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Fare impresa: Russia batte Italia 7 a 20

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La conferma delle sanzioni contro la Russia da parte di alcuni membri del G7 lascia aperta la ferita economica che sta lacerando il tessuto produttivo della nostra penisola. Tuttavia, esiste un mondo di relazioni che continuano a intercorrere tra l'Italia e la Russia.


E appare ancora più evidente l'immenso bacino di opportunità che offre la Russia a coloro che vogliano investire. Konstantin Krokhin, Presidente della Commissione per la cooperazione con i partner della Repubblica Italiana della Camera di Commercio e Industria della città di Mosca, nell'intervista a Sputnik Italia mostra un'illuminante fotografia dei rapporti commerciali e imprenditoriali tra i due Paesi.

—Quali sono i passi giusti che un imprenditore italiano dovrebbe seguire per aprire con successo un impianto produttivo in Russia?

— Ci sono cinque regole d'oro.

Prima di aprire una fabbrica, un imprenditore italiano dovrebbe anzitutto eseguire una ricerca preliminare di mercato per essere sicuro che il prodotto o il servizio sia effettivamente richiesto per almeno i 5-8 anni successivi. Si sa, in condizioni di globalizzazione sia il businessman italiano che quello russo devono affrontare un'agguerrita concorrenza, specialmente nel settore tecnologico.

In secondo luogo, dovrebbe trovare risorse stabili di investimento, che potrebbero costituire il proprio capitale d'inizio attività oppure ottenere prestiti bancari a lungo termine. Per aprire un ufficio e avere del personale occorrono circa 60-100mila euro all'anno a Mosca e 50mila nelle altre regioni: quindi, per un minimo di 5 anni il costo della presenza qui sarà di 250-500mila euro di capitale proprio (a seconda del posto e del tipo di attività).

In terzo luogo, dovrebbe individuare un partner competente che sia ben introdotto nell'ambiente degli affari della propria regione e nelle relazioni con le istituzioni locali: ciò minimizzerà gli errori di marketing e l'influenza fuorviante di una mentalità diversa. Potrebbe essere ad esempio la Commissione per la cooperazione con i partner della Repubblica Italiana della Camera di commercio e industria di Mosca, perché abbiamo tutti gli strumenti per agevolare l'ingresso nel mercato e promuovere le aziende estere o i prodotti stranieri nelle regioni russe o le società di consulenza specializzate.

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La cooperazione fra regioni per abbattere il muro UE contro la Russia

bandiera russa e dell'ue
© Sputnik. Vladimir Sergeev

Konstantin Krokhin, Presidente della Commissione per la cooperazione con i partner della Repubblica Italiana della Camera di Commercio e Industria della città di Mosca nell'intervista a Sputnik Italia racconta come le sanzioni hanno diminuito anche le possibilità degli imprenditori russi che vogliano investire in Italia.



— Agevolate anche gli imprenditori russi interessati all'Italia?


— Sì, diamo il nostro aiuto alle aziende russe o agli imprenditori che vogliano entrare nel mercato italiano, ma sfortunatamente le barriere di carattere amministrativo che circondano l'UE sono molto rigide verso i russi; inoltre i costi burocratici e le tassazioni eliminano qualunque profitto ed estirpano la ragione stessa del fare business in Italia. Perché un russo dovrebbe investire nell'UE se più del 50% dei profitti viene tolto alla sua azienda? In Russia abbiamo la tassa del 6% sull'utile (se l'azienda è piccola o media), del 13% sui redditi personali degli imprenditori, del 18 — 20 % medio sui profitti commerciali. Ovviamente avendo un grande mercato in cui mancano talvolta dei servizi e dei prodotti moderni il businessman russo può guadagnare molto di più in casa propria che nel mercato europeo. In tali condizioni non ci sono molti imprenditori russi che desiderino penetrare nello spazio dell'Unione Europea.

— Le sanzioni contro la Russia quanto hanno influito nei rapporti con i partner italiani?

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Erdogan ha fatto scappare tutti i turisti dalla Turchia

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© flickr.com/ Jorge Franganillo
La politica del presidente turco, Recep Erdogan, ha danneggiato l'immagine del paese e ha causato un forte calo dei turisti. Lo ha reso noto il quotidiano Die Welt.

Secondo il ministero della Cultura e del Turismo turco, in aprile il paese è stato visitato da 1,75 milioni di persone, il 28% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È diminuito il flusso di turisti dalla Russia: da 150 a 31 mila persone. In aprile sono arrivati il 35% in meno di turisti tedeschi: 246 mila. Significativo è il calo dei turisti provenienti anche da Francia, Gran Bretagna, Grecia e USA.

Gli esperti osservano che la situazione potrebbe ancora essere corretta: gli hotel di Spagna, Grecia e Portogallo sono già quasi tutti prenotati e non si esclude che parte dei turisti possa scegliere la Turchia.

Il paese potrebbe anche cercare di compensare il calo con l'aiuto dei turisti di Georgia ed Ucraina (che sono in crescita). Ma per questo businnes locale è fondamentale il ribasso dei prezzi. I visitatori dalla Russia e dalla Germania si considerano "pronti a spendere i soldi", nota l'articolo.

L'assenza dei turisti russi è stata determinata dalla crisi nei rapporti tra i due paesi, avvenuta dopo l'abbattimento di un cacciabombardiere russo da parte di un caccia turco. I tedeschi hanno abbandonato la Turchia per l'attuale situazione con la sicurezza.

Better Earth

Russia, Italia paese ospite d'onore al Forum economico di San Pietroburgo

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La delegazione italiana sarà guidata da Renzi, che il 17 incontrerà Putin. "Mosca ci apprezza perché siamo una voce fuori dal coro sulle sanzioni" ha sottolineato Fallico (Associazione Conoscere Eurasia).


Si chiama 'L'Italia in Russia' e sarà l'esposizione dedicata al Paese ospite d'onore del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief, 16-18 giungo). Organizzato dall'Associazione Conoscere Eurasia — da 2 anni unica regione partner del Forum russo — e in collaborazione con l'Ambasciata italiana a Mosca, il padiglione italiano realizzato da Fiera Milano Congressi e Nolostand del Gruppo Fiera Milano su una superficie di 1.500mq, ospiterà nella 3 giorni di vertice economico le principali imprese del Paese.

Cinque i cluster rappresentativi del made in Italy e di maggiore attrattiva per la domanda russa e non solo: meccanica-alta tecnologia, energia, agro-industria, infrastrutture e finanza.

Al Forum di San Pietroburgo, cui parteciperà la delegazione italiana guidata dal premier Renzi che il 17 giugno incontrerà il presidente Putin, sono già accreditati circa 10mila rappresentanti delle economie mondiali, tra cui capi di Stato, ministri e manager delle più grandi compagnie internazionali.

Airplane

Un incendio si è sviluppato nel motore sinistro del velivolo Korean Air

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Passeggeri e membri dell'equipaggio di un Boeing 777 della Korean Air pronto al decollo dall'aeroporto Haneda di Tokyo sono stati fatti sbarcare questa mattina dopo che un incendio si è sviluppato nel motore sinistro del velivolo.

Nessuno è rimasto ferito: a bordo si trovavano 302 passeggeri e 17 membri dell'equipaggio. A causa dell'incidente alcune piste dell'aeroporto sono rimaste chiuse e centinaia di voli sono stati cancellati.


Bad Guys

La Bayer lancia la scalata alla Monsanto

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Giorni di fuoco per la possibile fusione tra la multinazionale chimica e farmaceutica Bayer, che ha sede in Germania e l'americana Monsanto, azienda leader nella produzione di pesticidi, diserbanti e sementi geneticamente modificate che resistono ai fitofarmaci che produce.
Da quando la Bayer ha lanciato la scalata alla Monsanto, ponendo sul piatto 55 miliardi di euro, l'offerta più alta mai fatta da un gruppo tedesco per un'azienda estera, le reazioni sono state immediate non solo in Borsa, ma soprattutto in piazza: nell'ultimo fine settimana oltre 400 piazze di tutto il mondo hanno visto manifestazioni simultanee di protesta. Le proteste si sono svolte in oltre 40 Paesi dalle Americhe, alla Corea, Africa ed Europa contro la Monsanto.
A Parigi erano tremila i manifestanti, mobilitati da organizzazioni ambientaliste tra cui Greenpeace e Stop Tafta-Ttip, un gruppo anti-capitalista, secondo l'agenzia France Presse. I manifestanti hanno espresso la loro rabbia contro l'erbicida Roundup della Monsanto, che è classificato come "probabilmente cancerogeno per l'uomo" dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Monsanto colpevole di ecocidio, tutti in piedi contro gli avvelenatori!", si legge in un cartello nella marcia di protesta nella capitale francese.

Un migliaio di persone si sono riunite di fronte al Parlamento europeo, a Strasburgo, per rendere omaggio alle "vittime attuali e future avvelenate dai pesticidi. A Londra circa 100 persone si sono unite alla protesta sostenuta da gruppi attivisti "Stop Ttip" e "Giustizia globale ora".

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A Bruxelles l'ennesimo atto del dramma della Grecia

grecia distrutta
Nella notte fra martedì e mercoledì scorso, a Bruxelles è andato in scena l'ennesimo atto del dramma della Grecia; una vicenda che, malgrado non più al centro dell'interesse dei media, mantiene tutti i nodi irrisolti e la portata dirompente per quel disgraziato Paese e per l'Europa. Non è stato un confronto fra i Ministri delle Finanze europei e quello greco Tsakolotos, ma uno scontro fra il Fmi (e gli Usa) e la Germania su quello che è noto da molto tempo a tutti: l'insostenibilità del debito greco.
Secondo l'ipocrita quanto bugiarda tesi imposta da Berlino alla Ue, man mano che la Grecia procede nelle "riforme" l'Europa concede i propri aiuti; le "riforme" porteranno crescita, il Bilancio dello Stato verrà risanato e tutto miracolosamente si risolverà. Peccato che l'economia reale sia ormai un deserto e non si sappia come pagare un debito pubblico sempre più enorme, ormai per l'80% in mano alla Troika.
Da tempo è chiaro a tutti, anche a Berlino, che la Grecia è stritolata in una spirale perversa: la recessione in cui è sprofondata le impedisce di pagare le scadenza del debito, per avere aiuti per far fronte alle scadenze la Ue impone altre misure tossiche di "austerità", che aggravano la recessione e distruggono quanto resta dell'economia, e così via.

Da tempo il Fmi (e Washington che lo controlla) preme per un taglio sostanziale del debito e uno slittamento delle scadenze, per rendere realistico un piano d'aiuti, scontrandosi con i veti di Berlino.
Non si tratta affatto di buon cuore contro calcoli economici errati, è un gioco esclusivamente politico: Schauble conosce perfettamente la situazione, ma continua ad ostinarsi con i suoi no perché accettare il taglio del debito greco non solo darebbe un colpo forse mortale alle politiche Ue costruite negli anni su misura per gli interessi della Germania, ma non sarebbe accettato dagli elettori tedeschi.
Per anni, per avere consenso, il suo Governo ha cavalcato la retorica contro le "cicale" mediterranee; adesso, i frutti avvelenati di quel populismo ottuso vengono colti a piene mani da AfD, il partito di ultradestra che è esploso alle ultime elezioni. Merkel non può permettersi cedimenti, pena essere spazzata via con la sua coalizione di Governo alla prossima tornata elettorale.

Evil Rays

Il Meglio del Web: La manipolazione della masse nelle democrazie occidentali

controllo della mente via TV

di GERMÁN GORRAIZ LÓPEZ


Edward L. Bernays, nipote di Sigmund Freud ed uno dei pionieri nello studio della psicologia delle masse, scrisse a suo tempo nel suo libro "Propaganda" del 1928,
"La manipolazione deliberata ed intelligente delle abitudini consolidate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nelle società democratriche. Coloro che riescono a manipolare questo meccanismo occulto della società costituiscono un governo invisibile che risulta essere il vero potere che dirige il nostro paese. Siamo governati, le nostre menti sono conformate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee suggerite, in grande misura per mezzo di uomini dei quali non abbiamo mai sentito parlare".
Allo stesso modo, le fondamenta ed il sostegno di tutti i sistemi di governo si trovano nella "manipolazione dell'opinione pubblica", nell'affermare che "i Governi, che siano monarchici, costituzionali, democratici o comunisti, dipendono dall'acquiescenza dell'opinione pubblica per portare a compimento i loro sforzi e, di fatto, il Governo è un Governo soltanto in virtù di queta acquiescenza pubblica".

In un altro dei suoi libri, "Cristallizzando l'opinione pubblica", l'autore interpreta i meccanismi cerebrali del gruppo e l'influenza della propaganda come metodo per unificare il suo pensiero e portare gradualmentele le masse verso un "pensiero unico". Così, secondo le sue parole "la mente del gruppo non pensa, nel senso stretto della parola. Invece dei pensieri manifesta impulsi, abitudini ed emozioni". Nel momento di decidere, il suo primo impulso è normalmente quello di seguire l'esempio di un leader in cui confida. Questo è uno dei principi più fermamente stabiliti per la psicologia delle masse, per cui la propaganda dell'establishment sarà diretta non al soggetto individuale ma al Gruppo in cui la personalità dell'individuo unidimensionale si diluisce e rimane avvolta nei ritagli delle false aspettative create ed nelle ansie comuni che la alimentano.

Così lo statunitense Harold Lasswell (quello che fu uno dei primi pionieri della mass comunicación research), studiò dopo la Prima Guerra Mondiale le tecniche della propaganda ed identificò un modo per manipolare le masse (la teoria dell'ago ipodermico o della pallottola magica), una teoria forgiata nel suo libro "Tecniche della propaganda nella Guerra Mondiale" (1.927) e basata sul fatto di
"iniettare nella popolazione una idea concreta con l'aiuto dei media per indirizzare l'opinione pubblica a proprio vantaggio e che permette di ottenere l'adesione degli individui alla propria ideologia politica senza dover ricorrere alla violenza".

Dominoes

Anche Lombardia vuole esprimersi sulla Crimea e sanzioni antirusse

KRIM
© Sputnik. Vladimir Sergeev
Il voto favorevole del consiglio regionale del Veneto sulla risoluzione che chiede di revocare le sanzioni alla Russia e riconoscimento della Crimea sta provocando un "effetto domino" sul territorio italiano.

Il 7 giugno "Lega Nord" presenterà una mozione in consiglio regionale lombardo:
"per chiedere che l'Italia riconosca ufficialmente la Crimea come parte della Federazione Russa, riconoscendo la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo mediante un referendum, e per ribadire la richiesta di impegnarsi, in sede europea, per il ritiro delle sanzioni economiche contro la Russia".
Lo annunciano il segretario della Lega Lombarda-Lega Nord, On. Paolo Grimoldi, e il presidente del gruppo della Lega Nord in consiglio regionale, Massimiliano Romeo, anticipando i contenuti di una mozione che i consiglieri regionali leghisti depositeranno a breve a Palazzo Pirelli. Sputnik-Italia ha raggiunto On. Paolo Grimoldi per parlare di questa iniziativa lombarda:

— Presenteremo la nostra risoluzione durante il primo consiglio regionale utile dopo le elezioni amministrative, il 7 giugno, per prendere posizione come regione Lombardia contro le masochiste e inutili sanzioni alla Russia e per il riconoscimento della Crimea che democraticamente ha deciso di far parte della Federazione Russa. Dopo il voto nel Veneto, lo vogliamo fare noi come Lombardia perché la nostra regione più popolosa e più ricca, più economicamente rilevante, con un peso politico particolarmente elevato. Ho parlato con il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni e abbiamo concordato di portare avanti questa discussione. Siamo molto ottimisti perché in Lombardia abbiamo i numeri necessari — c'è una coalizione e nel momento in cui il partito di riferimento della coalizione per il governo della Lombardia che è la "Lega Nord" chiedere di far passare questa risoluzione, non vedo le ragioni perché gli alleati ne dovrebbero votarsi contro.

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Italia: altro che ripresa, qui è buio pesto

 Fotolia/ Ihar Ulashchyk
© Fotolia/ Ihar Ulashchyk

Secondo una recentissima rilevazione dell'Istat, il fatturato dell'industria italiana ha segnato a marzo una riduzione del 3,6% rispetto ai dati dell'anno precedente. Alla faccia dei tanti predicatori di ottimismo presenti nel governo Renzi, si tratta del peggior calo tendenziale a partire dall'agosto 2013.


Questa brutta notizia fa il paio coi dati resi noti dall'Inps pochi giorni fa, che fotografano un calo del 33,4% da inizio 2016 dei contratti a tempo indeterminato, una contrazione del 31,4% delle trasformazioni di altri contratti a tempo determinato e dell'1,7% dei contratti a tempo determinato. Insomma, in entrambi i casi quel Jobs Act (che orribile inglesismo!) sbandierato come la "riforma delle riforme", venduto come panacea di tutti i mali e spacciato come bacchetta magica contro la disoccupazione, andrebbe già riformato a poco più di un anno dalla sua entrata in vigore. Assistiamo a un vero e proprio fallimento su tutta la linea, che dovrebbe far preoccupare i cittadini italiani visti i sacrifici ai quali sono stati chiamati in questi anni dai tre governi tecnici o tecnico-politici, quelli che prima non sono passati dall'approvazione delle urne: Monti e Letta che provengono dai club sovranazionali e Renzi che è salito grazie alla raccolta indifferenziata di avanzi elettorali.

In un contesto del genere proviamo sconcerto di fronte alle dichiarazioni del Premier, rilasciate in un videoforum organizzato da Repubblica TV.

Rispondendo alla domanda di una lettrice del quotidiano che voleva un suo giudizio sul Jobs Act, il presidente del Consiglio si è autoelogiato affermando che si tratta della più grande operazione di lotta al precariato mai fatta dalla sinistra. Semplifica le forme di contratto atipico e ha avuto come risultato un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato. È la cosa più di sinistra mai fatta da un governo.