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Donbass: continua la guerra silenziosa, ma nelle repubbliche separatiste si ricostruisce

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Il mondo si è dimenticato del Donbass, ma i cittadini di Donetsk e dintorni non si dimenticano di se stessi. Nonostante il futuro incerto ed una tregua belligerante, che non lesina ogni giorno colpi di mortaio da 120mm sulle infrastrutture della Repubblica di Donetsk è iniziata la ricostruzione.


17 dicembre: il capo di DNR Alexander Zakarchenko ha regalato le chiavi delle prime delle 111 case completate nel quadro del programma di ricostruzione della Repubblica dopo la guerra nelle città di Debaltzevo, Ilovaisk, Uglegorsk, Shaktiorsk e Zugres. Le prime città che hanno ricevuto le nuove abitazioni sono Debalzevo e Uglegorsk. Trenta sono le case consegnate come primo lotto a cui il capo della DNR ha presenziato personalmente.

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Zakharchenko al momento della consegna delle case ricostruite. Foto dell’agenzia DAN
Il capo della Repubblica ha dato una valutazione positiva sullo standard abitativo, le case sono state, infatti, costruite in meno di 2 mesi. Grande la gioia dei cittadini che hanno ricevuto una nuova dimora, dopo essere stati esposti alle distruzioni delle loro case e di tutto quello che vi era dentro, oltre al pericolo personale, se non nel peggiore dei casi a lutti o menomazioni fisiche. Infatti queste persone spesso non hanno mobili con cui arredare le case ricevute. Avendo perso tutto, le abitazioni sono state costruite a titolo gratuito.

La cittadina di Uglegorsk era distrutta al 90%, Debalzevo all'80% e per questo hanno avuto la precedenza rispetto alle altre 3 città. "La gente sta tornando, la popolazione era 4000 persone dopo l'invasione ucraina adesso sono 7500," sostiene con soddisfazione il sindaco di Uglegorsk. La ricostruzione continuerà a partire dalla prossima primavera con un gruppo di 450 case private.

Il 14 Gennaio c'è stata, invece l'inaugurazione delle prime due case delle 34 che saranno consegnate a Ilovaisk. La promessa è di rispettare i tempi di consegna per la fine di questo mese. Ilovaisk, prima della guerra, aveva 116 palazzi multipiano (9-18 piani), che sono state danneggiate da razzi di artiglieria oltre a 1000 case private. Con la guerra civile l'intera infrastruttura della città è stata distrutta.

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SAIPEM e l'iraniana NIGC si accordano per 1800 Km di gasdotti

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I rappresentanti della National Iranian Gas Company (NIGC) arrivati a Roma al seguito del Presidente Hassan Rohani avrebbero potuto esordire di fronte ai colleghi di SAIPEM (la controllata ENI specializzata in perforazioni e costruzioni di gas- e oledotti) con la battuta: "Bene, dove eravamo rimasti?".


Già perché l'Iran era un importantissimo interlocutore della sussidiaria del nostro ente idrocarburi, ma, purtroppo, la miope decisione italiana di seguire gli Usa nelle sanzioni contro la Repubblica Islamica ha bloccato per anni ed anni rapporti e relazioni.

Fortunatamente questa fase é ufficialmente terminata con la visita ufficiale del Presidente iraniano a Roma, a lato della quale dirigenti della NIGC hanno siglato coi colleghi italiani non solo impegnative per lo sviluppo dei supermassivi bacini metaniferi di Pars, Shiraz e Tabriz ma anche un contratto da ben 5 miliardi di $ per il posizionamento di 1800 Km di tubature di gasdotto in varie zone della Repubblica Islamica.

Il progetto, che occuperà ingegneri e tecnici SAIPEM per un tempo variabile dai 5 agli 8 anni aiuterà l'Iran a diventare un più efficiente esportatore di metano verso paesi vicini e circonvicini, tra cui si sono già menzionati Pachistan, Oman e persino Irak, rafforzandone enormemente non solo l'economia ma anche il prestigio.

Nello scenario mediorientale e centrasiatico attuale i gasdotti sono importanti come le ferrovie al tempo della Rivoluzione Industriale. "È molto importante per l'Iran trovare partner affidabili per quanto riguarda il gas, nello specifico potenziali acquirenti, per ottenere ciò è davvero necessario che la Repubblica Islamica costruisca e posizioni gasdotti, e nelle circostanze attuali, ha bisogno di investitori stranieri per un tale progetto", ha commentato l'esperto di problemi energetici Omid Shokri Kaleshari dell'Università turca di Yalova.

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La Regione Lombardia supera le sanzioni contro la Russia

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© flickr.com/ Niki-Photography

La Lombardia è da sempre un punto di riferimento della crescita economica italiana. Produce il 25% del PIL, ospita il 16% delle imprese italiane e il 60% di quelle estere, è il laboratorio ideale per nuove politiche di sviluppo del tessuto produttivo nazionale.


È naturale che proprio la Lombardia sia tra gli interlocutori istituzionali che si muovono per ovviare ai danni causati dalle sanzioni europee contro la Russia. E' chiaro che chi non si accontenta di sedersi nei palazzi di Strasburgo, ma vuole fare il bene del territorio, cerchi soluzioni per proseguire i rapporti con un mercato importante e attento come quello russo. E così la Regione Lombardia ha firmato un'Intesa col Governo della Oblast' di Novosibirsk per promuovere la collaborazione economico-commerciale e tecnico-scientifica. Il 18 gennaio durante una missione diplomatica di 4 giorni Fabrizio Sala, vicepresidente e assessore alla casa, Housing Sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle imprese della Regione Lombardia, ha sottoscritto il protocollo con il governatore Vladimir Gorodetsky.


Fabrizio Sala ha gentilmente rilasciato l'intervista a Sputnik Italia.



— Qual è il conto pagato dalla Lombardia a causa delle sanzioni?


Fabrizio Sala
© Foto: Fabrizio Sala
— Un conto elevato. La flessione rispetto al 2014 è di 620 milioni, l'import è sceso del -33,8% e l'export del -7,6%. Colpiti soprattutto i territori a vocazione agricola, come il cremonese. Dati che dobbiamo considerare alla luce dell'interscambio lombardo complessivo con la Russia, che oggi è il sesto complessivo tra una regione italiana e un Paese estero.

— Da dove nasce la Sua convinzione che le Regioni possano superare i problemi politici?

— Dal lavoro fatto in altre occasioni dalla nostra Regione, che ha una propria politica estera che guarda al benessere del territorio. E' nata proprio ieri la macroregione alpina Eusalp, di cui facciamo parte. Abbiamo un ruolo anche nelle reti europee di regioni, che ci vedono coinvolti in progetti specifici, come la rete europea delle regioni per il settore aerospaziale, Nereus, o quella per il settore chimico, Ecrn, di cui sono Vicepresidente. Superiamo così eventuali vincoli nella collaborazione tra governi nazionali, operando strategie comuni di sviluppo.

Eye 1

A volte ritornano: l'Ossessione Giustizialista

Toghe Tribunale Legge
Sembra il titolo di un film di Wes Craven, ma avrebbe potuto essere intitolato con un più italico

"In Galera!!!"

... come diceva Giorgio Bracardi col suo "Catenacci" ad Alto Gradimento negli anni '70.

Purtroppo questa ossessione, questa pulsione atavica, animale, volgare irragionevole... e volutamente alimentata come il fuoco di un incendio è un qualcosa che da tempo segnalo come sempre più insopportabilmente presente nella cultura, nelle tendenze che vengono imposte nei social di comunicazione e che sta di nuovo iniziando a permeare la politica.

Come ho detto più volte (ed ora qua ribadisco) ...

... la politica in tema di Giustizia portata avanti recentemente è una delle migliori di sempre e non smetterò mai di lodare il lavoro dell'attuale Guardasigilli, Andrea Orlando per l'approccio, il metodo, le riforme fatte, impostate e per i risultati ottenuti (vi invito ad andar a cercare il reportage del suo arrivo a sorpresa a Regina Coeli di pochissimi giorni fa). Sicuramente egli è il miglior Guardasigilli italiano dai tempi di Giovanni Maria Flick (come minimo).

Però, le osservazioni di Mattia Feltri, fatte oggi su La Stampa sono meritevolissime di attenzione e vi invito a leggerle ed a rifletterci .....

Qui il Testo

Evil Rays

Il Muos americano in Italia è abusivo

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© Wikipedia

La Cassazione rigetta il ricorso dell'avvocatura dello Stato per conto del ministero della Difesa e conferma il sequestro del MUOS di Niscemi, il sistema di telecomunicazioni satellitare della Marina militare statunitense.
"I lavori del MUOS sono stati eseguiti senza la prescritta autorizzazione assunta legittimamente o in difformità di essa, e insistono su beni paesaggistici, all'interno della riserva naturale orientata di Niscemi in zona A, d'inedificabilità assoluta, in violazione delle prescrizioni del decreto istitutivo e del regolamento inerente", scrivono i giudici di Caltagirone nell'ordinanza di sequestro.
Nel frattempo, il Consiglio di giustizia amministrativa ha disposto una verifica della pericolosità delle emissioni dell'impianto per la salute dei cittadini, per l'ambiente e per il traffico aereo. La prossima udienza è fissata per il 3 febbraio.

Un primo sequestro del Muos era già stato adottato nell'ottobre del 2012 su richiesta dell'allora procuratore Francesco Paolo Giordano, che aveva ritenuto illegittime le autorizzazioni concesse dalla Regione Siciliana. Quel sequestro era stato poi annullato dal Riesame di Catania che invece valutava validi gli atti del governo dell'isola. Nel febbraio 2015 il Tar di Palermo ha accolto un ricorso del Comune di Niscemi, annullando le autorizzazioni delle Regione e imponendo il blocco dei lavori. Su questo fronte è ancora pendente un ricorso al Consiglio di giustizia amministrativo di Palermo, ma per la Procura di Caltagirone non si pone più il problema sulla legittimità delle autorizzazioni perché cancellate e quindi, per l'accusa, il Muos è semplicemente abusivo.

Il Muos è un sistema globale di comunicazioni militari, che ha l'obiettivo di coprire tutto il pianeta. Tre strutture sono già attive: una in Virginia, una alle Hawaii e una in Australia. Per completare la rete, manca solo l'impianto italiano, proprio nel cuore della regione più calda. L'uso del Muos non sarebbe esclusivo per gli americani, che lo metterebbero a disposizione di tutti gli alleati della Nato.
Secondo una parte dell'opinione pubblica italiana, sostenuta anche dal Movimento 5 Stelle, oltre che dal movimento pacifista No Muos, "questo modernissimo strumento di morte è un sistema che viola i principi di sovranità nazionale ed è l'emblema della crisi profonda della democrazia in Italia".

Eye 2

L'Italia uno dei Paesi più corrotti dell'Unione Europea

bandiere

Secondo la Ong Transparency International, a livello mondiale c'è più trasparenza persino in Arabia Saudita, Namibia, Ruanda e Bahrein.


L'Italia è uno dei Paesi più corrotti dell'Unione Europea. A comunicarlo è la testata giornalistica indipendente EUobserver, che si occupa principalmente di politica legata all'Unione Europea.
EUobserver cita il rapporto di Transparency International, un'associazione non governativa e no profit, il cui obiettivo ultimo è "la totale eliminazione della corruzione dal mondo, un mondo nel quale governi, politica, mondo economico e società civile siano liberi dalla corruzione e seguano i più alti principi di etica e di interesse pubblico".
Tra i criteri utilizzati da Transparency International per valutare il livello di corruzione, la libertà di stampa, l'indipendenza del potere giudiziario e la disponibilità d'informazioni sul bilancio dello Stato. Tra i 168 Paesi presi in considerazione dagli esperti, i meno corrotti sono risultati essere la Danimarca, la Finlandia e la Svezia. All'estremità opposta della classifica, invece, troviamo la Somalia e la Corea del Nord. Per quanto riguarda gli Stati membri dell'Unione Europea, il più corrotto è la Bulgaria, a una manciata di posizioni dal Belpaese.

Non sfugge che i recenti scandali non sembrano avere intaccato la fiducia nei Paesi più solidi: il Dieselgate della Volkswagen non ha travolto la macchina pubblica tedesca, tanto che la Germania migliora di due posizioni nella classifica, ponendosi al decimo posto. Stabile il Lussemburgo degli accordi fiscali con le multinazionali, che gli costano soltanto una scivolata dalla nona alla decima posizione. Contraccolpo invece nel Brasile travolto dallo scandalo delle tangenti Petrobras: scivola al 76esimo posto perdendo 5 punti.

Più trasparenti di noi, secondo Transparency International, anche Arabia Saudita, Namibia, Ruanda e Bahrein.

Network

Il caso della dodicenne di Pordenone. Sul bullismo siamo tutti responsabili

bullismo
All'inizio dell'anno scolastico in corso l'onlus 'Telefono azzurro' ha presentato i dati di un dossier sul bullismo, che esponeva i dati raccolti nel primo semestre di attività del 'Centro nazionale di ascolto', progetto sorto da una collaborazione con il Ministero dell'Istruzione: dall'1 febbraio 2015 è attiva infatti la 'Linea nazionale di contrasto al fenomeno del bullismo', con un numero gratuito e una chat dedicata.

In base ai dati raccolti, che non si discostano molto da quelli degli anni precedenti, si può stimare che nell'arco di un anno scolastico più di tre milioni di studenti italiani subiscano umiliazioni e minacce: il 68% degli atti di bullismo accade a scuola. Nella grande maggioranza dei casi il fenomeno resta sommerso: secondo i dati emersi, solo una vittima su cinque informa un adulto.

Anche i bambini più piccoli sono sempre più a rischio, difatti nel 26,4% dei casi le vittime sono minori di 10 anni e i casi segnalati riguardano anche bambini di sei anni, mentre quasi la metà (48,8%) riguarda preadolescenti. Le vittime sono in percentuali simili tra maschi e femmine: i primi sono maggiormente a rischio in età preadolescenziale, con un calo significativo dopo i 15 anni, mentre per le ragazze i livelli restano costanti. Le conseguenze possono essere molto serie: le vittime sono ad esempio esposte al rischio di suicidio, con una probabilità doppia di metterlo in atto rispetto ai coetanei.

Il presidente di Telefono Azzurro, professor Ernesto Caffo, ordinario di Neuropsichiatria infantile presso l'università di Modena e Reggio Emilia, alla presentazione del suddetto dossier ha dichiarato: "il bullismo può essere sconfitto. Per farlo è necessario rompere il silenzio che circonda le vittime e le isola, uccidendo ogni speranza. Bisogna saper cogliere immediatamente i segnali di ciò che accade tra i banchi e nei corridoi delle nostre scuole, intervenendo tempestivamente".

Non è sempre facile però cogliere tali segnali: nel caso della dodicenne di Pordenone che si è gettata dal secondo piano della propria abitazione, nessuno ne è stato purtroppo capace: i genitori hanno affermato di sapere che la figlia non si trovava bene a scuola, ma di non aver compreso la gravità del suo malessere, mentre la dirigente scolastica non aveva notato nulla che facesse presagire ciò che è accaduto.

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Il Meglio del Web: Italia 2016: la speculazione sulla fame

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«Vogliamo essere certi che il fondo abbia un fondamento stabile. Non siamo contrari, in linea di principio, ma è importante che si rispetti ogni passaggio per arrivarci. In primo luogo bisogna far convergere i diversi quadri legislativi dei Paesi, che influenzano enormemente sulla solvibilità di una banca e la solidità di un sistema bancario. Abbiamo bisogno di un diritto fallimentare unico. Inoltre dobbiamo rendere più solide le banche al livello nazionale, dunque adeguare il capitale delle banche alla presenza di bond sovrani».
Dombrert, Ecco le condizioni per il fondo europeo salva-risparmio. Intervista a Alfred Dombrert, Vice Presidente Bundesbank, Vice Presidente Vigilanza Bce, La Stampa 23 gennaio 2016.

"Di fondamentale rilievo la modifica al codice civile, nel quale, dopo l'art. 2929 è inserita la Sezione I-bis riguardante l'espropriazione di beni oggetto di vincoli d'indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito. In proposito, l'art. 2929-bis c.c. introduce una tutela rafforzata per il creditore in caso di pignoramento, grazie alla revocatoria semplificata. L'istituto introdotto dal d.l. in esame fa sì che il creditore ove si ritenga pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale, da un trust ovvero da un vincolo di destinazione in genere, possa iniziare l'esecuzione forzata indipendentemente dall'ottenimento di una sentenza dichiarativa d'inefficacia del trasferimento (cd. revocatoria)
".


"Ma non dimentichiamo gli interventi importanti già fatti dal Governo per accelerare il recupero del credito. Perché alla fine il salto di qualità è proprio questo. Il recupero svelto è la condizione necessaria per lo smaltimento dei credit non performing, un veicolo ad hoc in grado di fare incontrare domanda e offerta sarebbe la classica ciliegina sulla torta
".

Giù le mani dalle banche italiane, Intervista a Carlo Messina, Amministratore delegato Intesa SanPaolo, MilanoFinanza 23 gennaio 2016.

Che Guevara

La Fiom in piazza per l'Ilva a Genova

manifestanti genovesi

I lavoratori a Genova hanno occupato la fabbrica e realizzato un corteo per chiedere al governo di impegnarsi in una convocazione ufficiale per evitare che si metta in discussione l'accordo in programma e soprattutto per protestare contro la decisione di Renzi di smantellare il siderurgico.


Erano almeno duecento i lavoratori dell'Ilva di Cornigliano, Genova, che hanno deciso di occupare la fabbrica e scendere in strada per manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo Renzi, accusato di voler vendere il settore siderurgico. Per questo motivo il segretario generale della Fiom Cgil Genova, Bruno Manganaro, ha dichiarato che la fabbrica si trova in assemblea permanente. La Fiom e i lavoratori accusano il governo di voler vendere l'Ilva, compreso lo stabilimento ligure che ha siglato un accordo di programma che ora verrebbe ignorato realizzando quello che viene interpretato come un autentico "schiaffo" ai lavoratori, che ora hanno paura di perdere il posto di lavoro.

Ci sono stati anche alcuni momenti di tensione quando i lavoratori hanno realizzato un blocco stradale in via Cornigliano dando fuoco ad alcuni copertoni, ma la sensazione è che i lavoratori siano determinati ad andare avanti visto che hanno paura di perdere tutto. Per questo motivo i lavoratori hanno preparato uno striscione dal significato inequivocabile "Pacta Servanda Sunt", alludendo appunto al fatto che i patti vadano rispettati da parte del governo. "Abbiamo deciso di uscire perchè il governo sta mettendo in discussione l'Accordo di programma. L'incontro a Roma è un imbroglio, sarebbe solo un vertice con i tecnici e questa è una trappola.." ha detto Manganaro.

Attention

20 MORTI, 220 FERITI PER UN VIRUS MORTALE IN UCRAINA FUORIUSCITO DA UN LABORATORIO USA

virus influenza
Nel bel mezzo del cosiddetto "cessate il fuoco" in Ucraina, anche se i bombardamenti sono in corso in molte regioni, l'agenzia di stampa del Donbass News International riporta che più di 20 soldati ucraini sono morti e più di 200 soldati sono stati ricoverati in ospedale per un virus mortale chiamato "California Flu", immune a tutti i farmaci, "fuggito" da un laboratorio statunitense nei pressi della città di Kharkov.
La presenza del virus mortale in territorio ucraino è stata registrata per la prima volta il 12 gennaio: "Secondo il personale medico delle unità AFU (esercito ucraino) sono state registrate malattie di massa tra il personale militare ucraino in questo campo. I medici hanno registrato il virus sconosciuto a seguito del quale l'infetto registra la febbre alta che non può essere soggiogata da nessun farmaco. Finora dal virus sono morti più di venti militari. Il tutto viene accuratamente nascosto", ha detto il vice comandante delle forze del Donbass, Basurin, in un'intervista al quotidiano nazionale. "Continuiamo a registrare fatti nuovi di crescere le epidemie di infezioni respiratorie acute tra i militari ucraini", ha proseguito.
Solo dall'inizio di questa settimana oltre 200 militari ucraini sono stati accolti negli ospedali civili e militari di Kharkov e Dnepropetrovsk. E' importante ribadire che l'intelligence del Donbass avesse denunciato le ricerche in corso in un laboratorio privato a Shelkostantsiya, a 30 km dalla città di Kharkov, già da tempo, sottolinea Zero Hedge. Esperimenti che coinvolgevano esperti militari degli Stati Uniti. "Secondo le nostre informazioni, è lì dove il micidiale ceppo influenzale californiano è trapelato", ha concluso Basurin.


Fonte
: Zero Hedge