Maestri BurattinaiS


War Whore

Con i droni USA di Sigonella l'Italia vola in guerra

drone
© flickr.com/ Stephen Melkisethian
Zitto zitto il governo italiano concede la base di Sigonella per far decollare droni armati americani verso la Libia.

I negoziati sui droni killer fra l'Italia e gli Stati Uniti durano da mesi, ma il governo Renzi non ha ritenuto opportuno mettere al corrente il Parlamento e i cittadini italiani di quanto stava accadendo. Grazie, Wall Strett Journal, per aver informato gli italiani.


Sigonella, l'aeroporto di Pantelleria, il Muos di Niscemi, la Sicilia intera è un laboratorio di guerra e sembra oramai appartenere totalmente agli americani. I droni armati di cui si parla tanto oggi, in realtà, erano dislocati a Sigonella già da anni. Ebbene, il governo italiano, anticipato in modo imbarazzante dal WSJ, è costretto ora a parlarne, ma resta poco chiaro.

L'Italia di fatto è coinvolta in azioni di guerra, altro che "missioni difensive". Nel silenzio più allarmante dei politici intanto i droni decollano. Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto Antonio Mazzeo, giornalista da tempo impegnato nei temi della pace e della militarizzazione.

— I droni armati americani dislocati a Sigonella potranno volare sulla Libia per effettuare, come dice il governo italiano, "missioni difensive". Secondo lei si tratterà veramente di sole missioni difensive e come si potranno distinguere da quelle offensive?

Antonio Mazzeo
© Foto: fornita da Antonio Mazzeo Antonio Mazzeo, giornalista da tempo impegnato nei temi della pace e della militarizzazione
— Chi conosce le strategie di guerra, sa che ormai non esistono più frontiere tra il difensivo e l'offensivo. Le nuove tecnologie puntano a essere armi di distruzione di massa e soprattutto armi da first strike, cioè armi da "primo colpo". Significa di annientare prima che gli avversari possano effettuare qualsiasi tipo di risposta. Anche i droni non armati, come i Global Hawk presenti a Sigonella da 9 anni non hanno assolutamente una funzione difensiva, hanno il compito di monitorare e individuare obiettivi, poi segnalarli ai cacciabombardieri con sistemi missilistici ed eventualmente trasmettere anche gli ordini di attacco. Anche i sistemi che non imbarcano missili, sono armi d'attacco, di distruzione a primo colpo.

In realtà non è una notizia quella di cui parlano questi giorni i media, perché i droni armati operano a Sigonella ininterrottamente dalla primavera del 2011, da quando è stato consentito agli americani di trasferire alcune batterie che partivano direttamente per incursioni in Libia.

Bullseye

Terrorismo, USA: l'FBI trucca i dati per avere più soldi

manufactured terrorism

Negli ultimi anni di lotta al terrorismo negli USA, l'FBI ha cambiato strategia. Non aspettano più che l'infrazione venga commessa: i potenziali criminali vengono arrestati prima che commettano il reato. Ritorna alla memoria la famosa pellicola "Minority Report" e indubbiamente questo approccio da parte del Bureau ha sollevato molte perplessità.


di Enea Rotella

L'FBI ha recentemente pubblicato un report dove vengono forniti i numeri, suddivisi annualmente, degli individui fermati. Seguendo la logica di questo documento ufficiale, gli obiettivi erano 125 ma gli arrestati (senza che abbiano commesso un crimine legato al terrorismo) sono stati 440. I numeri non tornano perché il Washington Post, nella sua mappatura, ne ha individuati circa 60 nel 2015, mentre una ricerca condotta dalla George Washington University ne ha scoperti 71 legati al terrorismo. Se a questi dati si aggiungono i circa 5,3 miliardi di dollari (circa la metà del budget totale del 2015) spesi per queste azioni preventive, i dubbi non possono che aumentare.

Molti negli U.S. hanno sostenuto che l'FBI abbia gonfiato i dati per ricevere più fondi nella lotta al terrorismo. Gli arrestati erano più che altro persone che hanno cercato di entrare in territorio americano o che hanno aiutato parenti o amici a farlo, quindi ben lontani dalla pianificazione di attentati terroristici. Di tutti questi casi solo uno era realmente un pericolo ed è stato bloccato a Garland, in Texas. Il dipartimento di Giustizia in un suo report ha scritto che tali operazioni preventive servono per garantire la sicurezza del territorio e che le statistiche pubblicate servono per far capire che gli U.S. sono perennemente sotto attacco. A tutto questo bisogna aggiungere che ai potenziali terroristi, fermati prima che abbiano compiuto il loro eventuale attentato, vengono sequestrati i beni semplicemente sulla base di sospetti. Non solo: secondo alcuni il numero degli arrestati è stato gonfiato ad arte perché all'interno del Bureau uno dei modi per fare carriera è portare la testa di un potenziale criminale, possibilmente terrorista, al proprio capo. Per questo motivo gli agenti, negli ultimi anni, hanno affinato due tecniche principali per procedere nelle operazioni: la prima, chiamata "Al Capone", è arrestare i potenziali criminali per reati minori; la seconda, grazie agli infiltrati, è incentivare il presunto terrorista a commettere il reato.

Commenta: Per ulteriori approfondimenti sul tema, riportiamo questo ottimo reportage (in inglese) di Joe Quinn editore di Sott.net, su quanto è realmente coinvolta l'FBI negli attentati terroristici che vengono organizzati negli Stati Uniti.




Candle

Yemen. Parlamento europeo chiede embargo sulle armi contro l'Arabia Saudita

guerra nello yemen
© Khaled Abdullah / Reuters
Il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione chiedendo un embargo sulle armi contro l'Arabia Saudita con riferimento alle operazioni portate avanti da Riad in Yemen. Esistono infatti gravissimi sospetti che scuole, ospedali e centri di assistenza vengano presi di mira deliberatamente dalla coalizione saudita.

Come riportato da Eunews e RT.com, ma non dai principali media italiani ed europei, il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione sulla situazione dello Yemen, chiedendo quindi che l'Ue imponga un embargo sulla vendita di armi ai sauditi, accusati in Yemen di realizzare ogni genere di crimine di guerra ad esempio prendendo di mira scuole, ospedali e centri di assistenza. Già in passato gli eurodeputati avevano chiesto l'attuazione di una tregua in Yemen, ma nessuno ha prestato sufficiente attenzione alla vicenda. I deputati socialisti francesi in particolare hanno proposto un emendamento approvato dall'Aula che ha chiesto esplicitamente che l'Ue imponga un embargo sulla vendita di armi a Riad.

Del resto già in passato la Svezia aveva terminato la cooperazione militare con i sauditi a causa del mancato rispetto dei diritti umani e l'Ue oggi è chiamata a fare altrettanto, se non altro per far rispettare il trattato sul commercio delle armi delle Nazioni Unite. Proprio le Nazioni Unite avevano riferito al Consiglio di Sicurezza lo scorso mese di aver verificato sistematici attacchi a obiettivi civili in Yemen da parte dell'Arabia Saudita, ma ai nostri media la situazione dello Yemen non sembra interessare più di tanto e l'alleanza con Riad non sembra essere minimamente messa in discussione.

Le tensioni in Yemen sono esplose nel 2012, quando il presidente Saleh è stato deposto e i suoi sostenitori degli Houthi, aiutati dall'Iran, hanno preso la capitale Sana'a e gran parte del paese inviando in esilio il presidente sunnita Abd-Rabbu Mansour Hadi. Nel 2015 l'Arabia Saudita ha risposto con attacchi aerei contro gli Houthi per rimettere al potere il presidente Hadi, ma l'operazione lanciata da Riad si è letteralmente arenata dopo pochi mesi. Attualmente secondo stime delle Nazioni Unite sarebbero già morti 700 bambini, ma il fatto che lo Yemen venga continuamente bombardato non interessa quanto la Siria o la Libia.

Megaphone

Il nipote di JFK rivela la vera ragione dietro la distruzione della Siria su Politico

isis

Robert Kennedy Junior: "Non la primavera araba, ma il gasdotto proposto dal Qatar all'origine della guerra in Siria"


"In parte perché mio padre è stato ucciso da un arabo, mi sono impegnato molto nel capire l'impatto della politica statunitense in Medio Oriente e particolarmente i fattori che a volte motivano i bagni di sangue dal mondo arabo contro il nostro paese". Inizia così un lungo articolo di Robert Kennedy Jr, nipote dell'ex presidente statunitense, su Politico.

Invece di soffermarsi sulle tragedie di Parigi o San Bernardino, prosegue, dovremmo andare alla radice del problema: il petrolio.

Il record sgradevole dell'America di interventi violenti in Siria - poco conosciuti al popolo americano ma ben noti tra i siriani - hanno seminato un terreno fertile per il jihadismo islamico violento "che ora complica una risposta efficace dal nostro governo per affrontare la sfida di ISIL".

La decisione degli Stati Uniti di organizzare una campagna per rovesciare il presidente siriano Bashar al Assad, in gran parte si è basata sul rifiuto del presidente di permettere il passaggio attraverso il paese di un gasdotto dal Qatar verso l'Europa. Lo scrive chiaramente Robert Kennedy Junior nel proseguo del suo articolo.

E ancora: "La nostra guerra contro Bashar al Assad non è iniziata con pacifiche proteste civili della primavera araba nel 2011", ma "quando il Qatar ha offerto di costruire un gasdotto di 10.000 milioni di dollari che attraversano l'Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia".

Quest'infrastruttura, prosegue Kennedy, avrebbe garantito che i regni sunniti del Golfo Persico ottenessero un vantaggio decisivo nei mercati del gas a livello mondiale. Si voleva rafforzare a livello internazionale il Qatar, che è il più stretto alleato degli Stati Uniti nella regione. Kennedy sottolinea come in Qatar ci siano le due principali basi militari degli Usa e la sede del comando centrale statunitense in Medio Oriente.

Il presidente siriano ha rifiutato di firmare l'accordo e ha scelto un altro gasdotto, sviluppato dall'Iran al Libano e aveva reso gli iraniani come i principali fornitori di gas verso l'Europa. Si tratta di una sfida agli interessi della maggioranza araba sunnita.

Subito dopo il rifiuto siriano che ha impedito la realizzazione del progetto iniziale, le intelligence degli Stati Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Israele hanno cominciato a finanziare l'opposizione siriana e preparare una rivolta per rovesciare il regime di Assad. Lo confermano vari rapporti segreti visionati da Kennedy, il quale spiega, nel proseguo dell'articolo come la CIA abbia trasferito sei milioni di dollari per l'emittente britannica Barada per preparare il rovesciamento del presidente siriano.

Stock Down

Il Meglio del Web: Europa, il trionfo del liberismo ha distrutto quanto resta di Popoli e Nazioni

trionfo liberismo
Lo stato di dissoluzione della UE è sotto gli occhi di tutti: nessuno finge più di crederci e le stucchevoli riunioni che si succedono sono stanche liturgie, passerelle dove ogni membro recita una parte a beneficio degli egoismi del proprio elettorato. Neppure la Germania, che fino a un anno fa era capace di mettere in riga tutti col suo potere, riesce più a governarla e si ritrova fra le mani un'assemblea rissosa di tutti contro tutti, dove gli Stati s'associano o si dividono in funzione d'interessi immediati.

Non c'è da stupirsi, la UE non ha un progetto, è solo figlia delle convenienze e se il benessere passato poteva celare le sue spaventose carenze, i lunghi anni di una crisi senza fine, di decisioni politiche e di gestione dell'economia suicide, imposte da Washington e da Berlino, l'hanno condotta sfiancata dinanzi a problemi veri e, cozzando su quegli scogli, i falsi valori su cui basava una coesione bugiarda si sono dissolti mostrandola per quella che è: un ectoplasma privo di sostanza.

In questa situazione, anche la sua finzione amministrativa, fatta di regole astruse e di burocrati, è condannata a dissolversi in breve travolta dall'incalzare di un mondo che s'è messo a correre e che chiede risposte immediate. Al di là delle semplificazioni che non servono, tutt'altro, comprendere il perché d'un simile fallimento serve a indicare la via che dovrebbe intraprendere questo Continente da tempo autoreferenziale ed avviato all'irrilevanza.

In realtà, la strada presa con i trattati di Roma, nel '57, non era questa, tutt'altro; allora, una classe dirigente europea con cui avremmo cento e più motivi di dissenso, ma di levatura infinitamente superiore ai miserabili guitti di adesso, ebbe l'intuizione di un processo aggregativo fra Popoli, culture ed economie, che rendesse un Continente che si risollevava da una crisi immane un vero soggetto politico oltre che economico. Allora si comprese che la semplice aggregazione economica e commerciale, anche se necessaria, non poteva bastare a governarlo, per il semplice fatto che solo la politica gli avrebbe dato un'anima e gli avrebbe consentito di agire.

Allora si era nel pieno della Guerra Fredda, e l'Europa di cui parliamo era quella occidentale e neanche tutta; un pugno di Paesi, ma con culture, economie e storie affini e che per questo potevano ambire a fare una forza delle diversità.

Allora c'era la Nato e pure la sudditanza a Washington, ma pur col Patto di Varsavia agitato come continua minaccia erano diversi i premier che rivendicavano una certa autonomia, e l'aggregazione europea era vista da molti come lo strumento per dare peso a un Continente frammentato.

Newspaper

Sarıyıldız: Anche il silenzio dell'Europa è responsabile del massacro di Cizre

rovine dei curdi
Il presidio di 5 giorni davanti alle sedi del Consiglio d'Europa (EC) della Corte Europea dei diritti umani (ECHR) e della Commissione europea per la prevenzione della tortura è giunto al terzo giorno.

Al presidio promosso da KCD-E (Congresso delle società democratiche curde europee) e da TJKE (Movimento delle donne curde europee) si sono uniti centinaia di giovani provenienti dalla Svizzera,dalla Francia, dall'Olanda, dalla Germania e dal Belgio.

La protesta mira a rompere il silenzio delle istituzioni europee nei confronti dei massacri dello stato turco, guidato da Erdoğan e dall'AKP.Centinaia di manifestanti chiedono di far cadere l'appartenenza della Turchia al Consiglio d'Europa e di far cessare l'approvazione della ECHR dei massacri in Kurdistan,e di porre fine all'isolamento del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Striscioni, poster e fotografie di Öcalan decorano la tenda lunga 40 metri dove i manifestanti svolgono il loro presidio. Il deputato di HDP di Şırnak Faysal Sarıyıldız, che si trovava a nel distretto di Şırnak durante il corso della più recente aggressione per oltre due mesi, oggi ha partecipato nell'area a un dibattito.

Forte resistenza, guerra immorale

Intervenendo Sarıyıldız ha sottolineato che la popolazione a Cizre ha messo in scena una forte resistenza nel nome dei diritti umani, contro la guerra immorale intrapresa dallo stato contro la popolazione. Ha proseguito:"Guardate alle fotografie rilasciate da Cizre. Non sono diverse dalla Germania del 1940 e dalla Spagna e da Beirut degli anni '70. Ogni palmo della città è stato distrutto e demolito, ma lo stato si vanta di questo. Questo è un atteggiamento del tutto immorale".

Gli stati europei sono responsabili

"Ognuno di noi ha un ruolo nel massacro", afferma Sarıyıldız, aggiungendo quanto segue:"Vero, la nostra gente ha messo in scena una forte resistenza. Essi non si sono piegati in ginocchio. Lo stato ha massacrato la gente senza discriminazione tra ragazzini, giovani ed anziani. Le persone sono state bruciate fino alla morte nello scantinato dell'atrocità. Anche noi siamo responsabili per questo massacro per avere fallito nell'impedirlo e alzato una voce forte contro di essa. Anche gli stati europei sono responsabili per questo massacro perchè sono rimasti in silenzio."

Incontro con Muiznieks

Dopo presidio che durerà fino a Domenica, una delegazione incluso Sarıyıldız avrà un incontro con il Commissario per i diritti umanidel Consiglio d'Europa, Nils Muižnieks.


Fonte
: Rete Kurdistan

Chess

Siria. Stati Uniti pensano anche a un "Piano B"

mappa del medio oriente

Qualora le trattative con la Russia per un cessate il fuoco in Siria dovessero fallire, il Segretario di Stato americano John Kerry ha detto al comitato del Senato che gli Usa valuteranno un "piano B". La sensazione è quindi che se non si troverà un accordo si assisterà in Siria a una nuova, pericolosissima, escalation.


Da un lato Russia e Usa sembrano essersi avvicinate in Siria negli ultimi giorni, non a caso si è accesa nuovamente una flebile speranza di trovare una qualche soluzione politica a una crisi militare sempre più devastante che ha sin qui ucciso decine e decine di migliaia di persone dal 2011 a oggi. Peccato che a Washington se da un lato affermano di apprezzare gli sforzi di Mosca per trovare una soluzione, dall'altro stiano pensando già a un "Piano B", come peraltro ha ammesso candidamente il segretario di Stato John Kerry di fronte al comitato del Senato. Insomma se i negoziati dovessero in qualche modo fallire, ecco che gli Usa non hanno alcuna intenzione di occuparsi d'altro e vogliono comunque ottenere i loro obiettivi in Medio Oriente, in un modo o nell'altro. In teoria il cessate il fuoco raggiunto con la Russia, e accettato dal governo siriano di Assad ma non da tutti i "ribelli", dovrebbe entrare in vigore alla mezzanotte di sabato.

Secondo il piano quelli che decideranno di aderire alle condizioni del cessate il fuoco dovranno astenersi dal colpire altre parti in conflitto con qualsiasi tipo di arma, ma ovviamente lo Stato Islamico, Al-Nusra e altri gruppi considerati terroristici dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non verranno inclusi. Non solo, grazie all'accordo aiuti umanitari verranno immediatamente inviati nelle zone del conflitto, ma la sensazione è che ci siano forse interessate alla tregua e altre forze che invece non abbiano alcuna intenzione di deporre le armi. Kerry del resto ha anche ammonito che la situazione in Siria diventerà molto peggiore se i combattimenti continueranno, il che è una affermazione sibillina dato che negli ultimi tre mesi gli attacchi aerei russi hanno consentito a Damasco di riconquistare molto del territorio perduto, avvicinando quindi la fine della guerra.

Evidentemente però gli Usa non vogliono che a vincere siano Assad e le forze alleate di Iran e Russia ma bisogna comunque ammettere per correttezza che lo stesso Kerry ha detto chiaramente che senza la cooperazione della Russia difficilmente si sarebbe riusciti a trovare un accordo. Che dunque sia stato un modo estremamente elegante di scaricare alleati imbarazzanti come Arabia Saudita e Turchia che vorrebbero invece spingere per la guerra a tutti i costi? In ogni caso il fatto che Kerry si tenga aperto un "Piano B" indica che le forze coinvolte non hanno ancora rinunciato a perseguire i propri obiettivi specifici in Siria, il che induce ad aspettare ancora un paio di mesi prima di capire se ci sarà una ulteriore escalation o finalmente un processo di pace reale.

Heart - Black

Germania. Aumentano assalti a bus di migranti e incendi

migranti in germania
© Bwag/Commons
Negli ultimi giorni infatti gruppi xenofobi tedeschi hanno incendiato un ex albergo che funge da centro di accoglienza per i profughi e hanno assaltato un autobus di migranti, ennesimi casi di intolleranza che dovrebbero far suonare più di un campanello d'allarme in Europa.

Le notizie che arrivano dalla Germania non sono certo positive in quanto parlano dell'ennesimo caso di intolleranza consumatosi ai danni di migranti e profughi richiedenti asilo. Nei giorni scorsi infatti un gruppo di persone ha assistito urlando slogan razzisti a un incendio doloso appiccato in un ex alberto che fungeva da centro di accoglienza per i profughi. Il quotidiano Dresdner Morgenpost ha riferito come ci sarebbero stati anche di minori tra gli spettatori che urlavano insulti contro i profughi. Al momento del rogo l'ex albergo era fortunatamente vuoto, ma alcuni uomini avrebbero cercato di impedire ai pompieri di spegnere le fiamme. Un episodio molto grave che stride con l'immagine di paese accogliente che si vorrebbe diffondere della Germania, anche se per correttezza bisogna comunque riferire che sono anche moltissimi i tedeschi che si battono contro xenofobia e razzismo. Del resto tale episodio di intolleranza è arrivato dopo un assalto consumatosi a Clausnitz di un pullman che trasportava dei profughi da parte di un centinaio di persone che hanno urlato frasi xenofobe.

Le autorità e il mondo politico hanno ovviamente condannato l'accaduto ma in diverse regioni tedesche i casi di intolleranza sono ormai quasi all'ordine del giorno. Ma l'estrema destra tedesca sembra aver capito che gettare benzina sul fuoco dell'odio razziale è utile dal punto di vista elettorale, non a caso la donna a capo dei populisti di destra Afd, Frauke Petry, ha preso le distanze dall'assalto ma ha comunque pensato bene di rilanciare dicendo che i profughi avrebbero provocato lanciando "persino qualche insulto". E visto che il populismo di destra utilizza la xenofobia per ottenere consensi in mezza Europa, ecco che anche in Germania il rischio in questo senso sta diventando davvero reale.

Alarm Clock

Il Meglio del Web: E' il potere a fabbricare il Terrore, ma il 30% non ci casca più

guerra del golfo

La Terza Guerra Mondiale? Ci siamo già dentro: ed è cominciata l'11 settembre del 2001, con l'attacco alle Torri Gemelle e quindi le invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq. Da allora, solo guerra
. Non c'è davvero altro modo per definire lo scenario di inarrestabile e devastante destabilizzazione globale, con milioni di morti e popoli in fuga, in un'aera vastissima: dall'Asia Centrale al Medio Oriente, all'Africa, fino al terrorismo finto-islamista che minaccia l'Europa.

La buona notizia - l'unica - è che un 20-30% dell'umanità si sta "risvegliando", e ha capito che non si può più fidare del sistema mainstream, politico e finanziario, economico e mediatico.

E', in sintesi, la visione fornita in questi giorni da Fausto Carotenuto, già analista strategico dei servizi segreti italiani, ora animatore del network "Coscienze in Rete", che diffonde contro-informazione con particolare attenzione al profilo invisibile, anche "spirituale", degli avvenimenti. La tesi: una piramide "nera" di potere fomenta la paura e l'odio, in ogni parte del mondo, per generare altra paura e altro odio, in una spirale senza fine.

Nel corso di una lunga intervista radiofonica a "Forme d'Onda", trasmissione web-radio, Carotenuto espone il suo pensiero in termini anche estremamente sintetici: la guerra in Siria non è che l'ultimo capitolo della grande guerra ultra-decennale contro i Isisregimi "laici" dell'area islamica, da quello di Saddam a quello di Gheddafi. Lo strumento-cardine del "potere nero"? Il cosiddetto fondamentalismo jihadista, ieri Al-Qaeda e oggi Isis. «Tutte creazioni dell'intelligence occidentale, che ha obbligato le monarchie del Golfo - a loro volta, una creazione occidentale, recente e precaria - ad appoggiare, finanziare e armare i tagliagole dello Stato Islamico», facendo esplodere di colpo

Movente fondamentale: «Costruire un nuovo, grande nemico, chiaramente percepito come tale, capace di rimpiazzare il "nemico pubblico" del passato, l'Unione Sovietica». Secondo Carotenuto, «l'Occidente non impiegherebbe più di 15 giorni a sbaragliare l'Isis, ma non lo fa: perché è una sua creazione». L'obiettivo è semplice: demolire ogni residua sovranità statale e regionale oltre il Mediterraneo, e - in Europa - convincere i cittadini che dovranno accettare necessarie restrizioni, dovendo fronteggiare un nemico pericoloso, crudele, folle.

Chess

Le autorità siriane hanno accettato la dichiarazione Russia-USA sul ​​cessate il fuoco

bandiera della siria
© Sputnik. Michael Alaeddin

L
'agenzia SANA, citando la dichiarazione del governo, ha reso noto che le autorità siriane sono d'accordo con le condizioni di USA e Russia sulla cessazione delle ostilità, ma le attività militari contro il Daesh e al-Nusra e gli altri guerriglieri continueranno.
«La Repubblica araba siriana da il proprio consenso a ad interrompere le attività militari, pur continuando la lotta contro il Daesh, al-Nusra e le altre organizzazioni terroristiche nell'ambito della dichiarazione USA-Russia» si legge in un comunicato del ministero degli Esteri siriano.
Inoltre, il governo siriano ha detto che è pronto a coordinare le attività con le autorità russe per identificare le aree in cui cesseranno le operazioni militari, ed i gruppi coinvolti nella tregua. Inoltre, Damasco si riserva il diritto di rispondere a qualsiasi violazione dell'armistizio da parte di gruppi armati.
Il documento ha sottolineato l'importanza di ristabilire il pieno controllo sui confini con la Turchia e la Giordania, e di perseguire penalmente quei paesi che sostengono e finanziano i terroristi.
Lunedì è stata pubblicata la dichiarazione congiunta degli Stati Uniti e la Federazione Russa sulla Siria, secondo la quale la tregua tra le forze governative siriane e i gruppi armati dell'opposizione entrerà in vigore il 27 febbraio, ma non sarà estesa al Daesh, ad al-Nusra e alle altre formazioni riconosciute dalle Nazioni Unite come terroristiche.