. Le due correnti che animano il movimento del presidente si stanno scontrando con tutti i mezzi possibili: da un lato c'è chi vorrebbe provare a costruire una nuova alternativa in Parlamento, senza dover incappare nel pericolo urne, dall'altro chi ritiene la strada delle elezioni legislative anticipate la strada più semplice per risolvere questa agonia.

E' difficile prevedere come andrà a finire, perché la politica ucraina ci ha abituato a colpi di scena davvero inaspettati (l'ultimo settimana scorsa, quando Yatsenyuk sembrava finito e invece è sopravvissuto ancora una volta), anche se gli ultimi sondaggi possono in qualche modo contribuire a comprendere perché Poroshenko e i filo-europei al voto anticipato proprio non vogliono tornarci. Gli ultimi dati, diffusi proprio oggi dall'Istituto demoscopico Gorshenin, dimostrano che le urne sarebbero un vero e proprio bagno di sangue per Poroshenko e Yatsenyuk.

Bell

L'Italia e l'Europa NON chiudono la porta al Nazismo

bandiera nazi-ue

Il Nazismo
, come ben sappiamo, fu un movimento di estrema destra fondato da Adolf Hitler. L'ideologia nazista si basava sul concetto della superiorità di una razza. Alla razza ariana dovevano essere assoggettate tutte le altre razze e solo ad essa spettava il dominio di tutto il mondo. Il nazismo si proponeva il compito di tutelare e ripristinare la purezza della razza, per garantire il futuro di un solo popolo.

In Italia la notizia che sto per darvi è passata praticamente inosservata, anzi quasi nascosta e celata all'opinione pubblica, riportata solo da pochissimi siti di controinformazione.

E tornata però di attualità in questi ultimi tempi in cui gruppi neo-nazisti stanno imperversando in Ucraina, Romania, Germania, Francia, Grecia... tanto per citarne alcuni. Approfittando della profonda crisi che sta attanagliando il Vecchio Continente anche in Italia si iniziano a vedere i primi segnali di rinascita. Paesi dove ipocrisia istituzionale e politica la fanno da padrone.

Arriviamo al punto: pochi mesi fa all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata approvata una mozione presentata della Russia che condannava i tentativi di glorificazione dell'ideologia del nazismo e la conseguente negazione dei crimini di guerra commessi, appunto, dalla Germania di Hitler.

La mozione voleva censurare la riapertura, in qualsiasi forma, del movimento nazista, ovvero neo-nazista, anche attraverso la costruzione di monumenti, la scrittura di memoriali e l'organizzazione di manifestazioni pubbliche.

Una iniziativa sacrosanta da appoggiare senza se e senza ma penserete, visto gli orrori del passato, ma anche dei continui e preoccupanti segnali di rigurgiti nazisti ai quali si assiste sempre più spesso in diversi paesi, in particolare dell'est Europa.

E INVECE NO!!!

Heart - Black

Studenti si scattano il selfie sulla scena del crimine

scena del crimine
Ragazzi napoletani all'uscita da scuola si trovano davanti alla scena di un crimine. La loro reazione? Tirano fuori i cellulari e si scattano selfie da mandare ad amici e parenti.
Lo zaino sulle spalle, all'uscita da scuola. E come tutti i ragazzini, il cellulare sempre in mano, per rispondere ai messaggini e per farsi i soliti selfie. Ma quello che è successo a San Giovanni a Teduccio, alla periferia di Napoli, è sconvolgente.

Un gruppo di teenagers passa di fianco al luogo di un delitto, davanti alla fossa dove era stato sepolto il corpo di un ragazzo di diciotto anni, ammazzato a colpi di pistola.

Con la freddezza che molti attribuiscono ad alcuni giovani di oggi, quelli che alcuni osservatori definiscono la "quiet generation", perché sembrano avvezzano a ogni tipo di immagine, che osservano come se fosse virtuale, sorridono e si scattano un selfie, da mandare agli amici.
«Sapevano benissimo ciò che era successo: ho sentito che dicevano fra loro: ora lo fotografo per mandarlo a mia madre», ha raccontato sotto choc Marco Sales, il reporter che ha ripreso la scena.
La vittima era un giovane incensurato, Vincenzo Amendola. Il 5 febbraio scorso era sparito e per cercarlo i familiari si erano rivolti anche alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto". Lo hanno trovato dopo due settimane di ricerche, sepolto sotto terra, in quel campo vicino agli istituti scolastici e al parco pubblico intitolato a Massimo Troisi. Colpito alla testa da uno, forse due colpi.

La squadra mobile ha già fermato un amico della vittima, 23 anni e piccoli precedenti. Il movente pare essere passionale, anche se non si esclude una "punizione" della camorra. Fin qui la cronaca. Ma mentre l'inchiesta va avanti, è l'immagine dei "selfie" davanti alla buca a fare il giro della rete.

Book 2

Morto lo scrittore Umberto Eco. Ci mancherà il suo sguardo sul mondo

Umberto Eco 01
Aveva 84 anni. E' stato filosofo, semiologo e grande esperto della comunicazione. Non ha mai perso la voglia di osservare la politica. Aveva appena lanciato una nuova casa editrice "La Nave di Teseo", dopo aver rifiutato di restare in quella che lui chiamò "La Mondazzoli", la fusione Mondadori-Rcs. E' stato anche storico collaboratore di Repubblica e de l'Espresso

Umberto Eco è morto. Il mondo perde uno dei suoi più importanti uomini di cultura contemporanei e a tutti noi mancherà il suo sguardo sul mondo. Aveva 84 anni, è stato scrittore, filosofo, grande osservatore ed esperto di comunicazione e media. La conferma della scomparsa dell'autore de "Il nome della Rosa" e de "Il pendolo di Foucault" è stata data dalla famiglia a Repubblica. La morte è avvenuta alle 22.30 di ieri sera nella sua abitazione.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, Umberto Eco era un semiologo, filosofo e prolifico scrittore. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell'Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna.

Umberto Eco ha scritto numerosi saggi di estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo. Tra questi il già citato "Il nome della Rosa", uscito nel 1980 e diventato in brevissimo tempo un bestseller internazionale con 14 milioni di copie vendute, traduzioni in oltre cento lingue, una trasposizione cinematografica che ha vinto 4 David di Donatello nel 1987, e "Il Pendolo di Foucault", del 1988. Dal 12 novembre 2010 era socio dell'Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

L'ultimo suo libro, pubblicato nel 2015, proprio il giorno del suo compleanno, è stato Numero Zero, uscito per i tipi della da Bompiani. Un libro ambientato nel 1992 che parla di una immaginaria redazione di un giornale, con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso. E uscirà postumo il suo ultimo libro con il titolo Pape Satan Aleppe. La pubblicazione inizialmente prevista a maggio è stata anticipata al 27 febbraio. Lo ha annunciato Elisabetta Sgarbi: "Il libro lo aveva finito, consegnato e corretto. La copertina è disegnata dal suo amico Cerri. È un volume di saggistica, di interventi su temi di attualità e lo pubblicheremo insieme ai suoi precedenti dieci titoli di saggistica". E sarà il suo contributo alla neonata casa editrice "La Nave di Teseo".

La scommessa sulla Nave. L'ultima sua intervista, invece, fu a Repubblica lo scorso 24 novembre quando lo scrittore decise insieme a Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun ed altri di non pubblicare più per il nuovo colosso Mondadori-Rcs controllato da Segrate, pur essendo tra i migliori della scuderia Bompiani. E di seguire Elisabetta Sgarbi in una nuova avventura, la casa Editrice "La nave di Teseo". E proprio questa nuova "avventura" di Umberto Eco, appresa la notizia della scomparsa, ha voluto salutare con un tweet la sua "guida". "La nave di Teseo saluta il suo capitano. Grazie Umberto".