OF THE
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"Non sappiamo ancora se si tratta di un estremista religioso — ha detto il rappresentante ufficiale della Procura Generale di Monaco di Baviera — tuttavia in base alle testimonianze e prove raccolte al momento dell'aggressione l'uomo ha effettivamente gridato Allah Akbar".
"La Russia ha proposto aiuti su larga scala per spegnere i roghi di Alberta. Il governo canadese li ha ignorati," — ha scritto su Twitter l'utente Kim.
"La Russia ha offerto ai suoi aerei-cisterna per lottare contro il rogo a Fort McMurray. Il governo non ha risposto. Imperdonabile," — fa eco l'utente Northonsixty.
"La Russia ha offerto assistenza al Canada per spegnere gli incendi. Finora nessuna risposta. E' chiaro che alcuni canadesi preferirebbero bruciare," — twitta oltraggiato Varyagi.Gli incendi boschivi imperversano già da una settimana nella provincia di Alberta. Ora le fiamme sono estese su una superficie di più di 200mila ettari. Più di 100mila persone sono state evacuate da Fort McMurray. Per combattere il fuoco lavorano 15 elicotteri, 14 aerei e 500 vigili del fuoco. Secondo le prime stime delle autorità, sono già rimaste bruciate circa 1.600 case.
Nella colonna del reggimento, a quell'epoca, sono stati portati quasi 2.000 ritratti di veterani ed alla parata hanno partecipato più di 6.000 cittadini di Tomsk. I promotori di questa manifestazione sono stati i giornalisti del gruppo di mass media di Tomsk con il sostegno degli abitanti della città. Lo scopo principale del "Reggimento Immortale" consiste nel conservare la memoria personale della generazione che ha vissuto la guerra, che per i cittadini della Russia ed anche per i cittadini dell'Unione Sovietica si chiama la Grande Guerra Patriottica e nello stesso modo Seconda Guerra Mondiale.
La tragedia di questa guerra, purtroppo, si cancella nella memoria delle generazioni, in Europa qualche volta non tutti sanno chi combatteva contro chi e per che cosa combatteva. La nostra vittoria sulla Germania nazista è stata ottenuta pagando un prezzo molto alto. Più di 28 milioni di morti e questa cifra non è nemmeno esatta. In Russia si dice: "finché l'ultimo dei soldati non è stato trovato o sepolto, la guerra non è finita". Ancora oggi le squadre di ricerca conducono un lavoro molto attivo nei campi di battaglia, recuperano dai fondali marini gli aeroplani abbattuti, vengono identificati i nomi dei morti ed alle famiglie viene restituita la giustizia storica ed il diritto di sapere come sono morti i loro cari: padre o nonno.
Questa attività è sempre attiva tutto l'anno, si cercano i nomi dei combattenti che sono ancora dispersi, vengono definiti i particolari della eroica cronaca militare sul territorio dell'Europa nei periodi di liberazione di Polonia, Ungheria, Austria e la presa di Berlino.
Vorrei raccontarvi una storia che è accaduta l'anno scorso nella nostra Scuola Russa "Nikolaj Gogol".
Uno dei miei allievi delle classi superiori è stato assente alla lezione di storia precedente ed alla mia domanda sul perché di questa assenza ha risposto che è andato in gita a Berlino con la scuola italiana. Mi sono rallegrata in quanto l'anno scorso era il 70° anniversario della Vittoria e così ho iniziato a chiedere particolari sul Reichstag, ecc. Il ragazzo non ha capito subito perché ero così interessata in quanto per le strade di Berlino non gli hanno spiegato della gloriosa liberazione della città da parte delle truppe sovietiche, gli parlavano di continuo della missione americana di liberazione. Allora gli ho fatto la seguente domanda: "avete visto bene il Reichstag, cerca di ricordare i particolari, con quali caratteri sono state incise le scritte sulle rovine e sulle colonne? In cirillico?" Meraviglia, il viaggiatore ha aperto gli occhi, ricostruendo nella mente il quadro, in effetti ha detto che ha visto le scritte in cirillico ma nessuno ha fatto caso a questo e perché sono là. E' un paradosso! Hanno iniziato a rettificare, distorcere, manipolare la storia. Ed a noi non rimane altro che dimostrare al mondo i volti dei milioni di nostri concittadini che hanno dato la loro vita per la pace in tutto il mondo.
"Sfortunatamente è chiaro che molti dei leader mondiali stanno sviluppando una forma di paranoia nel legittimare il giornalismo". "Il livello di violenza contro i giornalisti (comprese intimidazioni verbali e fisiche, e minacce di morte) è allarmante. La graduatoria, sottolinea ancora l'agenzia francese rivela "l'intensità degli attacchi di Stati, ideologie e interessi privati contro l'indipendenza del giornalismo".Le posizioni più alte sono occupate da Finlandia, che detiene il primo posto dal 2010, seguita da Olanda, Norvegia, Danimarca e Nuova Zelanda. Un notevole passo in avanti è stato compiuto dalla Svizzera che in un solo anno dalla 20esima posizione è passata alla settima. Importanti avanzamenti anche per la Tunisia e per l'Ucraina. Peggiora invece la situazione in Polonia e in Tagikistan dove si registrano derive autoritarie. Gli ultimi posti della classifica, che ha visto 180 Paesi censiti, sono occupati dal Turkmenistan e Corea del Nord, mentre la maglia nera va all'Eritrea.
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