Figli della SocietàS


Che Guevara

Proteste contro il governo, in Francia comincia a mancare la benzina

protesti francia
© REUTERS/ Gonzalo Fuentes
Dopo oltre due mesi di proteste il movimento contro jobs act francese non si ferma e continua con le azioni contro il governo di Manuel Valls. Nessuno Oltralpe sembra essere cascato nella falsa promessa che si possano barattare diritti per avere posti di lavoro e il governo francese è sempre più in difficoltà.

Da diversi giorni, su iniziativa dei sindacati CGT e Force ouvrière, sono cominciati i blocchi alle raffinerie e ai depositi di carburante per colpire l'economia fino al ritiro della contestatissima Loi Travail, sola possibilità che resta al movimento dopo decine di manifestazioni ignorate dai politici al governo. Se fin dall'inizio della protesta l'intenzione è stata quella di colpire politici e grandi imprenditori "dove gli fa male", fino ad oggi il vero motore della protesta erano stati gli studenti delle scuole superiori e i partecipanti a Nuit Debout, l'acampada per il ritiro della legge. Negli ultimi giorni invece i sindacati sembrano essere usciti dal loro torpore e hanno organizzato decine di blocchi di raffinerie, porti e depositi di carburante. Sei delle otto raffinerie francesi sono bloccate in questo momento da scioperi o picchetti con effetti che iniziano a farsi sentire direttamente sulle pompe di benzina, per ammissione del governo almeno pochi giorni di blocco hanno già messo in difficoltà 1'500 stazioni di servizio e alcune prefetture del nord della Francia hanno cominciato a razionare l'accesso al carburante.

"Non c'è bisogno di dar fastidio ai nostri compatrioti con questi blocchi" ha dichiarato il primo ministro Valls facendo appello al senso di responsabilità dei manifestanti.

Better Earth

No sanzioni, sì Crimea. Il voto veneto è solo l'inizio?

 Sputnik. Sergey Malgavko
© Sputnik. Sergey Malgavko

Il monito del Veneto è chiaro: via le sanzioni alla Russia, riconoscimento della Crimea. La risoluzione adottata in Consiglio regionale il 18 maggio, nonostante il suo valore simbolico, ha destato parecchio scalpore e una vera scossa mediatica.


La risoluzione proposta al Consiglio da Stefano Valdegamberi ha suscitato una reazione fulminea dell'Ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin, il quale ha inviato a tutti in consiglieri una lettera aperta esprimendo il suo grande disappunto. Il diletto per l'arte epistolare è tipico dell'Ambasciatore, che in passato ha scritto lettere dando direttive a Berlusconi, quotidiani italiani e sindaci. In occasione della mozione sulla Crimea e l'annullamento delle sanzioni, il console generale ucraino a Milano Kartysh si è presentato addirittura a Venezia dal presidente del Consiglio Regionale Ciambetti. Rimane incomprensibile che cosa c'entri un'Ambasciata straniera con le scelte politiche dell'Italia.

A che risultati concreti può portare la risoluzione veneta? Sputnik Italia ne ha parlato con Riccardo Barbisan, vice capogruppo della Lega Nord nel Consiglio Regionale Veneto.

— Le votazioni in consiglio regionale hanno un valore simbolico, perché come sappiamo, per togliere le sanzioni alla Russia serve una soluzione nazionale. Secondo lei il voto della Regione Veneto porterà a dei risultati concreti?

— Servirebbe una presa di coscienza non solo nazionale, ma anche europea. Abbiamo voluto lanciare un messaggio molto forte, perché le nostre imprese stanno soffrendo molto a causa dei dazi che subiamo da parte russa, perché prima erano state imposte delle sanzioni alla Russia da parte statunitense ed europea.

Con tutta la nostra autorità di un consiglio regionale, abbiamo voluto porre il problema sperando che altre regioni ci seguano, che tutto questo rumore possa far ragionare chi sta al governo di Roma, il quale oggi segue delle logiche probabilmente che non fanno bene alla nostra economia, specialmente a quella veneta.

Megaphone

Parlamentari in visita in Crimea chiedono la tutela delle istituzioni italiane

giulietto chiesa
© Sputnik. Evgeny Odinokov

Con l'accusa di attraversamento illegale del territorio ucraino, tutti i parlamentari italiani, insieme all'ex europarlamentare Giulietto Chiesa sono stati inseriti in una black list di "terroristi filorussi, separatisti, mercenari, criminali di guerra e assassini".


Ieri si è svolta alla Camera dei Deputati la conferenza stampa dei parlamentari offesi da Kiev.

Chiedono chiarezza al governo italiano, all'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, e all'ambasciata italiana a Kiev i parlamentari italiani che sono stati pochi giorni fa in visita in Crimea. Mercoledì 18 Maggio alle ore 16 presso la Camera dei deputati si è svolta la conferenza stampa con cui i senatori Paola De Pin del movimento Alternativa per l'Italia, Bartolomeo Pepe e Ivana Simeoni del gruppo misto e l'onorevole Nicola Ciracì, del gruppo Conservatori e Riformisti hanno denunciato all'opinione pubblica l'atto intimidatorio subito e proveniente dal sito ucraino Mirotvorez, emanazione diretta del ministero degli Interni di Kiev.

Con l'accusa di attraversamento illegale del territorio ucraino, tutti i parlamentari italiani, insieme all'ex europarlamentare Giulietto Chiesa sono stati inseriti in una black list di "terroristi filorussi, separatisti, mercenari, criminali di guerra e assassini". I parlamentari si sono recati in Crimea dal 12 al 15 maggio scorso per una visita d'amicizia organizzata da Pandoratv.it, al fine di valutare da vicino la situazione in cui vive la popolazione della regione, verificare la possibilità d'incrementare i rapporti culturali ed economici, approfondire la complessa gamma di questioni che riguardano la nuova collocazione della penisola di Crimea all'interno della Federazione Russa, anche alla luce delle importanti decisioni che l'Italia e l'Ue dovranno prendere in luglio, prossima scadenza delle sanzioni dell'Ue verso la Federazione Russa. L'obiettivo che si pone tutt'ora la delegazione è lavorare per una proficua collaborazione tra i due paesi attraverso un dialogo che contribuisca alla pace e alla distensione internazionale.

Ma l'Ucraina, sostengono i parlamentari, ha commesso un atto volto a influenzare e a limitare l'attività politica dei rappresentanti del popolo italiano. Un atto che offende le istituzioni di Roma e verso il quale i deputati si opporranno formalmente.

Dell'incidente diplomatico sono stati già informati il ministro per gli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, la Presidenza del Senato e quella della Camera, oltre all'ambasciata italiana a Kiev.

Airplane

Scomparso aereo della Egyptair. Probabilmente è caduto in mare

egyptair
© REUTERS/ Christian Hartmann

Un volo della compagnia egiziana partito ieri sera da Parigi alle 2.30 di stanotte ha smesso di comunicare la sua posizione. L'Egitto: aereo precipitato in mare.


Sarebbe stato rinvenuto al largo dell'isola greca di Scarpanto il relitto dell'aereo EgyptAir di cui stanotte si sono perse le tracce, nel corso del volo partito da Parigi e diretto al Cairo.

Un aereo della compagnia egiziana EgyptAir, partito la sera di mercoledì dall'aeroporto parigino Charles De Gaulle e diretto al Cairo, alle 2.30 di questa notte ha smesso di comunicare ai radar la sua posizione e da quel momento non si hanno più notizie. Le autorità egiziane hanno dichiarato in queste ore che che l'aereo con tutta probabilità è precipitato in mare circa 45 minuti prima di arrivare a destinazione ed ha comunicato di avere avviato le ricerche in mare, nella zona dove si ritiene che possa essere caduto. Queste le prime ricostruzioni offerte dalle agenzie di stampa: l'AFP, che ha interpellato fonti dell'aviazione greca, ha riferito in questi minuti che l'aereo potrebbe essere precipitato a 200 chilometri dall'isola greca di Scarpanto, mentre la Reuters ha riportato testimonianze di persone che, sempre da un'isola greca, avrebbero dichiarato di aver visto un aereo esplodere in cielo.

A bordo del volo MS804 c'erano 56 passeggeri e 10 membri dell'equipaggio. Negli ultimi minuti la compagnia aerea egiziana ha diffuso un comunicato in cui chiede, in modo piuttosto perentorio, di interrompere la diffusione di notizie non confermate sull'incidente.
"EgyptAir nega tutte le informazioni fuorvianti pubblicate dai siti di notizie e dai social media sulle cause della scomparsa del volo EgyptAir MS804, la compagnia aerea conferma che la causa della scomparsa non è stata confermata. EgyptAir chiede ai media di assicurarsi che le informazioni che diffondono siano in linea con i comunicati diffusi da EgyptAir".

Megaphone

Il rabbino Yisroel Dovid Weiss: il sionismo non è erede dell'ebraismo

rabbino Ysroel Dovid



Il noto rabbino Yisroel Dovid Weiss ha dichiarato che il regime sionista non è erede dell'ebraismo e dei suoi insegnamenti e precetti.
"Ci sono grandi differenze tra sionismo e ebraismo, e i creatori del regime di Israele non solo non rispettano gli insegnamenti dell'ebraismo, ma non credono in Dio", ha spiegati Weiss in una conferenza Martedì presso l'Università di Teheran.
Il rabbino, membro del gruppo Neturei Karta, che ripudia il sionismo e Israele come stato, ha anche denunciato le politiche oppressive del regime israeliano contro i palestinesi.

Weiss ha sottolineato che le atrocità perpetrate dal regime di Tel Aviv nella Striscia di Gaza assediata e nelle altre città palestinesi costituiscono crimini di guerra, di solito giustificate dal regime israeliano, con un uso abusivo degli insegnamenti e precetti della Torah.

Il militante ebreo antisionista ha descritto la Repubblica islamica dell'Iran come un paese potente che gode di sicurezza, e ha espresso gratitudine per la libertà di cui godono le minoranze religiose, come quella ebraica.

Lunedì scorso, Weiss e un altro rabbino israeliano, Yosef Rosenberg hanno ribadito il loro rifiuto, in una riunione tenutasi a Teheran con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, alla formazione di uno stato israeliano falso, descrivendolo come violazione degli insegnamenti e dei precetti ebraici.

Sheriff

Il Meglio del Web: Gli USA bloccano "siberian walker", il camminatore italiano

Pier Luigi Delvigo
© Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo

È conosciuto come "siberian walker", un italiano che una volta in pensione ha scoperto la passione per il camminare e all'età di 67 anni ha attraversato tutta la Russia a piedi! Pier Luigi Delvigo ha deciso di percorrere anche gli Stati Uniti, ma il Paese delle libertà gli ha riservato una brutta sorpresa.


Dietro alle spalle, o meglio, sotto i piedi del camminatore genovese sono passati lunghissimi chilometri, dal cammino di Santiago de Compostela ai percorsi nelle Repubbliche Baltiche e all'immensa Russia attraversata da San Pietroburgo fino a Vladivostok.

 La mappa completa del viaggio
© Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
La mappa completa del viaggio
Era la volta degli Stati Uniti, zaino in spalla e tanto entusiasmo come sempre, pronti e via. Qualcosa però è andato storto. Sputnik Italia ha voluto ripercorrere assieme al protagonista di questa storia, Pier Luigi Delvigo, le sue camminate per il mondo, soffermandosi sul suo viaggio in Russia e sulla sua avventura americana.

— Pier Luigi, lei ha fatto diversi viaggi a piedi per il mondo. Ci potrebbe raccontare delle sue imprese, com'è nata quest'avventura?

— Tutto è nato per caso, non si trattava di una cosa programmata. La prima camminata è stata il percorso di Campostela. Ho percorso 800 chilometri in 21 giorni circa. Fino ad allora non mi piaceva tanto camminare, perché preferivo correre. Da quel viaggio ho cominciato anche a camminare. Dopo Campostela ho deciso di fare una camminata in Russia, all'inizio pensavo di fare da San Pietroburgo a Mosca. Ho iniziato dalle capitali baltiche, il visto durava 3 mesi, ad un certo punto mi sono ritrovato a Mosca molto presto, avevo del tempo e ho deciso di proseguire. In questo modo sono arrivato ad Ekaterinburg. Ogni volta che scadeva il visto tornavo in Italia, ma poi riprendevo il percorso da dove l'avevo lasciato. Alla fine, attraverso il lago Bajkal, ho concluso il mio percorso a Vladivostok.

— Quali sono state le particolarità della sua camminata attraverso la Russia, che cosa le è rimasto più impresso?

Metterei i russi al primo posto come ospitalità in generale, anche come assistenza lungo la strada, nel fornirmi cibi, viveri. Questo soprattutto nell'ultima tratta della mia camminata, ero già diventato famoso. Sui social network girava la voce che un italiano stava attraversando la Russia a piedi, ogni chilometro c'era qualcuno che voleva farsi una fotografia per ricordo con me.

Sotto l'aspetto della natura, mi ha colpito l'immensità degli spazi vuoti. Noi siamo abituati in Europa dove tutto è densamente popolato, in Siberia gli spazi sono ancora tutti teoricamente da ripopolare. Spazio ce n'è. Dal punto di vista della sicurezza non mi è mai successo niente, anche se dormivo in tenda. Questo comunque da tutte le parti, anche in Europa.

Che Guevara

Francia. Va in scena la rabbia del popolo contro il "Jobs Act"

manifestazioni anti jobs act

I francesi scendono in piazza per protestare contro la contestatissima legge sul lavoro varata dal governo Hollande, una sorta di "Jobs Act" alla francese, ma l'Eliseo sembra essere sordo alle richieste della piazza e annuncia che andrà avanti. Ma sindacati, lavoratori, studenti e società civile questa volta non ci stanno.


Sembra quasi che i governi ormai governino contro e non per i propri cittadini. Non si potrebbe altrimenti spiegare come mai Hollande si mostri sordo nei confronti delle richieste di una piazza sempre più arrabbiata, ma del resto abbiamo visto come anche in Italia Renzi e soci abbiano largamente ignorato le proteste della società civile andando avanti nella propria strada. Hollande infatti ha annunciato che non farà marcia indietro nemmeno dopo l'approvazione della legge sul lavoro senza il voto del parlamento, una legge che aumenterà la flessibilità e, manco a dirlo, la possibilità di licenziare. Non solo, tale legge ridurrà anche la possibilità da parte dei lavoratori di fare ricorso davanti ai giudici, ma del resto lo chiedono i mercati e quindi bisogna andare avanti nonostante tutto. Gasato dai mercati e dal placet dell'Ue Hollande ha quindi trovato il coraggio di dire che non tornerà indietro: "Non cederò perché troppi governi hanno già ceduto". Il bello è che nessuno crede realmente che questa legge possa risollevare l'economia francese, ma Hollande evidentemente vuole far credere il contrario nella vana speranza di ottenere ancora la fiducia di parte degli elettori.

Philippe Martinez, il segretario generale della Cgt, ha però risposto per le rime a Hollande consigliandogli di non sottovalutare la rabbia e la protesta popolare contro questa legge sul lavoro che ha già mobilitato centinaia di migliaia di francesi. Eppure, esattamente come in Italia, il governo sulla carta di sinistra crede che l'unico modo per far ripartire occupazione e lavoro sia quello di rendere più flessibile in entrata e in uscita il costo del lavoro e, ovviamente, ridurre il costo dei licenziamenti. Ma la legge colpisce anche la retribuzione degli straordinari così la sinistra ha buon gioco ad accusare la legge di essere completamente sbilanciata a favore dei datori di lavoro, una musica che in Italia conosciamo sin troppo bene.

Per non parlare delle 35 ore, con il governo che vorrebbe aumentare l'orario di lavoro fino a 46 ore, scatenando quindi la comprensibile rabbia di lavoratori e sindacati. Del resto i datori di lavoro e le imprese con questa legge avranno a disposizione una vasta gamma di strumenti per costringere letteralmente i dipendenti ad accettare ogni accordo, ad esempio licenziando i lavoratori per motivi economici che verranno considerati "legittimi" sbandierando un presunto calo della produttività. Del resto ai mercati sembra non piacere qualsiasi tipo di tutela statale e quei paesi, come quelli dell'Europa Mediterranea, che hanno utilizzato lo Stato anche in modo virtuoso per lo sviluppo e la garanzia dei diritti dei lavoratori, vengono guardacaso presi di mira maggiormente dallo zelo riformatore dell'Ue. Ma questa volta lavoratori e sindacati non sembrano essere disposti ad accettare i diktat del governo e sembrano voler alzare l'asticella dello scontro chiamando a raccolta militanti e lavoratori in vista di nuove proteste di massa che rendono il futuro del governo Hollande assai incerto. Ancor più che la perdita di consensi dell'Eliseo andrebbe ad avvantaggiare non tanto la sinistra, quanto la destra di Le Pen, antieruopeista e anche anti neoliberista.

Dollars

Ecco come il capitalismo sfrutta la cosiddetta spiritualità

spiritual capitalism

"La spiritualità contemporanea è una vera e propria sostanza stupefacente: altera l'attività mentale, inducendo diversi gradi di dipendenza, tolleranza e assuefazione
": l'affermazione è di Andrea Colamedici, autore assieme a Maura Gancitano di 'Tu non sei Dio' (Edizioni Tlon), con il sottotitolo 'Fenomenologia della spiritualità contemporanea', uscito nelle librerie il giorno 3 del mese corrente.

La tesi di fondo dell'opera è che la spiritualità di massa sia un fenomeno perfettamente integrato all'interno della società capitalistica: le personalità dipendenti sono del resto sempre facili da controllare e ciò a prescindere da quale sia l'oggetto della dipendenza.

Se le singole aziende spendono in pubblicità allo scopo di aumentare i propri fatturati, per chi detiene il potere rappresenta un vantaggio che nel maggior numero di persone vengano indotti sempre nuovi bisogni. Si tratta di un metodo di controllo più efficace dello stesso uso della forza, in quanto permette di dare a chi vi è sottoposto l'illusione di essere libero dicendogli "puoi cambiare canale", "sei sempre libero di comprare un altro prodotto": non lotterà mai per la libertà chi si illude già di averla.

Per liberarsi dai bisogni artificiali, indotti dall'ambiente sociale, non è necessaria alcuna pratica esoterica, basterebbe pensare con la propria testa, proprio quello che l'attuale organizzazione sociale tende ad evitare, offrendo di continuo "un ventaglio di opzioni", invitando le persone a scegliere di che cosa aver bisogno, all'interno di possibilità magari numerose, ma pur sempre rigorosamente predeterminate.

Nell'introduzione di 'Tu non sei Dio' si elencano le proposte che chi vuole intraprendere un percorso di consapevolezza si trova davanti: "un catalogo sterminato" che comprende "scienze occulte, spiritismo, esoterismo, psicoterapia, tecniche meditative orientali, cultura accademica sperimentale, naturopatia, ritualità indonesiane, hawaiane, africane, uso di sostanze psicotrope, strumenti di divinazione cinesi, celtici, giudaico-cristiani, tecniche teatrali e superstiziosi passatempi".

Un elenco corposo eppure, lo assicuriamo ai lettori, per nulla esagerato, forse addirittura incompleto! Assistiamo all'ulteriore degenerazione della mai abbastanza vituperata tendenza culturale diffusasi negli anni '70 e denominata 'new age', con le aggravanti di avere cambiato nome nientemeno che in 'spiritualità' e di ricevere, almeno in parte, l'avallo della scienza ufficiale (vedi 'Mindfulness, una terapia per la postmodernità?', l'Opinione Pubblica, 14 agosto 2015).

Gold Seal

Il Veneto si prepara a riconoscere la Crimea russa

Crimea referendum

I consiglieri di maggioranza della Regione Veneto hanno firmato una risoluzione per chiedere al governo italiano un impegno per il riconoscimento della Crimea come parte della Federazione Russa e la fine delle scellerate sanzioni commerciali varate dal Consiglio dell'Unione Europea.


L'atto che approderà in aula nella giornata di mercoledì, è stato fortemente voluto da Stefano Valdegamberi, consigliere della lista Zaia e reduce da un forum a Yalta, che ne è anche il primo firmatario. La Crimea, nel 2014, si è staccata dal resto dell'Ucraina per volontà popolare. La separazione è stata confermata dall'esito di un referendum che non è stato riconosciuto come legittimo dall'Unione Europea, dagli Usa e da un terzo degli Stati membri dell'Onu. La Russia, al contrario, considera valido l'esito della consultazione referendaria.
"La risoluzione, spiega Valdegamberi, vuole che a voce alta sia riconosciuta la possibilità al popolo della Crimea di scegliere il proprio destino, e la Crimea vuole stare con la Russia. Inoltre chiede che venga posto fine alle sanzioni e che vengano ripristinati i rapporti con la Russia. Certo, non ha un valore di politica estera, esprime un auspicio, ma ha un valore molto forte perché il Veneto subisce la conseguenza di una politica europea sbagliata".

Commenta: Questo è l'ennesimo esempio che dimostra che la maggior parte dei cittadini europei non vedono la Russia come un nemico, ovvero, sono in grado di percepire e vedere la realtà oggettiva e non quella creata dai nostri benamati capi dello stato... Tenendo in mente l'attuale situazione geopolitica ed economica mondiale creatosi per via delle decisioni presi dai nostri leader si realizza che essi non agiscono nel nostro interesse...


Arrow Down

Una studentessa turca espulsa dall'università e accusata di propaganda terroristica per aver parlato in curdo

studentessa turca espulsa
Pinar Cetinkaya, 20 anni, ha raccontato che non solo è stata espulsa dalla sua stanza e interrogata dalle autorità, ma anche perso la possibilità di continuare gli studi. Questa settimana, una studentessa turca, di origine curda è stata arrestata ed espulsa dal convitto dell'università dopo che i suoi compagni l'avevano sentita parlare in curdo al telefono, con l'accusa di diffusione di propaganda terroristica. Lo ha riportato il quotidiano 'Milliyet'.

Pinar Cetinkaya, 20 anni, matricola all'Università Adnan Menderes nella provincia di Aydin, ha dichiarato ai giornalisti che la conversazione telefonica era con i suoi genitori, che non parlano turco, e non ha alcun legame con attività terroristiche. Ha anche aggiunto che non solo è stata espulsa dalla sua stanza e interrogata dalle autorità, oltre ad aver perso la possibilità di continuare gli studi dopo che l'università ha ritirato la sua borsa di studio.
"Sono stata espulsa per le rimostranze di due persone che hanno giocato con la mia vita e il mio futuro",
ha affermato Cetinkaya.
Secondo l'agenzia di stampa Rudaw, tre giorni dopo essere stata interrogata, l'universitaria è tornata a casa sua per raccogliere le sue cose, ma i suoi compagni di stanza non l'hanno lasciato entrare accusandola di portare esplosivi nel ​​suo vestito. I responsabili della residenza universitaria su quanto è accaduto si sono astenuti dal fare dichiarazioni.

Gli eventi si sono verificati pochi giorni dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che "alcune università sono diventate campi di organizzazioni terroristiche."


Fonte:
RT

Commenta: Sembra che la Turchia stia sprofondando sempre di più nel abisso della dittatura e totalitarismo, all'interno del paese creandosi un'atmosfera paranoica ed iper isterica tutto grazie ad Erdogan, ogni giorno che passa quest'individuo e i suoi seguaci rendono la Turchia in un paese sempre più simile alla Germania nazista di Hitler, questo non ci stupisce affatto prendendo in considerazione la sua ammirazione per Hitler.