Se la diplomazia aperta è concepita per il consumo informativo (dal momento che su qualcosa si deve pur informare), la politica esibita mediaticamente è concepita per plasmare l'opinione pubblica. Non ha, come missione, quella di orientare e, almeno generare una relazione critica con i fatti politici (il nuovo circo romano è virtuale); ciò su cui si informa non contiene nulla che non sia permesso per la funzione assegnata, vale a dire, ciò che si sa è solo ciò che l'amministrazione selettiva dell'informazione permette di sapere (tale controllo, certamente, non è del tutto perfetto; il suo successo è proporzionale al grado di addomesticamento prodotto). L'interpretazione dei fatti politici è, in tal modo, circoscritta entro i margini consentiti che stabilisce un potere strategico che conosce l'importanza della manipolazione dell'informazione.
La diplomazia aperta è un concetto che sintetizza la concezione aristocratica della democrazia moderna: il popolo non deve sapere ciò che è realmente in gioco. Il popolo obbedisce, non decide. Quelli che decidono sono i protagonisti della diplomazia profonda e sono gli artefici della politica reale. Ciò che si vede è solo il teatro mediatico, la tragicommedia politica; ma la trama, l'argomento, il nocciolo della questione, non si possono esibire, se non a proprio vantaggio. Perché scoprirlo è rivelare i propositi al livello più profondo e ciò significa smascherare il potere dietro al trono.Attualmente, la mediocrazia ha monopolizzato ogni mediazione tra l'individuo e la realtà, facendo dell'opinione pubblica il proprio patrimonio privato. L'informazione si è trasformata in una risorsa strategica di controllo politico, trasformandola nel marchio registrato di ogni fenomeno della comunicazione; però non è l'informazione, in sé, che produce conoscenza, ma la riflessione che tematizza il significato che contiene l'informazione; e neppure è il contatto diretto con i fatti ciò che permette la comprensione, ma il possedere una prospettiva, come pure l'obiettività non si misura per la neutralità ma per i criteri etici che si assumono. Allora, per avere una visione chiara degli avvenimenti, occorre superare il cerchio mediatico e smascherare i contenuti informativi che propaga la stampa, e dei quali nemmeno essa è consapevole.
Ciò che succede in Brasile non può essere soppesato a partire da ciò che viene esibito mediaticamente; tale informazione produce solo confusione e non permette di intravedere ciò che realmente è in gioco. Le denunce della corruzione governativa sono un teatro montato ad arte per gli ingenui in geopolitica, che è il modo con cui si sta definendo la nuova riconfigurazione globale. In tal senso, la possibile destituzione della presidente Dilma non è distante da tutto ciò che è venuto accadendo dal golpe in Honduras e Paraguay.












