Figli della SocietàS


Newspaper

Dalla Russia con ardore

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© Sputnik. Vladimir Pesnya
Chi sono i tifosi russi che hanno partecipato agli scontri agli Europei di calcio in corso a Marsiglia? I media europei li hanno già dipinti alla stregua dei nuovi barbari, come se i tifosi inglesi con cui si sono scontrati fossero degli "angioletti". Sputnik ha preparato una guida per conoscere di chi si tratta davvero.

Secondo dati non ufficiali in possesso di Sputnik, a Marsiglia erano presenti tutti i gruppi di tifosi più violenti del panorama delle curve russe. In Francia sono arrivati tutti quelli che volevano andarci, senza incontrare sbarramenti alle frontiere. Alcuni gruppi erano al completo, altri rappresentati da una decina o anche meno unità. Per gli ultras russi è stata una piena sorpresa il comportamento passivo degli agenti di polizia di Marsiglia. Una fonte anonima ha confermato a Sputnik che molti dei protagonisti degli scontri hanno già fatto ritorno in Russia. Ecco una piccola guida sugli ultras russi che hanno partecipato ai disordini in Francia, divisi per squadra di appartenenza e importanza.


Spartak Mosca (Rosso-Bianchi, "Красно белые")


1. Union — "Юнион"

Il gruppo più violento degli ultras della squadra dello Spartak Mosca. E' attivo dal 2000 e conta dalle 200 alle 300 unità. La rissa più violenta a cui hanno partecipato (guarda il video) è quella con i rivali del gruppo Yaroslavka del Cska Mosca nel 2001. Un altro scontro che è passato alla storia della violenza legata al calcio in Russia è quello che ha avuto luogo nel 2007 a San Pietroburgo, contro alcuni gruppi di tifosi dello Zenit.


Question

Sondaggio: i tedeschi vogliono un nuovo Fuhrer?

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© AP Photo/ France Presse Voir
I cittadini tedeschi nostalgici del Fuhrer reclamano un leader forte, un dittatore che con il pugno di ferro ristabilisca l'ordine per il bene di tutti.

Studi sociologici recenti hanno dimostrato che un numero sempre più crescente di tedeschi sembrano sognare di un nuovo Fuhrer. Ciò è confermato dai dati di un sondaggio condotto dall'Università di Lipsia.

Secondo i risultati dell'indagine, la metà dei cittadini tedeschi sono insoddisfatti dell'attuale situazione nel paese, il 10,6% di loro accordo "hanno bisogno di un dittatore che governi la Germania stabilmente per il bene di tutti", mentre il 22% sogna un "partito forte che rappresenta l'intera nazione".

Il Daily Mail ha osservato che il 12% dei 2.500 intervistati considerata vera l'affermazione che la nazione tedesca è superiore a tutte le altre. Come ricorda il quotidiano britannico, la dichiarazione è stata un elemento centrale dell'ideologia della Germania nazista.

Il 34% degli intervistati ritiene che in Germania è presente un numero "pericoloso" di stranieri che dovrebbero essere espulsi dalle città tedesche.

La metà dei partecipanti al sondaggio sono insoddisfatti dell'invadenza dei musulmani e di "vedere se stessi come stranieri nella propria patria". Quattro su 10 vogliono che ai musulmani venga vietato l'ingresso in Germania.

Network

Russia e Italia unite dal "Made with Italy"

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© Sputnik. Alexander Vilf
Friazino, ritenuta la Silicon Valley della Russia, è una zona franca per aziende innovative e tecnologiche ed ora è anche una cittadina dall'accento italiano. A Friazino, gemellata con il comune di Resia, operano degli imprenditori friulani. Si va oltre le sanzioni quindi grazie al "Made with Italy".

Nonostante le sanzioni la Russia e l'Italia hanno saputo mantenere un rapporto commerciale importante e continuare a cooperare. Nei due anni di misure restrittive, che hanno danneggiato entrambe le economie, sono nate nuove realtà commerciali, il "Made in Italy" spesso e volentieri si è trasformato in nuovo tipo di affari, in un fare tutto italiano, ma in territorio russo.

Attendendo l'incontro bilaterale fra Renzi e Putin al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza sul "Made with Italy" Carlo Dall'Ava, imprenditore e Console Onorario della Federazione russa a Udine.

— Gli imprenditori friulani operano in Russia nonostante le sanzioni. Signor Console, ci potrebbe parlare di Friazino, questo paesino dall'accento italiano?

Dollar Gold

Un magnifico paradiso americano

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© AP Photo/ Vahid Salemi
Il Delaware è un piccolo ma prosperoso Stato degli Stati Uniti d'America ed è il collegio elettorale del Vice Presidente Joe Biden. Ha poco meno di 900.000 abitanti ma ospita ben 650.000 società tra cui il 50% di quelle quotate alla Borsa di New York. In un solo indirizzo della sua capitale Dover, e cioè al numero 1209 della North Orange Street, hanno sede 6500 ditte. Forse staranno strette ma sicuramente i loro titolari, la maggior parte dei quali non si conosce il nome, sono ciononostante felici.

E' inutile domandarsi come mai un territorio così piccolo ospiti così tante aziende: il segreto bancario assoluto, la mancanza di dettagli sui Trust, la segretezza di conti e di beneficiari sono motivi più che sufficienti. Se chi legge ora volesse evadere un fisco giudicato troppo vorace, qualunque sia il Paese dove risiede la sua attività, non c'è nemmeno bisogno che ci vada personalmente.: gli basterebbe aprire internet, fornire pochissime informazioni e la nuova sede con relativo conto bancario diventerà immediatamente operativa. Se ancora non si fosse abbastanza sicuri, sarà sufficiente far transitare l'operazione da un qualunque altro Paese ove i Trust sono totalmente "protetti" e, per confondere ancora di più i "persecutori" fiscali, si potrebbe ulteriormente de-localizzarsi all'interno del Delaware stesso.

Non a tutti però potrebbe piacere quel piccolo Stato della costa est e allora esistono le alternative: il Nevada, il Wyoming o perfino il South Dakota.

Così ha fatto, ad esempio, la Cisa Trust Co. SA di Ginevra. Poiché la Svizzera ha dovuto accettare (forse) le regole sulla trasparenza imposte dagli Usa e dagli Stati europei, la Cisa ha deciso di trasferirsi con tutta la clientela (principalmente ricchi sud americani) a Pierre nel South Dakota. Sempre nello stesso Stato, ma a Sioux Falls, dal dicembre 2015 ha preso sede la Trident Trust Company, in precedenza locata in Svizzera e alle Isole Cayman.

La fuga dalla Svizzera e da altri paradisi fiscali si spiega anche con la multa di 5 miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno inflitto nel 2007 a ottanta banche svizzere, di aver ospitato conti segreti di cittadini americani. Davanti ai numerosi scandali tributari, tra cui l'ultimo ha coinvolto Panama, l'OCSE ha sviluppato un documento contro la segretezza bancaria che è stato sottoscritto da più di cento Paesi nel mondo. Purtroppo, tra coloro che hanno rifiutato di aderirvi troviamo Vanuatu, Nauru, Bahrain e, guarda un po', gli Stati Uniti.

Bad Guys

Lavoratori di tutto il mondo, sottomettetevi!

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Il neo-liberismo ha un suo manifesto politico i cui valori fondanti sono l'avidità, la cupidigia e lo schiavismo
Il Guercino
Fino a 2 anni fa, a Milano, sorgeva in Viale Sarca uno stabilimento della Marcegaglia Buildtech, deputato alla produzione di profilati e manufatti in acciaio destinati al settore edile. Poi accade che l'area in cui ricade lo stabilimento, "Grande Milano Bicocca", comincia ad apprezzarsi dal punto di vista fondiario, e la dirigenza di Marcegaglia decide di puntare sulla speculazione immobiliare delocalizzando la produzione e "negoziando" al ribasso con gli operai.

Ad Aprile del 2014 viene comunicata l'intenzione di chiudere lo stabilimento e delocalizzare la produzione a Pozzolo Formigaro, vincolando il destino dei 165 operai in produzione all'accettazione di un accordo interno. Tale accordo, siglato nel Giugno successivo, prevedeva per gli operai tre alternative.

La prima, accettare la delocalizzazione a Pozzolo, con trasporto aziendale da/per Milano e incentivo mensile lordo di 150€, che sale a 250€ lordi nel caso in cui lo spostamento avvenga con mezzi propri.

La seconda, accettare l'uscita volontaria a fronte di una compensazione di 30.000€ lordi.

La terza, entrare in CIGS e "Entro il termine di validità della CIGS l'azienda si impegna ad offrire a tutti i dipendenti eventualmente ancora in forza la ricollocazione presso altri stabilimenti del gruppo, in funzione delle esigenze tecnico produttive e a partire dagli stabilimenti più vicini all'area di residenza"

I nodi vengono al pettine, tuttavia, nel momento in cui sette di questi operai decidono di accettare la CIGS e attendere, come previsto dall'accordo, una ricollocazione nell'hinterland, non potendo per motivi di salute e familiari né spostarsi da Milano e tantomeno perdere il lavoro accettando l'esodo volontario.

Il loro problema è solo uno: il sindacato di cui fanno parte, la FIOM, non ha sottoscritto quell'accordo (firmato invece da FIM Cisl e UILM Uil), e dunque vanno colpiti con tutta la violenza possibile.

A Giugno 2015 viene loro comunicato che non si tenterà neanche di aprire il secondo anno di CIGS e che, se non vogliono essere licenziati, devono accettare il trasferimento a Pozzolo.

Dopo avere occupato il tetto dello stabilimento di Viale Sarca per sei giorni, ottengono un tavolo di confronto in Prefettura, a seguito del quale viene sbloccato il secondo dei due anni di CIGS e fatto presente all'azienda di rispettare il terzo punto dell'accordo, ricercando soluzioni di inserimento in uno dei quattro stabilimenti dell'area milanese. Nel frattempo, la Marcegaglia ci riprova, offrendo ai sette una compensazione di 29.000€ lordi per l'esodo volontario. Loro rifiutano nuovamente, e fanno rilevare come nei quattro stabilimenti di Lainate, Lomagna, Corsico e Boltiere si faccia ricorso a centinaia di ore di straordinario per sopperire alla evidente carenza di organico. Ma, ancora una volta, per i sette operai non arrivano soluzioni, se non quella di accettare lo spostamento a Pozzolo, stavolta senza alcuna agevolazione, o, in alternativa, licenziamento.

Better Earth

Putin accomodante e Renzi fuori dagli schemi possono rompere il mainstream

Putin e Renzi
© Sputnik.
Da un forum all'altro. A Mosca si concludono i due giorni dedicati al giornalismo ed all'era post mainstream, mentre a San Pietroburgo sta per iniziare il Forum economico internazionale. Anche in politica esiste il mainstream e per romperlo servono idee innovative, che potrebbero arrivare dal prossimo incontro tra Renzi e Putin.

Questa è l'opinione di Fabrizio Dragosei, giornalista del Corriere della Sera, intervistato in esclusiva da Sputnik Italia.

- Viviamo in un'epoca dove basta uno smartphone per sentirsi giornalista: ieri, nella sessione inaugurale del forum, Maria Zakharova, ha detto che vorremmo vivere nell'illusione di essere in una redazione globale, ma restiamo invece nel villaggio globale, con tutti i pro e i contro in termini di attendibilità che questo comporta. Condivide questa osservazione?

- Credo che l'osservazione di Maria Zakharova sia stata estremamente precisa. Oggi sulla rete tutti possono dire e sapere tutto. Il problema è capire chi è attendibile e che cosa è vero e cosa non lo è. Questa è la grande sfida del giornalismo mainstream che si sta già riciclando o deve pensare di riciclarsi in questo campo. I grandi giornali sono quelli che possono dare al lettore la garanzia che quelle certe informazioni siano effettivamente autentiche, garantite e controllate da giornalisti indipendenti. Io credo che il futuro sia dalla parte del grande giornalismo indipendente, ma resta il problema della sostenibilità economica, perché il giornalismo di qualità costa.

- Al Forum si è toccato anche il tema della censura dei social network, se usati per coordinare azioni di protesta. Secondo lei, dov'è il confine tra libertà di informazione e libertà di accesso all'informazione?

- Anche in questo caso va fatto un distinguo: la libertà di accesso alle informazioni va rispettata e garantita, anche quando sono in corso violenze e manifestazioni. Su questo non ho dubbi, però non bisogna esagerare dall'altra parte. Le società multinazionali che controllano la rete e si rifiutano di fornire ai governi informazioni su specifiche attività sovversive o su individui o gruppi sospettati di terrorismo, credo che siamo oltre la normalità. I governi legittimi e democratici hanno il diritto di accedere a queste informazioni quando c'è l'autorizzazione della magistratura, come avveniva con la vecchia posta, che restava inviolabile senza autorizzazione di un magistrato inquirente.

Che Guevara

Italia: Il diritto alla rivolta, la resistenza all'oppressione!

italia cappovolta
di Gianni Lannes

«La difesa della patria è sacro dovere del cittadino» recita l'articolo 52 della Costituzione repubblicana italiana. Bene, dunque mettiamoci all'opera per dare all'Italia libertà e indipendenza. Lamentarsi non serve a niente: basta piagnistei. E allora, perché non insorgiamo contro questa dittatura, perché non abbattiamo questo regime totalitario, perché non realizziamo uno Stato di diritto?

Altro che festa della repubblichetta tricolore. Partiamo da uno sciopero generale ad oltranza, pacifico e nonviolento, poi andiamo oltre con un'obiezione fiscale a tappeto. Non è giusto pagare tasse che servono a sostenere le spese di guerra infinita, stabilite da Washington: solo nel 2015 lo Staterello tricolore ha dilapidato in costi bellici, ben 30 miliardi di euro. Altro che Europa: l'Italia è il cuore del Mediterraneo, non una portaerei nucleare dello zio Sam. Ci hanno rifilato ed imposto tre fantocci ineletti, uno dietro l'altro, e nessuno fiata significativamente. Ora basta!

L'Italia è un paese a sovranità inesistente dal 3 settembre 1943, quando i Savoia per scamparla svendettero con l'armistizio corto di Cassibile, l'Italia, forze armate comprese, ai nuovi colonizzatori di Londra e Washington, grazie anche agli accordi con la mafia italo-americana, capeggiata da Lucky Luciano, libero in seguito di impiantare il traffico di droga in Europa con la benedizione della autorità a stelle e strisce e tricolori. I cosiddetti "liberatori" si trasformarono presto in biechi colonizzatori e da allora hanno subordinato, eterodiretto e schiavizzato il popolo italiano.

Propaganda

La grande porcata

censura
Il Pd porta in Italia il modello Turchia. Si preannunciano tempi difficili per i cronisti dopo l'introduzione di una norma vaga ed indefinita, contenuta in un disegno di legge a prima firma della dem Doris Lo Moro, sulla tutela degli amministratori locali dalle intimidazioni, approvato una decina di giorni fa dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama presieduta dall'alfaniano Nico D'Ascola, attualmente all'esame dell'Aula.
Il cronista che diffama un politico o un magistrato rischia di finire in carcere con una pena aumentata da un terzo alla metà rispetto alla sanzione prevista se il diffamato fosse un semplice cittadino. Facendo un rapido calcolo, siccome la legge sulla stampa del 1948 prevede il carcere da uno a sei anni in caso di diffamazione, i giornalisti rischierebbero una pena di nove anni.
Una mannaia targata Pd ma non solo. Grave ed imbarazzante è l'atteggiamento del Movimento Cinque Stelle, con i grillini Michele Giarrusso e Maurizio Buccarella che nel corridoio davanti alla commissione Giustizia del Senato, hanno affermato di non sapere come hanno votato rispetto al provvedimento, "anche perché sono passati diversi giorni e i singoli voti non vengono verbalizzati...".

Su tutte le furie ma con le idee ben chiare è invece il senatore di "Idea", Carlo Giovanardi:
"Siamo ai limiti dell'assurdo: i parlamentari sono già tutelati dal privilegio dell'insindacabilità delle opinioni espresse per le quali non sono, pertanto, perseguibili mentre i magistrati sono giudicati da altri magistrati. Eppure si pensa bene di inserire un'aggravante a tutela di queste due categorie in un provvedimento, per di più, pensato per sanzionare le intimidazioni a danno degli amministratori locali. Qualcuno mi spiega cosa c'entra?".

Stock Down

"Il Krack verrà da Italia o da Cina?"

economy crash
Questo titolo d'un articolo di un blog economico francese (Gaulliste Libre) meritava una lettura. Vi ho trovato alcuni dati interessanti.

Come ormai moltissimi economisti non mainstream, anche questo si aspetta il krack mondiale: "Non avendo assolutamente imparato la lezione della precedente crisi [del 2008], siamo condannati a viverne una prossima". La sola domanda riguarda il fiammifero che appiccherà l'incendio. Una delle fantastiche start-ups ultra-tecno sulle cui mirabolanti promesse (felicemente chiamate unicorni) i fondi speculativi amano concentrare i capitali, non mantiene le suddette promesse? La bancarotta di uno Stato sovrano? Un altro crack bancario? Una crisi internazionale che provochi un altro rallentamento, stavolta destabilizzante l'economia mondiale?

debito cinese
A questo proposito l'autore nota che l'inaudito deprezzamento del greggio (-75% in un anno e mezzo) seguito dal crollo di tutte le materie prime, che inizialmente ha ridato fiato ai mercati finanziari, oggi è pericoloso: un rialzo brutale e prolungato delle materie prime farebbe rialzare l'inflazione e spingerebbe al rialzo i tassi d'interesse, incenerendo il castello di carte della finanza attuale, basata su tassi zero: "una causa classica di krash". Ma l'innesco può esser fornito dalla crisi specifica di un sistema finanziario, e qui i due 'sistemi' che sembrano più probabili candidati sono Italia e Cina.

Blackbox

Torsi nudi e bestie con le corna: La bizzarra apertura del tunnel svizzero lascia perplessi

Switzerland tunnel opening celebration
© Arnd Wiegmann / Reuters
La Svizzera celebra l'apertura del tunnel ferroviario più lungo del mondo, un progetto durato 17 anni che taglia lungo le Alpi e costa 11 miliardi di euro - ma quello di cui tutti parlano si riferisce alla ridicola cerimonia d'apertura.

Gli sforzi per mettere in luce le incredibili prestazioni ingegneristiche del tunnel lungo 47 Km sono sfociati in una stranissima cerimonia di apertura che come riportato è costata 8 milioni di euro.

Coordinata dal regista tedesco Volker Hesse, le performance vogliono rappresentare i vari aspetti della cultura svizzera, ma che a momenti somigliavano più ad una sfilata di Kanye West.