Figli della SocietàS


Stock Down

Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

vendesi penisola vista mare
"Qualora il finanziamento sia già garantito da ipoteca, il trasferimento successivamente condizionato all'inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all'iscrizione ipotecaria" Comma 4 articolo 2 Decreto Legge n° 59 del 3 maggio 2016
Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. Ma come, dicono, per la risoluzione di Popolare Etruria e il relativo bail in si è attuata la retroattività e sulle norme riguardanti il recupero crediti no?

Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. E' il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest'ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Il gioco è semplice: la banca chiama l'imprenditore a cui ha dato un fido e gli dice di ricontrattare tutto altrimenti glielo toglie. L'imprenditore è costretto ad accettare e a firmare le nuove condizioni. Se dopo sei mesi non paga le rate gli sequestrano tutto, senza lo strumento dell'ipoteca, per la qual cosa si dovrebbe passare da un procedimento giudiziario. Sarebbe automatico.

Quenelle

Regno Unito, amministrative: La sorprendente vittoria di Sadiq Khan!

Sadiq Khan
Giovedì 5 maggio si sono tenute nel Regno Unito le elezioni amministrative per rinnovare i sindaci e i consigli comunali di varie città, tra cui Londra, nonché le assemblee di Galles e Irlanda del Nord e il Parlamento di Scozia. Sostanzialmente i risultati della tornata elettorale non hanno provocato troppi scossoni nella politica britannica, facendo registrare la tenuta tanto dei conservatori quanto dei laburisti (tranne in Scozia, dove scendono da secondo a terzo partito) che conquistano come da pronostico la capitale, e un'avanzata dello UKIP euroscettico e dei partiti indipendentisti in Scozia e Galles.

La sfida più attesa era quella per la poltrona di sindaco di Londra, il terzo sindaco eletto direttamente dai cittadini, dopo i mandati del laburista Ken Livingstone (2000-2008) e del conservatore Boris Johnson (2008-2016), che adesso è uno degli esponenti di punta del fronte pro-Brexit. Il nuovo sindaco è Sadiq Khan, musulmano di famiglia pachistana, che si è imposto nel primo turno di preferenze con il 44.2% con il 35% del candidato conservatore Zac Goldsmith, e nel conteggio delle seconde preferenze per stabilire il vincitore, ha raccolto il 56.9% contro il 43.1%. Molto distanziati gli altri candidati dei Verdi, dei Liberaldemocratici, dello UKIP, del partito delle donne, e della sinistra e destra estrema. Sebbene Khan fosse ampiamente favorito nei sondaggi, la sfida di Londra era vista dagli osservatori come un banco di prova importante per il Labour e soprattutto per il suo leader Corbyn, esponente della sinistra del partito e malvisto soprattutto dagli ex blairiani, tanto da far ipotizzare un mini "golpe" interno per estrometterlo e insediare un nuovo segretario. C'è da specificare comunque che il nuovo sindaco di Londra, città ultra-cosmopolita e fortino "progressista", non è politicamente vicino alle posizioni di Corbyn. La vittoria di Khan è "storica" perché è il primo musulmano e figlio di immigrati ad essere eletto sindaco, ma vista la composizione estremamente multietnica della capitale inglese un avvenimento del genere era solo questione di tempo. Si "festeggia" anche l'affluenza al 46%, che in condizioni normali dovrebbe essere considerata più che mediocre, ma è la più alta affluenza degli ultimi anni in elezioni locali nella capitale inglese.

Alarm Clock

Moldavia: La popolazione festeggia il Giorno della Vittoria

ceelebrazioni moldavia

I veicoli militari della NATO con le bandiere americane, messi in bella vista in una piazza centrale di Chisinau, capitale della Moldavia, sono stati spostati lontano dal luogo della celebrazione del Giorno della Vittoria a seguito delle proteste da parte della popolazione.


La mostra di apparati militari americani in Piazza della Grande Assemblea Nazionale era stata presentata come parte delle celebrazioni del Giorno della Vittoria, ma ciò invece ha provocato le proteste dei militanti del partito socialista e dei cittadini, scesi in piazza per protestare, alle grida di: "La NATO non ci serve", "andate a casa!" e "la Moldavia è uno stato neutrale."

In particolare, la questione della neutralità è molto sentita in Moldavia, il cui popolo, a differenza dei governanti, non ha la minima intenzione di venire coinvolto in una guerra contro la Russia.

"Si è trattata di una chiara provocazione contro la Russia, di uno schiaffo alla nostra costituzione, che prevede la neutralità" è la sintesi del pensiero dei manifestanti, fatta da Dodon, leader del Partito socialista di Moldavia. "La Moldavia è un Paese pacifico e neutrale. Non facciamo parte di blocchi militari e non vogliamo la guerra. Abbiamo visto cosa è accaduto in Yugoslavia, Libia, e Siria." Dodon ha poi minacciato di far scendere in piazza migliaia di persone, se i militari della NATO fossero rimasti in piazza.

Subito dopo l'inizio delle proteste, le truppe americane sono tornate al proprio sito stazionamento a Negresti, a circa 20 chilometri da Chisinau.

Un giornale locale parla apertamente di tentativo dell'occidente di minimizzare il ruolo avuto dai Paesi dell'Est europeo, in particolare quello russo, nella sconfitta di Hitler; questo, nonostante le maggiori perdite si siano avute proprio nei Paesi ex sovietici.


Che Guevara

Yemen, milioni di persone protestano contro l'aggressione dell'Arabia Saudita

manifestanti yemeniti contro l'arabia saudita
Milioni di yemeniti sono scesi, ieri, nelle strade della capitale Sana'a, per denunciare l'attacco incessante saudita al loro paese.
Sotto lo slogan "Noi continueremo la nostra resistenza contro il nemico saudita, sostenuto dagli Stati Uniti" i manifestanti yemeniti hanno protestato contro il regime di Al Saud es i suoi sponsor, gli Stati Uniti e il regime israeliano.

La marcia, convocata dal Comitato Rivoluzionario Supremo dello Yemen, è stata caratterizzata da slogan come "L'Arabia Saudita e gli Stati Uniti ha ucciso il popolo yemenita" e "Morte a Israele".


Commenta: Per ulteriori informazioni riguardo la campagnia genocida dell'Arabia Saudita contro il popolo yemenita vi invitiamo a leggere il seguente articolo Sott Focus:

Monolitica e spietata cospirazione: Annientamento occidentale dello Yemen attraverso mezzi segreti


Che Guevara

Manifestazioni in Brasile contro il golpista Temer

temer golpista
Migliaia di persone sono scese in piazza a Rio de Janeiro, convocate dal ‘Frente Pueblo sin Medio’

Il Brasile si mobilita contro il nuovo presidente Michel Temer, assurto momentaneamente al potere dopo l'impeachment, un vero e proprio golpe, contro la presidente Dilma Rousseff. Migliaia di persone sono scese in piazza a Rio de Janeiro, convocate dal 'Frente Pueblo sin Medio', un fronte che comprende PT, sindacati e movimenti sociali, pronto a fermare i piani neoliberisti annunciati da Temer.


Intanto il nuovo presidente, in attesa che si celebri il processo politico ai danni di Dilma Rousseff, ha annunciato le prime misure economiche, ovviamente tutte recanti il marchio neoliberista. Temer vuole una maggiore partecipazione straniera nell'economia del paese, privatizzazioni e riforma delle pensioni. Ha poi aggiunto che successive misure saranno ancora più severe. Insomma, un vero e proprio attacco alla sovranità del Brasile e alla classe lavoratrice.

In tutto il paese ci sono manifestazioni contro Temer, indagato nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato e già informatore della CIA. Anche la composizione del nuovo governo ha suscitato indignazione visto che è composto solo da bianchi e ben 7 ministri si trovano sotto inchiesta.

Un vero e proprio paradosso visto che la presidente Dilma Rousseff si trova in stato d'accusa per aver, presuntamente, celato il vero stato dell'economia brasiliana. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che il popolo brasiliano rischia seriamente di perdere le conquiste ottenute sotto i governi progressisti di Lula prima e Dilma Rousseff poi.


Fonte
: TeleSur

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Pedofilia: un male che va oltre le periferie esistenziali

jimmy il pedofilo
Jimmy Saville, il presentatore pedofilo della BBC. Ma che bel personaggio!
Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.
Mt 18,6
Ero quasi certo che prima o poi il carteggio virtuale che più oltre trascriverò integralmente mi sarebbe tornato utile pubblicamente.

Molti lettori del Discrimine avranno avuto notizia dell'orrore che si è consumato qualche giorno a fa a Napoli: una bambina di X anni violentata e poi lanciata dall'ottavo piano e naturalmente morta, complice, pare, la "madre" (virgolette d'obbligo). A questo episodio, dicono gli inquirenti, sarebbe legato anche un altro consimile, vittima questa volta un bambino. Al di là del putridume che contraddistingue questi episodi, ciò che fa rivoltare lo stomaco agli italiani è anche l'omertà vigente in quelle nauseabonde periferie. Insomma, tutti o molti sapevano o hanno taciuto. Non so tuttavia se gli italiani, gli esseri umani in generale, provino il medesimo disgusto misto magari a una serie di pensieri non proprio cristiani destinati ai responsabili di siffatte efferatezze che qualcun altro prova in maniera natura e spontanea. Ed è questo il motivo che mi spinge a scrivere queste righe e a rispolverare il suddetto carteggio, omettendo - sempre perché non ho i soldi per gli avvocati e perché l'aria che tira puzza di fogna - riferimenti personali o a elementi terzi.

Si tratta dello scambio avvenuto tra me e la "direttora" di una rivista in rete e avente come oggetto una mia collaborazione, (non) iniziata e finita come state per leggere. (Suggerimento: tenete a portata di mano degli antiemetici).

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Nubi all'orizzonte per l'eurozona: Gli investitori non comprano le azioni sottocosto

borse europee

Il Wall Street Journal prevede un futuro nebuloso per l'eurozona. Nei sofferenti mercati azionari europei, le azioni che si riprendono sono quelle tipicamente speculative. Le azioni delle aziende più solide, che sono più legate alla situazione economica complessiva, vengono invece trascurate dagli investitori: si tratta dell'ennesimo segnale di sfiducia riguardo alle già deludenti prospettive economiche dell'area valutaria comune.



Di Jon Sindreu, 11 maggio 2016


Ecco qui un chiaro segnale che gli investitori non credono alla ripresa dei mercati azionari europei: non stanno accaparrandosi le azioni sottocosto. Anche se i mercati europei si sono in parte ripresi dai crolli di inizio anno, le azioni delle aziende con una quotazione bassa rispetto ai profitti o al patrimonio netto sono in discesa. Queste azioni sono spesso chiamate "Value Stocks" perché tipicamente gli investitori danno per scontato che il loro valore si alzerà non appena l'economia ricomincia a crescere.

Ma nell'eurozona, sono le azioni che risultano sopravvalutate in questi termini, meglio note come "growth stocks" che stanno salendo di valore. L'andamento di queste aziende di solito è abbastanza indipendente dalle condizioni economiche generali, perché il loro prezzo non si basa sui guadagni registrati in passato, ma sul loro potenziale di generare profitti nel prossimo futuro.

Anche i mercati USA hanno mostrato una tendenza simile rispetto ai "Value Stocks", ma non a un livello così pronunciato come quelli dell'eurozona. "I "Value Stocks" europei sembrano stranamente attraenti" rispetto ai dati storici", ha dichiarato Luiz Sauerbronn, direttore degli investimenti alla società per investimenti Brandes Investment Partners. Questo potrebbe essere un sintomo del pessimismo degli investitori riguardo l'eurozona, dato che il destino di queste aziende è più strettamente legato all'andamento generale dell'economia. "Queste azioni sono davvero a buon mercato, ma quel che manca è la crescita" ha detto Emmanuel Cau, stratega del mercato azionario per J.P Morgan Chase & Co.

Heart - Black

L'Ucraina delle più feroci torture

teppisti ucraini
© rt

Tre giorni di abominevoli torture. E' il racconto che ho appreso dalla bocca di Vitali un abitante di Mariupol che è stato scambiato il 15 febbraio 2016, con un gruppo di sei prigionieri, con tre ucraini tra le mani dei repubblicani di Donetsk. Ecco, assieme alle molteplici simili testimonianze che raccolgo per la memoria, un racconto inaudito e duro che mi ha lasciato svuotato e triste nel pensare che nessun media francese ha ancora riferito l'orrore dei prigionieri politici ucraini.
Immergiamoci nell'orrore assoluto.

Vitali è nato a Mariupol e vi ha vissuto per tutta la vita. Un buon carattere, sorridente, l'uomo mi rivela la sua storia durante una conversazione di quasi tre ore. Tre ore per riferire tre giorni di torture e più di un anno di detenzione nelle prigioni dei macellai di Kiev. Non era che un semplice operaio di una fabbrica di Mariupol sposato e divorziato, con un figlio da un primo matrimonio (23 anni), risposato con un altro figlio, un ragazzo di sette anni:
non mi interessavo assolutamente alla politica, vivevo una vita tranquilla di lavoro, in famiglia a Mariupol. Non mi sono interessato al Maidan, in nessuna circostanza sono sceso in piazza, anche contro il Maidan, non ero consapevole di ciò che succedeva. E poi i nazisti di Azov e militari sono arrivati a Mariupol ed hanno iniziato ad uccidere persone per la strada, ho sentito queste storie, ho appreso il dramma di Odessa, quello della mia città, gli arresti ed i crimini. Allora anch'io sono sceso per strada ed ho visto cose che mi hanno convinto che dovevo impegnarmi di persona.
Sono sorpreso dal suo racconto, fino ad ora nessun prigioniero politico era stato così passivo prima dell'inizio delle violenze nel Donbass, tutti avevano reagito contro il Maidan, in privato, ben prima:
Ho visto quegli uomini, mascherati, incappucciati, armi automatiche, un giorno hanno sparato davanti ai miei occhi contro le finestre di un ospedale di Mariupol, volevano disperdere la folla, era assurdo, quel giorno non ho visto morti ma in seguito ne ho visti, persone semplicemente abbattute per strada dalle forze di Kiev. Allora mi sono impegnato nella lotta, la città era controllata ma sono potuto entrare in collegamento con lo stato maggiore della resistenza della Repubblica Popolare del Donbass che ha operato a Mariupol fino all'agosto del 2014. La città era caduta, ma noi avevamo formato dei gruppi di informazione, io avevo tre telefoni, conoscevo bene la città e potevo andare in giro tranquillamente, sono di questo posto e ho iniziato a fare degli avvistamenti, ad inviare coordinate, a contare i soldati, i veicoli, i carri, a segnalare gli spostamenti segreti di artiglieria, i punti di controllo, la composizione delle forze, il loro numero, l'armamento, le caserme, i rinforzi...
Mi immergo così con lui nella vita di un partigiano, potrei trovarmi nel 1943 a Londra ed ascoltare il suo racconto, le azioni sono le stesse, il nemico lo stesso, è solo trascorsa qualche decina d'anni. Mi scopro orgoglioso di quest'uomo, coraggioso e semplice che mi racconta con disinvoltura la sua lotta:
potevo passare la frontiera e anche il fronte, non erano ancora necessarie le autorizzazioni, ma solo controlli con i militari. Ho fatto il viaggio fino a Donetsk in tre riprese per portare informazioni importanti, poi in agosto molti dei miei compagni sono stati uccisi, altri imprigionati, altri fuggiti. Ma io non sono stato arrestato. Preciso che non ho mai portato un'arma, era mio dovere aiutare la RPD e gli insorti affinché potessimo liberare Mariupol dai neonazisti di Kiev, ma non ho mai nascosto o portato armi. Ho segnalato l'ubicazione del quartier generale, che ho ben dettagliato, quello di un sito segreto e sotterraneo di un lancia-missili Grad, le prigioni dove vengono torturati i prigionieri. Ho anche segnalato due siti in cui venivano gettati i cadaveri dei martiri della resistenza. Si tratta di due corsi d'acqua in cui i cadaveri venivano gettati zavorrati in profondità.
Questa dichiarazione mi fa fremere, ma ecco che ripercorriamo il carnaio della repressione politica di Kiev, raccogliendo le informazioni di un massacro a Mariupol e di forni crematori ambulanti che operavano nelle retrovie dell'esercito ucraino. Ma l'uomo prosegue instancabilmente la sua storia che presto si concentra sulle torture e le prigioni politiche:
Nel novembre 2014, c'è stato un primo allarme, ho avvistato delle auto e uno dei miei contatti della resistenza viene arrestato, ma ha avuto il tempo di avvisarmi. Ho allora buttato via il telefono e mi sono nascosto riuscendo a raggiungere Donetsk. Ma ho deciso di ritornare malgrado il pericolo, alloggiando presso amici e per proseguire il mio lavoro di informazioni. Questo non dura a lungo, vengo alla fine arrestato il 28 gennaio 2015 da quattro agenti probabilmente della SBU mascherati e sono gettato in una macchina, ma sapevo dove venivo condotto in quanto avevo individuato la posizione di questa caserma un po' speciale in cui, si diceva che venivano torturate e giustiziate le persone.

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Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph: " l'Italia o manda all'inferno l'euro o il paese precepita nell'insolvenza"

ambrose evans pritchard

LONDRA
- "Il tempo stringe per l'Italia, bloccata in una deflazione da debiti e alle prese con una crisi bancaria che non puo' affrontare con i vincoli dell'unione monetaria", scrive l'autorevole giornalista Ambrose Evans-Pritchard, editorialista del quotidiano britannico The Telegraph.

"Dal picco della crisi - prosegue Evans Pritchard - come ha ricordato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il prodotto interno lordo si e' ridotto del 9% e la produzione industriale del 25%. Ogni anno la percentuale del debito rispetto al Pil sale: 121 per cento nel 2011, 123 nel 2012, 129 nel 2013, 132,7 nel 2015. Lo stimolo della Banca centrale europea svanirà prima che l'Italia riuscirà a uscire dalla stagnazione e il Fondo monetario internazionale, infatti, prevede una crescita di appena l'1% quest'anno. La finestra globale si sta chiudendo".

Ed Evans Pritchard con la sua solita lucidità e precisione d'analisi entra nel dettaglio, affinchè sia ben chiaro il suo pensiero: "La crescita salariale porterà la Federal Reserve a rialzare i tassi di interesse e la speculazione selvaggia costringera' la Cina a frenare il boom del credito. L'Italia precipiterà in una nuova crisi, forse all'inizio dell'anno prossimo, con tutti gli indicatori macroeconomici peggiori rispetto al 2008 e metà paese sull'orlo della rivolta politica". Verissimo e micidiale.

"L'Italia e' enormemente vulnerabile, sintetizza Simon Tilford del Centre for European Reform: l'inflazione core e' a livelli pericolosamente bassi e il governo non ha munizioni politiche per combattere la recessione. Il paese ha bisogno di riforme su vasta scala, che per natura portano contrazione a breve termine - prosegue l'articolo di Pritchard - e servirebbero investimenti per attutire l'urto, ma non c'è un New Deal all'orizzonte. Il Fiscal Compact, al contrario, obbliga a conseguire surplus di bilancio abbastanza grandi da tagliare il rapporto debito/Pil del 3,6 per cento all'anno per vent'anni".

"C'e' il rischio concreto che Matteo Renzi arrivi alla conclusione che l'unico modo per restare al potere sia presentarsi alle prossime elezioni con una piattaforma apertamente anti-euro. Un recente sondaggio di Ipsos Mori rivela che il 48% degli italiani voterebbe contro l'Ue o contro l'euro se ne avesse l'opportunità".

"Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo - analizza Pritchard - cui e' attribuito un consenso del 28 per cento, invoca il default e il ritorno alla lira. La Lega Nord di Matteo Salvini considera l'euro un crimine contro l'umanità. Il tasso di disoccupazione e' all'11,4% quello della disoccupazione giovanile raggiunge il 65% in Calabria, il 56% in Sicilia, il 53% in Campania. Il tasso di natalità è al minimo storico. L'istituto di ricerca Svimez parla di uno stato permanente di sottosviluppo nel Mezzogiorno".

Bisogna leggere il Telegraph per trovare tutti questi dati messi in fila e analizzati per quel che significano, in Italia l'inormazione è ormai omologata al potere governativo.

"Negli anni Novanta - continua Evans Pritchard in questo fulminante articolo pubblicato oggi dal Telegraph - l'Italia registrava un ampio avanzo negli scambi commerciali con la Germania, prima che fossero fissati i tassi di cambio e quando si poteva ancora svalutare. In quindici anni l'Italia ha perso rispetto alla Germania il 30% di competitivita' sul costo di lavoro per unita' di prodotto; dal 2000 la produttivita' e' diminuita del 5,9%. I governi che si sono succeduti sono criticabili, ma la questione più rilevante è che oggi il paese non riesce a uscire dalla trappola".

"A questa miscela combustibile - prosegue l'autore - si aggiunge la crisi bancaria, che rivela la disfunzionalità dell'unione monetaria e peggiora di giorno in giorno: prestiti non performanti per 360 miliardi di euro gravano sui bilanci delle banche. La vigilanza esercitata dalla Bce ha peggiorato le cose e il fondo Atlante potrebbe attirare sempre più banche nel pantano, aumentando il rischio sistemico.

L'Italia e' nel peggiore dei mondi possibili: a causa delle regole dell'Ue, non può prendere iniziative in piena sovranità per stabilizzare il sistema bancario e non esiste ancora un'unione bancaria degna di questo nome che condivida gli oneri. Renzi ha di fronte una dura scelta: o dice alle autorità europee di andare all'inferno o resta a guardare impotente che il sistema bancario imploda e il paese precipiti nell'insolvenza. L'Italia non e' la Grecia, non puo' accettare la sottomissione. Tra i poteri forti dell'industria italiana qualcuno ormai sussurra che l'uscita dall'euro potrebbe non essere così terribile. Sarebbe l'unico modo per evitare una catastrofica deindustrializzazione".

Redazione Milano

Fonte: The Telegraph

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Usa. Oxfam accusa: Industrie del pollo negano ai dipendenti di andare in bagno

polli

Come riportato da tutti i principali quotidiani Oxfam ha accusato i principali impianti industriali americani nel settore dell'industria del pollo di sfruttare i propri dipendenti fino allo stremo. In particolare i lavoratori non avrebbero nemmeno il permesso di andare in bagno con conseguenze devastanti per igiene e salute. Anche questo è il sistema economico che vorrebbero presentarci come "vincente".


Oxfam ha pubblicato un rapporto shock sull'industria del pollo americana, un rapporto che andrebbe fatto leggere a tutti i vari sostenitori del sistema americano e che sono sempre pronti ad additare presunti abusi dei diritti umani all'estero, vedi la Cina. Secondo Oxfam i capireparto dei colossi del pollo americano arriverebbero persino a negare la pausa ai dipendenti per andare in bagno. Un inferno insomma, con i dipendenti che, sotto la minaccia del licenziamento, sono costretti a rimanere incollati alle linee di produzione. Accuse gravissime quelle di Oxfam che ha analizzato i principali impianti Usa del settore per tre anni arrivando a conclusioni che fanno gelare il sangue nelle vene: "I supervisori non lasciano andare in bagno gli addetti perché devono tenere a velocità alta e costante le macchine. E i dipendenti sono costretti così ad arrangiarsi: urinano e defecano direttamente mentre lavorano, indossano pannoloni, riducono al minimo l'assunzioni di liquidi fino a livelli pericolosi" ( Leggi su Repubblica).

Ma il problema è anche igienico dato che questo modus operandi può portare al rischio di maturare infezioni alle vie urinarie. Oxfam parla di veri e propri Kapò nei reparti delle grandi aziende come Sanderson, Perdue, Tyson Foods e molti altri, che minacciano e sfottono i lavoratori. Quasi tutti i colossi del pollo hanno reagito al rapporto di Oxfam in modo sdegnato e promettendo pronte misure contro i responsabili ma appare chiaro che si tratti di qualcosa di molto di più di un "incidente".