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lun, 17 feb 2020
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Nuovo studio scientifico: rischio aggressività e suicidio se si usano antidepressivi sui minori

psicofarmaci

British Medical Journal
: il rischio di aggressioni e suicidi conseguenti all'uso di farmaci antidepressivi sui minori sarebbe molto più alto di quanto fino ad oggi ritenuto.

Negli USA, si stima che l'1.2% della popolazione under 18 assuma antidepressivi, come gli inibitori selettivi dei ricaptatori della serotonina (SSRI) e gli inibitori dei ricaptatori di serotonina e noradrenalina (SNRIs), che sono tra le molecole più diffuse per il trattamento della depressione, e vengono regolarmente prescritte anche in Italia, nonostante già in passato siano stati riportati casi di morte, suicidio e violenza fra coloro che assumono questi psicofarmaci. La Food and Drug Administration, l'ente sanitario di controllo USA, aveva già segnalato casi di suicidio legati all'uso di antidepressivi in giovani e adulti, ma il rischio è stato sempre sottostimato, in quanto gli studi precedenti erano mal costruiti e "mascheravano" i pericoli potenziali, omettendo anche diversi effetti avversi, come ad esempio la connessione tra suicidi e aggressioni e l'uso di questi farmaci: di fatto, fino ad oggi non si sapeva esattamente quanto fossero seri i pericoli relativi all'uso di antidepressivi in adulti e bambini.

Il team di ricercatori danesi dell'autorevole Nordic Cochrane Centre, a Copenhagen, ha ora deciso di analizzare studi clinici critici, report e trials per ottenere maggiori informazioni circa le evidenze di casi di morte e di violenza associati agli antidepressivi nella bibliografia scientifica. Il team si è procurato i report degli studi clinici per fluoxetina, paroxetina, sertalina e venlafaxina - molecole alla base dei più diffusi psicofarmaci - dalle Agenzie regolatorie britanniche ed europee, e ha sottoposto a revisione sistematica 68 report di studi clinici di 70 trials che coinvolgevano 18.526 pazienti, analizzando un totale di 64.381 pagine di clinical study reports, al fine comprendere meglio gli effetti dell'uso di queste molecole.

In base agli inequivoci risultati (1), nei bambini, il rischio di suicidio e aggressione risulta raddoppiato rispetto a quanto sostenuto fino ad oggi, e comparando i risultati degli studi clinici e i dati riportati dai pazienti stessi, si è dimostrato che morte e suicidi di persone che utilizzavano gli antidepressivi sono stati classificati in passato in modo errato: Eli Lilly ha registrato la gran parte dei casi di morte avvenuti, ma ha omesso di segnalare il 90% dei tentativi di suicidio, mentre un'altra casa farmaceutica non ha riportato quattro casi di morte direttamente legati all'uso di antidepressivi, e in generale oltre nel 50% dei casi, i tentati suicidi sono stati "degradati" a "fragilità emotiva" e "peggioramento della depressione", quando non era così.

Gli autori descrivono i risultati precedenti come "ancora più irrealistici di quanto potevamo inizialmente supporre", e suggeriscono - in esito ai risultati di quest'analisi - di "privilegiare per il trattamento della depressione, specie dei bambini, la psicoterapia e l'esercizio fisico ogni qual volta ciò sia possibile".

Health

Zenzero: 10 straordinari benefici per la salute

zenzero
© herbalremediesadvice.org
Lo zenzero (Zingiber officinale) è una pianta erbacea di origine orientale. In cucina e per i rimedi naturali si utilizza il rizoma di zenzero, fresco oppure essiccato e ridotto in polvere. In erboristeria si impiegano olio essenziale di zenzero e estratti di zenzero per la preparazione di rimedi naturali. Lo zenzero è sempre più al centro dell'attenzione per via delle sue numerose proprietà curative.


Ecco dieci tra i principali benefici per la salute dello zenzero.



1) Migliorare la digestione


Le proprietà benefiche dello zenzero aiutano a calmare lo stomaco, a rilassare i muscoli gastrointestinali e a prevenire la formazione di gas e di gonfiori. Tutto ciò grazie alle proprietà carminative dello zenzero. Inoltre, lo zenzero viene raccomandato in caso di diarrea dovuta a batteri. Per digerire meglio, provate a mangiare un pezzetto di zenzero fresco dopo un pasto abbondante.


2) Prevenire il raffreddore


Lo zenzero aiuta il sistema immunitario e per questo motivo viene utilizzato per la prevenzione e il trattamento del raffreddore. Lo zenzero è molto utile sia da consumare fresco che da utilizzare per preparare infusi adatti a prevenire ed alleviare il raffreddore e i classici malanni autunnali e invernali.
Leggi anche: Meraviglioso zenzero: ecco la tisana per prevenire il raffreddore


3) Calmare il mal di gola


Lo zenzero fresco è davvero portentoso in caso di mal di gola. I rimedi della nonna ci insegnano a mangiare un pezzetto di zenzero fresco non appena avvertiamo che la gola inizia a pizzicare. Le proprietà benefiche dello zenzero calmano il mal di gola e se il fastidio è leggero possono contribuire ad alleviarlo del tutto in breve tempo. Lo zenzero è un antidolorifico naturale.


4) Alleviare la nausea


Lo zenzero viene consigliato per alleviare la nausea, soprattutto in caso di lunghi viaggi in nave, auto, autobus o aereo. Chi soffre di chinetosi, infatti, può trovare beneficio dal masticare un pezzetto di zenzero, delle caramelle allo zenzero o nel sorseggiare una tisana a base di questo ingrediente.
Leggi anche: Zenzero: un rimedio da portare in valigia


5) Ridurre i dolori artritici


Uno studio condotto di recente in Danimarca ha evidenziato che uno specifico estratto di zenzero può risultare più efficace dei medicinali nell'alleviare i dolori artritici. Gli esperti si sono occupati di esaminare in vitro la risposta delle cellule, sane o affette da artrite, ad alcuni medicinali antinfiammatori, come ibuprofene e cortisone. Sono stati inoltre osservati su di esse gli effetti dell'estratto di zenzero. I risultati sono stati sorprendenti.
Leggi anche: Artrite: zenzero meglio dei medicinali per alleviare i dolori
zenzero infografica

Alarm Clock

Cannabis, studiati gli effetti sui topi: diventano incapaci di prendere decisioni in un labirinto

topi e cannabis

Come la cannabis disorganizza il cervello


Il consumo di cannabis è associato a disturbi della concentrazione e della memoria. Ora una nuova ricerca condotta presso l' Università di Bristol e pubblicata sulla rivista Journal of Neuroscience, ha trovato che l'attività cerebrale, in questi stati mentali alterati, perde coordinazione e accuratezza, fino a raggiungere deficit neurofisiologici e comportamentali che ricordano quelli tipici della schizofrenia.

Lo studio, diretto da Matt Jones della facoltà di fisiologia e farmacologia, ha cercato di verificare se gli effetti sulla memoria e sulla cognizione possa essere il risultato di reti cerebrali "disorchestrate".

L'attività cerebrale può essere assimilata a quella di una orchestra filarmonica in cui i diversi strumenti suonano in modo coordinato secondo le indicazioni del direttore di orchestra. In modo simile, specifiche strutture del cervello si accordano le une con le altre su specifiche frequenze: la loro attività ritmica dà origine alle onde cerebrali, e la calibrazione di queste onde cerebrali permette l'elaborazione dell'informazione necessaria a guidare il nostro comportamento.

Health

Ecco perché non bisogna usare i cotton fioc

cotton fioc
© faredelbene.net

Robert A. Ferdman, giornalista del Washington Post, ha deciso di approfondire l'argomento "cotton fioc" a causa di una vicenda accaduta alla madre. La donna aveva all'improvviso iniziato a sentire ronzii debilitanti e un forte mal d'orecchi, dovuti proprio all'uso prolungato dei bastoncini di cotone
. "È l'unico prodotto - si legge nell'articolo di Ferdman - il cui utilizzo principale è esattamente quello sconsigliato in modo esplicito dalle aziende di produzione". Non tutti ci fanno attenzione, infatti, ma sulle confezioni è presente un'avvertenza specifica: "Non inserire nel canale uditivo". "Qui arrivano di continuo persone con problemi causati dai cotton fioc" - ha spiegato al giornale statunitense Dennis Fitzgerald, otorinolaringoiatra di Washington - "Qualsiasi specialista al mondo vi dirà che succede in continuazione. Le persone ci dicono che li usano solo per truccarsi, ma noi sappiamo cos'altro ci fanno - ha aggiunto - li infilano nelle orecchie".

In realtà, spiega il "Washington Post" ricostruendo la nascita dei bastoncini di cotone, "non sono mai stati venduti per essere utilizzati all'interno delle orecchie". Furono inventati da Leo Gerstenzang, il quale ebbe l'idea di avvolgere del cotone attorno a un bastoncino dopo aver visto sua moglie il figlio. La sue idea era quella di utilizzare l'oggetto per applicare facilmente creme e simili sulla pelle del bambino. I primi cotton fioc sterili furono venduti nel 1923, ma erano di legno e avevano solo un'estremità imbottita, il loro utilizzo era prorpio quello della cura dei bambini, e inserirli nelle orecchie era già sconsigliato.

Nel 1990, sempre sul Washington Post, venne pubblicato un articolo nel quale si affermava ironicamente che "dire alle persone di 'utilizzare i bastoncini solo nel padiglione auricolare esterno evitando le cavità uditive' - come si leggeva sulle confezioni di cotton fioc - è come chiedere ai fumatori di tenere una sigaretta in bocca senza accenderla". Secondo il quotidiano, dunque, "il vero motivo per cui continuiamo a usare i cotton fioc per le nostre orecchie è semplice: è una sensazione fantastica. Le nostre orecchie sono disseminate di terminazioni nervose che inviano segnali alle altri parti del nostro corpo. Solleticarne le parti interne stimola un senso di piacere viscerale. Ma questo non basta. L'utilizzo dei cotton fioc innesca quello che i dermatologi definiscono il 'ciclo prurito-grattamento', una forma minore di dipendenza che si auto-alimenta. Più usiamo i cotton fioc, più prurito avvertiamo alle orecchie; e più prurito avvertiamo alle orecchie, più li usiamo".

Bug

Attenti: c'è il verme che non muore Ecco i suggerimenti per difendersi

Verme non muore replicante
E' capace di percorrere lunghissime distanze. E poi, zitto zitto, riesce velocemente a infilarsi nel terriccio e nei vasi da giardinaggio. Guardate la foto: si chiama Diversibipalium multilineatum. È arrivato anche in Italia.

Questa lunga e viscida fettuccia - secondo gli esperti - appartiene a una specie di vermi pericolosissimi per l'equilibrio dell'ecosistema dei terreni italiani. Proviene dal Giappone, ma c'è anche in Corea del Sud e in Francia. La sua forza sta nella capacità di sterminare grandi quantità di lombrichi e chiocciole fiutando le loro scie odorose.

Una colonia di circa 70 esemplari è stata scoperta a Bologna. Una volta trovati, però, gli esemplari non vanno schiacciati. "Ammazzarli non serve - spiegano gli etologi - perché si auto-rigenerano anche da pezzi di corpo. L'unica soluzione è gettarli via, in un bidone o in un terreno molto umido che non amano e fa loro da barriera.

Un consiglio? Un modo per evitare di trovarsi faccia a faccia con il verme immortale è verificare sempre la provenienza del terriccio che usate per vasi di casa e per il giardino. Semplice e sicuro.

Health

Insonnia familiare fatale, la malattia che fa smettere di dormire per sempre

insonnia
© insonniacreativa.it

L'insonnia è una patologia molto fastidiosa per chi ne soffre, ma addirittura ne esiste una forma che potrebbe condurre alla morte. Si tratta di insonnia familiare fatale, di cui esistono circa 200 casi al mondo e 5 in Italia.


Questa patologia è una malattia degenerativa del cervello, dovuta ad un difetto genetico che produce delle alterazioni di alcune particolari proteine. L'accumulo di queste proteine porta alla degenerazione del talamo che regola anche il nostro orologio biologico. Solitamente, la malattia interessa la fascia d'età che va dai 35 ai 60 anni e il corso della malattia varia da alcuni mesi a 2-3 anni.

Le conseguenze della patologia sono: oltre che l'insonnia, problemi motori, decadimento delle capacità cognitive e disturbi comportamentali. L'insonnia si trasmette da una generazione all'altra. Infatti, un genitore ha il 50% di probabilità di trasmettere questa malattia ai propri figli. Tra i rischi della malattia vi è anche la morte. Recentemente, un'inchiesta condotta dal giornalista David Robson della BBC mostra come le persone affette da questa patologia, non trascorrono solo qualche notte in bianco ma possono anche arrivare a soffrire di paranoia, demenza e allucinazioni.

I danni al talamo non permettono, infatti, di poter dormire e consentire al cervello di riposarsi. Non solo, il talamo regola anche la temperatura corporea andando in tilt, a causa della malattia, tutto il corpo inizia a decadere. Infatti, il crollo del corpo contribuisce a non permettere a questi di prepararsi per il sonno. Al momento, le famiglie colpite da questa patologia hanno deciso di partecipare alla somministrazione dell'antibiotico doxociclina fondamentale nello sviluppo della malattia. Al momento, però, poco si sa su questa malattia che riguarda poche persone al mondo e di cui non si riesce a trovare una cura.

Attention

Cannabis: fumarla tutti i giorni danneggia la memoria a breve termine

cannabis

umare la cannabis ogni giorno porta al danneggiamento della memoria a breve termine; a rivelarlo uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Losanna

Fumare troppa cannabis continuativamente può danneggiare la memoria a breve termine: sono gli studi scientifici a dirlo ed è stato dimostrato come chi fuma ingenti quantitativi di marijuana tutti i giorni, per un periodo superiore a cinque anni, tenda ad avere danni permanenti sulla memoria a breve termine.


A rivelarlo uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Universita' di Losanna capitanato dal professor Reto Auer, e pubblicato dal magazine Jama Internal Medicine.

Auter ha infatti monitorato 3.400 americani in un lasso di tempo pari a 25 anni; è stato inoltre sottolineato come fumare la cannabis porti a mancare di prontezza decisionale, cosa che non è stata riscontrata su chi faceva uso di marijuana saltuariamente.

Eggs Fried

Omega 3 essenziali contro le malattie cardiovascolari

omega 3
E' stato approvato dall'Aifa un farmaco all'omega-3 per la prevenzione secondaria post infarto e per l'ipertrigliceridemia. "Gli omega-3 rappresentano un interessante esempio di sostanza che è al contempo alimento, integratore alimentare e farmaco. Da decenni è noto come gli acidi grassi polinsaturi omega-3 possono avere un ruolo prezioso nella prevenzione cardiovascolare", "le prime indicazioni degli effetti favorevoli di una dieta ricca di omega-3 sorgono dalla bassa incidenza di malattie cardiovascolari riscontrate negli Eschimesi della Groenlandia, che hanno una dieta particolarmente ricca di pesce.

La relazione tra dieta ricca di pesce e protezione cardiovascolare è stata poi confermata da studi epidemiologici condotti in diversi Paesi, che hanno collocato gli omega-3 tra i composti naturali più interessanti per le possibili applicazioni terapeutiche". Ad affermarlo è Alessandro Mugelli, professore del Dipartimento di Neuroscienze, Area del Farmaco e Salute del Bambino dell'Università di Firenze.

Secondo un recente studio condotto su 20.000 persone senza preesistenti malattie cardiache la dieta a basso rischio porta ad una riduzione del 16% del rischio. Per questo motivo, tutti i nutrizionisti ritengono necessario consumare due volte a settimana due porzioni di pesce. Gli omega-3, infatti, hanno proprietà antiaritmiche, ipotrigliceridemizzanti, antitrombotiche e antinfiammatorie. "Considerando la media di 3.052 euro per episodio di ricovero, la spesa corrispondente passerebbe da 535.815.224 euro a 460.800.116 euro, con un risparmio netto di 75.015.108 euro" sottolinea Aldo Pietro Maggioni, direttore Centro Studi Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.

Candy Cane

Troppi zuccheri danneggiano l'attività cerebrale

cervello

Il consumo eccessivo di zuccheri, una dieta squilibrata o il diabete possono causare problemi all'attività cerebrale
. A confermare la notizia sono i ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore presso la sede di Roma, in collaborazione con i ricercatori dell'Istituto di Fisica. Infatti, in caso di consumo eccessivo di zucchero le cellule staminali del cervello non sono più in grado di riprodursi e quindi non riescono a garantire il necessario ricambio di neuroni nell'ippocampo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Reports e dimostra come diminuire il consumo di zucchero favorisca l'aumento di cellule staminali cerebrali. Queste cellule sono fondamentali per l'attività cerebrale. La loro diminuzione contribuisce al declino cognitivo nell'anziano. I ricercatori guidati dal dottor Giovambattista Pani e dal professor Claudio Grassi hanno dimostrato che una dieta scorretta e ricca di zuccheri è deleteria per il nostro organismo. "Abbiano inizialmente esaminato - spiega il dottor Pani, ideatore dello studio - cosa avviene in provetta quando le cellule staminali neurali sono esposte a un eccesso di zucchero. Ebbene questa condizione sembra impedire alle staminali - normalmente presenti nell'ippocampo, sede della memoria - di autorinnovarsi. In sostanza, un eccesso di zucchero brucerebbe le riserve cellulari che servono al cervello per produrre nuovi neuroni. Quindi, temiamo che chi consuma troppo zucchero presenti una minore rigenerazione neurale con un conseguente impatto negativo sulle performance cognitive".

I ricercatori hanno analizzato il meccanismo molecolare alla base dell'effetto del glucosio scoprendo un sistema di percezione davvero complesso che coinvolge il fattore di trascrizione CREB e la molecola Sirtuina 1, fondamentale per la longevità. "Il nostro lavoro - conclude il professor Grassi - ha svelato un nuovo meccanismo di regolazione delle cellule staminali cerebrali che, probabilmente, rappresenta un meccanismo generale di controllo del compartimento staminale in risposta a diversi stimoli. Le vie molecolari da noi individuate potrebbero essere bersaglio di interventi nutrizionali e farmacologici volti a preservare e potenziare questa importante «riserva cellulare» presente nel nostro cervello, soprattutto nel corso dell'invecchiamento e nelle malattie neurodegenerative. Vorrei, infine, sottolineare che le nostre ricerche si iscrivono in un impegno globale della nostra Facoltà di Medicina e chirurgia sulla prevenzione e cura delle malattie connesse alla nutrizione, tema che è stato oggetto della Giornata per la Ricerca 2015 e che sarà riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica nella primavera 2016".

Cow

Più si beve latte e più calcio si perde dalle ossa

il latte fa male
Non esiste alimento migliore. Il latte che sgorga dalle mammelle è da sempre raccomandato da medici e nutrizionisti per il fabbisogno proteico e soprattutto per l'apporto di calcio, minerale questo fondamentale per far crescere e mantenere in salute la struttura ossea. Fin qui nulla da eccepire se si trattasse del latte di mamma e se le mammelle fossero di una bella madre e non di una vacca ingravidata artificialmente. Questa premessa è obbligatoria perché ancora oggi c'è chi confonde le due cose. Si confonde il latte materno, vero e unico nutrimento basilare per il sano e corretto sviluppo del neonato d'uomo, con il latte di vacca, alimento predisposto esclusivamente per la crescita rapidissima dei vitelli.

Confusione questa assai pericolosa per la salute umana, ma ormai incarnata nell'inconscio collettivo per la gioia delle lobbies alimentari e farmaceutiche.
Per fortuna sempre più studi scientifici stanno evidenziando e sottolineando tale rischio, affermando che il latte vaccino non va bene per l'alimentazione umana.
L'ennesima ricerca arriva dalla svedese università di Uppsala è ed stata pubblicata su uno dei giornali scientifici più accreditati al mondo, il British Medical Journal. Nello studio vengono presi in esame due grandi coorti composte da 61.433 donne (dai 39 ai 74 anni) e 45.339 uomini (dai 45 ai 79 anni), monitorati per ben 20 anni.

Durante il follow-up medio di 20 anni, 15.541 donne sono morte e 17.252 hanno avuto una frattura ossea, delle quali 4.259 all'anca. Per gli uomini in un follow-up medio di 11,2 anni, 10.112 sono morti e 5.066 hanno avuto una frattura, dei quali 1.116 all'anca. Le conclusioni dello studio svedese non lasciano spazio a nessun dubbio: i ricercatori hanno scoperto che non solo non vi è stata alcuna riduzione delle fratture ossee nelle persone che hanno consumato latte, ma addirittura nelle donne il consumo stesso di latte è stato associato ad una maggiore probabilità di subire una frattura. Le persone che hanno bevuto tre bicchieri o più di latte al giorno avevano il doppio delle probabilità di morire presto rispetto a chi ne aveva consumato meno di uno.

L'autore dello studio, il professor Karl Michaelsson, spiega che i loro risultati "possono mettere in dubbio la validità delle raccomandazioni su un consumo elevato di latte per prevenire le fratture da fragilità. Un maggior consumo di latte nelle donne e uomini non è accompagnato da un minor rischio di frattura. Invece può essere associato ad un più alto tasso di morte". Ma non ci hanno sempre detto che per prevenire l'osteoporosi bisogna bere tanto latte e mangiare tanti formaggi? Questa cosa è risaputa da sempre in chi si occupa seriamente di nutrizione umana, mentre è ancora un'eresia da estirpare con ogni mezzo per coloro che studiano sui libri scritti dalle lobbies farmaceutiche e si basano sulle piramidi alimentari redatte dalle industrie alimentari!

A parte le sterili diatribe sul latte sì o latte no, i dati parlano chiaro: nei paesi maggiori consumatori di latte e latticini vi è il maggior numero di fratture ossee. E questo è un dato di fatto assodato. Come si spiega? Come la mettiamo? Semplicissimo: da una parte l'elevato contenuto del lattosio, lo zucchero del latte che crea un ambiente acidificante dato che a livello intestinale viene degradato ad acido lattico, e tale ambiente fa aumentare le infiammazioni e lo stress ossidativo. Condizioni queste alla base di un maggior rischio di mortalità e paradossalmente di fratture ossee. Nella medesima ricerca tale associazione di rischio è stata osservata anche con l'assunzione dei derivati del latte come i formaggi, anche se in questo caso sono andati coi piedi di piombo per non andare a cozzare esageratamente contro interessi economici enormi (industria casearia).