Figli della SocietàS


Dominoes

Schiaffo dell'Austria alla UE ed alla politica migratoria: vincono i nazionalisti nelle elezioni presidenziali

viena manifestanti
© anonimo

Nelle elezioni presidenziali svoltesi oggi in Austria I nazionalisti di Norbert Hofer hanno ottenuto circa il 36 per cento dei voti (secondo tutti gli exit polls).
Il risultato del partito della Libertà (Fpoe) ha sopravanzato ogni aspettativa e si trova davanti agli altri due candidati che potranno partecipare al ballottaggio previsto per il 22 Maggio, nessuno di loro è un rappresentante dei grandi partiti di governo.

Sono stati chiamati alle urne oggi circa 6,4 milioni di austriaci, con più di 16 anni, per scegliere quello che sarà il nono capo dello stato austriaco della seconda Repubblica. Il partito della Libertà (Ppoe), a cui appartiene Norbert Hofer, è alleato in Europa con il Front National della Marine Le Pen francese, alleato anche con Geert Wilders del PVV in Olanda e con la Lega Nord di Salvini in Italia.

Si tratta di un partito nazionalista che ha sposato una linea contraria alle direttive dell'Unione Europea ed alla politica migratoria promossa da Bruxelles e dalla Merkel. A questo proposito ultimamente Hofer si era schierato contro la politica della Angela Merkel ed aveva definito l'accordo sui migranti dell'Unione europea con la Turchia come "fatale" e il suo obiettivo dichiarato è quello di impedire che l'Austria diventi una "terra di immigrazione".

Stock Down

Stati Uniti al collasso: 47% dei cittadini non può permettersi cure mediche

aiutare le persone senza dimora
© anonimo
Secondo una inchiesta della Federal Reserve ripresa da "The Atlantic" circa il 47% dei cittadini degli Stati Uniti non sarebbe in grado di affrontare spese mediche impreviste. Una situazione agghiacciante che smentisce in modo netto e incontrovertibile l'esistenza dell' "American Dream" e consente di accusare il capitalismo di "fallimento" dato che le cifre della povertà in Usa sono, letteralmente, da Terzo Mondo.

Quando nel 1989 l'Urss cadde in molti si misero a sciorinare dati e ad esultare plaudendo alla fine della storia e alla diffusione per tutti del benessere. E invece, guarda un pò, dalla caduta dell'Unione Sovietica a oggi il benessere ci sembra semmai essere diminuito in modo abbastanza consistente. Il mito dell'America però è ancora forte soprattutto perchè i media e il mainstream continuano a diffondere un'idea "da sogno" degli Stati Uniti che però non collima con la realtà. Secondo una inchiesta della Federal Reserve ripresa da The Atlantic infatti circa il 47% della popolazione americana non sarebbe in grado di affrontare spese mediche impreviste. Quando dunque si invidiano gli Stati Uniti forse si perde di vista che i cittadini europei pur con tutti i loro giganteschi problemi forse vivono meglio dei loro omologhi americani che non possono nemmeno accedere al pronto soccorso. Secondo l'inchiesta questi cittadini con urgente bisogno di cure mediche non hanno altra scelta che chiedere un prestito o vendere i propri averi per poter avere assistenza sanitaria. E dire che gli Stati Uniti vengono considerati a tutt'oggi da tutta una serie di scherani e think tank come un modello da imitare. La Middle Class americana insomma sarebbe uscita con le ossa rotte dagli ultimi cinque o sei anni di crisi economica ma, come suggerisce l'ottimo articolo del The Atlantic, preferisce mascherare il proprio disagio illudendosi che le cose non siano cambiate. Eppure il 51% di tutti i lavoratori americani guadagna meno di 30.000 dollari all'anno, il che, tenendo conto dell'inflazione significa che sono stipendi sottopagati.

Nel 1970 dati alla mano la Middle Class riusciva a ottenere il 62% delle entrate totali, una cifra scesa al 40% odierno e che mostra come la povertà sia in continuo e progressivo aumento. Come giustamente suggerisce Lantidiplomatico circa la questione:
"I numeri riguardanti la povertà sono impressionanti, così come è impressionante ed assordante il silenzio dei media mainstream sulla questione. Simili numeri e statistiche in un altro paese, prendiamo ad esempio il tanto vituperato Venezuela bolivariano, darebbero vita a immediate martellanti campagne mediatiche".
Viene quasi da pensare che per un povero sarebbe meglio vivere altrove, magari a Cuba, e non ci sembra di esagerare visto che secondo Poverty Usa nel 2015 ben 1,6 milioni di bambini americani avrebbero dormito in un ricovero per senzatetto, numeri da Terzo Mondo. Se non ci credete basti pensare che 46 milioni di cittadini americani utilizzano i banchi alimentari per sopravvivere quotidianamente, e probabilmente il numero è stato approssimato per difetto. Si aggiunga a tutto questo il fatto che il numero dei minori senzatetto è segnalato in continuo aumento, dunque, alla luce di tutto questo, vorremmo chiedere ai vari americanofili sulla base di cosa hanno dichiarato che il socialismo è fallito e il capitalismo ha trionfato?

Che Guevara

I partigiani russi nella Resistenza italiana

partigiani sovietici a fianco degli italiani
© Sputnik. George Zelma

Il contributo dei partigiani sovietici alla guerra di Liberazione italiana è stato per lungo tempo considerato come un fenomeno marginale. Molto spesso il loro sacrificio è stato volutamente ignorato per non attribuire meriti ad una ideologia nemica - comunista.


Si trattava dei ragazzi di vent'anni, provenienti dalle parti più remote dell'Unione Sovietica, che hanno pugnato da prode al fianco dei partigiani italiani nei mesi più cruenti della guerra al nazifascismo. Oltre 400 di loro caddero in combattimento, 4 furono insigniti di medaglia d'oro al valor militare, 3 di medaglia d'argento e 4 di medaglia di bronzo.

Nel suo nuovo libro "I partecipanti russi alla guerra 1943-1945: Partigiani, cosacchi, legionari" ("Staraia Basmannaia", 2015) scrittore e etnografo Michail Talalay è riuscito a riparare questa ingiustizia tramite una ricostruzione scrupolosa della partecipazione russa alla Resistenza italiana.

L'autore del libro Michail Talalay ha raccontato a "Sputnik-Italia" della sua ricerca maggiormente basata sui fonti italiani.

— Cosa le ha spinto di scrivere questo libro?

— Da tempo mi occupo dei rapporti italo-russi — ho scritto varie saggi su pittori, scrittori, esuli politici ecc. Direi che il mio argomento principale è la presenza dei russi in Italia. Certamente non potevo ignorare il periodo bellico, degli anni 1943-1945. E' un argomento drammatico e fra miei vari libri questo libro è forse il più triste, perché parla spesso di vite spezzate, oltre che di episodi eroici. Lavorando per gli altri miei progetti trovavo vari pezzi di un mosaico complesso — qualche biografia dimenticata, qualche storiella particolare... Bisogna ricordare che l'argomento sui partigiani sovietici è stato ben studiato nel passato — sia dagli storici italiani, in primo luogo, Mauro Galleni, sia dagli storici russi, come la mia maestra di dottorato Nelli Komolova.

Da tempo è stato indicato il numero di questi partigiani — circa 5 mila. Nei tempi dell'Urss la loro memoria è stata ben conservata. Poi dopo la caduta dell'Urss è venuto il tempo dell'oblio, sono spariti i motivi politici e l'appoggio del PCI. Ma anche nel miglior periodo della memoria storica vari settori della vicenda sono stati ignorati perché erano troppo spinosi. Per esempio, la prigionia dei soldati dell'Armata Rossa e la loro spesso forzata collaborazione con il nemico. E a parte i prigionieri che erano tanti e che temevano la punizione da parte dell'autorità sovietica, c'erano collaborazionisti convinti che volevano combattere contro il regime staliniano trovando alleati nell'Italia fascista e nella Germania nazista. Su collaborazionisti gli storici preferivano tacere... Da storico ho deciso di riempire queste lacune a lungo rimaste senza risposta.

— Secondo Lei, perché questi soldati russi avevano deciso di combattere in Italia con o contro i Fascisti? Anche nell'URSS in quel periodo c'era la guerra, e abbastanza severa. Perché non erano rimasti a casa ad aiutare la patria?

Che Guevara

Flashback Resistenza al di là delle frontiere

soldati italiani, sovietici
© Foto: fornita da Pino Ghisalberti, Anpi di Alassio

I partigiani sovietici in Italia? Una vicenda forse poco conosciuta, di cui è importante parlare in vista anche del 9 maggio, Giorno della Vittoria dell'Unione Sovietica sul nazifascismo.


Questa vicenda è al centro dell'evento "Soprotivlenie bez granic" (Resistenza al di là delle frontiere), organizzato ad Astana il 25 aprile dal centro studi di italiano "Il Camaleonte" in collaborazione con la direzione della Biblioteca nazionale e il Consiglio dei Veterani di Astana, l'Associazione Russkij Mir di Torino.

All'evento è stato proiettato il documentario "Nicola Grosa moderno Antigone" di Mario Garofalo.

L'Astana del 2015, questa nuova capitale del Kazakistan che sorge ambiziosa al centro della steppa con i suoi grattacieli e le sue architetture lanciate verso il futuro, sembra così lontana dall'Europa del 1945, dalle macerie fumanti delle sue città devastate dalle bombe e dai popoli ancora increduli che la guerra fosse finita. Eppure, l'interesse per l'iniziativa è stato molto vivo da parte delle istituzioni locali e degli eterogenei partecipanti, che hanno osservato con interesse la mostra fotografica sui partigiani sovietici in Italia ed hanno riempito la sala da 160 posti a sedere in cui, prima della proiezione, tre Veterani hanno parlato della loro esperienza personale in quella lontana Europa sconvolta.

A Torino, nel Campo della gloria, 48 cubi di marmo accolgono le salme di 1126 persone. Si tratta di partigiani che hanno perso la vita lottando contro al fascismo, e non solo italiani: ci sono anche combattenti sovietici, francesi, austriaci, tedeschi, polacchi, jugoslavi e cecoslovacchi. L'identità di molti di essi non ha potuto essere accertata, e così le loro storie personali non hanno potuto essere ricostruite.

Che Guevara

Germania, oltre 30 mila in piazza contro Ttip prima dell' arrivo di Obama

germania manifesti anti ttip

HANNOVER
(Pars Today Italian) - Almeno 35.000 persone, secondo la polizia, 90.000 per gli organizzatori, hanno manifestato oggi a Hannover contro il Ttip, il progetto di accordo di libero scambio transatlantico che Barack Obama e Angela Merkel difendono all'unisono, alla vigilia dell'arrivo del presidente degli Stati Uniti nella città del nord della Germania.

La folla ha sfilato pacificamente brandendo striscioni contro il "Ttip", l'acronimo di questo accordo molto controverso, denominato anche Tafta. "Non manifestiamo contro Obama, ma contro il Ttip", aveva spiegato Christoph Bautz di Campact, una delle ong che hanno organizzato le manifestazioni contro l'accordo di libero scambio, particolarmente seguite in Germania.

L'arrivo di Obama, che inaugurerà domani il Salone dell'Industria di Hannover, dove le aziende americane faranno la parte del leone, e dove incontrerà la cancelliera Angela Merkel, dovrebbe dare nuovo impulso ai negoziati sul più vasto accordo commerciale al mondo di questo tipo, in un momento in cui questi navigano in acque difficili. In un'intervista al tabloid Bild, Obama ha una volta di più difeso l'accordo, definendolo "una delle strade migliori per promuovere la crescita e creare occupazione in Europa e negli Stati Uniti".


Fonte:
ParsToday

Commenta: ..."una delle strade migliori per promuovere la crescita e creare occupazione in Europa e negli Stati Uniti". L'accordo TTIP non è un accordo commerciale basato sul rispetto reciproco fra gli USA e l'UE, l'accordo TTIP non è nient'altro che un giogo che serve a soggiogare definitivamente il suo vassallo più fedele e importante, ovvero, l'UE. Quale rapporto di amicizia, basato su rispetto e onore reciproco può mai esistere fra l'Impero del Caos e i suoi vassalli? Per ulteriori informazioni leggere l'articolo: Deputata tedesca accede ai documenti del TTIP. "Per me ha solo il sapore del totalitarismo"


Hearts

Siamo Down, non selezionateci

dontscreenusout
© http://dontscreenusout.org

Londra
. Dopo l'approvazione da parte del "Consiglio nazionale di screening" inglese di un nuovo test prenatale sul sangue materno che sarebbe in grado di verificare, sin dai primi mesi di vita, se il figlio in grembo è affetto dalla sindrome di Down, un gruppo di genitori e di persone disabili hanno protestato di fronte al parlamento. In una società dove già il 92 per cento dei bambini con la trisomia 21 viene abortito, è difficile rendersi conto di cosa significhi vivere con un handicap simile. Ma Heidi, ventenne inglese affetta dalla sindrome, lo ha spiegato rivolgendosi al ministro della Salute Jeremy Hunt.
«Mi chiamo Heidi, ho vent'anni, lavoro presso un parrucchiere, ho la sindrome di Down e la mia vita è importante e gioiosa come quella di chiunque altro. Quando ai genitori viene detto che il loro bambino è disabile, non vengono sempre aiutati e informati come dovuto e non viene detto loro che il piccolo può prosperare e fiorire. Non viene spiegato loro il potenziale che ha questa nuova vita umana e quanto amore e felicità possa avere e portare alla vita della loro famiglia e della società. Il governo sta considerando se introdurre un altro test che potrebbe portare a una diminuzione dei bambini nati con la sindrome di Down ogni anno. Questo accade perché la nostra società e i servizi sanitari non si rendono conto che i bambini con la disabilità fanno parte della varietà e della ricchezza della vita. I genitori hanno bisogno che gli sia dato supporto e aiuto nel prendersi cura dei loro figli invece che essere posti di fronte a una scelta senza speranza. Sono qui perché sono convinta che abbiamo tutti lo stesso valore e che dovremmo essere considerati al pari di chiunque altro. Le mamme e i papà dovrebbero ricevere l'aiuto di cui hanno bisogno affinché non vedano un figlio disabile come una preoccupazione, ma come l'inizio di un'avventura felice. Jeremy Hunt, non selezionarci, ma lavora con noi per creare una società in cui ognuno sia trattato con la dignità, il rispetto, la compassione e l'amore che tutti meritiamo».

Stock Down

Panico alla Federal Reserve: cinque delle principali banche statunitensi sull'orlo dell'insolvenza

 federal reserve
Lo scorso 13 aprile, la Federal Reserve o FED, ossia la Banca Centrale degli Stati Uniti e la FDIC, l'Agenzia Federale per la Salvaguardia dei Depositi Bancari, hanno emesso un comunicato congiunto riguardante la situazione economica delle banche nazionali. Questi due enti nell'ambito della loro attività di vigilanza sugli Istituti finanziari, prevista dalla legge "Dodd-Frank", ogni anno studiano i piani presentati dalle banche nazionali. Mediante questo comunicato i due enti hanno reso pubblico di aver trovato insoddisfacenti i piani presentati da 5 delle principali 8 banche statunitensi, al bordo dell'insolvenza. Innanzitutto vediamo cosa dice la legge "Dodd-Frank". Il 21 luglio del 2010, il Presidente Barack Obama ha firmato la cosiddetta legge "Dodd-Frank", così soprannominata perché proposta dal senatore Chris Dodd e dal deputato Barney Frank.

Questa legge è stata emanata per regolare il sistema bancario statunitense ed evitare il caos in caso di fallimento di grandi banche, come è avvenuto per la Lehman Brothers nel 2008. Questa legge, che ha rappresentato l'intervento statale più importante in campo bancario dai tempi della Grande Depressione, è servita a riformare "Wall Street" ed a proteggere il consumatore (Vedasi il testo della legge, in inglese, nel sito della Casa Bianca). In sostanza, la legge "Dodd-Frank" prevede una serie di strumenti atti a promuovere la stabilità e la trasparenza delle attività finanziarie: proibisce le attività speculative per le banche commerciali, separando di fatto le banche commerciali dalle banche d'investimento; incrementa l'attività di vigilanza; impedisce il fallimento delle banche, troppo grandi per poter fallire, attraverso aiuti di stato (trasferimento di denaro pubblico), ecc..

Questa legge, che prevede dunque un maggior controllo sulle attività bancarie, impone agli istituti finanziari di redigere annualmente un piano d'intervento in caso di crisi e fallimento. L'ultimo piano presentato dalla varie banche è stato analizzato dalla FDIC e dalla FED ed il risultato dello studio di questi piani è contenuto appunto nel comunicato congiunto, emesso lo scorso 13 aprile. Tramite questo comunicato congiunto, FDIC e FED hanno reso pubblico di aver trovato insoddisfacenti i piani presentati da 5 delle principali 8 banche statunitensi, tutte sull'orlo dell'insolvenza. Le cinque grandi banche USA sull'orlo dell'insolvenza sono: Bank of America, Bank of New York Mellon, JP Morgan Chase, State Street e Wells Fargo. Per altre tre grandi banche il giudizio non è stato unanime. Infatti, solo la FDIC ha trovato non credibile il piano di Goldman Sachs per la presenza di notevoli carenze in merito a quanto previsto dal Codice fallimentare USA. La FED, invece ha trovato deficienze nel piano presentato da Morgan Stanley. Entrambe le agenzie hanno segnalato le carenze del piano presentato da Citigroup, anche se queste carenze non sono assimilabili a quelle rinvenute nelle cinque grandi banche di cui sopra.

Hourglass

La deriva strategica polacca

neonazisti polacchi
© anonimo
In Polonia, l'ascesa al potere della destra populista, nazionalista e xenofoba capitanata da Jaroslav Kaczynski ha determinato una svolta della visione strategica del Paese e delle sue alleanze. Il Governo guidato da Beata Szydlo, una creatura di Kazcynski, ha infatti accentuato fino alla caricatura la tradizionale ostilità verso Mosca, spingendola fino ad un irresponsabile revanscismo.

Per conseguenza, la Ue viene criticata aspramente perché giudicata ambigua verso la Russia, permettendo a Paesi come la Germania e la Francia di continuare a fare affari con essa; inoltre, malgrado la Polonia debba il suo sviluppo proprio ai fondi europei elargiti con generosità a scapito delle regioni mediterranee, abbia espresso il Presidente del Consiglio europeo (Donald Tusk) e blocchi ferocemente ogni tentativo di revisione delle sanzioni che danneggiano pesantemente gli altri Paesi membri, sostiene che Bruxelles non tenga nel debito conto gli interessi e l'importanza di Varsavia.

La stessa Nato è duramente criticata per l'impegno giudicato insufficiente nel contrastare Mosca e garantire la sicurezza (e le mire) dei Paesi dell'Est Europa, Polonia in testa.

In questa ottica, il Governo di Varsavia ha messo mano a un riposizionamento delle alleanze, che vede un forte raffreddamento verso Berlino, suo sponsor tradizionale, e un totale allineamento verso Washington, vista come l'unica garanzia nei confronti della Russia. Da questo discende la volontà d'accrescere le spese militari, e di integrare strettamente le proprie Forze Armate con quelle statunitensi, di cui si chiede una corposa presenza sul territorio polacco.

Al momento, le Forze Armate polacche contano circa 90mila effettivi, ma è previsto un aumento che le porti a 120mila, con la possibilità che il Governo le incrementi di ulteriori 10mila unità. A questo s'aggiunge la novità dell'intenzione d'istituire una riserva e una sorta di milizia territoriale, in complesso circa 250/300mila uomini, ma non è affatto chiaro come dovrebbero essere equipaggiati e quale valore effettivo potrebbero avere, se non quello di sfilare alle parate fra bandiere e inni "patriottici".

E qui si apre il discorso sulle risorse: le spese per la Difesa nel 2016 ammontano già a 8,5 Mld, pari al 2% del Pil, ma passeranno al 2,3% nel 2017 e al 2,5% successivamente, salvo ulteriori stanziamenti di cui già si dibatte. Ma per far fronte alle esigenze di ammodernamento di materiali e mezzi, si è già pensato di varare il Tmp (Technical Modernization Plan), in corso dal 2013 al 2013, su cui dovrebbero confluire almeno il 25% (salvo implementazioni) delle risorse complessive. Insomma, una festa assicurata per le industrie nazionali della Difesa e per le aziende Usa e dei Paesi giudicati "alleati".

Bizarro Earth

Genova, si rompe tubo della raffineria Iplom: petrolio nel torrente Polcevera

Iplom tubo petrolio Borzoli Genova
© XIX TV
L'allarme alle 20 di domenica 17 aprile. Gli abitanti di Borzoli hanno sentito un boato, poi hanno visto l'acqua diventare scura. Dalle finestre dei palazzi decine di persone assistevano alle operazioni. Non è il primo incidente di questo tipo

"Petrolio nel fiume, petrolio nel fiume". Erano le 20 di domenica 17 aprile quando nella sala operativa dei vigili del fuoco di Genova è scattato l'allarme. L'acqua del rio Fegino in pochi minuti si è colorata di nero. L'odore acre in pochi istanti si è diffuso tra le case, mentre il greggio ha cominciato a correre veloce verso il mare. Difficile, in piena notte, nel buio, valutare l'entità della perdita e dell'inquinamento. Impossibile capire quanto petrolio sia arrivato fino in mare.

A cedere è stato un tubo dell'oleodotto della raffineria Iplom che si trova a poca distanza dal Fegino. Gli abitanti di Borzoli hanno sentito un boato, poi hanno visto l'acqua del torrente diventare scura. L'allarme è stato dato subito, i vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente per tamponare la perdita. Ma a Genova sabato 16 aprile ha piovuto tanto, i rivi - sempre loro, quelli che si gonfiano in pochi minuti quando ci sono le alluvioni - erano pieni d'acqua. Così, nonostante il rapido intervento, il petrolio era già arrivato al torrente Polcevera (nel Ponente cittadino).

Commenta: Strano accadimento avvenuto proprio il giorno del referendum sulle "trivelle", sempre di petrolio si parla, ignorato in massa dagli Italiani a causa di una informazione assolutamente schizofrenica, con gli auguri del governo che sembrava quasi doversi difendere da un'invisibile orda di Unni predatori le cui mosse erano coperte da segreto di stato.


Question

Renzi con meno sicurezze per il referendum sulla Costituzione?

RENZI
© flickr
Il quorum al referendum di ottobre non ci sarà e basterà che la maggioranza di chi si recherà al voto si esprimerà per il sì alla riforma del senato per rendere realtà la modifica della Costituzione. Non a caso Renzi ha trasformato questo referendum in una sorta di referendum sulla sua persona, e non è detto che questa volta il gioco gli si ritorca contro.

Renzi evidentemente è sicuro a ottobre che il referendum per la modifica della Costituzione passerà. Lo è perchè non c'è bisogno del quorum per approvare la riforma del Senato e le altre riforme costituzionali, a differenza del referendum del 17 aprile che è fallito proprio incagliandosi negli scogli del quorum. Renzi però ha deciso di alzare l'asticella della sfida e ha trasformato il referendum costituzionale in una sorta di referendum sulla propria persona. Lo ha fatto perchè evidentemente Renzi sa di poter vincere, o forse solo perchè convinto di poter calpestare ogni nemico consapevole di avere gran parte dei media e della stampa dalla propria.

In caso di sconfitta ha promesso che andrà a casa, e anche in questo caso non si è trattato che di un sapiente tentativo di certificare l'ovvio in quanto questo governo ha basato la sua credibilità proprio sulle riforme e se gli italiani dovessero bocciare le riforme boccerebbero di conseguenza anche lo stesso governo. In caso di vittoria Renzi ovviamente gongolerà e festeggerà andando alle elezioni anticipate con l'Italicum che, guardacaso, gli consentirebbe di mettere su un governo con un'ampia maggioranza che a quel punto andrebbe avanti come uno schiacciasassi.

Di fronte a questo sarà davvero molto difficile opporsi dal momento che non esistono partiti di sinistra capaci di difendere la Costituzione e anzi la polemica e la lotta politica nei prossimi mesi diventerà molto dura. Vi è però anche il rovescio della medaglia, e ovvero che Renzi potrebbe sottostimare in modo per lui disastroso la capacità degli italiani di mobilitarsi, del resto sono comunque 13 milioni i cittadini che si sono comunque recati ai seggi per votare al referendum No Triv, e potrebbero tranquillamente farlo a ottobre votando NO alle riforme boschiane. Ecco quindi che in questi mesi sarà anche possibile costruire qualcosa di veramente straordinario per mobilitare il popolo italiano contro una riforma che viene proposta come ineludibile e che invece non centra assolutamente niente con la crisi economica e con i danni che i politici degli ultimi trent'anni hanno fatto. Semmai la Costituzione dovrebbe fungere proprio da spada da impugnare contro costoro e andrebbe difesa a qualsiasi costo come vera e unica garanzia di democrazia.