Maestri BurattinaiS


Che Guevara

Il Pakistan denuncia gli USA all'ONU: " Basta con i vostri droni, state massacrando la nostra popolazione

droni US
Il Pakistan ha denunciato gli attacchi sistematici dei droni statunitensi contro il proprio territorio con il pretesto della lotta contro il terrorismo. La rappresentante permanente del Pakistan davanti all'Organizzazione delle Nazioni unite, Tehmina Yanyua, ha accusato il silenzio dei media occidentali e degli organismi internazionali davanti al massacro di civili che è stato causato dalle incursioni dei droni senza pilota. Il comunicato della Cancelleria Pakistana ha richiesto una risposta dal Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU davanti alle violazioni dei diritti umani e la perdita di vite preziose causate dagli attacchi dei droni.

L'ambasciatrice ha esortato la comunità internazionale ed il Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU a seguire da vicino le violazioni dei diritti umani che si producono come risultato degli attacchi aerei illegali. La diplomatica ha aggiunto che i sistematici attacchi di aerei senza pilota degli USA violano anche la carta dell'ONU ed il diritto internazionale.

Dall'invasione dell'Afghanistan avvenuta nel 2001, il Pentagono realizza, su ordine diretto di Obama (premio Nobel per la Pace), bombardamenti contro presunte posizioni del gruppo terrorista dei Talebani nel territorio pakistano, cosa che ha provocato le critiche delle autorità del paese ed il forte risentimento contro gli statunitensi delle popolazioni colpite. Islamabad ha qualificato come una violazione della sua sovranità territoriale i voli dei droni statunitensi nel suo spazio aereo, operazioni che hanno causato la morte di centinaia di civili inermi ed una forte reazione di odio da parte della popolazione delle aree interessate che hanno manifestato la loro rabbia e la loro condanna.

Arrow Down

Un'insofferente (e serva) Europa balbetta sul rinnovo delle sanzioni alla Russia

us-ue sanzioni contro la Russia
A luglio la Ue dovrà decidere se prolungare le sanzioni alla Russia e sotto l’unanimità ostentata da ultimo alla recente riunione del G7, i malumori e le voci di dissenso si stanno moltiplicando.

La lista degli Stati che in modo sempre più manifesto dimostrano insofferenza per misure che li danneggiano pesantemente si allunga continuamente: a Italia, Grecia, Cipro, Ungheria, Bulgaria si stanno aggiungendo Francia, Spagna, Austria, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca ad opporsi al fronte di Inghilterra, Polonia e Paesi Baltici, decisi a seguire fino in fondo i voleri di Washington.
E che il clima stia cambiando lo attesta la prevista partecipazione di Juncker all'International Economic Forum di S. Pietroburgo (16-18 giugno), l'equivalente russo di Davos, una partecipazione impensabile un anno fa.

La stessa Germania, che per bocca della Merkel ha fin'ora mostrato a parole intransigenza (salvo fare affari sottobanco, vedi il raddoppio del North Stream e le massicce triangolazioni con Mosca tramite la Bielorussia), sta ammorbidendo rapidamente le sue posizioni.

È stato il ministro degli Esteri Steimeier a prendere atto pubblicamente della spaccatura sempre più evidente fra i Paesi europei, ed il ministro dell'Economia Sigmund Gabriel gli ha fatto eco dicendo senza mezzi termini che l'isolamento non è affatto utile e che la Russia si è dimostrata un partner affidabile, citando come esempio la difficile trattativa sul nucleare iraniano.

Per Berlino, il cuore del problema è il timore che vada in pezzi quanto resta della coesione politica della Ue (assai poco in vero) qualora si dovesse arrivare a un muro contro muro, aggravato dalle fortissime pressioni di Washington sempre più irritata dal cambio del clima in atto nelle Cancellerie europee.

Per questo il Governo tedesco sta lavorando nella massima discrezione ad un compromesso che pur non rinnegando le sanzioni le ammorbidisca; un compromesso che pare non incontrare la completa chiusura di polacchi e baltici, a condizione di un'accresciuta presenza militare della Nato sui loro territori, di cui si discuterà al prossimo summit dell'Alleanza a luglio.

Bad Guys

Gli atlantisti calati come avvoltoi a sfruttare l'omicidio Cook

omaggio alla Cook

Dopo una serie di sondaggi che davano in forte ascesa il movimento pro Brexit ne Regno Unito, con l'omicidio della esponente laburista Helen Joanne Cox, si è' verificato come un fatto "provvidenziale" per i media filo atlantisti che si sono buttati come avvoltoi a sfruttarne l'eco mediatico per spaventare ed influenzare l'opinione pubblica anti UE.


Le prime informazioni diffuse ad arte hanno mirato a far credere che, dietro l'omicidio, ci potesse essere il movimento pro Brexit, quello che sostiene l'uscita della G.B. dalla dalla UE. Il membro del Parlamento dal partito laburista, Joanne Cox, la donna che il giovedì è stata attaccata nel nord dell'Inghilterra da uno squilibrato ed è morta per le ferite riportate, un brutale omicidio che ha destato molta impressione. Lei era una sostenitrice del fronte atlantista che vuole che la Gran Bretagna rimanga nell'UE ed esponente del partito Laburista.

L'autore dell'omicidio è un tal Thomas Mair, di 52 anni. Questi era un elemento già noto alle forze di polizia in quanto era già stato arrestato in precedenza. La sua famiglia ha riferito che l'uomo era affetto da un disturbo mentale ed è stato sotto osservazione dai medici. Il Mair ha vissuto in una piccola casa nel villaggio Berstoll vicino alla città di Leeds e dalle informazioni non traspariva la sua posizione politica aggressiva.

La parola d'ordine: utilizzare il caso per la manipolazione

La campagna dei media è partita puntuale e cinica, come sempre, ed ha immediatamente provveduto a montare il caso. Le fonti informative hanno puntato in primo luogo a creare il collegamento tra Mair e le organizzazioni di estrema destra, così è stata trovata una sua firma sulla rivista sudafricana S.A. Patriot. Di questa rivista su internet ci sono informazioni secondo le quali la redazione di questa rivista si oppone alla "società multiculturale" e "la diffusione aggressiva dell'Islam".

Vader

Guerra Fredda. Nuova ondata di guerra mediatica contro Mosca

John bull e amici

Si va ad ondate. Stiamo parlando dell'atteggiamento dei media mainstream nei confronti della Russia, divenuta una sorta di "impero del Male 2.0″ su cui scaricare le colpe di qualsiasi cosa, dagli Hooligans fino al doping passando per la Siria, i Panama Papers l'Isis e il Donbass. Una propaganda di guerra talmente smaccata che farebbe sorridere Goebbels.


Non c'è niente di più ipocrita e fastidioso di utilizzare sempre e comunque due pesi e due misure per giudicare se stessi e gli altri. Gli Usa in questo senso, e i loro alleati Nato, sono assolutamente imbattibili in quanto hanno fatto di questo atteggiamento una vera e propria arte. Gli attacchi alla Russia negli ultimi anni si sono fatti sempre più intensi e, aggiungiamo noi, poco credibili, con il risultato che gli Usa e l'Occidente sembrano ormai una fabbrica del falso in serie nei confronti di Mosca a livelli che farebbero sorridere persino Goebbels.

Come si potrebbe altrimenti comprendere l'accanimento dell'Occidente nei confronti di Mosca, vedi il rinnovo per un altro anno delle sanzioni economiche a Mosca da parte dell'Ue comminate a seguito dell'annessione della Crimea nel 2014, annessione peraltro non militare ma successiva a un referendum democratico ma ovviamente non riconosciuto da Kiev. Basta del resto mettere in fila i fatti recenti degli ultimi sei anni per capire come gli Usa e la Nato cerchino la provocazione in tutti i modi nei confronti di Mosca, ovviamente tacendo però delle proprie magagne che vengono sistematicamente messe in secondo piano.

Negli ultimi tre anni solo per fare un esempio i media hanno accusato la Russia nell'ordine di essere una dittatura, di voler invadere l'Europa, di favorire l'Isis, di usare il doping nello sport e anche di occultare denaro in paradisi fiscali (Panama Papers). Insomma la Russia viene accusata di qualsiasi cosa e l'opinione pubblica sembra ormai essere pronta a credere a tutto questo, preparata da decenni di lobotomizzazione mediatica in cui tutto ciò che è Made in Usa viene percepito come positivo. Così gli Hooligans inglesi che devastano città diventano quasi bravi ragazzi che sono stati aggrediti, ovviamente, dagli ultrà russi, loro cattivi. Per lo stesso motivo i nazisti ucraini diventano dei patrioti mentre coloro che combattono per la propria sopravvivenza nel Donbass diventano dei terroristi, per non parlare dei soldati siriani che combattono contro l'Isis con le armi russe e che invece per i media americani sono boia che macellano popolazione civile a caso. Insomma stiamo parlando di una russofobia che rasenta il parossismo e che dovrebbe indurre ad approfondite riflessioni.

Bad Guys

Il Meglio del Web: Il terrorismo americano colpisce Orlando - Non riguarda più solo i Siriani

strage Orlando

Un orribile episodio di violenza si è verificato questa settimana, quando Omar Mateen dopo essere entrato in un night club di Orlando, Florida, ha aperto il fuoco, uccidendo 50 persone e ferendone molte altre. Lo stesso Mateen sarebbe poi caduto sotto il fuoco della polizia.


Di primo acchito sembra un altro attacco "estremista", un'estensione della perenne "guerra al terrore" dell'America. In realtà, quella di Mateen è una variante della funzione del terrorismo, che l'America usa come strumento geopolitico per combattere i suoi nemici all'estero e per instillare in patria divisione, isteria e paura paralizzante.

Mateen, l'ultimo della lista dei terroristi conosciuti che l'Occidente non è riuscito a fermare

L'articolo del Guardian di Londra, Il tiratore di Orlando, conosciuto dall'FBI, mostra tutte le difficoltà dei casi tipo "Lupo Solitario", riporta le parole di Erroll Southers, un ex agente del controspionaggio e dell'antiterrorismo dell'FBI:
"Questo fa capire quanto sia difficile cercare di identificare le persone che potrebbero fare ciò che ha fatto oggi il sig. Mateen". Southers ha poi aggiunto: "Non esistono profili".
Ma Southers si sbaglia. Esiste certamente un profilo a cui si adeguano tutti i terroristi di un certo peso che attaccano obbiettivi in Occidente, dal Nord America all'Europa. Tutti i sospetti, prima di portare a termine i loro attacchi mortali, erano conosciuti dalle forze dell'ordine e dalle agenzie di intelligence occidentali.

I sospetti attentatori di Boston, secondo il notiziario di Voice of America del Dipartimento di Stato americano, erano sulla lista nera dell'FBI e della CIA già alcuni mesi prima del loro attacco mortale, nell'aprile del 2013. I sospetti implicati negli attacchi di Parigi erano noti alle agenzie di sicurezza europee ed erano stati seguiti per anni, ma non negli ultimi sei mesi prima degli attentati. Due dei terroristi implicati nei fatti di Bruxelles di quest'anno erano stati arrestati per reati violenti, compreso il terrorismo, prima di essere inspiegabilmente rilasciati.

Considerando questi esempi recenti e molti altri, qui non è l'Occidente ad essere accecato dal terrorismo, ma sono piuttosto le agenzie di sicurezza occidentali che, o sono incapaci, o non hanno alcun interesse ad impedire che i terroristi portino a termine i loro attacchi, che poi vengono utilizzati, intenzionalmente e spudoratamente, per fini politici in patria e all'estero.

Quello che è ancora più allarmante è che il recente episodio della Florida sembra essere un esempio da manuale di un'indagine-trappola dell'FBI americana andata storta. Praticamente, tutti gli aspetti del caso, dalla storia personale di Mateen, a come aveva attirato l'attenzione delle forze dell'ordine prima della sparatoria, fino agli aspetti della sua personalità, comprese le asserzioni secondo cui sarebbe stato mentalmente instabile, sono lo specchio di altri due casi simili di indagine-trappola dell'FBI, verificatisi l'anno scorso.

TV

Flashback Isis: il monopolio di 'Site' sui video del terrore

SITE Isis network translator
Non c'è organo di informazione in Italia che non riporti la notizia del nuovo video diffuso dallo Stato islamico sulla decapitazione degli egiziani copti su una spiaggia libica: "Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma". La fonte è il Site (acronimo di Search for International Terrorist Entities), vale a dire il sito di monitoraggio Usa dei jihadisti sul web. Non stiamo parlando di una piattaforma qualunque, ma del principale punto di riferimento al mondo per i giornalisti che si occupano di terrorismo internazionale, ed in particolare di formazioni estremiste di matrice islamica.

Il Site tiene traccia delle principali reti terroristiche globali, intercetta messaggi segreti, distribuisce - dietro lauto compenso - video e audio online ai principali network del pianeta. In passato ha dato nota di comunicazioni che avrebbero anticipato imminenti attacchi kamikaze. Nel 2011 tradusse la lunga dichiarazione redatta dal Comando generale di al Qaeda a conferma del decesso di Osama bin Laden.

Insomma, detta l'agenda a chi come me si occupa del tema da qualche anno e di tanto in tanto smuove anche i servizi di intelligence internazionali. Li condiziona, così come le scelte dei loro governi. Per questo è opportuno chiarire alcuni punti.

Star of David

Chi è il peggior nemico di Israele?

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Il suo governo ed i suoi sponsor stranieri.

Il conflitto in corso, che sta logorando il Medio Oriente, è il risultato dei progetti egemonici Occidentali, volti a riportare l'ordine nella regione, ed oltre, con una struttura geopolitica più confacente ai suoi interessi. Nella realizzazione di questo, i centri di potere in tutto l'Occidente - Washington, Wall Street, Londra, e Bruxelles - hanno scelto diverse nazioni come intermediari, attraverso i quali sono in corso di attuazione i vari aspetti di questo processo.

L'Arabia Saudita ha contribuito in modo significativo ad indottrinare, finanziare ed armare i terroristi arrivati da un capo all'altro della regione, e del mondo. La Turchia è parimenti servita ad armare e rifornire i terroristi, ed anche ad organizzarli prima delle operazioni lanciate in territorio Siriano, e perfino a rifornirli una volta entrati nel territorio Siriano. Anche la Giordania ha fatto questo, in una misura minore, ma pur sempre significativa.

Una nazione spesso trascurata, o analizzata in modo inappropriato - ma molto coinvolta - è Israele.

Il ruolo del regime Israeliano

Il governo di Israele si è messo d'accordo con l'Occidente in merito al conflitto in corso in Medio Oriente, in un modo di cui molti Israeliani non sono consci o non sono convinti.

Secondo il giornalista Premio Pulitzer Seymour Hersh, nell'articolo del 2007 "The Redirection" [il reindirizzamento, NdT] Israele sarebbe implicato:
Per minare l'Iran, che è in maggioranza Sciita, l'Amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano l'Amministrazione ha cooperato con il governo dell'Arabia Saudita, che è Sunnita, in operazioni clandestine finalizzate ad indebolire Hezbollah, l'organizzazione Sciita che è sostenuta dall'Iran. Gli USA hanno anche partecipato ad operazioni clandestine contro l'Iran ed il suo alleato, la Siria. Un sottoprodotto di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che abbracciano una visione militante dell'Islam e sono ostili all'America e in sintonia con Al-Qaeda.
L'articolo prosegue rivelando i rapporti tra il governo di Israele e gli sponsor del terrorismo di Stato, inclusa l'Arabia Saudita, affermando:
Il cambio di politica ha portato l'Arabia Saudita ed Israele ad un nuovo abbraccio strategico, soprattutto perché entrambi vedono l'Iran come una minaccia esistenziale. Sono stati impegnati in colloqui diretti, ed i Sauditi, che credono che una maggiore stabilità in Israele e Palestina darebbe all'Iran meno opportunità di pesare nella regione, sono stati maggiormente coinvolti nei negoziati Arabo-Israeliani.
Questo articolo, pubblicato molti anni prima delle cosiddette "Primavere Arabe" del 2011, dopo le quali cominciò la guerra in Siria, si sarebbe rivelato profetico. Israele si è dato da fare, anche se più tranquillamente, in tandem con gli Stati Uniti, la Turchia e, proprio come aveva avvertito Hersh, con l'Arabia Saudita, per intraprendere una devastante guerra per procura contro la Siria, l'Iraq, il Libano, l'Iran, e, per certi versi, perfino contro la Russia.

I confini di Israele e zone franche stabilite appena al di là di essi, particolarmente nelle Alture del Golan illegalmente occupate, ospitano organizzazioni che il Dipartimento di Stato Americano classifica come terroriste, tra le quali il Fronte Al-Nusra. In svariate occasioni la stampa israeliana ha nascosto degli incidenti nei quali le Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono state sorprese a trafficare combattenti di Al-Nusra, in ambulanza, avanti e indietro attraverso la frontiera con la Siria.

Un articolo di Haaretz intitolato: "Israele sospende l'assistenza medica per i membri del Fronte Al-Nusra Siriano", ammetteva che:
Un alto ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane ha rivelato lunedì che Israele ha sospeso le cure mediche ai membri di un gruppo estremista di ribelli Siriani, feriti nella guerra civile che è in corso in quella nazione. Il cambiamento di linea di condotta nei confronti del Fronte Al-Nusra, collegato ad Al-Qaeda, è avvenuto circa sei settimane fa.

Secondo l'ufficiale, una serie di combattenti feriti del Fronte Al-Nusra aveva ricevuto assistenza medica in Israele.
L'articolo, ed altri pubblicati da Haaretz, avrebbero rivelato che i frequenti spostamenti in ambulanza di combattenti Nusra effettuati dall'IDF, col tempo avevano spinto i drusi israeliani ad attaccare i convogli, costringendo il governo Israeliano a cambiare una linea di condotta che apparentemente era ben nota all'interno di Israele.

Alarm Clock

Ue, Grimoldi (Lega): follia rinnovare sanzioni a Russia

 Sputnik. Vladimir Sergeev
© Sputnik. Vladimir Sergeev
Lo dichiara Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e Segretario della Lega Lombarda.

"Secondo fonti europee l'Unione Europea avrebbe già deciso di prorogare le assurde sanzioni economiche contro la Russia di altri sei mesi e la decisione verrebbe ratificata il prossimo 28 giugno dal Consiglio Europeo. Se fosse vero si tratterebbe di una decisione folle e immotivata.

La Russia negli ultimi mesi è stata la grande protagonista dell'opera di mediazione che ha portato alla tregua in Siria che sta salvando migliaia di vite umane, senza contare che la Russia grazie al suo apporto militare sul terreno, con i suoi uomini e mezzi, ha permesso all'esercito regolare siriano di riconquistare diverse città importanti, come Palmira, e di fermare l'avanzata dei miliziani dell'Isis che pareva inarrestabile. Inoltre la Russia sta fornendo anche un importante contributo logistico e umanitario per la ricostruzione delle città siriane devastate dalla guerra, ha annunciato di voler proseguire l'impegno, civile, umanitario e militare, per portare alla completa liberazione del territorio siriano e alla sua totale ricostruzione.

Non si capisce quindi il perché del permanere di queste sanzioni economiche che, tra l'altro, hanno prodotto e stanno producendo un grave danno per la nostra economia, un danno quantificabile per l'export italiano in 3,5 miliardi e per quello lombardo in una cifra superiore al miliardo di euro nel periodo compreso dall'estate del 2014 alla fine del 2015. Perché Renzi al posto di obbedire ad ogni diktat della Merkel non fa sentire la sua voce a Bruxelles per chiedere lo stop a queste assurde e insensate sanzioni contro la Russia?".

Hourglass

Turchia. Ankara più isolata dopo il voto della Germania sul genocidio armeno

protesti turchia

Con una decisione storica il Bundestag tedesco ha adottato una risoluzione con cui riconosce il genocidio degli armeni da parte dell'Impero Ottomano turco. Ankara ha chiaramente reagito con rabbia con Erdogan che ha richiamato il suo ambasciatore e promesso "misure". Intanto però Ankara si ritrova sempre più isolata e la rottura con Berlino determinerebbe una serie di conseguenze non positive per le mire imperiali di Erdogan.


Quando già da qualche mese parlavamo del fatto che la politica di Erdogan stesse portando la Turchia in una via senza uscita alludevamo alle mire espansionistico-imperiali del governo turco. Stiamo parlando delle ingerenze in Siria, dei rapporti perlomeno ambigui con l'Isis, dell'atteggiamento dittatoriale in casa nei confronti di chiunque metta in discussione il potere di Erdogan, vedi l'arresto di giornalisti solo per fare un esempio. Le cose potrebbero però cambiare radicalmente nei prossimi mesi proprio a seguito della decisione del Bundestag tedesco di riconoscere il genocidio perpetrato ai danni degli armeni da parte dell'Impero Ottomano, una ferita aperta che ha comprensibilmente mandato su tutte le furie il governo turco che ha subito minacciato ritorsioni e ha richiamato l'ambasciatore. La Germania del resto non è un paese come un altro per Ankara in quanto milioni di cittadini di origine turca vivono nel paese nordeuropeo, per questo l'ira turca fa notizia, e proprio per questo il Sultano Erdogan ha subito commentato: "Questa risoluzione avrà serie conseguenze sulle relazioni turco-tedesche".

E infatti manifestanti ultranazionalisti si sono subito radunati davanti al consolato tedesco a Istanbul, agitando cartelli e striscioni di condanna della risoluzione del Bundestag. Infatti il genocidio armeno, oggi ampiamente dimostrato nei fatti, viene negato dal governo turco che continua a parlare di calunnie. Questo gesto coraggioso della Germania se non altro ha avuto il merito di mettere ancora una volta a nudo di fronte al mondo la reale natura del governo Erdogan, un governo che dovrebbe essere "amico" ma che non si comporta da tale, e soprattutto che non rispetta i diritti umani. La speranza è questo gesto del Bundestag serva perlomeno ad aprire gli occhi all'Europa e a comprendere che non ha alcun senso intrattenere ottimi rapporti con la Turchia e invece sanzionare economicamente la Russia, che peraltro contro l'Isis ci combatte per davvero.

Chess

La questione artica tra interessi geopolitici ed ecosistema a rischio

alla conquita del polo Nord
La questione dell'Artico si è riaccesa a maggio dell'anno scorso e prosegue a ritmi serrati nel 2016. La Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno mosso i loro passi e mostrato i muscoli; Mosca, in risposta alle esercitazioni della Nato, ha dato il via giorni fa ai War Games, esercitazioni che coinvolgeranno 700 unità di fanteria militare, 12mila soldati e più di 250 unità aeree. E' stata la crisi con l'Ucraina ad aver riacceso l'intensificazione degli interessi militari e strategici degli Stati Uniti e della Russia sull'Artico. Evidentemente l'anomala riduzione della superficie ghiacciata non preoccupa i grandi della terra, purché permetta la navigazione del Passaggio a Nord Ovest e la rotta verso il Nord Est. Questo ha ingenerato un contenzioso sulla territorialità dell'artico fra Stati Uniti, Russia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

L'annessione dello spazio artico garantirebbe ai contendenti un aumento dell'estensione dei confini statuali e lo sfruttamento delle risorse naturali, e questi sono i passaggi fondamentali per aumentare la propria influenza a livello globale. La giurisprudenza delimita la regione artica in quella che circonda il Polo Nord ivi compreso l'Oceano Artico, le estreme propaggini della Groenlandia e dei territori continentali euroasiatici ed americani. Convenzionalmente il limite dello spazio artico viene indicato nell'area dell'isoterma dei 10° rilevato nel mese di luglio. La regione gode del regime di internazionalità decretato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, ma il trattato non è stato ratificato dagli Stati Uniti, che sostengono ferventemente la libertà di navigazione. La mancata adesione degli Usa, di fatto sancisce l'assenza di regolamentazioni internazionali in materia forense.

Nel 1966 venne inaugurato il Consiglio Artico, i cui membri sono gli attuali contendenti, allo scopo di promuovere una politica ambientale artica, ma l'unico riferimento normativo rimane la Convenzione dell'Onu, senza il placet statunitense, che disegna una zona economica esclusiva, Zee, di 200 miglia dalla costa dello stato rivierasco, su cui quest'ultimo può estendere la propria sovranità e sfruttare le risorse naturali. E' quantomeno curioso che si sforzino di promuovere una politica ambientale artica, quando la loro unica preoccupazione è lo sfruttamento delle risorse di petrolio e gas estratti proprio in spregio delle cautele e del rispetto che si deve all'habitat di quella zona geografica. L'American Geological Survey, stima che sul fondale artico sia presente una quantità pari al 25% delle attuali riserve mondiali di petrolio e gas naturale. In termini numerici questo si traduce in 90 miliardi di barili di petrolio, ed il 30% della produzione mondiale di gas, pari a circa 1.700 miliardi di metri cubi. Le maggiori concentrazioni delle riserve naturali sono nel Mare di Kara e di Barents.

L'Artico è ricco di nichel, rame e platino, ma anche di risorse ittiche che si attestano al 15% del valore mondiale. Sono queste le cause scatenanti al controllo della regione polare con un acutizzarsi delle relazioni internazionali. La componente del commercio ittico è la concausa del confronto geopolitico fra gli attori principali, ma anche la possibilità di poter usufruire di una nuova rotta che congiungerebbe l'Atlantico al Pacifico, con un notevole vantaggio temporale rispetto all'attraversamento del Canale di Panama. In base alle osservazioni della Nasa, oltre al Passaggio a Nord Ovest, in un futuro prossimo, lo scioglimento dei ghiacci favorirebbe un'altra rotta verso Nord Est e questo significherebbe la congiunzione del Mare di Laptev, a nord della Siberia, con l'Oceano Pacifico, ossia un collegamento rapido verso i porti asiatici di Cina e Giappone, in pratica la distanza fra Yokohama ed Amburgo sarebbe ridotta di circa 5.000 miglia nautiche, e garantirebbe la certezza di non essere attaccati dai pirati, una delle principali minacce globali al trasporto marittimo.

Le prospettive di percorribilità di queste rotte, potrebbero essere però inficiate dalle condizioni climatiche: infatti è possibile che anche durante l'estate possano non essere libere dai ghiacci. Per ovviare a tale criticità si renderebbe necessario il rinforzo dello scafo delle navi. L'ipotesi implica una maggiore spesa per gli armatori, non solo a livello tecnico ma anche assicurativo; non è da escludere che le tariffe contro le coperture dei rischi possano lievitare sensibilmente in considerazione della perigliosità delle rotte dell'estremo Nord.