Figli della SocietàS


Stormtrooper

Europa: eretto nuovo muro tra Macedonia e Grecia

Muro MacedoniaGrecia
L'Europa continua a chiudere sempre più le porte ai migranti. Dopo i muri eretti dall'Ungheria lungo i confini con Serbia e Croazia per arginare l'arrivo di nuovi profughi, nello scorso fine settimana è stata completata, sempre per lo stesso motivo, una nuova "barriera protettiva" tra Macedonia e Grecia.

La cinta muraria, lunga circa tre km, sorge lungo la strada che porta dalla città greca di Salonicco alla capitale macedone di Skopje, per la precisione nel tratto che va dal villaggio di Idomeni a quello di Gevgelija. I confini però, almeno stando alle parole delle autorità macedoni, restano aperti per tutti coloro che provengono da paesi in guerra: Siria, Afghanistan e Iraq in primis.

Comunque, anche se non si tratta di una chiusura totale come quella attuata dal premier magiaro Viktor Orban, la Macedonia ha subito le critiche di molti paesi d'Europa. Inoltre da Skopje fanno sapere che potrebbero venir chiuse anche le frontiere con altri paesi anche se, almeno per ora, restano aperte.

Questo è l'ennesimo momento di tensione che attraversa i paesi della cosiddetta "Rotta dei Balcani", una delle più attraversate da migliaia di profughi in arrivo dalle coste turche. I numeri d'altronde parlano chiaro: dall'inizio dell'anno circa 500 mila persone hanno deciso di affrontare tale strada per arrivare nei ricchi paesi del Nord Europa e costruirsi una vita migliore.

Questo nuovo muro, secondo gli studiosi del fenomeno, potrebbe aprire una nuova rotta per i migranti, già ribattezzata "Rotta Adriatica", che porterebbe decine di migliaia di persone sulle coste della Puglia. In questo modo per l'Italia, si aprirebbe un nuovo fronte caldo riguardante l'immigrazione, dopo quello che passa per Lampedusa.

Il fattore che spaventa di più è quello legato all'accoglienza visto che nelle ultime settimane si sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote a moltissime realtà legate al mondo dell'ospitalità di questi disperati: il caso del Baobab di martedì scorso o quello di stamattina nella sede dell'Ispra a via Curtatone, a Roma, sono gli esempi più lampanti. Dove andranno questi bisognosi se vengono chiusi o si cercano di chiudere tali strutture con la scusa del terrorismo?

Il governo italiano ancora non ha dato una risposta chiara in merito a ciò, l'Europa neanche. Speriamo che al più presto qualcuno torni a preoccuparsi di questo problema che, nonostante l'arrivo della brutta stagione dal punto di vista delle condizioni del mare, continua a far registrare numerose partenze quotidiane per intraprendere i famosi "viaggi della speranza".

Eiffel Tower

Parigi: scontri al corteo del Cop21

protesters at cop21 in paris
© ecowatch.com
Forti tensioni a Parigi alla vigilia dell'apertura del Cop21, la conferenza sul clima indetta dalla Nazioni Unite che inizia domani proprio nella capitale francese. Molti temono che anche questo appuntamento possa concludersi con un buco dell'acqua come l'ultima edizione del 2009 tenutasi a Copenaghen.

A Parigi non era stata autorizzata nessuna manifestazione, in contemporanea con altre 200 città del mondo, dopo i tragici fatti del 13 novembre e lo stato di tensione massima. Nonostante ciò, verso le 14 di questo pomeriggio, migliaia di persone si erano radunate a Place De La Republique per un corteo non autorizzato.

Città militarizzata, numerose forze dell'ordine presenti nella capitale francese, dopo lo stato di emergenza dichiarato dal Presidente della Repubblica Hollande. Lanci di sassi e bottiglie da parte dei manifestanti, la polizia ha risposto sparando lacrimogeni e effettuando alcune cariche di alleggerimento.

I fermati sono stati circa un centinaio. Un appuntamento così importante e delicato per i contenuti che per il luogo in cui si svolgerà che si apre con scontri e polemiche.

In mattinata, nella stessa piazza, erano state portate numerose paia di scarpe per una partecipazione simbolica alla giornata di mobilitazione mondiale. Questa iniziativa era stata presa dopo il divieto assoluto di manifestazioni a Parigi durante il vertice che durerà fino al prossimo 11 dicembre.

In tutto il globo, invece, a seconda del fuso orario, sono scese in piazza migliaia di persone per gridare il loro dissenso riguardo questo attuale problema climatico altamente sopravvalutato dalle potenze moderne. Già stamane presto, si contavano più di 100.000 persone nei cortei indetti nelle città australiane di Brisbane e Sydney.

Cult

La consulta dei Nominati

Corte Costituzionale in riunione
Corte Costituzionale in riunione
di Marco Della Luna

La Corte Costituzionale dovrà presto giudicare sulla costituzionalità o incostituzionalità dell'Italicum, la controversa riforma elettorale di Renzi, che, abolendo la separazione dei poteri, concentra nelle mani del premier molti poteri dello Stato oltre al dominio sul suo partito e di nomina dei futuri parlamentari.

Ora Renzi sta mercanteggiando per far eleggere tre (o almeno due su tre) giudici costituzionali scelti da lui tra esperti che già si sono dichiarati favorevoli all'Italicum, in modo di assicurarsi che la Corte Costituzionale dichiarerà che l'Italicum è costituzionale. E' come se una delle parti di un processo scegliesse tra i propri amici i giudici del medesimo processo prima che questo inizi. Ma l'ambiente parlamentare è notoriamente un foro di mercanteggiamenti, di scambi, di spartizioni, di lottizzazioni, di consociativismo, e non certo di rappresentanza degli interessi nazionali.

A questo punto, se Renzi riuscirà a fare eleggere giudici-amici, il futuro e probabile giudizio di costituzionalità in favore della sua legge elettorale sarà un giudizio contrario ai principi fondamentali di diritto e di decenza. Con una Corte Costituzionale composta di giudici nominati dal premier col voto di una maggioranza parlamentare illegittima (perché dovuta a un premio di maggioranza già giudicato incostituzionale dalla stessa Corte) di un parlamento di nominati, sarà lo sputtanamento finale delle istituzioni, del quale in effetti si sente fortemente il bisogno, per poter finalmente ricominciare a ragionare da zero, da una bella tabula rasa.

Fonte: Marco Della Luna

Better Earth

Nel 2016 a Milano arriva l'EXPO mondiale dei treni

Sputnik. Vyacheslav Reutov
© Sputnik. Vyacheslav Reutov
Milano ospiterà nel giugno del 2016 l'undicesima edizione del World Congress of Railway Research. L'evento è stato presentato a Mosca in occasione del primo Congresso Economico Euroasiatico, svoltosi il 1 dicembre presso il centro stampa internazionale di MIA Rossiya Segodnya.

La presentazione è avvenuta nel corso della tavola rotonda "Progetti Infrastrutturali nei paesi dell'Unione Euroasiatica'' a cui ha preso da parte in regime di videoconferenza da Roma il CEO di Ega Congresses, Claudia Golinelli, che ha annunciato così il forum milanese:

"Dal 29 maggio al 2 giugno 2016 a Milano si svolgerà l'undicesima edizione del World Congress of Railway Research, che avrà come titolo 'Ricerca e innovazione da oggi al 2050'. A questa edizione del WCRR sono attesi 1.000 partecipanti in rappresentanza di 36 nazioni, tra cui la Russia, che si confronteranno sui modelli di evoluzione dell'infrastruttura ferroviaria da qui ai prossimi decenni, anche in relazione alla realizzazione dei nuovi corridoi ferroviari europei, attraverso l'Europa Orientale verso la Cina"


Del comitato organizzatore del WCRR 2016 fanno parte American Railroads), Rail Safety and Standards Board (RSSB), le ferrovie tedesche Deutsche Bahn, le ferrovie francesi SNCF, Railway Technical Reserch Institute (RTRI, appartente al Japan Railways Group), Trenitalia SpA (gruppo FS Italiane) e l'Union International des Chemins de Fer (UIC).

Arrow Up

Italia e Iran sviluppano relazioni commerciali e industriali

 Fotolia/ Borna_Mir
© Fotolia/ Borna_Mir
Firmati 4 accordi di cooperazione. All'iniziativa hanno partecipato 178 imprese, 20 associazioni imprenditoriali, 12 gruppi bancari italiani.

Italia e Iran hanno firmato 4 accordi per la cooperazione nell'ambito del turismo e del commercio, durante la visita di una delegazione italiana a Teheran guidata dal vice ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

Promossa dai ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri e organizzata da Confindustria, ICE, ABI e Unioncamere, la missione ha lo scopo d'identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione commerciale e industriale che la fine delle sanzioni renderà possibili tra Iran e Italia. L'obiettivo del Belpaese è riportare i livelli d'interscambio commerciale — oggi fermi a 1,6 miliardi di euro — ai 7 miliardi di euro raggiunti prima dell'entrata in vigore delle sanzioni.

I settori interessati allo sviluppo dei rapporti tra i due Paesi riguardano le energie rinnovabili, le apparecchiature elettro medicali, i materiali edili, il turismo e l'automotive. All'iniziativa hanno partecipato 370 persone provenienti da 178 imprese, 20 associazioni imprenditoriali, 12 gruppi bancari italiani.

La prima missione in Europa del presidente iraniano, Hassam Rohani, dopo l'accordo sul nucleare, rinviata in seguito agli attacchi terroristici del 13 novembre a Parigi, secondo fonti diplomatiche, sarà fissata tra gennaio e febbraio. Rohani, insieme a una delegazione di ministri e operatori economici, avrà degli incontri bilaterali con il presidente Mattarella, il premier Renzi e il presidente francese, Francois Hollande.

Pistol

Armi sospette nel porto di Trieste prodotte in Turchia e dirette in Belgio

Armi porto Trieste - da Turchia a Belgio
© IlGiornale.itLe armi da guerra erano trasportate, senza le necessarie autorizzazioni, da un autoarticolato olandese condotto da un cittadino turco. Il carico era composto da 781 fucili a pompa modello "Winchester SXP" da 12-51 cm, 66 fucili a pompa "Winchester SXP" da 12-41 cm. e 15 calci per fucile.
La gravità dello scenario internazionale ha imposto un inevitabile innalzamento del livello di attenzione nei controlli delle frontiere, nel contesto triestino uno dei fronti "caldi" è ovviamente il Porto di Trieste, con i suoi flussi di merci che provengono dai paesi dell'area mediterranea e per una quota rilevante dalla Turchia.

La Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane e dei monopoli nell'ambito del dispositivo di vigilanza del traffico di merci che quotidianamente transitano nello scalo giuliano, grazie ad un'attività di analisi dei profili di rischio collegati ai flussi di merci in arrivo nell'area portuale, hanno sottoposto a controllo un autoarticolato olandese, condotto da un cittadino turco, sbarcato nel porto di Trieste il 23 novembre, proveniente dalla Turchia e il cui carico risultava diretto in Germania, Olanda e Belgio.

Durante la verifica fisica della merce trasportata - eseguita nella giornata di ieri - sono state trovate, per altro non occultate, centinaia di scatole, contenenti ciascuna un fucile a pompa, per un totale di 781 pezzi, modello "Winchester SXP", fabbricati in Turchia.


La particolare natura del carico, la provenienza e la sua destinazione, hanno naturalmente determinato un approfondimento sulla documentazione che accompagnava i fucili. La verifica ha appurato che, sebbene dal punto di vista doganale non vi fossero irregolarità, l'esportatore non aveva richiesto nessun tipo di autorizzazione.

Nel corso della conferenza stampa è stato precisato che le armi in questione, sono di natura lecita, non "da guerra" ma che in mani sbagliate possono essere letali, il trasporto e la loro successiva commercializzazione ovviamente devono seguire precise regole ed autorizzazione che permettano la tracciabilità completa del loro percorso. La normativa di settore, infatti, prevede che ancor prima che il trasporto abbia inizio, tale particolare tipologia di "merce", anche se non destinata al territorio nazionale, debba essere autorizzata dalla competente Autorità di PS.

Hiliter

Chiarimento: nessuno dei terroristi di Parigi era un rifugiato siriano

ISIS terrorista 01
Dobbiamo fare smettere le false accuse. Nessuno dei membri delle cellule che il venerdì 13 seminò il terrore a Parigi è nato in Siria, né è un rifugiato. E poi, tutti hanno una nazionalità europea e solo uno degli otto è nato fuori dal Vecchio Continente: Mohamed Amri, è belga, ma che è venuto al mondo in Marocco.

Una delle prime informazioni che diventarono pubbliche dopo gli attentati è stata la presenza di un passaporto siriano nella sala Bataclan. Il documento apparteneva ad Ahmad al-Mohammad, un supposto rifugiato siriano che arrivò all'isola greca di Leros il passato 3 ottobre. Secondo i registri della dogana ellenica, l'uomo era uno dei 198 rifugiati siriani che sbarcarono da un scialuppa.

Ma benché questa notizia svegliasse le diffidenze di molti politici, soprattutto nordamericani che si affrettarono a chiedere la paralisi dei permessi di residenza agli immigranti provenienti dal paese che dirige Bashar Al-Assad, per evitare l'entrata di supposti terroristici, alla fine si è confermato che il passaporto era una falsificazione.

Allo stesso modo, uno degli assistenti al concerto di Eagles of Death Metal durante il quale sono accaduti i fatti di sangue, aveva la carta di identità di Alberto Pardo - un cittadino spagnolo che è stato dato per morto e che in realtà si trovava a centinaia di chilometri dal luogo dei fatti - qualcuno aveva nella sua tasca il passaporto di un siriano. Non si sa neanche se l'aveva uno dei terroristi.

Durante questa settimana, dopo aver identificato i cadaveri ed aver continuato le investigazioni della polizia, la stampa francese ha pubblicato la lista dei nomi degli autori dell'attacco:

Candle

Islam e Cristianesimo, tutti terroristi con la fede degli altri?

Moschea 01
© AP Photo/Pavel Golovkin
I recenti attentati compiuti al grido di "Allah è grande" hanno alimentato la già diffusa diffidenza dell'"occidente" nei confronti dei praticanti la religione islamica. In molti casi questa paura si trasforma in un giudizio senza distinzioni tra terroristi e semplici seguaci di quella fede e li considera come se fossero un tutt'uno.

Si rende quindi necessaria qualche riflessione a mente fredda che si proponga di capire realmente chi abbiamo di fronte. Cominciamo col dire che, nei Paesi dichiaratamente a maggioranza islamica, così come in quelli a presunta maggioranza cristiana, la gran parte dei credenti, è un "fedele" molto superficiale. Così come da noi è un'abitudine diffusa frequentare le chiese (almeno una volta ogni tanto) battezzare i figli e, magari, sposarsi in chiesa nonostante la fede sia molto superficiale e non si sia mai letta ne' la Bibbia ne' il Vangelo, anche tra gli islamici l'appartenenza religiosa è più un fattore di abitudine e di tradizione che una profonda convinzione. Se s'interrogano i sedicenti cristiani, in realtà si scopre che la stragrande maggioranza vive la religione come un "teismo" personale o, addirittura, come una forma di superstizione. Il fenomeno ha la stessa diffusione tra fedeli di Allah poiché le loro società sono più o meno secolarizzate quanto le nostre. Anche in questi Paesi, nonostante che in buona fede ci si dichiari credenti, le pratiche della vita quotidiana di moltissimi di loro sono ben lontane da quanto imposto dalla dottrina.

Certamente il conformismo sociale e, talvolta, le imposizioni della legge locale costringono a un'apparente uniformità ma, appena le condizioni lo consentono, il Corano viene dimenticato e non è raro poter vedere islamici che bevono alcolici e non praticano il Ramadan. Purtroppo, sia tra gli islamici sia tra i cristiani o gli ebrei, esistono anche gruppi integralisti di varia consistenza che non solo applicano alla lettera la loro interpretazione del libro "sacro", ma pretendono anche di imporlo agli altri.

Document

La paura degli attentati e l'euristica della disponibilità

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Le euristiche sono delle strategie inconsapevoli che ci permettono di emettere giudizi e prendere decisioni in modo rapido sulla base di informazioni scarse.

Uno degli effetti degli attentati di Parigi è stata una massiccia cancellazione delle prenotazioni negli alberghi, non solo per ciò che riguarda la capitale francese: le ripetute minacce dell'Isis di arrivare fino a Roma all'improvviso sono sembrate più credibili, così molti stanno rinunciando ad andarci. E c'è addirittura chi chiede al Papa di annullare il Giubileo, il cui inizio è previsto per l'8 dicembre.

Sarà da vedere se col passare dei giorni questa emotività si affievolirà, oppure se le due capitali sono destinate a subire un contraccolpo economico importante, come quello che sta registrando l'Egitto dopo la tragedia dell'aereo russo.

Sabato, all'indomani degli attentati, nella manifestazione spontanea contro il terrorismo tenutasi in Place de la République, uno degli slogan ripetuti era "non abbiamo paura": si tratta di una reazione sana, soprattutto da parte di chi è stato appena colpito, per certi versi sono più spaventati coloro che, come noi, hanno solo assistito, mentre nella società francese la tristezza e la rabbia prevalgono sulla paura.

I nostri timori non sono del tutto infondati: secondo il generale Giuseppe Governale, comandante del 'Ros' (Raggruppamento Operativo Speciale) dell'Arma dei Carabinieri, "è impossibile annullare tutti i rischi che il terrorismo colpisca in Italia in vista del Giubileo".

Il militare ha rilasciato tale dichiarazione già prima dei fatti di Parigi, in occasione della conferenza stampa tenutasi in seguito all'operazione che ha smantellato una cellula terroristica che reclutava combattenti per la Siria e il medio oriente.

Da quanto emerso dalle indagini, sembra che l'organizzazione non stesse pianificando attentati terroristici da mettere in atto sul nostro territorio, ma la sua stessa presenza è già un ragionevole motivo di preoccupazione. Per ora l'Italia non è stata interessata da attacchi, ma non sappiamo se ciò sia dovuto al fatto che non è considerata un obiettivo, oppure a un'efficace prevenzione.

Sull'interpretazione e sulle conseguenze politiche e militari dei fatti di Parigi si è già detto moltissimo e ancor di più si dirà, qui invece vorremmo ragionare sulle reazioni da parte dei singoli individui, delle persone comuni.

Better Earth

L'Italia si sveglia dalla parte di Putin

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© Sputnik. Alexei Druzhinin
Anche per quelli più intossicati dalla propaganda mainstream era da tempo evidente che l'opinione pubblica italiana si fosse orientatata verso una franca simpatia per il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Basta navigare sui principali social network per accorgersi, talvolta con stupore, del numero di gruppi a tema che riguardano la Russia e il suo leader e dell'intensità dei contenuti degli articoli condivisi e dei post. Finalmente anche un sondaggio sancisce l'esistenza di questa fenomeno: l'istituto demoscopico SWG, all'interno dello speciale Je suis Paris — Liberté, égalité, fraternité, rivolto a valutare i sentimenti degli italiani in seguito al massacro di Parigi, ha infatti misurato l'apprezzamento dato dai nostri concittadini all'azione politica effettuata da Putin nell'ambito della crisi dell'Isis: il 49% degli italiani sta dalla parte della Russia e considera efficaci le misure messe in atto fino ad oggi in Siria.

Un risultato eccezionale, se pensiamo a due fattori: da una parte troviamo il martellamento mediatico che gli italiani subiscono dai principali giornali e Tg, che descrivono Putin come dittatore guerrafondaio, e dall'altra c'è il tipico atteggiamento solidale e antibellico che caratterizza gli italiani almeno dalla Guerra in Iraq. E come carico a briscola ci mettiamo pure che il consenso verso la Russia di Putin supera persino quello rilevato pochi giorni prima sul governo Renzi, il quale si ferma al 46%.

Eclatante è poi la bocciatura della politica obamiana: solamente il 32% degli italiani condivide l'azione statunitense, nonostante questa ci venga costantemente presentata in televisione come l'unica davvero civile, possibile, democratica. Per fortuna sono parole al vento, quelle dei telegiornalisti nostrani, lettori delle veline euroatlantiche, se alla fine il tanto vituperato Putin stacca di 14 punti percentuali il consenso di Obama. Insomma, da qualsiasi angolazione lo si guardi, lo studio effettuato da SWG mostra come l'Italia si scopra sempre di più filo-Putin; ed questa tendenza non potrà che aumentare dopo l'improvvido abbattimento da parte della Turchia di un Su-24 dell'aviazione russa. Agli occhi non più tanto addormentati del popolo italiano, tale gesto scellerato getta ulteriori ombre sulla gestione occidentale della crisi siriana e soprattutto sulle presunte connivenze dei Paesi del G20 con l'Isis. Come si può accettare che venga sanguinosamente ostacolato chi sta combattendo a fondo per debellare l'integralismo islamico? E pensare poi che la Turchia era uno dei Paesi in lizza per entrare in Europa; sembrerebbe allora che abbattere gli aerei di chi bombarda i terroristi sia la nuova politica dell'UE... E' impossibile questa posizione venga condivisa da un'opinione pubblica già fortemente scossa dal sangue parigino.